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Giovedì, 04 Giugno 2020

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Sana, genuina ma soprattutto golosa. Anche la cucina vegetale ha il suo fascino. E proprio ieri, all’Istituto Professionale Alberghiero “Principi Grimaldi” di Modica, è partito il primo modulo del progetto formativo coordinato dal prof. Giovanni Roccasalva con ospite speciale, la cuoca Anna Gioia Gaglianò, componente della Federazione Italiana Cuochi e promotrice dell’associazione “Gioia in Cucina”. Gli studenti dell’istituto modicano hanno subito apprezzato le prime indicazioni fornite durante la lezione ai fornelli e che serviranno a carpire i segreti per avere successo, nel proprio futuro lavorativo, anche nel campo della cucina vegetale. Tra chi sceglie ideologicamente o per motivi salutistici di essere vegano e quella fetta di popolazione che scopre di avere delle intolleranze (come quelle al lattosio e al glutine), la cucina vegetale si sta facendo sempre più spazio dinnanzi ad una domanda crescente. Di contro, invece, i ristoranti non sono ancora ben attrezzati e non rispondono in modo adeguato. Da qui la necessità di formare i futuri cuochi con una serie di moduli che permetteranno di approfondire le varie tematiche attraverso il progetto pilota avviato a scuola.

“I ragazzi impareranno a realizzare i formaggi vegetali, la pasta senza glutine e senza uova, i dolci senza uova e senza burro, i dolci senza zucchero per una pasticceria salutistica – spiega la docente Anna Gioia Gaglianò - Una cucina necessaria perché la popolazione vegana aumenta così come aumentano le persone che sono intolleranti, come ad esempio i celiaci. Molto spesso, ancora oggi, la ristorazione non riesce a soddisfare pienamente queste esigenze più particolari, eppure con poco è possibile preparare piatti anche elaborati in grado di soddisfare i clienti”.

Il corso mira dunque a spiegare agli studenti come gestire la cucina del ristorante per raggiungere questi obiettivi, prevedendo ad esempio una linea di preparazione separata per gli alimenti senza glutine oppure avviando tutte le metodologie necessarie per realizzare piatti che siano anche belli da vedere oltre che buoni da mangiare, pur in assenza di alcuni ingredienti.

“La collaborazione avviata con la Gaglianò permette di sviluppare cinque moduli formativi per incrementare le conoscenze degli studenti in fatto di alimentazione vegetale – spiega il docente interno Giovanni Roccasalva – Abbiamo già iniziato con il primo modulo a cui seguiranno, al rientro a scuola, gli altri appuntamenti dedicati all’autoproduzione di formaggi e latte vegetale, poi la pasticceria vegana e salutistica, gli estratti di succo e la cucina con gli scarti e finiremo con la cucina senza glutine in modo da offrire ai nostri allievi un quadro completo”. Il primo modulo ha permesso di imparare a realizzare degli ottimi ravioli freschi senza uova, ripieni di formaggio vegetale e spinaci, oltre a preparare polpette di legumi e verdure, la maionese vegana senza uova e la “farittata”, una speciale frittata fatta con farina di ceci.

Uno scavo archeologico diventa un progetto di integrazione. I giovani richiedenti asilo ospiti della comunità di accoglienza “Nostra Signora di Gulfi” lavorano insieme a studenti e dottorandi dell’università di Bologna, nella zona di contrada San Nicola – Giglia, dove è venuta alla luce una necropoli  del 3° - 4° secolo dopo Cristo. Gli scavi condotti negli ultimi mesi hanno portato alla scoperta di più di 110 tombe, di cui alcune bisome (con sepolture doppie o bisome), ma anche un ricco corredo funerario che fa intravvedere la presenza nella zona di una comunità ricca e di abitanti di ceto sociale elevato.

La cooperativa Nostra Signora di Gulfi, proprietaria dell’area e che gestisce uno dei progetti di accoglienza Sprar/Siproimi del comune di Chiaramonte, ha stipulato una convenzione con il comune, con la Sovrintendenza ai beni Culturali di Ragusa e con l’Università di Bologna, che sta conducendo gli studi scientifici, storici, antropologici e di genetica per conoscere abitudini e stili di vita degli antenati di 1700 anni fa. Antropologi e genetisti cercheranno elementi che possano consentire di studiare la struttura corporea e ossea, il tipo di alimentazione, il tipo di lavoro svolto. In un caso si sta tentando di ricostruire un volto. Si è appurato che gli inumati avevano un’altezza media notevole, forse superiore alla media di quel periodo.

La convenzione, un esempio di collaborazione tra istituzioni pubbliche e il cosidetto “privato sociale”, assume un grande rilievo, specie se si considera che questa volta i migranti richiedenti asilo collaborano per un importante scavo archeologico. Per questo, sono state attivate delle borse lavoro in collaborazione con la Sovrintendenza.

La zona archeologica di contrada Giglia era nota anche nei secoli passati ed alcuni archeologi, tra cui Paolo Orsi, si erano occupati della zona. Ma, al di là di ciò che era conosciuto (e che si supponeva fosse di epoca bizantina) ora sta vendo alla luce qualcosa prima impensato. La datazione delle tombe, dei corredi funerari (piatti, monili, anelli, uno spillone, un piccolo lekytos) è certamente antecedente e tradisce la presenza nella zona di un abitato di cui finora non si aveva notizia. Sono stati rinvenuti sarcofaghi litici di pregevole fattura e numerose fosse terragne scavate nella terra e chiuse con grosse lastre con pietra di inzeppamento e argilla.

I risultati dei lavori di questi mesi sono stati presentati a Bologna nel corso del convegno “Archeologia negli Iblei tra ricerca e integrazione”, promosso dai Dipartimenti di Beni Culturali e Storia, Culture e civiltà dell’ateneo bolognese.

Il convegno, coordinato dai docenti Salvatore Cosentino e Isabella Baldini, dell’Università di Bologna, ha visto la presenza, tra i relatori, del cardinale Matteo Zuppi, del soprintendente ai Beni culturali di Ragusa, Giorgio Battaglia, dell’archeologo Saverio Scerra, del sindaco di Chiaramonte, Sebastiano Gurrieri, del presidente della cooperativa “Nostra Signora di Gulfi”, Gianvito Distefano. C’erano anche i tecnici della Maurel Prom Italia ed i ricercatori dell’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, antropologi e genetisti che ora stanno conducendo gli studi sui resti umani.

Nel corso del convegno, il cardinale Zuppi ha avuto parole di apprezzamento per il lavoro svolto dalla cooperativa e per l’esempio di collaborazione positiva per la vita della comunità locale, affermando il valore dell’identità, dell’integrazione, della legalità.

Nell’area di scavo è stato allestito un sistema di videosorveglianza e sistemi di sicurezza per impedire ingressi indesiderati.

«La collaborazione tra il pubblico e il privato sociale, che noi rappresentiamo – spiega il presidente della Nostra Signora di Gulfi, Gianvito Distefano - offre un servizio agli studi storici e scientifici ed alla nostra comunità. Ringrazio il cardinale ed i partner del progetto (il comune, la Sovrintendenza, l’Università di Bologna) per il sostegno e la fiducia».

Si è tenuto sabato 15 febbraio a Scicli, presso Palazzo Spadaro, il Corso di alta formazione, promosso dal Comitato Regionale Sicilia per l’UNICEF, stilato nel rispetto delle linee guida del Piano d’azione nazionale.

Il Corso è stato seguito con vivo entusiasmo dai Volontari UNICEF della provincia di Ragusa, con la finalità prima di rendere più efficace l’impegno nelle attività di advocacy e di raccolta fondi.

Accolti e introdotti dal Presidente Provinciale per l’Unicef di Ragusa Elisa Mandarà, con la collaborazione della Segretaria Provinciale Rosa Di Caro, i formatori sono stati Mauro Cantoia (Trainer e Responsabile di “GENIO in 21 giorni”, sede di Catania), Vincenzo Lorefice (Presidente del Comitato Regionale Sicilia per l’UNICEF) e Ambra Picasso, (Segretaria Regionale UNICEF e responsabile Customer Care “GENIO in 21 giorni”, sede di Catania).

I lavori sono consistiti in una prima parte teorica, affrontata con grande competenza dal Presidente Regionale Lorefice e in una fase interattiva e laboratoriale, brillantemente condotta dall’esperto formatore Mauro Cantoia.

Il Piano di formazione, riservato ai Volontari delle nove province della Sicilia, prevede una formazione generale sull’UNICEF, sulla sua storia, sull’Organizzazione e sui suoi nobili fini e consiste nel formare volontari esperti, sviluppando i seguenti argomenti: comunicazione efficace, Public speaking, Team building, Leadership e Lavoro su obiettivi.

In particolare, è stata messa in risalto l’importanza fondamentale del corretto allestimento del “banchetto” UNICEF, delle modalità di approccio verso il potenziale donatore, per creare empatia, riuscire a trasferire efficacemente i valori e la mission dell’UNICEF, con esercitazioni pratiche ad hoc, allo scopo di mettere in pratica ciò che è stato affrontato in maniera teorica durante la giornata.

Si è insistito sulla conoscenza delle Campagne di mobilitazione storicamente proposte dal Comitato Italiano su tutto il territorio nazionale, finalizzate all’Advocacy e alla raccolta di fondi.

Un grande valore aggiunto alla giornata è stata la partecipazione di un nutrito gruppo di studenti delle terze classi dell’Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani” di Scicli, “Scuola Amica dei bambini e dei ragazzi”, che hanno potuto vagliare con nuove consapevolezze la possibilità di entrare a far parte della grande famiglia Unicef, a sostegno dei progetti destinati a migliorare le condizioni di vita di milioni di bambini.

Il Comitato Provinciale per l’UNICEF di Ragusa gode del Patrocinio del Comune di Scicli.

A supporto del Comitato anche l’agenzia di Comunicazione MediaLive.

Un intervento curato, certosino, attento a rispettare la filologia compositiva delle strutture oggetto di attenzione. In questi termini è stato illustrato, sabato sera, in Cattedrale, a Ragusa, l’intervento di restauro dei tre portoni della facciata nel corso di una conferenza i cui lavori sono stati aperti dal parroco di San Giovanni Battista, padre Giuseppe Burrafato. Sono intervenuti, tra gli altri, il restauratore, Sebastiano Patanè, e il direttore dell’ufficio diocesano per i Beni culturali, padre Giuseppe Antoci. Alle relazioni della serata ha assistito anche il vescovo di Ragusa, mons. Carmelo Cuttitta. “Custodire il patrimonio, culturale e artistico – ha detto padre Burrafato riferendosi al restauro delle porte settecentesche grazie al lascito testamentario dell’avv. Salvatore Distefano – è nostro compito in questo tempo e compito di ogni generazione. Se riusciremo a fare ciò nel contesto di una staffetta silenziosa ma preziosa e feconda, avremo fornito un grande contributo alla storia della città di Ragusa”. Padre Antoci ha poi ripercorso gli aspetti storici delle porte che furono realizzate nel 1747 con tavolato di abete rosso proveniente dai boschi della Calabria. Porte che sono caratterizzate dalla presenza di cornici, foglie d’acanto e fiori finemente intagliati e assemblati al tavolato della struttura lignea. L’intervento si è reso necessario perché, nel corso dei secoli, i portoni hanno subito ripetuti interventi di manutenzione e revisioni cromatiche, operazioni succedutesi con maggiore frequenza quando, durante il secondo conflitto mondiale, furono eliminate le cancellate poste davanti alla faccia. Il restauratore Patanè ha spiegato che le tipologie di degrado ravvisate sono state molteplici: dal deperimento della struttura lignea causata dal perdurare all’esposizione degli agenti atmosferici stagionali, al proliferare di insetti divoratori del legno la cui presenza è stata favorita dall’indebolimento della struttura. Al fine di avere un quadro clinico più realistico possibile, sono state eseguite una serie di indagini e una mappatura dell’intero manufatto, propedeutiche all’intervento di restauro stesso. Dopo la rimozione delle vernici, è stato possibile avere la dimensione complessiva della condizione reale eliminando le manomissioni effettuate nel tempo di materiali incompatibili che erano stati applicati nella parte inferiore del portone centrale. Sono stati rimossi, tra l’altro, ferri, chiodi, viti in quantità che avevano il compito di bloccare elementi pericolanti. Un lungo listello di truciolato deformato dall’umidità rivestiva la parte battente della chiusura, celando una parte molto degradata del legno. Inoltre, sono state rilevate diffuse lacune, riempite con un impasto cementizio. “Con i nostri interventi sulle porte della Cattedrale – ha spiegato Patanè – pensiamo di avere contribuito non solo al risanamento delle stesse ma anche a mettere in luce la storia e la qualità tecnica e artistica che questi manufatti hanno portato fino a noi”. Subito dopo, si è proceduto al rito della benedizione delle porte settecentesche.

Nel corso degli ultimi anni, approfittando anche del fatto che il numero degli associati è esponenzialmente cresciuto, l’Anteas Ragusa ha promosso un calendario di gite fuori porta risultate molto apprezzate. Una serie di appuntamenti che hanno avuto uno scopo divulgativo ma anche, e soprattutto, teso a stimolare l’aggregazione e la voglia di stare assieme, di coltivare l’essere comunità. Un percorso che, anche per questa stagione, quella dell’annualità 2019-2020, sarà riproposta, a maggior ragione in un periodo in cui ci si approssima alla stagione primaverile. “In pratica – sottolinea il presidente di Anteas Ragusa, Rocco Schininà – abbiamo scelto località siciliane tra le più rinomate, a noi vicine, come Siracusa e Caltagirone, per questi momenti in cui abbiamo condiviso, assieme ai nostri associati, grazie alla presenza di guide specializzate, la conoscenza di queste splendide realtà della nostra isola in cui magari c’era già stata singolarmente la possibilità di andarci ma senza, però, approfondirne nella maniera migliore la conoscenza. Bene, cercheremo di proporre qualcosa di analogo anche per i mesi più caldi dell’anno, con una serie di iniziative che si prefiggono di proseguire lungo la stessa lunghezza d’onda quell’azione da noi portata avanti che è quella di mettere in rilievo le peculiarità distintive dei territori visitati. Siamo certi che sarà possibile, così facendo, muoverci verso quella che sembra essere l’unica strada praticabile per migliorare la socializzazione tra tutti coloro che hanno deciso di sposare la missione dell’Anteas Ragusa”.

 

 

 

 

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