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Venerdì, 20 Settembre 2019

Statua Mad_Immacol_Carosino

 

La festa dell’Immacolata Concezione a Carosino vanta una consuetudine addirittura secolare, come ricorda l’ultra centenario monumento eretto in suo onore in Piazza Dante, nei pressi della Chiesa Madre. Una venerazione popolare che fa propria la “bolla” di Papa Pio IX dell'8 dicembre 1854 anche se, in realtà, già un quarto di secolo prima di tale data, nella cittadina jonica era in uso festeggiare la Madonna col “titolo” di Immacolata. La prova risiede negli stessi fatti storici. L’allora Principessa di Sant’Angelo e Faggiano, nonché Duchessa di Carosino, cedette un piccola cappella alla Municipalità di Carosino, proprio per il culto della Vergine Immacolata. Il popolo, in segno di gratitudine per questo gesto, decise allora di istituire un’apposita festa nel mese di luglio che nel 1854 fu spostata a dicembre. Tutto aveva inizio il pomeriggio del 7 dicembre quando la maggior parte della popolazione carosinese, col parroco in testa, si recava in processione alle porte del cimitero, a prelevare il simulacro della Madonna Immacolata situato dall’antica cappella. Dopo alcune preghiere di rito, la statua era trasferita nella Chiesa Madre, ove rimaneva esposta alla venerazione dei fedeli fino al pomeriggio dell’8 dicembre per essere riportata, dopo una breve sosta presso la chiesa di San Francesco, nell’antica cappella di culto. Dell’antica usanza processionale, gloriosamente trascinatasi fino all’inizio del secolo scorso, oggigiorno resiste purtroppo solamente la fiaccolata cerimoniale, che si tiene ancora tutte le sere dell’8 dicembre dopo la messa vespertina, e la banda musicale che nella notte fra il 7 e 8 dicembre percorre le vie del paese suonando classici motivi natalizi. Accanto a questa che è la tradizione seppur intelaiata su una solida base religiosa, soprattutto negli ultimi anni si sta affiancando una vera e propria rinascita della fede. Il simbolismo mero e fine a se stesso, la superficialità dell’azione devota solo esteriormente, sta divenendo invece un momento di ascolto e di comunione, grazie agli alti momenti religiosi e di preparazione spirituale proposti. Le lectio divinae del giovedì sera, gli incontri con lo svariato tessuto sociale della parrocchia (giovani, giovanissimi, famiglie ed anziani), accompagnate dalle riflessioni su un vissuto costruito all’ombra della fede, stanno facendo si che anche semplici gesti della tradizione religiosa, assurgano a momenti di vera testimonianza della propria fede. Solo così, unendo cioè i due momenti di tradizione e di fede in una sola realtà, si riesce a godere e gioire della caratteristica atmosfera di questa festa mariana che introduce il Natale.

 

FLORIANO CARTANI’

Prosegue la raccolta firme per promuovere la legge regionale di iniziativa popolare sull’amianto.

Il modello per la sottoscrizione è disponibile sul sito dell’associazione “Ambiente e Lavoro” (www.ambientelavoro.org) e presso la sede sita in Piazza Dante 26.

L’obiettivo è quello di raccogliere 5000 firme a favore di una legge che completi la normativa sulla tutela dell’ambiente, nonché delle persone e delle famiglie di chi ha contratto malattie dovute al contatto con l’amianto.

La proposta di Legge Regionale sull’amianto si pone come obiettivo la tutela della salute, attraverso la sorveglianza sanitaria e la prevenzione dei cittadini e dei lavoratori esposti ed ex esposti all’amianto, utilizzando per questo scopo il Registro Regionale dei Mesotelioma nonché il Registro Regionale dei Tumori e il Registro Regionale degli Esposti. Dovrà essere prevista una Commissione Regionale permanente sull’amianto allo scopo di monitorare l’applicazione delle leggi nazionali e regionali sull’amianto ed attuare progetti finalizzati alla salvaguardia della salute e del territorio.

La Puglia ha la più alta percentuale italiana di domande amianto riconosciute, essa si attesta al 20,28%. Al 2009 Taranto risulta la prima città italiana per numero di lavoratori a cui è stato riconosciuto l’esposizione all’amianto con un percentuale del 86,4%. E’ davvero abissale la differenza con le altre province, la cui percentuale si aggira in media sul 3,5%.

“Ambiente & Lavoro” sottolinea l’importanza di tale iniziativa affinchè si attuino delle manovre per salvaguardare questo nostro malconcio ma amato territorio e chiede che le istituzioni oggi si facciano carico sia della rimozione che delle spese, non solo in termini economici, di questo dannoso problema ambientale nocivo ai cittadini. Bisogna avvelersi al principio dell’Unione Europea in riferimento alla responsabilità ambientale, secondo cui “chi inquina paga”. Dunque le aziende che hanno prodotto il danno devono pagare sia per la bonifica che per i danno ai cittadini.

Invitamo pertanto tutti a firmare affinché questa proposta si possa trasformare in una legge effettiva che salvaguardi l’ambiente e la nostra salute e qualità della vita.

 

 

Si muove qualcosa sul fronte delle iniziative locali. Questo pomeriggio da Grottaglie è partito il primo volo charter per Medjugorje (Bosnia) per trasportare un gruppo di 63 fedeli al santuario della Madonna di Medjugorje.

Gli ultimi voli charter risalgono al 7 marzo 2007 quando, nel giro di un’ora, sulla pista di Grottaglie, atterrarono cinque aerei, fra Boeing e Airbus, provenienti dal Nord Italia, dalla Francia e dalla Spagna per una convention di dipendenti del gruppo Riva.

Quattro anni fa fu dimostrato, con i fatti, che l’aeroporto di Taranto poteva ricevere cinque aerei dalle 9,20 alle 10,30 di quella mattina e che quindi poteva essere utilizzato per i charter soprattutto nei mesi estivi. Ma anche su questo fronte – scrive in una nota l’associazione “Ambiente & Lavoro” – il nostro territorio ha subito penalizzazioni e ricatti per non far decollare lo scalo di Grottaglie.

Sono anni che comitati di cittadini, imprenditori ed operatori turistici chiedono con forza la riapertura dello scalo di Grottaglie affinché siano realizzati collegamenti regolari con le città di Roma e Milano, ma la risposta è sempre la stessa: non ci sono fondi da destinare. In sostanza quei soldi non li ha la Regione Puglia, non li ha la Provincia, non li ha il Comune di Grottaglie. Che fare allora?

A tal proposito sono stati proposti tre percorsi:

Primo: se Aeroporti di Puglia non è in grado di far funzionare l’Arlotta di Grottaglie deve rinunciare ai soldi previsti a questo scopo dalla convenzione sottoscritta con la Regione Puglia. Secondo: si verifichi in profondità, se a Taranto e/o in Italia e nel mondo ci siano operatori economici disponibili a prendersi in gestione lo scalo grottagliese al posto di Aeroporti Puglia. Terzo: si spostino su Grottaglie i pochi voli civili che Brindisi non riesce più a gestire; in questo modo l’Arlotta entrerebbe a far parte realmente del sistema aeroportuale regionale.

Qualche mese fa dopo un incontro con i rappresentanti della Air Italy, la compagnia si dichiarò disponibile ad attivare un volo giornaliero su Roma-Fiumicino e Milano Linate avendo peraltro ottenuto una buona fascia oraria gli slot, ma su tutte queste lodevoli iniziative si registrò il no della Regione Puglia che, poco dopo, ha fatto attivare alla stessa Air Italy un volo per Milano.

Inoltre ci chiediamo – ribadisce “Ambiente e Lavoro” - che fine hanno fatto i 5 milioni, destinati per Grottaglie, dalla Commissione europea che autorizzò 63 milioni di contributi pubblici ad Aeroporti di Puglia? E’ giusto penalizzare fortemente il territorio ionico già fortemente penalizzato per il trasporto ferroviario dopo la cancellazione della tratta per Roma, ma anche per quello aereo?

Bisogna adoperarsi per la completa riattivazione dell'aeroporto di Taranto e lo sfruttamento commerciale dello stesso, per gli indubbi benefici che ne conseguirebbero in termini di sviluppo economico ed occupazionale. Grottaglie può diventare punto di riferimento non solo per la provincia ionica e per parte di quella salentina, ma anche per l’intero arco calabro-lucano.

La proposta legislativa sulla riforma della PAC (Politica Agricola Comune) da parte del commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos penalizza l’agricoltura italiana, il segretario provinciale della Uila Uil di Taranto Antonio Trenta ha rilasciato la seguente dichiarazione:

 

“La proposta per la riforma della Pac illustrata dal commissario europeo all’agricoltura Ciolos rispecchia tutte le nostre peggiori previsioni, perché premia l’agricoltura estensiva di una volta e penalizza quella intensiva che produce di più e con maggiore qualità, come il mondo invece richiede. È un progetto di ritorno al passato in cui l’Italia perde su tutti i fronti. Riceverà, infatti, meno finanziamenti, pur essendo grande contribuente netto della Pac e dell’Ue, e di altri non ne usufruirà perché la futura Pac è studiata per aziende di grandi dimensioni e con bassa capacità produttiva.

Mancano indicazioni innovative e ambiziose necessarie ad affrontare la nuova situazione internazionale. È un progetto che vola basso nel quale la più grande novità introdotta è la ripartizione delle risorse comunitarie in base al numero di ettari di terra posseduti dagli agricoltori. Mancano gli strumenti per combattere la volatilità dei prezzi, le risorse e le norme per promuovere i prodotti agricoli europei nel mondo. Il lavoro rimane il grande sconosciuto di questa proposta di riforma: vino, latte, pesche e grano continuano ad essere prodotte da fantasmi.

In questa partita il ruolo del nostro governo deve essere più incisivo, per giocare nel parlamento europeo una battaglia diversa in modo da cambiare i connotati di questa riforma affinché si muova verso le vere esigenze dei cittadini europei: maggiori produzioni agricole, più qualità, minore tensione sui prezzi e maggiore sicurezza per il futuro. Ci auguriamo soprattutto di poter riproporre con forza in parlamento, la centralità del lavoro dipendente nella futura Pac”.

Vale Brasil, la più grande porta rinfuse del mondo, celebra oggi il suo arrivo in Italia per la sua prima operazione commerciale. La nave ha attraccato lo scorso 14 luglio al molo 4 del Porto di Taranto e sta attualmente procedendo alle operazioni di scarico di più di 400.000 tonnellate di Carajas Sinter Feed destinate alle acciaierie Ilva Spa, cliente e partner commerciale di Vale da più di quattro decenni. Commissionata ai cantieri navali sud coreani Daewoo Shipbuilding & Marine Engineering, la Vale Brasil – con una capacità di più di 400.000 tonnellate per 362 metri di lunghezza e 65 metri di larghezza – è la prima di sette porta rinfuse ordinate dalla compagnia brasiliana, per un valore complessivo di 748 milioni di dollari.

Lo sviluppo di questo progetto ha rappresentato un’importante sfida tecnologica per la Vale in termini di innovazione, ed i risultati ottenuti rappresentano un successo. La Vale Brasil consente, infatti, di svolgere le operazioni di carico e scarico in tempi molto brevi, può essere utilizzata in qualsiasi porto ed ha un sistema di drenaggio particolarmente efficiente. La nave consente, inoltre, un abbattimento delle emissioni pari al 35% per ogni tonnellata di minerale trasportata e lo scorso maggio ha vinto il riconoscimento internazionale “Nor-Shipping Clean Ship Award”.

Un sistema logistico altamente efficiente costituisce un elemento chiave per la competitività del mercato del minerale di ferro. Al fine di massimizzare l’efficienza delle proprie operazioni commerciali ed assicurare le forniture richieste dal mercato stesso, Vale sviluppa numerose iniziative che consentiranno l’ottenimento di economie di scala. Le navi commissionate, ad esempio, saranno una parte della strategia commerciale dell’azienda ed assicureranno i collegamenti tra i terminal brasiliani e i clienti Europei e Asiatici. Tutte le porta rinfuse sono caratterizzate da alti standard di sicurezza e contribuiranno alla riduzione dei costi di trasporto del minerale di ferro attualmente sostenuti dai produttori di acciaio.

“Con la nostra flotta contribuiremo a diminuire il livello di volatilità del mercato del trasporto merci, un elemento che influisce pesantemente non solo sul prezzo di quest’ultimo, ma anche sul prezzo del minerale. Grazie all’utilizzo delle nuove navi crescerà la stabilità del mercato del trasporto, di pari passo a quella del mercato dei materiali, creando condizioni favorevoli per l’azienda e per i suoi clienti” ha affermato José Carlos Martins, Executive Director of Marketing, Sales and Strategy della Vale.

Vale ha anche commissionato la costruzione di altre 12 porta rinfuse al cantiere navale cinese Rongsheng Shipbuilding and Heavy Industries, ciascuna con una capacità di carico di 400.000 tonnellate ed un investimento complessivo di 1.6 miliardi di dollari. Oltre ad una flotta di 19 grandi navi da trasporto, Vale avrà anche a disposizione 16 nuove navi delle stesse dimensioni, che opereranno esclusivamente per contratti a lungo termine stipulati con i partner proprietari della flotta. Le 35 navi verranno consegnate tra il 2011 e il 2013.

La Vale Brasil consolida così il lungo processo di investimento intrapreso che ha giocato un ruolo fondamentale nella competitività del mercato del minerale del ferro brasiliano. “Non smetteremo di investire e di innovare. Gli investimenti di Vale nelle infrastrutture di trasporto - afferma Eduardo Bartolomeo, Integrated Operations Executive Director della Vale - sono i più significativi mai intrapresi nella storia del Brasile. Negli ultimi sei anni abbiamo investito oltre 9 miliardi di dollari e, solo nel 2011, ne investiremo altri 5 per lo sviluppo di un sistema di trasporto integrato”.

 

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