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Lunedì, 17 Febbraio 2020

Si è tenuta l’assemblea di tutti gli iscritti e simpatizzanti dell’Associazione Ambiente e Lavoro.

L’assemblea è stata convocata per dar vita ad un Movimento Politico che si richiama ai valori dell’AMBIENTE e del LAVORO.

Sono intervenuti Aldo Pugliese, presedente del movimento politico, Francesca Bilotta, presidente dell’Associazione Ambiente e Lavoro e Mario Cicoria, coordinatore del movimento politico.

Durante il suo intervento Bilotta ha dato risalto alla problematica ambientale affermando che la qualità dell'ambiente condiziona inevitabilmente la qualità della vita e che le aggressioni all’ambiente sfociano in maniera diretta sulla sfera dei diritti essenziali della persona. Dunque, afferma Bilotta, “un esercizio pieno ed effettivo dei diritti che tutelano il benessere individuale deve comprendere implicitamente anche la salvaguardia e la tutela  del contesto che ci circonda e nel quale si vive: l’ambiente e il lavoro”.

Secondo Bilotta il lavoro dipendente è sempre più rarefatto e spesso i lavoratori, pur con tante esperienze lavorative all’attivo, non riescono a conseguire i requisiti utili per ottenere un trattamento di disoccupazione e quindi di sostegno al reddito per sé e per il proprio nucleo familiare. . In assenza di una riforma vera e compiuta del mercato del lavoro che garantisca, oltre al sostegno al reddito, politiche formative ed un sistema efficiente ed efficace d’incrocio tra offerta e domanda di lavoro, le difficoltà attuali si tradurranno, entro brevissimo tempo, in un dramma sociale dalla portata inimmaginabile.

La scelta di far nascere dall’Associazione Ambiente e Lavoro un Movimento Politico deriva dalla consapevolezza che la difesa di certi valori non possono più essere delegati ad altri, ma deve essere un valore di ognuno di noi.

A seguire Bilotta è intervenuto il coordinatore del movimento politico Ambiente e Lavoro, Mario Cicoria, il quale ha illustrato brevemente i contenuti del programma.

La persona, la famiglia, il lavoro e l’ambiente, sono i riferimenti ai quali il movimento politico Ambiente e Lavoro rivolge la sua attenzione in una prospettiva di progresso e di sviluppo.

Gli altri punti primari del programma sono la deindustrializzazione attraverso nuovi flussi d’investimento e di occupazione utilizzando tutti i possibili acceleratori di sviluppo; dar corpo all’area a burocrazia zero; attivare piani straordinari per l’occupazione giovanile in progetti di attività socialmente utili; istituire una rete di sportelli “ informa – lavoro” per fornire informazioni, consulenza, conoscenza e coordinamento relativamente alle opportunità formative e di lavoro esistenti sia sul territorio che altrove; agire con decisione, utilizzando tutti i canali necessari affinché il credito torni a svolgere un ruolo di promozione dello sviluppo; valorizzare le realtà imprenditoriali locali e le loro associazioni con un diretto ed efficace coinvolgimento nella individuazione, progettazione e realizzazione dei programmi; costituire un comitato permanente comporto da tutte le forze sociali e produttive organizzate, allo scopo di collaborare con l’amministrazione comunale nell’individuare progetti di rilancio delle attività produttive e dell’occupazione; la bonifica del Mar Piccolo e parte del mar grande sono le linee di fondo su cui far decollare la maricoltura ed il turismo.

Importanti le questioni del mercato ittico e del porto turistico che, se ben gestite, potrebbero consentire ricadute sul commercio e sul terziario in genere.

Cicoria conclude affermando che “con le prossime amministrative siamo tutti chiamati a decidere come vogliamo uscire da una situazione di declino, con forti progetti popolari e condivisi così da dare una risposta concreta anche assumendoci responsabilità di gestione alla crisi, ai cambiamenti ambientali con progetti che mettono al centro della propria azione la lotta alla disoccupazione alla povertà e all’ambiente. La nostra proposta politica, racchiude in se un progetto per una migliore prospettiva di vita, un progetto per un futuro sostenibile e una risposta concreta alla crisi attuale della nostra terra”.

- Secondo Cicoria - Taranto si deve dotare di un nuovo piano urbanistico che sia in linea con lo sviluppo di una città che mira a essere una città a misura d’uomo ed ecocompatibile.

L’ambiente nel programma non è solo l’elemento con cui risolvere gli opportuni interventi di disinquinamento e di valorizzazione ma è un opportuno volano di sviluppo tecnologico imprenditoriale ed occupazionale.

Oggi bisogna nell’immediato imporre ai grandi gruppi che le loro produzioni devono avvenire non solo nel rispetto delle leggi vigenti in materia ma anche andando oltre, installando tutte quelle tecnologie innovative necessarie ad abbassare le fonti inquinanti presenti nelle loro produzioni.

Il parametro che bisogna seguire a difesa della salute e della integrità fisica della cittadinanza e degli addetti e non solo il rispetto rigido delle leggi ma andando ben oltre.

Questo obiettivo –secondo Cicoria - è raggiungibile solo creando sistema con il mondo delle associazioni, parti politiche e amministrazioni.

E’ importante istituire una consulta permanente dell’ambiente con la partecipazione delle principali associazioni ambientaliste e del mondo del lavoro e dell’imprenditoria.

E’ infine intervenuto Aldo Pugliese, presidente del movimento politico, il quale ha affermato che oggigiorno c’è un rigetto nei confronti della politica perché negli ultimi anni il modo di fare politica dei nostri partiti che non hanno curato gli interessi dei cittadini hanno portato ad un assenteismo alla partecipazione politica.

Secondo Pugliese le politiche ambientali sono compatibili con quelle del lavoro, ma per far ciò è necessario utilizzare le migliori tecnologie esistenti per la salvaguardia della salute dei cittadini e dei lavoratori. Fin ora le istituzioni hanno fatto ben poco per migliorare la situazione ambientale tarantina tanto che sono stati persi milioni di euro che erano stati stanziati per le bonifiche e non solo a causa di una cattiva conduzione politica. Obiettivo del movimento è quello di curare gli interessi dei cittadini tarantini attraverso anche la loro attiva e personale partecipazione per far risorgere la città di Taranto che oggi più che mai ha bisogno di una svolta concreta.

Non c’è nel mondo cristiano un paese, una città, un villaggio, che non abbia un tempio o una cappella dedicata a Maria, nelle sue innumerevoli denominazioni. E Carosino non è da meno, forte della memoria e della fede dei carosinesi per la Madonna, a cui è intitolata persino la Chiesa Madre. Ma la stessa fede si intride di forte religiosità quando il sentire del popolo oltrepassa la stessa devozione per farsi testimonianza dell’accaduto. Ed è così che la vox populi ci ha tramandato a modo suo certo, ma in maniere molto forte ed assai intellegibile, una sorta di vicinanza miracolosa di Maria al suo popolo ed a quello carosinese in particolare. Correva l’anno 1864 esattamente il 26 novembre quando l’allora piccolo centro di Carosino, composto per lo più da contadini, fu attraversato da una terribile tempesta di vento e pioggia che distrusse gran parte dell'abitato. Il credo popolare aveva pensato ad una vera e propria ecatombe di morti, quando si riebbe dalla furia della natura. Ma, come si legge nel libro del compianto Tonino Cinque "Carosino - Sopravvivenze storiche di una comunità" Mandese editore, l’uragano benché molto violento, provocò solamente un paio di vittime, risparmiando gli altri abitanti dopo aver distrutto i due terzi del centro abitato, lasciato gran parte della popolazione senza tetto ed in uno stato di comprensibile sconforto (deliberazione del Consiglio Comunale del 27 novembre 1864, urgentemente convocato per l'occasione). Il “miracolo” di così tante vite risparmiate alla furia della tempesta, fu subito attribuito all'intervento taumaturgico della Madonna che da allora, in questa ricorrenza, prese anche il nome di “Matonna ti lu ‘Racano” (Madonna dell’Uragano). Il prodigio fu ricordato persino con un particolare testo tramandato prima oralmente e poi trascritto, forse anche per comodità di chi doveva recitarlo nel corso dell’apposita funzione religiosa. A questo proposito appare veramente stupenda ed intrisa di fede l’immagine della pietà popolare ricordata in un testo nel quale la figura della Madonna appare stendente il suo mantello sulla cittadina ("Spanni lu mantu sobbra alla genti"), per salvaguardarla dalla forza irruente della natura. Una sottigliezza testuale dalla quale tuttavia si intravede tutto l'attaccamento dei carosinesi per la Madonna, e che porta dritti dritti alla prima cosa che gli abitanti di Carosino fanno nelle occasioni di passato pericolo: vanno in Chiesa per ringraziare la Madonna a cui sono particolarmente devoti. Ora, quanto possa esserci di veramente “miracoloso” in una avvenimento del genere, non spetta a noi dirlo. Certo è che ancora oggi Carosino ricorda quei momenti sicuramente terribili e disastrosi in maniera assai devota e recitando, alla fine della S. Messa vespertina di ogni 26 di novembre, parte del testo de "L'urracanu a Carusino".

 

Floriano Cartanì

 

Statua Mad_Immacol_Carosino

 

La festa dell’Immacolata Concezione a Carosino vanta una consuetudine addirittura secolare, come ricorda l’ultra centenario monumento eretto in suo onore in Piazza Dante, nei pressi della Chiesa Madre. Una venerazione popolare che fa propria la “bolla” di Papa Pio IX dell'8 dicembre 1854 anche se, in realtà, già un quarto di secolo prima di tale data, nella cittadina jonica era in uso festeggiare la Madonna col “titolo” di Immacolata. La prova risiede negli stessi fatti storici. L’allora Principessa di Sant’Angelo e Faggiano, nonché Duchessa di Carosino, cedette un piccola cappella alla Municipalità di Carosino, proprio per il culto della Vergine Immacolata. Il popolo, in segno di gratitudine per questo gesto, decise allora di istituire un’apposita festa nel mese di luglio che nel 1854 fu spostata a dicembre. Tutto aveva inizio il pomeriggio del 7 dicembre quando la maggior parte della popolazione carosinese, col parroco in testa, si recava in processione alle porte del cimitero, a prelevare il simulacro della Madonna Immacolata situato dall’antica cappella. Dopo alcune preghiere di rito, la statua era trasferita nella Chiesa Madre, ove rimaneva esposta alla venerazione dei fedeli fino al pomeriggio dell’8 dicembre per essere riportata, dopo una breve sosta presso la chiesa di San Francesco, nell’antica cappella di culto. Dell’antica usanza processionale, gloriosamente trascinatasi fino all’inizio del secolo scorso, oggigiorno resiste purtroppo solamente la fiaccolata cerimoniale, che si tiene ancora tutte le sere dell’8 dicembre dopo la messa vespertina, e la banda musicale che nella notte fra il 7 e 8 dicembre percorre le vie del paese suonando classici motivi natalizi. Accanto a questa che è la tradizione seppur intelaiata su una solida base religiosa, soprattutto negli ultimi anni si sta affiancando una vera e propria rinascita della fede. Il simbolismo mero e fine a se stesso, la superficialità dell’azione devota solo esteriormente, sta divenendo invece un momento di ascolto e di comunione, grazie agli alti momenti religiosi e di preparazione spirituale proposti. Le lectio divinae del giovedì sera, gli incontri con lo svariato tessuto sociale della parrocchia (giovani, giovanissimi, famiglie ed anziani), accompagnate dalle riflessioni su un vissuto costruito all’ombra della fede, stanno facendo si che anche semplici gesti della tradizione religiosa, assurgano a momenti di vera testimonianza della propria fede. Solo così, unendo cioè i due momenti di tradizione e di fede in una sola realtà, si riesce a godere e gioire della caratteristica atmosfera di questa festa mariana che introduce il Natale.

 

FLORIANO CARTANI’

Prosegue la raccolta firme per promuovere la legge regionale di iniziativa popolare sull’amianto.

Il modello per la sottoscrizione è disponibile sul sito dell’associazione “Ambiente e Lavoro” (www.ambientelavoro.org) e presso la sede sita in Piazza Dante 26.

L’obiettivo è quello di raccogliere 5000 firme a favore di una legge che completi la normativa sulla tutela dell’ambiente, nonché delle persone e delle famiglie di chi ha contratto malattie dovute al contatto con l’amianto.

La proposta di Legge Regionale sull’amianto si pone come obiettivo la tutela della salute, attraverso la sorveglianza sanitaria e la prevenzione dei cittadini e dei lavoratori esposti ed ex esposti all’amianto, utilizzando per questo scopo il Registro Regionale dei Mesotelioma nonché il Registro Regionale dei Tumori e il Registro Regionale degli Esposti. Dovrà essere prevista una Commissione Regionale permanente sull’amianto allo scopo di monitorare l’applicazione delle leggi nazionali e regionali sull’amianto ed attuare progetti finalizzati alla salvaguardia della salute e del territorio.

La Puglia ha la più alta percentuale italiana di domande amianto riconosciute, essa si attesta al 20,28%. Al 2009 Taranto risulta la prima città italiana per numero di lavoratori a cui è stato riconosciuto l’esposizione all’amianto con un percentuale del 86,4%. E’ davvero abissale la differenza con le altre province, la cui percentuale si aggira in media sul 3,5%.

“Ambiente & Lavoro” sottolinea l’importanza di tale iniziativa affinchè si attuino delle manovre per salvaguardare questo nostro malconcio ma amato territorio e chiede che le istituzioni oggi si facciano carico sia della rimozione che delle spese, non solo in termini economici, di questo dannoso problema ambientale nocivo ai cittadini. Bisogna avvelersi al principio dell’Unione Europea in riferimento alla responsabilità ambientale, secondo cui “chi inquina paga”. Dunque le aziende che hanno prodotto il danno devono pagare sia per la bonifica che per i danno ai cittadini.

Invitamo pertanto tutti a firmare affinché questa proposta si possa trasformare in una legge effettiva che salvaguardi l’ambiente e la nostra salute e qualità della vita.

 

 

Si muove qualcosa sul fronte delle iniziative locali. Questo pomeriggio da Grottaglie è partito il primo volo charter per Medjugorje (Bosnia) per trasportare un gruppo di 63 fedeli al santuario della Madonna di Medjugorje.

Gli ultimi voli charter risalgono al 7 marzo 2007 quando, nel giro di un’ora, sulla pista di Grottaglie, atterrarono cinque aerei, fra Boeing e Airbus, provenienti dal Nord Italia, dalla Francia e dalla Spagna per una convention di dipendenti del gruppo Riva.

Quattro anni fa fu dimostrato, con i fatti, che l’aeroporto di Taranto poteva ricevere cinque aerei dalle 9,20 alle 10,30 di quella mattina e che quindi poteva essere utilizzato per i charter soprattutto nei mesi estivi. Ma anche su questo fronte – scrive in una nota l’associazione “Ambiente & Lavoro” – il nostro territorio ha subito penalizzazioni e ricatti per non far decollare lo scalo di Grottaglie.

Sono anni che comitati di cittadini, imprenditori ed operatori turistici chiedono con forza la riapertura dello scalo di Grottaglie affinché siano realizzati collegamenti regolari con le città di Roma e Milano, ma la risposta è sempre la stessa: non ci sono fondi da destinare. In sostanza quei soldi non li ha la Regione Puglia, non li ha la Provincia, non li ha il Comune di Grottaglie. Che fare allora?

A tal proposito sono stati proposti tre percorsi:

Primo: se Aeroporti di Puglia non è in grado di far funzionare l’Arlotta di Grottaglie deve rinunciare ai soldi previsti a questo scopo dalla convenzione sottoscritta con la Regione Puglia. Secondo: si verifichi in profondità, se a Taranto e/o in Italia e nel mondo ci siano operatori economici disponibili a prendersi in gestione lo scalo grottagliese al posto di Aeroporti Puglia. Terzo: si spostino su Grottaglie i pochi voli civili che Brindisi non riesce più a gestire; in questo modo l’Arlotta entrerebbe a far parte realmente del sistema aeroportuale regionale.

Qualche mese fa dopo un incontro con i rappresentanti della Air Italy, la compagnia si dichiarò disponibile ad attivare un volo giornaliero su Roma-Fiumicino e Milano Linate avendo peraltro ottenuto una buona fascia oraria gli slot, ma su tutte queste lodevoli iniziative si registrò il no della Regione Puglia che, poco dopo, ha fatto attivare alla stessa Air Italy un volo per Milano.

Inoltre ci chiediamo – ribadisce “Ambiente e Lavoro” - che fine hanno fatto i 5 milioni, destinati per Grottaglie, dalla Commissione europea che autorizzò 63 milioni di contributi pubblici ad Aeroporti di Puglia? E’ giusto penalizzare fortemente il territorio ionico già fortemente penalizzato per il trasporto ferroviario dopo la cancellazione della tratta per Roma, ma anche per quello aereo?

Bisogna adoperarsi per la completa riattivazione dell'aeroporto di Taranto e lo sfruttamento commerciale dello stesso, per gli indubbi benefici che ne conseguirebbero in termini di sviluppo economico ed occupazionale. Grottaglie può diventare punto di riferimento non solo per la provincia ionica e per parte di quella salentina, ma anche per l’intero arco calabro-lucano.

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