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Martedì, 17 Settembre 2019

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La manifestazione sindacale è stata conclusa in seguito all'incursione di un centinaio di contestatori appartenenti a Cobas e centri sociali. Polizia e carabinieri in tenuta antisommossa hanno impedito che i contestatori raggiungessero il palco.

I contestatori sono giunti in piazza facendosi largo tra la folla a bordo di un Apecar. Hanno diffuso fumogeni e lanciato uova contro il palco da dove era in corso il comizio. Secondo quanto riferito dal segretario della Fiom, Maurizio Landini, durante l'incursione i contestatori hanno staccato fili del sistema di amplificazione. L'incursione era stata preceduta da fischi durante il comizio del leader della Cisl, Raffaele Bonanni. L'interruzione è avvenuta durante l'intervento del segretario Fiom Landini.

In precedenza migliaia di lavoratori dell'Ilva, muniti di fischietti, bandiere e striscioni, hanno attraversato la città vecchia di Taranto in due cortei. Gli operai, sventolando le bandiere delle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil hanno intonato spesso lo slogan 'Il lavoro non si tocca' e hanno raggiunto il centro cittadino.

Almeno 2.000 manifestanti partecipano a Genova al corteo organizzato dai lavoratori dell'Ilva per protestare contro l'ipotesi di chiusura dello stabilimento di Taranto. Alla manifestazione sono presenti anche le Rsu di Fincantieri, e degli stabilimenti Ilva di Racconogi e Novi Ligure. I manifestanti sono partiti dallo stabilimento di Cornigliano e, attraverso Sampierdarena, raggiungeranno il centro di Genova. Una delegazione sarà ricevuta in Regione dal presidente, Claudio Burlando.

"E' essenziale che l'azienda cambi atteggiamento, perché troppo spesso ha avuto quello di chi voleva fare tutto ciò che desiderava, senza attenzione ai problemi e anche all'innovazione tecnologica fondamentale per fare produzione di qualità". Lo ha detto il leader della Cgil, Susanna Camusso, durante uno dei cortei in corso a Taranto per lo sciopero dei lavoratori dell'Ilva. "Speriamo - ha aggiunto - che i segnali di questi giorni siano positivi, perché occorrono risorse, scelte e rispetto per tutti i soggetti in campo".

"Abbiamo deciso di scioperare e manifestare nella città e di discutere con la città proprio perché vogliamo unire il diritto al lavoro col diritto alla salute e allo sviluppo del territorio". Lo ha detto il leader nazionale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, a margine della manifestazione in corso a Taranto. "Non è facile - ha proseguito Landini - perché ci sono anni di ritardi, ma bisogna provare a voltare pagina. Noi ci rivolgiamo direttamente all'azienda, al nuovo presidente dell'Ilva, perché dicano delle cose chiare. Per abbattere le polveri c'é bisogno di fare degli investimenti, si sa dove agire, dai parchi alla cokeria, e di fronte a un impegno preciso dell'Ilva anche le istituzioni, a partire dal governo, faranno la loro parte". Landini ha precisato che i sindacati vogliono "difendere il lavoro e dire che l'idea di fermare lo stabilimento non sta in piedi. Sappiamo che i problemi non si risolvono in pochi giorni ma è il momento di fare delle cose concrete. Non è il momento di dividere - ha sottolineato il leader della Fiom - ma di unire per recuperare dei ritardi anche nostri".

"Non vogliamo fare pressioni su nessuno, ma abbiamo il diritto non solo di dire ciò che vogliamo ma di dire che se non ci fanno lavorare, noi non spariremo in silenzio, se non ci fanno stare nelle fabbriche noi staremo nelle piazze". Lo ha detto il leader nazionale della Uil, Luigi Angeletti, alla manifestazione di Taranto contro la chiusura dell'Ilva. Non si può pensare di chiudere la fabbrica - ha aggiunto "perché al disastro ambientale si aggiungerebbe il disastro sociale".

Alla ripresa degli interventi, il leader Cgil Susanna Camusso dal palco della manifestazione ha detto che "non si può contrapporre il lavoro alla salute, sarebbe svuotare e negare il futuro. Per avere la salute non si possono chiudere semplicemente gli impianti industriali".

 

 

Per il leader della Uil Angeletti, "in nessun paese europeo si è chiuso uno stabilimento siderurgico come l'Ilva, che è il più grande d'Europa. Se la settima potenza mondiale fa questo, pensate che ci sarà un imprenditore sano di mente che investirà un altro soldo in Italia?".

 

 

I due cortei organizzati dai sindacati a Taranto nell'ambito della giornata di sciopero generale, proclamato in seguito al sequestro disposto dal gip del Tribunale Ionico dello stabilimento siderurgico Ilva, fanno segnare la presenza di migliaia di persone. "Il lavoro non si tocca" e "Taranto non deve morire" sono alcuni degli slogan scanditi; oltre alle bandiere di Cgil, Cisl e Uil e dei sindacati dei metalmeccanici Fiom, Fim, Uilm ci sono i gonfaloni dei comuni di Palagianello, Martina Franca, Castellaneta e Ginosa.

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Carosino è stata sede dell’importante ‘incontro zonale’ delle ex-Allieve/i Salesiani, ricadenti nella zona “Puglia Centro” della quale fanno parte, oltre la stessa Carosino, anche Taranto, Martina Franca, Fragagnano e Sava. Vi hanno partecipato i Consiglieri provenienti dalle Unioni di tutte le comunità in cui è presente l’associazione e, per il gruppo carosinese, erano presenti Angelo Leuzzi, Antonio Formoso, Angela Carbone e Lucia Campa. Il senso dell’incontro è stato quello acquisire e approfondire una nuova mentalità nei confronti del Creato, alla luce della Parola di Dio, adottando nuovi stili responsabili di vita personale e comunitaria per la salvaguardia del creato. Una traccia questa, proveniente direttamente dal convegno mondiale tenuto lo scorso anno a Fatima in Portogallo, dove la confederazione mondiale delle ex-allieve/i salesiani ha disegnato le linee guida di impegno europeo per il biennio, alla voce de: “Il Creato: Dono d’Amore, Dono d’Amare e Dono da Curare.” I lavori carosinesi sono stati coordinati dai Consiglieri della federazione presenti all’incontro zonale, che aveva per titolo ‘Il mondo è la mia casa… la mia casa è per te’, nel corso del quale è stato ribadito, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, che la tutela dell'ambiente costituisce una sfida per l'umanità intera: si tratta del dovere, comune e universale, di rispettare un bene collettivo. Al meeting di Carosino, sviluppatosi con un apposito programma comprendente l’accoglienza, l’approfondimento (focus), la S. Messa ed un momento di fraternità, erano presenti circa cento ex-allieve/i provenienti dalle cinque Unioni convocate. L’evento ha visto anche la partecipazione gioiosa del gruppo parrocchiale ‘Giovanissimi’ di Carosino, che hanno animato con la loro presenza ed i canti, tanto il momento del focus che la Santa Messa, permettendo di far percepire a tutti i convenuti l’accoglienza calorosa dell’intera comunità. Sincero e molto sentito è stato il ringraziamento dei Responsabili dell’associazione rivolto anche ai due sacerdoti carosinesi don Lucangelo e don Graziano, per il momento intenso di preghiera, studio e fraternità, vissuti nel corso dell’incontro e nella S. Messa. In particolare don Lucangelo, parroco di Carosino, ha sottolineato ed esortato gli ex- allievi/e: “.. a trovare nel cuore di don Bosco la ‘casa’ a cui attingere la Luce che deve alimentare il loro impegno nel portare avanti il sogno del loro fondatore.”

“L’ennesimo nulla di fatto non costituisce certo motivo di sorpresa. E’ una telenovela stucchevole che va avanti ormai da molti mesi, anzi da molti anni. Da quando la Tct Evergreen Hutchinson ha ottenuto la gestione del molo polisettoriale del porto di Taranto: da allora la situazione dei lavoratori portuali non è certo migliorata, come dimostrano i licenziamenti in serie e il turnover sempre promesso e mai realizzato”.

Aldo Pugliese, Segretario Generale della UIL di Puglia, accoglie così la notizia dell’ennesimo rinvio dell’incontro con i sindacati sulla messa in mobilità di 160 lavoratori.

“Quanto accaduto – spiega Pugliese – è parte integrante della mentalità dell’impresa Tct. La stessa mentalità che ha trasformato in monopolistica la gestione del porto ionico, allontanando di fatto le aziende interessate a portare in loco le proprie navi e contravvenendo a quanto stipulato dall’accordo 50ennale per la gestione del molo polisettoriale. E’ lampante come tutte le richieste avanzate dalla Tct per ritirare la mobilità dei lavoratori siano solo pretesti per non adempiere ai propri doveri. Del resto, a tutt’oggi, nonostante la nomina del commissario Prete e la disponibilità di 400 milioni per le esigenze infrastrutturali del porto, ivi comprese quelle avanzate dalla Tct, la stessa mantiene la mobilità di 160 lavoratori, evita di presentare il proprio piano industriale e non procede con gli investimenti che dovrebbe realizzare contestualmente agli interventi del commissario. Siamo di fronte alla stessa, stucchevole solfa di quando la Tct chiedeva il dragaggio, la diga foranea, la piastra logistica, la bretella autostradale: solo fumo negli occhi ed alibi senza fondamento”.

“Per far sì – conclude il Segretario Generale della UIL regionale – che il porto di Taranto riacquisti il ruolo di primo piano che gli compete nel Mediterraneo va interrotto ogni rapporto con la Tct e va recuperato il carattere pubblico del porto, attualmente, invece, nelle mani dei privati (Ilva, Cementir, Eni e, appunto, Tct), se si fa eccezione per il solo molo San Cataldo. L’esempio di Bari, a completa gestione pubblica e con i record registrati nel 2011 (2 milioni di passeggeri e 6 milioni di tonnellate di merci), dimostra che è la strada giusta da seguire per avviare un nuovo processo di sviluppo del porto tarantino”.

Si è tenuta l’assemblea di tutti gli iscritti e simpatizzanti dell’Associazione Ambiente e Lavoro.

L’assemblea è stata convocata per dar vita ad un Movimento Politico che si richiama ai valori dell’AMBIENTE e del LAVORO.

Sono intervenuti Aldo Pugliese, presedente del movimento politico, Francesca Bilotta, presidente dell’Associazione Ambiente e Lavoro e Mario Cicoria, coordinatore del movimento politico.

Durante il suo intervento Bilotta ha dato risalto alla problematica ambientale affermando che la qualità dell'ambiente condiziona inevitabilmente la qualità della vita e che le aggressioni all’ambiente sfociano in maniera diretta sulla sfera dei diritti essenziali della persona. Dunque, afferma Bilotta, “un esercizio pieno ed effettivo dei diritti che tutelano il benessere individuale deve comprendere implicitamente anche la salvaguardia e la tutela  del contesto che ci circonda e nel quale si vive: l’ambiente e il lavoro”.

Secondo Bilotta il lavoro dipendente è sempre più rarefatto e spesso i lavoratori, pur con tante esperienze lavorative all’attivo, non riescono a conseguire i requisiti utili per ottenere un trattamento di disoccupazione e quindi di sostegno al reddito per sé e per il proprio nucleo familiare. . In assenza di una riforma vera e compiuta del mercato del lavoro che garantisca, oltre al sostegno al reddito, politiche formative ed un sistema efficiente ed efficace d’incrocio tra offerta e domanda di lavoro, le difficoltà attuali si tradurranno, entro brevissimo tempo, in un dramma sociale dalla portata inimmaginabile.

La scelta di far nascere dall’Associazione Ambiente e Lavoro un Movimento Politico deriva dalla consapevolezza che la difesa di certi valori non possono più essere delegati ad altri, ma deve essere un valore di ognuno di noi.

A seguire Bilotta è intervenuto il coordinatore del movimento politico Ambiente e Lavoro, Mario Cicoria, il quale ha illustrato brevemente i contenuti del programma.

La persona, la famiglia, il lavoro e l’ambiente, sono i riferimenti ai quali il movimento politico Ambiente e Lavoro rivolge la sua attenzione in una prospettiva di progresso e di sviluppo.

Gli altri punti primari del programma sono la deindustrializzazione attraverso nuovi flussi d’investimento e di occupazione utilizzando tutti i possibili acceleratori di sviluppo; dar corpo all’area a burocrazia zero; attivare piani straordinari per l’occupazione giovanile in progetti di attività socialmente utili; istituire una rete di sportelli “ informa – lavoro” per fornire informazioni, consulenza, conoscenza e coordinamento relativamente alle opportunità formative e di lavoro esistenti sia sul territorio che altrove; agire con decisione, utilizzando tutti i canali necessari affinché il credito torni a svolgere un ruolo di promozione dello sviluppo; valorizzare le realtà imprenditoriali locali e le loro associazioni con un diretto ed efficace coinvolgimento nella individuazione, progettazione e realizzazione dei programmi; costituire un comitato permanente comporto da tutte le forze sociali e produttive organizzate, allo scopo di collaborare con l’amministrazione comunale nell’individuare progetti di rilancio delle attività produttive e dell’occupazione; la bonifica del Mar Piccolo e parte del mar grande sono le linee di fondo su cui far decollare la maricoltura ed il turismo.

Importanti le questioni del mercato ittico e del porto turistico che, se ben gestite, potrebbero consentire ricadute sul commercio e sul terziario in genere.

Cicoria conclude affermando che “con le prossime amministrative siamo tutti chiamati a decidere come vogliamo uscire da una situazione di declino, con forti progetti popolari e condivisi così da dare una risposta concreta anche assumendoci responsabilità di gestione alla crisi, ai cambiamenti ambientali con progetti che mettono al centro della propria azione la lotta alla disoccupazione alla povertà e all’ambiente. La nostra proposta politica, racchiude in se un progetto per una migliore prospettiva di vita, un progetto per un futuro sostenibile e una risposta concreta alla crisi attuale della nostra terra”.

- Secondo Cicoria - Taranto si deve dotare di un nuovo piano urbanistico che sia in linea con lo sviluppo di una città che mira a essere una città a misura d’uomo ed ecocompatibile.

L’ambiente nel programma non è solo l’elemento con cui risolvere gli opportuni interventi di disinquinamento e di valorizzazione ma è un opportuno volano di sviluppo tecnologico imprenditoriale ed occupazionale.

Oggi bisogna nell’immediato imporre ai grandi gruppi che le loro produzioni devono avvenire non solo nel rispetto delle leggi vigenti in materia ma anche andando oltre, installando tutte quelle tecnologie innovative necessarie ad abbassare le fonti inquinanti presenti nelle loro produzioni.

Il parametro che bisogna seguire a difesa della salute e della integrità fisica della cittadinanza e degli addetti e non solo il rispetto rigido delle leggi ma andando ben oltre.

Questo obiettivo –secondo Cicoria - è raggiungibile solo creando sistema con il mondo delle associazioni, parti politiche e amministrazioni.

E’ importante istituire una consulta permanente dell’ambiente con la partecipazione delle principali associazioni ambientaliste e del mondo del lavoro e dell’imprenditoria.

E’ infine intervenuto Aldo Pugliese, presidente del movimento politico, il quale ha affermato che oggigiorno c’è un rigetto nei confronti della politica perché negli ultimi anni il modo di fare politica dei nostri partiti che non hanno curato gli interessi dei cittadini hanno portato ad un assenteismo alla partecipazione politica.

Secondo Pugliese le politiche ambientali sono compatibili con quelle del lavoro, ma per far ciò è necessario utilizzare le migliori tecnologie esistenti per la salvaguardia della salute dei cittadini e dei lavoratori. Fin ora le istituzioni hanno fatto ben poco per migliorare la situazione ambientale tarantina tanto che sono stati persi milioni di euro che erano stati stanziati per le bonifiche e non solo a causa di una cattiva conduzione politica. Obiettivo del movimento è quello di curare gli interessi dei cittadini tarantini attraverso anche la loro attiva e personale partecipazione per far risorgere la città di Taranto che oggi più che mai ha bisogno di una svolta concreta.

Non c’è nel mondo cristiano un paese, una città, un villaggio, che non abbia un tempio o una cappella dedicata a Maria, nelle sue innumerevoli denominazioni. E Carosino non è da meno, forte della memoria e della fede dei carosinesi per la Madonna, a cui è intitolata persino la Chiesa Madre. Ma la stessa fede si intride di forte religiosità quando il sentire del popolo oltrepassa la stessa devozione per farsi testimonianza dell’accaduto. Ed è così che la vox populi ci ha tramandato a modo suo certo, ma in maniere molto forte ed assai intellegibile, una sorta di vicinanza miracolosa di Maria al suo popolo ed a quello carosinese in particolare. Correva l’anno 1864 esattamente il 26 novembre quando l’allora piccolo centro di Carosino, composto per lo più da contadini, fu attraversato da una terribile tempesta di vento e pioggia che distrusse gran parte dell'abitato. Il credo popolare aveva pensato ad una vera e propria ecatombe di morti, quando si riebbe dalla furia della natura. Ma, come si legge nel libro del compianto Tonino Cinque "Carosino - Sopravvivenze storiche di una comunità" Mandese editore, l’uragano benché molto violento, provocò solamente un paio di vittime, risparmiando gli altri abitanti dopo aver distrutto i due terzi del centro abitato, lasciato gran parte della popolazione senza tetto ed in uno stato di comprensibile sconforto (deliberazione del Consiglio Comunale del 27 novembre 1864, urgentemente convocato per l'occasione). Il “miracolo” di così tante vite risparmiate alla furia della tempesta, fu subito attribuito all'intervento taumaturgico della Madonna che da allora, in questa ricorrenza, prese anche il nome di “Matonna ti lu ‘Racano” (Madonna dell’Uragano). Il prodigio fu ricordato persino con un particolare testo tramandato prima oralmente e poi trascritto, forse anche per comodità di chi doveva recitarlo nel corso dell’apposita funzione religiosa. A questo proposito appare veramente stupenda ed intrisa di fede l’immagine della pietà popolare ricordata in un testo nel quale la figura della Madonna appare stendente il suo mantello sulla cittadina ("Spanni lu mantu sobbra alla genti"), per salvaguardarla dalla forza irruente della natura. Una sottigliezza testuale dalla quale tuttavia si intravede tutto l'attaccamento dei carosinesi per la Madonna, e che porta dritti dritti alla prima cosa che gli abitanti di Carosino fanno nelle occasioni di passato pericolo: vanno in Chiesa per ringraziare la Madonna a cui sono particolarmente devoti. Ora, quanto possa esserci di veramente “miracoloso” in una avvenimento del genere, non spetta a noi dirlo. Certo è che ancora oggi Carosino ricorda quei momenti sicuramente terribili e disastrosi in maniera assai devota e recitando, alla fine della S. Messa vespertina di ogni 26 di novembre, parte del testo de "L'urracanu a Carusino".

 

Floriano Cartanì

 

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