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Mercoledì, 12 Agosto 2020

In Italia -rivela l’Ocse- lavora solo il 56,8% delle persone tra i 15 e 64 anni; ma la situazione più critica la soffrono i giovani fra i 15 e i 24 anni. In questa fascia di età lavora solo un giovane su cinque, anche se bisogna tenere conto di due situazioni: da un lato, che nel nostro Paese l’età della scuola dell’obbligo si prolunga fino a 16 anni e molti decidono di proseguire gli studi, oltre la scuola dell’obbligo; dall’altro, giovani scoraggiati che non hanno lavoro e non lo cercano. Queste situazioni, purtroppo, non sembra siano destinate a migliorare, nell’immediato. Ma c’è di più. In questo scenario, l’economia sommersa svolge una importante funzione di “ammortizzatore sociale”, prevalentemente(ma, non solo) nel Mezzogiorno. Studi recenti hanno dimostrato che i giovani meridionali sono, in media disposti a lavorare per un salario superiore, (anche se non regolarmente registrato), a quello richiesto dai colleghi del Centro- Nord. A questo punto, a nostro avviso, una spinta all’apprendistato, ai mestieri artigiani e alla formazione professionale da parte delle istituzioni locali, soprattutto, potrebbe interessare quella fascia sempre più ampia di giovani che non studiano, ma non sono nemmeno inseriti nel mondo del lavoro e non partecipano ad attività di formazione, anche, con incentivi all’assunzione. Peraltro, in tema di apprendistato e mestieri artigiani il Governo ha stanziato 50miloni di euro; in tema di formazione professionale i relativi percorsi di I. F. T. S.(Istruzione e Formazione Tecnica Superiore) istituiti con la legge n. 144, del.17 maggio 1999, attuano un sistema articolato e condiviso di integrazione fra i sistemi dell’istruzione scolastica e universitaria, della formazione professionale e del lavoro, al fine di promuovere l’orientamento permanente dei giovani verso le professioni tecniche, tramite l’acquisizione di competenze tecniche superiori, pertinenti con i fabbisogni del mondo del lavoro, al fine di accelerare un loro inserimento occupazionale. E qui, un esempio per tutti, è venuto dalla Provincia di Lecce, a partire da novembre 2011. Questo ente locale ha individuato specifiche aree, con determinate figure da formare, in linea con i fabbisogni formativi del territorio salentino. Tali aree e figure sono: Agricoltura- Tecnico superiore della trasformazione dei prodotti agroindustriali; Industria e Artigianato- Tecnico superiore per l’ambiente, l’energia e la sicurezza in azienda- I.C.T. Tecnico superiore per sistemi e tecnologie informatiche: Turismo- Tecnico superiore per l’organizzazione ed il marketing del turismo integrato; Tecnico superiore per la ristorazione e la valorizzazione dei prodotti territoriali e delle produzioni tipiche; Ambiente-Tecnico superiore per il monitoraggio e la gestione del territorio e dell’ambiente. I percorsi di durata compresa tra le 800 e le 1.000 ore, prevedono, anche uno stage aziendale(Cfr.Ufficio Stampa della Provincia di Lecce del 14 maggio 2012).E dulcis in fundo diciamo che questa importante funzione della Formazione Professionale da parte delle Province, su delega delle Regioni, (avente come grande obiettivo di dare un futuro certo ai giovani in attesa di occupazione, specie in questo periodo di crisi economico-occupazionale), costituisce, per le stesse, una valida motivazione per ricorrere alla Corte Costituzionale, contro il Decreto “Salva Italia” che, di fatto, svuota le attuali funzioni delle Province.

Buone notizie per i contribuenti. E’ illegittima l'adozione da parte dell'Equitalia - Agente della Riscossione - della misura cautelare dell'iscrizione ipotecaria laddove l'importo a ruolo rechi un debito inferiore alla soglia di Euro 8.000,00 prescritta dalla disciplina del D.P.R. 602/1973. Ad evidenziarlo è Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, a seguito della lettura della sentenza n. 5771 delle sezioni unite della Cassazione del 12 aprile 2012.

Sul punto, va ricordato che la Corte di Cassazione con sentenza n. 2053/2006 ha osservato che essendo l'ipoteca, al pari del fermo amministrativo, preordinata all'espropriazione forzata, quando sia decorso un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l'espropriazione può essere avviata e, di conseguenza, l'iscrizione ipotecaria può essere eseguita solo dopo la notifica di intimazione di pagamento di cui al secondo comma dell'art. 50 del D.P.R. 602/1973, in quanto la mancata attivazione della fase espropriativa nel termine annuale fissato dalla predetta disposizione determina il venir meno della capacità del ruolo a valere come titolo esecutivo, essendo la sua efficacia sospesa ex lege sino a quando non è ripristinata dalla notificazione dell'intimazione ad adempiere. Inoltre la stessa Corte con sentenza n. 4077 del 2010, già citata, ha dichiarato illegittime le ipoteche iscritte sugli immobili per i debiti di importo inferiore agli 8.000 Euro. La pronuncia della Corte suprema è stata poi recepita in un decreto legge (art. 3, comma 2ter, del D.L. 25 marzo 2010, n. 40, convertito in L. 22 maggio 2010, n. 73).

Alla luce di tale importante precedente, poiché ancora oggi ci sono centinaia di migliaia di ipoteche sugli immobili che pur essendo sotto la soglia degli 8mila euro non vengono cancellate dall'agente di riscossione così come richiede la legge, Giovanni D’Agata, chiede l'intervento immediato del Governo e del Ministro della Giustizia per porre fine a queste paradosso introducendo maggiori controlli per il rispetto dei diritti dei contribuenti.

A partire dal 26 marzo fino ad oggi Poste Italiane ha mandato a noi e di conseguenza, supponiamo, a tutte le associazioni dei consumatori, una serie di e-mail finalizzate a preparare un incontro che si terrà il 18 aprile a Bari. “Un’intesa che dà frutti – Dialogo con i consumatori – Poste italiane incontra le associazioni dei consumatori”. Un meeting, così viene definito, preceduto dall’invio di un questionario che può rappresentare un utile spunto di discussione. Ce n’era proprio bisogno? Riteniamo che questo genere d’incontri serva solamente alle Poste per gettare fumo negli occhi ed a chi, in nome dei consumatori, vi partecipa far risplendere per qualche ora la propria sigla. La classica politica politicante che rappresenta solamente se stessa. Per questo non andremo. Per dialogare non c’è bisogno di coffee break e aperitivi. Alle nostre richieste pubbliche, fatte attraverso il nostro sito internet e la stampa, Poste Italiane ha spesso, per non dire sempre, risposto con il silenzio. In molte zone di Lecce, è cronaca quotidiana, per la corrispondenza la regola è diventata la consegna in ritardo. A parte qualche flebile scusa, che cosa è stato fatto per migliorare la situazione? Poste italiane, inoltre, dovrebbe spiegare perché fa pagare agli utenti i cedolini e gli avvisi di ricevimento delle raccomandate. Non esiste una norma di legge che glielo consenta. Le raccomandate, così facendo, finiscono per essere gravate da un costo ulteriore non previsto dalle norme. Noi dell’Aduc siamo sempre pronti al dialogo ed al confronto purché sia davvero costruttivo e non rappresenti solamente un momento di pubblicità. Poste italiane farà altrettanto rispondendo a questi interrogativi?

Alessandro Gallucci, delegato Aduc-Lecce

Italia programmi.net ha colpito anche a Lecce; lo deduciamo dalle molte segnalazioni che abbiamo ricevuto presso i nostri sportelli.

Questi i fatti: molti internauti che avevano scaricato programmi normalmente gratuiti si sono ritrovati molesti solleciti di pagamento (fino ad oggi inviati solo per email o per posta ordinaria, mai per posta raccomandata) provenienti dalla società Estesa Limited con sede alle Seychelles per euro 96,00 annue. Era successo infatti che il carattere oneroso del programma non era stato adeguatamente segnalato agli ignari consumatori, i quali anzi erano stati chiaramente e dolosamente indotti a scaricare il prodotto nella percezione che il prodotto fosse gratuito. La società è stata già fortemente multata dall'Antitrust nel mese di gennaio con una sanzione di un milione e mezzo di euro, ma, nonostante ciò, continua a tormentare i poveri malcapitati; ancora oggi, nonostante l'evidenza e le decisioni dell'Autorità e le denunce depositate anche dall'Aduc e dai tanti consumatori, si registrano indebiti solleciti. Evidentemente tali solleciti stanno sortendo gli effetti voluti da Estesa, e cioè di indurre i consumatori a pagare. L'Aduc sta monitorando attivamente la vicenda, ed ha depositato varie denunce all'Antitrust (l'ultima è del 22.03.2012) e alla Procura della Repubblica. Ad oggi però non risultano altri provvedimenti oltre a quello della sanzione, che difficilmente sarà riscossa, vista la sede della società E' importante quindi che ci sia il maggior numero di segnalazioni e denunce da parte dei cittadini.

Come difendersi:

come associazione stiamo consigliando: 1) non pagare; 2) di non replicare ai solleciti finchè non arriveranno tramite racc. a.r.; 2) di segnalare anche il proprio caso all'Aduc; 3) di depositare formale esposto/querela presso la Procura della Repubblica (sul sito dell'Aduc è predisposto un modello) affinché si sin proceda penalmente.

Per ogni informazione è possibile visitare il sito dell'Aduc o contattarci presso i nostri sportelli di Cavallino in Via Buonarroti e di Leccein via di Porcigliano.

Valentina Papanice – sportello di Cavallino: Via Buonarroti, 36 – Castromediano, sportello: lunedì, 17.30-19.30 – cell. 3333410510

Alessandro Gallucci – sportello di Lecce: Via di Porcigliano, 48, sportello: mercoledì, 17-19 – cell. 3397855670.

A partire da oggi (fino a quando non si essendo pendente un giudizio di legittimita’ costituzionale) prima d’intraprendere una causa in materia di condominio, i proprietari delle unita’ immobiliari e, al loro pari, gli amministratori dovranno far precedere l’iniziativa giudiziaria da un tentativo di conciliazione (art. 5 d.lgs n 28/10).

Che cos’è la conciliazione? Chi e come la deve promuovere? Essa ha una durata massima? Quanto costa?

Questi i principali quesiti cui è utile dare risposta rimandando, per una trattazione piu’ dettagliata dell’argomento, ad una nostra specifica scheda pratica (1).

Che cos’è la conciliazione?

La conciliazione, o mediazione o mediaconciliazione è un procedimento finalizzato a trovare un accordo tra due (o piu’ parti) che litigano intorno ad un argomento. L’accordo eventualmente raggiunto (che dev’essere consacrato nel cosi’ detto verbale di conciliazione) che non ha valore di sentenza ma di un contratto tra le parti interessate a fare/non fare/pagare qualcosa. La conciliazione, in sostanza, è un procedimento finalizzato a transigere su una vicenda.

Chi e come la deve promuovere e che cosa s’intende per conciliazione in materia condominiale?

La legge specifica che esistono delle materie rispetto alle quali il procedimento di conciliazione rappresenta una condizione di procedibilita’: senza farlo non si puo’ iniziare la causa e il giudice, eventualmente, adito frettolosamente deve rimandare le parti davanti al conciliatore (figura prevista dal d.lgs n. 28/10 e dai decreti attuativi). Le parti, appunto. Nel caso del condominio esse possono essere i condomini (collettivamente ed individualmente considerati) e/o l’amministratore. Per materia condominiale deve intendersi tutto cio’ che concerne il diritto di condominio (in questo senso, ad avviso di chi scrive, la materia era gia’ sottoposta al tentativo di conciliazione riguardando i diritti reali, essendo il condominio una particolare forma di comunione) e il condominio come organizzazione di persone finalizzata alla gestione di parti comuni di un edificio. Un condomino vuole impugnare una delibera? Prima deve esperire tentativo di conciliazione (resta salva la possibilita’ di ottenere per via cautelare la sospensiva, art. 5 d.lgs n. 28/10).Il deposito della domanda sospende il termine di 30 giorni per l’impugnazione di cui all’art. 1137 c.c. che riprende a decorrere dopo 4 mesi (vedi piu’ avanti) o dal momento della fine del procedimento (se finisce prima). L’amministratore (o un condomino) intende fare rispettare il regolamento di condominio? Idem. Alcune materie, pero’ sono escluse da questa procedura. Il riferimento è al famoso decreto ingiuntivo per gli oneri condominiali: non è soggetto al tentativo fino all’opposizione al decreto medesimo. Non soggetto al decreto è anche il ricorso per la nomina e la revoca dell’amministratore: per quella materia ci si puo’ rivolgere direttamente al giudice. E per gli appalti? Ad avviso di chi scrive non si tratta di materia condominiale ma di questione avente ad oggetto ad obbligazioni: pertanto, niente obbligatorieta’ della mediaconciliazione.

Quanto deve durare il procedimento?

In realta’ il procedimento di puo’ durare mesi o anche anni. Per legge, tuttavia, se non si conclude entro 4 mesi dal deposito della domanda le parti possono adire il giudice. Se, invece, il tentativo finisce prima di questo termine, per adire il giudice bisogna produrre in giudizio l’attestazione dell’organismo di conciliazione che certifichi l’avvenuto esperimento del tentativo. Per avere quel “pezzo di carta”, come per avviare il procedimento, bisogna pagare. E qui arriviamo alla nota dolente.

Quanto costa il procedimento?

Il costo, variabile a seconda del valore della controversia, è determinato sulla base di specifiche tariffe approvate dal ministero. Si tratta di una sorta di contributo unificato. Chi ha i requisiti per accedere al gratuito patrocinio a spese dello Stato non paga nulla. Ai costi amministrativi vanno poi aggiunti quelli per l’assistenza legale che, è bene dirlo, non è obbligatoria (1).

Quali prospettive per il condominio?

La conciliazione per il condominio, per certi versi, è procedimento che puo’ dare buoni frutti (si pensi alle cause sui rumori provenienti da parti comuni, a quelle sulle modalita’ d’uso delle cose comuni, ecc.) per altri non se comprende l’utilita’. Molto spesso, infatti, è gia’ l’amministratore a svolgere un ruolo di mediatore tra le parti. Ad ogni buon conto cio’ che appare contestabile è l’averne imposto l’obbligatorieta’ piu’ per fini deflattivi del carico giudiziario che per effettiva utilita’ delle parti.

Tramite lo specifico canale della nostra associazione Aduc Immobili, attivo su internet e presso lo sportello di Lecce, è possibile ottenere ulteriori informazioni in materia.

(1) Qui il link alla nostra scheda pratica

http://sosonline.aduc.it/scheda/conciliazione+obbligatoria+davanti+al+corecom_15317.php

Alessandro Gallucci, delegato Aduc-Lecce

tel. 339.7855670 fax 0832.245557 (servizio consulenza su appuntamento o mercoledi’ ore 17-19), via di Porcigliano n. 46. E-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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