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Venerdì, 20 Settembre 2019

In  fumo 90 milioni di euro di ciliegie da inizio campagna 2016, una delle peggiori che gli agricoltori ricordino, prima per i danni alle varietà Bigarreaux e Georgia, ora alla ‘Ferrovia’, falcidiata da piogge torrenziali e ghiaccio. E’ la stima fatta in campagna dopo le due ondate di maltempo, susseguitesi a distanza di pochi giorni proprio dalla fine di aprile ad oggi, che hanno causato danni ad oltre 23mila tonnellate di ciliegie, invendibili a causa di ‘spacchi’, muffe e ‘cerchietto’. Pesante la situazione nelle stalle, dove il foraggio ammuffito farà lievitare i costi di produzione.

“I nostri agricoltori stanno tentando di salvare il salvabile – racconta il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – passando con gli atomizzatori tra gli alberi per asciugare le ciliegie rimaste con la ventilazione, in modo da evitare che si creino ristagni d’acqua e il prodotto ammuffisca. La festa su Piazza del Ferrarese, il ‘Ciliegia Day’ del Mercato di Campagna Amica, è divenuta un momento per dare una ‘spallata’ a tutti gli eventi che si sono susseguiti nelle scorse settimane e fare assaggiare finalmente ai consumatori le ciliegie ‘Ferrovia’ superstiti”.

Pesanti le ripercussioni sul piano lavoristico, perché sono andate perse anche centinaia di ore di lavoro assorbite nelle operazioni di raccolta che non ci sono state.

“In Valle d’Itria, nell’area tra Putignano, Castellana, Turi e Noci e nell’intera zona della Murgia barese e tarantina e a Foggia – continua il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – il foraggio bagnato è ammuffito, pertanto gli allevatori dovranno acquistare altri mangimi per l’alimentazione degli animali con un aumento dei costi di produzione del 30% e una diminuzione del latte del 20%.  Non solo, dovranno prestare la massima attenzione, perché attenderanno oltre 40 giorni prima di poter stipare il foraggio nei capannoni per non rischiare l’autocombustione. Il foraggio eccessivamente umido rischia di surriscaldarsi per le fermentazioni che le muffe innescano una volta imballato”.

Il prezzo del latte è oggi ben al di sotto dei costi di produzione del latte stesso e il foraggio ammuffito andrà ad aggravare la situazione delle stalle, dove gli allevatori già nei mesi scorsi si sono caricati gli aumenti dei mangimi (+9,1%) e del costo energetico (+8%) che hanno notevolmente appesantito il bilancio delle aziende zootecniche regionali.

Ogni bambino ha diritto alla tutela della propria vita, del proprio sviluppo e del proprio benessere. Ogni anno, però, milioni di minori nel mondo sono vittime e testimoni di violenze fisiche, sessuali ed emotive.

Le ultime notizie di cronaca sulla terribile storia di maltrattamenti, perpetrati in una scuola pubblica dell’infanzia di Bari da parte di due insegnanti, è l’ennesima conferma di come il maltrattamento sui minori stia diventando un fenomeno a carattere di “emergenza”, un problema non solo nazionale ma internazionale ingente.

Gli ordini di scuola più a rischio sono quelli dell’infanzia e della primaria, la cui utenza, per via della tenera età, è quella con minore capacità di difendersi e di chiedere aiuto.

L’insegnante che sottopone i propri alunni a ogni sorta di mortificazione e a vivere in un clima di vero e proprio terrore lascia un segno indelebile nelle piccole vittime, con inevitabili e talvolta irreversibili ripercussioni negative sull'equilibrio psichico- fisico e sullo stesso profitto didattico.

Nel breve termine questi bambini, possono manifestare sintomi quali enuresi/encopresi, bassa autostima, mancanza di fiducia negli altri, difficoltà di apprendimento, ritardo nello sviluppo, memorie e pensieri intrusivi, chiusura in se stessi, atti aggressivi auto ed etero riferiti.

A lungo termine, le ricerche hanno confermato relazioni significative con sintomi depressivi, disturbi d’ansia, disturbi alimentari, disfunzioni sessuali, disturbi dissociativi, disturbi della personalità, disturbi post-traumatici e abuso di sostanze stupefacenti. Recenti ricerche anno chiaramente indicato come lo sviluppo cerebrale può essere fisiologicamente alterato da uno stress prolungato, grave o inaspettato, compreso il maltrattamento, durante i primi anni di vita del bambino.

L’entità dei danni provocati fa di tali condotte un reato talmente grave da non meritare alcun tipo di “attenuante”. Si provi ad immaginare le reazioni dei genitori che iscrivono i propri figli all’asilo nido, alla scuola dell’infanzia o alla scuola dell’obbligo, tranquilli di lasciare il loro “bene più prezioso” “in buone mani”. Come possono sentirsi? cosa possono provare quando vengono a conoscenza di questi fatti? Sentimenti di rabbia, desiderio di vendetta e di giustizia, tristezza, senso di colpa e di impotenza sono le emozioni predominanti.

La molteplicità di effetti fisici e mentali negativi sono dunque così costosi, sia per il minore che per la famiglia e per estensione anche per la società, che necessitano di interventi immediati ed efficaci.

Gli sviluppi avvenuti negli ultimi 20 anni nel campo dei diritti umani, della legge, della medicina legale e della salute pubblica, hanno reso il problema del maltrattamento sui minori più visibile a livello internazionale. Il Rapporto mondiale sulla violenza e la salute del 2002 ha evidenziato le conseguenze per la salute pubblica del maltrattamento sui minori e sottolineato il ruolo della salute pubblica nella prevenzione e nei servizi per le vittime. Nel 2006 la “World Health Organisation” pone l’attenzione sulla necessità di un approccio disciplinare più ampio nella lotta alla violenza che dovrebbe assicurare non solo una strategia integrata per rispondere in modo efficace alla violenza, ma allo stesso modo una strategia di prevenzione costante, basata sull’evidenza e di individuazione dei fattori di rischio e/o protezione.

In termini di individuazione dei fattori di rischio è necessario eliminare tutto quello che rende l'insegnamento un’attività usurante, quali ad esempio il rapporto con gli studenti e i genitori, le classi spesso troppo numerose, la situazione di precariato che si protrae per anni, la conflittualità tra colleghi, la costante delega da parte delle famiglie, l’avvento dell’era informatica e delle nuove tecnologie, il continuo susseguirsi di riforme, la retribuzione insoddisfacente e, non ultima, la scarsa considerazione da parte dell’opinione pubblica. Un recente studio commissionato dall’ente previdenziale INPDAP (2014), ha mostrato come la categoria degli insegnanti è soggetta ad una frequenza di patologie psichiatriche superiore rispetto a quelle delle altre categorie prese in esame (impiegati, personale sanitario, operatori). Il problema è particolarmente sentito tra le donne in menopausa che invece di esser tutelate con la riforma pensionistica andranno in pensione dieci anni dopo. Sicuramente l’ampliamento del numero di insegnanti in compresenza o che turnino nella varie classi può favorire un monitoraggio reciproco. L’organico potenziato previsto dalla recente fase C può supportare i docenti curriculari non solo in termini di ampliamento dell’offerta formativa ma anche di gestione dei casi problematici. La proposta dei sindacati dinanzi all’innalzamento dell’età pensionistica, di considerare il lavoro dell’insegnante come lavoro usurante e, quindi, la possibilità per gli insegnanti, negli ultimi anni di servizio, di essere utilizzati in attività connesse al tutoraggio o coordinamento di docenti neo assunti o di essere collocati, a domanda, in altre amministrazioni, potrebbe rappresentare una ulteriore soluzione al problema.

Sul piano della prevenzione, recente è la proposta dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori del Ministero della Pubblica Istruzione di richiedere l’utilizzo di test psicologici sui docenti al fine di valutare la tenuta del livello necessario per lavorare con gli stessi. Risulta fondamentale, quindi, la figura dello psicologo già in fase di selezione del personale che aspira ad insegnare e che dunque avrà a che fare con un “materiale malleabile” (bambini in tenera età) e facilmente sensibili ad eventuali comportamenti inappropriati da parte degli adulti punto di riferimento. Tale valutazione degli aspetti psico-diagnostici, delle motivazioni e delle disponibilità che sostengono la scelta della professione di insegnante, dovrebbe ripetersi nel corso della carriera professionale al fine di accertare la persistente idoneità ad un ruolo così delicato ed importante.

Ma soprattutto è necessario intervenire sul piano didattico- formativo al fine di inserire nei programmi curriculari di tutte le professioni che implicano una relazione con soggetti fragili, nello specifico quella degli insegnanti, un’adeguata preparazione psicologica. La competenza psicologica include un’attenta considerazione da parte dell'insegnante degli aspetti emotivi legati all’apprendimento. La comunicazione didattica si sviluppa in un ambiente saturo di emozioni e non si può certo ridurre al solo momento certificativo. È fondamentale che il docente conosca le caratteristiche psicologiche tipiche delle diverse età, ponendo la massima attenzione sugli interessi, le modalità di rapportarsi agli altri e gli eventuali problemi di tipo personale. Chiaramente le competenze di natura psicologica non possono essere tutte presenti fin dall’inizio della carriera, ma vanno sviluppate e potenziate dall’insegnante durante lo svolgimento della professione. Per questo è importante prevedere monitoraggi continui e costanti e supervisioni programmate durante tutto l’iter della carriera professionale e non solo in ingresso.

Lo psicologo nel contesto scolastico può assolvere all’importante ruolo di rilevare tempestivamente i fattori di rischio sia dei docenti che degli alunni stessi, al fine dunque di prevenire l’insorgenza di fenomeni di abuso e maltrattamento e garantire il benessere e l’armonia collettiva.

E nel caso in cui ci si dovesse trovare di fronte ad un caso accertato di abuso la figura dello psicologo e/o psicoterapeuta rappresenta un’indispensabile risorsa di supporto sia dei minori che dei loro genitori, al fine di aiutare entrambi nel delicato percorso di elaborazione dell’evento traumatico e di tutte le emozioni e gli stati d’animo ad esso connessi.

Altra necessità, è naturalmente quella di attuare un controllo più efficace all’interno delle scuole. La tradizionale “barriera della privacy” tra la sfera privata e la sfera pubblica ha fino ad ora inibito l’evoluzione di politiche e strumenti giuridici per prevenire la violenza all’interno della scuola e questa barriera ostacola lo sviluppo di strategie di successo volte alla soluzione di questo grave problema.

Accanto a tali considerazioni e alla luce dei gravi fatti di cronaca una domanda riecheggia nelle nostre menti e, maggiormente, in quelle dei genitori: “Di chi ci si può fidare per la cura dei nostri figli?”.

I genitori, prima di tutte le altre figure di riferimento istituzionali e non, hanno l’importante e arduo compito, se non proprio “dovere”, di individuare quei “campanelli di allarme” nel comportamento dei bambini che segnalano un eventuale stato di disagio. Certo non sempre tali campanelli sono facilmente decifrabili dagli adulti. È bene tuttavia non diventare indebitamente sospettosi e se si hanno dei sospetti è bene provare a chiarire il prima possibile sia con i propri figli, sia con le insegnanti. È di fondamentale importanza dialogare e comunicare sempre con loro relativamente a come è andata a scuola, cosa hanno fatto, se si sono divertiti, se ci sono insegnanti preferiti. Qualora dovessero emergere elementi a favore di un caso di abuso è bene segnalare il tutto alle autorità competenti evitando “soluzioni fai da te”.

Con la consapevolezza che il “mondo è fatto anche di persone cattive” è bene considerare che vi è una stragrande maggioranza di insegnanti, di cui nessuno parla, che sono persone affettuose, amorevoli e protettive, si prendono cura dei bambini con amore e dedizione e svolgono il loro lavoro con serietà e passione.

Dott.ssa Anna Gasparre

Psicologa-Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

Consigliere dell’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia

Era un’impresa difficile quella di fare risultato a Brescia con le leonesse impegnate nella lotta scudetto e affamate di tre punti fondamentali per il titolo, eppure la Pink c’è andata davvero vicina. Al 90’ infatti il punteggio era fermo sull’1-1 con le biancorosse in vantaggio dal 40’ del primo tempo e in grado di resistere fino al 67’ e poi soccombere al 93’ nei minuti di recupero sul 2-1 finale.

Per la Pink ora conta solo vincere sabato prossimo contro il Luserna e sperare in notizie positive dagli altri campi. Res Roma, Luserna, Vittorio Veneto e Pink si giocano infatti le ultime due posizioni che significherebbero retrocessione diretta con Sudtirol e Riviera già matematicamente retrocesse. La classifica ad oggi recita Res e Luserna a quota 19, Vittorio Veneto a 18 e Pink a 16. Quelli di sabato prossimo saranno 90’ che varranno una stagione con la Res impegnata sul campo di casa contro il Mozzanica e il Vittorio Veneto impegnato a Tavagnacco con Pink e Luserna che si scontrano.

Mister Cardone a Brescia conferma la formazione delle ultime settimane con due novità: Prost per Privitera e un 541 più chiuso e pronto a ripartire. Le undici biancorosse scese in campo sono: Fazio in porta, Novellino e Riboldi terzini, Anaclerio, Soro e Morra in difesa. A centrocampo Strisciuglio in cabina di regia con Piro e Ceci e Prost sulle fasce. In attacco Pinna unica punta.

Il Brescia parte molto forte e prima con Girelli, che colpisce un palo, e poi con Gama, che da posizione molto favorevole non riesce a trovare la rete, impensierisce la porta biancorossa difesa da una attenta Fazio. Le Pink si chiudono bene in difesa e ripartono in contropiede e proprio da una azione di rimessa arriva, al 40’, il goal della solita Pinna che dribbla tre avversarie e da fuori area piazza il pallonetto che beffa Ceasar e porta in vantaggio inaspettato le biancorosse.

Nel secondo tempo il copione è lo stesso del primo con l’aggravante della pressione psicologica tutta sulle spalle delle leonesse bresciane costrette a vincere per non dire addio al tricolore. Per la Pink però, arriva una ghiottissima occasione con Privitera che sciupa l’occasione per portare le biancorosse sul 2-0 colpendo un palo. Goal sbagliato e goal subito è il più classico dei detti calcistici che puntualmente si avvera con la rete del pareggio bresciano con Girelli, che è brava a insaccare di testa su punizione di Williams. Il Brescia spinge forte e colpisce 3 legni con Gama, Williams e Girelli. Al 24’ del secondo tempo arriva la prima espulsione per le baresi con Strisciuglio costretta ad abbandonare il campo per doppia ammonizione. Le bresciane continuano premere alla ricerca del goal vittoria che arriva al 93’ con Rosucci pronta a deviare alle spalle di Fazio una respinta dell’ennesimo palo colpito su calcio d’angolo. Una beffa per le biancorosse completata dalla frettolosa espulsione diretta, comminata ai danni di Soro rea, secondo l’arbitro, di aver effettuato un brutto fallo ai danni dell’attaccante bresciano al 95’.

Sono proprio queste due espulsioni il fardello più pesante con cui la Pink si rimette a lavoro per affrontare l’impegno fondamentale di sabato. La partita di Brescia però lancia un segnale molto forte: la Pink c’è e non ha nessuna voglia di mollare questa serie A.

Appuntamento a sabato alle 15.30 allo stadio di Bitetto per continuare a credere in questo sogno chiamato Serie A.

 

Il grido di allarme e la richiesta di proroga di un anno del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale da parte dell’Anci Puglia, l’associazione che raccoglie i Comuni pugliesi, è l’ulteriore conferma che la stragrande maggioranza degli Uffici Tecnici comunali pugliesi sono al collasso perché, a causa delle complessità dei procedimenti, non sono riusciti ad adeguare i propri strumenti Urbanistici al PPTR e quindi oggi non sono in grado di rilasciare nessun documento urbanistico per non incorrere in errori che, poi, potrebbero avere anche risvolti giudiziari. Il presidente Emiliano non ci crede? Si faccia un giro per i Comuni pugliesi e si renderà conto che il clima non è solo insopportabile ma in alcuni casi si sfiorano problemi di ordine pubblico fra i tecnici comunali e i cittadini che si rivolgono all’Ufficio. La situazione è così assurda e incandescente che rischiamo di trovarci i responsabili degli Uffici sotto la Regione a consegnare le chiavi dei loro uffici.

Come Conservatori e Riformisti abbiamo tentato di prevenire tutto questo: prima che arrivasse la scadenza (24 marzo scorso) abbiamo invitato, sollecitato, proposto la proroga di un anno. Il paradosso è che abbiamo chiesto al Consiglio regionale di esprimersi: e lo ha fatto a stragrande maggioranza. Nulla. Emiliano per mere questioni interne alla sua maggioranza ha deciso di non dare seguito. Per questo motivo abbiamo presentato anche un disegno di legge alla Commissione competente. Non un testo qualsiasi, ma un disegno di legge estrapolato dal provvedimento di giunta che porta la firma dell’assessore Curcuruto, che, per altro ci risulta, non sarebbe contraria alla proroga.

A questo punto, invitiamo il presidente della Commissione, il collega Caracciolo, a calendarizzare al più presto il nostro disegno di legge perché arrivi al più presto in Consiglio e dia, finalmente, un po’ di ossigeno ai tecnici comunali e ai cittadini

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Passaggio di testimone generazionale perché se in passato erano soprattutto i più anziani a dedicarsi alla coltivazione, oggi la passione dell’orto fai da te si sta diffondendo anche tra i più giovani. I bambini dell’Istituto comprensivo polo II Casarano e delle scuole Piccinni e Umberto I di Bari sono stati accolti dai personal trainer dell’orto per una ‘lezione di agriCultura’,  in una ‘masseria didattica’ a cielo aperto, ricreata all’IKEA di Bari.

“Intendiamo valorizzare la funzione educativa delle imprese agricole ed agrituristiche – ha spiegato il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti -  che si aggiunge alla tradizionale funzione produttiva di beni, alla funzione protettiva dell’ambiente rurale e alla funzione turistico-ricreativa, volta alla fruizione del paesaggio naturale, attraverso il progetto di educazione alla Campagna Amica, nato dall’esigenza di proporre agli allievi delle scuole dell’obbligo, alle famiglie e agli insegnanti una conoscenza diretta dell’agricoltura e del percorso che compie un alimento dai campi alla tavola”.

Grazie alla collaborazione con lo staff di Ikea, coordinato dal customer relation manager Dario Schirone, i consumatori in erba hanno potuto seguire l’intero percorso dalla semina alla raccolta di menta, pomodori, salvia, basilico e prezzemolo, utilizzando il substrato che hanno innaffiato e manipolato e seminato con il set per coltivare. Ampio spazio è stato dedicato al cibo biologico, alle compostiere fai da te, al vademecum antispreco e alle ricette segrete per fare le conserve, le tisane e le saponette all'olio extravergine di oliva, a cura delle imprese di Campagna Amica e Terranostra.

I bambini hanno accarezzato la mucca ‘Vanda’, il vitellino battezzato ‘Ikeo’ e le galline e hanno scoperto ‘l’uovo in codice’, la carta di identità delle uova e la differenza tra un allevamento intensivo ed estensivo, a terra o in batteria.

Le finalità del progetto di educazione alla Campagna Amica consistono nell’offrire agli studenti e alle loro famiglie, agli insegnanti e, più in generale, ai consumatori una visione concreta e reale dell’agricoltura regionale, un programma di educazione alimentare, alcune informazioni “immediate” sull’agricoltura biologica ed ecocompatibile e, non da ultimo, uno spaccato sulla difesa dell’ambiente e del territorio e sulla salvaguardia del paesaggio. In sintesi intende contribuire a fare dei giovani studenti consumatori consapevoli, sia attraverso la valorizzazione e la scoperta del territorio rurale che attraverso il consolidamento dei legami con le loro radici.

E’ in continua espansione la rete di imprese agricole ed agrituristiche, divenute punti di riferimento per l’educazione alimentare ed agroambientale sul territorio. Il progetto di Educazione alla Campagna Amica si intende contribuire alla costruzione dell’identità dei giovani studenti, sia attraverso la valorizzazione e la scoperta del territorio rurale che attraverso il consolidamento dei legami con le loro radici. Con l’arrivo della primavera inizia il “lavoro agricolo” per il 46,2 per cento degli italiani negli orti, nei giardini o e sui terrazzi per dedicarsi, con la crisi oltre che alla tradizionale cura dei vasi di fiori, alla coltivazione “fai da te” di lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini, zucchine, melanzane, ma anche di piselli, fagioli fave e ceci da raccogliere all'occorrenza.

In tal senso si muove l’offerta didattica che fa sperimentare un’immagine vera dell’attività in campagna e della natura e propone un programma teorico-pratico adatto al livello scolastico degli studenti e ben collocato nel più vasto programma seguito.

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