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Martedì, 19 Novembre 2019

Il bilancio anagrafico nazionale, fornito dai dati Unioncamere, tra le aziende nate e quelle cessate, nel 2010 ha fatto registrare un saldo positivo di 72.530 unità, pari a un +1,2%. Scendendo nel dettaglio, si registra una forte crescita delle società, con particolare rilevanza per quelle di capitali, e una contemporanea diminuzione delle realtà artigiane, con un saldo negativo di 5.064 unità. Considerando, invece, la realtà della Regione Puglia, riscontriamo un saldo positivo, tra imprese iscritte e cessate, pari a 5.170 unità, con un relativo tasso di crescita del 1,34%.

“Proprio analizzando il comparto artigiano, però - spiega Aldo Pugliese, Segretario Generale della Uil di Puglia e di Bari – si evince come circa il 10% del saldo negativo nazionale si riferisce alla nostra Regione. A fronte di 5.473 imprese artigiane iscritte, infatti, ne sono cessate 5.929, con una variazione negativa di 456 unità. E’ evidente, quindi, che i segnali statistici ci confermano una realtà difficile e dai segnali difformi ed altalenanti. In un momento come l’attuale, che tuttavia evidenzia alcune positività, è necessario dare risposte forti e concrete al mondo produttivo e, conseguentemente, al mercato del lavoro. Infrastrutture, sburocratizzazione, attivazione immediata delle opere cantierizzabili, formazione e riqualificazione del personale, lotta all’evasione e conseguente diminuzione del carico fiscale per i cittadini virtuosi devono rappresentare i cardini della svolta economica in Puglia”.

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“Siamo drammaticamente nei guai, l’Italia è un Paese fermo e in cui una generazione intera rischia di stare a casa senza lavoro, il Sud è ancora più debole. Ogni minuto di tempo, ogni euro è prezioso. Che si può fare? Valorizzare il patrimonio pubblico che abbiamo, attirare capitali, vendere beni e servizi a Paesi in cui la domanda cresce moltissimo. In questo contesto anche l’Ente per il quale ho accettato il nuovo incarico può svolgere un ruolo potenzialmente importante”: sono le prime parole da presidente della Fiera del Levante di Gianfranco Viesti nel corso della conferenza stampa di presentazione.

Viesti si dichiara “molto preoccupato” ma al tempo stesso “molto determinato”: “Le condizioni oggettive della Fiera sono complesse. Si tratta dell’unico Ente in Italia sotto forma di Ente pubblico, che in più mostra criticità interne, rallentamento della capacità di generare ricavi, elevati costi fissi, confronto impari con altre fiere italiane. Eppure ci sono carte da giocare: stiamo parlando di una grande istituzione dei cittadini, di una fiera dei baresi e dei pugliesi, che ha un marchio, uno splendido nuovo padiglione e una prospettiva che inseguirò giorno dopo giorno: la realizzazione di un centro congressi, una struttura essenziale che va avviata subito”. “Avremo successo?”, si è chiesto Viesti. “Non lo so ma ci proveremo certamente e in tempi rapidi. Non sono qui per comandare ma per coordinarmi con i ‘padroni’ della Fiera: i cittadini e le istituzioni che li rappresentano. Mi confronterò con i soci fondatori, compresa la Provincia, oggi assente, per definire insieme cosa fare. Proporrò al CdA che Leonardo Volpicella assuma il ruolo di segretario generale viste le spiccate competenze manageriali e la buona esperienza nella pubblica amministrazione”.

Viesti succede a Cosimo Lacirignola, che ha ricordato gli obiettivi affidatigli il 6 dicembre 2006, giorno della nomina a presidente: “Dovevo accompagnare il processo di trasformazione della Fiera nella governance e nella struttura. Alcune cose sono state fatte, altre no. Ma non possiamo dimenticare che nel 2008 ci siamo resi improvvisamente conto di essere più poveri e che il mondo si era trasformato. Ebbene, bisogna evolversi per crescere ed è necessario che istituzioni e lavoratori accettino le sfide del cambiamento”.

Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha ringraziato Lacirignola per aver svolto “con entusiasmo un lavoro difficile” e ha dato il benvenuto a Viesti, “intellettuale raffinato, economista universalmente stimato, uomo di governo”. “La Regione – ha aggiunto Vendola – intende offrire il proprio contributo per la dotazione di un centro congressi e per il potenziamento di attività che facciano ‘vivere’ la cittadella fieristica 365 giorni l’anno”. Intanto si avvicina l’approvazione del regolamento attuativo che “avvierà seriamente il processo di privatizzazione del sistema fieristico pugliese”.

Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha promesso per la Fiera un accesso diretto al mare, un centro congressi e un’interazione con altri spazi della città (ad iniziare dallo Stadio della Vittoria) per valorizzare le nuove iniziative culturali.

Per il presidente della Camera di Commercio di Bari, Alessandro Ambrosi, “al di là dell’apporto economico dei soci fondatori è fondamentale una collaborazione tra tutte le categorie produttive”.

 

I dati dell’ Osservatorio Regionale Banche – imprese di Economia e Finanza dipingono un quarto trimestre 2010 nel quale, tanto a livello europeo come nazionale, il clima economico di fiducia delle famiglie e delle imprese continua a migliorare, attestandosi sui massimi dal quarto trimestre 2007. A livello nazionale l’indice del clima economico passa da 99,9 a 101,8. Una ripresa, comunque, a macchia di leopardo. L’indice scende infatti nelle regioni del Nord Ovest (da 100,9 a 100,3) e in quelle del Nord Est (da 102,5 a 102,1) e cresce in quelle Centrali (dal 97,6 a 100,1) e in quelle Meridionali (da 88,5 a 89,6). Tuttavia, se nel Mezzogiorno la situazione è positiva grazie alla risalita della fiducia dei consumatori e delle imprese manifatturiere, ben diverso è il quadro della Puglia, regione in cui la fiducia degli industriali passa da 90,9 a 88,5.

“Una variazione negativa - afferma Aldo Pugliese, Segretario Generale della Uil di Puglia e di Bari - collegata sia alla crescita delle scorte di magazzino, che alla previsione della diminuzione degli ordinativi e, conseguentemente, della produzione. Il clima di fiducia in Puglia diviene negativo anche nel settore delle costruzioni. Sul versante dei consumatori il clima di fiducia è in calo, regna l’incertezza, la criticità sulla situazione economica e l’aspettativa dell’aumento del tasso di disoccupazione. Emerge, quindi, una situazione estremamente eterogenea e degna di particolare attenzione. Bisogna rilanciare l’economia locale, incentivare la produzione e la produttività per garantire occupazione sana, vera e duratura, ovvero l’unica ricetta che può invertire il trend negativo che da troppo tempo regna sovrano”.

 

 

 

L’ Inps, con una propria circolare, ha provveduto a comunicare, per l’anno 2011, gli importi massimi per i trattamenti di integrazione salariale, mobilità e disoccupazione, nonché l’importo dell’assegno per le attività socialmente utili. Si tratta di variazioni da un anno all’altro, previste dalla normativa, e che si possono quantificare in poche decine di euro, circa 30. Trattamenti di sostegno al reddito che vanno calcolati in percentuale sulla base delle retribuzioni percepite durante il rapporto di lavoro, e che non possono superare, come anticipato, dei massimali stabiliti.

“Ma proprio su questi massimali occorre un’attenta riflessione - dichiara Aldo Pugliese, Segretario Generale della Uil di Puglia e di Bari – in quanto per chi durante l’attività lavorativa percepiva una retribuzione pari o inferiore a 1961,80 euro, il massimale è previsto in 906,80 euro, mentre per gli altri lavoratori il massimale è di 1089,89 euro. Agli importi indicati occorre sottrarre l’aliquota contributiva pari al  5,84%, giungendo a massimali rispettivamente di 853,84 e 1026,24 euro. Ancor più bassi sono gli importi per le disoccupazioni in edilizia e per le attività socialmente utili, con assegni che si fermano, in quest’ultimo caso, a 413,16 euro mensili. E’ facile intuire come si tratti di importi che difficilmente possono garantire un’esistenza dignitosa a quegli ex lavoratori che, molto spesso, sono l’unico sostegno economico dell’intero nucleo familiare. E’ da anni che si parla di una riforma complessiva del sistema degli ammortizzatori sociali ed è dallo stesso numero di anni che i lavoratori licenziati, o prossimi al licenziamento, patiscono situazioni di grande difficoltà. Una situazione che, in un momento di profonda crisi come quella attuale, diventa ancor più drammatica. Chiediamo, pertanto, un’attenzione vera, da parte delle Istituzioni, al fine di creare trattamenti di sostegno al reddito dignitosi e realmente il linea con il costo della vita”.

 

Continua la mobilitazione dell'Amministrazione comunale di Bitonto contro il Piano di Riordino varato dalla Regione, che prevede la chiusura dell'ospedale di Bitonto.

Dopo aver guidato in prima persona la "Marcia per la salute" di sabato scorso, il Sindaco Valla ha inviato oggi una nota a Vendola, Fiore e Pansini chiedendo la convocazione urgente in Regione di un tavolo di confronto allargato alle forze politiche sindacali, economiche e culturali bitontine.

"In Regione - dichiara Valla - sanno perfettamente che continuerò a difendere le legittime aspettative dei cittadini di Bitonto, senza alcuna strumentalizzazione politica. La richiesta di incontro urgente è legata alla necessità di concretizzare e calendarizzare con atti certi le soluzioni alternative, che da tempo abbiamo ipotizzato di concerto con la Direzione della Asl".

Il Sindaco non nasconde l'amarezza per l'atteggiamento che in queste ore i rappresentanti del centrosinistra cittadino stanno tenendo nella difficile battaglia con il governo regionale. "Non ho mai accettato la scorrettezza gratuita. Il centrosinistra bitontino - spiega il primo cittadino - sa perfettamente del mio personale impegno a difesa della sanità cittadina: dal 2008 le sollecitazioni ai vertici regionali e della Asl sono state continue e tutte condotte con spirito bipartisan. Defilarsi da una marcia cittadina e apartitica di protesta e appuntarsi una medaglia per un presunto piano alternativo che non ha alcuna approvazione ufficiale e che comunque riprende il piano da me concordato con Pansini e sancito da documenti agli atti della Asl Bari, disegnano una classe politica incapace di fare squadra in maniera unitaria per tentare di ottenere il bene per la città".

"In questo momento - conclude Valla - c'è bisogno assoluto di unità d'intenti. Se riusciremo ancora una volta a marciare divisi, sono sicuro che la città perderà anche questa battaglia, vedendosi sfilare anche quei servizi di base che dobbiamo a tutti i costi pretendere siano attivati e potenziati in tempi certi e rapidi".

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