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Edizione N. 3

18 maggio 2015

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Napoli

I giovani di Pompei aprono le porte alla speranza

Napoli

La Pastorale Giovanile di Pompei, guidata da don Ivan Licinio e Vittorio Tufano, ha organizzato, per venerdì 5 dicembre, un incontro di preghiera e di festa rivolto a tutti i giovani della Diocesi e, in particolar modo, a coloro, tra essi, che partecipano in maniera costante e attiva alla vita ecclesiale pompeiana. Prenderanno parte all’incontro, infatti, tutte le Associazioni, i Gruppi e i Movimenti ecclesiali giovanili del territorio, in particolar modo l’Azione Cattolica e l’Agesci, che hanno anche collaborato alla realizzazione dell’evento.

Il momento di preghiera, dal titolo “Ecco quello che ti ho donato”, si terrà, alle 20.00, presso la Cappella del Centro Educativo “Bartolo Longo”.

Le riflessioni e le preghiere dei giovani saranno imperniate sul brano del Vangelo di Luca che narra la nascita di Gesù nella Grotta di Betlemme e sul brano dell’Apocalisse in cui Gesù chiede di ascoltare la sua voce e aprirgli la porta. L’incontro di preghiera, infatti, svolgendosi in periodo di Avvento, momento privilegiato per l’ascolto della Parola, vuole essere un invito ai giovani a non perdere la speranza nel futuro, ma a ritrovarla in Gesù che viene al mondo donandoci la luce di una speranza nuova e, soprattutto, si pone come monito a non perdere mai il contatto con Dio, che deve essere, con i suoi insegnamenti, punto centrale della nostra vita.

A guidare i giovani nella preghiera, mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo Prelato di Pompei, al quale sarà affidato anche il compito di illustrare loro il senso profondo di questo incontro.

A rendere ancor più concreto il messaggio da trasmettere, saranno rappresentati, dai ragazzi stessi, alcuni sketch sulla vita familiare e sul rapporto genitori-figli, saranno letti alcuni brani tratti dai romanzi di Alessandro D’Avenia e Daniel Pennac sull’importanza della scuola e sarà proposto un video-inchiesta sulla condizione del lavoro giovanile in Italia.

Al termine, si svolgerà una festa per tutti i giovani partecipanti.

Vomero, via Scarlatti, platani capitozzati

Napoli

Via Scarlatti platani capitozzati1

Veementi polemiche e proteste al Vomero per le operazioni che, eufemisticamente sul cartello di cantiere, vengono definite di “riqualificazione del patrimonio arboreo” ma che, effettuate da un’impresa di costruzioni edili, si stanno risolvendo in effetti in una vera e propria capitozzatura di tutti gli antichi platani presenti nell’isola pedonale di via Scarlatti, col rischio che potrebbe   essere compromessa anche la vitalità stessa delle piante interessate.

“ Al punto – ironizza amaramente Gennaro Capodanno – che alcuni hanno cominciato a dare dei veri e propri nomi alle forme assunte dalle alberature stradali dopo l’intervento radicale, così c’è l’albero forcella, l’albero appendiabito, l’albero palo elettrico e così via. Di fatto l’aspetto estetico dell’importante arteria vomerese, a poche settimane del periodo natalizio, appare totalmente modificato e non certo in positivo “.

“ Il tutto – ricorda Capodanno – è avvenuto all’indomani della caduta di un ramo da un platano con il ferimento di due passanti. Nei giorni successivi sono iniziate le operazioni di potatura, con la creazione di un vero e proprio cantiere, con tutto ciò che ovviamente ne consegue, e con interventi effettuati con una piattaforma aerea. Peraltro al momento non risultano noti i recenti provvedimenti amministrativi con i quali sono stati disposti gli interventi in atto né si sa chi ha deciso le attività da espletarsi per ciascuna pianta, una delle quali è stata addirittura tagliata. Il risultato al momento è quello che tutti possono osservare “.

“ In verità – continua Capodanno - , come è stato rimarcato anche in altre analoghe occasioni, le piante non andrebbero potate in modo drastico e indiscriminato, lasciando così la forma di un albero per assumere quella di scheletri inquietanti che, anziché abbellire la città, la rendono ancor più triste e lontana dalla natura “.

“ A mio avviso – puntualizza Capodanno – queste operazioni, oltre essere effettuate con le normali cadenze previste dalle vigenti disposizioni, dovrebbero essere condotte con tecniche più moderne che consentano una potatura di qualità, come il tree climbing, tecnica che consiste nell’arrampicarsi sulla pianta grazie a corde per poter “lavorare” e potare da una zona privilegiata, cioè dall’interno della chioma, e non dall’esterno come accade invece per potature effettuate con piattaforme aeree, come quelle che vengono abitualmente utilizzate “.

“ Con la tecnica indicata – prosegue Capodanno - la rimonda del secco e i tagli di selezione possono essere fatti con estrema precisione ed in modo razionale, laddove con le piattaforme aeree si rende necessario effettuare tagli che possono risultare inutili, se non addirittura dannosi, per aprirsi la strada all’interno della chioma. Senza considerare il fatto che un tree climber possiede sicuramente un bagaglio tecnico più elevato di quello di un operaio di un’impresa edile “.

“ Tra gli altri vantaggi del tree climbing – afferma Capodanno - vanno sottolineati: il minor ingombro di mezzi meccanici, che produce ovviamente ripercussioni positive anche sul traffico veicolare, il poter operare con più tree climber contemporaneamente su una singola pianta o su piante adiacenti senza che interferiscano, come potrebbe invece accadere con più di una piattaforma aerea, il poter raggiungere la parte più alta della chioma, qualunque sia l’altezza della pianta, vantaggio notevole nei casi nei quali i tagli da effettuare, quando si opera con piattaforme aeree, potrebbero essere determinati dall’altezza che può raggiungere il braccio meccanico e non dalle reali esigenze di potatura della pianta “.

Capodanno al riguardo auspica un intervento immediato delle autorità competenti, al fine di contemperare le esigenze prioritarie, legate alla sicurezza, con quelle di salvaguardare le alberature stradali, nel rispetto di tutte normative al riguardo vigenti, avvalendosi di tecnologie all’avanguardia.

Pozzuoli - Caritas: Due giorni di proposte contro la povertà

Napoli

Venerdì 24 e sabato 25 ottobre si terrà il 4° Convegno delle Caritas parrocchiali della Diocesi di Pozzuoli. “I Poveri al centro del Vangelo” è il titolo della due giorni di cui è prevista la partecipazione di oltre 300 volontari provenienti dalle parrocchie, dei rappresentanti dei movimenti, delle associazioni cattoliche e laiche provenienti dal territorio della Diocesi di Pozzuoli (comprende parte di Napoli con i quartieri di Pianura, Soccavo, Fuorigrotta e Bagnoli e i comuni di Pozzuoli, Quarto, Bacoli e Monte di Procida e parte del comune di Marano).

Il primo giorno nella parrocchia san Lorenzo di Pianura (venerdì 24, inizio ore 16) è in programma la Lectio Divina curata da don Alessandro Scotto; seguiranno i saluti di monsignor Gennaro Pascarella, vescovo di Pozzuoli, di don Fernando Carannante, vicario episcopale alla Carità e direttore della Caritas Diocesana di Pozzuoli e di Sebastiano Maccarone, direttore del Centro di Accoglienza per i richiedenti Asilo C.a.r.a. di Mineo, in provincia di Catania. L’esperienza siciliana aiuterà a porre l’attenzione sul problema profughi e sull’impegno che la Chiesa italiana sta sostenendo per accoglierli. Interverrà don Salvatore Ferdinandi, responsabile del servizio promozione della Caritas Italiana. I delegati presenti parteciperanno ai laboratori in cui elaboreranno proposte per contrastare la povertà sul territorio.

Sabato 25 (inizio ore 16) appuntamento presso la lapide che ricorda l’approdo di san Paolo a Pozzuoli. Da qui partirà una processione verso il Duomo al Rione Terra. Don Salvatore Ferdinandi parlerà dell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” di papa Francesco. Alle 18,30 Celebrazione Eucaristica e a seguire presentazione del Duomo a cura dell’associazione Nemea.

«Questo Convegno nasce sulla base delle sollecitazioni dal magistero di papa Francesco - dichiara don Fernando Carannante, direttore della Caritas Diocesana di Pozzuoli - il Pontefice più volte ha richiamato la Chiesa a mettere i poveri al centro del Vangelo. Vogliamo riflettere sul cammino che la nostra Caritas ha effettuato negli ultimi anni insieme alla Chiesa di Pozzuoli e porre la nostra attenzione sulle periferie, esistenziali e geografiche. Non a caso abbiamo scelto una parrocchia di periferia, la san Lorenzo di Pianura, per discutere insieme il primo giorno. L’obiettivo del Convegno è metterci in ascolto del territorio, facendo emergere le tante situazioni di povertà che caratterizzano la nostra società. La Caritas vuole contribuire a stimolare le istituzioni a prendersi cura dei problemi dei cittadini e raccogliere l’invito a collaborare insieme alla Chiesa. Concetti, questi, che ribadisce frequentemente il nostro vescovo nei suoi interventi».

Napoli, notte…in bianco: la carica dei 600mila

Napoli

Altri giornali, forse per non esporre gli organizzatori ad una magra figura, si sono limitati, bontà loro, a confermare la cifra già iperbolica dell’anno scorso, con 500mila presenze per una notte bianca al Vomero, ribattezzata dai residenti notte in bianco, sia per gli strombazzamenti dei clacson delle autovetture rimaste bloccate per ore in tutta l’area nell’intorno di quella pedonalizzata sia per le musiche ad alto volume nelle principali piazze, sino a dopo lo scoccare della mezzanotte. Unica voce fuori dal coro, il quotidiano Il Mattino che, nell’occasione, ha deciso di rilanciare. Così nell’articolo a firma della giornalista Mariagiovanna Capone, si legge di ben 600mila presenze, 100mila in più rispetto agli altri organi d’informazione. Molti di più di quanti ne possa contenere l’intero stadio San Paolo, per intenderci. Dunque una differenza di non poco conto, che rilancia i dubbi sulle capacità matematiche in ambito giornalistico. Per il resto si è trattato, ancora una volta, di una festa, o meglio di una sagra paesana, decisamente sottotono rispetto alle aspettative sbandierate dagli organizzatori, che ha fatto la felicità dei soli ambulanti abusivi, presenti in massa, che, con carrelli improvvisati, hanno potuto vendere prodotti alimentari e bibite di ogni tipo, laddove invece la maggior parte degli esercizi commerciali a posto fisso, anche per preoccupazioni legate alla sicurezza, hanno deciso di abbassare le saracinesche normalmente. I flussi migratori dei partecipanti, in costante movimento, si sono manifestati solo lungo il percorso da piazza degli Artisti a piazza Vanvitelli, passando per le vie Giordano e Scarlatti, dove si è creato caos e disordine, mentre nelle altre strade interessate c’è stata scarsa affluenza. Ma, tornando ai numeri, per comprendere l’esorbitanza delle cifre sparate, basti riflettere sul dato che il Vomero è popolato da meno di 50mila abitanti, per la qual cosa, seppure avessero partecipato tutti, neonati e ultrasettantenni inclusi, aspetto inverosimile visto che la maggior parte dei residenti o sono rimasti tappati in casa o sono fuggiti altrove, le altre circa 550mila persone avrebbero dovuto raggiungere il quartiere collinare con i mezzi pubblici a disposizione, dal momento che non era possibile arrivarvi con gli automezzi privati, cosa che, stando ai dati delle aziende di trasporto interessate, non risulta affatto. Ed ancora: considerando che la popolazione del capoluogo partenopeo, in base all’ultimo censimento, è di poco più di 960mila abitanti spalmati su circa 199 km2 con una densità di poco più di 8mila abitanti a km2, per avere una tale presenza in una sola serata si dovevano mobilitare due napoletani su tre, bambini, nonni, ammalati e diversamente abili inclusi, andando ad occupare una superficie di appena 2 km2, che è quella a disposizione del Vomero, che nell’occasione avrebbe toccato la densità di ben 300mila persone a km2. Un valore stratosferico se solo si pensi che la città con la più alta densità abitativa al mondo è Manila, con poco più di 41mila abitanti a km2.

Vomero: rilancio della vocazione turistica e dell’occupazione

Napoli

“ Manifestazioni episodiche, come quella svoltasi in questi giorni, come dimostrano i fatti, non sortiscono alcun richiamo né per il turismo né tantomeno servono a rilanciare il terziario commerciale in crisi. C’è il rischio che il Vomero possa diventare il luna park di Napoli e provincia, nell’ambito di un vituperato rilancio dell’antico panem et circenses - esordisce Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della Circoscrizione Vomero, criticando l’assenza da tempo di una seria politica produttiva ed occupazionale a favore del popoloso quartiere collinare -. La situazione è critica, come testimoniano anche recenti fatti di cronaca, ed occorre una seria ed immediata programmazione per il rilancio anche occupazionale del quartiere collinare della città “.

“ Si sente sovente parlare di un inserimento del Vomero nel circuito turistico – afferma Capodanno -, senza però tener conto, tra l’altro, del fatto che l’ultimo albergo del quartiere, sopravvissuto alla chiusura di un’analoga struttura collinare, trasformata tempo addietro in civili abitazioni, ha chiuso definitivamente i battenti da alcuni anni. Dove dovrebbero dunque alloggiare i turisti dal momento che, a parte qualche pensione ed alcuni bed and breakfast privati, non si riscontra un numero adeguato di strutture ricettive sul territorio collinare? “.

“ Se lo sviluppo di una politica turistica venisse demandato esclusivamente all’intervento, parziale e limitato dei privati, allora saremmo davvero messi male – continua Capodanno -. Il marchio Napoli vien pubblicizzato all’estero, sovente con risultati lusinghieri, ma poi vi sono zone a palese vocazione turistica, come il Vomero, con siti storici ed ambientali di valenza internazionale, come San Martino e la villa Floridiana con il museo Duca di Martina, che non vengono attrezzate, dotandole delle necessarie ed adeguate infrastrutture “.

“ Il Vomero, come è sotto gli occhi di tutti, è un quartiere che sta subendo un lento ma graduale degrado da alcuni anni a questa parte – ha continuato Capodanno -. Anche il settore commerciale, fiore all’occhiello dell’intera Città fin dagli anni ’60, sta attraversando un periodo di forte crisi, con la chiusura di decine di esercizi e la conseguente perdita di numerosi posti di lavoro, senza che ai tanti, a partire dai giovani, in cerca di una prima occupazione, vengano offerte valide e concrete alternative che, appunto, potrebbero venire dalla valorizzazione della naturale vocazione turistica del quartiere “.

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