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Edizione N. 8

10 novembre 2014

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Napoli

Da 150 anni sulle nevi bianche svizzere

Napoli

festa in un rifugio alpino in Svizzera

Buone notizie arrivano dalla Svizzera per i prossimi collegamenti aerei da Napoli. La compagnia di bandiera, la Swiss International Air Lines (www.swiss.com), che fa parte del Gruppo Lufthansa, collegherà da aprile 2015 Napoli con Zurigo. Ad annunciarlo è stato il direttore per l’Italia della Compagnia, Stefan Zwicky, nel corso dell’incontro con la stampa a Roma per festeggiare i 150 anni del turismo invernale in Svizzera. « I nuovi voli diretti da Napoli e da Bari - egli ci ha detto - saranno operativi cinque volte alla settimana per tutto l’anno. Le tariffe per il volo di andata e ritorno sono estremamente convenienti e partiranno da 94 euro, tutto compreso.

La leggenda narra che l’ albergatore Johannes Badrutt, proprietario della pensione Faller di St.Moritz, fece una scommessa con i suoi ospiti inglesi che avrebbe pagato soggiorno e spese di viaggio se gli stessi, ritornati in inverno, non avessero trovato un clima mite e soleggiato. I clienti tornarono a dicembre, attraverso il Passo dello Julier, per ripartire a Pasqua abbronzati e soddisfatti anche se avevano perso la scommessa. Ciò avveniva nel 1864 a St. Moritz che divenne, con tutta l’Engadina, protagonista dello sviluppo del turismo invernale. La Svizzera iniziò sempre nell’Ottocento ad affermarsi anche come destinazione benessere. «A pochi chilometri di distanza - racconta il Direttore Italia di Svizzera Turismo, Armando Troncana – un’altra località dei Grigioni muoveva i primi passi nell’ospitalità questa volta grazie a un medico tedesco, Alexander Spengler, che intuì le potenzialità dellʼaria di montagna per curare le malattie polmonari. Insieme all’olandese Willem Jan Holsboer, che fu tra i fondatori anche della Ferrovia retica, fu aperto il primo sanatorio di Davos». In quell’epoca fu anche inventato lo sci da un parroco albergatore che per dare l’estrema unzione ad un suo fedele a valle, non indugiò di scendere dalla canonica con un paio di rudimentali assi ai piedi. I festeggiamenti più calorosi naturalmente spetteranno a St. Moritz dal 5 al 7 dicembre quando si stapperà lo spumante. Si darà così l’avvio a numerosi eventi per la stagione invernale, lo “Snow Sports Opening”, che prevede tra l’altro la St.Moritz City Race, che porterà all’interno della splendida cittadina svizzera una pista da sci. Fino ad aprile prossimo sono previste aperture di nuove piste sciistiche come la “Georgy Run”, la seconda pista che sarà inaugurata sul ghiacciaio del Corvatsch. Tutto intorno al lago di St. Moritz non mancano gli eventi di prestigio come lo Snow Polo World Cup, la spettacolare corsa in bob e skeleton dell’Europacup, il St.Moritz Gourmet Festival, che avrà come motivo conduttore i 150 anni e la corsa di cavalli White Turf sul lago ghiacciato. Lo sviluppo turistico di queste località di montagna va di pari passo con la diffusione degli sport invernali. Gli sport sul ghiaccio furono i primi ad essere introdotti nelle Alpi, infatti tra il 1870 a il 1890 fecero la loro comparsa il pattinaggio, lo slittino, il curling e l’hockey. Gli inglesi fondarono a Davos il primo Club di Pattinaggio e venti anni dopo il primo Club di Curling della Svizzera. La località grigionese fece costruire la più grande pista di pattinaggio d'Europa di 16.000 mq , divenendo alla fine del XIX secolo il centro europeo degli sport su ghiaccio. Anche lo slittino, da secoli impiegato come mezzo di trasporto, diventò uno sport grazie alla prima slitta in legno fabbricata a Davos. Fino agli anni ‘20 lo sport invernale era una pratica d’elitè. Fu solo lo sci a trasformarlo in un fenomeno di massa e le Olimpiadi invernali del 1928, disputate a St. Moritz, diedero il loro contributo decisivo.

la fonduta

Fu nel secondo dopo guerra che St. Moritz, Davos, Zermatt e Gstaad divennero note in tutto il mondo e la Svizzera si era guadagnata così il titolo di destinazione invernale per antonomasia. «Nel Vallese - ci ricorda Natalie Kenmeughni Schmid, responsabile del Valais Wallis - la neve è garantita tutto l’anno per le 45 montagne alte oltre quattromila metri. La maggioranza delle zone sciistiche è situata infatti tra i 1.500 e i 3.000 metri. In particolare nel comprensorio di Crans Montana per la stagione invernale entrerà in servizio la nuova seggiovia a sei posti “cabane de bois” con una capacità massima oraria di 2.400 persone». Anche il trekking fa parte del paradiso invernale valligiano con i suoi mille chilometri di sentieri invernali. A partire da quest’inverno gli impianti dell’Aletsc Arena offrono il Winter-Wanderpass Aletsch. 72 chilometri di sentieri, tra poco ricoperti di candida neve, attendono i visitatori in questo comprensorio in cui è vietata la circolazione delle auto e per questo ideale per le famiglie. L’ Aletsch Arena può essere visitata anche di notte. Accompagnati da una guida si potrà salire al chiaro di luna, indossando racchette da neve di un tempo per arrivare alla celebre Battmer-Hitta. Nel rifugio di montagna l’atmosfera sarà completata dal racconto delle leggende di montagna e da una gustosa fonduta. Dal 20 dicembre al 28 febbraio prossimo verrà allestita ad Interlaken l’ “Ice Magic”, la cittadella di ghiaccio di 2.000 metri quadri con piste di pattinaggio collegate tra loro e con stand per la ristorazione. Per maggiori informazioni sulla Svizzera ci si può rivolgere al numero verde 0080010020030 o accedere al sito www.svizzera.it o Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . A proposito di trasporti pubblici lo Swiss Pass dal 1 gennaio 2015 cambierà nome e prenderà quello di “Swiss Travel Pass”. «I servizi offerti - ha precisato Matteo Spiller, rappresentante per l’Italia dello Swiss Travel System (www.swisstravelsystem.com) - saranno pressoché invariati come la libera circolazione su treni, autobus e battelli e l’ingresso gratuito a più di 480 musei, usufruendo del 50% di sconto per le ferrovie di montagna e per gli impianti di risalita. Per raggiungere più facilmente le località svizzere da Milano ci sarà una nuova offerta di collegamenti diretti con il treno a partire 25 euro, per la prima volta i regali arrivano prima di Natale! » Intanto le città svizzere si stanno preparando all’ Avvento per conquistare i turisti con gli incantevoli mercatini. Tra i più noti quelli delle città di Zurigo, Lucerna, Berna e Basilea che possono essere tutte comodamente raggiungibili con i mezzi pubblici elvetici.

la Svizzera d'inverno (3)

Fa tappa a Napoli la goletta francese Tara

Napoli

veliero Tara

La spedizione della goletta Tara, coordinata da Gaby Gorsky, responsabile scientifico della missione e direttore dell’Osservatorio oceanologico di Villefranche-sur-Mer (CNRS-UPMC), è iniziata a maggio e terminerà a novembre 2014. Due gli obiettivi: condurre uno studio scientifico sull’inquinamento da plastiche e promuovere una presa di coscienza sui cambiamenti ambientali alla luce degli oltre 450 milioni di persone che vivono nelle zone costiere del Mediterraneo. A Napoli la goletta si fermerà fino a lunedì. Questa tappa, evento del Forum Universale delle Culture (www.forumculture.org) è stata una proficua occasione di incontri con il pubblico. L' Istituto Francese di Napoli, il Grenoble, diretto da Christian Thimonier, che è anche il Console generale di Francia, ha ospitato la serata di venerdì, dedicata alla proiezione del film documentario “Tara Oceans, voyage aux sources de la vie “ alla presenza dell'Ambascatrice di Francia in Italia, Catherine Colonna. Quello della goletta è un viaggio lungo sette mesi, da maggio a novembre, di sedicimila chilometri con 22 fermate, 11 paesi e una sosta in Italia, a Napoli. Per cinque giorni il golfo partenopeo ospiterà il veliero Tara, protagonista di Tara Méditerranée, una grande esplorazione scientifica per quantificare la presenza delle microplastiche nel Mediterraneo e i conseguenti effetti sull’ambiente, la biodiversità, la salute dell’uomo. Per l’occasione la Stazione Zoologica Anton Dohrn (www.szn.it) ha promosso un fitto programma di eventi, conferenze, riflessioni e incontri tra ricercatori, studenti, pubblico e istituzioni. Al centro degli appuntamenti napoletani sono: Tara Oceans - ricerca conclusa nel 2012 sugli effetti del riscaldamento globale sulla biodiversità nei mari del mondo - e l’attuale Tara Méditerranée, ancora in corso. Le esplorazioni vedono in prima linea numerosi studiosi della Anton Dohrn tra cui: Daniele Iudicone, coordinatore per l’oceanografia nella spedizione Tara Oceans, che si è interessato di identificare il ruolo delle correnti marine al fine di determinare la diversità planctonica; Maria Grazia Mazzocchi, responsabile dell’analisi dello zooplancton per Tara Méditerranée, il cui compito è di studiare il plancton che vive insieme ai microframmenti di plastica; Gabriele Procaccini, studioso di diversità molecolare degli organismi marini e capo spedizione in una delle tappe di Tara Oceans e Adriana Zingone, responsabile delle analisi morfologiche del fitoplancton per Tara Oceans. Fondamentale la spedizione, dato che la microplastica si insinua in tutte le forme di vita che abitano nel mare, microplancton incluso, dove la “convivenza” avviene per organismi anche di un millimetro. Plastica che impiega dai due ai trecento anni per degradarsi e che costituisce un pericoloso ecosistema che finisce per entrare anche nella rete alimentare. “Ingresso” le cui conseguenze sul lungo periodo non sono ancora note ma che sicuramente influenza la chimica e la biologia marina. Un inquinamento in miniatura, un mostro ambientale invisibile all’occhio umano. I primi risultati dei campioni raccolti nei primi mesi di spedizione già chiariscono che nel Mediterraneo c’è molta più plastica di quanta ne vediamo: si parla di almeno 250 miliardi di microframmenti. Ma saranno necessari ai ricercatori quasi 10 anni per analizzare tutti i dati, un lavoro che culminerà con una visione integrata dell’ecosistema planctonico mondiale e delle sue relazioni con l’ambiente. I paesi coinvolti nel progetto sono: Albania, Grecia, Libano, Malta, Tunisia, Algeria, Francia, Italia, Spagna, Marocco, Portogallo. Tra i risultati raggiunti da Tara Oceans: microrganismi, una nuova banca mondiale di dati raccolti a bordo per delineare meglio la regolazione globale del clima terrestre; genomi, una diversità inedita di contenuti in geni planctonici, soprattutto a livello di fitoplancton; la messa in risalto di una grande dinamica di popolazioni coralline e la scoperta di dieci nuove specie, in particolare nelle isole Gambier. Numerosi gli eventi dedicati alla divulgazione scientifica: un programma rivolto alle scuole che terminerà il 31 ottobre che intreccerà le esperienze di Tara ad incontri, laboratori di ricerca scientifica e alla realizzazione e proiezione in anteprima - venerdì 31 ottobre a Città della Scienza - del film sulla tappa napoletana di Tara e il lavoro dei ricercatori della Anton Dohrn, prodotto dal Forum Universale delle Culture di Napoli e Campania. C’è stata anche una parata di Tara nel Golfo di Napoli con il partenariato della Lega Navale Napoletana e l’incontro, aperto al pubblico, “Science&Society” previsto per lunedì 13 ottobre alle ore 18, presso la Stazione Zoologica di Napoli, dedicato alle grandi esplorazioni scientifiche con la partecipazione di ricercatori internazionali come Christiane Groeben (Stazione Zoologica A. Dohrn), Ferdinando Boero (Università del Salento) e Chris Bowler, scienziato presso Ecole Normale Supérieure (Paris).

Vomero, chiudono i negozi storici? Consoliamoci con bar e patatinerie

Napoli

Vomero, via Merliani negozi già Pio Barone

“ Vi ricordate lo spot che chiudeva l’indimenticabile trasmissione della domenica: “Tutto il calcio minuto per minuto“? “Se la squadra del vostro cuore ha vinto, brindate con Stock; se ha perso, consolatevi con Stock” – esordisce Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari -. Parafrasando, guardando a quello che accade nel settore commerciale al Vomero, quartiere collinare del capoluogo partenopeo, da alcuni anni a questa parte, alla luce degli eventi degli ultimi tempi, potremmo dire: “Chiudono i negozi storici del quartiere collinare, scompaiono gli esercizi commerciali che da oltre un secolo si tramandavano di generazione in generazione, consoliamoci con i tanti bar, ristoranti, paninoteche e patatinerie che hanno aperto e continuano ad aprire, ultimo in ordine di tempo il “V&V drink art” in via Merliani 51A e 51B “.

“ In quei locali – ricorda Capodanno - fino ad un paio di anni addietro c’era un negozio di abbigliamento di Pio Barone, una ditta che a Napoli, come ricordava l’insegna, opera dal 1898. Da oggi c’è una struttura che oltre che come bar e ristorante, si propone anche come promotrice di eventi culturali. La sensazione ricavata stasera passando da quelle parti è stata del tutto negativa “.

“ Una grande confusione di persone ospitate all’esterno, in un’area recintata che occupava quasi per intero la carreggiata con ombrelloni, sedie e tavolini – continua Capodanno - . Persone che con il loro vociare e con le loro risate rompevano la quiete alla quale da tempo immemore questo tratto di strada era abituato, a partire dalle ore 20:00, dopo la chiusura degli esercizi commerciali che vi si affacciano. Per inteso, per quanto ho avuto modo di constatare, non vorrei trovarmi nei panni delle famiglie che abitano negli appartamenti che si trovano sui piani immediatamente sovrastanti al detto locale.

“ Attraversato l’ingresso – puntualizza Capodanno-, dopo aver salito alcuni scalini, mi sono trovato, al piano rialzato, in alcuni locali, che ho trovato angusti ed oltremodo affollati. Da qui, per accedere agli ambienti posti nel piano totalmente interrato, ho dovuto attendere che una persona posta in cima, facesse passare prima coloro che stavano salendo, dal momento che l’unica scala di accesso che ho avuto modo di vedere in tutta la struttura, è talmente stretta che se vi sono persone che salgono, non possono passare quelle che scendono. A riprova, una volta disceso, ho notato un’altra persona che disciplinava gli accessi dall’altro capo della scala. Da ingegnere, memore anche dei miei studi sulla sicurezza, vista anche la presenza di numerose persone, mi sono posto una serie di domande che meriterebbero più di una risposta e, comunque, dopo un poco, preso anche da una certa preoccupazione, ho abbandonato i locali interrati, sempre con il meccanismo già sperimentato in discesa del “senso unico alternato” “.

“ Che altro aggiungere – conclude Capodanno -. Sarò pure antiquato ma a me il negozio di Pio Barone, che ricordo al Vomero sin da quando giravo per le strade con i pantaloncini corti, così come i negozi di Daniele e Sangiuliano o di Coppola, di Aruta e di Abet, rimanendo in via Scarlatti, mi mancano molto e ne ho grande nostalgia. Nostalgia che aumenta quando, passeggiando la sera, invece della quiete abituale, al punto che si poteva ascoltare lo stormire delle foglie, mi ritrovo investito dalla rumorosità chiassosa delle persone sedute ai tavolini fino a mezzanotte; ed invece di essere accarezzato dalla brezza lieve e leggera della collina vengo investito dal tanfo degli oli bruciati dei fritti vari, mentre faccio lo slalom tra i tavolini e le sedie che oramai invadono, a tutte le ore, le principali arterie del quartiere “.

 

Napoli, notte nera per il commercio al Vomero

Napoli

“ E’ una costante: non c’è giorno che nel quartiere collinare del capoluogo partenopeo, il Vomero, quartiere commerciale per antonomasia, non si annunci la chiusura di qualche esercizio commerciale – afferma amareggiato Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari -. La crisi economica e la contemporanea lievitazione dei costi di gestione, hanno messo in ginocchio il terziario commerciale che rappresenta, da tempo, la principale attività produttiva del quartiere collinare con circa duemila esercizi commerciali, alcuni dei quali della grande distribuzione, presenti sul territorio “.

“ L’ultimo esercizio commerciale che ha cessato l’attività nei igorni scorsi è uno store della Yamamay, posto all’incrocio tra via Luca Giordano e via Scarlatti - prosegue Capodanno -. Ma non è l’unico. Basta fare una passeggiata nella galleria Scarlatti, dove sono tante le saracinesche abbassate “.

“ Purtroppo – puntualizza preoccupato Capodanno - se si va avanti di questo passo, senza alcun intervento da parte della Regione Campania e del Comune di Napoli, tra poco al Vomero potrebbero essere ancora tanti altri i negozi che rischiano di chiudere definitivamente, non potendo sostenere gli elevati costi gestionali, determinati anche dalle richieste esorbitanti per il rinnovo dei contratti di locazione. E di certo per risollevare la grave situazione che si è determinata nel settore non bastano iniziative puntuali, della durata di una notte. Occorrono interventi più incisi e continuativi “.

“ Occorrerebbero iniziative concrete per supportare economicamente le attività in difficoltà – continua Capodanno -. Invece tutto tace. Per esemplificare, anche la legge regionale per la salvaguardia delle botteghe storiche, di recente approvata, è rimasta ancora sulla carta, visto che non risulta neppure realizzato il censimento delle attività che potrebbero fruire dei benefici indicati nella norma “.

“ Bisogna fare presto – conclude Capodanno -. Di questo passo, al ritmo di chiusure di esercizi commerciali che si registrano negli ultimi tempi, reputo che saranno davvero pochi gli esercizi commerciali che potranno usufruire a Napoli delle provvidenze previste, laddove invece in altre Regioni italiane, come il Piemonte, la Lombardia ed il Lazio, la normativa che istituisce le botteghe storiche, in vigore da lustri, ha contribuito a salvare tante attività commerciali ed artigianali che altrimenti avrebbero rischiato di chiudere definitivamente “.

Napoli: con l’autunno aumenta il problema delle buche stradali

Napoli

Con l’approssimarsi dell’autunno e con le prime piogge si ripropone a Napoli, con maggiore urgenza, la necessità di porre rimedio alla situazione disastrosa nella quale versano molte strade del capoluogo partenopeo con dissesti che, peraltro, ogni anno mietono numerose vittime. Danni incalcolabili per la società civile ma anche per le casse comunali, alla luce delle numerose sentenze per il risarcimento delle vittime, fondi che avrebbero potuto essere più proficuamente investiti per il risanamento delle strade interessate. Da tempo la vicenda è finita anche sui social network. In particolare Gennaro Capodanno, ingegnere, presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della Circoscrizione del Vomero, uno dei quartieri dove si conta un elevato numero di dissesti stradali, ha fondato su Facebook un gruppo, con oltre 2.500 iscritti, dal titolo: “ Buche partenopee, vedi Napoli e poi…cadi “ ( https://www.facebook.com/groups/buchepartenopee/ ), dove vengono riportate segnalazioni relative a dissesti ed avvallamenti presenti in strade e piazze della Città.

 

“ L’amministrazione comunale – puntualizza Capodanno -, invece di correre ai ripari, provvedendo alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade, lancia, con la delibera “Adotta una strada”, un regolamento nel quale si propone ai napoletani, in forma singola o associata, la partecipazione economica alle varie fasi che riguardano la manutenzione delle strade cittadine. Sulla scorta del palese insuccesso dell’altra “adozione”, varata negli anni scorsi e che riguardava le aiuole comunali, molte delle quali, una volta affidate, sono oggi perlopiù abbandonate, possiamo già prevedere il risultato di questa nuova iniziativa, che nasce peraltro in un periodo di forte crisi economica, che vede coinvolto in prima linea proprio il settore commerciale, e con la maggior parte delle famiglie le quali, con i magri introiti, a stento riescono ad arrivare alla meta del mese, come testimoniano i notevoli cali dei consumi, anche nel comparto alimentare “.

 

“ Con frequenza quasi quotidiana - sottolinea Capodanno - pervengono segnalazioni di nuove buche e nuove voragini che si aprono sui marciapiedi e sulle carreggiate delle strade partenopee. Le ultime segnalazioni riguardano i dissesti e le buche presenti in due strade principali, quali sono appunto via Scarlatti e via Luca Giordano, del Vomero, dove nei prossimi giorni si svolgerà la notte bianca, ribattezzata la “notte nera” ( hashtag #notteneravomero ), a ragione delle condizioni di degrado e di abbandono nelle quali versa attualmente il quartiere collinare partenopeo “.

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