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Venerdì, 14 Agosto 2020

Incastrati i predatori dei patrimoni storici e culturali della Calabria. I reperti archeologici erano destinati al mercato del nord Europa e sono stati arrestati oggi, nell’ambito dell’inchiesta “Achei” della procura di Crotone e dei carabinieri del Comando di Cosenza per la tutela del patrimonio culturale

il parco archeologico cosentino, per via della sua bellezza ed importanza storica, è da sempre preda di ricerche clandestine di reperti archeologici del suo sottosuolo. Il Nucleo Carabinieri TPC di Cosenza, dalla sua istituzione, ha ricevuto costanti e frequenti segnalazioni degli scavi abusivi. L’ultima segnalazione risale al 22.01.2018 con la quale la Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Catanzaro, Cosenza e Crotone comunicava la presenze di “alcune buche rinvenute in prossimità dei resti archeologici, probabile testimonianza dell’intrusione di scavatori clandestini”.

Cosi nella mattinata odierna, i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale (TPC) hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura della Repubblica che ha coordinato le indagini, nei confronti di 23 persone (2 in carcere e 21 agli arresti domiciliari), ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita. Contestualmente sono stati eseguiti ulteriori 80 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti, indagati in stato di libertà.

Sono tutti accusati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita. Ottanta le persone iscritte nel registro degli indagati.  

In territorio italiano, l’operazione è stata condotta in sinergia con i Comandi Provinciali Carabinieri di Crotone, Bari,  Benevento, Bolzano,  Caserta,  Catania, Catanzaro,  Cosenza, Ferrara, Frosinone, Latina, Matera, Milano, Perugia, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Roma,  Siena,  Terni,  Viterbo ed il supporto dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo Valentia, dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Calabria” e del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia. Contemporaneamente, in ambito europeo, grazie al coordinamento di EUROPOL ed EUROJUST, sono state eseguite, in esecuzione di Ordine Europeo di Indagine, attività di perquisizione presso i luoghi di dimora di 4 indagati, domiciliati in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia.

Oltre 350 i carabinieri impiegati, che hanno operato in territorio italiano ed estero, congiuntamente agli investigatori della Metropolitan Police di Londra, della Polizia Criminale del Baden-Württemberg, dell’Ufficio Centrale di Polizia Francese per la lotta al Traffico Internazionale di Beni Culturali e del Servizio Serbo per la Lotta alla Criminalità Organizzata.

La misura cautelare è stata emessa a conclusione dell’attività investigativa denominata “Achei”, sviluppata dai Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza, avviata nel maggio 2017 e conclusa nel luglio 2018, che ha preso il via da una serie di accertamenti di iniziativa susseguenti ad alcune acquisizioni info-investigative da parte dei militari dello speciale reparto dell’Arma a seguito delle quali veniva riscontrata la presenza di numerosi scavi clandestini condotti all’interno di vari siti archeologici. Le successive investigazioni hanno consentito di accertare, inequivocabilmente, l'esistenza di un vasto traffico, su scala nazionale ed internazionale, di reperti archeologici provenienti, tra gli altri, sia da scavi clandestini operati nei siti archeologici di: “APOLLO ALEO” a Cirò Marina, “CASTIGLIONE DI PALUDI” a Paludi (CS) e nell’area di “CERASELLO” (che, seppur non soggetta a vincolo, riveste un indiscutibile interesse archeologico), sia da tante altre aree private nelle province di Crotone e Cosenza. Nel corso dell’attività sono stati identificati i componenti di un ramificato e strutturato sodalizio criminoso in grado di gestire tutte le fasi del traffico illecito di reperti archeologici.

Il monitoraggio delle predette aree, condotto nel corso delle investigazioni, ha consentito di fare emergere un sistema di saccheggi posti in essere, da anni, in quei luoghi, da un gruppo di tombaroli che, agendo nell'ambito di una organizzazione criminale con specifica ripartizione di compiti e di ruoli, e servendosi di tale struttura, è riuscito ad approvvigionarsi di materiale archeologico destinato al mercato clandestino, per la loro successiva commercializzazione sia in territorio italiano sia in quello all'estero, assicurata da una fitta e complessa rete di ricettatori. In tal modo, è stata delineata un’articolata organizzazione costituita da c.d. tombaroli, intermediari e ricettatori che, per qualità e quantità di illeciti commessi, nonché per caratteristiche strutturali ed organizzative, rappresenta un vero e proprio fenomeno criminale che, secondo la definizione del GIP, costituisce la "Criminalità Archeologica Crotonese", radicata nella provincia di Crotone e capace di alimentare il reddito di interi gruppi familiari.

Le fasi del traffico illecito sono state acclarate e documentate dettagliatamente attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, riprese video, pedinamenti, sequestri, fino ad arrivare alla vendita a collezionisti finali.

Significative sono le immagini realizzate, mediante l’utilizzo di un drone, che testimoniano la violenza con cui, in un’area di interesse archeologico, il gruppo criminale ha operato degli scavi clandestini, con impietosa violenza, scagliando colpi al suolo attraverso l’utilizzo di un escavatore, nell’ingordo intento di sottrarre quanto di più prezioso il sottosuolo ancora custodiva. In quella circostanza, il loro disegno criminoso non è stato portato a compimento solo grazie all’intervento immediato dei Carabinieri che bloccarono, in flagranza di reato, alcuni degli odierni arrestati. Dalle stesse riprese vengono ritratti anche altri soggetti che, seppur non impegnati direttamente nell’attività di scavo clandestino, erano intenti ad “esaminare” il terreno mediante l’impiego di sofisticati metal detector.

L'agire del gruppo criminale è apparso organizzato secondo vere e proprie modalità imprenditoriali tipiche delle associazioni ben strutturate.

I vertici dell'organizzazione hanno diretto e controllato l’attività dei sodali, pianificato le singole spedizioni ed individuato i luoghi di interesse, grazie alle specifiche competenze in materia. Inoltre, sono state predisposte modalità operative tali da scongiurare, o quanto meno contenere, il rischio di controlli da parte delle forze dell'ordine, anche attraverso l’utilizzo di canali di comunicazione di difficile intercettazione.

I sodali, dal canto loro, si sono mostrati tutti astuti e prudenti, consapevoli di dover "parlare poco" e di utilizzare un linguaggio criptico per riferirsi al materiale archeologico (es. "appartamenti", "asparagi" o "motosega", termine con il quale veniva abitualmente indicato il dispositivo “cerca metalli”).

Al vertice del gruppo criminale si collocano, senza ombra di dubbio, nella veste di promotori, due soggetti entrambi residenti in provincia di Crotone, cultori di archeologia e conoscitori dei luoghi in cui reperire materiale archeologico da introdurre illecitamente sul mercato. Costoro sono stati  costantemente impegnati nell'attività di ricerca clandestina di reperti e, stabilmente tra loro, collegati nel circuito di commercializzazione degli stessi. Nello specifico, hanno organizzato e diretto il gruppo criminale, programmando la realizzazione dei singoli delitti e contribuendo materialmente alla loro realizzazione.

Le acquisizioni investigative hanno altresì certificato collegamenti con alcuni soggetti esteri legati al traffico di reperti archeologici. Le attività di indagine nei vari Paesi coinvolti (Francia, Germania, Inghilterra e Serbia), sono state condotte in sinergia con le Forze di Polizia estere e coordinate dal servizio EUROPOL, che ha organizzato uno specifico meeting operativo, ed EUROJUST.

Del pari, si è dimostrata molto valida la collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone, che ha fornito, in ogni fase, un fattivo contributo nelle specifiche competenze.        

I 2 soggetti destinatari di custodia cautelare in carcere, considerati al vertice dell’organizzazione,  risiedono a Scandale (KR) e Cirò Marina (KR).

Le misure degli arresti domiciliari sono state eseguite nelle province di Crotone (13), Milano (2), Perugia (2), Catanzaro (1), Benevento (1); Matera (1), Fermo (1).

Nel corso dell’attività investigativa sono stati recuperati diversi reperti archeologici risalenti al IV e al III secolo a.C. rinvenuti nella disponibilità di uno dei capi dell’organizzazione, quali: 5 vasi e lucerne in terracotta, piatti con scene di animali, fibule e monili vari, nonché sono stati sequestrati i mezzi meccanici e le attrezzature tecniche utilizzati rispettivamente per l’escavazione del terreno e per le ricerche archeologiche clandestine. Durante le perquisizioni odierne sono stati rinvenuti e sequestrati in diverse abitazioni in altre regioni italiane ulteriori reperti provenienti verosimilmente dal territorio  crotonese per un valore di svariati milioni di euro.

L’operazione portata a termine costituisce un importante segnale di risposta dello Stato al radicato fenomeno criminale del traffico illecito di reperti archeologici, che vede nei Paesi del Nord Europa, e non solo, i principali destinatari di beni appartenenti al patrimonio culturale nazionale. La Calabria, particolarmente ricca di vestigia del passato, è oggetto di un incessante ed intenso fenomeno di razzia di reperti che alimentano il mercato clandestino dei beni d’arte. Fondamentale, in tal senso, è stata l’attività di cooperazione internazionale giudiziaria e di polizia che ha permesso di ricostruire l’intera filiera criminale del traffico anche oltre i confini nazionali.

Un “piano d’azione per una vera sostenibilità” che possa rappresentare un’effettiva svolta verso il futuro. Questo il punto sostenuto con maggiore forza dal Presidente dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili Gabriele Buia nel corso della relazione svolta all’Assemblea annuale dei soci svoltasi al Palazzo dei Congressi di Roma, alla presenza del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Paola De Micheli e del Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli che sono intervenuti in rappresentanza del Governo.
La folta delegazione di imprenditori edili calabresi, guidati dal Presidente f.f. ANCE Calabria Giovan Battista Perciaccante, ha particolarmente apprezzato il discorso tenuto dal leader dei costruttori italiani Buia, sia per l’analisi nuda e cruda dell’andamento del settore in quest’ultimo anno, sia per le richieste dirette rivolte al Governo. Tra quest’ultime spicca l’urgenza di istituire una task force interministeriale per affrontare in modo organico tutte le emergenze dell’edilizia. Un’esigenza subito accolta dal Ministro Patuanelli e dal Presidente del Consiglio Conte, che ha così rassicurato la platea: “Apriamo un tavolo straordinario per le crisi del settore edile. Dobbiamo lavorare per capire come risolvere i problemi”. Ed i problemi sono veramente tanti, come ha evidenziato il Presidente Buia. A cominciare dalla burocrazia, che “ormai è un potere a sé, incontrollabile, ingestibile. Una vera e propria dittatura che spoglia il cittadino/impresa di tutti i propri diritti. Ministeri, cabine di regia, unità, leggi per la semplificazione. Ma senza risultati. E` da un secolo esatto che ci provano tutti a snellire”.  Un male che affonda il Paese in un momento in cui si registrano 749 opere bloccate per 62 miliardi di euro e in cui le imprese edili scontano la “dimenticanza” della politica nazionale: credit crunch 4 volte superiore alla media nazionale; investimenti in costruzioni ridotti della metà; troppi balzelli sulla casa e sull`attività di impresa e margini di redditività inesistenti. “Per il Sud – ha dichiarato il Presidente Perciaccante commentando la relazione del leader dei costruttori italiani Buia – le conseguenze sono state ancora più nefaste, il gap con il Nord è aumentato in maniera decisa, se si pensa che alle nostre latitudini il PIL deve ancora recuperare  10 punti rispetto ai valori di inizio crisi e che la ripresa degli investimenti è tre volte inferiore rispetto al Nord. Serve una politica di vero rilancio dell’economia del Mezzogiorno che punti prioritariamente a potenziare le infrastrutture che, soprattutto al sud, sono un investimento sociale oltreché un’esigenza economica. A partire dall’alta velocità che deve arrivare fino a Reggio Calabria per unire realmente il Paese. E’ bene tenerne conto invece di procedere a valutazioni costi – benefici totalmente fuori contesto e fuori qualsivoglia indice di ragionevolezza ed opportunità ”.
Ad ascoltare le considerazioni di Buia, insieme a Perciaccante, i presidenti di ANCE Catanzaro Luigi Alfieri e di ANCE Crotone Giovanni Mazzei, gli imprenditori edili Giuseppe Chisari, Pasquale Cundari, Francesco Guzzo, Pietro Nervoso, Giuseppe Savino, Maurizio Scutieri, Raffaella Zinzi, i Direttori di ANCE Calabria Luigi Leone, di ANCE Catanzaro Dario Lamanna, di ANCE Cosenza Rosario Branda e di ANCE Reggio Calabria Antonino Tropea ed i componenti della struttura tecnica Giovanni Guagliardi e Vincenzo Serra.

Domenica 3 novembre, presso la libreria Ubik di Cosenza, alle ore 18, Gabriele Vagnato presenta ai suoi fan il nuovo libro La mia vita è una sfiga, Il titolo è il primo progetto editoriale della star del web, che mette su carta il suo talento per la comicità e il suo amore per la stand-up comedy.

Durante l’incontro Gabriele presenterà anche un suo breve spettacolo comico che mostreranno tutto il suo talento.

“Tutti i libri gli facevano schifo. Allora ne ha scritto uno suo. Odia tantissime cose della sua vita e le ha scritte tutte qui dentro. Se la prende con chiunque e non riesce a non dire la verità. Con queste pagine riderai come un bambino davanti a un cartone animato o un vecchio davanti a Barbara D’Urso. Niente sarà più come prima dopo averlo letto. Tu non sarai mai come prima dopo averlo finito. Se deciderai di leggerlo a cavallo, su un cammello nel bel mezzo del Sahara, seduto su uno sgabello alto e magari un po’ instabile o, perché no?, in bagno, attenzione che potresti cadere a terra.

Te lo diciamo fin da subito: non siamo responsabili di eventuali danni o offese subite. Gabriele risolverà tutti i problemi prendendosela con qualcuno. E alla fine ti fermerai a pensare, che dopotutto, non sei sola/o.”

Gabriele VAGNATO è uno fra i comici e intrattenitori più giovani del web in Italia. Diventato celebre per i suoi video esilaranti su Instagram e Youtube e caratterizzati dalla sua comicità tagliente e irriverente. Il suo profilo Instagram vanta oltre 600 mila followers e il suo canale Youtube oltre i 300 mila iscritti. In contemporanea con l’uscita del libro parte anche il suo spettacolo che lo porterà in tutt’Italia.

Si è concluso FEGE II edizione, il Festival dell’editoria e del giornalismo emergente, una tre giorni intensissima, ricca di ospiti di grande prestigio, che si è svolta dal 23 al 25 ottobre 2019 tra il comune di Castrolibero e l’Università della Calabria e che ha visto la partecipazione di personaggi importanti del mondo della comunicazione, dell’editoria e del giornalismo italiani (questi, infatti, i tre macrotemi intorno a cui hanno ruotato le tre giornate).

Nel Festival sono stati coinvolti i maggiori organi di stampa regionali, le case editrici e i circuiti editoriali indipendenti oltre a diversi illustri rappresentanti dei mass media, esperti del settore dell’informazione e scrittori che, oltre a partecipare, hanno tenuto workshop, lezioni e incontri.

Promosso dall’amministrazione comunale di Castrolibero (CS), nella persona dell’attuale sindaco Giovanni Greco e dell’Assessore Nicoletta Perrotti, ideato e diretto per E-Agency da Piero Muscari (che opera da più di trent’anni nel settore della organizzazione di eventi di marketing territoriale e della produzione di contenuti multimediali) e da Danilo Russo, il Festival è stato voluto e promosso anche dall’on. Orlandino Greco, già sindaco di Castrolibero e oggi Consigliere Regionale, che da parte sua si augura che la rivoluzione inaugurata da questa manifestazione partita da Castrolibero “continui a coinvolgere le scuole, l’università, il mondo dell’editoria e della comunicazione per dimostrare come la Calabria può essere espressione internazionale di cultura e libertà, di identità e talento, di conoscenza e di arte”.

Il senso di FEGE è anche racchiuso nel “Premio Castrolibero zona franca della comunicazione”, conferito ad alcuni ospiti di FEGE e nato, come osserva il sindaco di Castrolibero, Giovanni Greco, “per rilanciare con forza l’idea che la cittadina, anche in ragione della propria storia, possa rappresentare un luogo di creatività, eccellenza e cultura dove costruire percorsi formativi nell’ambito della comunicazione e dell’informazione”. Intitolato poi alla memoria di un grande giornalista come Oliviero Beha (premiato nel 2009), tale riconoscimento ha voluto  rimarcare la necessità che anche la Calabria possa crescere a partire dai valori incarnati dalla sua figura di uomo indipendente e fuori dagli schemi.

FEGE, come ha dichiarato il suo ideatore e direttore artistico, il giornalista e storyteller Piero Muscari, ha scommesso “su una nuova narrazione della Calabria e del Paese, richiamando a raccolta le penne migliori e gli editori più prestigiosi e chiedendogli di contribuire a sostenere questo impegno”. E molti hanno risposto all’appello: da Piergiorgio Odifreddi, celebre accademico, divulgatore e saggista, a Michelangelo Tagliaferri, Fondatore dell’Accademia di Comunicazione, da Luca Telese, grande giornalista politico, ad Alessandro Laterza e Florindo Rubbettino, noti editori, oltre a tanti scrittori emergenti, tra cui Viola Ardone, Nicola Cosentino, Rosa Ventrella, Danila Porta, Daniel Cundari e, inoltre, lo storyteller e formatore Alessandro Mauri, della Scuola Mohole, Sabina Addamiano, docente di Roma 3,  Pasquale Motta, direttore LaC News 24, Paolo Giura, direttore di Calabria Tv, Lenin Montesanto, comunicatore e lobbista, Luigi Grandinetti, giornalista e conduttore televisivo, Mario Tursi Prato, responsabile della segreteria di redazione del TGR RAI Calabria, Maria Patrizia Sanzo, direttore del magazine Carattere Mediterraneo, Francesco Occhiuzzi, giornalista e conduttore televisivo, Nino Cannatà, regista e scenografo, per Lyriks - Edizioni d’arte.

Grande riscontro di pubblico per i diversi momenti di FEGE, dalle interviste alle Lectio magistralis tenute da Piergiorgio Odifreddi, Alessandro laterza e Luca Telese, ai talk condotti da Muscari. Molte le domande fatti dagli studenti dell’UNICAL, che hanno partecipato con interesse al Festival, qualificandone ulteriormente lo spessore culturale e umano. Il collegamento con Germana Beha, figlia di Oliviero, che quest’anno non ha potuto partecipare, ha confermato, come Muscari osserva, “il proposito ricco di significati che FEGE si colleghi, attraverso questa grande figura di “intellettuale scomodo”, a un’idea di libertà e indipendenza di cui non solo la Calabria e il Sud hanno un grande bisogno ma il Paese tutto”.

Ampia  la partecipazione ai talk show, condotti da Muscari presso l’Auditorium ex Chiesa San Giovanni di Castrolibero, e connessi al macrotema della giornata - rispettivamente “L’arte del racconto – Comunicazione persuasiva in ambito aziendale, politico e sociale”, l’“Autoproduzione editoriale: Pro e contro del fenomeno del self-publishing” e l“Infotainment – quando la notizia fa spettacolo” -.

Grande protagonista di questa edizione di FEGE anche l’arte contemporanea, grazie al grande pittore Cesare Berlingeri, maestro delle “piegature”, che ha creato la nuova veste grafica del manifesto dell’evento, al crotonese Michele Affidato, maestro dell’arte orafa italiana, e Silvio Vigliaturo, noto artista della Fusion Glass, che hanno realizzato i premi per alcuni degli ospiti di FEGE.

E, alla fine di ogni giornata, le premiazioni hanno suggellato un FESTIVAL che rappresenta un unicum, come molti ospiti hanno osservato, nel panorama delle manifestazioni italiane del settore. Piergiorgio Odifreddi, Alessandro Laterza, Luca Telese, Viola Ardone, Rosa Ventrella, Nicola Cosentino, Danila Porta sono i premiati di quest’anno, i cui nomi si aggiungeranno a quelli che questo Festival così giovane, eppure così importante e innovativo, annovera con orgoglio tra i propri protagonisti.

 

 

Venerdì 25 ottobre, presso la sede dell’associazione Corigliano per la fotografia, in via Fontanelle 35, area di Corigliano, è stato presentato il nuovo corso base di fotografia per soci. L’occasione è stata buona per capire come saranno suddivise le lezioni, come e dove si svolgeranno le uscite e quali saranno i temi dei workshop. Come da tradizione, si è trattato anche di un momento di conoscenza dei membri dell’associazione e delle attività che questa svolge nel territorio da diversi anni.

Il corso, tenuto da Salvatore Luzzi, sarà articolato in quindici lezioni settimanali teorico-pratiche; prevede uscite collettive e workshop e permetterà ai partecipanti di diventare soci a tutti gli effetti dell’associazione e di seguire tutte le attività sociali del 2020. Le lezioni inizieranno giovedì 14 novembre. Per informazioni, chi è interessato, può telefonare ai seguenti numeri: 329/31.30.099 (Salvatore Luzzi), 339/56.99.024 (Gaetano Gianzi).

Il sodalizio informa, inoltre, che è stata allestita una nuova mostra, di Maurizio Faraboni, dal titolo “Discover the real word” presso il Gellery Cafè di via San Francesco, sede di prestigiose mostre di autori locali e nazionali. Questo progetto fotografico è stato già esposto al castello ducale, durante la XVII edizione del festival Corigliano Calabro Fotografia di cui è direttore artistico Gaetano Gianzi e visto il grande successo riscosso l’associazione ha pensato di continuare a farla fruire alla città.

Nato a Novara nel 1972, dopo gli studi superiori, Maurizio Faraboni ha deciso di dedicarsi alla fotografia. Ha iniziato come assistente di un grande fotografo: Monty Shadow, con il quale ha fatto campagne pubblicitarie a livello mondiale, poi ha proseguito come assistente di Wahb Mabkhout, stravagante e geniale fotografo di origini marocchine. Appassionato delle diverse culture del mondo e di viaggi, si è dedicato soprattutto al reportage. Ha lavorato in molti paesi dell’Africa, dedicandosi ad un progetto, durato 10 anni, sui malati di lebbra, ma anche in Medio Oriente, Europa dell’est, Sud America e Caraibi. Dall’aprile 2015 collabora con il Giornale.it e Gli Occhi della Guerra. Per loro ha documentato il viaggio dei migranti dalle coste turche fino all’Europa e svolta un reportage sulla condizione delle donne in India.

 

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