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Mercoledì, 12 Agosto 2020

L’Istituto Comprensivo “Don Saverio Gatti” di Lamezia Terme, guidato dalla dirigente scolastica dott.ssa Anna Maria Rotella, ha conquistato il podio alla quinta edizione del concorso "Ali del Mediterraneo . Libri e cultura festival”. In particolare, tre alunni della scuola secondaria  di primo grado di Pianopoli, Daniel Molinari, Emma Bruzzano e Vanessa Rizzuto,  grazie al coraggio  di sognare, hanno realizzato il loro desiderio  di portare l'istituto "Don Saverio Gatti" a conseguire il primo posto tra le scuole  del territorio al Gan Galà della cultura che si è svolto a Lamezia e che ha coinvolto numerose scuole.

I tre studenti hanno creato un piccolo laboratorio didattico, dando vita al prodotto che con semplicità  e creatività  riporta bellezza,  arte, sapori, tradizione e tutto ciò  che racchiude  questa nostra terra di Calabria  che, con lo straordinario impegno  di questi "angeli della cultura", ha visto valorizzato il proprio territorio, portando alla ribalta le ricchezze e le eccellenze  ma, soprattutto,  le finalità educative  della cultura al servizio dell'uomo.  Con la loro iniziativa hanno sostenuto il progetto culturale per la valorizzazione di un territorio dalle infinite potenzialità. Per questo motivo, la giuria del concorso, composta dalla direttrice artistica del premio Cristina Meraglia, dal presidente e coordinatore Nico Serratore, dalla commissione scientifico-culturale e dall’associazione culturale “Aliante Mediterraneo” ha assegnato alla scuola il primo premio con la motivazione “Concreti come i sognatori”.
Grande soddisfazione è stata espressa dalla dirigente scolastica dott.ssa Anna Maria Rotella, che ha affermato:  “Quando la scuola assolve al proprio compito  la cultura vola".

Il Presidente della Camera di Commercio di Catanzaro Daniele Rossi ha incontrato, nella mattinata di lunedì, S.E. l’Arcivescovo della diocesi Catanzaro-Squillace Mons. Vincenzo Bertolone. L’appuntamento è servito a concordare l’avvio una serie di iniziative volte alla promozione culturale e commerciale del patrimonio della provincia di Catanzaro. La prima di queste sarà legata, nel corso delle celebrazioni per la festività di San Vitaliano, alla promozione del patrimonio artistico rappresentato dalle chiese catanzaresi che per l’occasione rimarranno aperte per una “notte bianca” della cultura, grazie alla collaborazione con le guide turistiche della città.

«Sono bastate poche parole e con l’Arcivescovo abbiamo trovato subito l’intesa – ha detto il Presidente Rossi al termine dell’incontro -. Abbiamo così concordato questo piccolo passo che però sarà solo il primo di un cammino in cui vogliamo dare forma e sostanza alla valorizzazione della tradizione, della storia e della cultura della provincia, con l’intenzione di dare visibilità ad un territorio che ha necessità e voglia di essere scoperto».

 

“Mulinum: dove il grano diventa farina e la farina un prodotto da forno”: speciale appuntamento per la FIDAPA Catanzaro, che domenica pomeriggio dalle 18.30, si è ritrovata presso il Mulinum di San Floro (in contrada Torre del Duca). All’origine delle iniziative della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, la promozione della donna verso una partecipazione più attiva e consapevole alla vita sociale e politica della comunità. Occasioni come questa, altro non fanno che rinsaldare la presenza reale della federazione, nell’ambito socioculturale del territorio.

Trascinate da profumi e sapori inconfondibili, le socie fidapine sono state accompagnate in una suggestiva escursione, organizzata al fine promuovere la realtà del primo mulino a pietra naturale calabrese. Scenario eccezionale, dunque, San Floro, borgo alle porte del Capoluogo, con visita guidata del mulino e dell’orto adiacente, a cura del suo fondatore, Stefano Caccavari. A fare da epilogo, la cena sociale, con degustazione delle specialità del luogo.

E’ stato presentato, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Catanzaro, il documento finale del PDTA - Percorso Diagnostico Terapeutico  Assistenziale per le malattie renali nell'Area Centrale della Calabria, elaborato dall’apposito gruppo di lavoro, promosso dall’ASP di Catanzaro CZ e dall’ANED - Associazione nazionale emodializzati dialisi trapianto e composto da qualificate figure professionali delle Aziende Ospedaliere Pugliese-Ciaccio e Mater Domini, delle Aziende Sanitarie di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, dell'ANED, della SIN - Società italiana nefrologia e del CRT - Centro regionale trapianti.

Il documento, scaturito da un tavolo tecnico sollecitato dall’ANED Calabria, rappresenta una utile base per la definizione del PDTA regionale per il paziente nefropatico, unico strumento davvero efficace per la gestione delle patologie croniche. Un passo in avanti verso l'obiettivo della prevenzione delle malattie renali e della riduzione delle persone che ogni anno arrivano alla dialisi.

Si tratta di linee guida per un modello assistenziale della malattia renale che deve coinvolgere tutte le unità di nefrologia dell'area centro della Calabria e che si spera venga adottato su tutto il territorio regionale. In particolare questo PDTA mira a creare un percorso orientato alla completezza della presa in carico del paziente nefropatico, dalla prevenzione della malattia renale, alle terapie sostitutive (dialisi) della funzione renale, dal trapianto al follow-up post-trapianto.

Erano presenti all’incontro il Commissario Massimo Scura, Giuseppe Perri dg dell’ASP di Catanzaro, Antonio Belcastro dg del “Mater Domini”, Antonio Montuoro segretario regionale ANED, Pellegrinio Mancini direttore Centro regionale trapianti, Paola Cianfrone Società italiana nefrologia, Pasquale Scarmuzzino vice presidente nazionale ANED, Enzo Bruno presidente Provincia di Catanzaro.

Nel corso della conferenza stampa, coordinata dall’addetto stampa dell’ASP di Catanzaro dott. Pasquale Natrella, sono emersi alcuni dati relativi alla malattia renale cronica, che rappresenta oramai un'importante causa di morbilità della popolazione generale e costituisce un problema rilevante di salute pubblica: si calcola che in Italia la patologia renale colpisce oltre il 7% della popolazione generale, conta quasi 50.000 dializzati, più di 22.000 trapiantati di rene, 7.000 in lista d'attesa, otre 3.000.000 di pazienti con Insufficienza renale cronica. Sono numeri che chiariscono il perché in non poche occasioni di confronto tra i vari protagonisti del sistema sanitario, la malattia renale viene indicata come una pandemia.

Il PDTA si fonda su un principio olistico e dinamico della gestione del paziente nefropatico in terapia conservativa, in emodialisi e in dialisi peritoneale, con percorsi di presa in carico e gestione integrata che realizzino il pieno coinvolgimento di più figure professionali: nefrologo, medico di medicina generale, infermieri, cardiologo, diabetologo, dietista, psicologo, ecc., come previsto dal documento di indirizzo per la malattia renale cronica e dal piano nazionale della cronicità. Il documento sottolinea l'importanza del supporto psicologico al paziente in terapia dialitica e fornisce validi strumenti gestionali di questo fondamentale aspetto, oggi praticamente trascurato in quasi tutti i centri dialisi del territorio nazionale.

Le strutture sanitarie addette alla presa in carico del paziente nefropatico sono enumerate per ambiti di competenza e suddivise secondo le linee dettate dal DCA 30/2017, con criterio hub-spoke- territorio.

Il documento, inoltre, detta le linee preventive della malattia renale cronica, coinvolgendo le figure del medico di base e del pediatra di base; indica le linee di diagnosi precoce delle nefropatie genetiche e le linee di gestione, confezionamento e monitoraggio degli accessi per dialisi extracorporea e peritoneale; individua gli indicatori di processo e di esito; fornisce il percorso diagnostico-terapeutico del paziente trapiantato di rene.

Gli obiettivi attesi dall'implementazione del PDTA sono da collegarsi direttamente alla riduzione della morbilità e la mortalità che deriva da: riduzione delle ospedalizzazioni; riduzione delle complicanze cardio-vascolari; riduzione accessi in pronto soccorso; riduzione dell'utilizzo di cateteri venosi centrali.

Il tavolo tecnico da cui è scaturito il documento era composto da Paola Cianfrone, Francesco D’Agostino, Irini Dimitriadu, Clementina Fittante, Elisabetta Macrina, Giuseppe Natale, Rosa Angela Pinciaroli, Giuseppe Rizzuto, Mariadelina Simeoni, valenti professionisti che hanno definito un modello organizzativo che, accanto ai temi classici della dialisi e del trapianto, si pone l'ambizioso e importante obiettivo della prevenzione.

L’innovativa esperienze messa in atto dall’ex Distretto di CZ Lido con il progetto sperimentale Home Care Premium, per la cura domiciliare delle persone non autosufficienti, approvato e finanziato dall'INPS ex Gestione INPDAP, è raccontata in una pubblicazione di sintesi dal titolo “Una buona pratica di cura della non autosufficienza”, testo scritto dal dott. Franco Caccia, dirigente sociologo dell’ASP di Catanzaro, dal quale è possibile attingere utili indicazioni per le future programmazioni di cura del territorio.

Il lavoro è stato presentato nella Cittadella regionale alla presenza di varie autorità tra cui Giuseppe Perri Direttore generale dell’ASP di Catanzaro, Diego De Felice  Direttore regionale INPS-Calabria, Fortunato Varone Direttore generale Dipartimento Lavoro-Formazione Politiche sociali, Don Biagio Amato Presidente Fondazione Betania-Onlus, Maurizio Rocca Direttore distretto socio-sanitario di Catanzaro, Giacomo Bazzoni componente consiglio di amministrazione AGENAS, Angela Robbe Assessore regionale alle Politiche Sociali-Lavoro e Formazione professionale.

Il volume nasce per raccontare un’esperienza concreta e per molti versi innovativa di cura a domicilio di persone non autosufficienti. Nel periodo 2013-2017 l’azienda sanitaria di Catanzaro, in partenariato con l’Inpdap/Inps, ha realizzato un progetto sperimentale, di cui è responsabile lo stesso autore del libro, dove hanno trovato spazio importanti innovazioni nel campo della formazione, del coinvolgimento delle famiglie, della creazione di un patto con le amministrazioni comunali e con le associazioni del territorio. In virtù del metodo generativo utilizzato, nel testo sono inserite testimonianze dei diversi attori coinvolti, riflessioni e proposte per un nuovo welfare di comunità di cui, in particolare nel settore della gestione della non autosufficienza, si avverte urgente necessità. La pubblicazione s’inserisce a pieno titolo nel dibattito scientifico internazionale che, da diversi anni, sollecita cambiamenti nel sistema di offerta dei servizi di cura. Nel corso degli ultimi vent’anni è infatti mutata profondamente non solo la struttura demografica della popolazione, con un progressivo invecchiamento della popolazione ed il consequenziale incremento delle malattie cronico degenerative. Tra i mutamenti più significativi si segnala in particolare la contrazione delle risorse pubbliche a disposizione delle comunità per rispondere alle mutevoli richieste di cura dei cittadini, fenomeno reso ancor più problematico dall’indebolimento delle reti familiari quale risorse delle politiche territoriali di cura. Insieme a questi mutamenti di contesto, in via prioritaria, emerge con chiarezza dal testo,  i sistemi territoriali devono riuscire ad assecondare una precisa aspettativa di qualità delle cure espresse dalle persone non autosufficienti. Il desiderio diffuso, anche tra quanti presentano, per età e/o disabilità,  una condizione di non autosufficienza di tipo motorio-cognitivo, è categorico: rimanere nella propria casa. In ragione di questo preciso orientamento a cui devono tendere le politiche di cura territoriali il progetto, raccontato nella pubblicazione  nei minimi dettagli operativi e creativi, ha agito su alcuni punti strategici. Fra questi un ruolo di primo piano è stato riservato alla formazione delle figure di cura, in particolare dell’assistente familiare, figura innovativa nel panorama delle professioni in questo settore, caratterizzata da competenze tecniche e da abilità relazionali indispensabili per un servizio di supporto pensato e realizzato su misura della persona non autosufficiente da curare a casa. Per consentire un efficace piano di trattamento a casa è stato importante dare un ruolo attivo alla famiglia. Allo scopo sono stati realizzati strumenti specifici come  un percorso di formazione proprio rivolto al care-giver (familiare che cura), inteso come co-produttore della qualità dei servizi di cura e la costituzione di un gruppo di auto-mutuo aiuto tra le famiglie coinvolte. Specifiche azioni del progetto sono state inoltre rivolte al diretto coinvolgimento delle comunità di residenza allo scopo di stimolare la creazione di spazi e condizioni affinché il tema della valorizzazione delle persone anziane e la gestione della non autosufficienza diventasse un impegno “etico”, condiviso fra le generazioni e dall’intera comunità . E’ stato un terreno fertile di sperimentazioni sul campo in cui si è puntato maturare e condividere un’idea di lavoro di promozione della salute caratterizzata da un lavoro nelle e con le comunità. In questa direzione è stato promosso un ciclo di 12 puntate televisive, denominato “Prendiamoci Cura”, centrato sui temi della non autosufficienza e sui risultati prodotti dal progetto. Sempre in questa direzione sono stati realizzati micro-progetti con il coinvolgimento delle scuole e delle associazioni presenti sul territorio. Rientra anche in quest’area un percorso finalizzato all’invecchiamento attivo, strutturato con azioni di ginnastica dolce, giardinaggio di comunità e azioni con impegno cognitivo, giornate della salute, ricerche con gli studenti dei licei sulle opportunità del lavoro di cura. Al tema delle opportunità di lavoro il libro, curato da Franco Caccia, è dedicato ampio spazio con indicazioni di numeri e delle caratteristiche qualitative delle persone assunte durante la sperimentazione realizzata nel distretto sociosanitario di Catanzaro. Nel periodo di riferimento sono state oltre 450 le persone occupate nei servizi di cura e le proiezioni, su scala regionale, aprono concrete prospettive di lavoro per diverse decine di migliaia di professionisti della cura . Un settore quello della cura, secondo l’autore, da inquadrare come un vero e proprio “ nuovo bacino occupazionale” su cui la regione Calabria dovrebbe investire con mirati strumenti legislativi e con l’allocazione di idonee risorse economiche. La pubblicazione è impreziosita dalla prefazione e postfazione del noto sociologo del lavoro, il prof. Domenico De Masida cui scaturiscono preziose indicazioni per future progettazioni delle diverse organizzazioni, pubbliche e private, impegnate nel welfare di comunità.

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