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Martedì, 19 Novembre 2019

Sabato 8 dicembre 2012, alle ore 19, in Castronuovo Sant’Andrea, nelle sale del MIG. Museo Internazionale della Grafica e nella Biblioteca Comunale “Alessandro Appella”, serata di apertura del NATALE A CASTRONUOVO SANT’ANDREA con l’inaugurazione della mostra di Pablo Picasso che continua il lavoro di informazione iniziato il 20 agosto 2011 con la storia della grafica europea e proseguito con Mirò, Degas, Renoir - Gentilini, Bonnard – Strazza, Matisse – Accardi e Dufy - Ciarrocchi.

Poiché il MIG convive con la Biblioteca, ogni incontro è all’insegna di “un libro, una mostra”. Questa volta tocca a Pablo Picasso (Malaga 25 ottobre 1881 – Mougins 8 aprile 1973), un altro nome celebre della storia dell’arte, e al volume di Jean Cocteau, Picasso de 1916 à 1961, illustrato con 24 litografie originali stampate da Mourlot a Parigi nel 1962 per le “Éditions Du Rocher” che, per il testo, composto a mano, in Bodoni, da André Dérue, si servirono dei torchi dell’Imprimerie Artistique di Monaco.

Dopo Vollard, Teriade e “Les Bibliophiles du Palais”, tre grandi editori del Novecento, entrano sulla scena lucana le “Éditions Du Rocher”, fondate a Monaco nel 1943, che, insieme ai maggiori artisti del Novecento, collaboratori appassionati per oltre mezzo secolo, molto hanno contribuito alla diffusione del libro d’arte nel mondo. Picasso de 1916 à 1961, stampato in duecentocinquantacinque copie su carta a mano Tussor, presenta, nell’esemplare in mostra (il n. 163), una stampa su carta Rives e le firme autografe dell’artista e dello scrittore.

Il libro, pubblicato in occasione degli ottant’anni di Picasso e dedicato “avec ma tendresse fidèle” a Jaqueline, raccoglie una scelta di testi, in prosa e in versi, di Jean Cocteau (Maisons-Laffitte, 5 luglio 1889Milly-la-Forêt, 11 ottobre 1963), pubblicati tra il 1916 e il 1961. Le litografie sono un esempio lampante del cambiamento di stile operato da Picasso negli ultimi anni, tesi alla reinterpretazione dei maestri (Velázquez, Goya, Poussin, Manet, Courbet, Delacroix) attraverso una rielaborazione di segni che sembrano una miscela di stili e invece sono ancora una volta innovatori. Al tempo stesso, sono uno specchio dell’originalità e della capacità espressiva di un personaggio poliedrico come Cocteau che fu poeta, saggista, drammaturgo, sceneggiatore, disegnatore, scrittore, librettista, regista ed attore. Il romanzo I ragazzi terribili, del 1929, la pièce teatrale La voce umana, del 1930, e il film La bella e la bestia, del 1946, lo rappresentano in maniera esemplare.

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In controcanto, come è già avvenuto per Renoir - Gentilini, per Bonnard - Strazza, per Matisse – Accardi, per Dufy – Ciarrocchi, il MIG, mediante una scelta di 35 opere grafiche datate 1949 – 1991, si propone di segnalare, con Pietro Consagra (Mazara del Vallo 1920 – Milano 2005), quanto gli italiani abbiano guardato e studiato gli artisti europei, in questo caso proprio Picasso. Ne vien fuori, dal trasferimento a Roma (1944) alla fondazione del gruppo Forma e della rivista Forma I (1947), alle personali, dal 1947, in gallerie prestigiose, alle numerose partecipazioni (la prima è del 1950) alla Biennale di Venezia, alla pubblicazione di Necessità della scultura (1952), alla presenza, in tutto il mondo, nelle più importanti mostre storiche (a partire dal 1952), fino alla presenza a Matera con la costituzione del “Fronte dell’Arte” (1978) e all’antologica della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (1989), come grafica, scultura, pittura e letteratura (la mostra mette in luce la lunga consuetudine con Saba, Sinisgalli, De Libero, Guillen, Yeats) abbiano camminato in perfetta sintonia, con “l’idea preponderante di esprimere il ritmo drammatico della vita d’oggi con elementi plastici che dovrebbero essere la sintesi formale delle azioni dell’uomo, a contatto con gli ingranaggi di questa società dove sono necessarie volontà, forza, ottimismo, semplicità, chiarezza”.

L’idea prima, il germe, il progetto del lavoro di Consagra è il disegno che vede il suo compimento nella scultura. L’evoluzione e la sistemazione definitiva, però, avvengono nella grafica che ha una chiarezza di linguaggio fin dai primi momenti. La grafica registra, riassume e racchiude tutte le cognizioni sommate attraverso il disegno, la pittura e la scultura. È fantasia, ricerca, esperienza e provocazione. È la vera estensione della memoria.

La mostra è anche l’occasione per ricordare un amico di Castronuovo a cui dedicò, nel 1978, anche un acquaforte e, nel 1984, la grande ringhiera che rende unica Piazza della Civiltà Contadina.

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Il presepe traslucente di Barbara Salvucci (Roma 1970) e Il Presepe svelato di Ernesto Porcari (Norma di Latina 1951), allestiti rispettivamente nella Chiesetta di Sant’Andrea Avellino e nella Chiesa di S. Maria delle Grazie, continuano la tradizione ultraventennale dei presepi d’artista iniziata proprio a Castronuovo e ora itinerante per tutta l’Italia. Sono l’espressione di due generazioni diverse, la prima attenta agli antichi sarcofaghi lavati dagli anni e dalle intemperie che sollecitano la continuità con la quale la materia si dispiega o si ammantella su stessa, la seconda pronta a sfruttare l’aria che si coagula tra i fili metallici e le vesti di cartapesta per trasferire la scultura in un luogo remoto, quasi un viaggio nell’aldilà raccontato col ferro e l’alluminio.

I due presepi sono accompagnati da due volumetti, pubblicati dalle Edizioni della Cometa, con un testo di Giuseppe Appella e una preghiera scritta dai due artisti.

 

Le mostre, a cura di Giuseppe Appella, attraverso le litografie di Picasso, le incisioni di Consagra, i presepi di Salvucci e Porcari, oltre ai documenti, ai libri (Il Presepio di Emanuele Luzzati, La Storia del Natale di Salani Editore, Arriva Natale di De Agostini), ai cataloghi, ai film che le completano, mettono in relazione questo lavoro con l’attività didattica che, all’insegna di “Scrivere, disegnare, costruire”, il MIG intende svolgere, per tutto l’inverno, dedicandola ai bambini e ai ragazzi dei paesi gravitanti nel Parco del Pollino e di quelli limitrofi.

Le mostre, patrocinate e sostenute dal Comune, dalla Pro Loco di Castronuovo Sant’Andrea, dall’Ente Parco Nazionale del Pollino e con il contributo di Auto Pennella, Marino telefonia ed accessori e dell’Officina meccanica My Car resteranno aperte fino al 2 marzo 2013, tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 17 alle 20 (la mattina per appuntamento). L’ingresso è gratuito.

Prossima mostra, dal 3 marzo al 1 giugno 2013: Alexander Calder, Stabiles, Litografie, introduzione di James Jones e Michel Ragon, Maeght, Parigi 1963; Flèches, Litografie, testi di Giovanni Carandente e Jacques Dupin, Maeght, Parigi 1968; “Santa Claus” di E. E. Cummings, Incisioni, Edition de L’Herne, Parigi 1974.

In controcanto, L’opera grafica di Fausto Melotti.

DONATO IMBRENDA CON ALCUNI ALLIEVI DELL'uNITRE


“Io scrivo poesie non per essere chiamato poeta, ma per la conservazione della nostra lingua e non solo il dialetto, ma anche le usanze i costumi, le tradizioni…”

Nunnè ca si cos' re fane a la scòl',
a pe nu pèrd' quacche paròl',
chi lègg' fra cient'ànn',
s'arrecorda re gli tàtt-hrànn.

Non è che queste cose le fanno a scuola
e per non perdere qualche parola
chi legge fra cent’anni
si ricorda dei nonni.

Imbrenda, il presidente Rosa Lioi e il prof.Rocco Saracino

 

Così si è presentato nel suo “Autoritratto poetico” Donato Imbrenda, l’artista poliedrico aviglianese che venerdì, 16 novembre, è stato ospite a Cancellara presso la sede dell’Unitre. Nel corso della serata ha recitato, rigorosamente in dialetto aviglianese, alcune delle sue numerose poesie che rappresentano dei quadretti di vita vissuta e scandiscono la quotidianità della vita di paese. Predomina, nei suoi versi, il ricordo nostalgico dell’infanzia, legato alla famiglia, alle feste, al focolare che ben si fonde con la tradizione locale, dove i dialoghi “tra cummàr’”, e perché no?, anche “tra cumpàr’”, fanno da cornice. Inoltre, come ha affermato Imbrenda, nelle sue opere tratta di “tutto ciò che succede nel globo”, tra cui  la fame nel mondo, la nube di Cernobyl, fino ad arrivare alla vita politica dei nostri giorni, sarcasticamente rappresentata nella poesia “Porcellum”. Servendosi di toni diretti e graffianti, non risparmia nessuno. Sarà per questo che quando ha recitato la poesia “La fama ndà lu Mùnn'” al San Carlo di Napoli, ha temuto di essere buttato giù dal palco. Quando, invece, come lui racconta, ha recitato la poesia “Lu Pap' a Putenz'” (da lui simpaticamente chiamato Giuànn), Giovanni Paolo II si è avvicinato e gli ha sussurrato: “beati coloro che scrivono quello che pensano”. Forti emozioni ha trasmesso con la poesia “L’emigrante” con la quale ha vinto, a livello nazionale, una medaglia d’oro e mentre la recitativa a Parigi, alla presenza di una folta comunità di lucani, ha strappato le lacrime agli spettatori. Davvero struggente la poesia “La chiazza” in cui la piazza  di Avigliano rivolge un accorato appello ai suoi abitanti di non abbandonarla. Minuzioso nella descrizione di situazioni e personaggi, talvolta grotteschi, avvincente e accattivante nell'interpretazione, Donato Imbrenda, tra risate e amare verità, ha incantato gli studenti dell’Unitre, lasciandoli incollati alle sedie con la voglia di riascoltarlo, nonostante il “suono della campanella”.

Franca Caputo

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Venerdì 9 novembre, in occasione dell’inaugurazione del nuovo Anno Accademico dell’Unitre, S.E. l’Arcivescovo Mons. Giovanni Ricchiuti è stato ospite a Cancellara, presso la prestigiosa Sala del Teatrino, nel Convento dell’Annunziata, festosamente accolto da una numerosa platea. Al termine dei saluti e dei ringraziamenti del Presidente dell’Unitre Rosa Lioi e del prof. Rocco Saracino, Mons. Ricchiuti ispirandosi alla recente apertura dell’Anno della Fede, ne ha illustrato il significato e il valore. Proclamato dal Santo Padre Benedetto XVI, con la Lettera Apostolica Porta Fidei dell’11 ottobre 2011, l’Anno della Fede è iniziato l’11 ottobre u.s. e terminerà il 24 novembre 2013. La data di inizio è legata - come ha spiegato Mons. Ricchiuti - alla coincidenza temporale con due importanti ricorrenze che hanno segnato una svolta nella storia della Chiesa: il 50° anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II e il 20° anniversario della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Dopo aver commentato alcuni paragrafi della Lettera Apostolica, l’Arcivescovo, citando il titolo provocatorio di un articolo: “A 50 anni dal Concilio che ne è della Fede?”, scritto da Raniero La Valle, personaggio autorevole del cattolicesimo italiano, si è ampiamente soffermato sulla profonda “crisi di fede” che sta contraddistinguendo in modo particolarmente preoccupante questo nostro tempo. L’Anno della Fede può rappresentare, dunque, l’occasione per rinvigorire una fede sempre più affievolita, attraverso la riscoperta del Credo e l’ascolto della Parola e “chi ha fede - ha esortato l’Arcivescovo - cerchi di raccontarla!”. In seguito, Mons. Ricchiuti ha annunciato una serie di eventi diocesani e rivolgendosi ai giovani, ha proposto loro alcune iniziative, invitandoli ad essere “missionari della fede”. Prima di congedarsi, si è intrattenuto in una conviviale conversazione con i soci dell’Unitre, ai quali ha augurato un “buon Anno della Fede!”.

Franca Caputo

buon compleanno dai pronipoti


“Chi puzzë sta bbunë cint’annë!”. È la tipica frase rivolta, in segno di riconoscenza, a chi è solito fare del bene senza pretenderne in cambio. Ebbene, nonna Lucia ne avrà fatto davvero tanto per meritare di arrivare alla rispettabile età di 100 anni! Li ha compiuti il 19 settembre e sabato scorso li ha festeggiati, affettuosamente circondata da una folta schiera di parenti e amici. Anche il primo cittadino Antonio Lo Re, il parroco don Giuseppe Calabrese e il comandante della Stazione CC. Alessandro Costantini hanno voluto condividere questo felice traguardo. Il sindaco, a nome dell’Amministrazione e dell’intera comunità cancellarese, le ha donato una pergamena, rivolgendole parole di stima per la sua vita fondata su principi di onestà e laboriosità. Era davvero incontenibile la gioia di nonna Lucia e anche se non traspariva dal suo volto, apparentemente austero, sono stati i suoi occhi a parlare e qualche lacrima furtiva a descrivere la sua immensa emozione.

Basterebbero mai altri cent'anni per ringraziarti per tutto quello che hai fatto per noi?”. È l' inizio di una tenera lettera che Rocco, uno dei tanti nipoti, le ha dedicato poco prima del taglio della torta manifestando, con affettuosa riconoscenza, il forte legame nei suoi confronti. A soffiare le candeline, nonna Lucia si è fatta aiutare dai pronipoti e chissà se durante il soffio avrà espresso un desiderio o avrà fatto una preghiera di ringraziamento per questo giorno speciale che le ha dato l'occasione di raccogliere intorno a sé la sua meravigliosa famiglia, grande di numero ma soprattutto di cuore!

Orfane a Farah

 

Domenica 23 settembre 2012, alle ore 21:00, a Castronuovo Sant’Andrea, nelle sale del MIG. Museo Internazionale della Grafica e Biblioteca Comunale “Alessandro Appella”, con un dibattito, alla presenza di Romano Martinis proveniente dal Friuli, si conclude la mostra delle 50 fotografie raccolte sotto il titolo Il sorriso dell’Afghanistan.

Si tratta di un interessante assemblaggio di grandi immagini del noto fotoreporter, scattate nel corso dei suoi undici viaggi in Afghanistan, compiuti tra il 1977 e il 2012, per documentare “una guerra che non è guerra”, che non parla il linguaggio delle armi, che non ha odore di polvere da sparo, ma è una guerra quotidiana che si combatte per le strade, nelle case, negli ospedali.

Sono, quelle del Martinis, le immagini di un Afghanistan che l’Occidente non conosce o, piuttosto, ignora ritenendo che un’alternativa alle atrocità della guerra non vi possa essere.

La guerra, come si evince da queste, solo apparentemente silenziose, foto non riesce ad imprigionare la libertà di ragazzi che “nuotano”, con spiccata fantasia, in una piscina arida e con lo sfondo riempito da un minaccioso carro armato.

La guerra non può, e non deve mai, in ogni angolo del mondo, negare il sorriso a ragazze orfane, un sorriso che diventa speranza per un futuro da immaginare sicuramente migliore. La guerra non può, nonostante i danni arrecati, frustrare la fiducia che si può rinascere.

Le foto di Romano Martinis raccontano ciò che sfugge o si nasconde; testimoniano, attraverso gli afgani, al di là delle ragioni geopolitiche e dell’ingranaggio economico, un Afghanistan coraggioso, un Afghanistan che continua, nonostante tutto, a convivere con una guerra che, da oltre trent’anni, senza alcun rumore e priva dell’attenzione mediatica, serpeggia quotidianamente nelle città di Kabul, nei vicoli di Herat, tra le macerie di Farah.

 

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Romano Martinis è nato a Udine nel 1941. Ha incominciato come fotografo freelance nel 1968 e come docente di fotografia nel 1974 (dapprima all’American Forum School di Roma, poi all’Istituto Europeo di design e all’ Accademia Italiana di Costume e Moda).

Socio fondatore dell’Agenzia “Document for Press” e dell’Agenzia fotogiornalistica “Nadar”, dal 1995 è fotografo per “Lettera 22 Agenzia Giornalistica” (Diario, Manifesto, Carta, la Repubblica, Il Sole 24 Ore, ecc.). Ha lavorato per quasi vent'anni come fotografo di diversi progetti delle Nazioni Unite, soprattutto nelle Americhe. Tra i suoi lavori più noti, la documentazione pressoché completa del lavoro teatrale di Tadeusz Kantor, raccolta alla Cricoteka di Cracovia e nel mese di febbraio-aprile 2012 esposta al Musma di Matera e in palazzo Lanfranchi.

Ha compiuto molti viaggi in Afghanistan, nelle zone di conflitto di Herat, Shindand, Farah, Bakwa, Bala-Murghab. Numerose le sue mostre personali (Udine 1972, Roma 1975, Salemi 1984, Bogota 1994, Copenhagen 1995, Genova 1995, Padova 1997, Roma 1998, Torino-Salerno 1999, Roma 2001, Arezzo 2002, Poznam 2003, Tirana 2003, Gorizia 2005, Udine 2008, Berlino 2009, Bucarest 2010, Firenze 2011, Trieste 2011) e le partecipazioni a collettive di rilievo (Milano, Praga, Los Angeles, Managua, Trieste, Torino, Lubiana, Firenze, Copenhagen, Bogotà, Belgrado).

Ha pubblicato diversi portfolio e volumi tra i quali si segnalano Il Gesto Generale, con prefazione di G. Bartolucci (1978), La resistenza eritrea, con prefazione di L. Basso (1978), Cricot 2 (1982), Tor Viscosa (1988), Tadeuzs Kantor: Crikot 2, con prefazione di C. Henri Favrod e A. Perilli (2000), Il tempo congelato, con prefazione di A. Scarpellini (2002), Ojective: People’s World (2003), Amicizia (2008). Nel 2001 gli è stato assegnato il premio Spilimbergo per la fotografia.

Charles-Henri Favrod, giornalista e fotografo, tra le voci più autorevoli nel mondo della critica e della storia della fotografia, ha detto: «Più onesti di lui non ce ne sono. Per me Romano Martinis incarna la lealtà fotografica… È un vero cittadino del mondo, testimone sensibile, attento e fraterno, coraggioso, puntuale ed efficace. A lui va tutta la mia ammirazione. Ammirazione che, ne sono convinto, provano tutti coloro che osservano le sue immagini».

Piscina Olimpica a Kabul

 

 

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La mostra è patrocinata e sostenuta dal Comune e dalla Pro Loco di Castronuovo Sant’Andrea e potrà essere visitata fino alle ore 23:00 del 23 settembre. In contemporanea, sono aperte le mostre dedicate a Raoul Dufy e Arnoldo Ciarrocchi. L’ingresso è gratuito.

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