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Venerdì, 15 Novembre 2019

P1010014

 

Abbiate fiducia in voi stessi, siete eccezionali!” Con queste parole di incoraggiamento, il Prefetto di Potenza, Antonio Nunziante, ha concluso il suo intervento, nell’accogliente sala consiliare del comune di Cancellara, alla presenza del sindaco Antonio Lo Re, di una rappresentanza di Consiglieri di maggioranza e minoranza, del segretario comunale, del parroco, dei dipendenti e di una folta platea.

Insediato da poco più di un anno con l’incarico di Prefetto della provincia di Potenza, Antonio Nunziante, di origine pugliese, ha sentito il dovere di portare la sua esperienza prefettizia direttamente nei comuni e avere, nel contempo, una reale percezione dello stato cui questi versano. “È il rappresentante dello Stato che va a visitare il cittadino e non il cittadino allo Stato”. Quasi un atto di umiltà il suo, è un po’ come proverbialmente si dice: “….è la montagna che va a Maometto”. Durante l’incontro, avvenuto giovedì scorso, il sindaco ha raccontato le origini del borgo di Cancellara, esaltandone le peculiarità architettoniche senza tralasciare quelle gastronomiche. Tuttavia, si è soffermato anche sulle sue criticità, tra cui la viabilità che è diventata un vero incubo per i cittadini che si recano nel capoluogo e le difficoltà quotidiane che devono affrontare i piccoli comuni intrappolati dal patto di stabilità. Anche il Consigliere di minoranza, Giuseppe Biscione, ha espresso alcune riflessioni, tra cui il disagio giovanile e il calo di fiducia della popolazione nei confronti della politica. Il prefetto Nunziante riportando l’esperienza maturata in Emilia Romagna, ha messo in evidenza il “lavoro di squadra”, che rappresenta il punto di forza di quel popolo che ha fatto dell’Emilia Romagna, in soli 50 anni, una tra le regioni più floride d’Italia. Dunque, l'invito a non trincerarsi dietro un esasperato individualismo e a riappropriarsi delle proprie risorse, perché - come ha energicamente affermato - “la fortuna del Nord è rappresentata dai nostri cervelli, dai tanti giovani laureati che sono ai vertici delle loro aziende e che noi ci siamo fatti sfuggire. Al Nord sono capaci di trasformare il niente in oro, noi, invece, abbiamo l'oro ma lo facciamo diventare niente”. Da qui il suggerimento ad adottare strategie di marketing per rivalutare i prodotti della nostra terra e ad avere una maggiore fiducia nelle nostre capacità. Si è soffermato, poi, sul concetto di ricchezza e arricchimento, suggerendo di puntare sempre sulla qualità, piuttosto che sulla quantità. E ancora, una cascata di preziosi consigli agli amministratori per superare la crisi, senza stare lì a piangersi addosso, ma facendo trapelare alla popolazione messaggi di speranza e ottimismo. Per quanto riguarda la sicurezza, il prefetto ha esortato le fasce più deboli a non abbassare mai la guardia perché la microcriminalità si annida nelle pieghe più nascoste, anche là dove si dà per scontato che sia un’ “isola felice”. Poi, rievocando il difficile periodo dello scorso anno quando molti comuni furono sepolti dalla neve, emergenza gestita dalle istituzioni in maniera diligente con un’attenzione particolare alle categorie più a rischio, ha rivolto parole di ringraziamento ai volontari della Croce Rossa, soprattutto per la grande umanità che ci hanno messo. Infine, manifestando la sua piena disponibilità all’ascolto, ha invitato il sindaco a rivolgersi direttamente a lui per qualsiasi “pettegolezzo” dovesse sentire in giro e, in tono decisamente scherzoso, ha dichiarato che tra le sue indennità c’è una voce speciale: “ascoltare il gossip” che lui ci tiene a non perdere.

ranca Caputo

 

gruppo unitre con don Giuseppe

 

Ancora una volta, don Giuseppe Greco ha onorato la sezione Unitre di Cancellara con la sua preziosa presenza, facendo dono agli studenti di alcune gocce della sua immensa cultura, frutto di interminabili ed approfonditi studi. Durante gli incontri si è soffermato su argomenti teologici di notevole  interesse, incorniciati sempre dal contesto storico-sociale e alleggeriti da aneddoti, riflessioni e un pizzico di curiosità. Dopo il grande scisma d'Oriente e la riforma Luterana, don Giuseppe, nella conferenza tenutasi all'inizio del periodo quaresimale, ha illustrato la frattura avvenuta tra la Chiesa Cattolica e quella Anglicana. La causa scatenante di tale scisma, va ricercata in un “capriccio”, ovvero nelle smanie dinastiche di Enrico VIII, lo stesso che alla ribellione di Lutero, 1521, si era schierato dalla parte del Pontefice, scrivendo un libro in favore della Santa Sede. Per tale intervento si meritò il titolo di “Difensore della fede”, di cui ancora oggi si fregia la monarchia britannica. Salito al trono giovanissimo, Enrico VIII sposò Caterina d'Aragona con la quale ebbe 6 figli, ma ne sopravvisse una sola. Fortemente deluso di fronte all'evidenza che sua moglie non avrebbe potuto dargli un erede maschio, cominciò a corteggiare Anna Bolena. Chiese l'annullamento del suo matrimonio, ma fu vigorosamente respinto da Papa Clemente VII. Escogitò, così, uno stratagemma: nominò un suo suddito, Tommaso Cranmer, arcivescovo di Canterbury che gli concesse il divorzio da Caterina d’Aragona e poté finalmente convolare a nozze con la bella Anna Bolena. In risposta, Papa Clemente VII, nel 1533, gli lanciò una scomunica alla quale Enrico VIII fece seguire una serie di leggi che rompevano i legami con Roma e sottomettevano interamente il clero inglese alla corona britannica. Nello stesso anno, con le parole “la Chiesa sono io”, si autoproclamò "Capo della Chiesa inglese". Nel 1535 avvenne la totale separazione con la Chiesa di Roma che metaforicamente Don Giuseppe ha definito “il terzo strappo alla veste di Cristo”. E così Enrico VII da “Difensore della Chiesa” si trasformò in fondatore dello Scisma anglicano. La sua figura, tristemente nota anche per la sua affollata vita matrimoniale, 6 mogli in tutto di cui 2 ripudiate e 2 decapitate, ha suscitato non poca indignazione tra gli studenti della sezione Unitre. A conclusione, don Giuseppe si è soffermato sull'attuale situazione delle tre Chiese: Ortodossa, Luterana e Anglicana, evidenziando di ciascuna similitudini e differenze con la Chiesa Cattolica Romana. Poi, richiamando la preghiera che Gesù durante l’ultima cena rivolse al padre: "perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato", don Giuseppe ha nuovamente esortato i presenti alla preghiera per la riunificazione di tutte le Chiese Cristiane, in quanto, come lui stesso ha sottolineato, la divisione religiosa è sempre sintomo di non autenticità. L'ultimo pensiero, don Giuseppe l'ha rivolto al clamoroso gesto di papa Benedetto XI, sostenendo che il suo è stato un gesto non di rifiuto, ma di grande amore e responsabilità verso la Chiesa. Lui non è sceso dalla Croce, ma è rimasto li, evitando che sulla Croce  salisse la sposa di Cristo: la Chiesa.

Franca caputo

il sindaco con le neo connazionali

 

Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato”. Con queste parole, pronunciate da Meti Vilfride nella Sala Consiliare del Comune di Cancellara - giovedì 17 gennaio u.s. - si è concluso un lungo percorso per il conferimento della cittadinanza italiana. “È la realizzazione di un sogno che inseguo da 15 anni!” ha affermato con fierezza la sig.ra Meti, una giovane donna di origine albanese che era poco più di un’adolescente quando è sbarcata in Italia. Pur non rinnegando le sue origini, è orgogliosa di essere cittadina italiana e non vede l’ora di esercitare il diritto di voto. Visibilmente commossa, ha ringraziato tutte le istituzioni che hanno permesso il coronamento del suo sogno: Prefettura, Questura, Comune e soprattutto il Ministero dell’Interno che ha accolto favorevolmente la sua istanza. Non sono mancate parole di affettuosa gratitudine verso la comunità cancellarese che da subito si è mostrata ospitale nei suoi riguardi.

La cittadinanza italiana le è stata conferita ai sensi dell’art. 9 della Legge n. 91/1992, con decreto del Presidente della Repubblica, la cui efficacia è subordinata alla prestazione del giuramento dinanzi all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di residenza. La solenne cerimonia è avvenuta alla presenza del sindaco, Antonio Lo Re, quale Ufficiale dello Stato Civile, che ha rivolto alla sig.ra Meti parole di apprezzamento e stima per aver rincorso con tenacia il suo desiderio. Una doppia gioia per la neo cittadina perché, per effetto dell’art. 14 della citata normativa, anche la figlia, poichè minorenne, ha acquisito automaticamente la cittadinanza italiana. Immancabile il brindisi, gli auguri e un fragoroso applauso dei presenti in segno di affettuosa accoglienza.

 

Franca Caputo

foto di gruppo2

 

Durante il periodo dell’Avvento, don Giuseppe Greco, parroco emerito di Oppido Lucano che per oltre cinquant’anni ha guidato la vita spirituale della sua comunità, è stato ospite a Cancellara, presso la sede dell’Unitre. Il grande scisma d’Oriente è stato l’argomento proposto agli “studenti”. Sebbene il tema affrontato richiedesse un “supplemento di attenzione”, don Giuseppe ha illustrato le cause che hanno determinato tale scisma con una semplicità estrema, quasi un racconto, come quelli che si facevano un tempo nelle fredde serate d’inverno davanti al focolare che tenevano unita la famiglia e il vicinato.

Ispirandosi alla scena della divisione delle vesti di Gesù che si è consumata ai piedi della Croce (accuratamente descritta dall’apostolo Giovanni), don Giuseppe si è soffermato, in particolare, sulla divisione della tunica da parte dei soldati romani. Poiché era un capo di gran pregio - senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo - i soldati  decisero di non dividerla, ma di tirarla a sorte, evitando di lacerarla. E così, quella tunica, cucita sicuramente dalle mani di Maria, dopo essere stata indossata da Gesù, finì sulle spalle di un romano. “Un gesto profetico”  - ha sottolineato don Giuseppe - perché proprio su quel popolo cadrà la scelta del Signore. Don Giuseppe, inoltre, ammirando il gesto dei soldati romani per non aver diviso la tunica, ha commentato con amarezza che se nel corso dei secoli all’interno della Chiesa si fosse ascoltata la voce dei soldati romani: “non  separiamo, non dividiamo” (dal greco mé skìsomen), avrebbero reso tutti un buon servizio alla Chiesa, evitando, così, dolorose lacerazioni. Successivamente, don Giuseppe ha raccontato le varie vicissitudini che hanno preceduto la grande frattura tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa orientale, a partire dall’inizio del quarto secolo, durante il regno dell’imperatore Diocleziano. In quel periodo l’impero romano si era esteso a tal punto che si rese necessario dividerlo in due: l'impero romano d'Occidente con capitale Roma e l'impero romano d'Oriente con capitale Costantinopoli. Col trascorrere del tempo, Costantinopoli divenne sempre più fiorente, mentre Roma si avviava inesorabilmente verso il declino. Intanto, tra il popolo di Costantinopoli  si faceva sempre più strada l'idea che finché Roma era capitale del mondo, era giusto e conveniente che il Vescovo di Roma fosse il capo della Chiesa. Tuttavia, ora che Costantinopoli aveva raggiunto il massimo splendore, si riteneva opportuno che fosse il Vescovo di Costantinopoli a guidare la Chiesa. Fu così che per giustificare quest'idea, del tutto accettabile da un punto di vista politico, che il popolo d'Oriente, nascondendosi dietro una maschera religiosa si “inventò” tre motivi teologici da contestare alla Chiesa latina: l'uso del pane azzimo, l'introduzione del termine filioque nel Credo e l'uso della carne soffocata. I contrasti divennero sempre più forti tra i due popoli e quando Michele Cerulario divenne Patriarca di Costantinopoli, fece chiudere chiese e monasteri che avevano ubbidienza dal papa di Roma. Le diatribe non si placarono e culminarono con la battaglia di San Paolo in Civitate (1053), dove l'esercito papale, condotto da papa Leone IX, subì una sconfitta e il papa venne fatto prigioniero. Fu una pagina triste e dolorosa per la Chiesa, come ha osservato don Giuseppe. L'anno successivo Leone IX inviò, tramite i suoi legati, una bolla di scomunica per Michele Cerulario che deposero sull'altare della basilica di Santa Sofia. Era il 16 luglio del 1054. Nel frattempo papa Leone IX era morto da alcuni mesi e la scomunica, giuridicamente, non aveva più alcun valore ma, da quella data, il popolo d’Oriente si ritenne definitivamente staccato dalla Chiesa cattolica romana. 
Fu così che il mondo cattolico si divise in Chiesa cattolica romana e Chiesa ortodossa. Nel corso dei secoli, i contrasti dogmatici si sono sempre più accentuati, nonostante le azioni ecumeniche promosse dalla Chiesa latina. Agli occhi del mondo non cristiano, la Chiesa appare come una famiglia divisa, raggiunta dallo scisma. Sembra un paradosso, ma entrambe le Chiese si autodefiniscono: Una, Santa Cattolica Apostolica, ma… ahimè, tristemente divise, nonostante siano avvolte da un unico grande abbraccio spirituale, quello di Cristo.

“Il Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG) e il Dipartimento della Protezione Civile, nell’ambito dell’Accordo stipulato per l’impiego di geologi nelle attività  di protezione civile, hanno avviato le iniziative programmate per formare i professionisti che dovranno offrire il loro supporto in situazioni emergenziali derivanti da rischi sismici e idrogeologici”. Lo ha affermato poco fa , Michele Orifici, Coordinatore della Commissione Protezione Civile del CNG .

Sabato 15 dicembre in Basilicata si è svolta un esercitazione che ha visto il pieno coinvolgimento dei geologi della Regione secondo le procedure stabilite nell’Atto di Indirizzo all’uopo predisposto dal Consiglio Nazionale dei Geologi e dal Dipartimento della Protezione Civile coinvolgendo 12 professionisti geologi suddivisi in 9 squadre operative.

Orifici  ha sottolineato  l’importanza dei corsi di formazione e delle esercitazioni per i geologi che nei casi di emergenza dovranno supportare l’attività di protezione civile. “Il Consiglio Nazionale dei Geologi strutturando un piano di prevenzione nazionale, basato sull’azione, sulla proposizione e sull’informazione – ha proseguito Orifici -  ha tra l’altro avviato un programma di iniziative volte alla migliore formazione dei geologi nell’affrontare situazioni emergenziali derivanti dai rischi naturali. I geologi che hanno già manifestato la propria disponibilità a partecipare alle attività di protezione civile sono oltre un migliaio su tutto il territorio nazionale. Dal prossimo mese di febbraio saranno avviati i corsi e le esercitazioni in tutte le regioni d’Italia finalizzati a pianificare al meglio le attività di supporto nei casi di emergenza”.

L’esercitazione rientra nell’ambito della pianificazione nazionale sul rischio sismico, che ha l’obiettivo di sperimentate le prime attivazioni ed alcune azioni di protezione civile sul territorio regionale, in un arco temporale di circa 4-5 ore. Lo scenario dell’evento simulato è un terremoto con epicentro in Val D’Agri, i cui effetti interessano le Province di Potenza, Matera nonché di Salerno e Cosenza.

I siti individuati per lo studio dei fenomeni indotti dall’evento sismico sono stati 4 ognuno con caratteristiche diverse: 1) frana tipo colata nell’isola amministrativa di Tricarico (stazione Brindisi di Montagna) per la verifica delle infrastrutture (attraversamenti, strade, abitazioni, ecc) e per il rilievo geomorfologico dell’area; 2)cavità Comune di Tursi per la verifica delle infrastrutture limitrofe alla cavità individuata e per i rilievi della cavità stessa; 3)nel comune di Tramutola per il rilievo di pericolosità geologiche e geotecniche riguardanti edifici strategici e aree di emergenza; 4) nel comune di Marsicovetere per il rilievo di pericolosità geologiche e geotecniche riguardanti edifici strategici e aree di emergenza.

“Sarebbe auspicabile strutturare, insieme alla Regione Basilicata – ha affermato Raffaele Nardone, Presidente dell’Ordine dei Geologi della
Basilicata - un sistema formato da professionisti specializzati che dovranno occuparsi di analizzare in modo capillare tutto il nostro territorio.

Sarà nostro prioritario impegno,  fornire al Dipartimento Nazionale di Protezione Civile e alla Protezione Civile Regionale l’elenco dei colleghi Geologi-volontari che, oltre ad essere a disposizione in caso di emergenza, potranno sorvegliare in “tempo di pace” attraverso la formazione di squadre specialistiche l’intero territorio regionale e, nello stesso tempo. Per tali attività saranno avviati programmi di formazione in modo da mettere a disposizione della collettività professionisti preparati e capaci di migliorare la sicurezza di un territorio civile ed evoluto come il nostro.

Il risultato delle attività svolte convergerà negli uffici della protezione civile e sarà messo in rete con le altre informazioni che la struttura già raccoglie e diffonde. Si sta insomma cercando di allestire un vero e proprio «presidio territoriale geologico» con l'obiettivo di migliorare il livello di conoscenza, sorveglianza e azione, che sono aspetti essenziali per rendere più efficaci le azioni della protezione civile”.

Nardone ,nel confermare la piena soddisfazione per la riuscita dell’esercitazione resa possibile grazie alla messa a sistema della sinergia tra Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, Consiglio nazionale Geologi, Protezione Civile della Regione Basilicata e l’Ordine dei Geologi di Basilicata, ha ringraziato i 12 professionisti geologi volontari che con la loro disponibilità  e il loro lavoro hanno reso possibile tutto ciò ed anche i Funzionari del DPC nazionale e della Protezione Civile regionale. Apprezzato il contributo dei Geologi all’ esercitazione sia da parte del Direttore Curcio del DPC nazionale che del Sindaco della Città di Potenza Vito Santarsiero.

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