
E’ prossimo ad uscire nelle sale italiane il film "There be Dragons", ambientato nella Spagna della seconda Repubblica (1931-39). Racconta la storia di due compagni di giochi, uno che diventa prete e poi santo, Josemaría Escrivá, fondatore dell'Opus Dei, l'altro, il giovane “Manolo”, che si macchia invece di orrendi crimini, dalla parte dei Rojos, durante la guerra civile combattuta in quegli anni fra anarco-comunisti e franchisti.
Ne parliamo con un esperto, Mons. Vitaliano Mattioli.
D. Quale fu la spinta che condusse miliziani rivoluzionari come “Manolo” a compiere crimini orribili nei confronti dei cristiani?
R. Purtroppo non ho visto il film. Tuttavia posso dire in linea generica che molti protagonisti della rivoluzione sono stati manipolati dalla propaganda massonica e comunista che faceva vedere la Chiesa come la vera nemica del progresso. Di fatto in questo periodo della Spagna si sono assommate tutte le teorie marxiste e massoniche che hanno fatto corpo comune per infondere nell’animo degli spagnoli un forte odio contro la Chiesa.
D. Come insegna anche san Josemaría, la Chiesa non è né mai sarà un partito, né una fazione o gruppo d’interesse. Come si spiega allora l’appoggio esplicito dell’episcopato spagnolo all’esercito franchista?
R. L’Episcopato spagnolo, fin dall’inizio della seconda Repubblica (1931), pur non approvando la sua linea politica ha appoggiato la nuova linea sperando in tal modo di riuscire ad equilibrare e frenare l’ideologia anti-religiosa. Purtroppo, non essendoci riuscito, ha appoggiato l’intervento di Franco per porre fine a quella tremenda persecuzione che ha fatto una mostruosa carneficina dei cristiani. Se Franco non fosse intervenuto, probabilmente in Spagna non sarebbe sopravvissuto nessun cristiano.
D. Anche nell’attuale “dittatura del relativismo” proliferano e sono esaltati i "dragons" dell'odio e dell'egoismo: ne vede similitudini con quelli che hanno condotto agli eccidi del 1931-39?
R. Certamente. Si possono vedere due situazioni. Una cruenta, nei Paesi a regime dittatoriale o con sistema religioso che si confonde con lo Stato; oppure, il che è peggio, con una persecuzione incruenta ma combattendo, mettendo in minoranza e fuori legge tutto ciò che sa di cultura cattolica.
D. Nel suo libro del 2000 sulla guerra civile spagnola lei ci tiene a sottolineare come essa fu scatenata da massoni e comunisti, nonostante la Chiesa cercò in ogni modo di evitare qualsiasi scontro con le autorità anticlericali della Repubblica. Secondo il suo parere quest’ultimo fu un atteggiamento giusto?
R. Certamente. La Chiesa, come è successo con i regimi comunisti e totalitari di destra (classico il comportamento con il nazionalsocialismo) si sforza sempre di evitare scontri, a rischio di apparire ingenua. La Chiesa cerca sempre la concordia. Solo quando avverte che tutti i tentativi pacifici non possono riuscire, allora cerca di salvare il salvabile.
D. Quando si capì che la Repubblica voleva far piazza pulita della Chiesa?
R. Praticamente quasi dall’inizio. Il partito socialista, PSOE (che è l’attuale partito di Zapatero), arrivato al potere scoprì subito le carte e le sue vere intenzioni.
D. Come si spiega la massiccia campagna di persecuzioni in un Paese profondamente cattolico come la Spagna degli anni Trenta?
R. Questo è un punto interessante. Una delle cause consistette nella mancanza di vera conoscenza della ideologia comunista. I cattolici si cullarono in un pericoloso irenismo. Inoltre, vi fu un desiderio irrazionale di ricambio politico che condusse a dare la precedenza alla soluzione delle problematiche economiche e sociali senza pensare ai profondi risvolti religiosi che sarebbero derivati dall’ascesa dei partiti di sinistra. Da questo punto di vista, si può fare un paragone con le cause della vittoria di Zapatero. Da non dimenticare poi, ora come allora, l’influsso indiretto della Massoneria, che non appare esternamente, ma che contribuisce in tutti i modi a creare una mentalità ed un clima favorevole a quelle forze politiche che hanno come programma di perseguitare la Chiesa.
D. Perché la Santa Sede non riuscì a fermare il massacro dei cattolici durante la prima Repubblica spagnola?
R. La Santa Sede non intervenne all’inizio in quanto non c’erano notizie certe sulla terribile realtà. Solo quando se ne rese scientificamente conto, non esitò ad elogiare Franco per il suo intervento.
D. Hanno suscitato sorprese i documenti vaticani resi pubblici nel 2006 riguardanti la storia della Chiesa in Spagna negli anni Trenta?
R. Per chi sta addentro alla storia, no. Probabilmente per coloro che non ne avevano una profonda conoscenza penso hanno molto contribuito a farli rendere conto della realtà ed a meglio comprendere l’atteggiamento della Chiesa spagnola e della Santa Sede in quel periodo.
D. Qual era la situazione della Chiesa durante la seconda Repubblica spagnola, e quale quella durante la guerra civile?
R. Purtroppo la seconda Repubblica non trovò un clero ben formato nel suo insieme. Anche la stessa Gerarchia all’inizio non avendo una idea chiara sulla situazione, non si trovò del tutto unita. Durante la guerra civile recuperò questa unità d’intenti e vide l’alzamiento del Generale Franco in chiave provvidenziale. Purtroppo fuori della Spagna, non tutti i sacerdoti e laici cattolici la pensarono nello stesso modo.
D. Storici come Vicente Cárcel Ortí hanno parlato di “olocausto di sacerdoti, religiosi e cattolici” tra il 1936 e il 1939. Ritiene corretta questa definizione?
R. Purtroppo è profondamente vera. Si è trattato di un vero olocausto, anche se questo termine non piace a tutti.

Chi è Monsignor Vitaliano Mattioli
Monsignor Vitaliano Mattioli è nato nel 1938 a Roma. Dopo aver frequentato gli studi classici, ha studiato filosofia e diritto canonico presso la prestigiosa “Pontificia Università Lateranense”, dove ha conseguito anche il dottorato in teologia. In seguito all'ordinazione sacerdotale - avvenuta il 10 marzo 1963 a Roma - per diversi anni è stato professore di Teologia Morale e Bioetica presso la “Pontificia Università Urbaniana”, nonché vicepreside del “Pontificio Istituto Sant'Apollinare”. La sua attività di docente e pedagogo lo ha visto a lungo impegnato quale redattore della rivista mensile di cultura e pratica ecclesiastica Palestra del clero (fondata nel 1921) con dei fortunati saggi su una serie di personalità anti-cristiane e al tempo stesso espressive di una Weltanschauung radicalmente alternativa e pseudo-religiosa, come il filosofo materialista tedesco Karl Marx (1818-1883) e l'ideologo della rivoluzione russa Vladimir Il'ič Ul'janov, detto 'Lenin' (1870-1924). Sono state però le minuziose ricerche d'archivio – costantemente controcorrente – e gli studi di carattere storico a dargli notorietà, da Gli ebrei e la Chiesa: 1933-1945 (Mursia, 1997) a Rilettura di una conquista (Marietti, 1998), fino al recente L'eredità di Pio XII (Fede & Cultura, 2008), oltre al best-seller Massoneria e comunismo contro la Chiesa in Spagna (1931-1939) (Effedieffe, 2000) sulla drammatica persecuzione anarco-comunista patita da migliaia di cattolici spagnoli nel corso degli anni Trenta, prima dell'alzamiento capeggiato dal generale Francisco Franco (1892-1975). Attualmente svolge il suo intenso ministero in Brasile, dove tiene conferenze e seminari presso la “Pontificia Università Cattolica 'Rainha do Sertão'” di Quixadá (stato del Cearà) e nella “Università Federale de Minas Gerais” (stato del Sudeste) a Belo Horizonte. Vanta inoltre al suo attivo diversi volumi di carattere divulgativo su argomenti di bioetica e spiritualità, oltre a numerosi saggi di livello specialistico pubblicati su riviste sia italiane che brasiliane.
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