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Giovedì, 27 Febbraio 2020

Il progetto Around Gershwin, portato con successo a Umbria Jazz Winter in quel di Orvieto, è una rilettura gershwiniana arricchita da musiche del contrabbassista Giovanni Tommaso.

In Standard (ma non sempre) Trio il jazzista, direttore artistico delle Umbria Jazz Clinics, con Rita Marcotulli al pianoforte e Alessandro Paternesi alla batteria esegue, del celebre songwriter statunitense, composizioni come Oh Lady Be Good, But not for me, How long has this been going on, in funzione di "navigatori" stilistici.

Da segnalare, fra i brani di Tommaso, Un Italiano a Parigi, per il gioco di citazioni ed intersezioni, e Wintertime, omaggio a Umbria Jazz Winter (e contraltare invernale di Summertime) , per l'abile lavorio di archetto sul contrabbasso che anticipa l'originale esposizione del tema da parte dalla tastiera, ed il bel crescendo in progressione del drumming.

Che il disco vada oltre la semplice rilettura dell'originale lo si rileva anche in Random 5, che decolla da una semplice cellula in cinque note, e in Without a theme, dal magistrale interplay e nonchalance improvvisativa su strutture ben articolate, sia armonicamente che ritmicamente. E dove l'archetipo dell'Autore di Rapsodia in Blu appare più sfocato pur sempre comunque occasione "trasportata nella contemporaneitá in una ideale macchina del tempo musicale" come osserva Paolo Occhiuto.

Tutto il resto è gioia reinterpretativa, e gusto di attingere al linguaggio del vocabolario gershwiniano nel licenziare i modaleggianti Rotating Rhythm e S.O.S. .

L'apogeo del compact è, probabilmente, 'S Wonderful. Qui la Marcotulli miscela i suoi Bill Evans e Oscar Peterson in una conca di erosione sulle cui pareti risuonano gli iperpiani timbrici della sezione ritmica. Siamo al centro dello spazio dimensionale gershwiniano, nel bel mezzo di un repertorio che si potrebbe a buon ragione definirsi patrimonio immateriale dell'umanitá.

L'album di Simone Alessandrini, dal titolo Storytellers, sempre editato a Roma da Parco della Musica, suggerisce diverse considerazioni.

La musica è arte "rappresentativa". Può cioè rappresentare, attraverso i suoni, un oggetto, una figura viva, un evento. Pensiamo ai canti degli uccelli nella Pastorale di Beethoven; o alla composizione Pacific 231 dedicata da Honegger ad una locomotiva a vapore; a tante colonne sonore nel cinema o a melodrammi... Il jazz non fa eccezione alla regola: può evocare personaggi, riscoprire episodi, sceneggiare ambienti, suggerire contesti.

Cosa che avviene in Storytellers, disco d'esordio del sassofonista Simone Alessandrini che ha cercato di "vestire" memorie sommerse del proprio vissuto con una personale narrazione musicale, affollandola di personaggi romaneschi come il sig. Adriano aviatore-poeta, Cetto La Mitraglia trombettista costretto a mitragliare i giapponesi nel Pacifico, il gobbo del Quarticciolo, partigiano sabotatore dei nazisti, morto a soli 18 anni.

Lo storytelling, a cui partecipano il trombettista Antonello Sorrentino, il bassista Riccardo Gola, il batterista Riccardo Gambatesa (con il sassofonista Dan Kinzelman in tre brani) traccia, su tale fauna antropologica, un percorso lastricato di presenze di un paesaggio marginale ormai scomparso, descritto nel libretto allegato al concept album edito da Parco della Musica.

La musica è iridescente, va dal free al new Orleans, come iridati sono i "Racconti romani" a cui Alessandrini, nella sua post-visione, si è liberamente ispirato; è nostalgica quando è "ad eco d'immagine" come nel brano L'imbroglio del cordoglio in cui si racconta di una veglia funebre inscenata per nascondere il furto di un maiale; è lirica laddove è dedicata agli amanti delle lettere smarrite, Olga e Nazario; è carica in Sor Vincè, quello che fregava agli americani.

Ma gli americani l'hanno avuta vinta. Anche in musica. Lasciandoci in ereditá per nipoti e pronipoti swing, blues e jazz.

Un altro grande appuntamento del cartellone natalizio al Teatro Massimo di Palermo martedì sera con il concerto Gospel “Vincent Bohanan & The Sound of Victory Fellowship Choir”. Sala piena e pubblico entusiasta per il direttore e tenore Vincent Bohanan e per “The Sound of Victory Fellowship Choir”.

Vincent Bohanan, talentuoso e navigato artista newyorchese, ha collaborato nel corso degli ultimi dieci anni con i migliori artisti gospel della scena americana, costruendosi una personalità musicale policroma ma inconfondibile. Ad accompagnarlo il coro del “The Sound of Victory Fellowship Choir”, composto da nove cantanti newyorkesi, tra Brooklyn e il Bronx, selezionati per versatilità e talento; con loro Andre James alle tastiere, Emmett Lee Walker IV al basso e Daniel J. Revell alle percussioni.

Il viaggio musicale proposto Vincent Bohanan e The Sound of Victory si muove tra le radici africane e il patrimonio gospel afro-americano più moderno. Da segnalare, tra le collaborazioni recenti, la partecipazione alla registrazione dell’ultimo lavoro discografico di Ce Ce Winans (artista gospel vincitore di diversi premi Grammy), e la partecipazione come coro a fianco di Mariah Carey.

Il programma natalizio del Teatro Massimo proseguirà, la Notte di San Silvestro, con grandi concerti trasmessi sul maxischermo in piazza e poi il conto alla rovescia.

Il primo gennaio doppio concerto, alle 12.00 il Concerto barocco con l’Orchestra nazionale barocca dei Conservatori diretta da Ignazio Schifani, il basso Ugo Guagliardo e il Coro del Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Palermo diretto da Fabio Ciulla.

Alle 18.30 il tradizionale Concerto di Capodanno (già sold out), promosso – come da tradizione - dalla presidenza del Consiglio comunale di Palermo. L’Orchestra e il Coro della Fondazione saranno diretti da Wayne Marshall con la voce di Anna Jane Casey. In programma un’antologia di pagine celebri che spaziano da Verdi ai classici valzer di Johann Strauss, alle migliori canzoni del musical americano (Bernstein, Ira e George Gershwin, Kern, Porter). In piazza, sul maxischermo, la diretta di entrambi i concerti realizzata in audio e video ad alta definizione per dare a tutti l’occasione di festeggiare.

Biglietti Capodanno Barocco: da 25 a 10 euro

Biglietteria: da martedì a domenica dalle 9.30 alle 18 e un’ora prima dello spettacolo

Sold out e standing ovation per “Vincerò. Luciano Pavarotti: il racconto di una vita straordinaria” al teatro Duni di Matera che, giovedì sera, ha reso omaggio a Big Luciano nel giorno in cui avrebbe festeggiato il suo ottantaduesimo compleanno. Un tassello all’interno di una serie di appuntamenti finalizzati a celebrare il tenore modenese nel decennale della sua scomparsa, tra Modena, Verona, Matera, Djakarta, Oman, Cina e Tunisia.

In mattinata nel complesso rupestre Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci si è svolto un incontro con la stampa alla presenza di Nicoletta Mantovani, alla sua prima volta nella Città dei Sassi. Nell’allungare lo sguardo sul Barisano e sulla murgia, ne è rimasta a dir poco incantata. “Oggi è una giornata veramente speciale. Sono molto felice – ha detto Nicoletta Mantovani - di poter ricordare Luciano in un luogo altrettanto speciale. Lui sarebbe stato felicissimo di essere qui, in quella che è la nostra Capitale della cultura che ci rappresenterà nel mondo. Lui, che ha sempre amato la sua Italia, ne sarebbe fierissimo”. Presenti all’incontro anche il tenore Enzo Di Matteo che ha fornito la sua consulenza alla messa in scena dello spettacolo; l’attore Lino Guanciale che, su testi di Grazia Varasani, ha dato voce al racconto di Luciano Pavarotti a sua figlia Alice. E Patrizia Minardi dirigente dell’ Ufficio Sistemi culturali e turistici della Regione Basilicata che ha sottolineato “l’intenzione di continuare a sostenere i talenti della lirica e avviare un percorso, nell’ambito del Piano regionale dello Spettacolo, in cui la musica lirica possa confezionare un’offerta culturale capace di rispondere alle aspettative della domanda turistica e avvicinare un pubblico sempre più numeroso”.

Il concerto-spettacolo si è avvalso della direzione artistica del maestro Pasquale Menchise impegnato anche nella direzione dei cantanti della Pavarotti Foundation (il soprano lirico-leggero Laura Macrì, il soprano Claudia Sasso, il mezzosoprano Francesca Sartorato, il tenore Ivan Avon Rivas, il tenore Marco Miglietta, il tenore Stefano Tanzillo e il baritono Stefano Marchisio) e dei 35 componenti dell’Orchestra Sinfonica Matera 2019, al suo esordio. “Con questo spettacolo, di cui ho avuto l’onore di fare sia da direzione artistica sia da direttore d’orchestra, sono davvero molto orgoglioso. Anche perché cinque brani in scaletta prevedono miei personali arrangiamenti. Un grande impegno e un grande lavoro. Ma anche una grandissima soddisfazione. E’ un po' come la ciliegina sulla torta per la mia personale attività, ma anche e soprattutto per Matera e per la nostra regione. Un evento del genere non si è mai visto prima in Basilicata. L’auspicio è che, da qui in avanti, si riesca a dare alla musica lirica lo spazio che merita”.

“La donna è mobile”, “Una furtiva lagrima”, le arie “Che gelida manina” e “Si mi chiamano Mimì” e il duetto “O Soave fanciulla”. Da “Voglio vivere così” al repertorio della canzone napoletana d’autore: “Dicitencello vuje”, “Core ingrato”, “O’ sole mio”, “Te voglio bene assai”. E ancora: “Non ti scordar di me” e una suggestiva interpretazione di “Miss Sarajevo” a quattro voci, il brano scritto da Bono degli U2. E ancora: l’allegria incontenibile di “Buongiorno” e il video in cui Luciano interpreta “Nessun dorma” che fa partire la standing ovation tra coriandoli che piovono dall’alto. In chiusura l’attrice materana Anna Rita Del Piano ha chiamato sul palco l’assessore al Turismo del Comune di Matera, Adriana Poli Bortone, e la dirigente dei Sistemi culturali della Regione Basilicata, Patrizia Minardi. E ha chiesto a Nicoletta Mantovani quale sua canzone il Maestro avrebbe dedicato a Matera: la risposta non si fa attendere ed è subito bis per “O’ sole mio” con cui saluta il “ricordo di questa giornata indimenticabile, vissuta – ha detto Mantovani - fin dalle prime ore sotto il bel sole di Matera, nei Sassi. Non ci sarebbe scelta migliore”.

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