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Giovedì, 04 Giugno 2020

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PPAG_CATWALK -c- PPAG

 

Dal 14 giugno al 16 settembre 2012 i centri culturali del MuseumsQuartier (MQ) di Vienna puntano i riflettori su un tema comune, la moda. Il MQ Summer of Fashion fa della moda un’esperienza indimenticabile, la presenta in diverse ottiche ed illustra i suoi legami con l’arte. Il vasto programma prevede rassegne, filmati, performance, sfilate di moda, visite guidate e dibattiti.

L'inaugurazione del MQ Summer of Fashion avverrà il 14 giugno 2012 con due mostre. Una, "Reflecting Fashion. Arte e Moda dal Modernismo in poi", sarà allestita al Mumok (www.mumok.at) e dedicata all'abbigliamento ed alla moda quali elementi essenziali dell'arte che, dalla metà degli anni Sessanta, rivestono un ruolo fondamentale per artisti come Ellsworth Kelly, Vito Acconci o Daniel Buren. L'altra, "Technosensual. where fashion meets technology", al freiraum quartier 21 International (www.quartier21.at) presenterà tessuti elettronici e tecnologie indossabili. L'apertura delle due mostre sarà seguita da un fashion party in quelle che erano le scuderie di corte, al Mumok. Il weekend di apertura prevede inoltre il 15 giugno una sfilata di moda dell'Istituto di formazione viennese per moda, design e tessuti, il Kolleg für Mode-Design-Textil, ed il 16 giugno la performance "Benoit Maubrey. Audio Ballerinas", con tanto di abiti elettroacustici e un "party della cabina per fototessere".

Accanto ai centri culturali che hanno sede al MQ come Mumok, Kunsthalle Wien, Leopold Museum, Tanzquartier Wien o Zoom Museo per Bambini, partecipano al MQ Summer of Fashion anche istituzioni dell'arte e della cultura esterne al MQ. Eventi di spicco saranno ad esempio la performance di danza con Lucia Glass in cooperazione con il Tanzquartier Wien, l'apertura del festival del cinema frame[o]ut con la fashion blogger Diane Pernet, nonché visite guidate attraverso il Modedepot, il deposito della moda del Wien Museum, che abitualmente non è aperto al pubblico e vanta una delle più vaste collezioni di moda europee. Il contributo del Museo di Storia naturale sarà una passerella di moda millenaria che dall'età della pietra va fino all'epoca del Barocco, fashion blogger organizzeranno un mercatino delle pulci e Biorama allestirà il Fair Fair-Markt, il mercato dell'equo e solidale, con moda ecologica e un'offerta di prodotti alimentari sostenibili. Una passerella progettata dallo studio di architetti PPAG nei cortili del MQ fungerà da cornice architettonica per le manifestazioni. Chiuderà la serie di eventi la MQ Vienna Fashion Week (www.mqviennafashionweek.com), dal 12 al 16 settembre, nel corso della quale si presenteranno collezioni di stilisti austriaci ed internazionali.

 

MQ, 1070 Vienna
www.mqw.at/SoF

Ha vinto Emma come da previsioni. Un podio al femminile e tutto di ispirazione talent: Emma è la ex star di Amici, Noemi ha cominciato a X Factor e Arisa è stata uno dei giudici dell'edizione di quest'anno. Si può dire però che ancora una volta è la popolarità il fattore determinante, perché Noemi ha ormai una carriera lontana dal talent ed è entrata nei tre finalisti grazie alla golden share esercitata dalla sala stampa. Ma inevitabilmente l'attenzione della cronaca va su Celentano che ha rispettato i tempi ma non ha mollato il colpo su quanto detto martedì. E' entrato cantando 13 Women. "'La corporazione dei media si e' coalizzata contro di me, neanche avessi fatto un attentato allo Stato - ha detto - Quando parlo di chiusura di Famiglia Cristiana e di Avvenire dico ' andrebbero chiuse', non significa esercitare una forma di censura"." Non ho il potere di chiudere un giornale, mentre qualcuno non ha esitato a chiudere qualcosa".
Poi Celentano, sul quale sono piovuti anche fischi, si è addentrato in un'analisi più di tipo religioso, "Ma io - ha insistito - sono venuto qui a fare quattro chiacchiere con quei 16 milioni di persone che hanno visto festival di Morandi, per parlare del significato della vita, della morte, soprattutto di quello che viene dopo, della straripante fortuna che tutti abbiamo avuto per essere nati e dunque divertirci a fantasticare su dove e come sarà il paradiso", poi ha cantato La Cumbia di chi cambia di Lorenzo Jovanotti e Ti penso e cambia il mondo insieme a Gianni Morandi, suo amico da 46 anni e commosso alle lacrime. Nell'ultima serata Rocco Papaleo, la spalla diventata protagonista, si è tolto la soddisfazione di cantare la canzone scartata l'anno scorso, Come vivere. Lo spazio comico è stato riempito dal ritorno di Luca e Paolo, che truccati da clown hanno rivolto una preghiera al Signore dei comici e dei clown, in cui hanno ironizzato sulle polemiche suscitate dal linguaggio usato nella prima serata con un riferimento al direttore generale della Rai Lorenza Lei, e da Giuppi Cucciari, divertente e molto sicura con il suo stile personale è diventata una protagonista della serata con battute su Sanremo ("Mazza, Mazzi e il Mazzo che vi ha fatto il Vaticano"), un ironico appello a chiudere Playboy ("quelle donne esistono solo a Sanremo o qualche volta a Studio Aperto") anche sul direttore artistico dimissionario Gianmarco Mazzi ma non ha dimenticato di rivolgere un appello per la cooperatrice italiana in mano ai rapitori da 120 giorni.

E' tornato anche Alessandro Casillo, vincitore del girone Giovani che ha riproposto E' vero. Il premio della critica è andato invece a Samuele Bersani per Un pallone. A rappresentare il rock internazionale, i Cranberries, da poco riformati: hanno cantato Zombie, il pezzo che li ha resi famosi. Si chiude così un'edizione travagliata, segnata dalla presenza di Celentano e dalle polemiche suscitate da lui e dal linguaggio di Luca e Paolo, dal torcicollo di Ivana Mrazova e dalla "farfalla" di Belen stasera in gara con il nude look della Ivanka, dal garbato umorismo di Rocco Papaleo, dalle dimissioni di Gianmarco Mazzi, direttore artistico del festival per sette anni. Con la vittoria di Emma, torna a vincere un personaggio proveniente da Amici, come era accaduto a Marco Carta e Valerio Scanu. L'affermazione di Vecchioni dell'anno scorso è stata una sorpresa, quasi un'anomalia rispetto al meccanismo del televoto, che garantisce i voti alla popolarità e al pubblico più motivato, dunque quello dei talent, già abituati a votare i loro beniamini. Da non dimenticare che Alessandro Casillo proviene da Io canto, dunque anche lui è arrivato al festival con un tesoretto personale di popolarità.

Il progetto c’è, e sta nel titolo: Il lato jazz del cuore. Neoromanticismo in note? Sicuramente non nel senso che ci si aspetta. Perché quella di Roberta Sdolfo non è una voce prevedibile in un panorama in cui non di rado prevalgono accademia e scontatezze. La vocalist intanto non si compiace in melismi superflui, gioca, sì, sugli standards, e spesso tira fuori un grinta … dolce che sembra essere la sua principale nota distintiva. Come in Che bontà di Riccardi o in Ma chi è Quello lì; e, quando il pensiero non va a Mina, viene da riflettere sulle sue doti prestate al jazz “ pretesto perché il mistero della vita racconti di sé” da parte di questa giovane artista al suo debutto con la Philology di Paolo Piangiarelli. Un canto, il suo, che scorre sul filo teso sul ponte ideale proteso fra l’Italia bianca e sincopata di Baciami piccina e l’America nera di Monk,  Waller,  Porter… e che ondeggia fra ballad e swing, poesia di parole (anche sue) e di musiche, con i colori armonici del pianista Alberto Bonacasa e la ritmica discreta di Roberto Paglieri alla batteria e Gianluca Alberti al contrabbasso cui si aggiungono di volta in volta vari ospiti.
Il lato jazz del cuore allora è, forse come l’altra faccia della luna  the side che maestri del vocalese o solisti come Ella Fitzgerald hanno illuminato, e che forse l’eccesso di evidenza rischia di oscurare. La Sdolfo si riallaccia in questo senso alla tradizione ed è anche rivelazione di come il jazz, anche quello di nuova generazione,  possa imprimersi dentro l’anima di chi lo ascolta.
E di chi lo fa.

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