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Lunedì, 01 Giugno 2020

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Foto Ylenia Lucisano2_b


La vedremo quest’estate al Collisioni Festival e ancora in Piemonte ad Asti Musica, poi il 24 luglio alle “Scimmie” di Milano. Ma soprattutto stiamo gustando sulla rete, a partire da You Tube, il video del brano Quando non c’eri, diretto da Diego Ricci e realizzato da Quelchechose. E stanno per arrivare anche alcune date estive nella sua Calabria. Insomma Ylenia Lucisano non è più un’artista emergente, visti i premi acquisiti, le presenze in RAI e su network privati nazionali e il gradimento a livello radiofonico. Piace, a quanto pare, il suo pop d’autore di nuova generazione che dimostra di avere assorbito appieno e metabolizzato in modo personale diversi modelli del passato.

Abbiamo raggiunto telefonicamente la cantautrice a Milano per “intercettare” al volo qualche suo pensiero su questa fase importante della propria vita artistica.

D. Prima domanda d’obbligo: quali sono i tuoi riferimenti artistici.

R. Sono molto presa da Rino Gaetano, da De Gregori, e dagli altri mostri sacri del nostro cantautorato.

A livello internazionale adoro i Cold Play. Quando compongo o interpreto cerco comunque di essere me stessa fino in fondo.

 

D. Il tuo video ha come sfondo Venezia. Scelta romantica, decadente...

R. Essenzialmente mi è parsa la città più vicina, in tutti i sensi, al brano che dovevo registrare, sia come testo che come musica.

 

D. E’ dura la vita della musicista in Italia?

R. Si ma come ogni altro mestiere. Solo che la musica presuppone molta pazienza. Bisogna saper aspettare che arrivi il tuo momento, sperando che arrivi, e molto è affidato al caso.

Per chi si è formato per un lavoro tradizionale forse è più semplice immaginare il proprio percorso, per un’artista il futuro può diventare imprevedibile. Però se c’è la passione questa fatica non la si sente.

D. Una voce del sud. Pensi che questa matrice, essendo tu di Rossano, orienti in qualche modo la tua forma espressiva?

R. Incide, di sicuro, nel senso delle scelte che si fanno, perché si è motivati in una data direzione, si rivalutano alcuni valori, come la famiglia, ma anche la bellezza del paesaggio calabrese influenza il mio comporre e il mio interpretare.

 

D. Ma chi è realmente Ylenia Lucisano? Diciamolo in poche parole e con la tua naturale franchezza.

R. Sono attaccata visceralmente alla musica ed è per questo che mi sento in qualche modo instabile, come la musica stessa, e come il girovagare di noi musicisti.

Forse, per usare un aggettivo, mi sento un po’ pazza… perché le cose che faccio sono dettate dal cuore più che dalla testa.

Cover_Quando non c'eri B

Battista alla conferenza stamnpa di 'Oggi  Non è Giornata' (1)


Ha debuttato il 19 febbraio scorso e sarà in scena fino al 17 marzo al Teatro Sistina di Roma (il 6 aprile replicherà a Bergamo, poi il 7 a Varese ed il 18 a Piacenza), il nuovo esilarante spettacolo di Maurizio Battista, scritto con Riccardo Graziosi e Claudio Moroni: Oggi non è giornata. Per il comico romano, però, almeno quando è sulla scena, la “giornata” è sempre quella giusta… Alla prima, infatti, davanti ad un numerosissimo pubblico, fra cui anche vip come Rodolfo Laganà, Giancarlo Magalli ed Amedeo Minghi (quest’ultimo che finisce anche sul palco per un “duetto” nel quale rimedia non pochi sfottò) Battista riesce ad intrattenere con un lungo monologo che scivola via ma dura oltre tre ore. Fra chiacchiere a voce alta, improvvisazioni e mestiere di cabarettista romano vecchia scuola, il comico sa mescolare con semplicità battute spontanee ed epidermiche e risate piene di nostalgia per un’Italia che non c’è più, quella di una quarantina di anni fa’, quando lui era bambino nel quartiere popoloso e popolare di san Giovanni. 

Già nella conferenza stampa di presentazione, alla quale abbiamo assistito per Il Corriere del Sud, l’artista ha spiegato come lo spettacolo, fin dal titolo «Permette di fare quel che ci pare». Da improvvisatore incallito, infatti, Battista definisce giustamente Oggi non è giornata «un work in progress, interattivo, di cui il pubblico è parte integrante perché gli spettatori non possono essere passivi. È come passare una serata in compagnia di amici: diciamo due cose, porto dei giornali e degli oggetti strani, racconto delle storie divertenti di vita vissuta... magari un poco romanzate, ma vere. Io sono figlio di baristi, terza media presa a pagamento... sono una persona umile, ma ho sempre avuto questa verve e il piacere di far ridere la gente. Questo porto nel mio show, non voglio fare sermoni, non voglio spiegare i massimi sistemi. Il pubblico deve divertirsi». Questa comicità alla mano è la forza di Maurizio Battista, l’ironizzare sulle piccole cose della quotidianità: dalla moglie che ti stressa per farsi accompagnare a fare la spesa, alla vacanza al mare che diventa incubo: «La mia scuola? L' esperienza al bar che è un teatro. Tu che stai al banco sei come sul palco e il cliente è il pubblico. La gente viene a prendere il caffè e farsi una risata, non puoi servirla con il muso. E a me è sempre piaciuto intrattenerla. Per questo mi sento come paracadutato nel mondo dello spettacolo».

Quanto dichiara alla fine della conferenza stampa sintetizza tutto quello che è il suo stile, perché, spiega, «io non "faccio" il comico, sono così, anche quando m' incontri per strada. Ho capito che alla gente piace ridere delle cose semplici».

Battista deve molta della sua ormai inconfondibile comicità, effettivamente alle storie raccontate e vissute nel bar di famiglia nel quale ha cominciato a lavorare fin da piccolo. Così tra matrimoni instabili, mogli nevrotiche, suocere impossibili, vita romana scoppiata e giovani apatici di oggi, si snodano i racconti di un comico che con la sua istintività è divenuto negli ultimi anni sempre più popolare ed apprezzato.

Uno dei suoi maggiori pregi sta nel fatto che riesce a coinvolgere ed appassionare il pubblico evitando le solite imitazioni, le battute sessiste e le parolacce. Con il suo passato da ragazzo di giungla metropolitana e figlio di una delle ultime madri “antico-romane”, stoiche ed educatrici “esigenti”, riesce a toccare il cuore del pubblico individuando i temi più cari alla gente normale.

Lo spettacolo si snoda seguendo l’alfabeto, trovando per ogni parola un richiamo al vivere di oggi e di ieri, nel Nord, nel Sud e nella Roma del XXI secolo, sempre più alla ricerca di sé stessa ma che nel fondo dell’anima dei romani conserva i suoi caratteri perfettamente distinguibili. Dalla A di Alimentazione alla C di Cultura, dalla E di Economia alla R di Rabbia, Battista trova il senso comico dai racconti che testimonia, dalle notizie di cronaca che propone e nei fatti di costume che scova dal melting pot nostrano. E’ così che riesce ad appassionare il variegato pubblico presente (da quindicenni ad ottantenni, tutti ugualmente in preda alle risate) supportato da una frizzante parlata romana ed una spigliatezza trascinante.

Oggi non è giornata può essere un’occasione per ridere genuinamente e fare anche un po’ di autocritica perché, in fondo, chi di noi non si riconosce nelle vicissitudini raccontate dall’artista, chi non ha un marito, una moglie o una suocera come quelli descritti da Battista? Chi non si fa trascinare dai vizi, dall’incomunicabilità e dai tic della vita metropolitana? Chi riesce a stare del tutto al di fuori dai riti e miti del consumismo instupidente e dalla parrucconeria snob? 

Quindi, a pensarci su, non aveva tutti i torti il nonno del comico romano che, ci racconta, ripeteva ogni tre/quarti l’imprecazione che oggi pochi si azzardano a ripetere: «Si stava meglio quando si stava peggio! Ed aveva gli occhi tristi e stanchi mentre ci pensava. Sì, perché lui sapeva benissimo che, assieme agli anni, anche i valori più puri ed autentici sarebbero passati. Così come sarebbe passata la voglia di dare fiducia ad un futuro sempre più incerto». Questo lo sa bene anche Battista che, già alla conferenza stampa di presentazione, non aveva paura di sbottare un po’ “grillescamente”: «Ma possiamo veramente definire progresso quello che stiamo vivendo?».

Per questo lo spettacolo inizia in forma di lettera di scuse verso tre generazioni, quella dei nonni, dei genitori e dei figli, per non aver mantenuto le aspettative. E, nonostante l'ironica considerazione sulle scelte fatte negli ultimi anni e sull'inevitabile cambio di abitudini, chiaro è il messaggio che vuole diffondere: siamo un paese che ha perso di vista la vera essenza delle cose. Dimentico delle proprie radici, provinciale, eternamente in vacanza.

La locandina dell'ultimo spettacolo di Battista

Chi è Maurizio Battista

 

Maurizio Battista è nato a Roma il 29 giugno 1957, piuttosto tardi (nel 1989) esordisce come comico, rappresentando in vari locali e manifestazioni della capitale (compreso Atreju), una satira tutta sua che prende di mira i comportamenti della gente massificata di oggi, dei protagonisti del trendy e delle donne, negli aspetti della rispettiva quotidianità, portandoli all'eccesso. Molto famosi anche i suoi sketch in cui ironizza su articoli di giornale e annunci, tutti reali e pubblicati.

Nato nel quartiere di San Giovanni, dove ancora abita, fin da piccolo lavora nel bar di famiglia (ed ora ha anche messo su un bar suo, Le Cafè Du Park, alla Piramide Cestia). Dopo aver lavorato, dagli inizi degli anni novanta in trasmissioni della Rai come Servizio doppio (1990), Caramelle (1992) e Partita doppia (1995), nel 2001 inizia a fare teatro col suo primo show, Vatte a fidà. Nel campo teatrale continua con gli spettacoli Era meglio da piccoli (2004), News (2005) e Qualcuno dovrà pur dirglielo (2007), tutti quanti andati in onda anche sulle reti Rai.

Nel campo della televisione prende parte a vari programmi televisivi di satira come Colorado Cafè (2004-2008), Seven Show (2004) e Orlando (2005), questi ultimi due in onda su LA7.

Al teatro i suoi spettacoli riscuotono un notevole successo: È tutta una guerra (2006), Faccio tutto da solo (2007) e Cari amici miei (2008). Nel 2010 partecipa come comico al cabaret Voglia d'aria fresca. Con le quasi 30 serate consecutive di Oggi non è giornata al Sistina di Roma (19 febbraio-17 marzo 2013), si può dire riceve la sua “consacrazione” definitiva da parte della scena teatrale maggiore e dal pubblico. Il suo sito “ufficiale” è http://www.mauriziobattista.com/

Sara Deodati

Dopo aver visto Midnight in Paris, film gioiello di Woody Allen, ed averne apprezzato il tema Bistro Fada di Stephane Wrembler, ho ripreso in mano un cd tenuto in evidenza da più tempo.

Si tratta di La Touche Manouche, prodotto dalla Saint Louis di Roma, protagonista il chitarrista Salvatore Russo.

Un “Django enchanter” che vola fra gli accordi, piroetta fra scale ardite, intona melodie con tocco gipsy che rimandano a Christian Escoudè versione gitan.

Il musicista è su quel solco, virtuoso pronipote musicale del mitico Reinhardt, che però assimila stilemi jazz e contemporanei, coadiuvato, nel compact, da un ospite di riguardo, Stochelo Rosemberg, per una coppia “aperta” dal dialogo serrato, dalle chitarre che si raddoppiano e interscambiano, per un gusto tutto stereofonico dell’ascolto. Tocco manouche ritrovato di recente, sempre ad alti livelli, in una esibizione cosentina dei Fratelli Boulou ed Elios Ferrè, repertorio compreso fra barocco bachiano e swing, Messiaen e Coltrane, il cui nuovo disco uscirà a breve. Evidentemente l’abilità e il cuore di questa musica apolide fa sempre breccia nel pubblico dei concerti e fra gli appassionati che apprezzano i dischi. Graziaddio ancora numerosi.

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