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Mercoledì, 18 Settembre 2019

THOUSAND OAKS, California, (10 ottobre 2010) – Amgen (NASDAQ: AMGN) ha annunciato oggi i risultati di due analisi integrate di studi registrativi testa a testa di fase 3 che mettono a confronto denosumab e Zometa® (acido zoledronico), l’attuale standard di cura per la prevenzione della comparsa di eventi scheletrici correlati (skeletal related events, SRE) in pazienti affetti da neoplasie ossee in stadio avanzato. In queste analisi separate, denosumab ha dimostrato un’efficacia terapeutica clinicamente significativa, coerente e superiore rispetto a Zometa nel ridurre eventi scheletrici correlati in vari tipi di tumore, nel prevenire l’acuirsi clinicamente rilevante della sintomatologia dolorosa e recando ai pazienti notevole sollievo dal dolore. Un’ulteriore analisi ha evidenziato il pesante onere finanziario che gli eventi scheletrici correlati impongono al sistema sanitario. Tali analisi sono state presentate in occasione del 35° Congresso ESMO (European Society for Medical Oncology) tenutosi a Milano.
“Le metastasi ossee e le loro successive complicanze, come le fratture, sono eventi devastanti per i pazienti affetti da neoplasie in stadio avanzato e impongono costi elevati al sistema sanitario,” ha affermato Allan Lipton, M.D. e professore di medicina e oncologia presso l’M.S. Hershey Medical Center della Pennsylvania State University. “L'analisi del più vasto programma di registrazione mai intrapreso nel trattamento delle metastasi ossee dimostra che denosumab può offrire un’efficacia superiore rispetto a Zometa nel ritardare o prevenire queste complicanze ossee e la sintomatologia dolorosa spesso associata ad esse. I benefici ottenuti in termini di efficacia, a fronte della praticità di somministrazione per iniezione sottocutanea e la non necessità di un monitoraggio della funzionalità renale, fanno di denosumab un’allettante ed efficace alternativa per questa tipologia di pazienti.”
Un'analisi integrata rivela la superiorità di denosumab rispetto a Zometa nel prevenire o ritardare il tempo di comparsa del primo e di successivi SRE su un’ampia popolazione di soggetti affetti da cancro con metastasi ossee
L’efficacia di denosumab rispetto a Zometa è stata valutata in tre studi identici di fase 3, condotti su un ampio numero di pazienti affetti da metastasi ossee correlate ai carcinomi mammario e prostatico o ad altri tumori solidi e al mieloma multiplo. L’analisi integrata di questi studi, che hanno arruolato complessivamente oltre 5.700 pazienti, ha fornito una visione chiara del profilo di efficacia e sicurezza di denosumab in un ampio gruppo eterogeneo di soggetti con cancro e metastasi ossee.

L’analisi ha dimostrato la superiorità di denosumab rispetto a Zometa nel ritardare del 17% il tempo di comparsa del primo SRE in studio (il tempo mediano di comparsa del primo evento scheletrico correlato è di 27,7 mesi per denosumab e 19,5 mesi per Zometa, p <0,0001). Denosumab ha altresì dimostrato superiorità terapeutica rispetto a Zometa nel ritardare del 18% i tempi di insorgenza del primo e dei successivi SRE in studio (p<0,0001). I tassi di progressione della malattia e di sopravvivenza complessiva sono stati analoghi per entrambi i gruppi in studio.

Nel complesso, l’insorgenza di eventi avversi (96,2% denosumab, 96,8% Zometa) e di eventi avversi gravi (56,3% denosumab, 57,1% Zometa) è stata bilanciata in entrambi i gruppi e coerente con quanto precedentemente riportato per questi due agenti.
L’osteonecrosi della mascella (ONJ) si è verificata con scarsa incidenza nell'1,8% dei pazienti trattati con denosumab e nell'1,3% dei pazienti trattati con Zometa (p=0,13). Inoltre, i pazienti trattati con Zometa hanno registrato un aumento del tasso di comparsa di eventi avversi potenzialmente associati a tossicità renale (+2,6%) e di reazioni in fase acuta (8,7% denosumab, 20,2% Zometa). Come emerso da studi precedenti, condotti su pazienti affetti da cancro in stadio avanzato, l’ipocalcemia si è manifestata con maggiore frequenza nel braccio trattato con denosumab.

I pazienti sono stati trattati con la somministrazione di 120 mg di denosumab per via sottocutanea ogni quattro settimane o con Zometa per via endovenosa con infusione unica da 4 mg per almeno 15 minuti ogni quattro settimane, come previsto dalle indicazioni del farmaco.
Un'analisi integrata del dolore evidenzia la superiorità di denosumab rispetto a Zometa
Un’analisi integrata separata dei tre studi di fase 3 ha messo in evidenza la superiorità di denosumab rispetto a Zometa nell’evitare l’acuirsi clinicamente rilevante della sintomatologia dolorosa, come segnalato dai partecipanti allo studio. Il dolore osseo è uno dei primi segni che suggeriscono la diffusione della patologia metastatica a livello scheletrico e interessa circa il 70% dei pazienti affetti da carcinoma metastatico. I pazienti arruolati nei tre studi hanno compilato il Brief Pain Inventory (scala di misura convalidata del dolore da 0 a 10) per valutare la gravità del dolore al basale (BL), al giorno 8 e mensilmente fino al termine dello studio (settimana 41).

Denosumab, rispetto a Zometa, ha notevolmente ritardato il tempo di peggioramento della sintomatologia dolorosa clinicamente significativa (valore mediano: 181 giorni per denosumab e 169 giorni per Zometa) (hazard ratio 0,92, IC 95% 0,86-0,99, p=0,026). In pazienti con assenza di dolore o sintomatologia dolorosa di natura lieve al basale, denosumab ha prolungato di 55 giorni il tempo mediano di comparsa di dolore moderato o grave rispetto a Zometa (198 giorni denosumab, 143 giorni Zometa) (hazard ratio 0,83, IC 95% 0,76-0,92, P=0,0002). Il tempo di miglioramento del dolore è stato analogo in entrambi i gruppi di trattamento (86 giorni per denosumab, 85 giorni per Zometa) (hazard ratio 0,99; IC 95% 0,92-1,07; p=0,844).
Uno studio multinazionale illustra che l’impiego di risorse varia in base all’evento scheletrico correlato
Le complicanze ossee gravi o SRE hanno un notevole impatto finanziario sul sistema sanitario, richiedendo l’impiego di significative risorse. I risultati della prima analisi ad interim di uno studio multinazionale di tipo osservazionale, che valuta l’impiego di risorse sanitarie per tipo di SRE, hanno segnalato che la comparsa di fratture patologiche ha richiesto il ricovero ospedaliero più lungo (16,3 giorni), seguita da compressione midollare e radioterapia ossea che hanno comportato il successivo ricovero ospedaliero più lungo (9,3 giorni). La radioterapia ossea ha altresì reso necessario il numero più elevato di visite ambulatoriali (10,0) e procedure globali (ad es. diagnostica per immagini) (13,5).
Lo studio multinazionale osservazionale, attualmente in corso, ha valutato l’utilizzo di risorse sanitarie associate a eventi scheletrici correlati o SRE, per tipo di SRE (chirurgia o radioterapia ossea, fratture patologiche o compressione midollare) in pazienti affetti da carcinoma mammario, prostatico o polmonare con metastasi ossee o mieloma multiplo. Sono stati raccolti dati sulle degenze ospedaliere, sulla durata del ricovero, sulle visite ambulatoriali e in Pronto Soccorso, sui ricoveri in case di cura/strutture di lunga degenza, sulle visite mediche a domicilio, procedure e farmaci. Questa analisi ad interim ha contemplato 206 pazienti idonei con 387 SRE distinti.

Metastasi ossee ed eventi scheletrici correlati (SRE): prevalenza e impatto
Le metastasi ossee si verificano in oltre 1,5 milioni di pazienti affetti da cancro nel mondo e sono in genere associate ai carcinomi prostatico, polmonare e mammario, con tassi di incidenza pari al 75% nei pazienti che sviluppano una patologia metastatica.

Circa il 50-70% dei malati di cancro con metastasi ossee è destinato a manifestare SRE debilitanti . Le complicanze ossee denominate nell’insieme SRE includono fratture, compressione del midollo spinale e dolore intenso alle ossa, che possono richiedere interventi chirurgici o trattamenti radioterapici . Tali eventi possono compromettere notevolmente la qualità di vita dei pazienti e provocare inabilità, dolore e anche la morte.

I pazienti con metastasi ossee che manifestano un SRE devono affrontare spese mediche significativamente superiori rispetto ai pazienti in cui tali eventi non si verificano. Dagli studi compiuti è emerso che i costi relativi al trattamento di un SRE sono rilevanti. x Solo negli USA si stima che l’onere economico dei pazienti con metastasi ossee sia pari a 12,6 miliardi di dollari annui.

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