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medio-ambiente

 

Ne “Le bugie degli ambientalisti”, il testo di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, quello che forse, ha avuto più successo, gli studiosi della realtà ambientale sostengono diverse tesi interessanti, quella che mi ha colpito maggiormente è affrontata nella seconda parte, “sviluppo è ambiente”. Cascioli e Gaspari affrontano il tema dell’“impronta ecologica”, un concetto importante dell’ideologia ambientalista. Qui si svelano i veri obiettivi futuri dell’ecologismo.

Intanto che cos’è l’impronta ecologica, sarebbe“la superficie di terra e acqua che una popolazione richiede per produrre risorse che esse consuma e per smaltire i suoi rifiuti tenendo conto della tecnologia prevalente”, una unità di misura arbitraria che ha poco di scientificità, secondo i due studiosi. Il concetto è nato negli ambienti accademici della University of British Columbia a Vancouver (Canada), sono stati i professori Mathis Wackernagel e William Rees, che lo hanno sintetizzato in un volume, “Our Ecological Footprint”, (La versione italiana: “L’impronta ecologica. Come ridurre l’impatto dell’uomo sulla terra”, Edizione Ambiente 1996) subito adottato dal WWF, diventando il fondamento teorico a sostegno delle tesi ecologiste.

Questi accademici hanno introdotto l’impronta ecologica, come una unità di misura, tipo il metro, per farla apparire come qualcosa di oggettivo, indiscutibile, sul quale calibrare la propria esistenza. “Ma non ha nulla a che vedere con il sistema metrico decimale e la sua oggettività è soltanto presunta”, scrivono Cascioli e Gaspari. Anche qui si tenta di applicare alla realtà una ideologia particolare.

In pratica gli ecologisti avvertono l’attuale impronta dell’umanità è maggiore del 23%, rispetto a ciò che il pianeta può rigenerare. Per capire la nostra personale impronta ecologica, bisogna rispondere a un semplice test, di 15 domande sul proprio stile di vita: tipo, com’è il nucleo familiare, le dimensioni della casa, l’uso più o meno dell’energia elettrica, dell’acqua, l’uso dei mezzi pubblici o dell’auto privata, etc.

Cascioli e Gaspari portano come esempio una persona che vive nell’hinterland di Milano, in una famiglia di 4 persone e in un appartamento di 85 mq. e che fa la vita normale, risulta consumare 5,4 ettari annui di terreno, secondo le stime del Global Footprint Network, diretto da Wackernagel, la persona che vive così avrebbe bisogno di tre pianeti. In pratica “ogni italiano in media, ecologicamente parlando, vive due volte e mezzo sopra la sua capacità, o meglio sopra la capacità del pianeta” (Cfr. Luca Sciortino, “Dimmi come vivi e ti dirò quanto inquini”, Panorama, 5.6.2006)

Interessante quale dovrebbe essere lo stile di vita ideale cui gli ecologisti vogliono portare l’umanità. “il cittadino di cui sopra dovrebbe abitare da solo in una casa al massimo di 30 mq., casa singola possibilmente senza acqua corrente e senza elettricità; dovrebbe diventare vegetariano e raccogliere il proprio cibo direttamente dalla terra (il cibo processato industrialmente fa impennare l’impronta ecologica); ovviamente dovrebbe rinunciare all’auto ma, possibilmente, anche ai mezzi pubblici (in pratica muoversi il meno possibile e, al massimo, a piedi e in bicicletta)”. Si dovrebbe scendere così a un’impronta ecologica di 1,3 ettari. Chiunque usi il buon senso può comprendere che l’obiettivo degli ecologisti è di portarci dritti alla miseria più assoluta e nel lungo termine all’autoestinzione del genere umano.

Cascioli e Gaspari sono convinti che i militanti ecologisti vogliono farci raggiungere il “mitico sviluppo” della Corea del Nord. Infatti, guardando le statistiche del Global Footprint Network, si scopre “che è la Corea del Nord a trovarsi nella condizione migliore, ovvero con un più basso deficit ecologico”. Infatti attualmente l’impronta ecologica del coreano del nord è di 1,5 ettari annui pro capite, mentre quello del sud è di 4,4 ettari.

Come tutti sanno il problema della Corea del Nord è l’ideologia folle dell’”autosufficienza” instaurato dal regime comunista, che ha ridotto alla fame un paese che era partito invece con delle buone basi economiche, che forse era partito con un pil superiore alla Corea del Sud, che invece per gli ecologisti, si è sviluppata notevolmente peggiorando il suo deficit ecologico. Quindi secondo i verdi“bisogna progredire verso una povertà generalizzata per poter rientrare all’interno delle risorse che il pianeta ci mette a disposizione. Traducendo: l’ideale che Wackernagel e soci hanno in mente è un mondo trasformato in una immensa Corea del Nord, povera e arretrata, solo gestita un po’ meglio per evitare almeno le crisi peggiori.

Il confronto parallelo tra le due Coree è unico e sconvolgente, Cascioli e Gaspari lo affrontano meglio nel testo “I Padroni del pianeta”. I due Paesi entrambi nel 1953 partirono da zero, anzi quello del Nord aveva più vantaggi, avendo ereditato il 65% delle industrie eppure dopo cinquant’anni ora si trova nel baratro della più totale miseria e arretratezza rispetto al Sud, non solo, ma anche più inquinato, in cui l’ambiente si sta gravemente deteriorando e con uno sfruttamento selvaggio delle risorse. Ricordo ai distratti che la Corea del Nord si trova in queste condizioni perché per cinquant’anni il regime comunista ha pensato solo ad armarsi e a prepararsi in vista di una guerra atomica contro la Corea del Sud, investendo somme enormi in spese militari, ingrossando uno dei più grandi eserciti del mondo.

Oltre alla Corea gli ecologisti considerano come ideale di vita le condizioni dell’Africa Sub-sahariana mentre sarebbero devastanti quelle dei paesi occidentali. Basterebbe un po’ di buon senso per capire che l’ideologia ecologista è completamente avulsa dalla realtà. “Infatti ogni persona di buon senso capisce che è meglio vivere in un paese dove ci sono scuole e insegnanti; dove ci sono medici e buone strutture ospedaliere e anche disponibilità di medicine; dove c’è possibilità di lavorare e anche a condizioni dignitose; dove c’è una rete di servizi sociali; dove c’è accesso all’acqua potabile e dove è possibile avere alimenti in abbondanza; rispetto a un paese dove tutto questo manca, dove la mortalità infantile e quella materna sono una tragica quotidianità; dove lo sfruttamento di donne e bambini è consuetudine, dove la vita media raggiunge appena i 40 anni e dove si muore ancora di morbillo e di dissenteria”.

Ironicamente Cascioli e Gaspari sottolineano che tutto questo è talmente vero che gli stessi guru dell’ecologismo mondiale come Wackernagel, Rees, Brown, Latouche e tutti loro discepoli, “preferiscono vivere negli Stati Uniti o in Francia piuttosto che trasferirsi in Congo o in Ruanda o in Corea del Nord”

Cascioli 2

 

Casualmente gli ultimi argomenti affrontati riguardano alcune nuove ideologie come quella dell’immigrazionismo e del Gender, ora quella ecologista che, come hanno sostenuto fior di studiosi, ha preso il posto del marxismo soprattutto per le forme di intolleranza e di violenza. Le ideologie hanno un comune denominatore, quello di falsare la realtà, la concretezza, non tenere conto dei fatti. Gli ecologisti sono degli ideologi superlativi.

Lo ha scritto Bjorn Lomborg nel suo “Stiamo freschi”, in pratica chi non accetta l’interpretazione corrente secondo cui l’umanità è responsabile del riscaldamento globale, viene etichettato come un negazionista simile a quello dell’Olocausto, giusto per dare un suggestivo messaggio sublimale. E a questo proposito Lomborg, scrive: “un giornalista australiano ha proposto di mettere fuorilegge i negazionisti del cambiamento climatico,’David Irving è stato arrestato in Austria per aver negato l’Olocausto. Forse è il caso di far diventare un reato anche la negazione dei cambiamenti climatici: dopo tutto, è un crimine contro l’umanità.

Eppure quasi tutti gli argomenti che portano avanti le lobby ecologiste sul cambiamento climatico sono o si sono rilevate delle bufale, lo sostengono anche due studiosi, esperti, giornalisti cattolici, Antonio Gaspari e Riccardo Cascioli. Da alcuni anni producono inchieste a valanga per smascherare i falsi allarmi dei movimenti ecologisti. Nel giro di un decennio hanno scritto a quattro mani, cinque saggi interessanti: Le bugie degli ambientalisti 1 e 2 (2004 e 2006), Che tempo farà (2008), I Padroni del pianeta (2009), e l’ultimo 2012. Catastrofismo e fine dei tempi, tutti pubblicati dalla casa editrice Piemme. Gli autori oltre a smascherare la non scientificità delle tesi catastrofiche degli ecologisti, descrivono bene gli aspetti ideologici del loro movimento, quello che non riesce a fare Lomborg.

cascioli le bugie

 

L’ecologismo sta diventando un sistema che governa le relazioni internazionali, a cominciare dall’Unione Europea. Ormai da tempo diversi gruppi ambientalisti e uomini politici ripetono che “i cambiamenti climatici pongono problemi alla sicurezza nazionale maggiori che non il terrorismo”. Ma le basi scientifiche su cui poggia l’impianto degli ecologisti sono discutibili, anche se spesso viene evocato “il consenso scientifico”, che poi se c’è è soltanto su alcuni pochi punti, ha ricordato uno dei maggiori climatologi mondiali, Richard S. Lindzen. Pertanto i continui allarmi hanno spesso motivazioni politiche. Tra l’altro “è difficile non essere scettici quando si nota che i maggiori propugnatori della tesi del riscaldamento globale sono gli stessi che non molto tempo fa agitavano lo spettro del raffreddamento globale”, come il caso di Steven Schneider, consigliere di Bill Clinton.

Secondo gli ecologisti i cambiamenti climatici avranno conseguenze catastrofiche che porteranno a un crollo della produzione di cibo con conseguenti carestie, milioni di morti per fame e ovviamente guerre, previsioni fatte negli anni settanta, per la glaciazione del pianeta, dimostratesi sbagliate, basta guardare tra le statistiche della FAO, l’organismo per l’ONU per l’agricoltura, la produzione complessiva è aumentata del 62,4%. Nessuna catastrofe, nessuna età glaciale incombente. Ora sta avvenendo la stessa cosa per il motivo opposto, il riscaldamento del pianeta.

“Si ha la netta percezione che i cambiamenti climatici siano in realtà un pretesto per raggiungere altri obiettivi. Quali? Per capirlo – scrivono Gaspari e Cascioli – possiamo notare che c’è un minimo comune denominatore negli opposti allarmismi che ci martellano da oltre trenta anni: la richiesta urgente di limitare al massimo le attività umane o, per essere più precisi, limitare al massimo la presenza umana sia quantitativa sia qualitativa”. Le modalità per raggiungere questo scopo sono due: “il controllo delle nascite, essenzialmente nei Paesi poveri (limitazione quantitativa), e lo stop allo sviluppo, a partire dai Paesi ricchi (limitazione qualitativa)”.

Gli autori dei libri che ho citato prima identificano tutta questa visione pessimistica catastrofica della realtà economica e sociale in una specie di biocentrismo ed ecocentrismo, presentati come nuove e avanzate concezioni del rapporto tra umanità e ambiente, il tutto si rivela, “funzionale a una ideologia panteista che in nome di una presunta difesa della flora e fauna ha indicato l’uomo il ‘cancro del pianeta’

Pertanto secondo Cascioli e Gaspari, “la crescita demografica, il miglioramento delle condizioni di vita, le attività lavorative ed economiche intraprese dall’umanità sono state descritte dall’ideologia verde come la più grande minaccia alla sopravvivenza del pianeta”.

cop 2012 catastrofismo

 

Per questo motivo “sono stati disegnati e diffusi per decenni scenari catastrofici quali la bomba demografica, (ha cominciato nel 1969,Paul Erlich, ossessionato dalla “crescita della popolazione”, scrivendo “The Population Bomb”) i cambiamenti climatici, la scomparsa delle foreste e della biodiversità, la scarsità delle risorse, la diffusione di virus e malattie, la scarsità alimentare, con l’intento di spaventare la popolazione e costringerla ad accettare misure di riduzione e selezione delle nascite, nonché misure di austerità economica quali l’enorme incremento dei prezzi dei combustibili, nuove tasse planetarie come la carbon tax, multe e pesanti limitazioni allo sviluppo infrastrutturale”.

Le potenti lobbies, associazioni e partiti verdi hanno raccontato bugie in un contesto di scenari apocalittici, agitando fantasmi e diffondendo solo paure e proponendo soluzioni che si sono dimostrate più dannose degli stessi problemi.

La bufala più evidente è quella della bomba popolazione uguale a quella atomica, prendendo per buone gli insegnamenti del pastore anglicano, Thomas Robert Malthus, “i guru del variegato arcipelago ecologista hanno sostenuto che la continua ed inarrestabile crescita della popolazione avrebbe provocato: fame, carestia, povertà scomparsa delle risorse, affollamento insostenibile del globo…”“Non era vero nulla, il vero problema è che oggi abbiamo le culle vuote e l’inverno demografico. In Europa si pratica un’interruzione volontaria di gravidanza ogni ventisette secondi, senza contare l’effetto delle pillole abortive. Mancano i giovani, e i sistemi pensionistici e sanitari rischiano di collassare”.

Tutte bugie una dopo l’altra, dalla scomparsa delle foreste, a quella sull’energia nucleare, dal riscaldamento globale, ai treni ad alta velocità. In pratica l’ideologia eco pessimistica l’unica industria a saper sviluppare è quella delle “paure”.

E’ Kepler-78b il pianeta più simile alla Terra tra quelli fino ad oggi osservati, almeno per quanto riguarda massa, raggio e densità. Diverso è invece il clima: data la sua vicinanza alla stella madre, la temperatura sul pianeta si aggira intorno ai 2000 gradi centigradi.

La scoperta del fratello gemello della Terra si deve a due studi pubblicati su “Nature”, il primo di Francesco Pepe e l’altro di Andrew W. Howard, in cui sono state analizzate le variazione della luce proveniente da Kepler 78 (la stella madre) con lo spettrometro HARPS-N (High AccuracyRadialvelocity Planet Searcher, progettato per identificare e caratterizzare pianeti extrasolari simili per massa e struttura alla Terra e per studi di astrosismologia). Il progetto Harps-N è una collaborazione tra l’Osservatorio Astronomico di Ginevra, il Center of Astrophysics di Cambridge, la Queen’sUniversity di Belfast, le Università di St. Andrew ed Edimburgo e l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf, ente principale di ricerca italiano per l’Astrofisica e l’Astronomia).

Kepler-78b è un esopianeta, cioè un pianeta non appartenete al sistema solare e quindi orbitante attorno ad una stella diversa dal sole. E’poco più grande della Terra, ha un nucleo di ferro, riflette dal 20% al 60% della luce stellare che riceve ed è roccioso come la Terra. Ha un periodo di rivoluzione di sole 8.5 ore e, essendo distante solo un centesimo di unità astronomica (che corrisponde a poco più di un milione di chilometri) dalla sua stella madre, ha una superficie piuttosto rovente.

Fabrizio Bignami, presidente dell’Inaf, commenta la scoperta definendola un ‘risultato straordinario’. - Mai si era arrivati così vicini a individuare un pianeta di massa e densità simili a quelli della Terra. Una dimostrazione di come la caccia agli esopianeti si stia affinando e di quanto sia stata corretta la scelta di installare lo spettrometro Harps al Telescopio Nazionale Galileo, mettendolo nelle condizioni di guardare lo stesso emisfero del satellite Kepler, usando sinergicamente due tecniche per rilevare pianeti extra solari.

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