Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Mercoledì, 18 Settembre 2019

Martina Casaccio: un sogn…

Set 13, 2019 Hits:152 Crotone

Ad Hannam il progetto I l…

Set 04, 2019 Hits:366 Crotone

La Madonna di Czestokowa …

Ago 30, 2019 Hits:503 Crotone

Magna Grecia film Festiva…

Ago 23, 2019 Hits:675 Crotone

Prestigioso incarico all’…

Lug 24, 2019 Hits:1541 Crotone

La Biblioteca Frassati co…

Lug 24, 2019 Hits:1420 Crotone

Taormina Film Fest: il ma…

Lug 08, 2019 Hits:5164 Crotone

A Nicole Kidman il "…

Lug 02, 2019 Hits:1811 Crotone

Alexander Alexandrovich Friedmann

 

Ricordiamo, brevemente, lo status quaestionis riguardante la comprensione dell’Universo, da parte della scienza, alla vigilia degli anni 20’ del secolo scorso, cioè quelli che videro “protagonista” il matematico e meteorologo russo, Alexander Alexandrovich Friedmann (1888-1925): l’uomo che scoprì l’espansione dell’universo. La sua opera, unitamente, a quella dell’abate e fisico belga Georges Lemaitre (1844-1966) e del fisico russo-americanizzato-George Gamow (1904-1968), mutò profondamente la conoscenza e la visione del mondo fino allora comunemente accettate. La portata di quel cambiamento di “paradigma”è radicale, ma non fu, né allora, né oggi, per la verità, adeguatamente compresa, tanto che i tre non godettero, e non godono, di un riconoscimento proporzionale ai loro meriti. Armati unicamente di carta, matita e…ingegno, “sfidarono” e vinsero la battaglia contro un establishment scientifico compattamente schierato a favore di un Universo concepito come eterno, statico e infinito. In uno dei prossimi articoli vedremo che, in realtà, non c’era alcun fatto empirico- l’unico motivo che dovrebbe ispirare e guidare le teorie scientifiche-, che facesse propendere per una tale concezione, ma solo delle pre-comprensioni filosofiche di stampo materialista e antimetafisico. Quelli, dunque, erano gli anni in cui il grande fisico Albert Einstein (1879-1955) era pervenuto con la sua Teoria della Relatività Speciale, prima, e Generale, poi, per la prima volta nella storia dell’uomo, a una descrizione coerente della totalità degli oggetti gravitazionalmente interagenti, cioè del nostro Universo fisico. Le sue equazioni di campo erano esteticamente soddisfacenti e matematicamente “semplici”: due ingredienti indispensabili per una teoria scientifica vera. Tuttavia, qualcosa non quadrava, stonava rispetto al “paradigma”allora vigente: la formula della gravità einsteiniana descriveva un Universo in cui tutto si attraeva, tendendo, così, a convergere in un punto e, dunque, ad autodistruggersi. Lo stesso problema presentava, anche se dovuto a cause di natura diversa, l’universo newtoniano; il grande scienziato inglese credette di“risolvere” la questione, mediante il concetto di sensorium divino, una sorta di connessione tra Dio e lo spazio fisico infinito, che trovò diversi oppositori già all’epoca. In pratica, ogni tanto, Dio avrebbe assestato qualche “colpetto”al punto giusto impedendo, così, all’universo di collassare su se stesso… Naturalmente, Einstein non poteva accettare una simile concezione; tuttavia, altrettanto “fideisticamente”, si impegnò a trovare una soluzione che garantisse sì, in perfetta coerenza con quanto osservato, la stabilità dell’universo, ma al contempo fosse in armonia con l’idea previa, di un universo eterno e statico, secondo le aspettative del mondo scientifico coevo. Einstein, ci riuscì: trovò un espediente ad hoc, la famosissima costante cosmologica, analoga sostanzialmente, agli epicicli del tanto vituperato Tolomeo (100 ca-170). In pratica, era una forza repulsiva fittizia, col valore numerico “giusto”, introdotta da Einstein, - nient’altro, che un sensorium divino moderno- per contrastare la forza di attrazione gravitazionale. Con questo “colpetto”, arbitrario, ottenne un terzo, importantissimo, risultato, che si aggiungeva ai primi due, già conseguiti, indipendentemente, dalla costante cosmologica: 1) Spiegava, altrettanto bene, tutti i fenomeni della meccanica newtoniana 2) Spiegava perfettamente i fenomeni in prossimità di forti campi gravitazionali -es, moto di mercurio al perielio, deflessione di un raggio di luce-, dove la teoria newtoniana perdeva la sua validità. 3) Finalmente, spiegava un universo statico ed eterno. Questa, dunque, era la situazione al momento in cui Friedmann fece il suo esordio nel mondo scientifico. Nacque a San Pietroburgo nel 1888 e visse, dunque, la sua giovinezza in tempi politicamente agitati: si schierò subito contro lo zar Nicola II (1868-1918), in ciò forse stimolato dal suo professore di matematica Vladimir Andreevich Steklov (1864-1926). Proprio Steklov, intuì il suo grandissimo talento matematico; gli propose, mentre era ancora studente, un problema molto complesso, inerente all’equazione di Laplace. Friedmann, lo risolse prontamente, presentandone la soluzione in un testo di 130 pagine, che lasciò basito lo stesso Steklov. Partecipò alla prima guerra mondiale, visse la Rivoluzione russa e la successiva guerra civile; finalmente, in un periodo relativamente calmo, poté frequentare l’ambiente accademico russo, ormai sovietico, nel quale vivrà altrettanti problemi personali, a causa delle sue scoperte. Ma procediamo con ordine. Gli avvenimenti politici prima descritti, per la loro intensità, tennero fuori per un po’ la Russia dal grande flusso di idee della comunità scientifica internazionale. Alla fine, questo isolamento, si rivelò addirittura benefico per Friedmann; infatti, quando “incontrerà”la teoria della Relatività, non si lascerà influenzare dalle idee di Einstein sulla costante cosmologica, che conosceva poco e male. Al cospetto delle equazioni da campo relativistiche, si lasciò guidare, unicamente, dal suo enorme talento matematico; talento che, ovviamente, si orientò non sulle precomprensioni filosofiche occidentali, ma sulla grandiosità e bellezza originarie delle equazioni einsteiniane, logicamente, prive della costante cosmologica. Come nel gioco del domino, dalle soluzioni originarie scaturiva un universo dinamico e in evoluzione; probabilmente, interessato da una violenta espansione, necessaria, a contrastarne l’attrazione gravitazionale su se stesso: l’esatto opposto di quanto desiderato in Europa. Non solo, ma Friedmann si pose e risolse il problema di cosa sarebbe accaduto variando sia la velocità di espansione, sia la densità media di materia. Il risultato fu sorprendente: scaturirono, addirittura, tre varianti dell’Universo. In breve: con una grossa densità di materia, l’universo sarebbe collassato su se stesso; con una leggera densità, avrebbe continuato a espandersi; con una quantità di materia intermedia, l’espansione avrebbe teso a rallentare, ma non ad arrestarsi del tutto. Una cosa, tuttavia, era certa: pur non potendo ancora scegliere, in base alle verifiche sperimentali, qual era il vero modello di universo, si poteva dire, però, con certezza, che certamente non era quello eterno e statico di Einstein! Friedmann pubblicò questi risultati strabilianti sulla rivista Zeitschrift fur Physik”, nel 1922. Einstein, naturalmente, reagì da par suo; erano tempi, quelli, nei quali in mancanza di evidenze sperimentali, il grande fisico ebreo- tedesco, poteva decretare, con una sua parola, la vita o la morte di una teoria. Presa carta e penna, scrisse una lettera di reclamo al Direttore della rivista: «I risultati relativi al mondo non stazionario contenuti nel lavoro- di Friedmann- mi appaiono sospetti. In realtà, la soluzione fornita risulta non soddisfare le equazioni (della Relatività Generale)». In pratica, Einstein adombrava la possibilità di un errore matematico nel lavoro di Friedmann; ma, così come si dice che è rischioso correggere il latino in bocca a san Girolamo (347-420) lo è altrettanto, cercare di correggere la matematica in bocca a Friedmann, anche se a farlo, è Einstein in persona. Friedmann non si perse d’animo – ricordiamo che stiamo parlando di un giovane che osa combattere contro la stessa istituzione “incarnata”della scienza-, e tramite lettera mostrò che i suoi calcoli erano esatti: in matematica, così come nella scienza galileiana, contano i contenuti provati, non quelli opinati. L’argomento d’autorità non ha alcuna valenza, se non corroborato dai fatti: anche se, il coevo circo mediatico sembra dimenticarlo e agli scienziati, in genere, chiede “verità” su tutto, anche in campi lontani dalle loro competenze. A onore di Einstein, tuttavia, occorre rilevare che ammise prontamente l’errore, scusandosene: «Sono convinto che i risultati ottenuti da Friedmann siano corretti e chiarificatori. Mostrano che oltre a soluzioni statiche (alla relatività generale), le equazioni di campo hanno anche soluzioni mutevoli nel tempo con una struttura spaziale simmetrica». Einstein, ammetteva, dunque, la correttezza delle soluzioni di Friedmann, ma - all’epoca lo poteva ancora fare-, poiché, al tempo, non c’erano, prove sperimentali “preferiva”affidarsi alla soluzione statica introdotta dalla sua correzione ad hoc o costante cosmologica. Friedmann, purtroppo, morì appena tre anni dopo questa vicenda a soli 37 anni, forse per le conseguenze di una polmonite contratta durante un volo in una mongolfiera a 7600 metri d’altezza. Tuttavia, Friedmann non era destinato a trovare pace, nemmeno dopo morto. L’ubicazione della sua tomba, infatti, andò perduta poco tempo dopo la sua sepoltura. Il regime stalinista, infatti, lo considerava un creazionista, per aver destabilizzato la nozione di un universo statico ed eterno, cara al materialismo marxista; pertanto, non si curò affatto, né della sua tomba, né, logicamente, della sua memoria. La sua “fortuna” consisté nell’essere stato sepolto accanto al grande matematico Eulero (1707-1783). Così anni dopo, pur se Eulero era stato spostato, ci si ricordava dell’ubicazione della sua tomba e, conseguentemente, fu “facile” rintracciare quella di Friedmann. A tal proposito si racconta un aneddoto divertente, che merita di essere ricordato. Siamo al cimitero di Smolenskoye e uno studente di fisica, Michail Rosenberg, una mattina ne mette in subbuglio la direzione; infatti, sta scrivendo la sua tesi di laurea e, il suo relatore, Andrei Grib, gli fa capire, che uno dei suoi compiti sarà proprio quello di ritrovare la tomba di Friedmann: se ci riuscirà, sarà ampiamente ricompensato, con un’adeguazione del voto finale. Mentre discute animatamente con un dirigente, è avvicinato da un “becchino”che chiede al direttore il motivo di tale disputa. Così racconta l’episodio, il prof. Jean - Pierre Luminet: «Il direttore del cimitero gli risponde che lo studente cerca un certo Friedmann…Quale Friedmann -chiede l’impiegato-quello che ha scoperto la soluzione cosmologica non statica delle equazioni di Einstein? Sì, Si! grida lo studente. Beh, venga con me, gliela faccio vedere! La tomba del cosmologo è stata ritrovata così. Il becchino non era altri che un ex fisico costretto a lasciare il suo istituto di ricerca per mancanza di fondi». Quasi, quasi sembra una storia dei nostri giorni…

Scienziati giapponesi ed americani hanno scoperto una tecnica veloce ed economica per creare cellule con una capacità embrionali sottoponendo cellule di topi a vari tipi di  stress. Ad evidenziarlo Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che segnala la straordinaria scoperta riportata in due articoli pubblicati nella rivista Nature di mercoledì .

Con questi esperimenti che potrebbero aprire una nuova era nel campo della biologia delle cellule staminali, gli scienziati hanno trovato un modo economico e semplice per riprogrammare le cellule adulte di topi nuovamente in uno stato embrionale simile che ha permesso loro di generare molti tipi di tessuto.

'Se funzionasse nell'uomo, questa potrebbe essere l’innovazione che rende definitivamente disponibili una vasta gamma di terapie cellulari utilizzando le cellule del paziente come materiale di partenza' , ha evidenziato Chris Mason, preside della facoltà di medicina rigenerativa presso l'University College di Londra.

La ricerca, evidenzia come le cellule umane potrebbero in futuro essere riprogrammate con la stessa tecnica, offrendo un modo più semplice per sostituire le cellule danneggiate o far crescere nuovi organi per i malati ed i feriti.

Il professor Chris Mason, che non è stato coinvolto nel lavoro, ha detto che questo approccio è stato "il più semplice, più a basso costo e il metodo più rapido" per generare le cosiddette cellule pluripotenti - in grado di sviluppare in molti diversi tipi di cellule - da cellule mature.

Gli esperimenti, hanno visto il coinvolgimento di scienziati del Centro per la Biologia Evolutiva RIKEN in Giappone e Brigham and Women Hospital e della Harvard Medical School negli Stati Uniti.

A partire da cellule adulte e mature, i ricercatori le hanno lasciate moltiplicare e poi le hanno sottoposti a stress "quasi sino al punto di morte", hanno spiegato, esponendoli a vari eventi, tra cui traumi, bassi livelli di ossigeno e ambienti acidi.

In pochi giorni, gli scienziati hanno scoperto che le cellule sopravvissute e recuperate a seguito degli stimolo stressanti  sono ritornate naturalmente in uno stato simile a quello di una cellula staminale embrionale.

Queste cellule staminali create da questa esposizione a sollecitazioni - denominato cellule STAP dai ricercatori - erano quindi in grado di differenziare e maturare in differenti tipi di cellule e tessuti, a seconda degli ambienti sono stati dati.

"Se siamo in grado di elaborare i meccanismi attraverso i quali gli stati di differenziazione sono mantenuti e persi, si potrebbe aprire una vasta gamma di possibilità per nuove ricerche e applicazioni che utilizzano cellule viventi", ha detto Haruko Obokata, che ha guidato l’equipe della RIKEN.

Le cellule staminali sono cellule del corpo e sono in grado di differenziarsi in tutti gli altri tipi di cellule.  Gli scienziati dicono che, contribuendo a rigenerare il tessuto, potrebbero offrire modi di affrontare le malattie per le quali vi sono attualmente solo trattamenti limitati - tra cui le malattie cardiache, il morbo di Parkinson e l’ictus.

Ci sono due tipi principali di cellule staminali: quelle embrionali, ottenute da embrioni e le cellule adulte o iPS, che sono prese dalla pelle o dal sangue e riprogrammate in cellule staminali.

Poiché la raccolta di cellule staminali embrionali richiede la distruzione di un embrione umano, la tecnica è stata oggetto di preoccupazioni etiche e proteste degli attivisti pro-vita.

Dusko Ilic, un ricercatore che si occupa di cellule staminali al Kings College di Londra, ha detto che gli studi pubblicati su Nature costituiscono "un importante scoperta scientifica" e ha predetto che queste scoperte potrebbero aprire "una nuova era nel campo della biologia delle cellule staminali".

"Se le cellule umane avessero potuto rispondere in modo simile a stimoli ambientali comparabili ... resta da dimostrare", ha tuttavia sottolineato in un commento ed ha aggiunto; "Sono sicuro che l’equipe sta lavorando su questo e non sarei sorpreso se riusciranno entro anche quest’anno solare".

scienziati-b

 

Proseguendo nell’indagine storica sullo stretto rapporto tra fede cristiana e scienza, già avviato con Scienziati, dunque credenti , Francesco Agnoli arricchisce questa indagine con un nuovo saggio Scienziati in tonaca edito da Lindau (pp. 136, cartaceo € 14,00 - eBook € 9,99) in collaborazione con Andrea Bartelloni, medico pisano già molto attivo sul fronte del monitoraggio del corretto rapporto tra scienza e fede nell’ambito dei testi scolastici.

Non una apologetica astratta e teoretica (che pur sarebbe necessaria, ma a cui, per certi aspetti, si può rimandare anche al volume precedente succitato) bensì una galleria di studiosi con le loro scoperte ed invenzioni. Tutti rigorosamente credenti, e praticamente tutti cattolici (en passant si cita un anglicano), moltissimi addirittura sacerdoti, lungo un periodo che va dalla fine del Medioevo agliinizi del Novecento.

Nell’agile studio dei due autori scorronole diverse discipline scientifiche che grazie a questi scienziati cominciano prendere forma o a realizzare importanti progressi: si parte dell’eliocentrismocon il vescovo medievale Nicole Oresme e con il canonico agostiniano Copernico; si prosegue dimostrando che, inoppugnabilmente,il padre del magnetismonon è lo scienziato inglese Gilbert bensì il gesuita Leonardo Garzoni;si enumerano i progressi della scienza idraulica grazie alle scoperte e alle invenzioni del sacerdote Benedetto Castelli e successivamente a un altro sacerdote, Giovanni Battista Venturi, delle cui geniali scoperte ancor oggi traiamo benefici( si pensi all’ effetto-Venturiapplicato al volo degli aerei);alla citologiacon il sacerdote Bonaventura Corti e il parroco belga Jean BaptisteCarnoy;all’elettricità animale e alle neuroscienze con il devotissimo laico Luigi Galvani; la mineralogia e la cristallografia con il sacerdote René Just Haüy; la sismologia e la meteorologia che di fatto nascono nei monasteri e trovano in alcuni monaci e religiosi i primi veri studiosi e i primi inventori di strumenti per l’osservazione e la rilevazione di questi fenomeni naturali; la genetica con il famoso monaco agostiniano Mendel; la micologiagrazie alla paziente opera di riproduzione grafica e di catalogazione delle migliaia di specie di funghi ad opera del sacerdote trentino Don Giacomo Bresadola(a migliaia, in Europa, morivano ogni anno per avvelenamento all’epoca) e, per concludere, con il padre della teoria del Big Ben,il sacerdote George Eduard Lemaître.

Non si pensi a un libro riservatoai soli appassionati o competentidel sapere scientifico infarcito di incomprensibili nozioni tecnico-scientifiche. Il libro infatti scorre piacevolmente grazie alla capacità degli autori di intrecciare felicemente le conquiste,le invenzioni e le scoperte scientifiche operate dai protagonisti con la loro vicenda umana e spirituale, ben stagliando anche lo sfondo storico entro cui operavano.

Proprio sotto questo aspettovi sono alcuni passaggi che assestano dei veri e propri colpi bassi ai pregiudizi ampiamenti diffusi e pacificamente trasmessi dalla ancora dominante cultura laicista.

Intanto vediamo le classi dirigenti dell’epoca, laiche e religiose, seriamente impegnate nella realizzazione di opere pubbliche volte a migliorare le condizioni e la qualità della vita delle comunità del tempo, immagine contrastante con quell’immobilismoimputato a una concezione politica e sociale retrograda, di cui la religione cattolica sarebbe stato il principale puntello. E parallelamente vediamouna Chiesa cattolica che, soprattutto nei monasteri e attraverso l’ordine gesuita, costituire, con naturalezza, il cuore e l’anima della ricerca scientifica.

Tratteggiando la luminosa figura di Luigi Galvani, marito e credente esemplare, ci si imbatte in un’altra figura straordinaria, il cardinale Prospero Lambertini, arcivescovo di Bologna e futuropapa Benedetto XIV. Il Cardinal Lambertini volle fondare proprio nella città di cui era pastore l’Istituto delle Scienze “ un ambizioso progetto volto a contenere entro le stanze di un’antica dimora senatoria della città l’intera enciclopedia del sapere scientifico moderno” e nel momento in cui l’Istituto entrò in crisi non esitò a donare strumenti e a finanziare l’Istituto stesso per consentire di pagare gli stipendi aiprofessori. Siamo agli albori dell’epoca dei Lumi, ma lo spirito enciclopedico di organizzazione del sapere, come si può notare, non è ad appannaggio dei soli Philosophes.

Anzi, sorprendentemente, scopriamo che la promozione della donna è largamente anticipata dalla Chiesa sempre attraverso l’opera del Cardinal Lambertini che assunse nel 1732, indifferente alle polemiche del mondo accademico, Laura Bassi, prima donna a ricevere un incarico pubblico come insegnante universitaria, affidandogli l’incarico di docente di “filosofia universa” e fisica sperimentale”, facendola entrare poi anche nella prestigiosa AccademiaBenedettina. Dopo di lei, entrarono altre sette donne. Una vera rivoluzione per l’epoca.

E ancora, in piena Rivoluzione Francese, vediamo come i tedofori della Luce e del Progresso giunsero a negare le cattedre a questi scienziati per la loro fedeltà alla Chiesa e al contempo possiamo ammirare il coraggio di questi uomini di scienza e/o sacerdoti che, a costo di perdere l’incarico o addirittura di essere imprigionati come preti refrattari, scelsero in molti casi di non collaborare con le nuove autorità rivoluzionarie.

In realtà, e questo studio lo evidenziaperfettamente, la connessione tra cristianesimo e scienza è strettissima, necessaria e inevitabile: la fede nel Dio creatore del cielo e della terra, che crea per mezzo del Verbo abilita lo scienziato credente meglio di chiunque altro, a leggere la natura e l’universo come un libro scritto da Dio di cui gli uomini devono pazientemente e con umiltà decifrare il codice e scoprirne le leggi. Lo scienziato credente consapevole della partecipazionedella ragione umana a quella divina e consapevole che l’universoe la natura sono dotati di una razionalità intrinseca impressa dal Creatore, ha una maggiore facilità nel cogliere il nesso logico e scientifico di quest’opera divina. Le basi della scienza moderna e le premesse di molte invenzioni e scoperte scientifiche sono nate proprio nelle epoche di Cristianità grazie proprio a una ordinata visione del mondo capace di esprimere un sapere unitario e armonioso nel quale fede, ragione, scienza e tecnica, non sono contrapposte o caoticamente disposte l’una accanto all’altra, bensì coordinate, perché volte contemporaneamente al duplice obiettivo del perseguimento del bene comune e della gloria di Dio.

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI