Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Giovedì, 02 Luglio 2020

Nicolas Maduro, all'epoca ministro degli Esteri, diede l'autorizzazione a inviare una valigia contenente 3,5 milioni di euro al consolato venezuelano di Milano destinati al movimento. Il console della legazione diplomatica venezuelana a Milano, Gian Carlo di Martino, fece da intermediario affinché il destinatario finale, Gianroberto Casaleggio, ricevesse il denaro in contanti. Il documento indica Casaleggio come "promotore di un movimento rivoluzionario e anticapitalista di sinistra nella Repubblica italiana". 

Una vera e propria spy story che inizia nel 2010, quando Nicolas Maduro avrebbe fatto inviare 3.5 milioni di dollari al consolato venezuelano a Milano per finanziare il partito fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Anzi, secondo Abc, sarebbe stato proprio Casaleggio il destinatario finale dei soldi inviati da Caracas.

La notizia è stata sganciata da Abc: con un articolo intitolato Il chavismo finanziò il Movimento 5 Stelle che oggi governa in Italia. Secondo la ricostruzione fornita da Abc, i soldi partiti da Caracas e arrivati a Casaleggio provenivano "dai fondi riservati amministrati dall'allora ministro degli Interni Tareck el Aissami" - oggi è ministro del petrolio, Ndr) - e una delle persone più importanti della cerchia di Maduro. La figura di Aissami non è esente da ombre. Nel 2017, infatti, il Dipartimento del tesoro americano lo ha colpito con delle sanzioni perché invischiato in un (enorme) giro di droga.

Cosi Nicolas Maduro avrebbe finanziato nel 2010 il M5s: lo afferma il quotidiano spagnolo Abc citando un documento classificato dell'intelligence venezuelana, di cui pubblica una foto. Secondo il giornale, l'attuale presidente del Venezuela, allora ministro degli Esteri di Chavez, avrebbe spedito una valigetta con 3,5 milioni di euro al consolato venezuelano a Milano indirizzati a Gianroberto Casaleggio per finanziare segretamente il M5s. Secca la smentita del capo politico del Movimento, Vito Crimi, e del socio fondatore Davide Casaleggio: "Fake news".  

I 3,5 milioni di euro secondo il quotidiano spagnolo di indirizzo conservatore spiega che il console venezuelano a Milano, Gian Carlo di Martino, fece da intermediario per la transazione finale a Casaleggio, che avvenne in contanti. Il documento indica il co fondatore e ideologo del M5s, morto nel 2016, come "promotore di un movimento di sinistra rivoluzionario e anticapitalista nella Repubblica italiana". I 3,5 milioni di euro - aggiunge il quotidiano citando il documento dell'intelligence, allora guidata da Hugo Carvajal - furono inviati "in modo sicuro e segreto attraverso valigia diplomatica".

La valigetta creò anche un problema interno alla diplomazia venezuelana, rivela il giornale, perché era stata trovata dall'addetto militare che ne aveva informato Carvajal. Questi lo avrebbe tranquillizzato con un dispaccio in cui affermava: "Sono state impartite istruzioni verbali al nostro funzionario in Italia per non continuare a riferire sulla questione, che potrebbe diventare un problema diplomatico" tra Italia e Venezuela. Carvajal è latitante dal novembre scorso dopo l'approvazione della sua estradizione negli Stati Uniti, dove è accusato di narcotraffico e vendita di armi ai guerriglieri delle Farc colombiane. La Spagna, dove si era rifugiato - rimarca il quotidiano -, non era riuscita a impedire la sua fuga.

La somma destinata al Movimento 5 Stelle sarebbe stata attinta da fondi riservati amministrati dall'allora ministro dell'Interno (oggi al dicastero dell'Economia), Tareck el Aissami, che era, ed è, considerato uomo di fiducia di Nicolas Maduro. Aissami - ricorda il quotidiano - è stato oggetto di sanzioni da parte delle autorità statunitensi per reati legati al narcotraffico e al riciclaggio di denaro. Le stesse autorità che pochi mesi dopo adottarono sanzioni economiche contro Maduro accusandolo, subito dopo le elezioni che gli Usa considerano illegittime, "un dittatore che ignora la volontà del popolo".

"Ridicola fake news""Quella dei presunti finanziamenti del Venezuela al Moviemento 5 Stelle è una fake news semplicemente ridicola e fantasiosa. Sulla questione non c'è altro dire, se non che del lontano 2010 ricordo quando ero candidato presidente alle regionali in Lombardia. Anche allora, così come negli anni a seguire, quella che realizziamo fu una campagna elettorale fatta con pochissime risorse e mezzi, frutto di micro donazioni dei cittadini italiani. Per il resto, valuteremo se adire alle vie legali. Certamente non ci lasciamo distrarre da certe sparate o intimidire da quei partiti e poteri che già le stanno cavalcando per cercare di indebolire la nostra posizione di baluardo a tutela degli interessi dei cittadini". Lo afferma in una nota il capo politico del Movimento Vito Crimi.

"Fake news, ora querele"Secca la smentita anche di Davide Casaleggio, socio fondatore del Movimento. "Tutto totalmente falso. E' una fake news uscita più volte, l'ultima nel 2016. Dalle smentite ora passeremo alle querele                                                                                        
L'ambasciata del Venezuela: "Tutto falso, adiremo vie legali" "Si tratta di un'informazione falsa e assurda, adiremo le vie legali". Con queste parole l'ambasciata del Venezuela a Roma smentisce il presunto finanziamento al Movimento 5 Stelle. La fonte dell'ambasciata riferisce tra l'altro che nel 2010 il M5s era appena nato ed era quindi "completamente sconosciuto in Venezuela" e che all'epoca il console venezuelano a Milano - da cui secondo la ricostruzione di Abc sarebbero passati i 3,5 milioni - era appena arrivato in sede.

L’inchiesta di ABC dice di basarsi su documenti riservati della Dirección General de Inteligencia Militar (Dgcim), agenzia di intelligence venezuelana, nei quali Casaleggio è descritto come «promotore di un movimento di sinistra rivoluzionario e anticapitalista». ABC ha pubblicato sul suo sito uno di questi documenti.

Secondo il quotidiano spagnolo @abc_es, che pubblica doc riservati, nel 2010 il Venezuela chavista ha inviato 3,5 milioni a Gianroberto Casaleggio per finanziare la nascita del M5s attraverso il console a Milano. Nessuno del M5s (Grillo, Di Maio, Crimi) ha risposto alle domande.

Quella dei presunti finanziamenti del Venezuela al Movimento 5 Stelle è una fake news semplicemente ridicola e fantasiosa. Sulla questione non c'è altro da dire, se non che del lontano 2010 ricordo quando ero candidato presidente alle regionali in Lombardia. Anche allora, così come negli anni a seguire, quella che realizzeremo fu una campagna elettorale fatta con pochissime risorse e mezzi, frutto di micro donazioni dei cittadini italiani". Lo afferma in una nota il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi.

"Per il resto, valuteremo se adire alle vie legali. Certamente non ci lasciamo distrarre da certe sparate o intimidire da quei partiti e poteri che già le stanno cavalcando per cercare di indebolire la nostra posizione di baluardo a tutela degli interessi dei cittadini", conclude Crimi. 

"L'ultima assurda sparata contro il Movimento 5 stelle coinvolge addirittura il governo venezuelano. Non bastavano le fake news italiane, adesso usano i servizi segreti venezuelani per screditare il nostro Movimento. La storia della valigetta piena di contanti consegnata direttamente a Gianroberto Casaleggio è degna di una spy story del miglior film di James Bond. Film, appunto, perché non ha, ovviamente, nessuna attinenza con la realtà. Il documento è stato dichiarato falso dalle stesse fonti diplomatiche venezuelane, ma forse non occorre nemmeno scomodarsi troppo per smentire una fake news così palese. Quello che dispiace enormemente, però, è che venga attaccata in maniera così vile una persona come Gianroberto Casaleggio, che non può più difendersi. Chi ha avuto l'onore di conoscerlo può confermare l'assoluta falsità di queste assurde sparate". Così la capo delegazione M5s al Parlamento europeo, Tiziana Beghin commentando un articolo pubblicato dal quotidiano spagnolo Abc.

Intanto il Movimento appare diviso dopo lo scontro Di Battista-Grillo su congresso e leadership. Ieri, intervistato a Mezz'ora in più, su Rai 3,  Alessandro Di Battista ha detto: "Chiedo il prima possibile un congresso del Movimento 5 stelle in cui tutte le anime del Movimento possano dire la loro per costruire un'agenda politica. Così vedremo chi vince". E ancora: "Conte vuole fare il leader del Movimento "si deve iscrivere al M5s e partecipare al prossimo congresso".

Ma Beppe Grillo non sembra essere della stessa opinione: "Dopo i terrapiattisti e i gilet arancioni di Pappalardo, pensavo di aver visto tutto...ma ecco l'assemblea costituente delle anime del Movimento. Ci sono persone che hanno il senso del tempo come nel film 'Il giorno della marmotta'".

Tutto ha avuto inizio il 25 febbraio. Quattro giorni dopo, nella zona di Alzano e Nembro, i positivi sono 103. Il 3 marzo, dei 372 casi totali registrati in provincia, ben 58 sono a Nembro e 26 ad Alzano. A Roma, nonostante i continui allert lanciati dal Pirellone, nessuno si prende la briga di adottare le stesse misure applicate a Codogno e a Vo' Euganeo. E così si va avanti senza far nulla fino al 6 marzo, quando, invece, tutta la Lombardia diventa zona rossa. Alla domanda sul perché sia stata presa questa decisione, il premier aveva spiegato che il virus si stava diffondendo in tutta la Regione. Il 28 aprile la giornalista Francesca Nava aveva provato a mettere alle strette Conte. Che, però, aveva così risposto: "Se lei un domani avrà la responsabilità del governo, scriverà lei i decreti e assumerà tutte le decisioni". Nell’esecutivo qualcuno ha ipotizzato che non vi fossero abbastanza militari per controllare i confini. Repubblica parla invece di militari già mobilitati dalla Difesa, arrivati nella provincia e pronti a intervenire da un momento all’altro.

Il premier Giuseppe Conte è stato sentito stamani a Palazzo Chigi dai pm che indagano sulle zone rosse di Alzano e Nembro, in Lombardia. La pm di Bergamo Maria Cristina Rota, infatti, era arrivata a Palazzo Chigi per la deposizione del premier nell'inchiesta sulla mancata istituzione delle zone rosse nel Bergamasco. Dopo l'audizione del premier Conte, durata tre ore, è stata la volta del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese. Il ministro Lamorgese ha lasciato poco fa Palazzo Chigi dove è stata sentita in qualità di persona informata sui fatti dai pm di Bergamo nell'ambito dell'indagine sulla mancata zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro. l'audizione del ministro è durata circa un'ora. Dopo l'audizione del premier Conte e del ministro dell'Interno Lamorgese ora anche il ministro della Salute Roberto Speranza viene sentito dai pm di Bergamo a Palazzo Chigi.

Obiettivo è verificare se la scelta di tenere aperta l’aerea abbia fatto aumentare i contagi. In questo caso si procederebbe per epidemia colposa. E i magistrati dovrebbero stabilire se la decisione di chiudere doveva essere presa dal governo o se invece potesse farlo la Regione Lombardia. Ecco perché è fondamentale chiarire il ruolo del governo.

Maria Cristina Rota in toga è il procuratore che oggi sta ascoltando Giuseppe Conte, Roberto Speranza e Luciana Lamorgese per provare a far luce sulla fumosa questione della mancata zona rossa in Val Seriana. Bergamasca doc, online non si trovano suoi ritratti né è disponibile sul sito del Tribunale un curriculum. Ieri il Corriere le ha dedicato solo un pezzetto di spalla, giusto qualche nozione. "Amante dei viaggi", "allieva di Spataro", "di fede valdese", di lei si dice sia stata "uno dei primi magistrati a utilizzare le intercettazioni telefoniche (e le reazioni degli indagati agli articoli di stampa) per risolvere un caso di nera clamoroso". Indagava sull’omicidio di suor Maria Laura Mainetti, uccisa a coltellate a Chiavenna il 6 giugno del 2000. Venti anni esatti dopo, Rota si ritrova a Roma con in mano un'inchiesta molto più scottante di quella delle tre minorenni che ammazzarono la religiosa alla termine di un rituale satanico.

Quando nel 2018 divenne procuratore aggiunto, fu scelta con 14 voti su 22 contro lo “sfidante” Enrico Pavone. Magistrato dal 1992, dopo le esperienze a Lecco e a Milano (minori), da ormai 17 anni è in attività nella sua città. Il Corriere di Bergamo la definì la pm "dei casi scomodi" e a favorirla nel ruolo di vice pare sia stato il suo "curriculum di più ampio respiro". Le sue inchieste spaziano dalle fasce deboli ai reati finanziari e fallimentari. Se si cerca nell'archivio dell’Eco di Bergamo, spuntano ritagli della sua attività investigativa: le bombe piazzate in una villa a Gazzaniga nel 2014, la “banda del Ragno” dedita a estorsioni e usura, il fallimento della Maxwork. 

Quando fu nominata, l’allora procuratore capo Walter Mapelli disse: “C’è piena sintonia, farà un buon lavoro”. E se oggi la Rota si trova nel ruolo di procuratore “facente funzione” lo si deve alla morte prematura proprio di Mapelli, magistrato noto per l’inchiesta sul “Sistema Sesto” che investì l’ex presidente della provincia di Milano, Filippo Penati.
La prima riunione del comitato tecnico scientifico su Alzano e Nembro si svolse il 3 marzo e in quella sede Brusaferro contattò Gallera per conoscere la situazione. Il 5 marzo Brusaferro rinnovò la richiesta di chiusura e il 6 marzo ci fu una riunione alla protezione civile con Conte e Speranza. Durante quel vertice si decise di dichiarare l’intera Lombardia «zona rossa». Il provvedimento fu firmato la notte dell’8 marzo e divenne operativo il 9.

Conte continua ripetere di essere assolutamente sereno, ricordando, come riportato da Repubblica, che quello di venerdì non sarà un interrogatorio ma un’audizione. Nulla di cui preoccuparsi, quindi. Praticamente una chiacchierata. Certo di aver fatto le scelte giuste in un momento difficile da riuscire a gestire. Ma non è arroganza la sua, ha tenuto a precisare, perché il governo e gli esperti hanno fatto tutto ciò che era possibile fare. Conte ha poi sottolineato di non aver avuto un manuale da poter seguire e che ogni decisione presa è stata scelta di volta in volta. Ha poi aggiunto: “Ben vengano le indagini, i cittadini hanno il diritto di sapere, noi rappresentanti istituzionali abbiamo il dovere di rispondere. Se c’è un'inchiesta da parte di una procura, è giusto che il presidente del Consiglio si renda disponibile in quanto persona informata sui fatti”.

Intanto però, il governatore della Lombardia Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Gallera, sono già stati sentiti in procura e la pm, dopo la loro audizione aveva detto, in riferimento alla mancata zona rossa, che era una decisione governativa. Passando quindi la palla a Conte & C. Convocazione per il premier e i ministri Lamorgese e Speranza. Palazzo Chigi ha diffuso una dichiarazione, ribadendo che “anche la Regione poteva istituire zone rosse, come previsto dalla legge. In particolare, dall’articolo 32 della legge del 23 dicembre 1978 numero 833 richiamato dal decreto legge 6/2020". In realtà, il diritto dice tutt'altro. E, infatti, il procuratore facente funzione di Bergamo, Maria Cristina Rota, ha già fatto sapere di non coindividere affatto la posizione del presidente del Consiglio. "Da quello che ci risulta è una decisione governativa", ha spiegato in una intervista al Tg3.

Salvini: «Spettava al governo Conte creare zone rosse». «Premier ascoltato da Procura? Non commento con parole mie ma con quelle del pm  spettava al governo creare le zone rosse, la Regione Lombardia non aveva alcuna responsabilità». Cosi il leader della Lega, Matteo Salvini, rispondendo ai cronisti a Bagheria.  

"Ai magistrati di Bergamo Conte non potrà rivolgersi come ai giornalisti: Quando avrete le mie responsabilità deciderete voi. Se si azzarda lo ammanettano direttamente a Palazzo Chigi", premette Storace in un intervento sul sito de Il Secolo d'Italia. "L'arroganza non paga più, soprattutto da quando non si può più sperare in qualche aiutino modello Palamara", aggiunge tagliente. E ancora: "Il premier sognava i riflettori degli stati generali dell’economia. Dovrà sopportare quelli più fastidiosi degli inquirenti", conclude Storace.

il breve commento, firmato da Francesco Storace, sul fatto che Giuseppe Conte è stato chiamato dai magistrati di Bergamo, un interrogatorio per comprendere cosa sia accaduto in relazione alla mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro, in Lombardia, nei giorni più drammatici del coronavirus.

Anche Taormina ha già presentato una denuncia in tal senso: “Si, ho presentato una denuncia alla Procura di Roma con la quale sollevavo un interrogativo sulle modalità utilizzate per affrontare il coronavirus. La mia denunzia è stata supportata da documenti che provenivano dal ministero della Sanità“.

L’attenzione dell’avv. Carlo Taormina cade sui ritardi: “Il punto centrale è l’aver ritardato di 40 giorni l’intervento drastico che poi abbiamo avuto il 9 marzo. Ed è stato quello il periodo in cui si sono accatastati i contagi e i morti, soprattutto nelle zone della Lombardia che ben conosciamo. Nella denunzia avevo fatto specificamente presente anche il problema della mancata istituzione delle zone rosse per Lodi, Nembro e Alzano Lombardo e aree limitrofe. Avevo sollevato questo tema ponendo l’accento su quelle che io ritengo omissioni governative. Avevo anche indicato i consulenti tecnici per sapere se questa condotta fosse stata indirizzata da loro o se si trattasse solo di una scelta di tipo politico”.

 

 

 

A un metro di distanza le une dalle altre, decine di persone attendono con pazienza il proprio turno per ricevere il pacco alimentare. Con l’emergenza sanitaria che ha fatto perdere il lavoro a migliaia di precari in tutta Italia il parroco di della chiesa fiorentina ha iniziato distribuire ai propri fedeli una busta della spesa. Una volta ogni 15 giorni. A chi non riesce ad arrivare a fine mese e senza aiuti rischia di morire di fame. “Distribuiamo beni di prima necessità. Pane, acqua, biscotti, omogenizzati a chi ha bisogno - ci spiega una volontaria della Caritas - il dispiacere è che spesso il cibo non basta per tutti e siamo costretti a mandare via le persone. La fila a volte arriva a circondare il palazzo è scioccante”.

Con passo lento e capo chino gli uomini avanzano lenti verso i volontari della Caritas che li attendono all’ingresso della parrocchia. É necessario compilare un foglio con i propri dati dove viene inserito anche il nominativo dei componenti della famiglia. Due chiacchiere con il prete che cerca di strappare un sorriso a tutti nonostante la sua prima domanda di routine faccia male al cuore: “Non lavora nessuno a casa?”. I bambini per la mano sono il palliativo alla preoccupazione che troppo spesso toglie il sorriso. Giocano e ridono di gusto quando affondano il braccino nel cartone dei cioccolatini a forma di cuore.

Fischi, urla e contestazioni che lo hanno fatto circondare dalla scorta e ovviamente hanno richiamato giornalisti e tv. "I soldi, i soldi! La cassa integrazione!", urlavano dalla strada, e qualcuno è andato giù pesante: "Buffone, buffone". Conte ha provato ad affrontarli togliendosi la mascherina e parlando con una signora, poi vista la malaparata è tornato incredulo a palazzo Chigi sibilando: "impossibile". Ha assistito alla scena anche un deputato del M5s, Luca Carabetta, che ha provato a minimizzare la prima contestazione pubblica di Conte: "erano ragazzi, scherzavano e si facevano i selfie". Ma anche le immagini raccontano altro...

Cosi uno pensa che davvero e finito  l’idillio tra cittadini italiani e Giuseppe Conte dopo quello che e successo ... L’ex "avvocato del popolo" ieri è stato sommerso da fischi e urla di contestazione provenienti da persone che lo aspettavano in strada.  

Un colpo inaspettato e durissimo per un Conte che credeva ancora di godere di un apprezzamento elevato tra la popolazione ma che non ha tenuto conto di come la situazione in Italia stia divenendo sempre più difficile e che per aiutare i cittadini non bastano promesse e belle parole. Il premier ieri aveva convocato i giornalisti all'aria aperta in piazza Colonna, proprio davanti a palazzo Chigi per parlare degli "Stati generali" che stanno per iniziare. Con una mossa forse studiata, una volta concluso l’incontro con la stampa, Conte annuncia: "Fatemi andare a prendere un caffé, però da solo. Non seguitemi...". L’impressione è che il premier voglia andare verso la folla presente poco distante per ricevere qualche forma di acclamazione, cosa sempre utile soprattutto in un momento di difficoltà politica.

Conte, del tutto spiazzato, ha provato ad affrontarli togliendosi la mascherina e parlando con una signora ma è stato tutto inutile. Vista la contestazione, il premier seguito dalla scorta è tornato incredulo a palazzo Chigi sibilando: "Impossibile". Ed invece era tutto vero. Il segnale che qualcosa in Italia è cambiato. Chissà se Conte lo ha capito.

Certo di raccogliere applausi e sorrisi, il presidente del Consiglio si avventura verso le transenne, per avvicinarsi alla folla, formata da passanti e curiosi, assiepata lungo via del Corso. La mossa si rivela, però, un disastro. Subito si alzano fischi e urla rivolti al premier. A quel punto la scorta, che Conte aveva inviato a non seguirlo, deve accorrere per circondare il presidente del Consiglio. La scena, una vera e proprio Caporetto mediatica per Conte, richiama giornalisti e tv. "I soldi, i soldi! La cassa integrazione!", urlavano i cittadini verso il premier. Qualcuno, poi, ha anche gridato "dimissioni" e"buffone, buffone".

Si parte con la settimana difficile del premier, contestato dal Pd per l'organizzazione degli Stati generali, poi dalla folla davanti a Palazzo Chigi per gli aiuti economici promessi e mai arrivati, infine niente poco di meno che dal mitico Paul McCartney. Tutta una storia di voucher e mancati rimborsi, Ma, in quanto a "buoni", anche agli italiani non è andata benissimo.

Certo, anche i Cinquestelle se la passano maluccio. E se quando erano all'opposizione erano tra i più fermi oppositori del regime di Al Sisi colpevole dell'uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni, una volta al governo si sono piegati alla real politik e sono subito corsi a baciare la pantofola al dittatore. Dimenticando che nelle prigioni di Al Cairo anche adesso c'è un giovane italiano, Patrik Zaki. E, prima di fare affari con l'Egitto, sarebbe il caso almeno di farcelo rimandare in Italia...

Tempi durissimi anche per la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, che per sviare l'attenzione dai problemi della scuola si è infilata in un'assurda polemica grammaticale con Matteo Salvini. Ma, peggio di tutto, è riuscita persino ad avere torto. Chissà se i nostri ragazzi riusciranno a tornare a scuola a settembre, di certo dovrebbe farlo anche la ministra e andare dietro la lavagna!.

 

 

 

 

 

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI