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Lunedì, 17 Giugno 2019

Tra i vari messaggi su facebook nel gruppo aperto,“Unità si, Risorgimento no”, ho notato il bellissimo intervento che dieci anni fa aveva scritto monsignor Andrea Gemma vescovo di Isernia-Venafro, una lettera aperta all'allora presidente della Repubblica Azeglio Ciampi, io collaboratore da qualche anno del periodico indipendente culturale-economico di formazione ed informazione, Il Corriere del Sud, ho commentato la splendida lettera che ancora oggi non ha perso di attualità, in un articolo pubblicato il 16/31 luglio 2002, col titolo “Il Presidente e il Risorgimento”. L'articolo, è stato poi ripreso dal giornale online Il Mascellaro.it il 4/2/2007, nella rubrica Squarci di Storia, da cui ripropongo la versione. Segue la lettera integrale del vescovo.

Da qualche tempo il presidente Azeglio Ciampi dedica il suo tempo agli argomenti storici, in particolare all'epopea risorgimentale, invitando i giovani a riscoprire la nostra identità storica. Addirittura in occasione della festa del 25 aprile il presidente Ciampi si è inerpicato in una discussione prettamente accademica, criticando un certo improponibile revisionismo , anche se nello stesso tempo auspica nuovi approfondimenti e testimonianze per ricostruire i fatti storici. Quindi dice e non dice.
Da tempo il dibattito sul cosiddetto revisionismo ha preso corpo anche nel nostro Paese. "[…]La ricerca storica, ha inevitabilmente - soprattutto dopo il 1989 - fatto affluire sui tavoli degli studiosi valanghe di documenti, che non è stato possibile non vedere, né imbrigliare i fatti di cui sono riflesso attraverso le maglie delle consuete categorie interpretative. Il 'canone' storico progressista sta 'andando in crisi', nonostante la disperata, quasi patetica, difesa che ne fanno i suoi esponenti, gruppi e ambienti, sempre pronti a lanciare il vecchi termine tipico delle scomuniche ideologiche leniniste e staliniste - revisionista - contro chi, indipendentemente dall'ispirazione ideale, semplicemente esibisca fatti e dati nuovi e proponga ipotesi di lavoro diverse da quelle convenzionali". ( A nnali Italiani, rivista di Studi Storici, n.1/2002,[ www.identitanazionale.it ]
E proprio del nostro risorgimento il Presidente Ciampi si è particolarmente interessato, in occasione del 4 novembre scorso, sottolineando l'epopea dei grandi eroi come Garibaldi, Mazzini etc. A fronte di questa ennesima glorificazione del risorgimento c'è stata la reazione di un vescovo, monsignor Andrea Gemma, vescovo di Isernia-Venafro.
Monsignor Gemma ha mandato a Ciampi una lettera aperta, purtroppo ignorata dai massmedia, sottolineando l'importanza della "festa dell'unità d'Italia e delle Forze Armate", ma dissentendo profondamente del suo riferimento al risorgimento e a Garibaldi in particolare. Quel Garibaldi che, ad Isernia è tristemente famoso[…]nessuno di noi vuole tornare indietro di centocinquant'anni, scrive il vescovo, se non altro per non riaprire le piaghe sanguinanti; nessuno di noi vuole ripristinare il regno di Napoli e la dinastia borbonica, dalla quale il Sud ha ricevuto grandi benefici; nessuno di noi vuole rimettere in piedi lo Stato Pontificio, sottratto al legittimo sovrano, con guerra non dichiarata e quindi contro lo "ius gentium", plurisecolare; nessuno di noi vuole frazionare l'Italia[…]nessuno potrà accettare l'accomodante esaltazione di un avventuriero armato che con le sue truppe mise a ferro e fuoco le pacifiche zone del Sud, tra cui la mia città episcopale. Le teste tagliate degli iserniani esposte al pubblico ludibrio sono su stampe e documenti dell'epoca che Ella stessa potrà reperire. (In tema di Risorgimento; lettera aperta al signor Presidente della Repubblica, dottor Carlo Azeglio Ciampi, in Cristianità, n.309, gennaio-febbraio 2002)
Potrebbe sembrare quella del vescovo una esternazione di segno contrario, "politicamente poco scorretta"su un tema così delicato come quello dell'identità italiana. "Come lo stesso presule afferma, a far scattare in lui la molla della reazione è stato rilevare che gli appelli presidenziali all'unità della nazione si fondano su una versione ideologica della storia nazionale, la quale per la gente del Mezzogiorno è non solo logora e urtante, ripetizione di luoghi comuni, ma suona per non pochi tratti ingiusta, se non addirittura ingiuriosa". ( O. Sanguinetti , Il vescovo e il presidente, in Il Timone , marzo-aprile 2002, n.18)
Spesso il Risorgimento per il Sud ha significato invasione e conquista militare, distruzione delle proprie terre. I popoli meridionali hanno resistito fieramente, prima contro i francesi, con l'insorgenza(1799-1816), poi contro i piemontesi con il brigantaggio. Il Molise, subì un trattamento speciale, prima nel 1799, Isernia dopo aver resistito alle truppe francesi, fu espugnata e saccheggiata, sul terreno rimasero millecinquecento morti. Successivamente i garibaldini nel 1860 si macchiarono di crimini nei confronti della popolazione molisana.
Ecco perché il vescovo scrive al presidente: "Per carità, signor Presidente, non ci costringa a tirar fuori dagli armadi del cosiddetto risorgimento certi scheletri ripugnanti…" (Ibidem)
Certamente monsignor Gemma non intende puntigliosamente rivendicare alcun diritto, lo scrive chiaramente nella Lettera, anzi propone di azzerare un contenzioso storico ormai plurisecolare e sterile fra mezzogiorno e Stato italiano. Piuttosto invita il Presidente Ciampi a costruire un'Italia migliore, insieme ai nostri giovani, i quali conoscono la storia e guardano al futuro, senza ripristinare insopportabili travisamenti di una storia che ormai i più avveduti conoscono.
Non si tratta di mettere in discussione l'Unità d'Italia, anche se è stata fatta ai danni della Chiesa Cattolica e di un Regno millenario come quello dei Borboni. Si tratta di scrivere la Storia tutta, senza dimenticanze e travisamenti, come purtroppo si continua a fare nelle nostre scuole di ogni grado.
Bisogna smetterla di riproporre oleografie sempre più povere di significato e soprattutto di imporre omaggi civico-religiosi a personaggi come "l'avventuriero armato" la cui effigie troneggia in tutte le piazze d'Italia. Non è più accettabile celebrare solo Napoleone, Garibaldi o il "Re galantuomo", dimenticando le migliaia di italiani del Sud, ma anche del Nord e del Centro, che dalla fine del 1700 fino all'Unità, scelsero di combattere contro i francesi e "italici", le brigate internazionali garibaldine e i bersaglieri piemontesi.



Lettera aperta di S.E. Andrea Gemma, Vescovo emerito di Isernia-Venafro, al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi - 15 nov. 2001

 

Signor Presidente, perdoni l’iniziativa, che so attuata anche da altri e ciò mi conferma nella necessità di levare la voce perché certi luoghi comuni, ormai diventati insopportabili, non continuino ad ingannare i semplici.

Partecipavo con gioia ed intima partecipazione alla «festa dell’unità d’Italia e delle forze armate» il 4 novembre scorso. Avevamo insieme pregato in Cattedrale — anche per Lei signor Presidente — e ci eravamo recati al monumento ai caduti in una mattinata piena di sole.

Tutto bello, tutto coralmente sentito, compreso l’inno nazionale d’Italia. Poi, la doccia fredda: il suo messaggio, signor Presidente. Alti pensieri, nobili richiami, doverosa partecipazione. In questo contesto tanto elevato, l’accenno al Risorgimento e, addirittura, a quel Garibaldi che, creda, ad Isernia, è tristemente famoso, insieme alle sue truppe mercenarie.

Ah, no, signor Presidente, quel richiamo a una storia, per fortuna quasi dimenticata, è stato proprio fuori luogo.

Creda — e glielo dice un pastore della Chiesa cattolica — nessuno di noi vuole tornare indietro di centocinquant’anni, se non altro per non riaprire le piaghe sanguinanti; nessuno di noi vuole ripristinare il regno di Napoli e la dinastia borbonica, dalla quale peraltro il Sud ha ricevuto grandi benefici; nessuno di noi vuole rimettere in piedi lo Stato pontificio, sottratto al legittimo sovrano, con guerra non dichiarata e quindi contro lo ius gentium, plurisecolare; nessuno di noi vuole frazionare l’Italia (semmai ci penserà qualche porzione della nostra classe dirigente); ma nessuno ci potrà convincere della bellezza esaltante di un’azione che a suo tempo, tutta l’Europa, per non dire il mondo intero, ha stigmatizzato coralmente; nessuno potrà accettare l’accomodante esaltazione di un avventuriero armato che con le sue truppe mise a ferro e fuoco le pacifiche zone del Sud, tra cui la mia città episcopale. Le teste tagliate degli iserniani esposte al pubblico ludibrio sono su stampe e documenti dell’epoca che Ella stessa potrà reperire.

Nessuno di noi vuole rivangare il passato, signor Presidente, soprattutto un tale passato. Non lo può fare nemmeno Lei, travisando la storia.

Su casi del genere gli antichi nostri avi dicevano saggiamente: «Parce sepultis!».

Per carità, signor Presidente, non ci costringa a tirar fuori dagli armadi del cosiddetto «risorgimento» certi scheletri ripugnanti.[…]

Lasci stare il «risorgimento», signor Presidente, e parliamo insieme di «rivincita» morale, civile, religiosa che la nostra Italia merita e di cui tutti, insieme, vogliamo essere artefici operosi, senza nostalgie per un passato non troppo antico, che ha assai poco da insegnarci.

Perdoni l’ardire, signor Presidente, ma non potevo tenermi dentro quanto qui Le ho semplicemente accennato. «Nessun silenzio comprato!» — è uno dei miei motti preferiti.

Con deferente ossequio, La saluto.

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All'indomani del voto del Consiglio di sicurezza dell'Onu che impone alla Libia una 'No fly zone' e autorizza l'uso della forza per proteggere i civili, truppe fedeli al rais, riferiscono gli antigovernativi, stanno bombardando Misurata, 200 km ad est di Tripoli, in mano agli insorti. E suo figlio, Seif al Islam dice che forze 'antiterrorismo' saranno mandate a Bengasi a disarmare gli insorti, mentre Tripoli decide anche la chiusura del suo spazio aereo.
Parigi afferma che gli attacchi contro le truppe di Gheddafi avverranno in tempi rapidi, obiettivo arrivare alla sua caduta, e il Qatar per primo fra gli arabi annuncia la sua partecipazione al dispositivo. Oggi riunione della Nato, e vertice a Palazzo Chigi per prendere in esame il contributo italiano. Nel pomeriggio Frattini e La Russa riferiranno alla Camera. Bersani: alla buon'ora la decisione dell'Onu.

E' previsto a mezzogiorno, a Palazzo Chigi, un vertice tra i vari ministri, i capi dei servizi di sicurezza e il vertice militare della Difesa sulla situazione dopo l'approvazione della risoluzione dell'Onu sulla Libia. Lo si è appreso da fonti governative. Nel corso della riunione dovrebbe in particolare essere preso in esame il contributo italiano all'attuazione della 'no-fly zone'.
Sicuramente a Palazzo Chigi saranno presenti il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il sottosegretario Gianni Letta, oltre che i ministri di Esteri e Difesa, Franco Frattini e Ignazio La Russa. Nella sede del governo sono stati invitati i ministri che hanno già partecipato agli altri vertici sulla Libia, tra questi Giulio Tremonti, Paolo Romani, Roberto Maroni. Al centro dell'incontro, riferiscono fonti di governo, la posizione italiana di fronte alla risoluzione Onu sulla 'no-fly zone' in Libia. Un incontro in cui si potrebbe decidere come l'Italia intende procedere. Le stesse fonti riferiscono che successivamente i ministri Frattini e La Russa andranno saranno ascoltati dalle Commissioni parlamentari Esteri e Difesa di Camera e Senato riunite a Palazzo Madama.

I ministri degli Esteri Franco Frattini e della Difesa Ignazio La Russa saranno ascoltati alle 14 dalle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato a Palazzo Madama. Lo si apprende da fonti parlamentari. Al centro della riunione la crisi libica dopo la decisione dell'Onu.

La Libia ha chiuso il suo spazio aereo. Lo si apprende da Eurocontrol, l'organizzazione europea per il controllo aereo. Eurocontrol, si legge da Twitter, ha ricevuto informazioni da Malta che il controllo del traffico aereo di Tripoli ha reso noto che non accetterà gli aeromobili nello spazio aereo libico fino a "ulteriore avviso".

Il figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Seif al Islam, ha detto che forze "anti-terrorismo" saranno mandate a Bengasi per disarmare gli insorti. Lo riferisce la televisione satellitare al Jazira.

Le forze fedeli al colonnello Gheddafi stanno martellando Misurata, città 200 chilometri ad est di Tripoli in mano agli insorti, dopo una notte di spari con armi pesanti. Lo ha riferito un portavoce degli antigovernativi. Secondo la tv satellitare al Jazira in lingua inglese, combattimenti fra 'lealisti' e insorti sono in corso a Misurata e ad Ajdabiya, 200 chilometri a sud di Bengasi, la principale roccaforte degli antigovernativi. La notizia dei nuovi attacchi delle forze di Gheddafi a Misurata giunge dopo l'imposizione di una no fly zone sulla Libia da parte del Consiglio di sicurezza dell'Onu, la scorsa notte. "Decine di bombe di tutti i tipi si abbattono da ieri sera sulla città ", ha detto il portavoce degli insorti alla France Presse. "Ci sono ancora intensi tiri di artiglieria", ha aggiunto, precisando di ignorare se ci sono vittime. Ieri il regime aveva detto che i lealisti avevano ripreso Misurata, ma un portavoce degli antigovernativi aveva smentito.

Il Qatar ha annunciato che parteciperà alla no fly zone sulla Libia. E' il primo paese arabo a dichiarare la sua partecipazione dopo l'approvazione ieri da parte del Consiglio di sicurezza dell'Onu di una risoluzione sulla Libai e l'ok della Lega Araba. "Alla luce della risoluzione votata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, il Qatar ha deciso di contribuire agli sforzi destinati a far cessare il bagno di sangue e a proteggere i civili in Libia", ha dichiarato un funzionario del ministero degli esteri del Qatar.

La Francia ha auspicato immediati raid aerei dopo l'adozione della risoluzione 1973, e anche le forze britanniche potrebbero entrare in azione già oggi. La Germania, astenutasi in Consiglio di sicurezza a causa "dei considerevoli pericoli e rischi", ha invece annunciato che non parteciperà ad azioni militari. In nottata il presidente Obama ha chiamato il premier britannico Cameron e il presidente francese Sarkozy per coordinare una strategia comune.

La Libia non ha paura. Lo ha detto Seif al-Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi a proposito della risoluzione sulla no fly zone approvata ieri dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Siamo nel nostro paese e con la nostra gente. E non abbiamo paura", ha detto il figlio del leader libico in un'intervista al canale televisivo americano Abc. "Non abbiamo paura. Non avremo paura. Non aiuterete la gente se bombarderete la Libia per uccidere i libici. Voi distruggete il nostro paese. Nessuno è contento di questo", ha dichiarato Seif al-Islam Gheddafi.

"Speriamo che l'Italia si tenga fuori da questa iniziativa": lo ha detto ai Giornalisti di una nota Agenzia di Stampa il vice-ministro degli esteri libico Khaled Kaaim, commentando la disponibilità del governo italiano a consentire l'utilizzo delle basi sul territorio italiano per la no-fly zone.

Il vice-ministro degli esteri libico Khaled Kaaim ha detto in una conferenza stampa a Tripoli che il suo governo è pronto a osservare un cessate il fuoco ma che resta in attesa di dettagli tecnici dopo la risoluzione sul cessate il fuoco approvata ieri sera dal Consiglio di sicurezza del'Onu.

L'Unione europea, con un comunicato congiunto della rappresentante per la politica estera, Catherine Ashton e del presidente permanente, Herman Van Rompuy, si dice pronta "a mettere in pratica" la risoluzione dell'Onu sulla Libia.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è riunito con il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta per discutere sulla situazione in Libia alla luce della risoluzione Onu sulla 'No fly zone'. Alla riunione si è unito il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A quanto si apprende in ambienti governativi. Al'incontro partecipano alcuni alti gradi delle forze armate."La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu andrà esaminata attentamente". Lo ha detto il col. Massimo Panizzi, portavoce della delegazione militare italiana presso la Nato, intervistato da Sky Tg24. "La Nato agirà su un mandato chiarissimo e con il supporto regionale" ha aggiunto Panizzi ricordando che l'Alleanza Atlantica "sta seguendo con grande attenzione" la situazione in Libia sin dalla prima risoluzione 1970 dell'Onu. "Ora la Nato - ha concluso Panizzi - esaminerà questa risoluzione ed esaminerà se ci sono i presupposti per agire".

Una folla di sostenitori degli insorti sta festeggiando con canti e grida di giubilo in piazza a Bengasi, accogliendo la notizia dell'approvazione della risoluzione sulla no fly zone in Consiglio di sicurezza dell' Onu. Le immagini in diretta sono state trasmesse dall'emittente Al Jazira, che ha mostrato anche fuochi d'artificio.

Forti esplosioni sono state udite nella città libica di Bangasi, seguiti dai tiri della contraerea.

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Un raid aereo delle forze fedeli al colonnello libico Muammar Gheddafi è stato sferrato contro l’aeroporto internazionale Benina di Bengasi, roccaforte degli insorti. Secondo Libya al-Youm, sito vicino all’opposizione, il raid è condotto da aerei Sukhoj di fabbricazione russa, che avrebbero colpito un aereo civile fermo sulla pista dell’aeroporto. Intanto i lealisti al Colonnello fanno sapere che Misurata è tornata sotto il controllo del governo.

Il comitato generale di difesa libico, equivalente al ministero della Difesa, ha annunciato che a mezzanotte di sabato prossimo cesseranno le operazioni militari "contro le bande di terroristi armati". Lo ha riferito l’agenzia Jana, spiegando che la decisione è stata presa per concedere ai ribelli l’opportunità di consegnare le armi e beneficiare dell’amnistia generale promessa dal raìs.

"Prima l'Onu arriverà ad un accordo" sulla crisi libica e "meglio sarà". Lo ha scritto il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, in un messaggio postato su Facebook nel quale definisce anche "inaccettabile" una vittoria di Gheddafi ed afferma che "la Nato è pronta ad agire per proteggere la popolazione civile dagli attacchi del regime".

Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu torna a riunirsi oggi per discutere una risoluzione per imporre una no fly zone sulla Libia. La Francia vorrebbe che si arrivasse al voto di approvazione alle 18 di New York (le 23 in Italia).

Gerard Araud, ambasciatore francese alle Nazioni Unite, ha sottolineato che Parigi ha preso la guida delle trattative (il ministro degli Esteri Alain Juppé sta arrivando negli Usa per partecipare ai negoziati). "Il testo che appoggiamo può ancora essere modificato, ma prevede una serie di misure che possono andare oltre la no fly zone", ha detto Araud.

Anche l'ambasciatrice degli Usa all'Onu, Susan Rice, ha detto che Washington sta considerando azioni che vadano "oltre" la no fly zone.

Un portavoce degli insorti in Libia ha detto oggi che la forze armate di Gheddafi sono ancora lontane da Bengasi, smentendo così la tv di stato libica che aveva detto in precedenza che le forze lealiste si trovavano alle porte del capoluogo della Cirenaica, caposaldo dei ribelli. "Non sono vicini a Bengasi", ha deto Essam Gheriani, portavoce della coalizione degli insorti '17 febbraio'. Gheriani ha aggiunto che le forze fedeli al colonnello hanno raggiunto la città petrolifera di Zueitina ma ha aggiunto che "sono state circondate dalle forze rivoluzionarie". La tv di stato libica ha anche annunciato che le truppe di Gheddafi hanno riconquistato la città di Misurata ma i residenti affermano che il centro costiero è ancora nelle mani degli insorti.

Intanto il ministro del petrolio ha detto che sono confermati i contratti dell'Eni, ha definito Scaroni un amico e ha detto:''Porte aperte all'Italia''

Mettendo fine agli indugi che negli ultimi giorni avevano caratterizzato la loro linea, gli Stati Uniti hanno impresso ieri una decisa accelerata alla possibilità di imporre una No Fly Zone sulla Libia, dicendosi anzi disposti ad andare oltre. Al termine di una lunga maratona negoziale tenuta tra i 15 al palazzo di Vetro di New York, la rappresentante statunitense Susan Rice ha detto di augurarsi che quando oggi tornerà a riunirsi il Consiglio possa fare propria la bozza presentata da Francia Gran Bretagna e Libano ma non solo. "Spero che riusciremo ad approvare una risoluzione già domani (giovedi), stiamo lavorando duro per farlo", ha detto. Scambiando alcune battute con i giornalisti, la Rice ha poi sottolineato che gli Stati Uniti sono pronti ad appoggiare misure che "vadano anche oltre alla no fly zone", perché "la situazione sul terreno è cambiato e potrebbe essere necessario" per la protezione della popolazione civile. Facendo pensare ad una imminente offensiva, la Tv libica ieri sera ha annunciato che i militari intimavano alla popolazione di Bengasi, seconda città del paese e 'culla' della cosiddetta 'Rivoluzione del 17 febbraio', di allontanarsi entro la mezzanotte locale (le 23 in Italia) dalle postazioni dei rivoltosi e dai loro depositi di armi. Il Consiglio di Sicurezza tornerà a riunirsi nella mattinata di oggi (nel pomeriggio in Italia), secondo quanto reso noto da fonti diplomatiche britanniche al Palazzo di Vetro. Una prima riunione, cui parteciperanno gli esperti delle diverse delegazioni per mettere a punto i dettagli tecnici, è prevista per le 9:00 (le 14:00 in Italia). Una seconda riunione, a livello di ambasciatori, è in programma per le 11:00 (le 16:00 italiane). Ieri i Quindici si sono riuniti per oltre cinque ore, in una vera e propria maratona negoziale. Durante le trattative, l'ambasciatore francese Gerard Araud è uscito a parlare con i giornalisti, ostentando sicurezza e dicendosi sicuro che la risoluzione sarà approvata entro la serata di oggi. In realtà, con la sola eccezione della Gran Bretagna, gli altri Paesi con potere di veto hanno difficoltà a dare luce verde ad un testo che prevede il blocco dei cieli della Libia. Alla fine anche gli Stati Uniti, inizialmente molto riluttanti, si sarebbero convinti a dare il via libera. Resta tuttavia ancora poco chiara la posizione di Russia e Cina, due dei membri del Consiglio con diritto di veto. Il rappresentante permanente di Mosca all'Onu, Vitaly Ciurkin, ha sottolineato che è importante inserire nella risoluzione un appello ad entrambe le parti - sia i militari di Gheddafi sia i ribelli di Bengasi - un cessate il fuoco immediato.

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