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"La rivoluzione sovranista - il decennio che ha cambiato il mondo", di Marco Gervasoni non è un testo freschissimo di stampa. Pubblicato a settembre 2019 risultà però il perfetto manuale per i domiciliari imposti causa coronavirus.
Il Professor Marco Gervasoni, docente presso l’Università degli Studi del Molise -  recentemente vittima di epurazioni pubbliche in altro ateneo - e studioso della vita politica e intellettuale italiana e francese ha mandato in stampa un testo unico nel suo genere e nel panorama libresco odierno.
Ha voluto delineare i tempi, le modalità e i successi che i movimenti sovranisti hanno intrapreso. Un volume perfetto per riempire il tempo dedicato all'aperitivo, fino a poche settimane fa, e magari capire anche come il mondo sta reagendo alla nuova emergenza dal punto di vista politico. O, meglio, come reagirà quando la crisi sarà un ricordo recente.
Per Gervasoni la rivoluzione sovranista inizia nella crisi economica del 2007-2008 che ha portato trasformazioni sociali e culturali: abbiamo assistito, infatti, alla più devastante crisi del sistema economico mondiale dopo quella del 1929. Quella che ha distrutto in mille pezzi la classe media, ha prodotto un impoverimento vero e generalizzato, ha lanciato nell’insicurezza la stragrande maggioranza dei cittadini dei Paesi occidentali. Eppure quel momento non ha interessato soltanto l'economia, ma ha minato profondamente l'identità occidentale. Ha minato radicalmente la politica dell'identità, le guerre culturali, il senso di nazione. Ogni cosa, però, archiviata facilmente dietro il paravento della crisi economica e dell'immigrazione.
Eppure, da storico, Gervasoni dimostra che la discussione, neanche in questi giorni, può essere sterilizzata. E non è questo che la gente chiede più.
Oggi "sovranismo" è una parola abusata e il cui significato ultimo è ignorato. Per questo Gervasoni nel chiarire indica anche il senso del volume: il sovranismo è una tendenza che coinvolge anche i partiti che si definiscono lontani da quest'ultimo.
La differenza con il nazionalismo è che il sovranismo viene rivendicato da alcuni partiti che fanno parte dell'Unione europea che, dal Trattato di Maastricht in poi, ha privato i governi non solo della sovranità monetaria e che adesso più  che mai rivendicano il ritorno a una sovranità nazionale. Richiesta da non tradurre con l'antieuropeismo, ma con l'Europa della nazioni. I sovranisti di cui si legge sono quelli che in realtà vorrebbero più democrazia e lasciar parlare il famigerato "popolo" che per i vecchi nazionalisti può farlo solo se dà loro ragione.
Inoltre per Gervasoni i nazionalisti vorrebbero un'espansione a detrimento delle altre nazioni, i sovranisti, invece, solo il controllo del proprio Paese nella sfera nazionale.
Arriva poi il passaggio fondamentale che delinea l'origine della rivoluzione sovranista. È il tema dell'dentità la scintilla nella formazione delle nuove tendenze. Insieme al tema dell'immigrazione: più o meno tutti hanno capito che il fenomeno dell'immigrazione, se non controllato, può distruggere una società, cosa che sta già accadendo da qualche parte, ma non tutti hanno il coraggio di ammetterlo.
Gervasoni in un libro che tiene compagnia, illumina, chiarisce e conferma la realtà, si dimostra immune dal contagio del pensiero dominante che infesta il mondo accademico.
Il suo saggio è una bussola per chi desidera meglio orientarsi nella storia contemporanea. Per chi sogna una risposta politica all'altezza.
E chi legge resta con un profondo interrogativo: chi cavalca o intende cavalcare l'onda lunga sovranista, saprà interpretarla in modo adeguato? Cercherà i giusti strumenti - come i manuali - per farlo?
La cultura politica è quel che manca alla classe dirigente, rimasta senza attrezzi e con pochi consiglieri. 
È per questo che poi con l'acqua sporca si butta sempre anche il bambino.

L'ex segretario del Partito Democratico ricordando velocemente il caso Tangentopoli, che vide Craxi sul banco degli imputati dice : "Non possiamo ignorare che la giustizia italiana lo ha condannato con una sentenza passata in giudicato. Ma onestà intellettuale vuole che si dica che è stato condannato col presupposto secondo cui non poteva non sapere, cioè non è stato trovato coi soldi per sé e per i fatti suoi…".

Il senatore di Iv ammette di non aver ancora visto la pellicola Hammmet e rivela di essersi avvicinato alla figura di Craxi quando era studente al liceo: "Io ho preso la maturità nel 1993 e all’epoca, in quegli anni, tutti noi studenti delle scuole superiori vedevamo Craxi come l’incarnazione del male. C'era un racconto, quasi un pensiero unico contro Craxi anche nei giornali. Faceva eccezione forse solo Il Giorno di Paolo Liguori, ma tutti gli altri giornali erano contro. Eppure il leader Psi ha scritto pagine pazzesche di riformismo nella storia della Repubblica italiana".

"Se ci paragoniamo ai politici di oggi, noi di Italia Viva abbiamo tutte le nostre carte da giocare. Ma con la stessa onestà intellettuale dico che pensando a certi personaggi del passato, rispetto ai politici di oggi, come me, loro sono dei giganti. Mi riferisco a Craxi, a Moro, a De Gasperi. Non metterei nel mio Pantheon Craxi, perché vengo da una cultura che ha sempre visto Craxi come un avversario. Ma conoscendo di più la sua storia, dico che Craxi deve stare comunque a un posto incredibile della storia del Paese. Aveva capito prima degli altri come l'Europa rischiava la sconfitta. E riconosco anche che lui ha avuto più coraggio di tanti altri. Io non la penso come i populisti, perché sono abituati a dare giudizi in bianco e nero", ha risposto l'ex rottamatore alla domanda della padrona di casa Myrta Merlino che gli chiedeva se si rivedesse nel riformismo craxiano.

Ospite del salotto televisivo di La7 de L'aria che tira, il fondatore di Italia Viva ha voluto ricordare il fu presidente del Consiglio, deceduto il 19 gennaio del 2000. A diciannove anni di distanza, l'uscita del film Hammamet – il film diretto da Gianni Amelio e interpretato magistralmente da Pierfrancesco Favino – sugli ultimi sei mesi di vita del leader del Psi ha riacceso il dibattito sulla figura che ha fatto la storia della politica italiana.

Il 19 gennaio, domenica prossima, ricorrono i 20 anni della morte di Bettino Craxi, la cui vicenda viene rievocata in questi giorni anche nelle sale cinematografiche con il successo del film di Gianni Amelio «Hammamet». Proprio nella città tunisina, dove il leader del Psi trascorse gli ultimi anni della sua vita, è previsto l’arriva di una folta delegazione di parlamentari, sindaci ed ex militanti socialisti che renderanno omaggio alla figura di Craxi. Nella delegazione anche di rappresentanti della Lega e del Pd anche se a titolo personale. 

La Fondazione Craxi ha reso noto che le celebrazioni occuperanno tutto il fine settimana, dal 17 al 19 gennaio e che ad hammamet è atteso l’arrivo dall’Italia di almeno 600 persone. «La Tunisia è un paese straniero ma non estraneo» diceva il segretario socialista. «Le iniziative organizzate dalla Fondazione Craxi - è stato reso noto - avranno il loro culmine nella cerimonia di commemorazione che si terrà alle ore 10.30 di domenica 19 gennaio, giorno del ventennale della scomparsa di Bettino Craxi, presso il cimitero cristiano di Hammamet, lì dove l’ex premier socialista riposa, in un recinto di terra che si affaccia sul mare, rivolto verso l’Italia». 

Forza Italia - partito che più di altri rappresenta la continuità dell’eredità politica craxiana - sarà presente con una delegazione ufficiale guidate dalle capogruppo di Camera e Senato Maria Stella Gelmini e Anna Maria Bernini. Con loro ci saranno i senatori Francesco Battistoni, Fiammetta Modena, Maria Teresa Rizzotti e i deputati Simone Baldelli, Alessandro Cattaneo, Alessandro Battilocchio e Maria Tripodi.

Su Bettino Craxi si è scritto e detto di tutto. Nel corso degli anni sono anche montate delle bufale e delle leggende dure a morire.

Ad esempio si sente dire spesso che l'enorme debito pubblico italiano sia colpa di Craxi. Ma è vero? Tra il 1970 e il 1980 il debito passò dal 37,1% del Pil al 56,1%. Poi nel 1981 viene proposta e approvata l'indipendenza della Banca d'Italia dal Ministero del Tesoro e diversi economisti sostengono che da questo momento iniziano le difficoltà per le casse dello Stato. Sino a quel momento, infatti, i titoli statali invenduti venivano comunque coperti da garanzia da parte della Banca d'Italia, cosa che limitava le speculazioni.

Con la scissione, invece, per vendere i titoli non più coperti dalla Banca d'Italia si inizia ad alzare i tassi, pagando più interessi al mercato. Dopo questa riforma, nel 1982, gli esecutivi Spadolini prima e Fanfani archiviano l'anno con un rapporto debito/Pil al 63,1% (+4,6% rispetto all'anno precedente).

Il 1983 inizia con il governo Fanfani e Craxi lo sostituisce da agosto per gli ultimi 4 mesi: al 31 dicembre il debito è salito al 69,4% (+6,3%). Nel 1984 il governo Craxi chiude l'anno al 74,9% (+5,5%), nel 1985 all'80,9% (+6%), nel 1986 all'85,1% (+4,2%). Ad aprile del 1987 a Craxi succedono prima Fanfani e poi Goria e l'anno si chiude con il debito all'89,1% del Pil (+4% rispetto al 1986). Il vero boom inizia nel 1992 con i governi Andreotti prima e Amato poi, quando il debito si impenna al 105,5% (+6,9% in un anno) e ancora di più nel 1993 con Amato e Ciampi (115,7%, +10,2%) e nel 1994 con Ciampi e Berlusconi (121,8%, +6,1%).

Altra questione di cui si è molto discusso è quella del presunto tesoro di Craxi. Quando l'ex presidente del Consiglio era ancora in vita si favoleggiava di rubinetti d'oro e di lusso sfrenato nella villa di Hammamet. Ma alla sua morte, il 19 gennaio del 2000, la stampa entrò nella villa e si vide che gli arredi erano lontanissimi da quel lusso di cui si narrava. Craxi a Milano abitava con la famiglia in un grande appartamento di via Foppa, ma era in affitto; mentre la villa di Hammamet era stata acquistata negli anni '70, quando lì di turisti ce n'erano ancora pochissimi.

Qualcuno sostenne che la fontana davanti al Castello Sforzesco di Milano, tolta negli anni '50 per far posto alla fermata della metro Cairoli, era stata trasferita nel giardino della villa. Un ex poliziotto giurò di averla vista in una fotografia durante un processo di Mani Pulite. Ovviamente la fontana non era ad Hammamet, ma si trovava in un deposito del Comune di Milano e fu rimessa davanti al Castello nel 2000.

Il vero 'tesoro' di Craxi è finito all'asta e assegnato, nel 2015, per circa 270 mila euro (diritti d'asta inclusi). Nulla di clamoroso: quadri dalla seconda metà dell'800 in poi, un Modigliani falso, centinaia di cimeli garibaldini che l'ex leader socialista collezionava, e vecchie pistole, sciabole, spade, divise, mostrine, ritratti e lettere autografe.

Nelle inchieste giudiziarie che si susseguirono contro Craxi vennero individuati dei conti a lui riconducibili in qualche modo in Svizzera e in Liechtenstein. Una volta lasciata la segreteria del Psi, Bettino provò a passare i numeri dei conti, dove erano depositati diversi miliardi di lire, ai nuovi segretari (Giorgio Benvenuto prima e Ottaviano del Turco poi), ma questi si rifiutarono di utilizzarli. Così Del Turco ricordò l'episodio davanti ai pm: "Giorgi (un collaboratore della direzione Psi, ndr) venne da me, aveva due buste, una per lui e una per me. Quando se ne andò, vidi che aveva lasciato la busta per me. Lo richiamai e gliela riconsegnai senza aprirla. Visto il momento, temevo che contenesse cose riguardanti un sistema di finanziamento illegale, e che si volesse coinvolgermi".

L'ex pm Antonio Di Pietro mostrò di credere che i conti in quel momento erano già stati svuotati. Quale che sia la verità, Craxi a un certo punto si rivolse a Maurizio Raggio, un ristoratore, per spostare il denaro e lui svuotò i conti e sparì in Messico. Dopo diversi anni e qualche guaio con la giustizia, Raggio disse di aver speso personalmente una parte di quei soldi e di avere restituito il resto all'ex leader socialista. Qualche anno dopo, però, lo stesso Gerardo D'Ambrosio, sostituto procuratore del pool di Mani pulite, disse che l'ex segretario del Psi non si arricchì personalmente: "La molla di Craxi non era l'arricchimento personale, ma la politica".

Quanto ai processi subiti, Craxi ricevette decine di avvisi di garanzia. Il primo arrivò il 15 dicembre 1992 dalla Procura di Milano. Fu condannato in via definitiva in due casi: il 12 novembre 1996, 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai; il 20 aprile 1999, 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le tangenti della Metropolitana Milanese. Nei restanti casi o fu assolto, oppure sui processi intervenne la prescrizione. Sulle due condanne, infine, la Corte europea accolse parzialmente i ricorsi di Craxi e della famiglia, osservando che quei processi non furono equi e che avevano violato alcuni articoli della Convenzione europea dei diritti umani.



Le forze armate della Grecia sono in allerta. L'ordine l’ha dato dal Premier Mitsotakis e dal ministro della Difesa mentre navi militari Elleniche sono arrivate a Creta..

Ma vediamo come e iniziata la storia di questa nuova crisi e come la racconta greenreport : Il 30 novembre, la delegazione della Grecia che stava assistendo all’inaugurazione del Trans-Anatolian Natural Gas Pipeline (TANAP), il gasdotto che porterà il gas del giacimento azero di Shah Deniz dal Mar Caspio in Italia e in Europa, ha abbandonato la cerimonia dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che entrerà in vigore l’accordo tra Turchia e Libia sul confine marittimo e che sarà applicato in tutte le sue disposizioni. La delegazione greca presente all’inaugurazione del TANAP era guidata dal vice-ministro dell’ambiente e dell’energia Dimitris Ikonomu che dopo aver definito provocatorie le dichiarazioni di Erdogan ha spiegato: «Ero lì come rappresentante del governo greco su questo tema molto concreto: il gasdotto TANAP sarà connesso al gasdotto transadriatico TAP.

Era la ragione della nostra partecipazione all’inaugurazione. Quando Erdogan ha affrontato dei problemi scollegati con l’inaugurazione del gasdotto e ha evocato la Grecia in maniera provocatoria, ho giudicato giusto andarmene. I turchi mi hanno chiesto perché stavo andando via ed ho spiegato loro che non potevo restare dopo una tale dichiarazione».

Erdogan aveva dichiarato che la Turchia non fermerà le prospezioni e le trivellazioni al largo di Cipro e nella Zona economica esclusiva (Zee) di Cipro, che considera come area turca perché di fronte a Cipro Nord, lo Stato etnico turco auto-dichiaratosi indipendente nel 1983, dopo l’invasione militare turca del 1974, e che é riconosciuto solo da Ankara. Secondo Erdogan, sono i diritti dei turco-ciprioti allo sfruttamento di quei giacimenti hoffshore ad essere violati e, quindi, la Turchia «agisce nel quadro del diritto internazionali». E ha aggiunto: «Crisi e vociferazioni non costringeranno la Turchia a evacuare le sue navi».
In seguito, il ministero degli esteri della Grecia ha definito Erdogan «Il principale violatore del diritto
 
Che gli accordi tra Turchia e Libia (soprattutto la parte sull’esclusività commerciale) avrebbero complicato gli equilibri nell’area era chiaro fin dalle prime ore della firma. Il 28 novembre, data della stipulazione dei memorandum a Istanbul, si era subito espresso il ministro dell’Interno greco, Nikos Dendias, che aveva affermato come, qualsiasi fossero i dettagli dell’accordo tra i due Paesi, questo «ignorava qualcosa di ovvio, e cioè che tra questi due Paesi c’è Creta».

Secondo gli esperti dipolomatici, i due Paesi ora sarebbero sempre più vicini a uno scontro. Se fosse confermata dalla legge internazionale la ragione della Grecia in merito ai suoi diritti esclusivi nella zona, non è da escludere che possano scendere in campo forze militari.

I rapporti tra Grecia e Turchia sono stati tradizionalmente ostili, nonostante il fatto che entrambi i paesi sono membri della NATO. Durante gli anni della guerra dal 1919-1922 in Turchia la popolazione greca è stata espulsa dall'Anatolia, che vivevano lì primo del arrivo dei turchi. La Grecia ha perso gli ex territori dell'Impero bizantino nell’Asia Minore. Nella seconda metà del XX secolo i paesi hanno affrontato durante il conflitto di Cipro.

Il conflitto nel Mar Egeo ha ragioni geopolitiche. . Il motivo per il conflitto è una diversa interpretazione di Grecia e Turchia del diritto internazionale per quanto riguarda le acque territoriali e il suo spazio aereo.
                                   
Appare evidente come in questo momento Ankara intenda contrastare in ogni modo la cooperazione trilaterale esistente tra Israele, Cipro e Grecia che si è compattata sul dossier energetico. Tel Aviv ritiene ormai strategica l’interlocuzione con Atene proprio perché fondata su interessi di lungo termine, come ribadito recentemente dall’ambasciatore israeliano ad Atene Yossi Amrani, annunciando altre partnership oltre il gas come quella nei settori della difesa. All'orizzonte la possibilità che il cosiddetto triumvirato del gas tra Atene, Nicosia e Tel Aviv si “allarghi” ad una sorta di alleanza di difesa, al fine di tutelare gli interessi nazionali dei tre player.

“La tensione sta effettivamente aumentando e sta diventando più frequente – ha puntualizzato Amrani con riferimento alle provocazioni di Erdogan – Siamo pienamente consapevoli delle implicazioni di politiche specifiche per la sovranità e la sicurezza, ma anche della nostra capacità di sfruttare le risorse naturali. Il nostro messaggio è chiaro”.

Secondo greenreport, l’11 novembre il Consiglio Ue ha adottato «un quadro di misure restrittive in risposta alle attività di trivellazione non autorizzate della Turchia nel Mediterraneo orientale. Il quadro consentirà di sanzionare le persone o entità responsabili o coinvolte nelle attività di trivellazione non autorizzate nel Mediterraneo orientale in cerca di idrocarburi. Le sanzioni prevedono: «Il divieto di viaggio nell’Ue e il congelamento dei beni per le persone e il congelamento dei beni per le entità. Sarà inoltre fatto divieto alle persone ed entità dell’UE di mettere fondi a disposizione di persone ed entità inserite nell’elenco. Il quadro di misure restrittive consente di sottoporre a sanzioni: 1. persone o entità responsabili delle attività di trivellazione connesse alla ricerca e alla produzione di idrocarburi non autorizzate da Cipro nel suo mare territoriale o nella sua zona economica esclusiva (ZEE), oppure sulla sua piattaforma continentale.

Tali attività di trivellazione includono, nei casi in cui la ZEE o la piattaforma continentale non sia stata delimitata in conformità del diritto internazionale, le attività suscettibili di compromettere od ostacolare il raggiungimento di un accordo di delimitazione. 2. persone o entità che forniscono alle suddette attività di trivellazione sostegno finanziario, tecnico o materiale. 3. persone o entità ad esse associate».
Come risposta l’Unione europea ha avuto le provocatorie e tracotanti dichiarazioni di Erdogan e del governo fantocci libico che sta in piedi solo grazie ad aiuti di Paesi dell’Unione europea, a partire dall’Italia.  

Dopo i colloqui tra Erdogan e il presidente del Consiglio presidenziale libico Fayez Sarraj a Istanbul,.scrive greenreport la Libia e la Turchia hanno firmato due memorandum d’intesa sulla sicurezza e la cooperazione marittima. Secondo un comunicato della presidenza turca «Erdogan ha discusso con Sarraj della situazione in atto in Libia e in altre questioni regionali in una riunione che è durata per più di due ore» e ha ribadito il sostegno della Turchia al governo libico di Tripoli contro il generale Khalīfa Belqāsim Ḥaftar – il capo della Libyan National Army (LNA) che sta assediando e bombardando da mesi la capitale libica e che occupa gran parte del Paese – di Haftar, confermando che «Non esiste una soluzione militare al conflitto libico».

Il ministro degli interni del governo libico di Tripoli, Fathi Bashagha, «I memorandum d’intesa includono formazione, scambio di competenze e promozione dei sistemi di sicurezza, oltre alla lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata», mentre il ministro degli esteri Mohammed Sayala ha rivelato che «Il protocollo d’intesa marittimo mira a proteggere i diritti legittimi dei due Paesi nelle rispettive zone economiche. Questo protocollo d’intesa contribuirà alla protezione della sovranità libica sul Mediterraneo».

In realtà, con l’accordo Serraj e Erdogan (ri)definiscono come vogliono loro i confini delle acque territoriali. Come fa notare l’agenzia iraniana Pars Today, «La delimitazione non è nota, ma protestano Egitto e Grecia, già in contrasto con Ankara sulle trivellazioni a sud di Cipro», facendo notare che l’accordo «potrebbe complicare le controversie di Ankara sullo sfruttamento energetico con gli altri Paesi dell’area».

La Turchia non ha specificato come siano stati delineati i limiti delle acque turche e libiche. Negli anni scorsi la Libia aveva riconosciuto unilateralmente di propria pertinenza le acque attualmente corrispondenti alla zona search and rescue (SAR), cosa che quando ci provò Gheddafi gli costò i primi bombardamenti statunitensi.
Secondo il ministro degli Esteri turco. Mevlut Cavusoglu, «Questo significa proteggere i diritti della Turchia derivanti dal diritto internazionale».

L’accordo firmato tra il governo fantasma di Tripoli (sostenuto dall’Italia e dalla comunità internazionale) è stato duramente criticato da Grecia, Cipro, Israele ed Egitto, Per il regime del Cairo, stretto alleato di Ḥaftar, l’accordo è completamente illegale, mentre per la Grecia, è geograficamente assurdo perché ignora non solo la sovranità di Cipro, ma addirittura la presenza dell’isola greca di Creta tra le coste della Turchia e della Libia.

Pars Today fa notare che «A pochi giorni dal Med, la conferenza per il dialogo fra i paesi mediterranei, che avrà inizio il 5 dicembre e che vedrà, tra gli altri la presenza del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, la situazione della Turchia si va sempre più complicando ed è probabile che il summit di Roma, dove sono attesi anche il ministro degli esteri del governo di accordo nazionale libico, Mohamed Taher Siala e l’omologo turco Cavusoglu, servirà a sciogliere i nodi di questa trama sempre più complessa.

La disputa sulla Continental Shield ha lasciato Ankara alla ricerca di alleati nella regione. I nuovi accordi firmati mercoledì dal presidente turco Tayyip Erdogan e Fayez al-Serraj, il capo del governo di Tripoli assediato dall’esercito ribelle del generale Haftar, segnano un’importante alleanza destinata a far schierare i Paesi della Ue, che di recente hanno varato un pacchetto di sanzioni economiche nei confronti della Turchia per le trivellazioni a sud di Cipro».

Infatti, si tratta di un vero e proprio schiaffo in faccia sferrato all’Unione europea e di una provocazione verso il nostro governo che appoggia Sarraje che, attraverso il gasdotto TAP è coinvolto anche economicamente in tutta questa faccenda.

Il 15 luglio il Consiglio dei ministri dell’Ue aveva deciso che. «Alla luce delle attività illegali di trivellazione della Turchia, protratte nel tempo e anche nuove, di sospendere i negoziati sull’accordo globale sul trasporto aereo e aveva convenuto di non tenere, per il momento, il consiglio di associazione né ulteriori riunioni dei dialoghi ad alto livello tra l’Ue e la Turchia». Aveva inoltre approvato la proposta della Commissione Ue di «ridurre l’assistenza preadesione alla Turchia per il 2020 Il Consiglio aveva anche deciso che l’alto rappresentante e la Commissione dovessero proseguire i lavori su opzioni in vista di misure mirate». E aveva invitato la Banca europea per gli investimenti a riesaminare le sue attività di prestito in Turchia, in particolare per quanto riguarda le attività di prestito garantite da titoli di Stato.

Nelle sue conclusioni il Consiglio deplorava che, «Nonostante i ripetuti inviti dell’Unione europea a cessare le sue attività illegali nel Mediterraneo orientale, la Turchia prosegua le trivellazioni nelle acque territoriali cipriote. Il Consiglio ha ribadito il grave impatto negativo immediato che tali azioni illegali hanno nell’ambito delle relazioni Ue-Turchia. Ha chiesto ancora una volta alla Turchia di astenersi da tali azioni, di agire in uno spirito di buon vicinato e di rispettare la sovranità e i diritti sovrani di Cipro conformemente al diritto internazionale».

In precedenza i ministri degli esteri dell’Ue avevano approvato sanzioni contro la Turchia contro l’esplorazione di giacimenti di idrocarburi nella Zona economica esclusiva di Cipro dove operavano le navi trivellatrici turche Yavuz e Fatih.

Il 10 ottobre al Cairo si è tenuto il settimo incontro tripartito consecutivo del vertice Cipro-Grecia-Egitto, che hanno visto la partecipazione del presidente di Cipro Nicos Anastasiades, del presidente dell’Egitto Abdel Fattah el-Sisi e del primo ministro della Grecia Kyriakos Mitsotakis. Allora Sisi aveva spiegato: «abbiamo discusso dell’escalation e degli sviluppi in Medio Oriente derivanti da azioni unilaterali che mirano a disturbare e turbare la stabilità dei Paesi della regione. Abbiamo sottolineato che la sicurezza e la stabilità sono una priorità strategica per tutti noi, che è necessario un coordinamento comune e che senza di essa non possiamo godere dei frutti del processo della cooperazione tripartita». Riferendosi al problema di Cipro, il presidente egiziano ha sottolineato «Il sostegno del nostro Paese per le azioni intraprese dal governo di Cipro e per una soluzione pacifica del problema di Cipro».
Anastasiades aveva aggiunto. «Sulle questioni energetiche, che sono uno dei pilastri fondamentali del meccanismo tripartito, abbiamo ribadito la nostra forte volontà di rafforzare la nostra cooperazione attraverso una serie di nuovi accordi per lo sfruttamento e trasporto di gas naturale. Ho informato i due leader sugli ultimi sviluppi in merito al problema di Cipro (…) perché le ultime azioni inaccettabili della Turchia e l’intenzione di condurre esercitazioni esplorative all’interno dei lotti riconosciuti e autorizzati come della Repubblica di Cipro a livello internazionale, non solo inquinano il clima e aumentano le tensioni, ma costituiscono anche una palese violazione dei diritti sovrani della Repubblica di Cipro e del diritto internazionale (…)

Ho informato i miei interlocutori che siamo determinati a esaurire tutti i mezzi diplomatici a nostra disposizione per far cessare le violazioni turche e affinché ci sia pieno rispetto per l’esercizio senza ostacoli dei diritti sovrani della Repubblica di Cipro. Le azioni unilaterali e inaccettabili della Turchia, sono molto lontane da questi principi, mentre allo stesso tempo costituiscono una minaccia per la più ampia stabilità, pace e sicurezza nel già tumultuoso Mediterraneo orientale. In questo contesto, siamo certi che, in momenti così critici, avremo il forte sostegno e la solidarietà, come già abbiamo, della comunità internazionale e dell’Unione europea».

Il premier greco Mitsotakis continua "greenreport" ha espresso tutto il sostegno della Grecia «per trovare una soluzione giusta e praticabile al problema di Cipro. Una soluzione sulla base di una federazione bi-zonale, bi-comunitaria, in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite e senza truppe di occupazione e senza garanzie ed è per questo che noi, tutti e tre i Paesi, siamo a favore della ripresa dei colloqui sull’isola. Cipro, Egitto e Grecia, abbiamo tutti condannato categoricamente le azioni illegali della Turchia nelle zone marittime di Cipro, che mancano di rispetto al diritto internazionale e incitano a una sterile tensione, mentre abbiamo anche condannato il comportamento provocatorio della Turchia nell’Egeo che è anche contro il diritto internazionale e le relazioni di buon vicinato. Ho anche presentato queste problematiche al Segretario di Stato americano che era in visita ad Atene. E vale la pena registrare le sue due chiare posizioni ufficiali: sia a favore della protezione che della sicurezza nazionale della Grecia sia contro le esercitazioni illegali nella zona economica esclusiva cipriota e nel lotto 7. Abbiamo discusso in particolare dell’annuncio delle intenzioni di azioni a Varosha che violano le chiare decisioni del Consiglio di sicurezza e, naturalmente, il fatto che la Turchia stia procedendo con l’ennesimo atto illegale nel mare che non solo rientra nella zona economica esclusiva cipriota, ma è stato delimitato ed è stato concesso in licenza a società europee».

Ma dopo le ultime dichiarazioni di Erdogan gli Usa hanno fatto sapere che non hanno niente in contrario all’accordo turco-libico. Evidentemente, come è suo costume, Trump ha cambiato idea.

Invece, il 17 e 18 ottobre l’Ue ha ribadito «piena solidarietà a Cipro per quanto riguarda il rispetto della sua sovranità e dei suoi diritti sovrani, in conformità del diritto internazionale, e ha invitato la Commissione e il servizio europeo per l’azione esterna a presentare proposte relative a un quadro di misure restrittive». E ha ricordato e riaffermato «Le precedenti conclusioni del Consiglio e del Consiglio europeo, comprese le conclusioni del Consiglio europeo del 22 marzo 2018 e del 20 giugno 2019, contenenti una ferma condanna delle continue azioni illegali della Turchia nel Mediterraneo orientale». Il Consiglio ha espresso «seria preoccupazione per le attività illegali di trivellazione della Turchia nel Mediterraneo orientale» e ha deplorato che la Turchia non avesse ancora risposto ai ripetuti inviti dell’Unione europea a cessare tali attività.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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