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Giovedì, 21 Marzo 2019

"Sono tutte follie -dice- non solo perché non ne parliamo, ma perché sarebbe sbagliato fare questo dal punto di vista della politica economica. Perché si deve fare una manovra per mettere più in difficoltà le imprese italiane?".Lo ha detto nel corso della trasmissione Quarta Repubblica ad una domanda sulle ipotesi di aumento 'selettivo' dell'Iva.

"Questa storia della manovra correttiva è quasi una fissazione, non la capisco. Noi siamo tra la stagnazione e la recessione, cosa si intende per manovra correttiva? Più tasse e meno spesa. Mi chiedo, in una situazione come quella dell'Italia e dell'Europea è utile? Non bisogna essere keynesiani per capire che non è il momento". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, nel corso della trasmissione Quarta Repubblica. Il deficit, ha assicurato, "viene tenuto sotto controllo".                                                                                                                                                                                                                       
Intanto l'Aula della Camera esaminerà la pdl sulla legittima difesa il prossimo 5 marzo. Lo ha deciso la conferenza dei Capigruppo di Montecitorio. L'esame del testo era inizialmente previsto per la settimana in corso ma ieri un voto dell'Aula lo ha fatto slittare. Già il ministro dell'Interno aveva anticipato che sarebbe stata calendarizzata martedì. 

Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Francesco Minisci a Radio anch'io ha espresso la sua felicità per il rinvio della discussione in Parlamento della riforma della legittima difesa. "È una buona notizia, è una riforma di cui non abbiamo bisogno. È un istituto questo sufficientemente regolamentato nel nostro sistema. Quello schema alla francese, quella tutela rafforzata che si cerca di raggiungere attraverso questa riforma, in Italia già l'abbiamo, è stata introdotta nel 2006. Quindi questa è una riforma di cui non ne abbiamo bisogno e che presenta grossi profili di incostituzionalità".

E ancora: "Si sta cercando di lanciare messaggi sbagliati ai cittadini, che se succede un fatto astrattamente rientrante nella legittima difesa non si deve fare nessun accertamento. Questo non è possibile. Gli automatismi non sono possibili. Se un soggetto muore in un determinato contesto, il pubblico ministero, le forze dell'ordine devono fare le indagini. Se diciamo il contrario, diciamo una cosa sbagliata ai cittadini. Però nessuno dei proponenti lo ha detto. Occorre fare chiarezza".

Parole giudicate di una "gravità assoluta" le dichiarazioni dell'Anm: "Non spetta a un magistrato - afferma il vicepremier - dire quale legge bisogna fare e non fare. Si mettano l'anima in pace, sia in redazione al Corriere della Sera che i magistrati di sinistra: la legittima difesa sarà legge entro marzo".    

Per contraddire le affermazioni del presidente dell'Anm è intervenuto il ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno. Che ha specificato: "Smentisco in modo categorico che si impedirebbe ai magistrati di fare le indagini, auspico che le critiche siano fatte leggendo la norma. Temo che il presidente dell'Anm non abbia avuto modo di approfondire il testo: smentisco che si impedirebbe di fare le indagini, il testo non lo prevede. È ovvio che quando ci sono dei casi in cui c'è un morto la magistratura deve intervenire e indagare. Voglio tranquillizzare quelli che credono che abbiamo messo i magistrati fuori dalla possibilità di indagare".

l'Anm aveva evidenziato che il rinvio della discussione in Parlamento della riforma sulla legittima difesa "è una buona notizia, speriamo che sia sine die", aveva commentato in mattinata il Presidente dell'Associazione Nazionale magistrati Francesco Minisci intervistato da Radio anch'io, evidenziando che la riforma presenta" gravi profili di incostituzionalità".

La legge sulla legittima difesa "andrà in porto", afferma il ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno parlando a Radio anch'io sottolineando che il rinvio alla Camera è legato a questioni "tecniche". "La legge si limiterà alla tutela dell'aggredito" - ha spiegato. Non c'è nessun dissidio con i Cinquestelle, ha aggiunto, "c'è volontà di andare avanti".  

"Noi vogliamo che la riforma non si faccia - ha detto Minisci- Non ce n'è bisogno perché l'istituto della legittima difesa è sufficientemente regolamentato. La tutela rafforzata della legittima difesa nel domicilio e nel negozio è già stata introdotta nel 2006". Oltretutto con questa riforma, ha aggiunto, "si lancia il messaggio sbagliato che se succede un fatto astrattamente riconducibile alla legittima difesa non si deve fare nessun accertamento. Questo non è possibile perché se un soggetto muore le indagini il PM le deve fare". I profili di incostituzionalità sono invece legati al fatto che la riforma "fa differenza tra la legittima difesa e le altre scriminanti, che hanno invece tutte la stessa dignità".

Intanto nuovo botta e risposta nel governo sulla Tav. 'Nessuno investe in Italia - dice il ministro dell'Economia Giovanni Tria - se il governo cambia i patti'. "Non mi interessa l'analisi costi-benefici. Il problema non è la Tav, il problema è che nessuno verrà mai a investire in Italia se il Paese mostra che un governo che cambia non sta ai patti, cambia i contratti, cambia le leggi e le fa retroattive. Questo è il problema, non la Tav" ha detto Giovanni Tria, nel corso della trasmissione Quarta Repubblica. "Bisogna portare avanti l'economia italiana", ha aggiunto. "Tria - è la replica del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli a Zapping - ha dimenticato che c'è un contratto di governo, lui dovrebbe ricordarlo". "Tria si atterrà a quello che c'è scritto nel contratto", ha sottolineato Toninelli.

Ieri è andato a votare soltanto un sardo su due. Proprio come cinque anni fa. Gli exit poll del Consorzio Opinio Italia diffusi ieri dalla Rai dopo le 22, a urne appena chiuse, indicano un testa a testa fra i candidati presidente delle due coalizioni. Il centrodestra è avanti con un punto e mezzo di differenza. La forbice è, dunque, minima e lascia pronosticare un finale al cardiopalma per elezioni regionali alle quali, come è già stato per il voto in Abruzzo, big politici e osservatori hanno attribuito la valenza di un test nazionale, sia per gli equilibri di governo sia in vista delle europee di fine maggio.

Solinas ha incassato il 47,95% delle preferenze, mentre per Zedda si fermato al 33,79%. Si tratta di percentuali soggette a errore statistico che potranno essere confermate solo alla fine dello spogglio. Entrambi i candidati più votati sono destinati a entrare comunque in Consiglio regionale, anche se uno dei due sarà solo consigliere, ammesso che non scelga di mantenere la carica che già ricopre. Il candidato del Movimento 5 Stelle è nettamente staccato rispetto agli altri. Desogus non va, infatti, oltre il 10,61%. Sebbene con consensi dimezzati rispetto alle politiche di un anno fa, i grillini si confermano il primo partito dell'isola, con il 14,5-18,5%, sebbene sia la prima volta alle elezioni regionali sarde. Lo segue il Partito democratico, che oscilla tra il 12,5 e il 16,5%, perfettamente in linea con il risultato delle ultime politiche.

Un dato, però, è stato certo sin dalle prime battute. Luigi Di Maio colleziona un'altra, pesantissima sconfitta: Francesco Desogus, il candidato del Movimento 5 Stelle, è appena al 10,61% con percentuali più che dimezzate rispetto alle politiche di appena un anno fa.

In Sardegna è iniziato lo spoglio. I dati reali dopo gli exit poll pubblicati ieri sera, danno il centrodestra unito in vantaggio con il senatore sardista eletto con la Lega, Christian Solinas, al 47,95% e il sindaco metropolitano di Cagliari, Massimo Zedda, appoggiato da una coalizione di centrosinistra, al 33,79%.

I “cinque” amici lettori di queste pagine, specie quelli che amano conservarle, mi scuseranno se ripeto cose che mi hanno già sentito dire; questo perché cambiano le persone ma spesso i problemi importanti restano identici, anzi talvolta si aggravano col trascorrere del tempo; così, a rischio di sembrare monotono, ripasso discorsi che possono sempre giovare.

I candidati – al solito – gareggiano per apparire: stringono mani, sorridono, abbracciano e baciano promettendo tutto il bene possibile…; e beato chi fra loro saprà usare tono misurato, gesto  fraterno, sorriso aperto e parole suadenti. Ma per comprendere  tanta e soverchia benevolenza, occorre che l’elettore avveduto  approfondisca i loro trascorsi, conosca ciò che hanno detto e compiuto e magari ciò che hanno scritto: “scripta manent”; studi la storia dei partiti a cui appartengono e sappia qualcosa della ideologia che professano; insomma, chi va a votarli deve avere buone bilance per pesarne il retroterra “culturale”; in caso contrario ci va con occhi bendati, rischiando di dare dei calci al vento. Tutto questo però, anche se necessario, non basta. L’elettore deve stabilire una sua scala di valori e porvi in cima quello che oggi ritiene sia il primo da difendere: è il procedimento che propongo ai “cinque” amici.

Sono convinto, infatti, che non le pensioni, la recessione vera o presunta, le imposizioni di Bruxelles al nostro Governo, la finanziaria, il baccano per gli immigrati  “sequestrati” sulle navi in rada, e perfino gli stipendi di 24/27 mila euri a cranio mensili ai Commissari europei (“Libero”, 18-I-2019) a fronte dei 5 milioni di nostri poveri…, siano i problemi più gravi quanto, invece, la dissoluzione in atto del valore della Famiglia. Conseguenze dirette di tale dissoluzione sono la denatalità paurosa e la desertificazione dei paesi soprattutto del Sud, l’aumento della violenza sulle donne, il fallimento di 4 milioni di giovani padri separati con l’umiliazione nella miseria di 800 mila di essi a cui talora è impedito di vedere i figli (“Libero”, 27-XI-2018) e il disastro educativo di molti ragazzi “abbandonati” che cercano rimedi nella droga, l’alcol, lo “sballo”, il cellulare, lo stordimento nelle discoteche dove accorrono ora anche i giovanissimi dalle scuole medie.

Insieme alla caduta della Famiglia v’è – corollario di questa – la negazione della Vita che deve nascere (in Italia gli aborti legali dal 1978 al 2017 sono stati sei milioni, un “olocausto silenzioso” alla faccia  della “tutela della maternità” di cui parla la “legge” 194!) e di quella già nata con l’aborto “post-natale” quando per sbaglio capita che qualche “esserino” esca vivo, l’eutanasia che incombe sui vecchi  sempre più numerosi e soli e il rifiuto dei deboli. Quindi mi pare ridicolo gridare contro la violenza, lasciare scarpe e palloncini nelle piazze, accendere fiaccole quando s’è favorito un tale sovvertimento della società! Inutile l’attivismo frenetico e costoso di “medici e speziali” nei comuni, province e regioni per la “difesa dell’infanzia” e dei “diritti dei bambini” se ai bambini si vieta di nascere e ciò viene salutato come... “progresso”!

Pertanto io nego il mio voto a chi ha contribuito ad affossare la Famiglia (uomo-padre, donna-madre, figli) magari inventandone una “altra” con le “unioni” dette “civili” (“a tempo” e “a prova”!); ai fautori della uccisione del bambino prima e dopo la nascita; a chi  propaganda, già negli asili, il “gender” (teoria che sostiene che il sesso non lo assegna madre natura ma ognuno se lo sceglie durante la vita!); a chi, vantandosene, ha chiamato tutto questo e altro col titolo di “conquiste civili”. Tali “conquiste”, dopo anni di preparazione, sono state attuate da  minuscoli politici a cui la Democrazia ha dato enorme potere e che hanno nomi e cognomi e appartengono a partiti con sigle e simboli pubblici: facilissimi da individuare per non votarli.

Nego il mio voto anche ai candidati che su questi temi fondamentali “non compariscono” o perché, in cuor loro, sono d’accordo con quelle “teorie” oppure, se contrari, non hanno il coraggio civile di dirlo apertis verbis, intimiditi dai padroni della “cultura” dominante.

L’elenco delle mie “negazioni” include – ovviamente – chi a Strasburgo (2003), nel “Preambolo” della Costituzione Europea si è rifiutato di inserire un accenno alle “radici cristiane” dell’Europa, misconoscendo secoli di civiltà creata dal Cristianesimo, quella che stupiva Schumann (fondatore con De Gasperi e Adenauer della UE) perché da Lisbona a San Pietroburgo egli vedeva una “serie ininterrotta di cattedrali”.

Darò il voto a chi dimostra la volontà di ricostruire ciò che  altri ha demolito: a chi impedisce l’approvazione dell’“utero in affitto” o compravendita dei bambini e del corpo delle donne; a chi impedisce che si chiuda la bocca a noi che non siamo d’accordo coi matrimoni “altri” (attenti: con la scusa dell’omofobia, c’è pronta una “legge” dei post-comunisti del PD, per ora bloccata al Senato); a chi impedisce che un bambino abbia due “genitori” dello stesso sesso o che nasca da “tre” donne e non gli sia concesso il diritto sacro per ogni essere umano di conoscere sua madre e suo padre!

Voterò a favore di chi aumenta gli attuali stentati incentivi economici per ogni figlio, senza lasciarsi intimidire da qualche cialtrone che gli dà del “fascista” perché 90 anni fa il regime aiutava le famiglie numerose; anche se sono consapevole che il “deserto demografico” è dovuto soprattutto a fattori spirituali e di “cultura”: stiamo scontando, infatti, decenni di dissennata propaganda in favore del disordine morale, civile e fisico di cui il fenomeno delle “culle vuote” (mai vuote come adesso, v. “Avvenire”, 8-II-2019) è logica e “necessaria” conseguenza: nei cortei degli anni 70/80 donne agitate, con gli indici e i pollici delle  due mani unite a forma di rombo, vociavano ritmando “siamo donne, siamo figlie, distruggiamo le famiglie!” Di passaggio rammento che queste signore hanno poi calcato cattedre di scuole e alti scranni politici…!

Ciò vale anche per le elezioni amministrative. Obiezione: ma gli amministratori nei comuni si occupano  di mense scolastiche, di affitti che non tutti possono pagare, pensioni minime, insomma di bisogni materiali, non di “ideologie”… Non è vero! Fior di sindaci, appena eletti e come primi atti – emblematici e quindi ideologici! – hanno unito in “matrimonio” persone dello stesso sesso e hanno avallato regolamenti e “Registri” contrari alla Famiglia naturale; questo prima che il Parlamento votasse le “unioni civili”, l’11-5-2016. Evidentemente quei sindaci (il “cattolico” Orlando a Palermo ha parlato di “atto di civiltà”, v. “Avvenire”, 12-VI-2013) hanno precorso i tempi quasi per far sapere che lo “Stivale” gemeva col “grido di dolore” per avere finalmente quella “legge”. Anche a Rozzano la maggioranza del Consiglio Comunale, la notte del 16-XII-2013, ha votato (Delibera n. 48) le “unioni civili senza distinzione di sesso”. Tale delibera aveva solo valore ideologico e simbolico di sprone al Parlamento affinché la norma venisse varata a tamburo battente come se “lo populo tucto” della nostra “città” la stesse implorando a gran voce! Spiace che nelle chiese nessuno se ne sia accorto e dalle “comunità pastorali” non si sia levato neanche uno zitto almeno di critica; eppure il manifesto col “punto 4” all’ordine del giorno era rimasto affisso per diversi mesi su tutte le cantonate.

 Ora, magari le medesime persone che allora a Rozzano votarono la “Delibera 48” e l’applaudirono (forse le stesse che l’8-I-2010 rifiutarono il Crocifisso nell’Aula Consiliare; cfr. i miei  “Il Crocifisso nell’Aula Consiliare del Comune di Rozzano” Epifania 2006; “Al Sindaco e ai Consiglieri del Comune di Rozzano”, marzo 2006; “Il Crocifisso, ultimo atto: condanna a Rozzano”, febbraio 2010), e quelle contrarie a Strasburgo alle “radici cristiane”, si presentano lepide e  tranquille alle elezioni magari per imporre nuove “conquiste civili”. Spero non chiedano il mio voto perché, sebbene io sia nato nella “prima metà del secolo scorso”, posseggo ancora, grazie a Dio, buona memoria.

 

 

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