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Giovedì, 04 Giugno 2020

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«Le alleanze della Lega a livello europeo non avranno ripercussioni sull'esecutivo gialloverde. Perché io non commento quello che fanno gli alleati. Quando il mio amico Luigi Di Maio va a Parigi a incontrare qualcuno che può mettere in difficoltà il governo italiano io non commento, tengo per me le mie riserve perché abbiamo tanto da fare al governo. Poi ognuno si sceglie le sue alleanze», ha aggiunto. «Sono stanco del dibattito fascisti, comunisti, destra e sinistra, non ci interessa e non interessa a 500 milioni di cittadini europei. Noi guardiamo al futuro, il dibattito sul passato lo lasciamo agli storici».

Matteo Salvini punta alto per le prossime elezioni europee del 26 maggio. «L'obiettivo è diventare il primo gruppo europeo, il più numeroso. Abbiamo l'obiettivo di vincere e cambiare l'Europa», ha detto il segretario della Lega durante la conferenza stampa "Verso l'Europa del buonsenso. I popoli alzano la testa" a Milano.

E da Milano,riunisce il primo nucleo della nuova piattaforma politica che, come sostenuto dallo stesso vice premier, auspica di diventare la prima forza politica dell’Europa.

Tre gli esponenti che hanno accompagnato il ministro dell’Interno nella nascita di questo nuovo soggetto politico: il tedesco Jorg Meuthen (Afd), Olli Kotro (Finn Party) e Andres Vistisen (Dansk Folkeparti). Segno che l’Italia ha trovato intanto nell’asse dell’Europa centrale un primo grande alleato dopo aver incassato il sostegno di Rassemblement National e dei sovranisti austriaci. Per Salvini è questa la "nuova Europa" dove non c’è spazio per i "nostalgici" e nemmeno per i "burocrati e i buonisti", colpevoli di "affossare il sogno europeo". Perché l’idea è che l’Europa non debba essere distrutta, ma ridefinita.

La piattaforma secondo il quotidiano il Giornale non ha ancora una forma estremamente chiara. Mancano alcuni punti che a detta degli stessi esponenti presenti deve essere adattata a seconda delle sensibilità che si uniranno nel movimento. Quello che è certo, però, è che alcuni cardini dell'agenda politica sono chiari: lotta all'immigrazione clandestina, rafforzamento dei confini; tutela delle identità nazionali e riconquista di alcune competenze lasciate all'Europa e ai soggetti internazionali, come quella legata al commercio, su cui Salvini ha ribadito la contrarietà a lasciare tutto a organismi internazionali, come lo stesso Wto. Anche in questo caso, il programma riprende punti essenziali dei programmi sovranisti di tutto il mondo, iniziando dagli Stati Uniti di Donald Trump.

Ma è sulla sicurezza che si punta forte. Lo hanno fatto capire gli esponenti dei partiti presenti e l'ha ribadito Salvini in conferenza stampa, affermando che "il pericolo per l’Europa non viene dal passato, ma dal terrorismo islamico". Un problema già citato dal ministro dell'Interno alla riunione degli omologhi nel G7 di Parigi. Per Salvini è necessario "riscoprire le radici giudaico cristiane” tralasciate in questi anni e lancia un messaggio chiaro: “Con la Lega al governo e con questa famiglia in Europa, la Turchia non entrerà mai nell'Ue".

E per quanto riguarda le elezioni europee, mentre gli alleati della piattaforma puntano ancora sull’idea di Salvini leader - "sarebbe un ottimo presidente della Commissione europea" fa sapere il Meuthen - il vice premier declina "faccio il ministro in Italia". E sulle possibili alleanze post elettorali, Salvini chiude ai socialisti ma lancia la sfida ai popolari: "Decidano cosa fare". Con l'idea di essere il primo gruppo del prossimo Parlamento europeo

«Le polemiche locali ci interessano poco - dice a proposito delle critiche mosse negli ultimi giorni dal M5s - Noi stiamo preparando una nuova Europa. Con tutto il rispetto per la sensibilità di chiunque, stiamo lavorando per il futuro dei nostri figli» ha aggiunto Salvini durante la conferenza 'Verso l'Europa del buonsenso!'

«Oggi a questo tavolo non ci sono nostalgici estremisti, gli unici nostalgici sono a Bruxelles oggi», ha aggiunto Salvini. Alla conferenza sono interventi anche Jorg Meuthen (Alternative fur Deutschland - Efdd), Olli Kotro (The Finns Party - Ecr) e Anders Vistisen (Dansk Folkeparti - Ecr). «La notizia - aggiunge Salvini - è che stiamo allargando la famiglia e iniziamo a lavorare a un nuovo sogno europeo. Oggi per molti l'Europa è un incubo». «Non ci sono cattive compagnie al tavolo. Le cattive compagnie sono quelle che governano l'Europa».  

Il ministro Lorenzo Fontana, intervistato da La Stampa, commenta così l'indiscrezione pubblicata dallo stesso quotidiano di Torino secondo cui Luigi Di Maio sta cercando di spostare al centro l'asse del M5S per acquisire il ruolo di "ago della bilancia" qualora la maggioranza tra Ppe, Pse e liberali non dovesse avere i numeri sufficienti.

"Forse vogliono fare da stampella alle forze tradizionali per non diventare irrilevanti in un gruppo laterale. Mi auguro non lo facciano, non sarebbe una bella prospettiva", dice il leghista Fontana che definisce una "contraddizione" questa possibile svolta dal momento che, in Italia, i pentastellati si sono posti come forza anti-austerity. Secondo La Stampa le bordate di Luigi Di Maio contro il Convegno delle Famiglie tende a strizzare l'occhio agli elettori di sinistra, mentre quelle contro l'alleanza tra Lega ed Afd hanno il voluto intento di accreditare, presso Angela Merkel, il M5S come forza di governo credibile e marcatamente lontana dalla tradizionale contrapposizione destra-sinistra.

Su questo punto, Fontana ribatte: "Il problema è che AfD oggi si trova nel gruppo Efdd, dove ci sono anche i 5Stelle. Ora alleati sono loro e quindi l'attacco mi pare surreale e fuori luogo. Quando è avvenuto in Baviera quell'episodio cui fa riferimento Di Maio, loro - spiega - erano insieme in Europa e non hanno detto nulla". La Lega, al di là di queste polemiche, prosegue nella costruzione di un polo sovranista unito. “Oggi - dice Fontana - si parte con un incontro che vuole rappresentare la volontà dei tre gruppi eurocritici, Efdd, Enl ed Ecr: in cui ognuno lancerà il progetto di unità di tutti i gruppi identitari che vogliono riformare l'Europa". "Verranno annunciati - continua - dieci articoli in cui si sottolinea che l'Ue non può imporre vincoli che soffocano le economie dei Paesi senza tener conto delle diverse storie e tradizioni e della tipicità dei valori economici, favorendo alcuni paesi a discapito di altri".

Intanto "Se non abbassi le tasse, il Paese non cresce". Salvini non ci gira troppo intorno. D'altra parte l'assioma è piuttosto semplice. Eppure trova resistenze all'interno del governo gialloverde. In primis da parte del ministro dell'Economia Giovanni Tria secondo il quale, per avere la tassa piatta sul reddito, bisogna alzare le imposte sul consumi. "Questa prospettiva non esiste - mette le mani avanti il vicepremier leghista - non aumento le tasse ai consumatori e ai commercianti". Allo stesso modo, garantisce, non ci sarà alcuna patrimoniale. "A Bruxelles vaneggiano - commenta - e anche in certi corridoi romani".  

"La flat tax - spiega in una intervista a Libero - è nel contratto e non torno indietro neppure se me lo chiede Padre Pio". Molto dipenderà, però, dal voto del 26 maggio. "Si vota per cambiare le regole che hanno mandato in crisi l'Europa - continua - se, come spero e penso, cambieranno gli equilibri, avremo i margini per allentare lo strangolamento fiscale che soffoca l'economia italiana".

Secondo i quotidiano il Giornale anche il mondo delle imprese e delle industrie non è tenero nei suoi confronto. Al Workshop Ambrosetti otto imprenditori su dieci hanno bocciato il governo Conte in economia. A loro, però, Salvini ricorda quando promuovevano presidenti del Consiglio come Mario Monti o Matteo Renzi. "Li ascolto, come ascolto tutti e com'è giusto che sia, però sono molti di più quelli che, da Nord a Sud, mi ringraziano", continua il leader leghista dicendo di essere soddisfatto di quanto fatto in dieci mesi di governo. Tuttavia, a chi gli chiede dove sono venuti meno, non si fa problemi a rispondere: cantieri e infrastrutture. E dalle colonne di Libero lancia l'ultimatum agli alleati: "Adesso si fa a modo mio".

Poco gli importa se i Cinque Stelle lo attaccano di continuo. "Io bado al sodo...", dice. "Rientra tutto nella logica della campagna elettorale - spiega - chi è indietro attacca per recuperare voti". In questo i grillini gli ricordano il Pd di Renzi nella campagna elettorale persa dello scorso anno. "Continuavano a darmi del fascista perché non avevano risposte concrete da fornire agli elettori e pertanto avevano lanciato l'allarme uomo nero, puntando sulla criminalizzazione dell'avversario anzichè sulle loro forze. Com'è finita, si sa". Insomma, il governo è destinato a durare nonostante la componente di sinistra del Movimento 5 Stelle che non condivide molte battaglie della Lega e che, per esempio, vorrebbe rivedere la legittima difesa o insiste perché Salvini cambi linea politica sull'immigrazione. "Il problema non è mio, perché non intendo dare retta a queste persone - conclude il leader del Carroccio - il problema non esiste, perché andremo avanti anche se qualcuno si fa venire il mal di pancia".

 

 

Disco verde all'accordo con la Cina, in vista dell'imminente arrivo in Italia del Presidente Xi Jinping, con la benedizione del Quirinale. Il Premier Giuseppe Conte, i due Vicepremier Salvini (tra i più dubbiosi rispetto all'operazione) e Di Maio con Enzo Moavero e diversi ministri, alla fine superano le divergenze e sdoganano il dossier "Via della Seta" nei saloni del Colle sotto la scrupolosa supervisione del Presidente Sergio Mattarella che ha seguito con attenzione e in profondità il nodo dell'accordo quadro con la Cina che, giorni scorsi, ha fatto storcere il naso agli Stati Uniti, sollevando anche qualche preoccupazione dalle parti di Bruxelles.

"Operiamo per un futuro di crescita e sviluppo e il memorandum con la Cina offre preziose opportunità per le nostre imprese", aveva anticipato il Presidente del Consiglio Conte in una intervista al Corriere della Sera, proprio in riferimento all'intesa con Pechino, al centro del dibattito nelle scorse ore che aveva fatto storcere il naso agli Usa e allarmato dalle parti di Bruxelles.

Nel frattempo, nella serata di ieri è arrivato l'ennesimo warning del Dipartimento di Stato Usa: anche l'Italia valuti "rigorosamente" i rischi di fornitori soggetti a governi stranieri prima di prendere qualsiasi decisione su infrastrutture critiche come la rete 5G. Una posizione condivisa sia dal Quirinale che da Palazzo Chigi che, proprio per questo, spazza il campo da qualsiasi dubbio e anzi si affretta a sottolineare che il memorandum d'intesa con la Cina è molto meno pregnante di tanti altri siglati bilateralmente da altri Paesi europei - sono già 13 i Paesi Ue che lo hanno siglato - e che le regole d'ingaggio italiane riguardo agli accordi con Pechino sono "molto più severe e stringenti del documento dell'Unione europea". Ma soprattutto che il problema del 5g non c'entra nulla con questo memorandum ed è - si rassicura l'alleato americano - un tema sensibilissimo anche per l'Italia. 

L’idea americana è che l’Italia stia scherzando col fuoco. Secondo Washington, Roma non ha bisogno di firmare memorandum con Pechino per ottenere un riequilibrio  della bilancia commerciale con Pechino. Per gli Usa, basterebbero accordi commerciali con il Paese asiatico. Inoltre, gli Usa ritengono che la One Belt One Road sia soltanto uno strumento cinese per controllare i Paesi europei conquistando asset strategici portuali e aeroportuali. E per questo hanno già messo in guardia l’Italia.  

A gettare acqua sul fuoco, ci pensa anche una dichiarazione da Bruxelles dove si precisa che "gli stati membri non possono negoziare accordi in contraddizione con la legislazione europea".

Italia che però non è da sola. Gli Stati Uniti hanno infatti avvertito non solo l’Italia, ma anche la Germania. Washington ha detto a Berlino che condivideranno meno dati sensibili e di intelligence con le agenzie di sicurezza tedesche se la Huawei approderà nella rete 5G della Germania. Secondo Reuters, Richard Grenell, ambasciatore americano in Germania, ha avvertito il governo della Cancelliera in una lettera. Il ministro dell’Economia Peter Altmaier ha detto in una trasmissione della Zdf che la Germania non vuole vietare Huawei, ma ha anche confermato di voler modificare la legge per rendere più sicuri i componenti delle reti 5G.Ecco la mossa degli Stati Uniti se l'Italia aderisce alla Nuova Via della Seta Ecco la mossa degli Stati Uniti se l'Italia aderisce alla Nuova Via della Seta  

Intanto la conferenza stampa di Sanvini è stata un'occasione per parlare del memorandum sulla 'via della seta' tra Italia e Cina. "Non è un testo sacro, si sta rileggendo. Tutto è perfettibile", ha detto il vicepremier. "Da ministro dell'Interno è mia competenza garantire la protezione e la sicurezza dati sensibili italiani, se ci sarà un lontanissimo dubbio che certe presenze e acquisizioni possano compromettere la sicurezza ci sarà un secco no", ha chiarito Salvini ribadendo che il dossier 5g-Huawei e quello sulla "via della seta' sono "separati, anche se giornalisticamente assimilati".­ 

"Negli anni passati c'è stato un enorme shopping sottocosto di aziende italiane a cui i governi di sinistra hanno assistito senza muovere un dito, marchi storici ormai sono di multinazionale stranieri, che continuano a spacciare per made in Italy cose che non lo sono", ha aggiunto Salvini sottolineando che alla Lega interessa "che il consumatore sappia cosa compra, cosa che oggi non è permessa, nel nome del libero mercato, che è caos totale". "

Se poi vuoi aprire con il nome della Pernigotti o della Borsalino aziende in Russia o Cina, devi comunque mantenere la produzione in Italia per conservare il marchio storico", è il ragionamento che il vicepremier ha fatto alla presenza del capogruppo del Carroccio a Montecitorio, Riccardo Molinari e alla presidente delle Commissione per le Attività produttive, Barbara Saltamartini, promotori della legge che intende salvaguardare i marchi storici italiani, con oltre 50 anni. Stesso discorso vale per la Pernigotti, aziende piemontese finita in mano ai turchi: "Se produci cioccolato in Turchia ci metti allora una etichetta così grande dove scrivi 'Made in Turchia', cosa che oggi l'Europa impedisce", attacca Salvini che promette: "L'etichettatura obbligatoria dei prodotti, quando andremo al governo, dell'Europa sarà una delle nostre prime preoccupazioni, gli equilibri che verranno fuori dopo il 26 maggio metteranno al primo posto il lavoro". 

Secondo Nicola Porro la Comunità europea, poi Unione, è stata possibile per oltre quaranta anni anche perché la Germania è stata divisa in due, mentre gli ultimi quasi trenta anni sono stati vissuti nella speranza che il Trattato di Maastricht e poi l’euro risolvessero lo sbilanciamento creatosi alla fine dell’Ottocento. Analizzare quanto la realtà attuale corrisponda alle speranze dei due grandi patrocinatori (François Mitterrand e Helmut Kohl) della scelta dell’integrazione monetaria come anticipatrice di quella politica, è un compito da assolvere senza arrendersi all’inveterato propagandismo corrente, sapendo che il ben giustificato senso di colpa del popolo tedesco per gli orrori commessi tra 1933 e il 1945, che al momento inibisce qualsiasi voglia militarista, non può essere l’unico pilastro sul quale costruire un futuro.

Come evolverà “il potere” tedesco, riuscirà a superare la riluttanza ad assumere responsabilità solidali ben diverse da quelle assunte durante la crisi greca e da debiti sovrani, resterà un potere essenzialmente civile, saprà esprimere una qualche leadership reale? Secondo le risposte agli interrogativi che si pone Barber possono essere diverse, ma saranno sempre sbagliate se le domande saranno puramente retoriche.

­Secondo "Occhi alla Guerra"  gli Stati Uniti hanno più volte avvertito l’Italia sui rischi in caso di ingresso nella Nuova Via della Seta. E adesso, la minaccia da parte di Washington si fa sempre più seria, come dimostrato dagli ultimi richiami da parte americana nei confronti del governo italiano e della nostra Difesa.

Come riporta Il Corriere della Sera, gli Stati Uniti hanno minacciato hanno lanciato un messaggio netto. In caso di adesione italiana alla One Belt One Road, vi sarà lo “stop alla condivisione di informazioni riservate con i servizi segreti italiani e stop alla consegna di materiale ‘sensibile’, per esempio attrezzature militari, nei porti di Genova e di Trieste“.

Questa mossa è stata spiegata da due funzionari Usa allo stesso quotidiano di via Solferino. Gli americani, stretti collaboratori del consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton, hanno parlato con Il Corriere in una conversazione organizzata da Garrett Marquis, l’uomo che al Financial Times ha già spiegato i rischi per l’Italia in caso di congiunzione con la Nuova Via della Seta. Un’irritazione che l’America covava da mesi e che adesso è esplosa: probabilmente anche a causa dei crescenti dissapori fra amministrazione Trump e governo giallo-verde per alcune decisioni di politica interna ed estera.

La questione, per gli Stati Uniti, è tutt’altro che conclusa. In questi giorni sono innumerevoli i richiami di Washington a Roma per quanto riguarda l’iniziativa della Nuova Via della Seta. La Casa Bianca, ha più volte affermato i rischi “per la reputazione dell’Italia” e ha addirittura messo in dubbio lo stesso ruolo all’interno della Nato.

Una notizia molto importante visto che Roma ha sempre fatto pienamente parte dell’Alleanza atlantica e anzi, proprio attraverso questo esecutivo, ha voluto confermare e sostenere il ruolo italiano all’interno del blocco occidentale. In questo senso, il fatto che Washington metta in dubbio l’essenza dell’impegno italiano nel sistema di alleanze, è una minaccia molto grave, per quanto chiaramente da provare in concreto.


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La Commissione europea è pronta a inviare una nuova lettera all'Italia per ricordargli che l'eventuale 'no' alla Tav comporterà la violazione di due regolamenti Ue del 2013 e la perdita di circa 800 milioni di cui 300 milioni entro marzo e il resto successivamente. E' quanto si apprende a Bruxelles. Di Tav ieri avrebbero parlato al telefono il vice premier Matteo Salvini e il vicepresidente della Commissione Ue Jyrki Katainen

Il premier Conte ha convocato a Palazzo Chigi Mario Virano, direttore generale di Telt, la società italo-francese incaricata di realizzare e poi gestire la Torino-Lione. Secondo quanto si è appreso l'incontro si svolgerà nel pomeriggio.

All'indomani del vertice sulla TAV, Palazzo Chigi fa sapere che "Sono emerse criticità che impongono un'interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto, al fine di verificare la perdurante convenienza dell'opera e, se del caso, la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici, originariamente concepita anche in base a specifici volumi di investimenti da effettuare nelle tratte esclusivamente nazionali. Saranno necessari ulteriori incontri non essendoci un accordo finale. All'esito del confronto si è convenuto che l'analisi costi-benefici sin qui acquisita pone all'attenzione del Governo il tema del criterio di ripartizione dei finanziamenti del progetto tra Italia, Francia e Unione Europea. 

A distanza di vari anni dalle analisi effettuate in precedenza e, in particolare, alla luce delle più recenti stime dei volumi di traffico su rotaia e del cambio modale che ne può derivare, sono emerse criticità". 

La posizione della Francia è netta. Quella dell'Italia meno. Salvini vorrebbe concludere l'opera, magari rivedendone i costi. Il M5S invece è contrario. Nel mezzo c'è Conte, che oggi si è dichiarato "dubbioso" e ha annunciato una conferenza stampa per spiegare la situazione. Il vertice di stanotte si è chiuso senza "un accordo finale". La distanza tra le parti c'è, inutile negarlo. Tanto che sia Lega che Cinque Stelle, al di là delle smentite di facciata, non escludono una vera e propria crisi di governo.  

Il vertice di ieri sera tra Di Maio, Salvini e Conte non è servito ad altro se non a mettere in chiaro che nel governo siamo al muro contro muro. "Io non voglio rompere con i 5 stelle - dice Salvini, secondo quanto riporta Repubblica - ma non posso nemmeno intestarmi un 'no' alla Tav che comporterebbe il rischio della perdita dei fondi europei e perfino di un maxi risarcimento danni a nostre spese: se l'assumano loro, se vogliono". E ancora: "Qui non siamo alla crisi, ma la situazione con loro a questo punto è al limite.Io capisco Luigi, che deve tenere in piedi la sua baracca, ma certe volte ho l' impressione che non ci riesca".  

I grillini, Di Maio e Toninelli in testa, vogliono tenere il punto su quello che è sempre stato un loro cavallo di battaglia; il Carroccio, invece, non intende intestarsi la chiusura di un progetto ben visto al Nord e - in generale - nel resto del Paese.

L'ultimatum di Salvini è chiaro anche ai Cinque Stelle. Tanto che ieri, riporta il Corriere, nel pieno delle trattative i penta stellati non nascondevano che "sì, a questo punto non escludiamo più neanche una crisi di governo". Sono due le strade. La prima è quella parlamentare: Salvini avrebbe invitato i Cinque Stelle a proporre alle Aule delle proposte di modifica dei trattati sulla tav la sconfitta è scontata, visto l'ampio spettro parlamentare a favore dell'opera. La seconda via è il referendum, magari da tenersi in Piemonte.  

Di Maio ha scritto ai parlamentari M5S una lettera che è diventata di dominio pubblico. E non è un caso. Nella missiva si legge che "l'analisi costi benefici commissionata dal Mit riguarda sia la Francia che l'Italia, ed è fortemente negativa. Anche l'analisi per singolo paese riguardante solo l'Italia risulta essere ugualmente negativa a causa dei mancati guadagni sulle accise sul carburante e sui pedaggi autostradali. Il coefficiente di beneficio di in questo caso è di 0,20%. Ovvero ogni euro investito, fa rientrare 20 centesimi. Gli effetti negativi sono comunque di mezzo miliardo di euro se eliminiamo accise e pedaggi. Per non parlare, aggiungo io, della devastazione del territorio della Val di Susa". Non solo. "  

Ieri sera, riferisce Repubblica, prima del lungo vertice di governo il titolare del Viminale avrebbe riunito nei suoi uffici i fedelissimi insieme ad alcuni professori e ingegneri. Salvini voleva arrivare preparato all'incontro. La Tav vuole farla, è convinto che costerebbe meno concluderla che bloccarla. E poi c'è la questione dei finanziamenti europei: dopo aver parlato con Jyrki Katainen, Salvini ha avuto la conferma che un "no" italiano alla Tav produrrebbe conseguenze sui fondi già stanziati da Bruxelles. Il rischio è di perdere qualcosa come 800 milioni. L'Italia infatti violerebbe due trattati firmati nel 2013: secondo le indiscrezioni la Commissione avrebbe pronta una lettera da inviare al governo nostrano.

Senza contare che lunedì dovrebbe arrivare il via libera ai bandi. Se il M5S volesse bloccarli dovrebbe ottenere un voto in Consiglio dei ministri. Ma in quel caso la Lega verrebbe allo scoperto, rendendo chiara la posizione e spaccando il governo. Le aziende aggiudicatarie, fa notare Repubblica, potrebbero peraltro anche dare il via ad azioni legali per i danni provocati da un eventuale stop. E se anche il governo decidesse di bloccare i bandi, il Cda di Telt potrebbe comunque farli partire (per poi dimettersi subito dopo e evitare di incappare in responsabilità civili in caso di mancato avvio delle opere).

Intanto  il ministro dei Trasporti francese, Elisabeth Borne che con le sue dichiarazioni "richiama" l'Italia agli impegni presi sulla Tav. "Un tunnel non lo possiamo fare da soli, confido che domani l'Italia dirà di sì, e rispetterà il trattato internazionale che abbiamo firmato insieme", ha detto in un'intervista con Cnews. "È un progetto molto importante: tra l'Italia e la Francia solo l'8 per cento delle merci è su ferrovia, tra l'Italia e la Svizzera è del 70 per cento. L'obiettivo del tunnel è permettere di sviluppare il trasporto ferroviario. Questo vuol dire meno camion sulle Alpi, un traguardo che attendono in tanti".  

"Italia rispetti gli impegni" La decisione sull'alta velocità dovrebbe arrivare entro domani, ma il vertice notturno di ieri sera tra Conte, Di Maio e Toninelli non ha prodotto alcun risultato. E così da Parigi arriva un monito che sa di ultimatum.

Sullo sfondo c'è la questione dei bandi. Lunedì dovrebbe arrivare il via libera ai bandi per la Tav, ma il M5S sembra intenzionato a bloccarli. Il Carroccio è contrario e, secondo il Corriere, sarebbe pronto a votare "no" allo stop in Consiglio dei ministri la scelta dovrebbe infatti essere presa collegialmente. Se i ministri leghisti e grillini votassero diversamente in Consiglio, lo strappo sarebbe inevitabile. "Per fermare il Tav ci sono due passaggi - spiega infatti Di Maio - Il primo è quello del blocco dei bandi sui quali bisogna decidere entro questo lunedì e ciò può avvenire o tramite una delibera del consiglio dei ministri o tramite un atto bilaterale Italia-Francia che intervenga direttamente sul CdA di Telt la società italo francese che gestisce gli appalti del Tav. Il secondo è quello del passaggio parlamentare per il no definitivo all'opera. Su tutti e due questi passaggi non c'è un accordo tra le due forze di governo".

 

 

 

 

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