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Martedì, 18 Giugno 2019

Dalla lettura dei giornali di oggi (Repubblica, Corriere, Fatto) emerge chiaramente che Baglioni, l’autore di Questo piccolo grande amore, è… il nuovo leader morale della sinistra. Proprio lui, accusato un tempo di essere fascista solo perché disimpegnato. Anche Matteo Renzi e Maria Elena Boschi hanno esaltato le parole di Baglioni. C’è da restare basiti di fronte a chi non riesce a capire che in Italia può entrare solo chi ha le carte in regola. Altrimenti si incentivano le partenze, e anche il rischio di una tragedia nel mezzo del Mediterraneo. Ed ecco i perche : 

«L'Italia è un Paese incattivito, dove consideriamo pericoloso il diverso da noi e guardiamo con sospetto anche la nostra stessa ombra - dice Baglioni -. Le misure prese dall'attuale governo, come i precedenti, non sono all'altezza della situazione. Se la questione fosse stata presa in considerazione anni fa, non si sarebbe arrivati a questo punto», sottolinea il cantautore, per dieci anni anima della manifestazione che si teneva a Lampedusa per sensibilizzare sui temi della migrazione. Via Twitter arriva la risposta piccata del ministro: «Canta che ti passa, lascia che di sicurezza, immigrazione e terrorismo si occupi chi ha il diritto e il dovere di farlo».  

La polemica esplode poche ore dopo quella con Claudio Baglioni, reo di avere criticato le politiche dei precedenti e dell'attuale governo in tema di emergenza migranti. La risposta di Salvini non si fa attendere: " il "Baglioni mi piace quando canta, non quando parla di immigrazione. I cantanti cantano, i ministri parlano", dopo avere in precedenza mandato l'ormai abituale "bacione" a Baglioni.  

Il Claudio nazionale preferisce mantenere un profilo basso. E rimane in silenzio anche dopo le indiscrezione de La Stampa secondo cui il direttore di Rai1, Teresa De Santis, in seguito alla bagarre, starebbe pensando di non rinnovare la sua presenza per un terzo Sanremo. Se dalla Rai non arriva nessuna conferma né commento ufficiale, a prendere la parola è la stessa De Santis con una lettera a Dagospia. 

Lettera che non smentisce ma precisa: "Sono solo canzonette, o almeno dovrebbero esserlo, una settimana di grande cerimonia di svago e spettacolo nazionale. Invece, e non solo per responsabilità di Claudio Baglioni, sono state trasformate nel solito comizio". Una cosa, però, ci tiene a sottolineare: "Quello che penso lo dirò al momento opportuno. Per il momento mi preme ricordare che Rai1 si chiama rete ammiraglia perché è la rete più importante e produttiva dell'azienda, guai ad attaccarla senza sapere che ci rimette l'intera Rai. 

Mi preme anche ricordare a te (al direttore di Dagopia Roberto D'Agostino, ndr), dato che ci conosciamo da quarant'anni, che io sono sempre criticabile come tutti quelli che lavorano con una pubblica esposizione, ma direttore in quota Isoardi non me lo puoi dire perché conosci la mia storia (quarantennale) di giornalista e dirigente". De Santis, in particolare, si riferisce ad un titolo del sito in cui viene definita "neo direttore di RaiUno in quota Isoardi"  

Cosi la Rai è sempre al centro di grandissime polemiche. Claudio Baglioni, conduttore del prossimo Sanremo, l’evento degli eventi, ha detto, nel corso della conferenza stampa di presentazione, le consuete parole sugli immigrati, che possiamo riassumere così: viva l’immigrazione, accoglienza a tutto spiano, Salvini cattivone. 

Baglioni è intelligente, difficile imbastisca un comizio anche sul palco dell’Ariston. Le canzonette avranno il massimo dello spazio. Ma qualche frecciatina al governo possiamo aspettarcela, soprattutto dal co-conduttore Claudio Bisio, che ha già annunciato di voler parlare di attualità. E qui si apre la solita, inevitabile polemica. La tv di Stato non dovrebbe produrre trasmissioni a senso unico e prive di contraddittorio. Ma lo fa, eccome. E lo farà finché sarà un carrozzone pubblico dominato dai partiti.

E dopo lo scontro con Baglioni arriva l'affondo a Fabio Fazio. A suon di "bacioni" e attestati di stima, il vicepremier e ministro dell'Interno si rivolge tramite social ai suoi "oppositori" nel mondo dello spettacolo. L'ultimo, appunto, è il padrone di casa di Che tempo che fa col quale è ormai noto il poco feeling, tanto che il vicepremier non è andato ospite della trasmissione - nel bel mezzo di una diretta Facebook dalla Magliana, a Roma, Salvini dice: Fazio "quasi sicuramente guadagna in un mese quello che il ministro dell'Interno guadagna forse in un anno. Ma non farei mai cambio per nulla al mondo, sono fortunato, felice, orgoglioso del vostro sostegno. Non mi interessano i quattrini, li lascio ad altri che fanno gli show televisivi". E sottolinea: "Non voglio prendermela con nessuno. Mi sta pure simpatico, perché era amico ed estimatore di Fabrizio De André, come me, di cui domani ricorre il 20esimo anniversario della morte".

Sarà l'armonia, «in un Paese fortemente disarmonico», la cifra distintiva del prossimo festival di Sanremo (5-9 febbraio). Parola del direttore - autoproclamatosi anche un pò dirottatore - artistico Claudio Baglioni, pronto al bis dopo il successo dell'anno scorso che fa sperare alla Rai di ottenere un +5% di introiti pubblicitari. Armonia, a partire già dal numero dell'edizione: la 69/a. Una sorta di logo che «richiama la simmetria del sincronismo, lo yin e lo yang. Armonia come risultato, come approdo, come percorso per avvicinare gli opposti».  

Un'armonia che, però, non può prescindere da quello che succede fuori dal Teatro Ariston e che costa a Baglioni una querelle via social con il ministro dell'Interno Matteo Salvini che non gradisce le parole sulla vicenda migranti.

E mentre si ragiona su ospiti e presenze al Festival (smentiti dagli stessi interessati l'arrivo all'Ariston di Checco Zalone e Laura Pausini), il rischio è che la bagarre politica entri nella kermesse in maniera sempre più prepotente rispetto alle precedenti edizioni. D'altra parte, in passato a finire nel mirino erano stati solo gli ospiti occasionali, mentre qui si parla del direttore artistico.

Angela Merkel torna in Grecia. Lo fa dopo cinque anni dalla sua ultima visita di Stato ad Atene.Nel 2014, il suo viaggio fu caratterizzato da violente proteste nel cuore della capitale ellenica. Erano gli anni del picco delle manifestazioni per la crisi finanziaria e contro l’austerità imposta alla Grecia per salvarsi dal default.Un viaggio quindi che serve ad Angela Merkel più per confermare le certezze che per cambiare i rapporti con la Grecia. E arriva anche in un momento particolarmente delicato. 

Come spiega il quotidiano greco Ekathimerini, la visita della Cancelliera arriva mentre Tsipras è alle prese con la minaccia di una rottura della coalizione di governo. Mercoledì, molto probabilmente, il parlamento della ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom) ratificherà il cambio di nome. La leader tedesca si è prodigata per l’accordo fra Atene e Skopje: ma forse anche per questo fa già accordi con l’opposizione. Come scrive il Giornale quasi a voler controllare, dopo cinque anni di sacrifici, se la Grecia ha effettivamente realizzato quanto imposto anche da Berlino. E la risposta dovrebbe essere del tutto affermativa. 

Cm il quotidiano il giornale scrive per visita di Merkel in Grecia : Il primo ministro di Syriza si è rivelato un valido partner a cui affidare le politiche di austerità imposte a livello europeo. E dopo alcuni mesi di sfida al piano della Troika, Tsipras, onde evitare la catastrofe minacciata dai mercati, ha accettato più o meno supinamente tutte le direttive dei creditori internazionali. Con Berlino a fare da garante e da guardiano.  Promesse culminate con quel “no” al referendum che si sarebbe poi rivelato un clamoroso boomerang. L’Europa rispose “no”, e in maniera compatta, al risultato del referendum con cui il popolo greco aveva respinto il piano di salvataggio. 

E Tsipras, continua il quotidiano nel corso degli anni, si è gradualmente posizionato sulla linea dell’Unione europea lasciando un Paese ferito dai piani dei creditori e sostanzialmente incapace di reagire agli stimoli. L’economia greca è rimasta affossata, gli asset strategici sono stati svenduti, e il primo ministro appare in calo nei consensi, superato di dieci punti percentuali dal principale partito d’opposizione: Nea Demokratia.  Merkel e Wolfgang Schauble, insieme alla Troika, erano visti come gli autori di un piano che avrebbe distrutto l’economia e la società greca. Pochi mesi dopo, Alexis Tsipras avrebbe preso il potere promettendo di contrastare i piani imposti dai creditori internazionali.Passata la tempesta, Angela Merkel ritorna in Grecia non solo come responsabile di questo piano. 

Secondo il giornale Italiano, anche come leader di un Paese che ha intrecciato profondi legami con la Germania anche grazie alle politiche successive alla crisi. Legami economici ma anche politici, che hanno reso Berlino una delle capitali con più forti connessioni con Atene. E lo dimostrano non solo gli accordi commerciali, ma anche le recenti dinamiche politiche (interne e internazionali) che coinvolgono la politica ateniese e quella greca.Partendo dai legami economici e finanziari, la Germania ha innanzitutto guadagnato miliardi attraverso l’acquisto di obbligazioni  greche. Come scrivevamo su questa testata, “dal 2010 la Germania ha acquistato obbligazioni di Atene come parte di un accordo dell’Unione europea per sostenere l’economia greca. Le obbligazioni furono acquistate dalla Bundesbank e poi trasferite al tesoro statale”. 

Ma il problema secondo il giornale è che l’accordo originale fra Germania e Grecia prevedeva  che qualsiasi interesse sarebbe stato restituito ad Atene una volta adempiuto ai suoi obblighi sulle riforme.La Grecia ha adempiuto, ma fino al 2017, la Bundesbank ha guadagnato 3.4 miliardi di euro di utili sugli interessi, trasferendo solo 527 milioni nel 2013 e 387 milioni nel 2014. A questi incassi finanziari, si è aggiunto poi l’acquisto delle infrastrutture strategiche da parte delle aziende tedesche. In particolare, merita attenzione la strategia di Fraport, operatore aeroportuale il cui principale azionista è il land di Hessen, e che ha acquisito 14 aeroporti turistici ellenici. In questo modo, l’operatore tedesco ha assunto il controllo di una delle principali infrastrutture greche oltre che uno dei maggiori volani dell’economia del Paese.A questi rapporti economici si aggiungono quelli politici. 

E qui la situazione inizia a farsi complessa. Perché quello che intercorre fra Berlino e Atene non è più un semplice rapporto di interesse economico specie da parte tedesca, ma un vero e proprio legame politico che ha trasformato la Germania in un vero e proprio referente dei partiti greci.Perché mentre Frau Merkel visiterà Atene, non incontrerà solo i vertici del governo greco, ma anche il leader dell’opposizione di Nuova Democrazia: Kyriakos Mitsotakis. Lo stesso Mitsotakis è stato ospite della Csu la costola bavarese della Cdu a Seeon, dove, riferendosi alla Cancelliera, ha dichiarato: “Ho un buon rapporto personale con lei e, se questa sarà la volontà del popolo greco, non vedo l’ora di lavorare con lei dopo le prossime elezioni nazionali”.

Il Ministro per il Sud Barbara Lezzi ha incontrato a Roma i corrispondenti della stampa estera in Italia in un confronto a tutto campo, nel quale si è parlato della manovra economica, della riforma del sistema pensionistico, dei rapporti tra Italia ed Unione Europea, del governo e dei rapporti all’interno della maggioranza. I giornalisti, inoltre, hanno manifestato particolare interesse per i provvedimenti per il rilancio del Sud, gli investimenti in infrastrutture, i rapporti economici tra il Mezzogiorno e i paesi del Mediterraneo e le misure per la lotta alla disoccupazione. Il ministro ha citato le infrastrutture ferroviarie come l’alta velocità Bari Napoli “da prolungare in Salento, per assecondare la vocazione turistica della zona”, e gli interventi stradali che si stanno completando dopo anni di attesa, come la Catania-Ragusa, la Sassari Olbia, e la Bari-Matera. Il ministro ha colto l’occasione anche per parlare dell’avvio delle Zone Economiche Speciali (Zes) che saranno coordinate da una cabina di regia centrale affinché agiscano in modo integrato e non isolatamente, e dell’imminente decreto sulle semplificazioni amministrative che interverrà anche su questa materia.

Una parte del lungo confronto è stata dedicata ai fondi europei e al loro utilizzo da parte delle Regioni del Sud: “Entro dicembre 2018 dovremo rendicontare circa 4miliardi e 200 milioni di fondi europei, e quando mi sono insediata la percentuale di rendicontazione era bassissima- ha spiegato il Barbara Lezzi – soprattutto in alcune regioni. In Sicilia ad esempio, restavano da rendicontare più di 700 milioni in meno di sei mesi, ma nonostante la difficoltà dell’impresa abbiamo attivato una procedura prevista dal regolamento per i fondi strutturali nella programmazione 2014/2020 e che consiste in un monitoraggio rafforzato che vede coinvolti direttamente il ministero, il presidente della Regione e la Commissione Europea. Grazie a questa collaborazione ad oggi il rischio di perdere questi fondi è quasi nullo, e i risultati si manifesteranno concretamente per i cittadini, perché saranno realizzati, tra l’altro, un’autostrada e uno snodo ferroviario su Palermo che erano attesi da anni.”

A latere dell’incontro, rispondendo ad un quesito dello scrivente, il ministro Lezzi ha ricordato l’attenzione che il governo intende riservare alla città di Taranto per il suo rilancio. Infatti il governo ha espresso parere favorevole rispetto alla candidatura della città per ospitare i Giochi del Mediterraneo nel 2025. Secondo la Lezzi, “Al di là dell’evento sportivo, già di per sé molto importante, questo appuntamento può diventare l’occasione per promuovere interventi migliorativi e di crescita nella città, che si possono innestare all’interno del processo di riconversione al quale questo governo sta lavorando, principalmente attraverso il lavoro del ministro Di Maio”.

Il ministro Lezzi, al termine dell’incontro tenutosi a Palazzo Chigi al quale avevano partecipato anche il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, il Direttore generale di Asset, Elio Sannicandro, e i deputati locali del M5S Giovanni Vianello e Paolo Lattanzio aveva affermato che “Per prima cosa è stato stabilito che verrà costituito un comitato promotore per Taranto 2025 al quale parteciperanno tutti gli attori che possono apportare un contributo. In particolare, l’intenzione è quella di mettere a sistema tutte le risorse che possono essere destinate a questo progetto, compresa una parte di quelle previste all’interno del Cis Taranto. Tutti abbiamo la volontà di investire su questa candidatura che può davvero rappresentare l’occasione giusta per il rilancio e lo sviluppo di una città e di un territorio che ne hanno estremo bisogno. Parliamo anche di una occasione di fondamentale importanza nella ridefinizione dell’identità culturale della città, che vanta una storia, un patrimonio ambientale e artistico la cui conoscenza deve essere incentivata e promossa, sia nel resto del Paese che in Europa”.

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