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L’Europa rischia, al pari della Grecia. Non solo perché la popolazione sta crollando in tutto il continente, ma perché questa bomba oscura che si agita ad Atene rischia di colpire di nuovo la Grecia fra qualche anno e di portare a una crisi sistemica che può mettere a repentaglio (e forse definitamente) la tenuta del Paese. E, come un effetto domino, può colpire tutta l’Europa. Del resto anche altri Stati dell’Ue hanno problemi simili. E se cade uno, possono cadere tutti.

Questa e l analisi di Lorenzo Vita per i "occhi della guerra"per la Grecia, l’incubo non è quindi finito. Anzi, quella a cui va incontro è un baratro che nessuno è in grado di gestire e che rischia di non avere soluzioni. Il governo di Alexis Tsipras si sta affannando a dire che la crisi è finita e che il Paese è uscito dal tunnel. Ma questo non è un arco temporale breve. Non è un problema che si risolve con riforme a breve termine. È una vera e propria distruzione del tessuto social greco, quasi da manuale. Lo spopolamento è una realtà, l’impoverimento idem. E l’emigrazione dei giovani greci è oramai una realtà quasi irrefrenabile. 

E gli esempi purtroppo sono innumerevoli. Come riporta Il Foglio, “il Washington Post è andato a raccontare la scuola elementare Kalpaki. ‘Per il 2018, c’erano solo 13 studenti in prima elementare. Alcuni vivevano in villaggi dove erano gli unici bambini. Una mezza dozzina di altre scuole della zona avevano chiuso di recente”. Mentre, scrive sempre Il Foglio, “il Financial Times si è recato a Roviata, vicino a Efira: ‘Solo 150 persone ora vivono a Roviata e quasi i due terzi sono in pensione”. E il crollo è descritto dai dati: la popolazione attiva all’inizio della crisi finanziaria era di 7,04 milioni, ora siamo a 6,8. E la “bomba demografica” in negativo rischia di dare un colpo durissimo alla fragile situazione greca, costringendo a nuovi tagli alle pensioni nel prossimo futuro e un innalzamento dell’età pensionabile.

Secondo il Quotidiano Italiano l’allarme del centro di ricerca non si ferma solo a questo. Stando alle rivelazioni e alla analisi delle tendenze sociali greche, il futuro della Grecia è un vero e proprio incubo. Il Paese infatti rischia di perdere “metà della popolazione in 35-50 anni”. Una futuro cui si uniscono invecchiamento, povertà e mancanze di prospettive. E per Atene e dintorni il rischio è di avere un Paese completamente svuotato

Questa situazione così grave costringe molti greci a rivedere la propria vita con scelte drastiche ma purtroppo, n molti casi, necessarie. Una di queste è quella di non fare più di figli. Una scelta che è tipica delle società più evolute, ma che per la Grecia è indice non tanto di un benessere estremo quanto di una necessità E i numeri fanno spavento. Come scriveva a fine dicembre il quotidiano Ekathimerini, secondo i dati raccolti dal Centro nazionale di ricerca sociale (Ekke), “la popolazione greca è diminuita di 360mila persone negli ultimi sette anni e si prevede che diminuirà di altre 770mila nei prossimi 12 anni se i tassi di natalità permangono ai livelli attuali”.

La crisi economica che ha colpito la Grecia non riguarda solo i conti dello Stato. È una crisi profonda, feroce, che ha corroso il Paese dall’interno. Perché l’economia provoca a catena una serie di conseguenze molto gravi per uno Stato e per il suo popolo. E quello ellenico non è stato esente da effetti disastrosi sul proprio benessere.

Durante la crisi e negli anni successivi, la vita, per molti greci, si è trasformata in un vero e proprio inferno. La sanità è al collasso, le forze dell’ordine non riescono a garantire standard di sicurezza adeguati, l’immigrazione di massa ha colpito molte aree del Paese, specialmente le isole. E nella capitale Atene, la situazione per molti si è fatta difficilissima, tra giovani costretti a salari bassi, affitti che si impennano per l’arrivo degli stranieri, classe media impoverita e pensionati che assistono a continui tagli.

 

«Non ho bisogno di aiutini nascosti». Matteo Salvini commenta così a RTL la decisione del M5S di votare sì in Senato alla richiesta di processo nei confronti del vicepremier in relazione all'inchiesta sullo sbarco della nave Diciotti. Una decisione che i 5 Stelle hanno annunciato dopo che l'alleato leghista ha detto di non essere nessuno per non farsi processare.  

Il ministro degli Interni è stato molto chiaro e ha affermato: "Abbiamo elementi concreti per affermare che, mettendo a rischio la vita delle persone a bordo, il comandante e l'equipaggio della ONG Sea Watch 3 abbiano disubbidito a precise indicazioni che giorni fa li invitavano a sbarcare nel porto più vicino (non in Italia!), prove che verranno messe a disposizione dell'autorità giudiziaria". L'intervento di Salvini ha di fatto acceso i riflettori sulla condotta del comandante della nave che avrebbe scelto di virare verso le nostre coste ignorando il riparo più sicuro in Tunisia

Aumenta il fronte di chi afferma che il problema dei 47 migranti a bordo sia dei Paesi Bassi e non dell’Italia. Tra questi ad esempio, vi è l’esperto di diritto internazionale Augusto Sinagra, già professore ordinario di diritto dell’Ue presso l’università La Sapienza di Roma: “L' imbarcazione batte bandiera olandese e deve scaricare i migranti a casa sua, nei Paesi Bassi. A meno che non stia sbandierando illegalmente quel vessillo”, afferma Sinagra intervistato su La Verità.

“La nave è una "proiezione mobile" dello Stato di riferimento – continua Sinagra – La bandiera non è un elemento folkloristico, in base al diritto internazionale la nave è considerata territorio dello Stato nel cui registro navale è iscritta”.

In poche parole, i migranti soccorsi dalla Sea Watch sarebbero saliti in territorio olandese ed è nei Paesi Bassi dunque che dovrebbero andare o, quanto meno, è ad Amsterdam che risiederebbe il nocciolo centrale del problema. L’Italia, sempre secondo Sinagra, non è tenuta a far sbarcare i 47 migranti della Sea Watch. Ed è proprio quest’ultimo elemento a dare maggior “conforto giuridico” a chi sostiene le posizioni del titolare dell’interno.

La linea del Viminale dovrebbe seguire anche nelle prossime ore questo preciso orientamento: impedire lo sbarco per evitare, in primo luogo, altri precedenti e costringere gli Stati di appartenenza delle navi alle proprie responsabilità. E forse, se non soprattutto, in secondo luogo vi è l'obiettivo di scoraggiare altre Ong dal campiere rotte nel Mediterraneo che, direttamente od indirettamente, foraggiano le attività criminali delle milizie in grado da anni di gestire in Libia la criminale tratta di esseri umani.

Alla propaganda della sinistra, Matteo Salvini risponde senza troppi giri di parole smontando le fake news fatte circolare nelle ultime ore. "A bordo della Sea Wacht - spiega in un'intervista a Rtl 102.5 - non ci sono né donne né bambini". Per il ministro dell'Interno, "salvare vite significa bloccare le partenze". Per questo non cederà mai alle pressioni di chi vuole riaprire i porti italiani alle navi stracariche di immigrati.  

L'ordinanza è firmata dal comandante della capitaneria di porto di Siracusa, Luigi D'Aniello e si richiama alla nota di ieri della prefettura che, «alla luce di quanto emerso durante la riunione tenutasi in presenza delle forze di polizia, ha richiesto alla Capitaneria di porto di Siracusa - si legge nel documento - l'adozione di urgenti provvedimenti di disciplina della navigazione e dell'accesso nell'area di mare circostante il punto di fonda dell'unità Sea Watch 3, mediante interdizione del tratto interessato in considerazione del fatto che la presenza e/o la navigazione di altre imbarcazioni attorno alla stessa motonave possono creare problemi riguardanti l'ordine pubblico e la sanità pubblica

Chiuso il tratto di mare intorno alla Sea Watch 3. Con un'ordinanza emessa ieri, e valida «dalla pubblicazione sul sito istituzionale della Capitaneria di porto di Siracusa», lo specchio d'acqua all'interno della Baia di Santa Panagia, per un raggio di mezzo miglio dalla nave con a bordo 47 migranti, «è interdetto alla navigazione, ancoraggio e sosta con qualunque unità non espressamente autorizzata».

I numeri parlano chiaro, non c'è che duire. La differenza tra il 2018 e il 2019 è importante e "smentisce" categoricamente le rivendicazioni del Pd sul blocco dei migranti operato dal governo Gentiloni.

Rispetto all'anno scorso, quando al Viminale c'era Marco Minniti, questo gennaio sono sbarcati oltre 3mila migranti in meno. Una enormità.

I dati ufficiali riguardano il mese di gennaio. Al 28 del primo mese dell'anno scorso, infatti, erano arrivati in Italia ben 3.176 immigrati clandestini. Certo, meno del 2017. Ma comunque tanti. Con la "cura Salvini" il contatori si è fermato a 155 migranti approdati sulle coste nostrane. "I dati smentiscono chi sostiene che il Pd aveva bloccato gli sbarchi. Noi stiamo facendo di più e meglio", commenta Matteo Salvini. Che poi aggiunge: "Per la prima volta i rimpatri sono superiori agli arrivi".

Salvini ha "chiuso i porti" alle navi umanitarie, ha intrapreso una battaglia con l'Europa e da giorni il governo impedisce l'ingresso in porto a Siracusa della Ong tedesca così come successo a luglio con il "caso Diciotti". I risultati gli stanno dando ragione. "Salvare vite umane significa bloccare le partenze - dice il ministro dell'Interno - Quelle donne e quei bambini non devono essere messi in mano agli scafisti. Chi arresta gli scafisti vuole salvare queste vite. Ai primi di marzo tornerò in Africa, dove stiamo lavorando a progetti di sviluppo per aiutare a non scappare quelle donne e quei bambini".

Io, personalmente, non condivido quello che ha fatto, ma non lo processerei, anche se avesse avuto interessi politici personali. Fatto sta che il problema di come gestire la politica migratoria a livello europeo esiste davvero". Così, un po' a sorpresa, Antonio Di Pietro difende il leader della Lega, in seguito alla decisione del Tribunale dei ministri Catania di chiedere l'autorizzazione a procedere contro il ministro dell'Interno.

Intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, ospite de L'Italia s’è desta, l'ex magistrato ha cercato di spiegare la presa di posizione del Tribunale dei ministri contro il vicepremier: "Non è un provvedimento contro Salvini, semmai è nell'interesse di Salvini e nell'interesse delle regole istituzionali. I giudici dicono 'attenzione, qui c'è un problema da capire, se ciò che hai fatto l'hai fatto per fini politici o come atto politico'. L'atto politico in sè non può essere messo in discussione dal giudice, l'atto per fini politici sì".

Dunque, aggiunge: "Il giudice non sta chiedendo di processare Salvini, sta chiedendo al Parlamento di assumersi la responsabilità e dire se è stato un atto politico, nell'interesse del Paese, oppure un atto per fini politici, non nell'interesse del Paese". E, infine, l'ex pm ha chiosato: "Questo fatto lo stanno strumentalizzando sia da una parte che dall'altra. Salvini da questo processo ha tutto da guadagnare sul piano politico. Vedendo anche quei parlamentari sulla nave, mi pare ci sia una strumentalizzazione complessiva, utilizzando il dramma dei migranti".

"Nessuno deve essere messo in mano agli scafisti che fatturano circa 3mila dollari a testa con cui comprano armi e droga". Lo scontro politico sulla Sea Watch non smuove Salvini di un millimetro. Da quando ha deciso di chiudere i porti italiani per non far più sbarcare i clandestini nel nostro Paese, in molti lo hanno attaccato duramente. Non da ultimo gli si sono avventati addosso anche i magistrati del tribunale dei ministri che per il caso della Diciotti lo vorrebbero mandare a processo. "I veri delinquenti sono gli scafisti - mette in chiaro nell'intervista a Rtl 102.5 - e chi li arresta, chi li blocca vuole salvare queste vite". Proprio per fermare questi trafficanti di morte, ai primi marzo il vicepremier leghista tornerà in Africa dove il governo gialloverde sta lavorando a diversi progetti di sviluppo economico, mettendoci anche svariati soldi, per "aiutare donne e bambini a non scappare" e "a non essere deportati".

Salvini critica duramente la scelta di tre parlamentari (Stefania Prestigiacomo di Forza Italia, Nicola Fratoianni di Leu e Riccardo Magi di +Europa) di salire a bordo della Sea Watch. "Non hanno rispettato le norme igienico-sanitarie - fa notare - possono portare a terra di tutto e di più". Poi se la prende pure con il sindaco di Siracusa Francesco Italia: "Tanti cittadini di Siracusa segnalano problemi di cui il sindaco non si occupa con altrettanta solerzia". E agli attacchi che gli piovono addosso fa spallucce dimostrando di non volerci dare troppo peso. "Mi hanno detto di tutto, ma non mi toccano più - spiega - ho sentito fascista, nazista, sequestratore, mi manca pedofilo e spacciatore. Ma io lavoro con la coscienza di uno che ritiene che salvare vite significa bloccare le partenze".

Dalla lettura dei giornali di oggi (Repubblica, Corriere, Fatto) emerge chiaramente che Baglioni, l’autore di Questo piccolo grande amore, è… il nuovo leader morale della sinistra. Proprio lui, accusato un tempo di essere fascista solo perché disimpegnato. Anche Matteo Renzi e Maria Elena Boschi hanno esaltato le parole di Baglioni. C’è da restare basiti di fronte a chi non riesce a capire che in Italia può entrare solo chi ha le carte in regola. Altrimenti si incentivano le partenze, e anche il rischio di una tragedia nel mezzo del Mediterraneo. Ed ecco i perche : 

«L'Italia è un Paese incattivito, dove consideriamo pericoloso il diverso da noi e guardiamo con sospetto anche la nostra stessa ombra - dice Baglioni -. Le misure prese dall'attuale governo, come i precedenti, non sono all'altezza della situazione. Se la questione fosse stata presa in considerazione anni fa, non si sarebbe arrivati a questo punto», sottolinea il cantautore, per dieci anni anima della manifestazione che si teneva a Lampedusa per sensibilizzare sui temi della migrazione. Via Twitter arriva la risposta piccata del ministro: «Canta che ti passa, lascia che di sicurezza, immigrazione e terrorismo si occupi chi ha il diritto e il dovere di farlo».  

La polemica esplode poche ore dopo quella con Claudio Baglioni, reo di avere criticato le politiche dei precedenti e dell'attuale governo in tema di emergenza migranti. La risposta di Salvini non si fa attendere: " il "Baglioni mi piace quando canta, non quando parla di immigrazione. I cantanti cantano, i ministri parlano", dopo avere in precedenza mandato l'ormai abituale "bacione" a Baglioni.  

Il Claudio nazionale preferisce mantenere un profilo basso. E rimane in silenzio anche dopo le indiscrezione de La Stampa secondo cui il direttore di Rai1, Teresa De Santis, in seguito alla bagarre, starebbe pensando di non rinnovare la sua presenza per un terzo Sanremo. Se dalla Rai non arriva nessuna conferma né commento ufficiale, a prendere la parola è la stessa De Santis con una lettera a Dagospia. 

Lettera che non smentisce ma precisa: "Sono solo canzonette, o almeno dovrebbero esserlo, una settimana di grande cerimonia di svago e spettacolo nazionale. Invece, e non solo per responsabilità di Claudio Baglioni, sono state trasformate nel solito comizio". Una cosa, però, ci tiene a sottolineare: "Quello che penso lo dirò al momento opportuno. Per il momento mi preme ricordare che Rai1 si chiama rete ammiraglia perché è la rete più importante e produttiva dell'azienda, guai ad attaccarla senza sapere che ci rimette l'intera Rai. 

Mi preme anche ricordare a te (al direttore di Dagopia Roberto D'Agostino, ndr), dato che ci conosciamo da quarant'anni, che io sono sempre criticabile come tutti quelli che lavorano con una pubblica esposizione, ma direttore in quota Isoardi non me lo puoi dire perché conosci la mia storia (quarantennale) di giornalista e dirigente". De Santis, in particolare, si riferisce ad un titolo del sito in cui viene definita "neo direttore di RaiUno in quota Isoardi"  

Cosi la Rai è sempre al centro di grandissime polemiche. Claudio Baglioni, conduttore del prossimo Sanremo, l’evento degli eventi, ha detto, nel corso della conferenza stampa di presentazione, le consuete parole sugli immigrati, che possiamo riassumere così: viva l’immigrazione, accoglienza a tutto spiano, Salvini cattivone. 

Baglioni è intelligente, difficile imbastisca un comizio anche sul palco dell’Ariston. Le canzonette avranno il massimo dello spazio. Ma qualche frecciatina al governo possiamo aspettarcela, soprattutto dal co-conduttore Claudio Bisio, che ha già annunciato di voler parlare di attualità. E qui si apre la solita, inevitabile polemica. La tv di Stato non dovrebbe produrre trasmissioni a senso unico e prive di contraddittorio. Ma lo fa, eccome. E lo farà finché sarà un carrozzone pubblico dominato dai partiti.

E dopo lo scontro con Baglioni arriva l'affondo a Fabio Fazio. A suon di "bacioni" e attestati di stima, il vicepremier e ministro dell'Interno si rivolge tramite social ai suoi "oppositori" nel mondo dello spettacolo. L'ultimo, appunto, è il padrone di casa di Che tempo che fa col quale è ormai noto il poco feeling, tanto che il vicepremier non è andato ospite della trasmissione - nel bel mezzo di una diretta Facebook dalla Magliana, a Roma, Salvini dice: Fazio "quasi sicuramente guadagna in un mese quello che il ministro dell'Interno guadagna forse in un anno. Ma non farei mai cambio per nulla al mondo, sono fortunato, felice, orgoglioso del vostro sostegno. Non mi interessano i quattrini, li lascio ad altri che fanno gli show televisivi". E sottolinea: "Non voglio prendermela con nessuno. Mi sta pure simpatico, perché era amico ed estimatore di Fabrizio De André, come me, di cui domani ricorre il 20esimo anniversario della morte".

Sarà l'armonia, «in un Paese fortemente disarmonico», la cifra distintiva del prossimo festival di Sanremo (5-9 febbraio). Parola del direttore - autoproclamatosi anche un pò dirottatore - artistico Claudio Baglioni, pronto al bis dopo il successo dell'anno scorso che fa sperare alla Rai di ottenere un +5% di introiti pubblicitari. Armonia, a partire già dal numero dell'edizione: la 69/a. Una sorta di logo che «richiama la simmetria del sincronismo, lo yin e lo yang. Armonia come risultato, come approdo, come percorso per avvicinare gli opposti».  

Un'armonia che, però, non può prescindere da quello che succede fuori dal Teatro Ariston e che costa a Baglioni una querelle via social con il ministro dell'Interno Matteo Salvini che non gradisce le parole sulla vicenda migranti.

E mentre si ragiona su ospiti e presenze al Festival (smentiti dagli stessi interessati l'arrivo all'Ariston di Checco Zalone e Laura Pausini), il rischio è che la bagarre politica entri nella kermesse in maniera sempre più prepotente rispetto alle precedenti edizioni. D'altra parte, in passato a finire nel mirino erano stati solo gli ospiti occasionali, mentre qui si parla del direttore artistico.

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