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Un interrogativo domina sui media nazionali e forse anche internazionali: perchè il Movimento 5Stelle ha fatto il «cappotto» nel Meridione d'Italia? Ha cercato di rispondere alla domanda Pino Aprile, noto saggista e storico pugliese nella trasmissione «Nemo», di Rai 2. Per il giornalista la vittoria grillina, è il risultato del malcontento e del forte rancore degli elettori meridionali nei confronti del sistema politico prima del centrodestra e dopo del centrosinistra che ha governato negli ultimi venticinque anni. Pertanto è inutile stupirsi o scandalizzarsi, i meridionali in questo momento avrebbero votato anche «Belzebù».

 

A questo proposito, ho presente un mio amico del messinese, con un passato di impegno politico intenso, ora da qualche anno elettore grillino. Mi confidava che pur di abbattere il sistema politico italiano sarebbe disponibile a votare i grillini anche se candidavano Totò Riina.

 

Il 4 marzo, è evidente che il siciliano, il calabrese, il pugliese, e tutti gli altri, hanno ragionato come l'amico messinese. Al di là delle lusinghe del «reddito di cittadinanza», è talmente forte l'arrabbiatura del popolo meridionale che hanno votato in maggioranza per Di Maio e compagni. Anche se è doveroso ricordare che al Sud gli elettori hanno dato il proprio consenso anche al centrodestra, con un discreto risultato per la Lega. Così come al Nord i 5Stelle hanno preso tanti consensi.

 

Qualcuno faceva notare che il Movimento 5 Stelle è guidato da elementi del Nord, come Casaleggio & associati, che ha sede nel centro di Milano e Beppe Grillo è di Genova, capitale marinara del Nord. Ma di questo gli elettori meridionali non se ne sono curati più di tanto. Mentre, continuano i pregiudizi sulla Lega.

 

Pino Aprile tra l'altro ha citato l'Istituto SWG di Trieste che mesi fa aveva lanciato l'allarme della rabbia e il disgusto dei ragazzi del Sud contro le istituzioni dello Stato percepite come nemiche. Per l'istituto si poteva intravedere un vero e proprio clima insurrezionale. Naturalmente l'allarme è stato ignorato dal governo e dai partiti tradizionali.

 

Certo l'avanzata di 5 Stelle al Sud è stata facilitata anche dall'inadeguatezza della classe dirigente, in particolare del centrodestra. In Sicilia deve scomparire quel «cerchio magico forzista che impone candidature calate dall’alto senza alcun riferimento agli amministratori del territorio», bisogna evitare i personalismi che non lavorano per l'area politica, ma semplicemente per mantenere il potere individuale. Bisogna cambiare gli uomini? Sì, è auspicabilissimo, ma soprattutto bisogna cambiare le idee che questi uomini si portano in testa. Solo così il centrodestra potrà di nuovo tornare a dialogare con i cittadini.

 

Ritornando alla questione dell'allarme lanciato dall'istituto di Trieste, i presagi della rivolta c'erano già da molto tempo, gli esperti l'avevano paventata, soltanto i politici non si erano accorti, o facevano finta di non vedere. Basti pensare a tutta la letteratura dei cosiddetti meridionalisti, a cominciare dallo stesso Aprile che da anni con i suoi libri, studia il Mezzogiorno. Dopo aver scritto Terroni e Carnefici, qualche anno fa ha pubblicato un libro inchiesta, “Il Sud puzza”. Un viaggio tra le vergogne del Sud come l'Ilva di Taranto o le industrie petrolchimiche di Augusta o di Gela. Tra i tanti scrittori di inchieste che hanno raccontato il disagio, le nefandezze e lo stato di prostrazione del Sud, ne ricordo alcuni.

 

Sono quelle opere che ho letto e recensito in questi ultimi anni, come “Il sole sorge a Sud”, di Marina Valensise, edito da Marsilio. Un viaggio contromano da Palermo a Napoli, via Salento. La Valensise fa un viaggio non troppo immaginario nelle regioni del sud, attraverso personaggi e luoghi, del lassismo politico, del fatalismo dell'irrimediabile, dell'indolenza culturale. Nello stesso tempo illustrando anche e soprattutto la bellezza artistica e culturale del nostro Meridione.

 

“Brandelli d'Italia. 150 anni di conflitti Nord-Sud” di Romano Bracalini, edito da Rubettino. Un testo dove l'autore coniuga la storia degli ultimi 150 anni con l'attualità e forse oggi potrebbe essere profetico, dopo il voto del 4 marzo. GianAntonio Stella e Sergio Rizzo, “Se muore il sud”, pubblicato da Feltrinelli, dove ci si lamenta della classe dirigente italiana che lascia affondare una parte del paese. E poi il saggio di Giovanni Valentini, “Brutti sporchi e cattivi: i meridionali sono italiani?”, edizioni Longanesi. «L'Italia, per crescere e svilupparsi non può assolutamente eliminare il Mezzogiorno, ma deve invece risolvere i problemi che lo attanagliano», è questa la tesi di Valentini. Interessante, ben documentato, il libro di Carlo Puca, “Il Sud deve morire”, Marsilio editore. Puca ha percorso da cronista tremila chilometri nel Mezzogiorno d’Italia. La sua indagine inizia con una ricognizione sui luoghi del delitto – da Lampedusa all’Aquila, passando per Papasidero, Viggiano, Barletta, Castelvolturno – per poi individuarne i mandanti, tracciare l’identikit degli esecutori e inchiodare i complici alle loro responsabilità. Ma non posso ignorare l'eroico padre Maurizio Patriciello, con il suo libro denuncia, “Non aspettiamo l'apocalisse”, edito da Rizzoli. Il sacerdote napoletano si batte per il riscatto della cosiddetta “Terra dei fuochi”. Sostanzialmente questi giornalisti con le loro ottime sintesi hanno raccontato tutti la stessa cosa: il Sud, anche se ha una grande Storia e una grande Cultura, è stato desertificato e saccheggiato economicamente da tutte le classi dirigenti.

 

E proprio mentre in questi giorni, c'è chi si appassiona a pubblicare cartine dell'Italia con le varie mappe del voto del 4 marzo, omologando il voto grillino al territorio del Regno borbonico. Io invece mi affido ad un agile libro, pubblicato l'anno scorso da Piemme. Dove già nel titolo si metteva in guardia il lettore sulla esplosiva situazione del nostro Meridione. Mi riferisco ad «Attenti al Sud», un testo composto da quattro saggi scritti da quattro intellettuali «terroni», Pino Aprile (pugliese), Maurizio De Giovanni (napoletano), Mimmo Gangemi (calabrese), Raffaele Nigro (lucano).

 

Gli studiosi raccontano il Sud senza sconti, senza piagnistei, senza sensi di inferiorità né di superiorità, tra la «fuganza» di chi non ce la fa a restare e la «restanza» di chi ha deciso di rimanere e lottare per rivitalizzare la propria terra. «State attenti - dicono gli autori - significa sia preoccupatevi per il Sud, sia badate a voi perché potrebbe stupirvi ed esplodervi in mano. In ogni caso, stare attenti al Sud vuol dire stare attenti all'Italia intera».

 

Il libro non intende edulcorare il Meridione, non vuole fare sconti, gli autori conoscono bene il territorio dove vivono.

 

I quattro in premessa, denunciano proprio il fatto che il Sud ormai non è più neanche una «questione», ormai da tempo il Meridione è stato «espunto dall'agenda politica reale dei governi, e mentre l'accenno al mezzogiorno è soltanto il residuo di una coscienza politica sporca che sopravvive negli annunci di stanziamenti o nelle promesse di doverose o fantasiose infrastrutture».

 

La mancata considerazione per il Sud, l'aveva notata anche Alfredo Mantovano, esponente di spicco di Alleanza Cattolica ed ex sottosegretario agli interni, in un convegno l'anno scorso, dal titolo:"Dov´è finito il Sud? Ricollocare il Mezzogiorno nell´Agenda politica", Mantovano criticava certi politici, che sul Sud facevano solo demagogia, e dichiarava che «il tema del Sud è da anni assente dall´agenda politica nazionale [...]". Basta andare a consultare i siti istituzionali da quelli nazionali a quelli regionali per verificare la quantità e la qualità delle discussioni aventi per oggetto il Mezzogiorno d´Italia».

 

Ritornando al libro della Piemme, De Giovanni,  avverte: «senza saperlo, ci siamo separati dal resto della nazione e stiamo andando alla deriva verso sud. Siamo stati disancorati. L'Europa procede per conto suo e noi per conto nostro. Il passo successivo, che io mi aspetto da un momento all'altro, è sentir dire che l'Italia ce la farebbe pure a stare al passo con il resto dell'Europa, se non fosse per il Sud!».

 

Attenti al Sud è una piccola antologia che leggendola può fare soltanto bene.

 

Il testo è estremamente polemico con chi offende il Meridione. De Giovanni a questo proposito si interroga: «come si fa a scrivere che i cinquanta chilometri quadrati che comprende la provincia di Caserta, di Napoli, di Salerno, sia «un cancro economico e sociale?» E precisa che in questo territorio, oltre ad avere un settore agroalimentare leader nel mondo, esiste tanto per fare qualche esempio, la reggia di Caserta, Pompei, Ercolano, la Costiera Amalfitana, la Costiera Sorrentina, una città come Napoli, che «non è seconda per numero di siti d'interesse artistico, archeologico e culturale a nessuna al mondo». Soltanto un idiota può confinare il Meridione d'Italia alle mafie. Eppure questa è l'identità che viene attribuita al Sud.

 

Secondo De Giovanni, riferendosi a Napoli, «noi stessi dobbiamo superare la negatività che nei nostri confronti viene dal luogo di cui siamo l'oggettiva capitale. E lo siamo tuttora, se non capitale politica o economica, senz'altro culturale». Tuttavia lo scrittore napoletano fa anche una spietata autocritica: se il Sud si spopola è colpa nostra, i giovani, «siamo noi che li mandiamo via».

 

E che dire della bellezza, che non sappiamo sfruttare, «noi abbiamo l'80 per cento delle chiese chiuse, perché non c'è il personale che le tenga in piedi e che vi consenta l'entrata». Potevamo soltanto amministrare la bellezza e sarebbe bastato. Purtroppo ci sono troppe contraddizioni al Sud, nonostante tutto però dobbiamo fare «militanza» nel riconoscimento di un'identità e nell'orgoglio di questa identità». Chiunque ha la possibilità e modo di scrivere, dovrebbe ricordarsi chi è, e dirlo.

 

Mimmo Gangemi, mette in guardia dalla «cultura del pregiudizio», nei confronti dei calabresi e della Calabria. Certo Gangemi non dimentica i demeriti come quella della 'ndrangheta e ricorda la vergogna delle cosiddette mucche che vagano libere per le campagne e le strade di Cittanova in provincia di Reggio. Tuttavia per Gangemi a delinquere in Calabria è una sparuta minoranza, il 2,7% e non il 27% come sostengono alcuni. Certamente la Calabria non è quella che ha descritto Giorgio Bocca nel suo “L'Inferno. Profondo Sud, male oscuro” edito da Mondadori. E neanche come sosteneva Cesare Lombroso.

 

Un'attenta lettura, infine, merita il saggio di Raffaele Nigro, «Per una cultura ribelle». Il melfitano presenta una letteratura lucana di alta qualità, probabilmente poco conosciuta dalla maggioranza degli italiani. Elenca innumerevoli nomi di artisti, studiosi, letterati. Ma soprattutto prende in considerazione il gioiello dei celebri «Sassi» di Matera, «scoperti», soltanto recentemente dagli amministratori. Infatti questi luoghi sono passati dalla «vergogna d'Italia» fino a diventare una miniera d'oro per la Basilicata e per tutto il Paese. Peraltro il libro che ho in mano non a caso è nato proprio qui a Matera, nella «formidabile metafora del Sud». Non per niente Matera sarà nel 2019, la capitale della cultura europea.

 

 

 

 

 

 

La situazione italiana “non è drammatica, è tragica”. È questo il “twit” di Ciriaco De Mita che, ospite del salotto Rai di Fabio Fazio, analizza il dopovoto.

Io faccio politica da quando ho cominciato a capire”, ha esordito l’ex presidente del Consiglio parlando dell’esperienza da sindaco di Nusco. Ma lo stallo parlamentare maturato dopo il 4 marzo è palese, anche per un personaggio del suo calibro: “Per la prima volta in vita mia non riescono a capire le cose che accadono. Può accadere di tutto: le forze politiche che hanno vinto hanno opinioni contrastanti. Il governo si fa se c’è una maggioranza che gli dà fiducia. Non credo che il Capo dello Stato possa dare incarico a chi non ce l’ha”. E poi: “Guardando l’esistente credo che la soluzione sia difficile perché le posizioni politiche sono in contrapposizione. Trovarla non è impossibile ma complicato”.

Addossare troppe colpe al Rosatellum, per De Mita, è però sbagliato: “Caricare di responsabilità la legge elettorale è come pensare che cambiando vestito si prenda il raffreddore. Non è così. La cosa vera è che da tempo abbiamo abbandonato l’analisi dei problemi, ingigantito l’illusione della promessa semplice e ci meravigliamo che questo circuito sia esploso”.

C’è spazio per le battute sferzanti che De Mita utilizza per fare il punto della situazione politica. Tipo quando commenta la similitudine tra il leader Cinque Stelle Luigi Di Maio e il giovane Giulio Andreotti tracciata da Bruno Vespa: “Non ha la gobba”. Bissata dalla domanda sui ministri dell'eventuale governo grillino provenienti dal campus di Vincenzo Scotti: "E ha detto tutto. Lo chiamavano Tarzan nella Democrazia Cristiana. Perché era un tipo movimentoso".

Ho grande fiducia nel futuro dell'Italia e voi ne siete una delle ragioni". Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricevendo al Quirinale "gli Alfieri della Repubblica". 

'Le sorti dell'Italia - ha evidenziato il capo dello Stato - sono "comuni" e siamo tutti ugualmente responsabili del "futuro".

Il presidente Mattarella, rivolgendosi a un gruppo di studenti al Quirinale premiati per essersi distinti in attività di solidarietà, ha spiegato che i giovani hanno dimostrato "di sentire corresponsabilità per le sorti comuni dell'Italia". Il presidente estendendo il ragionamento ha detto inoltre che bisogna "comprendere che occorre essere protagonisti e costruire il futuro del Paese senza chiudersi nella propria dimensione personale, magari con egoismo".

Il Presidente della Repubblica ha consegnato, al Quirinale, 29 Attestati e distintivi d'onore di "Alfiere della Repubblica" a ragazze e ragazzi che si sono distinti nella partecipazione, nella promozione del bene comune, nella solidarietà, nel volontariato e per singoli atti di coraggio.

Sono giovani, nati tra il 1999 e il 2007, che rappresentano modelli positivi di cittadinanza e che sono esempi dei molti ragazzi meritevoli presenti nel nostro Paese

Uno dei temi più caldi è naturalmente quello dell'immigrazione, su cui la Ue gioca la propria partita decisiva precisamente nei Paesi membri di primo arrivo come l'Italia e la Grecia. Il commissario all'Immigrazione

E in Italia non si è ancora formato il nuovo governo che già la Commissione Europea si affretta a mettere le mani avanti e a fissare alcuni punti chiave della propria agenda dettando la linea al futuro esecutivo che tra poche settimane dovrà insediarsi a Palazzo Chigi.

Dimitris Avramopoulos e intervenuto oggi al termine del Consiglio Ue su Interni e Difesa, dando indicazioni ben chiare su quelle che sono le aspettative di Bruxelles rispetto al prossimo governo che si sta per formare a Roma.

"Non credo che la politica italiana sull'immigrazione possa cambiare - ha spiegato il commissario ai giornalisti che gli chiedevano se temesse che le politiche di Roma in materia possano cambiare - L'Italia è uno dei Paesi europei più importanti e la sua politica non credo che cambierà. Contiamo molto sul contributo italiano e sul suo sostegno alla nostra strategia comune sulla immigrazione".

Avramopoulos ha poi colto l'occasione per elogiare l'operato del ministro dell'Interno uscente Marco Minniti di cui ha lodato "l'ottimo lavoro che lascia in eredità", definito "qualcosa di cui l'Italia può andare orgogliosa". Dichiarazioni e prese di posizione assai nette, che però dovranno fare i conti con la linea del nuovo esecutivo. Che, a trazione leghista o pentastellata che sia, rischia di lasciare il commissario all'Integrazione con l'amaro in bocca. La continuità con l'operato del precedente governo non è certo infatti in cima alle priorità dei partiti usciti vincitori dalle urne.

Per le presidenze delle Camere, "penso che fare il contrario di quello che gli italiani hanno scelto la settimana scorsa sarebbe una follia, e ci sono due forze politiche che hanno vinto le elezioni, non è difficile capire con chi si ragionerà". Lo ha detto il segretario della Lega, Matteo Salvini, parlando alla scuola politica del partito.

"Farò tutto quello che è umanamente possibile per rispettare il mandato che gli italiani ci hanno dato, ovvero di andare a fare il presidente del Consiglio, ma senza scendere a patti e rinnegare la nostra Bibbia che è il programma". Lo ha detto Matteo Salvini alla scuola politica della Lega. "Ho letto ipotesi astruse di governissimi, di governini, di passi di lato - ha aggiunto -. C'è un programma scelto dagli italiani".

"Ho il dovere di dialogare con tutti e non serbare rancore. Ma mi sono tolto la soddisfazione di dire di no. Stasera, stranamente dopo le elezioni, sono stato invitato in tv da Fazio gli detto 'no grazie, faccio altro'". Diverse volte, in campagna elettorale, Salvini aveva criticato il conduttore Rai per non averlo invitato.

"Andare al voto con il governo Gentiloni, magari facendo una legge elettorale migliore". "Il fatto - ha spiegato Berlusconi - è che non vedo alcuna possibilità, con questi numeri parlamentari e con questa situazione nel Paese, di fare una legge elettorale migliore. Voglio essere ancora più esplicito: non considero migliore una legge elettorale che consegni il governo del Paese a una minoranza, qualunque essa sia. II voto ha detto con chiarezza che oggi una maggioranza politica fra gli elettori non c’è. Non può essere la legge elettorale a crearla, a meno di non voler ancora aggravare il distacco fra i cittadini e la classe dirigente del Paese".

Infine sottolinea il ruolo di Forza Italia in questa tornata elettorale e il suo peso consistente nel cetrodestra: "Il nostro futuro si chiama semplicemente Forza Italia. Il nostro è un grande partito liberale, quindi tutte le opinioni sono legittime. Però, proprio perchè siamo una grande forza liberale, parte integrante della grande famiglia del Ppe, il nostro avvenire rimane ben distinto da quello dei leghisti che sono certo alleati leali, ma che hanno una storia diversa dalla nostra, un linguaggio diverso dal nostro, valori diversi dai nostri. Aggiungo che in questa campagna elettorale Forza Italia è stata fortemente penalizzata dalla non candidabilità del suo leader. Ma io continuo a pensare che - come in tutto il mondo - il futuro sarà dei liberali, dei cattolici, dei moderati".

Il leader M5S Luigi Di Maio lancia un nuovo appello per la formazione del governo e cita le parole di ieri del presidente della Cei, cardinale Angelo Bassetti. "Faremo tutto il possibile per rispettare il mandato che ci hanno affidato. Mi auguro che tutte le forze politiche abbiano coscienza delle aspettative degli italiani: abbiamo bisogno di un governo al servizio della gente", scrive Di Maio dal blog, sottolineando: "Non abbiamo a cuore le poltrone ma che venga fatto ciò che i cittadini attendono da 30 anni".

"In tutta la campagna elettorale e subito dopo il voto ho detto che noi siamo disponibili al confronto con tutti per far nascere il primo governo della Terza Repubblica, la Repubblica dei cittadini. Questa occasione non può essere persa. I cittadini ci guardano e pretendono il massimo dalle persone che hanno eletto in Parlamento". "Anche la settimana prossima sarà molto importante per il destino del nostro Paese. La partecipazione non si esaurisce con il voto. Continuate a informarvi e ad appassionarvi", sottolinea il capo politico del M5S.

"Abbiamo messo al primo posto la qualità della vita dei cittadini che vuol dire eliminazione della povertà (con la misura del Reddito di Cittadinanza che è presente in tutta Europa tranne che in Italia e in Grecia), una manovra fiscale shock per creare lavoro, perché le tasse alle imprese sono le più alte del Continente, e finalmente un welfare alle famiglie ricalcando il modello applicato dalla Francia, che non a caso è la nazione europea dove si fanno più figli, per far ripartire la crescita demografica del nostro Paese. La nostra attenzione sarà massima anche su altri fronti come quello della lotta alla corruzione, dell'eliminazione della burocrazia inutile con 400 leggi da abolire, del rispetto dell'ambiente", scrive Di Maio.

"'Politica vuol dire realizzare' diceva Alcide De Gasperi, ed è a questo che tutte le forze politiche sono state chiamate dai cittadini con il voto del 4 marzo. Più precisamente a realizzare quello che anche nella dottrina sociale della Chiesa viene chiamato 'bene comune', che è ciò che noi in tutta la campagna elettorale abbiamo indicato come 'interesse dei cittadini'". Lo scrive Di Maio in un post su Facebook rispondendo al presidente della Cei Bassetti, che ha auspicato che il prossimo governo sia "al servizio della gente".

"Il mio ciclo alla guida del Pd si è chiuso. Sono stati 4 anni difficili ma belli. Abbiamo fatto uscire l'Italia dalla crisi. Quando finirà la campagna di odio tanti riconosceranno i risultati. Ma la sconfitta impone di voltare pagina. Tocca ad altri. Io darò una mano: noi non siamo quelli non che scendono dal carro, semplicemente perché il carro lo hanno sempre spinto. Continuerò a farlo con il sorriso: non ho rimpianti, non ho rancori". Lo dice in un'intervista al Corriere della Sera il segretario dimissionario del Pd, Matteo Renzi, che sulla composizione del nuovo governo avverte: "Non esiste governo guidato dai 5 Stelle che possa ottenere il via libera del Pd". Per Renzi "non è un problema di odio che i grillini hanno seminato. E non è solo un problema di matematica, visto che i numeri non ci sono o sarebbero risicatissimi. I grillini sono un'esperienza politica radicalmente diversa da noi. 

Lo sono sui valori, sulla democrazia interna, sui vaccini, sull'Europa, sul concetto di lavoro e assistenzialismo, di giustizia e giustizialismo. Abbiamo detto che non avremmo mai fatto il governo con gli estremisti, e per noi sono estremisti sia i 5 Stelle che la Lega. L'unico modo che hanno per fare un governo è mettersi insieme, se vogliono". "Hanno il diritto e forse il dovere di provarci - sottolinea Renzi - I sovranisti hanno lo stesso programma su vaccini, Europa, immigrazione, burocrazia, tasse. Facciano il loro governo, se ci riescono. 

Altrimenti dichiarino il loro fallimento. Noi non faremo da stampella a nessuno e staremo dove ci hanno messo i cittadini: all'opposizione". Renzi chiude anche all'ipotesi di un governo di unità nazionale: "Noi purtroppo - dice - siamo il quarto gruppo parlamentare, non più il primo: gli appelli alla responsabilità sono sempre utili, ma si rivolgono soprattutto ai gruppi più grandi". Renzi assicura quindi che non fonderà un nuovo partito: "Ho visto piaggeria e viltà ma non lascio il Pd".

 

 

Il contenuto di questo “foglietto” rispecchia opinioni personali che mi permetto di sottoporre all’esame dei “cinque” benevoli lettori; esse sono il risultato di cose viste e sentite, letture di giornali e di qualche libro, conversazioni e riflessioni varie fra amici, notizie attinte dal mio quaderno di appunti: ciò che, nell’approssimarsi delle elezioni, presumo mi dia la possibilità di scegliere e finalmente “giudicare” chi mi domanderà il voto magari con la classica lettera spedita al “caro amico”.

Per non smarrirmi nel mare magnum degli “sparaparole”, ho segnato su un foglio una “scaletta” con in cima quelle che, secondo me, sono le “priorità” di cui chiedere conto: “Vita” e “Famiglia”; poi, via via calando, le altre che mi sono parse meno importanti; ho quindi deciso di non dare il voto a persone e partiti che in Parlamento hanno votato “leggi” contro la Vita e la Famiglia.

A me pare, infatti, che queste due realtà, fondamentali per ogni vivere civile, siano oggi le vere emergenze e vengano ben prima della polemica sull’accoglienza degli immigrati, prima dello “ius soli” e del baccano che gli si è fatto intorno, del gran parlare di finanze, fiscalità, lavoro precario, pensioni, Europa e perfino di sicurezza…; il vero spartiacque per chi votare o non votare io lo faccio correre su Vita e Famiglia anche se pochi ne parlano: “Stiamo ibernandoci nel gelo demografico – dice Massimo Gandolfini, organizzatore del “dies familiae” (family day), e ripete parole già dette da Papa Francesco – si diffonde l’isteria dei diritti degli animali, l’ecologia è la nuova religione e nessuno ha il coraggio di dire che ogni anno muoiono più di 100 mila italiani ancor prima di nascere” (La Verità, 5-I-2018).

Sono convinto che Vita e Famiglia oggi abbiano bisogno di “pronto soccorso” perché minacciate da ideologie innaturali fatte proprie da molti che siedono in Parlamento. Di conseguenza escludo dal mio voto i partiti che hanno votato le “Unioni civili” (11-5-2016), perché queste altro non sono che “simil-matrimoni” (card. Bagnasco) per gay, e l’eutanasia (14-XII-2017) presentata, e dagli ingenui creduta, come una legge contro l’accanimento terapeutico, mentre in realtà vieta di somministrare acqua e cibo al malato terminale e lo fa morire prima, di fame e di sete; “legge” che alcuni dicono essere peggiore di quelle già in vigore nel...Nord Europa!

Ma per comprendere meglio e nel caso qualcuno volesse sollevarsi in piedi e reagire, occorre studiare e approfondire l’argomento. A tal fine non è inutile sapere che le due “leggi” sono tappe – le ultime, per adesso! – di un unico grande disegno, magari secolare, che è stato pensato, studiato e programmato nei piani alti della “piramide” da “massonerie” intelligenti e la cui attuazione in quest’ultimo mezzo secolo (il “1968” è un anno epocale!) ha subito una evidente accelerazione; un processo articolato con una sua “meccanica” precisa e che alcuni chiamano “Rivoluzione” la quale  ha come fine la trasformazione in senso “moderno” e anticristiano delle società cominciando da quella europea e americana; qui trova i suoi “migliori” servitori fra gli intellettuali, uomini di cultura, “maestri” di pensiero a cui dalla “piramide” è assegnato il compito di preparare il terreno con un lavorio continuo di articoli di giornali, interviste a santoni supponenti, libelli contro la verità, film premiati e applauditi, spettacoli, propaganda martellante televisiva, lezioni ai giovani, ostentazione di “casi pietosi” e manipolazione di cifre…; in ultimo, quando la corruzione/assuefazione è giudicata al punto “giusto”, verranno comandati i politici, “mestieranti passeggeri” che confezionano le  “leggi”.

Immagino che anche costoro abbiano preparato una “scaletta” come la mia con in cima proprio...“Vita” e “Famiglia”; solo che il vocabolo “Vita” coloro lo traducono con eutanasia e scarto dei vecchi sempre più numerosi e costosi, aborto anche “post-natale” o infanticidio, tentativo di proibire l’obiezione di coscienza di ormai molti medici antiabortisti (la Regione Lazio voleva reclutare al S. Camillo solo medici abortisti! v. “Avvenire” 23-2-2017), utero in affitto, gender nelle scuole…, cose che lorsignori, tutti, chiamano “valori”; mentre col vocabolo “Famiglia” preconizzano l’abolizione della Famiglia naturale formata da uomo-padre, donna-madre, figli. Ora – ma è stato stabilito, non da me, fin dall’inizio dei tempi! – Vita e Famiglia sono due “assoluti” (“valori non negoziabili” li chiamò Papa Ratzinger) che, per natura, non sopportano eccezioni, pena la loro autodistruzione e il conseguente disfacimento della società civile; così il Quinto Comandamento, “non occides”, non può che essere perentorio: o lo si osserva – soprattutto nei riguardi della vita innocente – oppure è l’aberrazione dei 6 (sei) milioni di bambini eliminati “legalmente” in Italia prima di nascere, dal 1978. Così, costruire accanto alla Famiglia naturale una famiglia “altra”, significa demolire la prima! È evidente che i politici che hanno votato quelle due “leggi” agiscono – in buona fede o no, qui non può interessare – contro la Vita e la Famiglia: pertanto non possono chiedermi il voto!

Nessuno però affronta seriamente il problema, pochi ne parlano in questa vigilia; sì, forse “s’ode a destra uno squillo” o  “qualche storta sillaba”; in genere è “per ovunque silenzio”. Fanno invece un gran rumore sul “mattarellum”, il “rosatellum”, il “manganellum”…, astruserie ridicole e incomprensibili per l’uomo della strada come sono io; sembrano accapigliarsi su collegi, banche, poltrone e prebende salvo, poi, mettersi improvvisamente d’accordo da buoni amici come è avvenuto per l’eutanasia e le “unioni civili”: i “Cinquestelle” e il Partito Democratico, infatti, le hanno votate insieme con applauso e lacrime finali. Ciò dimostra che la Rivoluzione è “una” e comanda, se è vero che nelle decisioni fondamentali sa farsi ubbidire dai suoi “agenti servitori” – nemici apparenti – con un semplice schiocco di dita!

Domande conclusive:

le mie sono elucubrazioni di un ex professorino di Italiano in vena di citazioni poetiche? Se ne siete convinti, cestinate questo “foglietto”! O i “capi” che realmente comandano hanno impartito ordini precisi dall’alto della “piramide”? E poi: che fine hanno fatto i sedicenti cattolici dispersi soprattutto nei due partiti che hanno votato le ultime “leggi”? Se ci sono, perché non battono un colpo almeno per farsi sentire? O per caso sono d’accordo con quelle “leggi”? E ancora: verranno a mietere voti, gratis, nelle chiese e negli oratori?

 

ps.

Mentre scrivo, in quel di Napoli e altrove avvengono atti incresciosi di bullismo perpetrati da cosiddette “baby gang”. Ministri, sottosegretari, prefetti, sindaci, assessori all’educazione, generali, assistenti sociali, “medici e speziali” accorrono sorpresi e indignati nella Città Partenopea a pronunciare proposizioni ovvie e scontate. Io, per non tediare vieppiù i miei “cinque”  amici ripetendo cose già dette altre volte, pesco dai miei “appunti” le icastiche e riassuntive parole del cardinale Bagnasco, ex Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, e le dedico a quello che sta succedendo: “Quale tranquillità può garantire uno Stato che permette – se non addirittura promuove – l’aborto, l’eutanasia, il suicidio assistito, l’infanticidio e altro ancora?” (“Avvenire”, 27 marzo 2012, p. 8). Forse a qualcuno fra gli accorsi a Napoli a fare la scena contro la “violenza” e a parlare perfino di “diritto alla vita”, le parole del nostro Cardinale sembreranno slegate dal contesto; io, invece, le applico agli episodi accaduti e le sottoscrivo in pieno perché sono convinto che non si può pretendere miracoli di disciplina mentale da parte di ragazzi a cui non è stata insegnata la distinzione fondamentale tra il bene e il male! In questi anni, infatti, il disordine “morale, civile e fisico”  è stato versato dall’alto a piene mani e perfino vantato e applaudito come “valore”: perché indignarsi, poi, quando il medesimo, per logica conseguenza, fermenta nelle menti più fragili e produce frutti avvelenati?                     

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