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Noi riteniamo che la Politica nazionale, con degli investimenti alle imprese del Sud, per un loro rilancio, può creare più lavoro per i giovani del Mezzogiorno. Ancora, nel particolare, a nostro modesto avviso, il ministro dello sviluppo economico deve intervenire per determinare, con le Regioni del Sud, lo sviluppo industriale del territorio. Di conseguenza, se reggono gli investimenti nel Mezzogiorno, sono legati, anche, a quelle aziende che continuano a determinare occupazione dei giovani nel Sud. Ma c’è di più. Il capitale umano dei giovani è il motore principale per produrre sviluppo e benessere; in tal senso deve essere migliorata, da parte del settore pubblico e privato, la consapevolezza che, anche, nel Mezzogiorno, si può avere una formazione di qualità dei giovani che puntano ad un loro futuro di benessere sociale. In tal senso, dal Rapporto AlmaLaurea è stato registrato un dato importante: “Grazie alla laurea, il tasso di occupazione dei giovani del Mezzogiorno ha ottenuto un incremento positivo, tanto che sembra, finalmente prossimo, azzerarsi il divario che ha distanziato i nostri giovani da quelli del Nord Italia”. In conclusione, ci auguriamo che questo dato di “Buona formazione” diventi un trampolino di lancio, per il futuro lavorativo dei giovani del Mezzogiorno.

A nostro modesto avviso, nel settore dell’istruzione, si è creato un altro divario tra il nord e il sud d’Italia. Vediamo perché. In primis, diciamo che molti studenti iscritti nelle sedi meridionali degli istituti di istruzione, lavorano ma, lo fanno peri i bassi redditi delle loro famiglie, e che questo incide sulla loro possibilità di terminare gli studi, nei tempi fissati. Ma c’è di più. L’ultima riforma della “regionalizzazione dell’istruzione”, ovvero, la formalizzazione dell’esistenza di sedi universitarie di serie A e sedi universitarie di serie B. Pertanto, stando ai parametri considerati e agli accertamenti effettuati dall’Agenzia Nazionale di Valutazione della Ricerca (Anvur) le sedi universitarie di seria A, saranno focalizzate tutte al Nord d’Italia. Ancora, ciò che fa la differenza fra le sedi universitarie, del Nord e del Sud, è la reputazione: la quale è legata al contesto economico e sociale nel quale, la singola sede universitaria è localizzata. In conclusione, noi diciamo che la politica nazione dovrebbe rendersi conto che queste misure di regionalizzazione dell’istruzione, non danneggiano solo le università del Sud ma, l’intera economia del Mezzogiorno, in quanto accentuano i flussi migratori degli studenti, attratti dal maggior valore delle università del Nord e dalle conseguenti opportunità lavorative, negli stessi territori.

A nostro modesto avviso, dal connubio, ricerca e innovazione, può crearsi un “pilastro” per lo sviluppo del Mezzogiorno. Vediamo come. Le aziende, i lavoratori, l’intero sistema economico, in particolare del Mezzogiorno, possono sfruttare una promettente opportunità degli ultimi anni: la portata enorme e trasversale dell’innovazione. Ancora, un’altra nostra riflessione riguarda il legame che deve nascere tra ricerca e innovazione, considerando di non poco conto, il profitto che può nascere da questo legame. A questo punto, diciamo senza mezzi termini, che un “trampolino di lancio” tra innovazione e ricerca nel Sud si è, già, creato: due giovani ingegneri napoletani Michela D’Antò e Federica Caracò hanno progettato un algoritmo che permetterà alla macchine di fare la Tac, esponendo i pazienti alla metà delle radiazioni consuete. In conclusione, noi diciamo che se, da un lato, ricerca e innovazione devono sempre guardare avanti, dall’altro lato, le istituzioni locali e nazionali devono investire in questo connubio di creatività delle giovani generazioni del Mezzogiorno.

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