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Domenica, 22 Settembre 2019

A nostro modesto avviso, troppa burocrazia, negli organi statali e locali, sta creando una sorta di “paralisi” per lo sviluppo, necessario e irrinunciabile, del nostro Mezzogiorno. Questa nostra opinione, ovvero, le ragioni di questa forma di “paralisi” sono, in effetti, molte, perché, molti sono gli organismi amministrativi che possono impedire l’inizio o il proseguimento di un’opera pubblica, già, programmata. Ancora, stiamo parlando, anche, di un complesso normativo farraginoso, contraddittorio, oscuro che conferisce un incontrollabile arbitrio a più diversi organi centrali e periferici. A questo punto, diciamo che una volta individuate: nella confusione delle leggi e nel timore di sanzioni le due cause principali di questa stagnazione, dello sviluppo territoriale del Sud, ovvero, troppe leggi e sanzioni che frenano le opere pubbliche, i rimedi dovrebbero essere di conseguenza: una radicale semplificazione delle procedure normative; ed un’adeguata individuazione delle competenze amministrative. In conclusione, diciamo che alcuni motori di sviluppo del Mezzogiorno, ovvero, le piccole e medie imprese hanno bisogno, immediato, per crescere, di una burocrazia amica, sostenuta da adeguate semplificazioni e snellimenti, da parte di una pubblica amministrazione alleata.

 

A nostro modesto avviso, il sistema “spacca Italia”, in fase di regolamentazione, da parte del Governo nazionale, esiste già, purtroppo, nel “modus operandi”, del sistema economico italiano. Vediamo perché. In base ad una fonte del Ministero dello sviluppo economico, è risultato che, nel Centro-Nord d’Italia, la diffusione delle tecnologie digitali è al 9,5%,-( nel confronto con la diffusione di tecnologie realizzate)- contro il 6% del Sud d’Italia. A ciò vanno aggiunte le politiche economiche attuate nel Mezzogiorno, dalle politiche nazionali, negli ultimi decenni, come ci informa, il Centro statistico, Svimez:” Caratterizzate da una costante riduzione degli investimenti pubblici, (riduzione che va avanti dall’abolizione della Cassa per il Mezzogiorno), che ha contribuito a frenare la crescita delle aree più deboli del Paese, ovvero del Sud”. Nell’attuale gioco neo-mercantilista, dove quello che conta è esportare più di quello che esportino, i concorrenti, il Mezzogiorno conta sempre meno, come mercato di sbocco. A questo punto, noi diciamo che questa difficile realtà economica, da risolvere, ancora, sta diventando un grave problema politico, non solo per i partiti, ma per tutto il Paese Italia.

 

 

 

A nostro modesto avviso, il pericolo di un’Italia spaccata, con il “regionalismo differenziato”, non è stato, ancora, risolto. Vediamo perché. Ad, oggi, manca una strategia ben studiata, da parte del Governo nazionale, con una forte accelerazione del processo, in vista, di una sua rapida conclusione. In tal senso, si è espresso, anche, il Procuratore generale della Corte dei Conti della Campania, Michele Oricchio, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2019: “Il regionalismo differenziato è un pericolo per la complessiva tenuta delle finanze della Repubblica e per la garanzia di analoghi livelli di servizi per tutti i cittadini di questo Paese” (Cfr. “Il Messaggero” dell’1 marzo 2019, pag.2). A questo punto, noi diciamo che per uscire da questa impasse, ed evitare che lo scontro prenda una piega esplosiva, c’è una soluzione: il Governo nazionale convochi, intorno ad un tavolo, tutte le regioni del Sud, del Centro, del Nord, d’Italia. In conclusione, diciamo, senza mezzi termini, che l’unità nazionale è un valore indiscutibile del nostro Stato repubblicano e un bene, da salvaguardare, in assoluto.

 

 

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