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Domenica, 05 Aprile 2020

Con un aumento record del 45% degli acquisti, le uova vere sono le star del carrello e battono nettamente per Pasqua quelle di cioccolato che fanno registrare un crollo del 30-40% negli ordini secondo l’Unione Italiana Food. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Iri relativi all’ultima settimana rilevata dell’emergenza Coronavirus.
Un boom determinato da un deciso ritorno in cucina degli italiani costretti a rimanere a casa dalle norme anti contagio che saranno prorogate fino al 13 aprile, il giorno di Pasquetta. Con l’esigenza di passare il tempo fra le mura domestiche si è tornati a preparare dolci, pane e pasta fatta in casa, dove le uova sono spesso un ingrediente fondamentale, secondo una tradizione che appassiona oggi quasi una famiglia su tre (32%) secondo l’indagine Coldiretti Ixè.
Una tendenza che si accentua con l’avvicinarsi della settimana Santa durante la quale saranno ben oltre 400 milioni le uova "ruspanti" consumate secondo tradizione sode per la colazione, dipinte a mano per abbellire le case e le tavole apparecchiate o utilizzate in ricette tradizionali o in prodotti artigianali e industriali.

Una tradizione, quella delle uova "naturali", che – sottolinea la Coldiretti – resiste nel tempo con piatti come "vovi e sparasi" in Veneto, torta pasqualina in Liguria, la pastiera in Campania e la scarcedda in Basilicata continuano a rimanere presenti sulle tavole della Pasqua.
L’usanza di considerare l’uovo come simbolo di rinascita e buon augurio si fa risalire in Occidente al 1176, quando re Luigi VII rientrò a Parigi dopo la II crociata e per festeggiarlo – ricorda la Coldiretti – il capo dell’Abbazia di St. Germain des Près gli donò metà dei prodotti delle sue terre, incluse un gran numero di uova che furono poi dipinte e distribuite al popolo. Una usanza tramandata dai persiani che, già cinquemila anni fa, festeggiavano l’arrivo della primavera con lo scambio delle uova "portabene" contro pestilenze e carestie secondo un rito che resiste ancora ai giorni nostri.

Il Ministero dello sviluppo economico ha espresso ultimamente l’avviso che – anche dopo le recenti modifiche al regime delle incompatibilità di cui all’art. 5. l. n. 39/’89 ad opera della legge europea 2018 – gli agenti di affari in mediazione non possano svolgere in via professionale l’attività di amministratore di condominio. In particolare, nella nota in questione, il Ministero ricorda preliminarmente che le suddette incompatibilità “sono ora limitate alle sole, seguenti ipotesi: a) attività imprenditoriali di produzione, vendita, rappresentanza o promozione dei beni afferenti al medesimo settore merceologico per il quale si esercita l’attività di mediazione; b) attività svolta in qualità di dipendente (ad esclusione delle imprese di mediazione) di ente pubblico o privato, o di istituto bancario, finanziario o assicurativo; c) esercizio di professioni intellettuali afferenti al medesimo settore merceologico per cui si esercita l’attività di mediazione; d) situazioni di conflitto di interessi”. Ciò posto, il Ministero prosegue precisando che deve ritenersi permanere l’incompatibilità tra l’attività di agente di affari in mediazione e quella di amministratore condominiale: “sia ove quest’ultima venga intesa come professione intellettuale afferente al medesimo settore merceologico per cui viene esercitata la mediazione (rientrando, quindi, l’incompatibilità nell’ipotesi della sopracitata lettera c), sia ove venga considerato l’aspetto imprenditoriale di rappresentanza di beni afferenti al medesimo settore merceologico (rientrando, quindi, nell’ipotesi di incompatibilità della lettera a)”. Sussiste altresì – secondo il Ministero – un “evidente conflitto di interesse per il mediatore immobiliare” che, contemporaneamente, cura “per il proprio cliente la vendita/acquisto di un immobile, lo amministra e lo gestisce per conto del condominio (lettera d)”.

Quanto disposto è, palesemente, una delle conseguenze – sempre più evidenti – della regolamentazione quale autonoma professione dell’attività di amministrazione degli immobili operata dalla legge di riforma dell’istituto condominiale nel 2013, con conseguenti obblighi di formazione sia iniziale che periodica. Obblighi che – chi più chi meno – accomunano ormai tutte le professioni.

A nostro modesto avviso, solo, dagli investimenti pubblici è possibile il progresso del Mezzogiorno. Nel particolare, solo un programma di riforme strutturali, intese nel senso di maggiore spesa pubblica, in conto capitale, consentirebbe di far crescere l'economia meridionale, per dare maggiore impulso, allo sviluppo economico delle aree, particolarmente, periferiche del Mezzogiorno. In primis, diciamo che servono più risorse pubbliche, per aiutare il Mezzogiorno, al fine della crescita economica, nei settori: della formazione; delle infrastrutture e del Green New Deal. In tal senso,  qualcosa si sta muovendo, da parte del Governo nazionale.  Il ministro per il Sud, Peppe Provenzano, il 14 febbraio, a Gioia Tauro, ha annunciato un Piano Sud da 100 miliardi di euro. Noi pensiamo, che questa può essere una svolta positiva economicamente, per l'area meridionale, ma solo se c'è una visione strategica. Ovvero, creare opportunità lavorative per frenare la fuga dei giovani cervelli, in atto; poi, mettere in moto i cantieri dei lavori, per le infrastrutture al Sud e creare una banca del Mezzogiorno.

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