
Suor Eugenia, al secolo Giuliana Amodio, Madre Superiora della casa di Paola dell’Istituto Suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo fondato dalla Beata suor Elena Aiello, ha saputo tracciare un ritratto esaustivo della Suora, ‘a monaca santa’ per i cosentini, riconosciuta e proclamata Beata dalla Chiesa lo scorso 14 settembre 2011.
Il libro (Beata Elena Aiello, Giuliana Amodio, Paoline, pp. 156 €. 11,00) ha visto una prima stesura nel 1995 e, dopo la proclamazione della beatitudine di Madre Elena, è stata pubblicata una nuova edizione rivista, anche per l’inserimento degli ultimi avvenimenti.
L’autrice, utilizzando una lingua sintetica ma completa e di lettura immediata e avvincente, scorre tutta la vita terrena della Beata facendo risaltare momenti significativi della sua crescita spirituale e della sua quotidianità.
Il libro è suddiviso in otto capitoli, che scandiscono passi cruciali della Beata verso la realizzazione di quanto richiesto da nostro Signore con i carismi concessile e la sua chiara vocazione, alla quale ha saputo rispondere senza riserve e senza alcuna resistenza.
La presentazione scritta da don Enzo Gabrieli, postulatore della causa di beatificazione, illustra quanto la Beata ha saputo e voluto fare per indicarci una via privilegiata verso la volontà di Dio. “Questa donna ha gareggiato nella ricerca della volontà di Dio, ha combattuto con l’energia delle madri e delle spose calabresi, si è fatta letteralmente sospingere dalla carità, imboccando la piccola via, quella dei minimi del Vangelo”, scrive don Enzo Gabrieli.
Chiude con una appendice interessante che riporta brevi cenni su esponenti della Gerarchia Ecclesiastica e del Clero, prevalentemente cosentino, e su persone comuni che in qualche modo hanno avuto un ruolo nell’opera di Madre Elena.
Nell’introduzione, l’autrice descrive gli stati d’animo delle figlie di Madre Elena nell’apprendere la notizia della beatificazione, attesa ma che le fa sentire ancora più piccole di fronte all’evento. Ringrazia innanzitutto nostro Signore per avere trasformato Madre Elena in strumento della sua misericordia, poi il Santo Padre Benedetto XVI, tutti i vescovi di Cosenza che hanno creduto nell’opera di Madre Elena e, infine, tutti i fedeli cosentini coscienti della missione della Beata, che essi ritenevano già colma delle grazie di Dio: ‘a monaca santa’.
Una lettera, richiesta dalla stessa autrice ad una suora carmelitana scalza suor Anna, illumina, anche in base al carisma di santa Teresa, la vera grandezza di Madre Elena: “Nella vita di Madre Elena intravedo “grandi cose” compiute da Dio in questa serva:
amore alla preghiera
docilità alla sofferenza
carità senza limiti”.
E ne indica la portata dell’esempio verso tutti i fedeli: “La preziosa eredità che Madre Elena lascia, non solo alle suore del suo Istituto ma ogni persona che intende vivere autenticamente il Vangelo, sta proprio nella dedizione incondizionata ai piccoli, agli ultimi, alle persone che non contano”.
L’autrice introduce il lettore con un affresco ai luoghi, Montalto Uffugo, all’ambiente familiare e alla crescita spirituale di Madre Elena, dalla sua nascita ai suoi primi tentativi di individuare la strada che il Signore vuole che lei percorra.
Madre Elena è la quarta di sette figli, quattro maschi e tre femmine, che i genitori, Pasquale Aiello e Teresa Paglilla, hanno avuto la gioia di accogliere. Nasce il 10 aprile 1895 e soltanto cinque giorni dopo, lunedì dell’Angelo, è battezzata nella chiesa di S. Domenico, a Montalto.
La sua famiglia è veramente il prototipo della buona famiglia cattolica: “Elena cresce in un ambiente familiare dove si respira un clima di grande armonia, calore umano e profonda fede religiosa.” Il centro della sua formazione fin dalla prima fanciullezza è l’Istituto delle Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue.
A nove anni nella Chiesa di S. Francesco si accosta alla sua Prima Comunione. A undici anni muore sua madre e il turbamento per una perdita così lacerante l’avvicina ancora di più al mistero della sofferenza, che la porterà ad amare teneramente e saldamente il Crocifisso fino al suo ultimo respiro. A tredici anni riceve la Cresima nella Chiesa di S. Maria della Serra, a Montalto.
A seguito di una grazia ricevuta dalla Madonna di Pompei, per la guarigione di una malattia alla trachea, si fa più vivo e pressante in lei il desiderio di farsi religiosa, ma i timori che nutre il padre per l’inizio della prima guerra mondiale fanno rinviare l’attuazione di questo suo desiderio.
Quando giunge all’età di venticinque anni, superato ogni ostacolo, con il consenso del padre entra nell’Istituto delle Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue, che lei conosce bene fin dall’infanzia.
In seguito, nonostante l’opposizione del padre, entra nell’Istituto delle Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue di Pagani, in provincia di Salerno.
Ma gravi problemi di salute, fra cui anche una cancrena all’omero sinistro conseguenza di uno strappo muscolare non curato, la costringono a ritornare a casa meno di un anno dopo.
Per risolvere il problema della cancrena il medico dell’Istituto interviene chirurgicamente, senza anestesia, ma nell’incidere taglia anche dei nervi, per cui la spalle sinistra e la bocca restano immobilizzate.
Tornata a casa le sue condizioni di salute si aggravano e i medici dell’Ospedale di Cosenza le dicono che solo un miracolo potrebbe salvarla.
Nel suo soggiorno in città abita in casa della cugina vicino alla chiesa di San Gaetano. Prima di entrare in casa entra nella chiesa e, inginocchiata davanti alla statua di S. Rita, chiede la grazia della guarigione. Durante la notte sogna S. Rita che le preannuncia la guarigione e le chiede di diffondere il suo culto a Montalto.
Il 2 marzo del 1922, venerdì di quaresima, inizia il fenomeno della sudorazione di sangue, che si ripeterà ad ogni quaresima, insieme con le stigmate, fino al termine della sua vita terrena.
Quanto Madre Elena è a Montalto, in convalescenza a causa delle vicissitudini della sua salute, conosce Luigina Mazza che le fa conoscere i suoi quattro fratelli frati dell’Ordine dei Minimi di S. Francesco di Paola.
Questo incontro risulterà provvidenziale, sia per l’assistenza che i frati nella fase cruciale dell’avvio dell’opera di Madre Elena che per l’aiuto materiale che la famiglia Mazza non lesinò. Questo incontro, provvidenza di Dio in vista dell’opera che Madre Elena si appresta ad avviare per rispondere alla sua vocazione, l’avvicina al carisma di S. Francesco di Paola: quel Charitas, programma di vita cristiana, che partendo dall’amore per Dio giunge subito all’amore per i fratelli e riconosce nella Santa Croce lo strumento di Dio per far conoscere il suo Amore all’uomo. Fa suo l’insegnamento del Santo di Paola “A chi ama Dio tutto è possibile” per affrontare qualsiasi necessità materiale fidando soltanto nella misericordia divina.
Ormai spiritualmente avviata, decisa a far partire la sua opera, trova un’abitazione inaspettatamente e prodigiosamente, un appartamento in affitto in vico II Rivocati a Cosenza. L’appartamento è completamente vuoto e necessita di manutenzioni, ma per lei, che si affida completamente alla misericordia di Dio, è una grazia insperata. Al suo ritorno a Montalto mette subito al corrente Luigina Mazza e 17 gennaio 1928 raggiunge Cosenza portandosi poche cose personali che potrebbero rivelarsi utili.
Lei e Luigina cominciano a percorrere le vie di Cosenza per raccogliere bambini abbandonati nelle strade per ricoverarli nella loro casa ed assisterli amorevolmente.
La sua opera ha inizio, la misericordia divina non cessa di assisterla in tutto.
Intanto altre due giovani si uniscono a lei e a Luigina per contribuire alla loro opera.
L’assistenza spirituale viene affidata dalla curia vescovile, che segue con interesse la opera di Madre Elena appena iniziata, ai Padri Minimi e in particolare a padre Bartolomeo Verde, il quale predispone le prime norme dell’opera, sulla traccia delle regole del Terz’Ordine di Minimi.
Nasce nel 1930 la Pia Associazione delle Terziarie Minime.
Con il passare del tempo comincia ad essere diffuso il nome di Suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo per indicare le giovani che collaborano con l’opera. Madre Elena smette l’abito votivo di S. Rita per indossare, con le giovani che operano con lei, l’abito studiato per la nuova famiglia nascente, simile a quello della famiglia dei Minimi: nero, con maniche larghe. un velo nero con cinque pieghe (in onore delle cinque piaghe di Nostro Signore) tenute insieme da un nastro bianco, lo scapolare, il cingolo di S. Francesco di Paola e, sul petto, uno stemma con i simboli della carità e della Passione di Nostro Signore. La famiglia religiosa è nata anche formalmente.
Nel 1936 Madre Elena acquista, confidando esclusivamente nella provvidenza divina, un caseggiato con annesso piccolo appezzamento di terreno. in via dei Martiri a Cosenza Casali, di proprietà della nobile famiglia Ferri, trasferitasi a Bologna. La casa richiede urgenti lavori di manutenzione, che, su consiglio di Mons. Nogara, Vescovo di Cosenza, provvede a fare eseguire in economia, con l’aiuto del cognato di Luigina Mazza, il capomastro Vincenzo Laganà. Nell’estate del 1937 i lavori sono quasi completati, con l’aiuto incondizionato di varie ditte di Cosenza, e la congregazione con i suoi piccoli ospiti si vi trasferisce.
La nuova casa diventerà in seguito la Casa Madre dell’Istituto.
Il suo Istituto comincia a essere conosciuto per tutta Cosenza e la sua provincia. Lei comincia ad essere comunemente chiamata ‘a monaca santa. L’afflusso di bambini disagiati da accudire e di giovani desiderose di contribuire all’attività dell’Istituto diventa continuo e in costante crescita. Ma non mancano a Madre Elena le sofferenze fisiche e, soprattutto, spirituali per le malevole insinuazioni e avversioni immotivate nei suoi confronti.
Il 2 gennaio 1948, dopo la fine della seconda guerra mondiale, la Sede Apostolica con pro-decreto trasforma la Congregazione di diritto diocesano in Congregazione di diritto pontificio.
Successivamente, dopo l’approvazione delle Costituzioni improntate alla religiosità del Terz’Ordine dei Minimi, l’Istituto delle Suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo ottiene il riconoscimento canonico da parte della Santa Sede.
Le case aperte, prevalentemente nella provincia di Cosenza ma anche nel resto d’Italia e in altre nazioni, si moltiplicano.
Il 7 giugno 1961 Madre Elena parte per Roma, in compagnia di Suor Luigina e Suor Maria Silvana Petra, dove dovrà sottoporsi a cure mediche urgenti.
All’alba del 19 giugno 1961 Madre Elena lascia le sofferenze terrene per godere in eterno la gloria del Paradiso.
Non credo sia un caso se termina la sua vita terrena nel mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù, di cui era veramente e intimamente devota.
Devo ringraziare Suor Eugenia per averci fatto parte di queste sue riflessioni.
Il suo linguaggio semplice e ben strutturato, di lettura piacevolissima e coinvolgente, sintetico ma completo, in alcuni tratti commuove e fa sorgere un desiderio imperativo di emulazione della movimentata santa vita della Beata Elena, ‘a monaca santa’.

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