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Mercoledì, 22 Febbraio 2017

«Non ho che una passione ‒ scriveva Alexis de Tocqueville ‒ l’amore della libertà e della dignità umana, forse l’unica santa e legittima passione dell’uomo».

Se è vero che la storia è da sempre un intreccio drammatico di libertà e oppressione, allora dove trovare la certezza nel fatto che la storia abbia un fine e che questo fine sia la libertà? 

La letteratura distopica (cioè “anti-utopistica”) ci ha educati ad una certa confidenza con un “sistema di servitù generalizzata”. Come se la felicità umana possa derivare soltanto dal dominio di un ente sovraordinato all’uomo stesso. Del resto, il mondo nuovo che qualcuno vuole donarci ad ogni costo, nell’ambizione della perfezione storica, impone che la libertà sia schiacciata da consumismo e tecnocapitalismo. E allora, esiste un “destino per la libertà?”. È questo quello che si domandano Bauman, Giaccardi e Magatti, gli autori del volume “Il destino della libertà”, Città Nuova, pp. 100, €. 12,00. 

Ad interrogarsi su cosa sia la libertà, qual è l’uso che ne facciamo, e, soprattutto, a cosa serve, è in particolare Zygmunt Bauman. Il sociologo e filosofo polacco noto per la metafora sulla postmodernità, che ha reso la nostra “società liquida”. 

Tutte le considerazioni in cui ci si imbatte scorrendo le pagine del libro vertono intorno ai cambiamenti della società odierna, vittima e carnefice anche della crisi economica. Bauman, allora, introduce la sua riflessione citando una ricerca internazionale, svolta da un prestigioso gruppo di studiosi di diverse università europee, sui valori della società europea. Dallo studio è emersa la forte corrispondenza che esiste tra la percezione della propria felicità e la percezione del controllo sulla propria vita. Il che vorrebbe significare che una persona, per sentirsi veramente libera, deve avere la capacità di autodeterminazione, di produrre la propria identità. Sarebbe questo, pertanto, il concetto di libertà condiviso dalla maggioranza degli europei.

Il punto di vista di Bauman si articola nel tentativo di incorniciare la situazione attuale: quali sono le «tendenze visibili al momento nella società contemporanea, dove ci porteranno e quali sviluppi avranno?». E, da sociologo, analizza un mondo in cui le capacità di scelta, che sono nella disponibilità degli uomini, si stanno restringendo, in cui la responsabilità decisionale viene negata a molti e «la speranza, per tanti giovani, di poter realizzare e mettere in pratica ciò che è stato insegnato loro dalla scuola, dalla famiglia e dalla società sembra venir meno». Da qui ad un’analisi sullo stato del capitalismo il passo è breve. Ed è da quest’ultimo che proseguono le considerazioni di Chiara Giaccardi e Mauro Magatti. 

Ci viene fotografato un Occidente saturo di idoli e che ha dimenticato Dio. Che si è stretto a vivere in contesti in cui le persone si trovano espropriate di ciò che consentiva di vivere insieme: «la saggezza dell’esperienza, la tradizione, la solidarietà, le culture comunitarie. Tutto ciò è stato sequestrato, sterilizzato e rivenduto come prodotto da consumare, facendo collassare libertà e ‘libera’ scelta: più possibilità di scelta abbiamo, più siamo liberi - è uno dei principali assunti della contemporaneità. Un problema di quantità, insomma. Ma dentro una gamma predefinita». 

La vita del ventunesimo secolo è ridotta a consumo, e non a caso Zygmunt Bauman parla di “homo consumens”. 

Più si avanza nella lettura e più ci si ritrova davanti un affresco della folle società in cui siamo immersi, e, in breve ci viene detto che stiamo sbagliando tutto, o quasi. Di certo abbiamo sbagliato a giocare le carte per reagire alla crisi economica, mancando di investire sull’unico obiettivo che vale sempre la pena perseguire, la persona umana. 

“Il destino della libertà” diventa, così, una facile finestra sulla nostra società: in cui tutti si dicono e si vogliono liberi, mentre si ostinano a correre nella stessa direzione in modo gregario, cioè come un gregge. 

Calliope è una ragazza come tante, affascinata dalla cultura e dai libri e che ha un sogno: scrivere un romanzo suo. Un giorno, nella biblioteca in cui lavora, incontra Charles, ragazzo alquanto enigmatico che riesce ad attirare la sua attenzione e a insinuarsi nei suoi pensieri e nella sua ormai monotona routine quotidiana.

Il ragazzo l’ha scelta, sente che solo lei può aiutarlo nella missione che ha programmato e con pazienza riesce a guadagnarsi la stessa profonda fiducia da parte di Calliope.

L’intesa fra i due protagonisti è sapientemente costruita sulla base di una passione condivisa: la lettura. Il rapporto ci mette un po’ a decollare, ma la narrazione tiene il lettore avvinto grazie alla indecifrabilità del personaggio di Charles che suscita la curiosità di conoscere il segreto che custodisce. Inoltre, in questa prima parte del romanzo, l’autrice allestisce una deliziosa vetrina letteraria che inevitabilmente appassiona gli amanti della lettura e della letteratura in generale.

La vita di Calliope sta per cambiare radicalmente grazie a Charles che le offre una possibilità di scelta, ma grazie soprattutto a se stessa e al coraggio di intraprendere una strada completamente diversa da quella che stava percorrendo.

L’azzardo, la cultura antica e l’amore diventano i tre pilastri portanti della vita di Calliope e dello stesso volume dal titolo “Bruchium – Riflessi di Sabbia”, edito da Talos, che costituisce l’esordio letterario di Selene Miriam Corapi.

Il romanzo è un avvincente giallo che traspira tutta la passione per i libri e l’attenzione alla storia e alla letteratura antica che contraddistinguono l’autrice, la quale sfoggia il suo ricco bagaglio culturale nelle pagine frutto del suo estro inventivo.

Una storia ambientata nella culla più affascinante della civiltà antica, l’Egitto, che, tra misteri, scoperte, amicizie, amore e avventure corredate da intrecci pericolosi, si legge tutta d’un fiato grazie allo stile semplice e fluido con cui l’autrice ha saputo trattare una materia dall’elevato contenuto formativo.

Sulla scia di scrittori come Dan Brown e Glenn Cooper, la giovane Selene ha affastellato nel suo calderone ingredienti che vanno dalla storia al fantasy, dalle lettere alla papirologia, dalla criminalità all’amore puro dei due protagonisti, ricavandone un mix perfetto che conquista il lettore fin dalle prime pagine e che lo lascia sperare in un nuovo e ancora più entusiasmante seguito.

 

Un’atmosfera di magia ha pervaso, martedì 13 dicembre, il salone dell’I. C. “A. Rosmini” di Crotone, in occasione della presentazione di Elementhal – I misteri del Regno di Viland.

Ludovica Fisco, autrice esordiente di questo sorprendente fantasy, ha soltanto undici anni e una fervente immaginazione, alla quale ha dato sfogo nel migliore dei modi.

Da sempre affascinata dal mondo dei libri e della scrittura, Ludovica decide che il tempo dei racconti e delle poesie composte nel tempo libero doveva lasciare spazio a qualcosa di più ardito e, dopo vari tentativi, approda all’idea di Elementhal.

Poteri magici, streghe buone, animali fantastici, questi gli ingredienti del magico Regno di Viland, pieno di boschi e foreste incantate che fanno da sfondo a una storia in cui valori come l’amore per la famiglia e per gli amici vengono usati come unica arma per sconfiggere il male.

Un messaggio profondo, quello che l’autrice vuole mandare e di cui tutti dovremmo fare tesoro, raccontato con uno stile semplice e fluente, che incanterebbe qualsiasi tipo di pubblico.

Con risoluta fermezza e un entusiasmo contagioso la portentosa Ludovica si è fatta avanti con il suo manoscritto alla D’Ettoris Editori, conosciuta tramite uno dei tanti progetti scolastici organizzati dalla Fondazione D’Ettoris, la quale ha deciso di intraprendere lo stimolante viaggio che ha portato alla stampa del volume, dotandolo, inoltre, di una veste grafica vivace e accattivante.

Una giornata all’insegna della cultura e della fantasia, quella svoltasi in onore della piccola autrice, alla quale hanno partecipato il sindaco Ugo Pugliese, l’Ass. alla Cultura Antonella Cosentino, nonché alcuni personaggi del panorama letterario crotonese come Elio Cortese e Maria Ussia Presidente dell’UCIIM.

Nel corso della manifestazione, la talentuosa Ludovica si è aggiudicata un elaborato attestato di merito consegnatole da parte del sindaco e della Preside Ida Sisca “per l’impegno profuso nella stesura del libro Elementhal” accompagnato dall’augurio di non abbandonare mai la passione per la scrittura sinonimo di vita.

“La chiamata di Ludovica per la presentazione del suo libro mi ha emozionata, ma non sorpresa, perché mi aspettavo da lei qualcosa di grande”, queste le parole di Mariella Fusto, l’affezionata maestra elementare di Ludovica che, visibilmente molto emozionata, ha regalato ai presenti in sala una descrizione molto dolce del suo ricordo di Ludovica e del suo percorso letterario fin da piccolissima, sicura, come tutti, che la giovanissima sia destinata a raggiungere vette sempre più alte e che Elementhal sia solo il primo gratificante esordio.

Con quest’ultimo volume la casa editrice inaugura Fiabilandia, una collana di libri per ragazzi scritti da loro stessi, infatti “nessuno meglio di un bambino può scrivere un libro per bambini, perché proprio nei bambini è insita quella fantasia che nei grandi è più difficile trovare”, sostiene con giusta genuinità Ludovica, garantendo di fronte a parenti e amici che Elementhal è solo il primo di una trilogia!

Ancora una volta la sfida per un futuro più florido è in mano ai giovani, ma quella ancor più ardua consiste nelle possibilità che saremo in grado di mettere a loro disposizione, per farli esprimere al meglio delle loro capacità, giacché “Il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini” (D. Bonhoeffer).

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