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Venerdì, 24 Febbraio 2017

Ho conosciuto Irma Albano a Roma, in occasione della sua premiazione nell’ambito del Premio Letterario “Scriviamo Insieme” , che già si sta predisponendo per la VII edizione, visto il successo ormai consolidato di partecipazione e di critica delle precedenti edizioni.

 Lo scrittore Vittorio Scatizza è uno dei fondatori di questo evento culturale. Egli svolge da sempre una funzione di coordinamento in relazione alle attività di contatto con gli Autori, la Giuria e il Comitato d’Onore ed avendo lavorato presso una casa editrice, oltre alle attività connesse al premio, si dedica con passione e competenza  alla scrittura e alla revisione di testi.

Proprio nel corso della Cerimonia di Premiazione del suddetto concorso letterario è avvenuto il mio primo incontro con Irma: un vero e proprio “colpo di fulmine”, dal momento che fra me e questa sorridente, bionda signora dai modi gentili, è scattata in modo del tutto spontaneo una certa  empatia, certamente coadiuvata dalle notevoli affinità caratteriale, nonché dal comune interesse verso le Arti letterarie.

Dopo pochi minuti di conversazione ho subito provato il desiderio di intervistarla, per entrare nel suo nobile animo e dare la possibilità ai nostri lettori di conoscerla non solo per le sue opere, ma per il loro intrinseco e profondo significato.  

L’autrice Irma Albano, insegnante in pensione di Taranto, si è affacciata nell’affascinante universo della Poesia nel 2013 con l’Opera Prima Quando il tramonto spegne il sole (casa editrice Albatros Il Filo), un libro di poesie  che vuol rappresentare un canto di gioia alla vita, in quanto raccoglie le più significative immagini del suo vissuto, un dono per i suoi lettori. Nello stesso anno ha partecipato al Concorso letterario indetto per la stesura di un’Antologia  dal titolo 500 Poeti Dispersi e poi Ritrovati, da dedicare a Giacomo Leopardi ed è stata inserita nel IV volume con due poesie e successivamente nel  V, VI e VII volume con altre sue liriche.

In questi ultimi tre anni ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti in Premi letterari nazionali ed internazionali, che hanno sicuramente stimolato la sua propensione alla scrittura e nel 2015 ha pubblicato il secondo libro di poesie Tra sogno e ricordo (Casa editrice Albatros Il Filo), definito un inno all’esistenza e scritto con afflato festoso e sempre positivo ed animato da sentimenti di riconoscenza verso le persone a lei care.

In ogni sua opera è costantemente presente l’aspetto autobiografico, ma non autoreferenziale, come spesso si  riscontra in un certo modo di fare poesia, secondo il quale chi scrive non riesce ad andare oltre l’affermazione della propria esistenza, poiché ogni altra realtà si risolve solo ed unicamente nel proprio  pensiero.

 Certamente una forte  limitazione che Irma non conosce, poiché le sue poesie si aprono ad una visione universale della vita, nella condivisione di pensieri, riflessioni ed emozioni attraverso un linguaggio diretto ed accessibile al lettore, che in quei concetti riesce ad identificarsi. Poesie dove è palpabile la speranza, in un messaggio di positività che lascia intravedere persino la possibilità che i sogni possano avverarsi, magari solo i più piccoli, ma non per questo meno significativi.  Il suo è un invito a sognare, a credere, a sperare, in un atteggiamento mentale dove l’amore, spina dorsale dell’esistenza, regna accanto alla Fede. Lo sguardo di Irma rivolto a Dio è presente in molte sue liriche, intrise di spiritualità.

La scrittrice tarantina  nel 2015 si è proposta al mondo della narrativa con il romanzo Ginevra, con il quale aveva già vinto un concorso online nel 2014 ma, nonostante il suo permanere al 1° posto in classifica per un anno, ad un certo punto  ha deciso di ritirare la sua opera per far correre la  protagonista con le sue gambe, attraverso la pubblicazione cartacea dell’opera. Del romanzo Ginevra (Mama Dunia Edizioni), giunto alla seconda ristampa, i giornalisti hanno scritto: come si leggeva un tempo, in ordine al suo stile di scrittura pulito e tradizionale.  

Infine, nell’aprile del 2016 è stato pubblicato il libro Con Gesù nell’orto degli Ulivi (Mandese Editore), un viaggio immaginario in Terra Santa tra ricerca e poesia, che l’autrice ha realizzato su invito del prof. Giovanni Gianfrate, autore di un progetto del CNR di Firenze, che verte sullo studio degli otto alberi di ulivo del Getsemani, il monte che sorge nei pressi di Gerusalemme.  

Anche in quest’ultima fatica letteraria troviamo una poesia chiara, stilisticamente fluida e di forte impatto spirituale, con una rima che sorge spontanea, in considerazione del fatto che Irma Albano già ai tempi della scuola amava la metrica latina. 

Ho letto con forte coinvolgimento il suo libro Gesù nell’orto degli Ulivi  (Mandese Editore), un testo intriso di spiritualità. L’opera è stata emotivamente sollecitata dal prof. Giovanni Gianfrate, ideatore del progetto L’orto degli Ulivi del Getsemani, un luogo situato ai piedi del monte dove sono avvenuti  diversi eventi biblici. Infatti, il monte degli Ulivi sorge ad est di Gerusalemme ed è proprio lì che Gesù si sarebbe ritirato prima della Passione. C’è stato un momento particolare in cui ha deciso di intraprendere il suo meraviglioso viaggio in versi?

Sì, ma io  direi di avere ripreso, dopo un lungo letargo, tralasciando la matita per sostituirla con il computer. Da ragazzina avevo l’esigenza di esprimermi in versi, di raccontare, di raccontarmi, severamente contrastata, caparbiamente disobbediente. Si, ho ripreso dopo il mio pensionamento anticipato dalla scuola primaria e dopo aver dato una mano alle figlie a far crescere le loro creature.

Scorrendo le pagine di questa originale opera leggo notizie storiche, che introducono agevolmente le sue poesie: testi di inusitata dolcezza e delicatezza, dove si percepisce un certo afflato nostalgico. Il complesso lavoro di ricerca storica le ha consentito di ripercorrere i vari passaggi di cui questa zona, geograficamente inglobata nello Stato di Israele, ne è testimone nel corso dei secoli. Trai suoi sogni nel cassetto è presente anche un viaggio in Terra Santa?

Senza esitazione direi di sì, tuttavia lo ritengo difficile. Però non improbabile in quanto, col tempo sono diventata imprevedibile. Amo il verbo recuperare.

Se poste in parallelo, quali sono le differenza tra Ebraismo e Cristianesimo nel loro rapporto con la Terrasanta?

La differenza sta nel significato spirituale di quella Terra. La Palestina per gli Ebrei è “Terra  Promessa”, il  luogo verso cui Dio ha guidato il popolo tramite Mosè. Per i Cristiani, con cui hanno in comune l’Antico Testamento, è la Terra dove Gesù è nato, cresciuto, ha predicato, è morto e risorto.

Per i Musulmani la Terra Santa è nel Corano che ricorda la liberazione degli Ebrei dall’Egitto.

Il Cristianesimo è la religione più a stretto contatto con l’Ebraismo, poiché Gesù era ebreo e gli ebrei furono i primi seguaci. La divergenza consiste solo nel non credere nella Trinità, cioè in Gesù Cristo Dio e Uomo.

Ritiene che il contributo dei Vangeli apocrifi fornisca un’analisi critica esaustiva in merito alla presenza di Gesù sulla Terra?

Si, perché ci raccontano di Gesù dai primi anni della sua vita e non dicono nulla di diverso da quanto scritto in seguito  da Matteo e Luca,  i quali con scritture fedeli, dimostrano lo sviluppo del Cristianesimo non influenzato da correnti teologiche e religiose.

L’ulivo, una delle prime piante coltivate dall’uomo, rappresenta da sempre un simbolo trascendentale di spiritualità e sacralità, oltre che sinonimo di fecondità, rinascita e resistenza a qualsiasi genere di avversità; infine, simbolo di pace nella religione. Intenso e ricco di pathos l’”incontro con Gesù nell’orto degli Ulivi,  dove i versi poetici si trasformano in un dialogo, nel quale trova spazio la sua sofferenza, che talvolta mette in discussione il rapporto con la Fede. Vorrebbe parlarmene?

Questa è stata la prima poesia scritta per il lavoro che mi era stato commissionato dal Prof.

Gianfrate della Università di Firenze e che inviai subito per sapere se potevo procedere.                     

Il suo fu un assenso commosso e pieno di complimenti nei miei riguardi. In quei versi mi sono permessa di mettere a confronto la mia sofferenza di ragazzina, alle prese col ricordo di una madre persa in tenera età  e la perdita del primo amore, grandi dolori per me.                       

La sofferenza non dovrebbe mai intaccare il nostro rapporto con il trascendentale - il mondo è così deve andare - e il nostro tempo diviso tra gioie e dolori.

Andando avanti, verso dopo verso, la lettura delle sue liriche diventa sempre più avvincente, direi avvolgente. Mi ha emozionata la sua poesia dedicata alla Madonna, nella quale avverto il suo profondo dolore, mai lenito nel tempo, per la perdita della mamma. Straziante la sua domanda  perché portare via ad un bambino il bene più prezioso della vita, la mamma?  Quanto le sono mancate le carezze della buonanotte  e le coperte amorevolmente rimboccate dalla sua mamma?

Ai miei tempi, dopo cena si andava a “nanna”, non c’erano svaghi. Io dormivo col mio papà, nel lettone da sola e fino a quando non veniva lui vivevo nel terrore, stringevo gli occhi per non vedere l’ondeggiare di quel lumino sul soffitto, acceso sul comò davanti a una foto e il timore che mamma non potesse trovarmi azzerava completamente la mia voglia di andare sotto le coperte; avevo circa nove anni. Poi mi sono inventata un gioco con lo specchio, dove io le rivolgevo delle domande e rispondevo per lei , finalmente rassicurandomi.  Oh, quanto mi è mancata e quanto mi manca! Diventata più grandicella, lei ha seguito tutti i miei passi, ma non sempre mi ha protetta, o forse qualche volta sono stata io a perderla di vista. Ce lo diremo un giorno. Le ho scritto una poesia e anche a lei ho detto…

La poesia Il bacio di Giuda mi ha colpito per i forti simbolismi e i riferimenti autobiografici. Il bacio, espressione d’affetto per definizione, come può celare un tradimento?

Ce l’ha insegnato Giuda. Infatti è senza dubbio il brano che ho scritto con rabbia, odio e amore verso chi subisce e  pur sospettando non vuole o non riesce ad ammetterlo.

Nel bacio, manifestazione di affettuosità, come lei giustamente dice, si possono nascondere altri sentimenti avversi e non faccio mistero nella poesia di quanto è accaduto a me, nel mio piccolo, e a Gesù nel finale della sua vita.

Quanti lupi ogni giorno si travestono da pecore sotto le mentite spoglie di un marito, compagno di vita?

Diverse liriche riflettono il suo vissuto, attraverso la percezione di un travaglio che non può lasciare indifferenti per la sua intensità. Secondo lei, la morte è un punto di partenza o di arrivo? 

Bella domanda.

La morte fa parte di quel pacchetto che contiene li nostro percorso di vita, che va dall’inizio alla fine dei nostri giorni.  

Nel suo interno è depositato lo scorrere del nostro vivere.

Forse non sapremo mai se questo cammino è predestinato o lo scriviamo noi giorno dopo giorno su pagine bianche. Io, nel mio cieco vedere, ritengo che sia il punto di arrivo del nostro viaggio, dove potremo “esistere” finalmente insieme a chi abbiamo amato e perduto, cercato e non trovato, consapevoli di essere stati attesi, per non perdersi  mai più.

Lo sappiamo che c’è un posto d’arrivo, poiché tutto il nostro vivere si muove in quella direzione: ritrovare gli amori terreni, per sublimarci con loro per l’eternità. Sarà la mia Fede, sarà il mio ingenuo essere romantica, ma sento che in quella dimensione nessuno ci separerà più da chi abbiamo amato.

Vorrebbe parlarmi del suo romanzo Ginevra (Mama Dunia Editrice)?

In primis è stata  la mia vittoria sul mio Professore di italiano, che è  deceduto macerandosi  nella ricerca di un temario  dal quale attingevo, secondo lui, per i miei compiti in classe.

Ginevra, racconto breve, ambientato nella Taranto dei primi ‘900, è la storia di una giovane donna le cui idee ed intenzioni sono esattamente le stesse di tanti giovani di oggi. La ragazza subisce tempi e comportamenti  familiari fortemente patriarcali fino a un certo punto della sua vita, in cui arriva la svolta. Nel romanzo racconta l’amore e l’attesa ed è l‘amore a condurre i suoi passi.

Questo romanzo ha vinto un concorso online ed è stato per un intero anno 1° in classifica, senza temere rivali.

Allo scadere del contratto l’ho ritirato, per far correre Ginevra con le sue gambe ed ora è alla seconda ristampa con la Casa Editrice Mama Dunia.

Per una vita è stata un’insegnante e sin dall’infanzia ha sempre amato la scrittura e la poesia. Cosa significa oggi per lei  comporre poesia e prosa?

Nella poesia c’è il senso di ciò che non è scritto, ma immaginato, pensato o dettato dall’animo; mentre nella prosa c’è l’impegno maggiore di creare i personaggi, dar loro dei caratteri, disegnare i contorni, esprimere i sentimenti. Sapere ciò di cui si parlerà, far vivere e parlare queste figure, anche attraverso le loro passioni, che si innestano nella finzione scenica  e di cui il lettore si nutre, per immedesimarsi nel tutto. Certamente è una gran fatica! Ma quando sono lì, seduta davanti al mio pc, con il quale non riesco ad avere dimestichezza, ringrazio quella testarda ragazzina, sempre in guerra, che non ha mai voluto smettere di sognare.

La coraggiosa D'Ettoris Editori pubblica un volume inedito sul problema siriano.

La Siria è diventata l’epicentro di un conflitto globalizzato che oppone da una parte i democratici alle dittature nazio­naliste e ai fondamentalisti islamisti, e dall’altra l’asse sciita ‒ fra cui il regime di Bashar al-Assad, Hezbollah e l’Iran ‒ a quello sunnita, sempre più totalitario. Di quest’ultimo è parte il neo-califfato, lanciato all’assalto del mondo intero. Aggirando le trappole del manicheismo e del moralismo, Randa Kassis e Alexandre del Valle offrono un’analisi storica e so­ciale del caos siriano, dimostrano che l’Occidente ha sbagliato nel promuovere la “primavera araba” ‒ rapidamente tra­sformatasi in un “inverno islamista” ‒ e propongono soluzioni per una transizione siriana e la pace basate sul pragmatismo e sul dialogo politico. Nessuna soluzione potrà mai trovarsi in Siria ‒ sostengono gli autori – escludendo dalla concertazio­ne la Russia, l’Iran e lo stesso regime di Damasco, il quale non è solo “parte del problema” ma anche “della soluzione”.

Il principale errore strategico dell’Occi­dente ‒ a dire di Kassis e del Valle ‒ con­siste nel rifiutarsi di individuare il vero e principale nemico nel totalitarismo isla­mista.

Un nemico che ci fa guerra sia col terro­rismo, il jihad globale, sia attraverso un proselitismo neo-imperiale sponsorizzato dagli «strani amici» sunniti del Golfo. Tale azione di «conversione» trasforma le co­munità islamiche d’Europa in una quinta colonna che crea seri problemi di sicu­rezza. Per troppi decenni, del resto, si è consentito agli islamisti radicali di pene­trare nelle nostre società, indebolite dal politicamente corretto e da un suicida senso di colpa.

Randa Kassis è una scrittrice e antro­pologa siriana, nonché fondatrice del Mo­vimento per una società pluralista (2012) e già membro del Consiglio nazionale si­riano (2011-2012), da cui è uscita a cau­sa dell’influenza delle componenti islami­ste eterodirette. Ha pubblicato due libri in Francia, Crypts of the Gods (2013) ‒ ana­lisi antropolo­gica della mo­rale religiosa ‒ e Le chaos syrien (2014).

Alexandre del Valle è uno studioso di geopolitica. Editorialista a France Soir e Atlantico, ricercatore al Center of Political and Foreign Affairs e al Gatestone Institu­te. Insegna Geopolitica e Relazioni Inter­nazionali alla IPAG Business School di Pa­rigi e ha pubblicato diversi libri sull’isla­mismo radicale, il terrorismo islamico, la cristianofobia, o il “complesso occidenta­le”, fra cui, in Italia, Il totalitarismo islami­sta all’assalto delle demo­crazie (2005), Perché la Tur­chia non può entrare nell’U­nione europea (2009) e Rossi - Neri - Verdi (2011).

Randa Kassis e Alexandre del Valle

Comprendere il caos siriano
Dalle rivoluzioni arabe al jihad mondiale
D'Ettoris Editori
pp. 392 €. 22,90

In coincidenza  con il 27 gennaio,  Giornata della Memoria per ricordare tutte le vittime dell’Olocausto, che come ogni anno viene celebrata  nel mondo, lo scrittore e poeta Francesco Belluomini presenta la sua ultima fatica letteraria dal titolo Nel campo dei Fiori recisi Scampoli di Olocausto (Aracne Editrice). Un libro tratto dal memoriale che Sonia Contini, venuta a mancare a 83 anni nel 2014, ha fatto poi  pervenire  all’autore attraverso i suoi eredi.

Egli  ha dedicato oltre due anni per realizzare questa interessante ed originale opera di taglio narrativo  di ben  272 pagine,  che vuole essere testimonianza storica attraverso i racconti e le tragiche vicende di due sorelle adolescenti, Sonia e Daniela, rispettivamente di 14 e 12 anni, le quali hanno vissuto la  Shoah, il più grave dramma che ha segnato il secolo scorso, lasciando traccia indelebile nella storia dell’umanità.

Un episodio, quello di Sonia Contini, rimasto ai margini della storia della deportazione ebraica per pudico risentimento verso l’inumanità della vita e raccontato oggi per mano di chi non vuole dimenticare. È il ripercorrere gli eventi di quel marzo 1944 in cui la famiglia Contini, al pari di molte altre, fu strappata dalla propria casa livornese per intraprendere il lungo viaggio verso i campi di sterminio, ultima meta per gran parte del nucleo familiare. A salvarsi da quella follia collettiva furono solo le due sorelle che, nonostante la giovane età, sopravvissero con matura tenacia al genocidio dell’Olocausto. Sonia, a distanza di anni, racconta d’un fiato il lungo percorso che l’ha portata dal campo di concentramento fino ai lontani Paesi polacchi, rievocando ricordi abbandonati e facendo rivivere persone lontane attraverso la storia della sua adolescenza, spesa dietro il filo spinato del lager di Birkenau.

Quanto accaduto negli anni ’40 costituisce certamente  la pagina di storia più buia di tutto il Novecento; tuttavia, è triste dover constatare che  l’essere umano non ha saputo trarre profitto dalle lezioni che la storia insegna, visti gli scenari di guerra presenti a tutt’oggi in ogni parte del mondo e i bambini continuano ad essere facile bersaglio sui quali perpetrare violenze inaudite.

Ma  questa constatazione non deve indurci ad abbandonare la speranza in un futuro migliore.

L’opera letteraria dello scrittore viareggino, che definirei  grandiosa per la puntuale descrizione di situazioni assolutamente inedite, offre  al  lettore immagini di forte impatto emotivo, limpide e sceniche, persino tangibili, attraverso una modalità di scrittura lucida e tesa a dar spazio alla testimonianza degli esperimenti operati sui bambini, sino alla loro morte, in una successione di memorie volte a rafforzare il ricordo di un’immane tragedia, che scuote da sempre le coscienze.

L’esigenza di Francesco Belluomini, artista dotato di profonda sensibilità, è quella di rendere giustizia alle vittime dell’Olocausto, private in primis della loro libertà ed autodeterminazione e nel contempo della loro dignità e per una gran parte di essi, della vita, il bene più grande, fra sevizie, violenze e terribili atrocità, verso le quali non è assolutamente ipotizzabile alcuna forma di indifferenza.

In quarta di copertina leggiamo:

La ragione per piangere la trovi, se la cerchi. Ma pare non valga per l’uomo,  che non teme che se stesso e passa senza volgersi all’indietro, certo che la questione si risolva non vedendo di là della sua siepe, senza farsi fregare da coloro che vissero l’orrore quotidiano. Magari non sa piangere il presente, il prossimo passato, ma il remoto ancora oggi  lo angoscia e lo sconvolge, pensando alle migliaia di bambini trattati come fossero nemici da abbattere con massima potenza militare e comandi d’estinzione. Si può fare di tutto, ma comunque la radice del male non si estingue col perdono dei popoli soppressi che rivive nei geni del passato se non tanto sepolta nel terreno.  

In copertina la pregevole opere del pittore Paolo Nuti.  

Breve biografia:

Francesco Belluomini è nato a Viareggio nel 1941 e vive a Lido di Camaiore. Poeta ed operatore culturale, ha ideato e fondato nel 1981 il noto Premio Letterario Camaiore, di cui è Presidente. Ha all’attivo 25 libri, tra poesia e narrativa e i suoi lavori sono presenti  in numerose e significative antologie, alcune delle quali curate dai maggiori esponenti del mondo letterario contemporaneo.

Tra le opere più recenti: Poesia del Novecento in Toscana, Biblioteca Maruccelliana Firenze 2009; La parola che ricostruisce, Tracce, Pescara 2010, Animali Diversi, Nomos, Varese 2011, I miei sogni son come conchiglie, Rizzoli, Milano 2011; Le strade della Poesia, Delta 3 Edizioni, Avellino 2012.

Nel suo lungo percorso letterario ha ricevuto prestigiosi  riconoscimenti, anche in ambito internazionale e alcuni suoi libri sono stati tradotti in varie lingue.

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