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Sabato, 25 Marzo 2017

È ormai innata nel ricordo di chiunque l’immagine quasi propagandista di Nerone che suona la cetra sullo sfondo di una Roma in fiamme. A darcene notizia sono gli stessi storici del tempo come Tacito, Svetonio e Cassio Dione, ma ciò che avvenne veramente quella tragica notte del 18 luglio del 64 d. C. rimane soffocato dal fumo del grande incendio che portò la Caput Mundi quasi sull’orlo del baratro.

Si tratta, infatti, di uno dei gialli più inestricabili di tutta la storia romana che ha trovato una colorita narrazione nella penna di scrittori di ogni tempo e che oggi risuona nel libro “Roma brucia!” (della collana “Misteri svelati”, Città Nuova 2016), di Bruno Cantamessa.

Fu un nefasto incidente o un atto doloso? E se fosse vera quest’ultima ipotesi, chi furono i veri colpevoli: Nerone e il suo entourage o, come si volle far credere al popolo per placarne l’ira, i primi cristiani? Fu solo una coincidenza il fatto che a radere al suolo fu proprio quella parte della città sulle cui macerie sorse poco dopo la colossale domus aurea di Nerone?

L’autore traspone questi e altri quesiti nella voce narrante del protagonista di questo affascinante romanzo storico: il saggio Lucio Verginio Rufo (14-97 d. C.), console e senatore che in quegli anni fu nominato dallo stesso Nerone governatore militare della Germania e che passò alla storia per aver rifiutato il principato per acclamazione del suo esercito ˗ preferendo la lealtà al senato e alla porpora ˗ ma anche per essere stato tutore di uno dei personaggi più importanti della letteratura latina dei suoi anni: Plinio il Giovane.

All’epoca in cui Roma bruciò, alcune sette di cristiani avevano preso piede in città anche se non erano ancora ben distinti dai giudei. Nonostante i subitanei sforzi di Nerone per la ricostruzione di una metropoli ancora più sviluppata, le malelingue che lo etichettavano come un pazzo incendiario non smisero di circolare. Si rese necessario, dunque, trovare un colpevole, un capro espiatorio che mettesse una volta per tutte il popolo a tacere. Inizia così quella che viene ricordata da tutti i libri di storia come la “prima persecuzione” contro i cristiani ˗ anche se non si tratta di una persecuzione ideologica, come quella che avverrà qualche anno dopo sotto il damnatus Domiziano.

L’autore di “Roma brucia!” racconta, con dovizia di particolari, il modo atroce in cui l’imperatore spettacolarizzò le uccisioni di tantissimi seguaci di Gesù, tra i quali anche molti fanciulli.

In questa cornice si inseriscono le figure femminili di Anastasia e Basilissa che «si guadagnarono la corona del martirio» con atroci torture per aver dato sepoltura ai corpi dei santi Pietro e Paolo.

A prescindere dall’atto, doloso o meno, dell’incendio, ciò che cattura il lettore è il modo in cui il protagonista, raccontando la sua vita, lo conduce attraverso i rumores che quella notte alimentò anche negli anni a venire, dalla corte imperiale alla Suburra; il risalto dato a temi che sono fondamentali per capire l’andamento della storia romana e da cui dipendevano le sorti del singolo civis come la volubilità dell’esercito e il ricambio del potere imperiale.

Da una parte il romanzo traduce la crudeltà e le barbarie di cui si macchiarono i romani nel corso della loro mirabile storia, incarnandoli in figure sanguinarie come quella di Tigellino ˗ lo spietato braccio destro di Nerone ˗ e denunciando la carneficina che vide vittime i cristiani, dall’altro invece celebra tutta la saggezza del mos maiorum, la lealtà dei rapporti fra le persone, i doveri del buon civis romanus e la gloria che deriva dalla fedeltà ai valori antichi concentrandoli tutti nella persona di Lucio Virginio Rufo che, dopo essere stato a un passo dal potere assoluto, «visse leggendo di sé nella storia e nella poesia, cosicché fu testimone vivente della sua futura gloria».

Un libro carico di cultura latina, dal metodo di datazione ab Urbe condita al conteggio delle ore della giornata, dalle abitudini alimentari al modo di vestirsi e relazionarsi, che regala al lettore la possibilità di far rivivere l’ingente eredità del caleidoscopico mondo romano.

 

 

Fervono i preparativi in vista del gran finale della XXVIII edizione del PREMIO LETTERARIO CAMAIORE, indetto dal Comune di Camaiore, con il patrocinio dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Lucca ed il patrocinio e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. La Cerimonia di Premiazione si svolgerà sabato 17 settembre 2016 alle ore 21.00 presso la sala meeting dell’Una Hotel Versilia di Lido di Camaiore.

 

Il Sindaco Alessandro Del Dotto ed il Presidente del Premio Francesco Belluomini faranno gli onori di casa, con un discorso di benvenuto agli ospiti, che si prevedono numerosi, tra figure istituzionali e rappresentanti della stampa locale e nazionale, e a tutti i finalisti e premiati.

 

L’autorevole Giuria di questa edizione, presieduta come sempre da Francesco Belluomini, è formata da Corrado Calabrò, Emilio Coco, Vincenzo Guarracino, Paola Lucarini e Mario Santagostini.

 

La conduzione di questo prestigioso ed atteso evento culturale, conosciuto ed apprezzato in Italia, come a livello internazionale, è affidata anche quest’anno ad Alberto Severi, volto noto di Rai 3 ed eclettico autore teatrale; ad accompagnarlo sarà la voce di Alessia Innocenti, attrice cinematografica e regista teatrale, con all’attivo collaborazioni con attori teatrali di notevole levatura, quali Dario Fo, Franca Rame, Giorgio Albertazzi e per il grande schermo con Francesco Nuti, Rocco Papaleo, Pappi Corsicato e Paolo Virzì.

 

Nel corso della serata, si alterneranno sul palco i finalisti, che declameranno le loro liriche ed i vincitori dei Premi Speciali. Inoltre, la Giuria Popolare, motivo di orgoglio e lustro per il PREMIO LETTERARIO CAMAIORE, sarà chiamata ad esprimere la propria preferenza all’interno della rosa dei cinque finalisti, già in una prima fase selezionati dalla Giuria Tecnica. Attraverso lo spoglio delle schede verrà decretato il vincitore, che succederà a Fabrizio Dall’Aglio, primo classificato dell’edizione 2015.

 

I finalisti sono:

 

Cristina Annino               Anatomie in fuga (Donzelli)

 

Dante Marianacci           Scenari della mente (Di Felice)

 

Roberto Mussapi            La piuma del Simorgh (Mondadori)

 

Silvio Raffo                      La vita irreale (Robin & Sons)

 

Nicola Vacca                   Luce nera (Marco Saya)

 

Un altro momento significativo sarà la consegna del Premio internazionale e del Premio Camaiore Proposta  “Vittorio Grotti” 2016, secondo quanto decretato dalla Giuria Tecnica. Il primo sarà conferito all’opera Voci (Samuele Editore) della scrittrice e poetessa nicaraguense Claribel Alegrìa, uno fra i nomi più conosciuti nel panorama letterario contemporaneo del centro e sud America.

 

Il Premio Camaiore Proposta andrà al ventunenne campano Davide Maria Quarracino,  con l’Opera Prima Frangiflutti (Lieto Colle).

 

Inoltre, saranno presenti i vincitori del Premio Speciale e delle Menzioni Speciali, riconoscimenti assegnati dal Presidente Francesco Belluomini alle opere di particolare interesse storico, contemporaneo o di elevato spessore poetico internazionale.

 

 Premio Speciale 2016 Franco Marcoaldi Il mondo sia lodato (Einaudi)

 

Menzione Speciale 2016 Poesia Italiana  Antonio Porta – Carmelo Pistillo Perché tu mi dici: poeta? A cura di Carmelo Pistillo e Fabio Jermini (La vita felice)

 

Menzione Speciale 2016 Poesia Russa Solomon Volkov Dialoghi con Josif Brodskij a cura di Gala Dobrynina (Lieto Colle)

 

Menzione Speciale 2016 Nicoletta Di Gregorio A immagine persa (Pegasus)

 

L’ingresso alla Cerimonia di premiazione è libero; pertanto l’Amministrazione Comunale di Camaiore ed il Presidente Belluomini sono lieti di invitare tutta la cittadinanza ad intervenire, per condividere un momento di grande impatto comunicativo attraverso la Poesia, protagonista assoluta di questa manifestazione culturale dal successo ormai consolidato, grazie al costante impegno e alle energie profuse dal poeta Francesco Belluomini, ideatore e fondatore del PREMIO LETTERARIO CAMAIORE, coadiuvato dalla consorte Rosanna Lupi, sempre al suo fianco e da tutti gli organizzatori.  

 

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Il prossimo 2 settembre 2016 alle ore 21.30 in piazza S. Biagio a Diamante, suggestivo comune di Cosenza situato sulla costa tirrenica, avrà luogo in anteprima nazionale la presentazione del libro-inchiesta di Enzo De Camillis Pier Paolo Pasolini -  Io so… (Arduino Sacco Editore), con il patrocinio di CineCircolo Maurizio Grande e Mediterraneo Festival Corto VI edizione.

All’evento editoriale, che sarà presentato da Mariella Perrone, parteciperanno il regista e scenografo Enzo De Camillis, l’Avvocato Stefano Maccioni, legale che segue il caso Pasolini e il giornalista Martino Ciano.

Nel corso di questo interessante incontro culturale sarà anche proiettato il docufilm Un intellettuale in borgata per la regia dello stesso De Camillis, che da anni si impegna a favore di numerose iniziative volte a conferire un doveroso riconoscimento al famoso scrittore, cineasta, sceneggiatore e giornalista, assassinato  ad Ostia (Roma)  nella notte fra il 1° e il 2 novembre 1975 e sulle cui circostanze vi sono ancora molte ombre.

 Si tratta di un documentario d’impegno civile, realizzato nel 2014 e curato nei particolari sia da un punto di vista stilistico, che di contenuti, dove si avverte forte e chiaro il grido di protesta nei confronti di una politica che dimostra scarso interesse verso la cultura.

Il bravissimo attore Leo Gullotta interpreta la lettera Io so ma non ho le prove, scritta da Pier Paolo Pasolini e pubblicata nel 1974 sul Corriere della Sera. Si tratta di un attacco allo Stato di allora, in un momento storico assolutamente paragonabile allo scenario socio-politico dei nostri giorni. In questo documento vengono proposte tredici interviste a personaggi noti nel panorama intellettuale e culturale italiano; preziose testimonianze di Otello Angeli, Pupi Avati, Goffredo Bettini, Gianni Borgna, Antonio Del Guercio, Osvaldo Desideri, Ugo Gregoretti, Citto Maselli, Umberto Mercante (detto er galinella), Renato Paracsandolo, Silvio Parrello (detto er pecetto), Maurizio Ponzi, Stefano Rodotà, Nino Russo, Vincenzo Vita; tutte persone in grado di raccontare aneddoti personali o vicende pubbliche, che hanno caratterizzato il periodo che va dalla fine degli anni ’60, con il tentativo di golpe , le stragi di piazza Fontana, di Brescia e di Bologna, per percorrere poi in modo trasversale gli anni di piombo, gli attentati alle istituzioni, la strategia della tensione, l’omicidio del Presidente Aldo Moro e della sua scorta. Un lavoro che fa rivivere quei momenti a chi allora era presente e fornisce un’idea esaustiva sul difficile clima di quel particolare periodo storico.

Un intellettuale in borgata, che ha ricevuto il patrocinio di Roma Capitale, nel 2014 vinse il Premio speciale della giuria Libero Bizzarri ; inoltre, nel 2015 è stato presentato a Stoccolma (Svezia) dall’Istituto di Cultura Italiana e nel 2016 a  Lisbona (Portogallo). È archiviato come documento storico presso l’Aamod, il Centro Sperimentale di Cinematografia, l’Archivio di Bologna, dove Pasolini nacque e presso il Comune di Casarsa, città a lui cara, poiché di origini friulane, sempre orgogliosamente rivendicate anche attraverso le sue poesie in dialetto.

Questo documentario conta circa cinquanta proiezioni fra biblioteche, università e licei italiani e naturalmente la pubblicazione del libro Pier Paolo Pasolini - Io so… non può che favorire la divulgazione della statura intellettuale di un uomo mal interpretato dai suoi contemporanei, a causa del suo aperto spirito critico verso la società di allora e forse non ancora compreso sino in fondo.

Alla vigilia della presentazione della sua opera editoriale, ho incontrato Enzo De Camillis, al quale ho chiesto di anticiparmi qualcosa sul libro.

Egli ha dichiarato: Non è la prima volta che tratto l’argomento Pasolini, una vicenda inquietante. Egli fu un precursore, un anticipatore di scomode verità, che solo oggi, a distanza di ben quarant’anni, finalmente vengono interpretate con una corretta chiave di lettura, determinando una rivalutazione dell’uomo Pasolini. In merito alla sua lungimiranza, basti ricordare l’intervista che rilasciò al giornalista Enzo Biagi e andò in onda in Rai nel 1971, nella quale sosteneva che la Tv non è uno strumento democratico, visto il modo attraverso il quale esercitava il suo potere. Sulla scorta delle mie ricerche e delle preziose testimonianze, ho pensato di scrivere un libro, che prendendo spunto dal docufilm, ripropone le interviste integrali a 13 personaggi di elevata caratura, affinchè possa finalmente emergere in modo significativo l’impegno sociale di Pier Paolo Pasolini attraverso la poesia e come cineasta, la sua onestà intellettuale, nella continua ricerca della verità.

Egli fu un vero anticipatore, se pensiamo che nella sua lirica Alì dagli occhi azzurri  parla dello sbarco di migranti in Calabria; un altro complesso tema  di grandissima attualità.

Il libro, dopo questa tappa a Diamante, il 6 settembre 2016 alle ore 16.30  verrà presentato all’interno dello spazio Italian Pavillon dell’Hotel Excelsior – Lungomare Guglielmo Marconi, 41 Lido di Venezia, nell’ambito della 73ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. La giornalista Laura Delli Colli, presidente del SNGCI, realizzerà per l’occasione uno speciale incontro con  l’autore Enzo De Camillis.

 

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