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“GENERAZIONE H”, questo il titolo dell’ultima fatica letteraria di Maria Rita Parsi, docente, psicoterapeuta, psicopedagogista e scrittrice che, da più du quarant’anni, si occupa attivamente della tutela giuridica e sociale dei bambini e degli adolescenti, contro abusi e maltrattamenti  e che a Gineva dal 2012 al 2016 è stata unico membro italiano nel  Comitato ONU  per i Diritti dei Bambini e delle Bambine. 
Nel libro, edito da Piemme, la Parsi indaga
un allarmante fenomeno sociale di questi ultimi anni: la dipendenza da internet dei preadolescenti e degli adolescenti. Le cause sono da ricercarsi nell’approccio troppo disinvolto che essi hanno sin dalla più tenera età con il mondo virtuale, nel quale l’assoluta mancanza di limiti può facilmente degenerare.
Si tratta, dunque, dei “millennials”, la generazione di “nativi digitali”, che navigano in Internet certamente  meglio dei loro genitori. Una generazione a forte rischio che andrebbe seguita, anche controllando la loro attività sul web, in modo  attento anzitutto nell’ambito familiare, al fine di educarli ad un utilizzo non sconsiderato della Rete. Il problema è che troppo spesso sono proprio i  genitori e gli adulti in genere a fare un uso improprio del virtuale, determinando l’effetto di una eccessiva pervasività delle alte tecnologie nella vita quotidiana.
Maria Rita Parsi, che ha scritto  questa interessante opera con Mario Campanella, ha utilizzato nel titolo la lettera “H”, che sta per “Hikikomori”, un termine giapponese che letteralmente significa “stare in disparte, isolarsi” e viene coniato per riferirsi a coloro i quali scelgono di ritirarsi dalla vita sociale, a causa di fattori di diversa natura.
Tale fenomeno, presente nella società giapponese già dalla seconda metà degli anni ’80, ha iniziato a diffondersi anche in America e in Europa agli inizi del Terzo Millennio.
Nello specifico, in questo testo viene trattata la pericolosa dipendenza da internet che, se giunge agli estremi, determina un isolamento dal mondo reale degli adolescenti della “Generazione H”. Ragazzi che, in genere, durante il giorno dormono, scollegandosi completamente dal mondo reale, per entrare in quello virtuale e trascorrere la notte a chattare, chiusi in una stanza. Ne consegue l’interruzione della normale vita di relazioni e di ogni attività sociale, come frequentare la scuola, il lavoro, gli amici, lo sport. 
I racconti, in prima persona, di questi ragazzi e ragazze  mettono in guardia proprio relativamente ai pericoli legati ad un impiego incontrollato del web ma dimostrano, pure,  che è possibile affrontare la rete con la corretta maturità, in modo consapevole, qualora i giovanissimi siano educati e guidati in questo percorso da adulti competenti.
A chiusura del libro “GENERAZIONE H” è presente un decisivo  Decalogo rivolto a genitori e ad insegnanti, nel fondamentale ruolo di educatori. In altre parole, si tratta di  una guida  in senso tecnologico all’universo virtuale che  può aiutare a preservare i ragazzi dalla cosiddetta “solitudine tecnologica”, frutto di una società i cui mutamenti strutturali e culturali stanno generando gravi conseguenze.
Per evitare questa annunciata catastrofe, e grazie a questo libro, siamo perciò chiamati ad  intervenire,  rispettando il principio di  “coscienza sociale” che, assai spesso, invece, stenta ad imporsi. 

Presentato venerdì a Perugia ‘Il dono di Prometeo’, il libro di Massimo Iiritano, filosofo calabrese e vicepresidente dell’associazione nazionale ‘Amica Sofia’. L’incontro è stato introdotto e moderato da Livio Rossetti, docente dell’Università di Perugia e membro della stessa associazione. Con l’autore, hanno dialogato Aurelizio Rizzacasa e Flavia Marcacci, docenti rispettivamente dell’Università di Perugia e dell’Università Lateranense di Roma.

La presentazione è diventata una riflessione collettiva sui temi affrontati nel libro, tra gli altri, la finitezza, il tragico e la libertà, nel tentativo e nella curiosità “di varcare con Prometeo le soglie dell’impossibile”, racconta Massimo Iiritano che, tra l’altro, insegna all’Itg Petrucci di Catanzaro, dove ha avviato, con la dirigente Maria Murone, un nuovo percorso sperimentale di filosofia negli istituti tecnici.

Il filosofo catanzarese ha partecipato anche all’altra iniziativa perugina dell’associazione Amica Sofia, un convegno di filosofia con i bambini dedicato ai ritmi lenti che ci fanno pensare e ascoltare, in un tempo caratterizzato, invece, dalla velocità.

“Perdere tempo è guadagnare tempo. Elogio della lentezza al tempo dei clic” è il tema comune sul quale sono intervenuti in relatori provenienti da tutta Italia. In parallelo, i bambini e i ragazzi hanno avuto la possibilità di partecipare ai laboratori di filosofia, lettura, problem solving, teatro, fumetto in lingua straniera.

L’iniziativa, organizzata da Luciana di Nunzio, psico-sociologa, ha aperto il decennale dell’associazione Amica Sofia che promuove la filosofia con i bambini e i ragazzi e la pratica dialogica nella società, attraverso laboratori, scuole di formazione, eventi culturali e l’omonima rivista.

«Darsi tempo e rispettare i tempi di ascolto e rielaborazione dei messaggi da parte dell’interlocutore è, una delle regole fondamentali per dar vita ad un pensiero dialogico a valenza filosofica», fa notare la presidente dell’associazione, Mirella Napodano.

In una incisione del XVII secolo, viene raffigurato Galileo Galilei in una tetra prigione cui era stato condannato dal papa per aver scritto che la terra gira attorno al sole. E' un falso, perché Galileo non trascorse neppure un solo giorno in prigione. L'incisione farsa è pubblicata nel libro,“False testimonianze”, dal significativo sottotitolo:“Come smascherare alcuni secoli di storia anticattolica”, di Rodney Stark, sociologo delle religioni, pubblicato dalla casa editrice Lindau di Torino (2016).

Nel settimo capitolo,“Eresie scientifiche”, Stark sostiene che la stragrande maggioranza degli esponenti della cosiddetta “Rivoluzione scientifica” erano dei credenti, cristiani e perfino preti della Chiesa cattolica. Ne ha catalogato ben 52, tra questi luminari, solo uno era scettico, “ateo”. Per quanto riguarda Galileo, finì nei guai non per la sua scienza (l'Inquisizione spagnola non proibì mai i suoi libri), ma per la sua doppiezza.

Stark nel testo dimostra che il Medioevo, non era il tempo dei“secoli bui”, anzi in quei secoli è nata la scienza, soprattutto si studiava la filosofia naturale. La maggior parte dei teologi, insegnava anche filosofia naturale, al contrario dei Paesi islamici. Inoltre le università, nate nel Medioevo, gli scolastici studiavano la fisiologia umana, in particolare, la dissezione umana. La rivoluzione scientifica è il prodotto dei secoli precedenti. Infatti,“i grandi successi del XVI e del XVII secolo furono il frutto di un gruppo di studiosi di grande religiosità, che appartenevano a università cristiane, e le cui brillanti conquiste si basavano sull'inestimabile retaggio di secoli di brillante erudizione scolastica”.

Peraltro lo stesso Isac Newton, che viene considerato un grande esponente di quella rivoluzione, era assolutamente serio quando pronunciò la frase: “Se ho visto più lontano è perché stavo sulle spalle di giganti”. E di quei “giganti”, l'opera di Stark ne elenca alcuni.

Sono studiosi scolastici, scienziati, vissuti proprio nel medioevo come Roberto Grossatesta (1168-1253), vescovo di Lincoln, la più grande diocesi inglese. Fu quello che ha inventato il metodo scientifico. Un altro è Alberto Magno (1200-1280) un gigante della teologia, autore di 38 libri. Ruggero Bacone (1214-1294), francescano, indicato come “il primo scienziato”, scrisse l'Opus Maius, un testo stupefacente che arriva a 1.996 pagine. Una “vera e propria enciclopedia che copre tutti gli aspetti della scienza naturale”. In quest'opera per Stark c'erano importanti previsioni su future invenzioni quali microscopio, telescopio e macchine volanti. Un altro studioso è Guglielmo di Ockham (1285-1347), anche lui dell'ordine francescano, e poi altri fino a Nicolò Copernico (1473-1543). Certamente si tratta di un lungo cammino di studiosi che non erano laicisti ribelli.“Non solo si trattava di buoni cristiani, ma tutti erano preti o monaci, se non addirittura vescovi e cardinali”.

Sullo stesso tema, l'anno scorso è stato pubblicato un libro, “Il misticismo dei matematici. Da Pitagora al computer”, edito da Cantagalli (2017), l'autore è Francesco Agnoli, docente e scrittore, collabora con quotidiani nazionali, autore di diversi e e interessanti libri. Il testo mette insieme diversi studiosi di matematica tra i più importanti del mondo occidentale.“I numeri, a quanto pare, dimostrano la presenza del divino nel mondo”.

Agnoli, con il suo notevole stile divulgativo, in soli 140 pagine, ha costruito una piccola enciclopedia sintetica, fatta di brevi ed efficaci schede sulla vita e il pensiero di alcuni immensi scienziati e logici europei, specialmente versati nelle matematiche, ma che hanno ragionato anche di mistica. Il saggio mostra quanto costoro, non furono in nulla atei, laicisti alla Odifreddi o chiusi alla trascendenza e al divino. Anzi il giornalista riscontra un fattore comune in questi scienziati: si caratterizzavano per il loro continuo anelito a conoscere il Creatore.

Sostanzialmente,studiando le leggi di natura, costoro compresero che vi era un Dio creatore, che creò il mondo secondo leggi e formule matematiche. Ci furono matematici, come Pascal, che credettero così al Dio cristiano e altri, come Godel, il noto logico del XX secolo, in un’Entità creatrice, fredda. Praticamente,guardando ai numeri, alla fine hanno scoperto l’Eterno”.

Il testo di Agnoli ristabilisce la verità che non c'è nessuna incompatibilità tra la vera fede e l'autentica scienza, tra la ragione e la religione, tra vero progresso e amore per la tradizione. 

La matematica inizia con Pitagora, e “con lui e in lui è strettamente connessa con una particolare forma di misticismo - ricorda Bertrand Russell - la matematica è, credo, ciò su cui sostanzialmente poggia la fede in una eterna ed esatta verità[...]”. Sono in tanti i nomi della scienza, a ribadire sui media il fondamentale ateismo dei più grandi matematici della storia antica e moderna. Anche noi siamo indotti a credervi: pensiamo che questi grandi “cervelli” fossero dediti ai numeri e alla materia, ignorando completamente la spiritualità.

Il libro di Agnoli ribalta questa prospettiva, svelandoci una verità “scomoda”. Di più, da Keplero a Cartesio, da Pascal a Leibniz, da Cantor a Gödel, i veri mostri sacri del numero furono dei credenti appassionati e appassionanti, e a volte dei quasi-mistici, e lo furono proprio in quanto matematici e profondi conoscitori della realtà fisica-materiale dell’universo.

Agnoli dimostra, proprio attraverso “il misticismo dei matematici” che la scienza non sta mai contro la tradizione, l’etica e la religione, e in tal senso Einstein ebbe ragione nel dichiarare che un tempo verrà in cui gli autentici scienziati saranno le persone più religiose del mondo. Poiché sapranno che al di là dei limiti della conoscenza e della non-conoscenza, esiste la certezza di un ordine trascendente, intuibile da tutti, esauribile da nessuno.

Leggendo la piccola enciclopedia di Agnoli ci sono alcune curiosità interessanti sui vari matematici, come quella scoperta da Keplero, sui fiocchi di neve, che hanno tutti sei punte, mai cinque o sette, tutti diversi, tutti straordinariamente belli e simmetrici. Altrettanto interessante è poi lo studio sugli alveari delle api, delle loro celle esagonali. Qualche perplessità suscita la fede di Cartesio, e il suo “misticismo matematico”. Ma poi c'è l'altro gigante della filosofia e della scienza che Blase Pascal, giovanissimo, per aiutare il padre nel calcolo delle imposte, inventa la prima macchina calcolatrice, la “Pascalina”,il più antico antenato del computer (per questo è considerato il precursore dell'informatica).

Qualcuno di questi scienziati, per opera dei giacobini, ha perso la cattedra, causa la sua fedeltà alla Chiesa cattolica, si tratta di Paolo Ruffini (1765-1822).

C'è posto anche per il più grande matematico del XX secolo, Alexander Grothendieck, (1928-2014), dalla vita quasi romanzesca, nasce a Berlino, figlio di Alexander Shapiro (1890-1942), ebreo russo-ucraino, anarchico-comunista, che ha partecipato ai moti antizaristi del 1905, in seguito  condannato a morte dai comunisti bolscevichi e poi ucciso ad Aschwitz nel 1942.

Alla fine dell'introduzione del libro, si chiede Agnoli: che cos'è la matematica? La matematica “promuove le facoltà sia intuitive che logiche”, sviluppa “attitudini sia analitiche che sintetiche” e determina “abitudine alla sobrietà, precisione del linguaggio” e “gusto per la ricerca della verità”.

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