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Giovedì, 19 Aprile 2018

Cosa accomuna George Orwell, Aldous Huxley e Jules Verne? Gli autori di 1984, Il Mondo Nuovo e Il Giro del mondo in 80 giorni? Apparentemente nulla. Infatti i primi due appartengono al filone della narrativa utopistica, il terzo scrive ottanta romanzi di avventure e romanzi scientifici ai primordi della fantascienza. Verne scrive avventure esotiche con la presenza di macchine innovative dove la tecnica e la scienza assieme alla fiducia nel progresso appaiono centrali nella sua narrazione. Ma nel 1992 Jean Verne, pronipote di Jules, ritrova un romanzo rimasto nascosto per più di un secolo. Una cassaforte di famiglia, della quale si era perduta la chiave, passa da una generazione all’altra e solo nel 1989 la madre di Jules incarica una società specializzata di aprirla facendo saltare la serratura. Ma il contenuto non viene osservato attentamente e rimarrà in un sacchetto di supermercato ancora per qualche anno. La curiosità di Jules porta alla scoperta di un romanzo inedito del quale si sapeva l’esistenza, ma che nessuno aveva mai visto. Si tratta di Parigi nel XX secolo, scritto nel 1863, quando Verne aveva  35 anni, ma lasciato o dimenticato in un cassetto forse per via del profondo pessimismo che male si inseriva in un periodo che vedeva all’orizzonte il trionfo delle “magnifiche sorti e progressive” delle quali già dubitava lo stesso Leopardi. È rifiutato dal suo editore Pierre-Louis Hetzel con una lettera della fine del 1863 nella quale pone dei rilievi tecnici per migliorare il testo, ma che nascondono, anche non troppo velatamente, il fatto che “non si crederà oggi alle vostre profezie” che non interesseranno ad alcun editore. Il romanzo, che viene pubblicato solo nel 1994 da Hachette, l’editore storico di Verne (in italiano nel 1995 e nel 2013), si inserisce nel filone della narrativa utopistica  affiancando l’autore ai due famosi scrittori inglesi.

Parigi nel XX secolo ci mette di fronte a un Verne pessimista  già all’inizio della sua carriera di scrittore e che è consapevole del destino di un’umanità che, se continuerà sulla strada che ha imboccato, sarà destinata ad arrivare dove lui immagina. Una storia ambientata nella Parigi del 1960 in una città tutta tecnologica: aria compressa che fa muovere le macchine, combustibili ad idrogeno, mezzi automatici su rotaie sopraelevate, sistemi comunicativi che sembrano internet, energia eolica, macchine calcolatrici, sistemi di climatizzazione, l’uso del pantelegrafo, l’antenato del fax inventato dal sacerdote italiano Giovanni Caselli.  Le logiche dell’economia trionfano relegando nel dimenticatoio la letteratura, l’arte e la musica. Nelle università i corsi umanistici sono in via d’estinzione e prevalgono le materie tecniche. Il protagonista, Michel, è orfano e si occupa di lui uno zio banchiere che incarna perfettamente lo spirito del tempo: è il “prodotto naturale di quel secolo industriale”, un uomo pratico che fa solo cose utili e disprezza le arti e gli artisti.  Michel invece è proprio un artista come suo padre che era musicista e ama tutto ciò che il secolo moderno ha dimenticato, in primo luogo la letteratura. Va subito alla ricerca degli autori a lui cari, ma inutilmente, Hugo, Balzac, de Musset e Lamartine non esistono più, gli scaffali delle librerie offrono solamente volumi dedicati a scienza e tecnica: Armonie elettriche, Meditazioni sull’ossigeno, Odi decarbonate, questi i titoli. Michel incontra uno zio, fratello di sua mamma, che di nascosto si tiene informato della sua vita stimando la sua vocazione artistica e che può dargli accesso ai libri che cerca avidamente per trovare ristoro in quel  mondo cupo, triste, dove il riso è proibito e che “non è altro che un mercato, un’immensa fiera” nel quale al: “cosa so?” ,si è sostituito il: “cosa mi rende?”.  Come tutta la letteratura utopistica coglie in modo profetico aspetti della nostra realtà: il mito della tecnica, il disprezzo per le materie umanistiche, la ricerca dell’utile ad ogni costo e ci offre un Verne sconosciuto, apparentemente agli antipodi di quello che abbiamo letto da ragazzi, ma, probabilmente, più vero e realistico dei suoi Viaggi straordinari.  Romanzi che hanno anticipato conquiste della scienza che si sono realizzate nel XX secolo, ma che nulla hanno a che fare con l’aridità e la tristezza che emanano da questa profetica opera.

Una testimonianza dal cuore della Grecia contemporanea quella di Sotirios Pastakas che sarà a Varese, martedì 24 ottobre alle ore 20.30 presso l’Atelier di Giorgio Presta, in via Amendola 27. Pastakas è autore di fama internazionale e i suoi libri ad oggi sono stati tradotti in 12 lingue e a Varese sarà presentato “Corpo a corpo”, il primo libro tradotto in italiano di Sotirios Pastakas edito da Multimedia Edizioni. Il poeta americano Jack Hirschman descrive Pastakas “ .. un eccellente poeta greco contemporaneo che riflette nei suoi testi molte delle tenebre economiche ed esistenziali che assediano il più luminoso dei paesi del mondo.” E Pastakas è davvero intenso testimone del nostro tempo e delle vicende della sua terra, vicende che attraversa in prima persona nella sua città natia, Larissa in Tessaglia. Pastakas psichiatra e poeta, scava con ironia nei risvolti dell’animo umano per presentarne i riflessi nella quotidianità e attraverso la superficie del quotidiano ci fa scorgere la profondità del dramma e dell’amarezza del suo popolo ma anche l’ironia, la tenacia e la forza di andare oltre. 

E con acutezza esprime questa caratteristica, Lea Melandri, giornalista e scrittrice: 

«Sotirios Pastakas è un “poeta dello sguardo”: uno sguardo che scava, spudorato e impietoso, nelle ferite del corpo, nominando i risvolti indicibili” di un amore finito, che si aggira negli interni delle case passando dai gesti più banali della quotidianità al dialogare tenero e pensoso col proprio gatto. Ma è anche lo sguardo che riesce ad accostare la violenza del mondo alla distruttività con cui ci accaniamo talvolta sul nostro corpo, che può, attraverso pochi versi scarni, far incontrare in cucine disadorne, su tavole quasi vuote e cibi sempre più poveri, l’”empasse economica” che sta attraversando il suo paese e la spinta a creare nuove forme di “collettività” e di “altruismo.” La sua parola che può scuotere l’ordine esistente non ha niente di dottrinale e di ideologico; il suo “impegno civile” – si potrebbe dire – sta nella capacità di uscire dalla separazione tra privato e pubblico, tra il corpo e la polis, tra biologia e storia. Ai poeti Sotirios Pastakas chiede la combattività dei “pugili”, anche quando al proprio interno conoscono fragilità e insicurezze, da loro si aspetta una volontà determinata a vincere l’afasia, rendere “indolore l’assurdo”, strappare “parole sempreverdi” persino alle tombe.»

Un incontro da non perdere perché ancora una volta la poesia si fa ponte tra gli animi e le culture, un ponte da attraversare per iniziare a cambiare il mondo.

Sotirios Pastakas è nato nel 1954 a Larissa in Tessaglia, dove è tornato a vivere da qualche anno. Ha studiato medicina a Napoli e Roma e per 30 anni è stato psichiatra ad Atene. Ha pubblicato 14 raccolte di poesie, racconti, saggi ed ha tradotto diversi poeti italiani (Sereni, Penna, Saba, Pasolini, Gatto). Dal 1994 è membro della Società degli Scrittori Greci. È stato tradotto in dodici lingue ed ha partecipato a vari festival internazionali di poesia.

Domenica 22 ottobre 2017, alle ore 10:30 presso il Palazzetto dell'Arte "Andrea Pazienza" di Foggia, prenderà il via la settima edizione di Buck, il festival della letteratura per ragazzi organizzato dalla Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, Biblioteca "La Magna Capitana" e amministrazione comunale.

A tagliare il nastro della settima edizione "Onda su oda" sarà la guest star Sonia Maria Luce Possentini: la pluripremiata pittrice ed illustratrice inaugurerà la personale intitolata "Storie di mare, sogni e dipinti", mostra che resterà in esposizione fino a domenica 29 ottobre, tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 20. Nel pomeriggio di domenica 22, alle ore 17 al Palazzetto dell'arte, Sonia Possentini proporrà delle letture accompagnate da brani musicali scelti, in un incontro libero ed aperto al pubblico.

Si ricorda che lunedì 23 prenderanno il via i laboratori del festival, mentre martedì 24 in Fondazione Monti Uniti sarà inaugurata la Fiera dell'Editoria del Buck Festival e la mostra degli allievi dell'Accademia delle Belle Arti di Foggia, mentre in sala "Rosa del Vento" appuntamento con la presentazione dei "Freschi di stampa", le novità editoriali del settore presentate al festival in anteprima nazionale.

Chi è Sonia Maria Luce Possentini

E' nata a Canossa (RE), vive a Pigneto sul Secchia (MO). Laureata in Storia dell’Arte e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha frequentato la scuola d’illustrazione di Sarmede con Stepan Zavrel ed il corso d’illustrazione di Kveta Pakovskà dell’Associazione Culturale Teatrio di Venezia. Ha ottenuto borse di studio da Fondazione Magnani Rocca di Mamiano (PR) ed Olands Grafiska Skola.

Pittrice ed illustratrice, ha preso parte a numerose esposizioni personali e collettive, pubblicando albi illustrati, cover e manifesti per Fatatrac, La Margherita Edizioni, Kite Edizioni, Mine-Edition, Grimm Press, Lirabelle, Giunti, Carthusia, Lapis, Castoro, Mondadori, Salani  e Sonzogno e tanti altri.

Ha ricevuto premi e riconoscimenti in Italia e all’estero, tra cui il Silver Award al concorso Illustration Competition West 49, promosso dalla Società Illustratori di Los Angeles. Il suo libro Un bambino (Kite Edizioni, 2011) è stato selezionato da IBBY Italia e candidato a BIB - Biennale di Bratislava. Il suo libro L’alfabeto dei sentimenti edito da Fatatrac 2014 ha vinto il Primo Premio Pippi 2014 e selezionato per il White Ravens ( Germania)  2014. Il suo libro Noi ( 2014) edito da Bacchilega ha vinto il Primo Premio Città di Bitritto 2014 E selezionato da Ibby per Outstanding Books for Young People with Disabilitie 2015, selezione bibliografica internazionale d'eccellenza dedicata ai libri per ragazzi con disabilità.

Nel 2012 è stata testimonial del progetto Città Invisibili nell’ambito della Biennale di Letteratura e Cultura per l’Infanzia promossa dalla Regione Veneto. È docente di Illustrazione presso la Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia e presso l’Università degli Studi di Padova nel Master in illustrazione per l’infanzia ed educazione estetica: per una pedagogia della lettura iconica.

Sonia Maria Luce Possentini ha donato al festival le illustrazioni per realizzare il visual della campagna di promozione 2017.

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