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Il mese scorso ho avuto il piacere di incontrare il poeta, scrittore ed operatore culturale Gianni Ianuale, con il quale mi sono soffermata su alcune riflessioni riguardanti la sua ultima fatica editoriale “Lampi degli dèi” (Brignoli Edizioni), un interessante libro di pensieri, massime, aforismi e citazioni che rimandano a pensieri filosofici spesso afferenti la sfera spirituale.

Nato a Castello di Cisterna (Napoli), orfano di padre in tenera età, egli si avvicina molto presto alla poesia con autentica passione.

Ha frequentato corsi, anche a livello accademico, delle più svariate discipline, spaziando fra Sociologia, Filosofia, Logica, Psichiatria, Astrologia ed ha all’attivo decine di pubblicazioni di libri. Per quanto attiene agli studi sulla ricerca del linguaggio, Ianuale è stato allievo del gesuita Angelo Arpa; fa parte di diverse prestigiose Accademie e frequenta da sempre centri di ricerca ed associazioni culturali. Inoltre, partecipa a commissioni e giurie di importanti premi nazionali ed internazionali e porta avanti un laboratorio poetico in qualità di esperto della creatività.

Ha fondato l’Accademia Internazionale Vesuviana, della quale e presidente, negli anni ha recensito considerevoli numeri di libri e cura la formazione culturale dei poeti attraverso laboratori strutturati sull’etica e stili personalizzati. Iscritto alla SIAE, è autore di testi per gruppi e cantanti di musica leggera.

In quarta di copertina dell’opera “Lampi degli dèi” lo scrittore e critico letterario, artistico e musicale Aldo G. Jatosti  ha scritto: L’opera di Gianni Ianuale “Lampi degli dèi”offre una panoramica di pensieri ed espressioni che fanno meditare, inquadra tasselli sociali come frutto monolitico e opinioni personali. L’autore sprigiona un potenziale esercizio visivo tra simboli, sostanza e scenari quotidiani, poiché l’uomo è tempo nel tempo.

Ho letto il suo ultimo libro dal titolo “Lampi degli dèi” (2017, Brignoli Edizioni) e ne sono rimasta particolarmente affascinata. Mi ha colpito la componente spirituale che emerge chiaramente  dalla sua espressione letteraria. Vorrebbe parlare ai nostri lettori del suo rapporto con la Fede?

Bisogna capire che Dio  si rivela in energia, quindi Dio è energia dell’uomo e, viceversa l’uomo è energia di Dio a tutti i livelli.

I suoi aforismi racchiudono concetti filosofici di rara intensità. Quando ha iniziato ad esprimersi attraverso massime, che nella loro brevità, abbracciano in modo significativo saggezza e grandi verità?

La ricerca del bel verso, come nel caso degli aforismi, è fonte essenziale per l’autentico poeta, poiché l’autenticità non sta solo nelle parole, ma soprattutto nei comportamenti. Vi sono uomini che di domenica in chiesa sono in prima fila, nella convinzione che la chiesa possa trovare la sua massima espressione solo entro quelle mura, mentre io sostengo che essa si incontra soprattutto nelle strade e nelle case, quindi, anche al di fuori del luogo sacro. Ricordo un pensiero apprezzato dai prelati: “L’uomo è un luogo, una chiesa mobile, abita quelle virtù che lo rendono tale”.

A proposito dei suoi aforismi, scrive - Le vibrazioni rafforzano il tessuto teologico dell’individuo - un pensiero sul quale mi sono soffermata. Mi chiedo: il tessuto teologico appartiene al Dna di un individuo, oppure va conquistato giorno per giorno?

Il tessuto teologico è insito nell’individuo, ma vi è chi lo scopre e chi lo ignora. La meraviglia è che Dio offre e dona tutto all’uomo, ma questi, talvolta, desidera sopravvivere in punto di morte. Le vibrazioni fermentano nel sangue, ragion per cui il sangue alimenta anche il cervello: una centrale elettrica con i poli positivi e negativi, sta a noi tramutarle in azioni positive per raggiungere qualsiasi scopo.

Lei è nato in Campania, una Terra affascinante, ricca di storia e con una felice posizione geografica, che ha contribuito a renderla famosa nel mondo. Nell’antichità i Greci  vi fondarono importanti colonie, come Ercolano e Pompei; più tardi arrivarono i Romani e in quel periodo storico la sua Regione conobbe un certo benessere. Il passaggio di tante civiltà ha lasciato ai posteri una notevole eredità culturale.  Cosa è rimasto oggi di tali valori?

Certamente tutte le civiltà hanno lasciato in eredità veramente tanto; ciò si evince consultando dispense e libri di autori di questa regione che hanno scritto veramente tanto. Anzi, devo dire che proprio il mio cognome “Ianuale”, è di origine greca (G. B. Crollalanza, pag. 464), basta consultare l’araldica nella biblioteca dello Stato, oppure Guelfi, colui che ha scritto su tutti i cognomi. Oggi la nostra società sta vivendo una crisi dei modelli valoriali di riferimento, ma dobbiamo essere fiduciosi.

Fra le tante foto pubblicate nel suo libro, ho visto quella con il cantautore Roberto Murolo. Quale ricordo conserva di questo grande artista, altamente rappresentativo della canzone napoletana a livello internazionale?

A dir la verità, nei miei percorsi culturali ho sempre incontrato e presentato tanti artisti di fama, sin da bambino quando sono rimasto orfano di papà Ferdinando, che da adulto, momento in cui, fra l’altro, ho scritto la prima poesia dal titolo “Solitudine”. Nel contempo, ho avuto anche alcuni gruppi vocali-strumentali, quali Te Yanua Song, Il Banco Popolare, Majakopa Group, La strana idea ed altri. Quindi, tra cultura e musica mi sono trovato a presentare tanti artisti, come appunto Roberto Murolo, Franco IV e Franco I, Edoardo Vianello, Renato Carosone, Franco Ricci, Aurelio Fierro, il coreografo Angelo Luppino di Zurigo, lo scrittore spagnolo Javier De La Rosa, alcuni parlamentari del passato, ma sono tanti i personaggi della cultura, dello spettacolo e del giornalismo. Infine, desidero ricordare che sono stato allievo del Gesuita Angelo Arpa, Guida spirituale di Federico Fellini. Del bravissimo cantautore Roberto Murolo ricordo la saggezza, la modestia ed un’innata creatività, che lo ha reso grande nel mondo.

Nei suoi pensieri l’elemento simbolico emerge fortemente e si coniuga con fotogrammi di vita, che offrono al lettore la possibilità di entrare nella sua sfera intima ed emozionale. Le immagini fissano un ricordo, un momento importante della vita. Quali sono i motivi che l’hanno spinta a condividere il suo album privato?

Quando si scrive un libro, specialmente di tante e tante pagine, a mio avviso diventa un mattone, che giunto a trenta e quaranta pagine, lo si abbandona; invece, se tra una tantum di pagine vi è un’immagine, una fotografia, un pensiero, in questo caso ogni frammento fa riflettere, quindi, il libro diventa più scorrevole e interessante. Non bastano solo parole e parole, come tantissimi libri attuali, ma soprattutto immagini e immagini e una grafica coerente.

 Una domanda molto personale, che spero mi consentirà:  cosa ha significato per lei aver perso il papà a soli sette anni?

Quando si perde un padre all’età di sette anni con tre fratelli, due sorelle di cui la più grande di 13 anni, si ha il vuoto dentro, quindi, se non si mettono in moto stille di fantasia o lumi di creatività, la vita diventa un abbandono a se stessi. Pertanto, nel mio caso la grande volontà, che caratterizza i nati sotto il segno dell’ariete, ed io lo sono, ha preso piede su tutti i fronti e, a dir la verità, ha generato presupposti che mi hanno consentito di superare tutti i limiti. Poi, ricordiamoci sempre che dobbiamo imparare tanto fino alla morte.

La cultura è da sempre al centro dei suoi interessi. Da anni svolge con sentimento un’intensa attività di volontariato, finalizzata alla promozione letteraria. In una fase storica carica di incertezze, come quella attuale, ritiene che l’impegno sociale rivesta oggigiorno un ruolo ancor più significativo?

Certamente si; siamo nati per contribuire alla crescita del mondo, come supporter del nostri fratelli, quindi, in qualità di uomo sensibile e poeta, il mio tempo libero l’ho sempre trovato, dedicandomi al prossimo in piena trasparenza. Basti pensare che fin dall’età di trent’anni mi sono adoperato a gestire nuclei famigliari problematici, a fare sostegno sociale, a recuperare tossicodipendente, a fare laboratori di tutti i tipi, compreso quello via telefono e per incontri programmati, tutto in cambio di nulla, perché sono convito a qualsiasi livello che se non si fa gavetta, i problemi altri non si capiranno mai. Non bastano parole, promesse, dialoghi convincenti, discorsi perditempo e altro, ci vuole una ferrea volontà, poiché chi ti sta davanti capisce se sei un cialtrone, oppure un uomo da stimare.  Ho conosciuto migliaia di persone nella mia vita in tutti i paesi del mondo, ancora oggi mi scrivono e mi vogliono bene, quindi da questo punto di vista l’educazione e il rispetto di ogni opinione, è il vero biglietto da visita delle persone.

Mi ha raccontato di aver visitato tante parti del mondo. Secondo lei, qual è la città più interessante?

Fra le grandi città e metropoli che ho visitato, quali Amburgo, New York, Monaco di Baviera, Vienna, Palermo, Zurigo, Basilea, Ginevra, Leningrado, Odessa, Washington, Venezia, Mosca, Liegi, Amsterdam, Parigi, Canterbury, Eindowen, Budapest, Roma, Colonia, Strasburgo, Milano, la più interessante dai miei punti di vista è Vienna, dove tra l’altro ho scritto una delle mie trentasei opere: “Nella magia di Schönbrunn”, proprio su quella collinetta di fronte alla reggia.

A rischio di passare per populista, presento, dopo aver letto, l'ultimo libro inchiesta di Mario Giordano,Vampiri. Nuova inchiesta sulle pensioni d'oro”, edizioni Mondadori (2017). Leggere i libri di Mario Giordano fa male, ci viene il mal di fegato, lo dice lui stesso, però bisogna leggerli, hanno il pregio di avere una sintesi ben documentata delle spese folli e dagli sprechi di questo “Stato canaglia”, onnivoro, ben descritto dall'economista Piero Ostellino in un suo fortunato pamplhet di qualche anno fa.

Giordano dedica il libro ad una certa Aurora B., parrucchiera di Pisa, che dovrà lavorare fino al 2064.“Se ho scritto questo libro, è colpa tua”, esordisce il giornalista. O meglio colpa della busta arancione che Aurora ha ricevuto dall'Imps, che gli ha fatto la sua “storia previdenziale”, un'operazione di trasparenza, un'esigenza di chiarezza, anche se può sembrare invece “un'offesa a mezzo posta”. Vediamo cosa ha scritto l'Imps: “Cara Aurora siamo lieti di farle sapere che dovrà lavorare ancora per 48 anni”. C'era scritto proprio così.“Chissà come sarà il 2064, se avremo trovato una soluzione per il traffico in tangenziale, chissà se Bruno Vespa condurrà ancora 'Porta a Porta', se finalmente sarà finita davvero la Salerno-Reggio Calabria[...]”. O magari nel 2064 arriveranno gli alieni. Aurora ha 27 anni e fa la parrucchiera in Toscana ormai da 10 anni. Giordano, ricorda, che ci sono parlamentari che già a 10 anni di “lavoro” (si fa per dire), ma che dico a 5 anni, perfino con 1 anno, percepiscono il vitalizio (pensione). Anzi, precisa Giordano,“ci sono parlamentari che non hanno 'lavorato' (lavorato: si fa per dire) neppure un'ora, eppure i loro parenti continuano a incassare, ogni mese, un bell'assegno”. Ad Aurora, hanno chiesto di stare 58 anni a massacrarsi, fra“le metto i bigodini” o “facciamo le meche”.

Dopo qualche mese che è arrivata la lettera ad Aurora, in un'altra casa è arrivata un'altra lettera, dal sapore diverso. Questa volta in Puglia, ad un consigliere regionale che ha avuto il via libera dall'Imps per andare in pensione a 55 anni con un assegno di 5020 euro lordi al mese in virtù dei suoi 8 anni di lavoro (lavoro: si fa per dire), “Ora mi chiedo: come può lo stesso Stato, a distanza di poco tempo, mandare due lettere così? Come può concedere a un consigliere regionale la pensione a 55 anni, mentre pretende che una parrucchiera lavori fin oltre i 75?”. A lui bastano 8 anni per maturare una pensione, mentre da Aurora ne pretende 58? Non solo, il consigliere per 8 anni di lavoro(?) matura una pensione lorda di 5020 euro, Aurora che lavora 58 anni  matura una pensione di 1288 euro lordi, meno di mille euro netti.

Giordano ha volutamente iniziare il libro con la lettera arancione di Aurora, perché è “la certificazione di un'ingiustizia oltre che un bollo di schiavitù, la promessa di eterna infelicità, l'annuncio di un futuro che per te e per la tua generazione assumerà le sembianze di un inferno previdenziale. Siete dei condannati dell'Imps”.

Quella di Aurora, è una lettera che Mario Giordano ha sempre presente in questo viaggio tra Baby Vampiri con vitalizio d'oro, cumulatori seriali di assegni e Paperoni assortiti. Ce l'ha sempre davanti agli occhi mentre mette in fila uno dietro l'altro i privilegi di politici, giornalisti, sindacalisti, banchieri, grandi commis di Stato, tutti quelli che in questi ultimi vent'anni hanno guidato il Paese allo sfascio.

Qui Giordano evoca una vera e propria discriminazione previdenziale nei confronti dei comuni mortali lavoratori che non possono beneficiare di tanti e costosi privilegi. Non si comprende come uno Stato possa relegare in un ghetto senza speranza gente come Aurora, mentre “continua a pagare all'eletto Mauro Sentinelli un assegno da 90.000 euro lordi al mese”.

Giordano nel 2011 aveva scritto “Sanguisughe”, per la prima volta aveva posto con forza il problema delle pensioni d'oro, qualcosa è stato fatto, ma ancora è troppo poco. Siamo soffocati ancora dei cosiddettidiritti acquisiti, la formula magica con cui si pretende di cristallizzare l'ingiustizia perché 'così dice la legge'.

Tuttavia Vampiri, è un libro scritto anche per tutti i pensionati che non arrivano a fine mese, per tutti quelli che sono costretti a lavorare per oltre 40 anni, mentre esiste in Sicilia una signora“che da quarant'anni, ogni mese, incassa un assegno senza bisogno di lavorare solo perché il papà (monarchico) era stato qualche decina di mesi in Parlamento fra il 1947 e il 1951...”. Dovete saperlo: alla gentile signora abbiamo regalato, in questi quarant'anni, oltre 2 milioni di euro. Ma vi pare possibile?C'è il nome nel libro, per carità di patria io non lo scrivo, è della provincia di Messina.

Qualcuno a rinfacciato a Giordano che il vitalizio non è un pensione. Ma sono stati a trattarlo come pensione, proprio loro, i politici, a cominciare dalla reversibilità estesa in ogni dove e in ogni come.

Giordano tira fuori una dopo l'altra, storie davvero bizzarre come il dipendente comunale al comune di Perugia che prende una pensione di 49.000 euro lorde al mese. 1.633 euro al giorno e pensa che sia un diritto acquisito. Attenzione si tratta di 637.000 euro all'anno.

Poi c'è un ex consigliere della Valle d'Aosta che prende 1 milione e 636.000 euro lordi, un vitalizio incassato tutto in una volta, si perché si può anche così. In Valle d'Aosta, le pensioni hanno un'alta gradazione, Giordano fa alcuni nomi eccellenti.

Poi ci sono i nomi dei “custodi del rigore”, i politici dell'Europa,“gli inflessibili censori di Bruxelles, quelli che ci hanno ordinato lacrime e sangue, quelli che ci hanno imposto l'austerity, la legge Fornero e l'innalzamento dell'età pensionabile, quelli per cui ogni spesa è di troppo [...]”. A noi rispondono non si può, mentre loro “se ne stanno lì nella bambagia, immersi nei loro lussi, nei palazzi degli sprechi, nelle spese allegre e nel superfluo che si concedono mentre tagliano il necessario altrui”.

Il 1° capitolo del libro, Giordano lo dedica ai “Giovani Vampiri”, quelli che dopo aver fatto pochi anni di lavoro (si fa per dire) in Regione o in Parlamento, prendono un ricco vitalizio ad un'età così giovane, senza bisogno di Ape, la nuova diavoleria del governo sinistrorso, senza indebitarsi con le banche, senza accendere mutui. E qui Giordano fa alcuni nomi, di questi signori, gente che passa da un partito all'altro e che magari si permette di criticare e di fare la morale contro gli sprechi e intanto intascano 5000 euro di vitalizio. Questo capita nella regione Puglia, in Calabria, in Sicilia, ma anche nelle regioni del Nord, consiglieri regionali che finiscono perfino in carcere e prendono il vitalizio di 3000 euro al mese per aver fatto 3 anni e mezzo di “lavoro”, conclusosi con l'arresto.“Allora  - scrive Giordano - a chi lavora (davvero) da 40 anni, magari alla catena di montaggio, senza poter andare in pensione e senza mai essere indagato che cosa è concesso? L'uso del lanciafiamme? La protesta al napalm? La rivolta imbottita di tritolo?”. Gente che magari per riscattare un certo periodo mancante alla maturazione del vitalizio, versa una certa somma, come quel tizio calabrese, e poi in meno di un anno, recupera la somma versata. C'è anche un consigliere regionale, in Calabria, invalido che prende il vitalizio, e guarda caso viene beccato in un video, che gioca a basket, in compagnia di un fido amico. Miracolo di San Gennaro in trasferta calabrese. Non solo poi il baby pensionato è arrestato con pesanti accuse sulle sue spalle e continua a prendere il vitalizio. Giordano, descrive, il plastico paradosso assurdo: “da una parte lo Stato lo accusa di aver lavorato per la 'ndrangheta, dall'altra lo paga perchè inabile al lavoro. E mica lo paga poco: 7490 euro al mese, a 50 anni. Se gli altri invalidi, quelli da 200 euro al mese, vogliono provare a raggiungerlo, si organizzino: giochino a basket, si candidino alle elezioni. O, in alternativa, si facciano almeno sospettare di collusione con qualche cosca”.

E poi la Sicilia, il vero e proprio Eldorado dei baby pensionati d'oro. Anche qui si fanno i nomi eccellenti. Naturalmente si va a indagare all'Assemblea Regionale, che manda in pensione contemporaneamente due segretari generali, uno di 61 anni e uno di 57 anni, entrambi con vitalizi da nababbi, e poi c'è anche un terzo segretario generale dell'Ars che dimettendosi, porta a casa la bellezza di 11.000euro netti all'età di 53 anni.

Nel maggio 2016 il Fondo pensioni della Sicilia rivela che, fra gli ex dipendenti regionali, “ci sono ben 2000 cinquantenni. Fra questi 800 hanno meno di 54 anni, 50 hanno meno di 44 anni, 6 sono i trentenni, 8 i ventenni e addirittura 12 hanno appena 19 anni”. Soltanto mostruoso. Assegni mensili calcolati con il vecchio metodo, quindi sono in media pari al 105-115 per cento dell'ultimo stipendio. Un lusso. Anche qui Giordano fa alcuni nomi di dirigenti privilegiati. Tra l'altro Giordano riferisce come in Sicilia è stata interpretata la legge 104, grazie alla reinterpretazione di questa legge che si poteva andare in pensione a qualsiasi età, per esempio, se tuo padre aveva avuto un infarto etc. Il più famoso dei pensionati della legge 104 alla siciliana è Pier Carmelo Russo, alla bella età di 47 anni, con un assegno mensile di 10.980 euro lordi, per assistere papà. Ma poi la storia non è finita, ritorna nella giunta regionale, per un incarico.

Poi c'è il più famoso baby papà Nichi Vendola, l'ex governatore della Puglia, storico leader della sinistra alternativa (a che cosa) fondatore di Sel, è andato in pensione alla tenera età di 57 anni. Del resto, “lui l'ha sempre detto che non bisogna chiedere troppi sacrifici ai lavoratori. E così per dare l'esempio, di sacrifici ne fa assai pochi”. Sono bastati 10 anni di contributi per aver diritto in eterno alla bella somma di 5.618 euro lordi al mese. I commenti li lascio a voi.

Attenzione ci tiene a precisare Giordano che è tutto legale. “L'intera truffa dei vitalizi è legale in Italia per il semplice fatto che le leggi le fanno coloro che dei vitalizi godono. E che sono bravissimi a rendere legali le peggiori nefandezze, purchè siano convenienti per loro”.

La lista dei baby pensionati è davvero lunga. Giordano racconta la storia dell'enfant prodige Giuseppe Gambale e poi tanti altri nomi, che un tempo erano conosciuti, ora si godono l'assegno mensile, da troppi anni. Tra questi c'è il Walter Veltroni, che ha percepito l'assegno per la prima volta nel 2004, all'età di 49 anni. Poi c'è “la reginetta di tutti baby pensionati, la star assoluta del vitalizio in fasce”, la mitica Claudia Lombardo, aveva 41 anni, quando ha percepito la prima pensione.

Giorni fa qualche tg nazionale rilevava che esiste in Italia, un certo numero di italiani che percepiscono la pensione da 30 o 35 anni, quindi li considerava dei privilegiati. Allora che dire di questi italiani super privilegiati, anche perchè prendono degli assegni super. Giordano fa l'esempio di un ex presidente della regione Puglia che da 37 anni, gli abbiamo versato, 3 milioni e 600.000 euro per 10 anni di lavoro (?). Ma ce ne sono tanti altri.

Al 2° capitolo, “i Vampiri al potere”, ci sono i grossi papaveri, i manager, tra i più pagati d'Italia, gente che somma più di un vitalizio, più una serie di incarichi, con nuovi stipendi e nuove prebende. Anzi è gente che va a caccia di incarichi ministeriali e magari diventino simbolo di rinnovamento. Già sento le rimostranze dei Vampiri, scrive Giordano: “Abbiamo seguito le regole, non abbiamo violato nessuna legge”. Soltanto che queste regole e leggi, appaiono insopportabili e insostenibili.

A proposito di questi personaggi super vampiri, Giordano si domanda: “E' possibile che in Italia ci sia una persona che prenda 43.000 euro di pensione al mese per aver passato carte in Senato. E' possibile che tutto ciò avvenga mentre si ripete che non ci sono soldi per aumentare le minime? O per permettere chi ha lavorato 41 anni di godersi il meritato riposo?”.

Tra questi personaggi troviamo il pensionato Di Pietro, Ciro Pomicino, De Mita, Enzo Bianco, Mastella, ex di tutto, insomma, pensionati d'oro che occupano poltrone delle società pubbliche. Ad un certo punto viene il dubbio, se per caso il vitalizio, diventa un requisito fondamentale per accedere al poltronificio pubblico.

Secondo Giordano, i cosiddetti poteri forti, sono tutti pensionati d'oro. In pratica, ci sono imprenditori miliardari che incassano il vitalizio parlamentare.

Al 3° capitolo c'è posto per i “troppo Vampiri”, quelli che esagerano nei privilegi, che incassano troppo, anche tre vitalizi in una sola volta. Praticamente questa gente vive a carico nostro, perché ci sono delle leggi, votate a suo tempo, da loro stessi, certamente non sono piovute dal cielo. Ci sono assegni che vengono pagati per 62 anni, come quello dell'ex presidente della regione siciliana Alessi, passato poi ai figli. Anzi ce né sono anche della durata di 66 anni, dei tre moschettieri duracell, vitalizio lunga-durata. E poi c'è il deputato fantasma, che non ha mai messo piede all'assemblea regionale siciliana, ma la moglie, ora dopo la sua morte, prende l'assegno di reversibilità.

Poi ci sono quelli che hanno incassato di più in una sola volta, l'anti-italiana con 946.000 di vitalizio dall'Italia, Eva Klotz di Bolzano. Altri come il faraone del Sud Tirolo, il ras di Bolzano, con 1 milione di euro, c'è la tabella a pagina 83 e poi c'è anche la tabella, di “quelli che hanno guadagnato di più”. Cioè hanno versato un certo numero di contributi, ma hanno guadagnato il quintuplo. Poi ci sono quelli famosi, li troviamo nella tabella a pagina 90. Qualcuno è stato soltanto ventiquattrore in parlamento  e per questo servigio reso alla Repubblica, lo abbiamo ricompensato con 3.108 euro lordi. E poi c'è la storia del professore Toni Negri,  del sindacalista professore Sergio D'Antoni anche queste molto bizzarre.

Al capitolo 4°, ci sono i “Vampiri senza vergogna”, che ci stanno succhiando il sangue e lo fanno con arroganza, alterigia e con sfacciataggine. Qualcuno di questi, nonostante ha incassato 1 milione e 317.000 e 805 di euro a 54 anni per 17 anni di lavoro(?), ha presentato regolare domanda all'Imps per avere il sussidio di disoccupazione. E l'ha ottenuto.

Naturalmente nel libro di Giordano ci sono altre storie, meritevoli di essere citate, c'è il 5° capitolo dedicato alle caste dei vampiri, tutto da leggere. E poi le truffe delle pensioni false. Vi lascio alla lettura del libro.

 

Jazz Appreciation è termine caro ad Amedeo Furfaro, studioso "ad ampio spettro" nel senso che concepisce la musica afroamericana in un quadro di riferimento estetico molto ampio che interconnette dinamiche artistiche, sociali e culturali nonchè vari addentellati  extrajazzistici.

La definizione la si può rintracciare all'interno di un suo recente volume, dal titolo

Agenda Jazz. Appunti di Jazz Appreciation, una raccolta di idee e scatti, profili di generi musicali e musicisti oltre a resoconti su grafica, animazione, dischi, lirica, futurismo, poesia improvvisata, filatelia, psicanalisi ... 

Valutare, "apprezzare" il jazz significa infatti guardarlo non solo in termini di personaggi e generi, analisi di forme strumenti e pratiche musicali, ma anche come fenomeno storico, oggetto di rappresentazione, grumo concettuale, interstilistico, interculturale. Persino con risvolti scientifici tant'è che "Musica News", la rivista bimestrale diretta dall'Autore, ospita su ogni numero una pagina dedicata a argomenti come l'amusia di Pat Martino, la propriocezione in Glenn Gould, il comportamento del cervello di fronte alla musica jazz, i suoni del mare, frequenze acustiche ed evoluzione dell'orecchio etc. 

E comunque, quantomeno per assonanza lessicale, Jazz Appreciation è una sorta di  eco di quella che gli americani chiamano Music Appreciation. Con tutta una serie di particolaritá che indirizzano verso una più profonda comprensione del valore stilistico e del significato di questo tipo di musica come ad esempio colori, tratti e segni, rumori delle immagini, memorie e tradizioni, identitá e background, meditazioni ed immediatezze nell'improvvisazione. 

Il tutto raccontato come esperienza personale dettata da conoscenze e occasioni maturate nel tempo. Ne vien fuori una definizione fluida dell'arte jazzistica vista appunto nella sua portata di faccia inscindibile del Poliedro Novecento.

Per la cronaca Furfaro, giornalista/critico musicale e musicista, ha al proprio attivo numerosi volumi sul jazz fra cui i recenti "Jazz Notes", "Il giro del jazz in 80 dischi" (www.amedeofurfaro.it) e Brutium Graffiti. Jazz a Cosenza nel 900 (sempre editi dal Centro Jazz Calabria). Quest'ultimo volume è stato segnalato dal critico Guido Michelone, su "Jazz Convention", come proposta fra i trenta volumi sul jazz da acquistare col bonus di 500 euro. Se ci fosse posto per un trentunesimo, forse anche Agenda Jazz meriterebbe una "nomination" in quanto saggio che racconta ai giovani, in modo scorrevolmente irrituale, cosa si possa intendere per Jazz. E, per questa godibilitá, potrebbe meglio avvicinarli alla relativa lettura, oltre che all'ascolto, ed alla relativa "appreciation".

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