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Lunedì, 20 Febbraio 2017

85 laboratori, 14 spettacoli teatrali, 20 incontri con l'autore, 3 incontri formativi per operatori, 2 notti in sacco a pelo; 128 appuntamenti complessivi in 15 location differenti, quasi 100 volontari. Sono i numeri impressionanti di Buck 2016, il Festival della Letteratura per ragazzi di Foggia, la kermesse nazionale organizzata dalla Fondazione Banca del Monte di Foggia, Biblioteca "Magna Capitana" e Comune di Foggia che si terrà nel capoluogo daunio dal 16 al 23 ottobre.

La sesta edizione, presentata dalla direttrice artistica Milena Tancredi, dal presidente della Fondazione Saverio Russo e dal sindaco di Foggia Franco Landella mercoledì 28 settembre nella sala "Rosa del Vento" della Fondazione,  sarà dedicata al mondo della poesia e della filastrocca. Disegni&Disogni, infatti, è il titolo della manifestazione che ancora una volta porterà a Foggia i più importanti autori ed illustratori del panorama nazionale ed internazionale. Insieme ai graditi ritorni di Andrea Valente, Jek Tessaro, Sergio Guastini, Giusi Quarenghi, Teresa Porcella, Hans Hermans, Carlo Carzan e Bruno Tognolini, Buck VI edizione avrà il piacere di accogliere Arianna Papini (Premio Andersen 2013, Premio Compostela 2011), Fuad Aziz (pittore e scultore kurdo Premio speciale Città di Schwanenstadt 2004, Premio Internazionale di Bordano Udine  2007, Miglior Racconto Autore Straniero Premio Letterario Internazionale Villeg Novella Dal Judri 2004, Premio miglior rapporto testo e immagine Bordano Udine 2005) e Bernard Friot (Premio Andersen 2009).

Come di consueto, il tema della sesta edizione sarà declinato alla maniera di Buck, attraverso un'intensa attività laboratoriale e di incontri con l'autore, diretta sia alle scuole che all'utenza libera, e numerosi spettacoli teatrali e concerti, curati dai partner storici della manifestazione (Fondazione Musicalia, Rete Penelope, Edizioni del Rosone, Accademia delle Belle Arti, Museo Civico, Teatro dei Limoni, Istituto Marcelline, utopikaMente, Cerchio di Gesso-Nuovo, Laboratorio di ricerca e studio per l'infanzia/Università degli Studi di Foggia, Laboratorio Erid - Ricerca innovazione educativa/Università degli Studi di Foggia, Centro Polivalente Parcocittà - Parco San Felice).

Importantissima la conferma, anche per l'edizione 2016, del sostegno di importanti realtà nazionali del settore (Premio Andersen, Associazione Italiana Bibliotecari, Nati per Leggere) e delle fondamentali sponsorizzazioni delle imprese locali che continuano a credere nel progetto "Buck": Gioielleria Michele Ciletti, Agriturismo Al Celone, Reale Muta - Benvenuto Assicurazioni, Gran Caffè Saicaf e Osteria della Dogana, a cui quest'anno si è aggiunta anche la Coop Alleanza 3.0.

Numeri da record anche per la Fiera dell'Editoria per ragazzi, fiore all'occhiello della manifestazione: dal 18 al 23 ottobre, la galleria della Fondazione Banca del Monte ospiterà ben 32 case editrici, praticamente tutte le più importanti: Artebambini, Babalibri, Bohem Press, Carthusia, Coccole&Books, Editoriale Scienza, Edizioni del Borgo, Giralangolo, Fatatrac, Giunti jr., Il Castoro, Kite, La Meridiana, La Nuova Frontiera, Lapis, Logos, Mammeonline, Mondadori, Notes, Orecchioacerbo, Panini, Piemme, Progedit, Rrose Selavy, Salani, Sinnos, Terre di Mezzo, Topipitorri, Tre Lune e Uovo Nero.

Le prenotazioni e le iscrizioni alle attività di Buck 2016 apriranno ufficialmente martedì 4 ottobre. Il servizio sarà attivato presso la Città Educativa, in Pinacoteca Il 900, via Marchese De Rosa (tel. 0881. 792.986/989, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9:30 alle 13:30 e dalle 15:30 alle 18:30; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Qualche anno fa presentando un libro di Giorgio Gibertini, pubblicato dalla Sugarcoedizioni, evidenziavo la mancanza di leadership di uomini e donne credibili per il nostro Paese. In quell'occasione facevo esplicito riferimento al commissario Luigi Calabresi come straordinario esempio di grande dedizione al suo lavoro e al bene della società. Sono convinto che lo studio di questa grande personalità del secolo scorso è utile per chi intende intraprendere una attività pubblica al servizio del prossimo.

A questo proposito propongo un mio studio proprio sul commissario che doveva essere pubblicato su una prestigiosa rivista siciliana.

A cosa può servire raccontare la vita e le opere di un uomo tutto di un pezzo come il commissario Luigi Calabresi, martire negli anni di piombo. Ricordo che quando ero adolescente, in tv e sui giornali del tempo appariva con maglioni dolcevita, le basette lunghe, lo sguardo fiero e mediterraneo. E poi la sua “500”, le spranghe e le catene, i poliziotti, i cortei, gli insulti, il linciaggio a mezzo stampa, l’assassinio. Siamo negli anni del “68”, gli anni dell’ubriacatura ideologica, della lotta politica che degradava nella lotta armata, nelle stragi. Le premesse di una stagione di contestazione e rivolta erano in incubazione e che il 1968 portò alla luce segnando l’inizio di un periodo che porterà negli anni successivi anche alla lotta armata con la creazione di diversi gruppi e movimenti che si muoveranno all’interno della cosiddetta “sinistra extra-parlamentare”. Scrive Enzo Peserico, uno studioso milanese prematuramente scomparso, in “Gli anni del desiderio e del piombo. Sessantotto, Terrorismo e Rivoluzione”, Sugarcoedizioni (Milano 2008) “La preparazione e l’avvio della lotta al sistema cominciò con l’occupazione di alcune università: in particolare a Trento, presso la facoltà di sociologia nacque quella che sarà la “fucina della rivoluzione” e questo grazie al contributo di studenti di area cattolica, convinti che la sintesi tra cristianesimo e rivoluzione fosse che il Regno di Dio doveva corrispondere al regno dell’uguaglianza teorizzato dal marxismo. Tra questi studenti di formazione cattolica il più importante fu Renato Curcio, uno dei fondatori delle Brigate Rosse. Questa “meglio gioventù” - o gioventù bruciata - aprì lo scenario del terrorismo di sinistra in Italia ed è in questo modo che cominciarono a muoversi gruppi e sigle nel contesto dello stesso filone marxista-leninista. Comunque le BR costituiranno il “nucleo d’acciaio” di rivoluzionari che spenderanno la propria vita per il successo della Rivoluzione in perfetta sintonia con il ‘Che fare?’ di Lenin, «in cui s’ipotizza [...] un gruppo di rivoluzionari di professione, che consacrano la loro vita alla rivoluzione e che operano interpretando le istanze del proletariato affinché esso prenda coscienza”.

 In questo clima inacidito si erge la figura di “un uomo che aveva il senso dello Stato, che credeva al decoro delle istituzioni e alla dignità del suo ruolo, che aveva la responsabilità di uomo d’ordine”. Luigi Calabresi, con un’espressione antica, demodè, si definiva, “servitore dello Stato”, proprio in questo restò fedele fino alla morte per solo 270mila lire mensili, uno stipendio medio per quei tempi.

 Il commissario Luigi Calabresi era un fervente religioso, aveva scelto di lavorare nella polizia per vocazione, non tanto per lo stipendio, poteva fare benissimo altri lavori magari più remunerativi; nelle difficoltà, spesso ripeteva di essere nelle mani di Dio. In una discussione registrata del 1964, rispondendo a delle domande, aveva detto: “Se volessi intascare e magari spendere medaglie come questa non andrei in polizia, dove si resta poveri. Non andrei coltivando ideali buffi di onestà e di purezza. Purtroppo sono fatto in un certo modo, appartengo a un gruppo neanche tanto scarso di giovani che vuole andare controcorrente (…) In questo mondo neopagano, il cristiano continua a dare scandalo, perché il fine che persegue, lo scopo che dà alla sua vita non coincide con quello dei più”.

 Un libro racconta in maniera dettagliata la vicenda Calabresi, “Gli anni spezzati. Il Commissario. Luigi Calabresi”, di Luciano Garibaldi, Edizioni Ares, Albatross Entertainment S.P.A (2013). Peraltro da questo testo è tratta la fiction televisiva “Gli anni spezzati. Il Commissario”, andata in onda su Rai 1 ai primi di gennaio di quest’anno.

 “Luciano Garibaldi – scrive Marcello Veneziani nella prefazione – fu il primo giornalista che riuscì a far parlare in un’intervista su “Gente” la vedova di Luigi Calabresi, Gemma Capra(…)Garibaldi seguì negli anni la vicenda Calabresi con passione civile e rigore di cronista, ne fece una battaglia di principio e di verità storica. Anche grazie a testimonianze come la sua, a Calabresi fu data dal presidente Ciampi, con trentadue anni di ritardo la medaglia d’oro al valor civile. Un riconoscimento postumo, che si insinuava come una piccola parentesi nel fiume di parole, interventi, pressioni per la grazia a Sofri e Bompressi. Nell’immaginario collettivo del Paese, i martiri erano diventati loro, non Calabresi”.

 Veneziani evidenzia il grave episodio degli 800 intellettuali che hanno firmato un manifesto pubblicato da L’Espresso per delegittimare Calabresi. In pratica tutto l’establishment culturale, accademico, editoriale e giornalistico italiano, tra questi Alberto Moravia, Norberto Bobbio, Umberto Eco, Margherita Hack, nel manifesto-lettera, Calabresi veniva definito “commissario torturatore” e “responsabile della morte di Pinelli”. A tutti questi si aggiunse “(…)il Movimento nazionale giornalisti democratici, sorto nei pensatoi controllati dai partiti comunista e socialista, fonte inesauribile di autentica disinformazione e di ricostruzioni arbitrarie dei fatti, basate sulle fantasie più assurde e indimostrabili, vera sorgente alla quale si abbeveravano giornalisti che scrivevano sui quotidiani e sui settimanali più diffusi”. Per Garibaldi  gli “Ottocento” sono i veri mandanti (im)morali, dell’uccisione del commissario, come vengono definiti in un capitolo del libro. Peraltro “costoro condannarono Calabresi senza disporre di un benché minimo indizio, dopo che la magistratura lo aveva prosciolto in un regolare processo, senza assolutamente chiedersi, prima di firmare, chi veramente fosse l’uomo che accusavano di assassinio, che indicavano – con l’autorevolezza dei loro nomi – al pubblico ludibrio e al linciaggio dei fanatici dell’estrema sinistra”. Poi bisogna anche dire che le istituzioni, come bene evidenzia la fiction televisiva,  per certi versi hanno abbandonato al suo destino il povero commissario. Pertanto si può senz’altro sostenere con Garibaldi che “Lo Stato disertò. Gli “ottocento” firmarono. E, sulla base di quelle firme, Lotta Continua uccise”.

 Garibaldi racconta con passione, attento anche ai dettagli e alle sfumature, documentando la vicenda Calabresi. Ma soprattutto mostra con chiarezza la vera figura di Calabresi, la sua vocazione, la sua professionalità, “una fedeltà non a una carta, ma a uno stile, a una patria, a uno Stato. Che li mandava allo sbaraglio e poi si dimenticava di loro; e ciononostante, i cavalieri come Calabresi partivano alla carica”. Il libro inizia con una polemica nei confronti delle istituzioni che non hanno fatto abbastanza per i tanti caduti sotto la violenza politica negli anni di piombo, poliziotti, carabinieri, guardie carcerarie, che non hanno ottenuto giustizia. “sono ricordati con memore gratitudine da tutto il popolo italiano? Le loro famiglie hanno ricevuto sostegno che spettava loro? E lo stesso Luigi Calabresi, nonostante la generosità del figlio Mario che, con voce coraggiosa, scrivendo il libro “Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo”, edito da Mondadori nel 2007(…) ha davvero ottenuto giustizia?” Difficile affermarlo – scrive Garibaldi – se si pensa alle scritte ‘Calabresi Assassino’ comparse sui muri di Torino dopo la nomina di Mario Calabresi a direttore de ‘La Stampa’”.

 Probabilmente per alcuni è un passato che non vuole passare. Il commissario Calabresi fu assassinato da un commando di “Lotta Continua”, organizzazione comunista, il 17 maggio 1972 in Via Cherubini, proprio sotto casa a Milano, fu la prima vittima degli “anni di piombo”. Per questi rivoluzionari il commissario, era l’assassino di Giuseppe Pinelli, arrestato e interrogato per la strage della bomba presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969. In occasione del trentennale della sua morte, nel corso di una commemorazione, monsignor Francesco Salerno, segretario del Supremo Tribunale della segreteria Apostolica, diede lettura di un messaggio fattogli pervenire dal santo padre Giovanni Paolo II. Nel messaggio Papa Wojtyla definiva Calabresi “generoso servitore dello Stato e fedele testimone del Vangelo”, e ricordandone “la costante dedizione al proprio dovere pur fra gravi difficoltà e incomprensioni”. Il Papa auspicava che il suo esempio potesse diventare “uno stimolo per tutti ad anteporre sempre all’interesse privato la causa del bene comune”. In conclusione Wojtyla assicurava per lui “particolari preghiere e invocando da Dio Padre misericordioso sostegno per la sua famiglia”.

 

In un’atmosfera festosa, resa persino magica dall’afflato poetico della struggente lirica La ginestra, uno degli ultimi componimenti scritti da Giacomo Leopardi, considerato il suo testamento spirituale e morale, sabato 17 settembre 2016 presso l’UNA HOTEL VERSILIA di Lido di Camaiore ha avuto luogo la Cerimonia di Premiazione della XXVIIIma edizione del PREMIO LETTERARIO CAMAIORE.

 

Sullo schermo sono state proiettate alcune significative immagini del film di Martone Il giovane favoloso magistralmente interpretato dall’attore Elio Germano, che ha recitato la poesia con rara intensità, regalando al numeroso pubblico presente, tra figure istituzionali, quali il Sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto, l’Assessore alla Cultura Olga Rovai, il Segretario generale del Comune Michele Parenti, rappresentanti  dell’editoria e del giornalismo e i tanti abitanti di Camaiore, un momento di forte impatto emozionale.

 

È stato proclamato vincitore Nicola Vacca, che ha presentato in concorso la sua opera Luce nera (Marco Saya). Egli, subito dopo la consegna del premio, ha dichiarato: Sono arrivato a questo libro dopo un lungo percorso e tanti sono i motivi per cui mi ritengo felice di aver vinto questo premio. Fra essi, la gioia di essere stato letto e scelto anche da una Giuria popolare, fiore all’occhiello di questo prestigioso concorso. Penso che la poesia non debba parlare a se stessa, ma alla collettività. Quindi, sono onorato di essere letto ed apprezzato dalla gente. Un ringraziamento particolare va a Francesco Belluomini, che ha ideato tale formula di votazione. La poesia, come diceva Umberto Saba, è una cosa onesta. Solo questo conta, tutto il resto lascia il tempo che trova. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di una poesia che sappia coniugare cuore e mente.

 

La  poetessa Paola Lucarini, giurata del Premio, ha così espresso la sua motivazione: ogni giorno è una pagina di vita segnata da pensieri ed esperienze, da versi, se chi la scrive è poeta. Si crea così un’opera letteraria che, quando possiede grazia di ben riconoscibile vocazione, carisma di profonda autenticità ed onestà intellettuale, contribuisce a tenere deste le coscienze attraverso un tessitura di argomentazioni, riflessioni, emozioni. Questo è proprio il caso di “Luce nera”, autore Nicola Vacca, che nell’incipit del libro, citando passi di scrittori a lui congeniali, rimarca i motivi di fondo della sua scrittura.

 

Questo prestigioso appuntamento culturale di levatura cosmopolita dedicato alla poesia edita, ideato e fondato dal poeta Francesco Belluomini, Presidente del Premio, nonché della Giuria tecnica, è  indetto dal Comune di Camaiore, con il patrocinio della Regione Toscana e della Provincia di Lucca ed il patrocinio e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

 

Il Sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto ha aperto ufficialmente l’evento, esprimendo i suoi ringraziamenti al Presidente Belluomini e alla consorte Rosanna Lupi, co-fondatrice e segretaria del Premio, alla Giuria tecnica ed alla Giuria popolare, tratto distintivo di questa iniziativa, e a tutti gli organizzatori per il complesso lavoro svolto. Si è  poi soffermato su una riflessione circa il difficile momento storico che sta attraversando l’umanità; il richiamo alla lirica leopardiana, con la coraggiosa, ma al tempo stesso fragile resistenza che la ginestra oppone alla lava del Vesuvio, simbolo della natura distruttiva e crudele, può rappresentare un invito a contrastare con forza le difficoltà. La coraggiosa ginestra risorge sulla lava impietrita, quale emblema della condizione umana. I moderni ritmi di vita, sin troppo incalzanti, distolgono la nostra attenzione nei riguardi della poesia, il cui valore non è solo soggettivo; la sedimentazione del messaggio poetico può arrivare ad ognuno, consentendo finalmente di dedicare a noi stessi momenti di profonda riflessione.

 

Il Presidente Belluomini ha aperto i lavori rivolgendo un ringraziamento al Sindaco, alle autorità intervenute, ad entrambe le Giurie, all’affezionato pubblico, riservando con simpatia un pensiero particolare alla consorte - un ringraziamento speciale a Rosanna, non solo per i cinquant’anni di sopportazione, ma anche perché senza di lei questo premio sarebbe andato avanti solo due giorni. Oltre alla festa della poesia, stasera allo scoccare della mezzanotte festeggeremo le nostre Nozze d’oro, un traguardo importante e in qualche modo anacronistico al giorno d’oggi.

 

La conduzione della serata è stata affidata anche per questa edizione all’eclettico Alberto Severi, volto noto di Rai 3.

 

Dopo i saluti iniziali, la signora Rosanna Lupi ha chiamato i giudici popolari a depositare nell’apposita urna le buste sigillate, nelle quali hanno espresso la loro preferenza all’interno della rosa dei cinque finalisti, già selezionati in una prima fase dalla Giuria tecnica, presieduta come sempre da Francesco Belluomini e formata da Corrado Calabrò, Emilio Coco, Vincenzo Guarracino, Paola Lucarini e Mario Santagostini.

 

Quindi, sono stati nominati uno ad uno i poeti in cinquina,  ai quali la bravissima attrice cinematografica e regista teatrale Alessia Innocenti ha dedicato la lettura di alcune loro liriche.

 

I finalisti della XXVIIIma edizione del PREMIO LETTERARIO CAMAIORE sono stati:

 

Cristina Annino               Anatomie in fuga (Donzelli)

 

Dante Marianacci           Scenari della mente (Di Felice)

 

Roberto Mussapi            La piuma del Simorgh (Mondadori)

 

Silvio Raffo                      La vita irreale (Robin & Sons)

 

accanto al vincitore:

 

Nicola Vacca                   Luce nera (Marco Saya)

 

Sulla poesia della scrittrice e poetessa Cristina Annino, finalista al Camaiore, il giurato Mario Santagostini, poeta, saggista e critico letterario milanese, si è così espresso: l’originalità, l’equilibrio, l’inquietante bellezza delle poesie di Cristina Annino nascono dal suo coraggio di non spingersi a produrre universi alternativi consolatori. E nemmeno di precipitare verso una sorta di dissolutrice apocalisse del senso. Al contrario, sta nell’inoltrarsi in un suo orizzonte verbale, che risulterà sempre a latere del mondo, sempre vagamente o altamente slegato. E che la porterà, comunque, in zone dove “parole e cose”, psiche e realtà, io e mondo non coincideranno mai del tutto. In una controllata schizofrenia che è, forse, la più alta e definitiva verità sul linguaggio, che solo la poesia autentica sa enunciare, senza diventare teoresi di riporto.

 

Il prof. Corrado Calabrò, giurista, scrittore e raffinato poeta, presidente dell’Agcom dal 2005 al 2012, nonché membro di Giuria al Camaiore, nella sua motivazione ha detto di Dante Marianacci: nella sua vita egli ha attraversato diversi paesi europei ed extraeuropei, ma non di passaggio, come usa fare un turista. Infatti, da 25 anni viaggia come dirigente culturale del Ministero degli Affari Esteri. Ogni volta, si è stabilito in un paese, apprendendone cultura e tradizioni e inserendosi in profondità nel tessuto sociale del luogo in cui si trovava,  per poi sradicarsi e raggiungere un’altra nuova meta, alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e conoscere in profondità.  Tutto ciò gli ha consentito di far interagire la cultura italiana, di cui è grande promotore, con quelle locali, determinando un arricchimento personale, che si riflette nella sua elevata cifra stilistica.

 

 Il poeta, narratore e saggista  chietino Dante Marianacci nel corso della sua fertile attività letteraria ha pubblicato una quindicina di volumi e curato diverse collane ed antologie di poesia, narrativa e saggistica. Nel 1999 ha fondato la rivista Italia & Italy che dirige ed è diventata il riferimento editoriale  centro-europeo della cultura italiana.

 

Il poeta, critico letterario e d’arte e traduttore Vincenzo Guarracino ha formulato la motivazione per il   poeta, saggista, drammaturgo e traduttore nato a Cuneo, ma milanese d’adozione Roberto Mussapi; di seguito uno stralcio: un libro, La piuma del Simorgh, intessuto di presenze, in costruzioni poetiche di forte suggestione lirica e visionaria, governate da una peculiare elevatezza di tono, quello di Roberto Mussapi. Presenze provenienti da situazioni culturali ed esistenziali le più diverse e distanti: dalla mitologia (come quelle dell’eroe Achille, o della piuma del Simorgh, da cui prende il titolo il libro, ossia l’uccello divino della mitologia persiana), dalla poesia contemporanea (come quelle di grandi autori d’oggi come Wole Soyinka o Yves Bonnefoy), o da contesti letterari di grande fascino abilmente rivisitati (Marco Polo, il pirata Morgan). Ma anche opere e presenze di artisti del nostro tempo (come Marco Nereo Rotelli o Omar Galliani), o figure prelevate delle più note fiabe (Cenerentola e Aladino), a cui il poeta dedica un intero capitolo, fino al racconto in versi, dedicato a Maria…

 

Allo stesso modo, si fa esplicitamente riferimento al cinema di Kurosawa e si chiamano in scena opere remote e mirabili, di cui si forniscono versioni, dove il ritmo, la pronuncia, le eleganti volute, tipiche della dizione dell’autore, si ritrovano in naturale sintonia con le altre versioni sempre in equilibrio tra luci e ombre, tra mito e comune realtà, muovendosi sempre con singolare agilità per forza di scrittura, in virtù di una singolare altezza di stile.

 

Sempre Vincenzo Guarracino ha scritto la motivazione per il finalista Silvio Raffo: è autore di una decina di libri di poesia, con i quali ha vinto prestigiosi riconoscimenti. Qualcuno lo considera una delle voci liriche più autentiche della poesia d’oggi. Maria Luisa Spaziani, anni fa, si era spinta al punto di dichiarare che certi suoi versi le si erano impressi nella memoria, benché “letti una sola volta”, dotati come pochi altri di “necessità e ritmo”. Si tratta di Silvio Raffo, un personaggio polimorfo nella sua versatilità, che non fa mistero della sua passione per la poesia come teatro, come spazio di una drammatica messinscena di sé, vissuta in compagnia di fraterni fantasmi poetici (di Penna, di Pascoli, di Gozzano, sopra tutti). “La vita irreale. Poesia su due toni”, il libro di cui parliamo, è un punto di arrivo della sua ricerca poetica, che testimonia, pur nel variare delle stagioni, una capacità di stare al passo con la vita, senza tradirne una visione bilanciata tra toni favolosi e sospesi e brividi metafisici. Una vitalità e una fedeltà, che assumono connotazioni nuove, come dice il sottotitolo, Poesia su due toni, modulandosi in molteplici modi, in linea leopardianamente con la necessità di una corrispondenza ad un “sentimento al presente”, ma con l’idea che tale esposizione possa comportare il pericolo di drammatiche delusioni, da esorcizzare con convenienti antidoti, che sono esplicitati nei titoli delle due sezioni “Melodikón e Eironikón, ossia il canto e l’ironia.

 

Silvio Raffo è nato a Roma, ma vive a Varese, dove dirige il centro di cultura creativa La Piccola Fenice; è un poeta, insegnante e traduttore, considerato fra i massimi esperti della poetessa americana Emily Dickinson in Italia.

 

Un altro momento significativo è stato quello della consegna dei Premi Speciali e delle Menzioni Speciali, riconoscimenti assegnati personalmente dal Presidente Belluomini ad opere di particolare interesse storico, contemporaneo o di elevata caratura poetica internazionale.

 

Le motivazioni dei Premi assegnati a Franco Marcoaldi Premio Speciale alla Carriera 2016 per l’opera Il mondo sia lodato, la Menzione Poesia italiana  2016 all’opera Perché tu mi dici: poeta? di Antonio Porta e Carmelo Pistillo, il Premio Camaiore Proposta “Vittorio Grotti” 2016 a Davide Maria Quarracino per  Frangiflutti, la Menzione Speciale 2016 Poesia Russa a Gala Dobrynina come curatrice di Dialoghi con Iosif Brodskij e la Menzione Speciale 2016 andata A immagine persa di  Nicoletta Di Gregorio sono state sapientemente curate dal Presidente Francesco Belluomini e lette ai vincitori nel corso di ognuna delle premiazioni.

 

Il Premio internazionale 2016 è stato conferito all’opera Voci (Samuele Editore) della scrittrice e poetessa nicaraguense Claribel Alegrìa, uno dei nomi più accreditati nel panorama letterario contemporaneo del centro e sud America. Nella motivazione il giurato Emilio Coco, poeta, traduttore ed editore, afferma: fluidità e trasparenza con cui la poetessa riesce a fermare, in liriche spesso brevi, le sue esperienze di vita all’interno di condizioni che appartengono al quotidiano.

 

 Hanno ritirato il premio i figli Erik e Karen, i quali visibilmente emozionati, hanno portato i saluti della mamma, impossibilitata ad intervenire all’evento, ma innamorata dell’Italia. Erano presenti alla serata le due traduttrici del libro Zingonia Zingone e Marina Benedetto.

 

Sempre secondo quanto decretato dalla Giuria tecnica, al giovane campano Davide Maria Quarracino è stato conferito il Premio Camaiore Proposta  “Vittorio Grotti” 2016 per l’Opera Prima Frangiflutti (Lieto Colle), un importante riconoscimento dedicato ai giovani che mettono in gioco la loro creatività a servizio della cultura.

 

Il  Premio Speciale alla Carriera 2016 è andato all’opera Il mondo sia lodato (Einaudi) di Franco Marcoaldi, poeta, scrittore e giornalista. Egli, ringraziando per il riconoscimento, ha dichiarato - Il mio invito rivolto a tutti è quello di riportare al centro della scena la parola gratitudine, che mi sembra particolarmente persa – un’affermazione che fornisce lo spunto ad opportune analisi introspettive.

 

Menzione Speciale Poesia Italiana 2016 all’opera Perché tu mi dici: poeta? di Antonio Porta, uno dei maggiori poeti del secondo Novecento e Carmelo Pistillo - a cura di Carmelo Pistillo e Fabio Jermini (La vita felice). Ritira il premio la vedova di Antonio Porta, Rosemary Liedl e il poeta Carmelo Pistillo.

 

Un’opera dedicata alle figure poetiche più significative del secolo scorso. La signora Liedl ha dichiarato: La poesia salva la vita e rimane la felicità mentale; è la poesia che accade e vive, esce dal libro e riesce a raggiungere il suo pubblico. Il Premio Letterario Camaiore è la prova della vitalità della poesia e si rimane come sospesi nell’ascolto della motivazione del premio, che alimenta una grande pulsione vitale. Sono state letti alcuni passi di “Desolazione del povero poeta sentimentale” di Sergio Corazzini e “L’invitation au voyage” di Charles Baudelaire.   

 

Menzione Speciale 2016 Poesia Russa a Dialoghi con Iosif Brodskij (Lieto Colle) di Solomon Volkov conferita a Gala Dobrynina in qualità di curatrice dell’interessante opera editoriale, che potrebbe essere una guida, una sorta di Baedeker del territorio artistico di Brodskij, un territorio spesso strabiliante, da togliere il fiato ed anche proibito.  Volkov è uno scrittore, giornalista, storico della cultura e musicologo, emigrato negli Stati Uniti nella metà degli anni ’70 e divenuto famoso in Occidente grazie alla pubblicazione di Testimony. Il Premio Nobel Iosif Brodskij, quando nel 1987 ricevette l’ambito riconoscimento, dichiarò che il poeta è sempre solo un mezzo per l’esistenza della lingua e non il contrario. Principio che diviene anche il modus operandi della sua vita e della sua creatività.

 

A conclusione dell’edizione 2016 del PREMIO LETTERARIO CAMAIORE, la Menzione Speciale 2016 è stata assegnata alla poetessa Nicoletta Di Gregorio per la silloge A immagine persa (Pegasus Edition), con la prefazione di Davide Rondoni, il quale afferma di aver percepito l’ansia di vivere per mezzo dei versi dell’autrice. Nella sua motivazione Francesco Belluomini ha dichiarato: il suo livello poetico è sempre stato considerevole, non esaurendosi quasi mai nella particolare condizione del suo essere donna… In un testo poetico non sono i messaggi la parte saliente, ma la riuscita concettuale. Pertanto, sono felice di consegnare questo meritato riconoscimento ad una poetessa profonda ed estremamente sensibile.

 

Anche quest’anno il PREMIO LETTERARIO CAMAIORE, evento di vasta risonanza e dal successo consolidato, si conclude con un bilancio assolutamente positivo. La Poesia, intesa come espressione dei sentimenti fondanti e veritieri, delle emozioni che risiedono nella parte più ascosa dell’anima, fin anche strumento di comunicazione e confronto interculturale, ha guadagnato a pieno titolo il ruolo di protagonista.

 

Al termine della premiazione, la serata è stata allietata da un altro importante evento da festeggiare, le Nozze d’Oro dei coniugi Belluomini, che hanno brindato insieme ai tantissimi amici e conoscenti intervenuti all’evento letterario.   

 

 

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