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Domenica, 22 Ottobre 2017

Il 19 giugno al teatro sistina di Roma sarà presentato al pubblico il libro del caro amico Nicola Sikloglou dr. nessuno "Sogni su misura" con la presentazione di Luciano De Crescenzo. Come ci racconta l'autore in esclusiva per il Corriere del Sud:

SOGNI su MISURA è un racconto, tuttora in evoluzione, dedicato a tutti i giovani che, com’è successo a me, ricevono solo un “no” come risposta a qualsiasi richiesta facciano per poter realizzare il loro sogno. Questo racconto si rivolge a chi ha scoperto che il “sì” è offerto volentieri solo ai migliori, ai raccomandati, ai prediletti, ai prescelti. A chi detesta vedere la scritta “RISERVATO”.

A chi non osa pretendere il proprio diritto alla felicità. A quelli che si credono falliti, ultimi, afoni. E, ancora, ai genitori disperati che non riescono ad aiutare i loro figli a scoprire ciò che amano fare nella vita; che non riescono a spronarli ad entrare in azione per seguire i propri sogni o, ancora peggio, che con la scusa del proprio amore indicano ai figli ciò che credono sia “meglio” per loro. Perché non basta amare e donare ma bisogna saper amare e saper donare.

Rivolgo il racconto agli educatori di ogni grado che desiderano scoprire il modo più efficace per aiutare gli studenti a sfogliare il menù cosmico dei desideri possibili, per costruire insieme il “sogno su misura” di ciascun giovane, come segno tangibile di rispetto e amore nei loro confronti. Perché oggi piu’ che mai il lavoro più arduo è proprio questo: riuscire a individuare ciò che ci renderà felici, lo smeraldo verde che si nasconde in mezzo ad una miriade di pietre insignificanti che si spacciano per preziose. Come ci si riesce, considerando che tutti i sogni sono desideri modificati ad arte? Serve conoscere bene le differenze che intercorrono tra desideri e sogni.

Mia nonna, nell'osservarmi mentre seguivo una bellissima farfalla un giorno mi disse:

“I sogni sono come le farfalle: all’inizio sono desideri, così come le farfalle sono bruchi”.

E’ la metamorfosi quel fenomeno meraviglioso che sfugge ai nostri occhi, a trasformare il bruco in farfalla, donandogli le ali della libertà.

I sogni, ricorrono allo stesso fenomeno misterioso della metamorfosi che dona loro la libertà e la felicità, come premio speciale.

Nel caso delle farfalle la metamorfosi avviene naturalmente, invece per i sogni serve l’intervento del loro sognatore per trasformarli dallo stato di desiderio a sogni, dopo aver individuato quel desiderio scatenante, compulsivo, la cui intensità si può misurare attraverso l'irrazionalità e la fantasia affinata.

È l’emozione poi, (la fede incrollabile e l’amore puro) ad attivare questo misterioso fenomeno dagli effetti spettacolari.

Ecco perché i sogni, come i gioielli, non crescono sugli alberi ma serve costruirli.

Saper indicare la tua destinazione finale con precisione maniacale è il primo dovere verso tè stesso, se non vuoi accusare ingiustamente il “tassista di turno” per averti condotto nel posto sbagliato.

Il tema centrale di Sogni su misura è il diritto alla felicità e quella via certa perseguibile da chiunque desideri davvero vivere felice. «Per accedervi basta essere in possesso di un sogno su misura emozionato ed un motivo giusto. Oppure tre motivi sbagliati per entrare in azione».

«Il libro è rivolto ai giovani disorientati, confusi e indecisi sulla scelta giusta da fare nel tentativo di individuare ciò che amano fare per dare senso alla propria vita.

Intende semplificare al massimo il compito di poter sfogliare il menu cosmico a chi desidera far parte di questo mondo meraviglioso da vero protagonista».

Il nostro attore principale è un bambino, determinato a rimanere tale, e sua nonna analfabeta, nel ruolo però di un mentore d’eccezione.

Proprio lei lo invita a fare la scelta più significativa della sua vita: «esistere, vivere o vivere felice?»

Ella era custode del segreto più affascinante tra quelli che un comune mortale può avere tra le mani: «Come farsi affidare il dominio del caso, rendendo inevitabile l'impossibile?» Chi non vorrebbe averlo? A conti fatti, però, non tutti sono disposti a cercare la gemma preziosa che sta alla base di tutta questa meraviglia che desta stupore.

Oggi più che mai il problema più arduo è saper costruire un «sogno su misura, a partire dal desiderio dominante che include il potenziale di trasformarsi in sogno nobile, perché non tutti i desideri hanno questa caratteristica particolare. Osservando la natura si scopre che non tutti i bruchi possono procurarsi le ali per volare, anche se tutte le farfalle lo erano prima di subire il la metamorfosi» quel fenomeno meraviglioso che sfugge ai nostri occhi destando meraviglia.

Si evidenzia così il valore straordinario, nella ricerca della gemma preziosa e nella costruzione del sogno su misura, di due sensi veri e propri: il sesto, il settimo senso (fantasia) e gli "occhiali da vista" (l'immaginazione), per mettere a fuoco il creato. Non si tratta di optional facoltativi, ma di qualcosa di molto utile perché fa parte di noi sin dalla nascita. Serve saperli affinare perché ci sia d'aiuto in tutte le fasi della vita e il mito ė lo strumento migliore per farlo. E chi non sa di cosa è fatto il sogno, qui lo scoprirà e comprenderà perché Plutarco sosteneva che l'uomo è l'ombra del proprio sogno, e ancora, perché un uomo senza sogno è come se non esistesse, condannato a vivere in balia degli eventi.

Si scoprirà il fascino creativo di andare controcorrente, in solitudine, perché è la via meno affollata e la più breve per raggiungere la meta sognata. Il sogno su misura è sinonimo del destino definitivo ed è il modo migliore per predire il futuro. È l'unica via che permette di sostituire il destino provvisorio, scelto a caso da Zeus, «giocando a dadi».

Il libro spiega come avviene il passaggio dall'ignoranza infantile all'intelligenza emotiva per poter agire in modo eroico che richiede audacia per andare oltre le regole dettate dalla logica e la scienza.

L'audacia e la passione sembrano essere «merci rare ma in verità si trovano» in abbondanza nelle mani degli eroi, dei bambini e dei sognatori a tempo pieno. Basterebbe scegliere di interpretare il ruolo più adatto a noi. Il ruolo più semplice, in fin dei conti, è quello di sognatore. Il sogno su misura, rende il suo possessore in un gigante felice!

Il libro mette in evidenza e sottolinea l'importanza fondamentale che assume il saper rispondere senza esitazione alla domanda: Quo vadis?

Saper rispondere con chiarezza invidiabile, è il primo dovere di chiunque. Non è consigliabile a nessuno di uscire da casa senza sapere dove andare. Avere un sogno chiaro è la risposta migliore a qualsiasi domanda.

«La cultura della vergogna e il modello di comportamento eroico in uso nelle società primitive aiutano i sognatori a spingersi oltre le colonne d'Ercole.

 

La gratitudine e la condivisione delle emozioni forniscono tutta l'energia necessaria per poter compiere felicemente la propria Odissea e fare ritorno alla propria Itaca.

Il sognatore scoprirà al suo ritorno che era una grande bugia affermare che per conoscere il futuro bisogna conoscere se stessi. La cosa che possiamo conoscere meglio è il proprio sogno.

In questo racconto si offre una visione fresca ed inedita su alcuni temi che sono stati oggetto di studio dei  pensatori di tutti i tempi come sono:

Il caso, il fato, la previsione del futuro, destino provvisorio, destino definitivo, chi possiede il dominio del caso, il tempo e come estenderlo e comprimerlo a volontà, perché "niente accade per caso", perché rendere inevitabile un sogno utopico è un gioco da bambini e perché saper interprettare i messaggi  dell'Odissea tramandati da Omero ai posteri è un MUST».

Le 500 pagine sono pensate per convincere anche i più scettici che i sogni su misura sono destinati a concludersi nella forma visibile nei tempi e i modi prestabiliti

Lo scorso anno in occasione della Cerimonia di Premiazione del Premio letterario “Scriviamo Insieme” di Roma ho conosciuto Rosanna Cracco, scrittrice e poetessa nata a Valdagno (Vicenza) con una lunga esperienza d’insegnante di materie letterarie. La sua leggera ma inconfondibile cadenza veneta ha attirato immediatamente la mia attenzione. Le radici geografiche che ci accomunano hanno sicuramente favorito un approccio iniziale spontaneo, assolutamente naturale e all’insegna della simpatia.

Rosanna è una donna solare, difficile restare indifferenti al suo modo di porsi e direi impossibile non restare affascinati dal suo argomentare a tutto tondo, grazie ad un  notevole bagaglio culturale.  Di adozione sacilese, ha insegnato per 37 anni in provincia di Pordenone. “Un mestiere non mestiere, piuttosto una vocazione” – come ama lei stessa definire il lavoro che le ha dato i più bei momenti della sua vita.

Spesso ama ricordare i vari progetti scolastici che durante l’insegnamento ha ideato e promosso, sempre sostenuta dagli  attenti  e collaborativi genitori dei suoi alunni, affidandosi alla parte grafica di Vera Desiderio. 

Dal 1995 è responsabile del Bollettino Parrocchiale di San Giovanni del Tempio "La penna dei Templari" ed è cofondatrice presso la Biblioteca Civica di Sacile del gruppo culturale “Il Battito”, che tra le varie finalità, evidenzia la possibilità di confrontarsi in modo attivo e sinergico con la cultura poetica del territorio.

Con il gruppo ha pubblicato il quaderno di poesie “I fiori blu” nel 2012 e lo scorso anno, in occasione del 40° Anniversario del terremoto del Friuli, il libro “Pietra su pietra”.

                               

Fa parte del gruppo Pordenone Poesia Community, in stretto collegamento con pordenonescrive e pordenonelegge e da parecchi anni partecipa a Sacile al programma radiofonico “Forum Famiglia” a Radio Palazzo Carli, su temi concernenti la famiglia nel mondo contemporaneo..

Da un anno è membro del direttivo del Circolo della Cultura del bello di Sacile. Alcuni suoi scritti sono pubblicati in antologie e collane.

Ha all’attivo diverse pubblicazioni: “Semplice complesso” (Edizioni Samuele, 2012), “Equazione d’amore” (Edizioni Samuele, 2013) con tavole grafiche di Vera Desiderio, il libro di racconti “Occhio di bue faro sulle minuzie della vita” (Edizioni Vertigo Roma, 2015), “San Francesco. Le radici dell’amore” (Edizioni L’Azione, 2016) e la recente “L’intuffarsi del mare” (Edizioni Simple, 2017).

Operatrice culturale poliedrica e sempre attenta alle tematiche sociali, ora che è in pensione dalla scuola si dedica a tempo pieno e con sincera passione ad ogni attività afferente le arti letterarie. Spesso partecipa a premi letterari nazionali ed internazionali, ottenendo premi e riconoscimenti, che la incoraggiano a proseguire questo avvincente viaggio, convinta sostenitrice del valore delle parole.

 

Mi ha colpito il titolo della sua poesia “La rivoluzione del quotidiano” con la quale è stata premiata al “Premio Poetico Nazionale Amici di Ron”, un testo denso di contenuti sociali, che la Giuria del premio ha saputo cogliere ed apprezzare. Vorrebbe parlarmene?

 

Il tema proposto dagli Amici di Ron “Vivo sul Pianeta Terra”. mi ha coinvolto immediatamente: il creato, in senso lato, del quale fa parte in modo integrante l’umanità col suo intelligere, riporta alla coscienza cose che ho dentro da sempre e che hanno segnato i passaggi più profondi della mia esistenza. Natura, creato, cosmo, una sorta di miracolo dell’esistenza, un armonioso controcanto che mi riverbera dentro, un cammino di approfondimento di cui abbisogno, senza peraltro trovare una destinazione definitiva.   

Fin da piccola, passeggiando con mio padre a ridosso dei campi e dei monti di Valdagno in provincia di Vicenza, la mia terra natale, fiutavo le bellezze del selvatico tra i segreti dell’erba o delle file d’alberi scomposti pieni del loro mistero, o rimanevo stupefatta quando il furore della tempesta piegava le giunture dei rami, sotto un cielo corvino, quasi a portar via la terra. Oggi che si è acquietata la paura per l’accanirsi degli elementi antichi, la forza di un temporale estivo ha lasciato il posto a ben altre e gravi problematiche, legate a scelte economiche che coinvolgono tutto il pianeta, dentro una vita regolata da un sistema basato sulla finanza. Abbiamo costruito con le nostre stesse mani un sistema perverso che ci sta divorando, dove l’uomo risucchia indiscriminatamente le risorse offerte dalla terra. L’economia globalizzata e il nichilismo negatore di tutto sovrastano e spesso il nulla si accavalla al nulla, chiudendo a priori anche le strade percorribili. 

Io non ho in mano le sorti del mondo, non possiedo banche, non sono un leader politico, ma posso ugualmente agire: come? Dentro il mio quotidiano, attraverso gesti piccoli ma rivoluzionari. Io la chiamo la “rivoluzione del quotidiano”, accrescendo le conoscenze e compiendo gesti consapevoli come: rispettare l’acqua, spegnere una lampadina, raccogliere una carta da terra, fare la spesa con accortezza, conoscere la provenienza del cibo, fare il proprio lavoro con onestà, aprirsi di più agli altri!  E soprattutto posso insegnare l’amore per la natura alle giovani generazioni, perché il cammino del creato segna sempre una nuova partenza: E faccio mia l’unica rivoluzione/ che posso, quella del mio quotidiano/ nel balzo di fertilità di un piccolo trifoglio/… Mi piego a raccogliere lo scarto del giorno/ noncuranza di chi non comprende/ Guardo lo scroscio dell’acqua sulle mani/ come muovesse la placenta dell’universo/E insegno alle giovani promesse/ ad amare questo nostro mondo/dal vigore mosso dei campi/ alla fame che pigola dai rami/ Piccoli coscienti gesti di rinascita/.”

Sì, πάντα ῥεῖ, ma in questo scorrere posso incidere nel quotidiano!

 

Recentemente, in occasione della settimana della Cultura di Sacile, nella magnifica location di Palazzo Ragazzoni ha presentato con successo  la sua silloge “L’intuffarsi del mare” (Edizioni Simple, 2017). Perché nel titolo il mare?

 

Il titolo della silloge (L’intuffarsi del mare, ed. Simple febbraio 2017), che ha vinto il 1^ premio al “Concorso scriviamo Insieme” Roma Capitale il 15 ottobre 2016,  nasce da una domanda di mio figlio Sirio quando aveva 4 anni di fronte al mistero del mare: “Perché il mare si intuffa?”. Un neologismo perfetto mai dimenticato! Dopo tanti anni un tentativo di risposta: il mare quindi come contenitore di valori e di bellezza, come memoria, come presente affettivo, ma anche come richiamo alle dinamiche e problematiche sociali legate al divenire umano e come riscoperta del mito quale bisogno, da parte di  un gruppo, di un etnos, di spiegare la realtà. E come un’onda i versi assumono mille e mille sfumature e risonanze, da Trieste fino a Lampedusa… Tutta la vita metafora del mare! “La ricchezza assomiglia all'acqua di mare: quanto più se ne beve, tanto più si ha sete”, affermava uno dei filosofi che preferisco, Arthur Schopenhauer.

Nel testo così si profilano 5 tematiche: 1) il mare come fonte di bellezza; 2) il mare come eco del sé, 3) il mare come eco del mondo; 4) il mare come impegno sociale; 5) il mare come mito. 

 

A proposito della settimana della cultura che si svolge nella sua città, quali sono i temi sui quali vertono principalmente le iniziative?

 

La “Settimana della cultura di Sacile”, il “giardino della Serenissima, ormai non dura una settimana ma un mese intero e sempre maggiori sono le richieste di adesione che provengono da più parti.  Ora siamo al 7^ compleanno.  “Sacile è... la Settimana della Cultura 2017”, dal 9 al 25 aprile, si è consolidata come contenitore di spessore nel palinsesto delle iniziative culturali sviluppate in città, declinandosi con un ciclo di appuntamenti culturali: musica, classica, lirica, corale, sacra, cinema, libri, teatro, cabaret, mostre, convegni, seminari, visite guidate, incontri, appuntamenti con l'autore, poesia, insomma con le poliedriche manifestazioni del mondo artistico.  

Anche quest’anno si è confermato il riconoscimento del Ministero dei beni e attività culturali e del Turismo che rafforza ancora di più il valore di questo progetto. L’edizione 2017 presenta una novità: l’ approfondimento sul rapporto tra tecnologia innovativa e territorio, in particolare negli effetti e conseguenze positive che la tecnologia stessa è in grado di sviluppare. Tra le iniziative di maggior impegno ha trovato spazio la mostra denominata “Realtà e Innovazione Digitale” realizzata in collaborazione con gli istituti superiori del Sacilese: un percorso innovativo e coinvolgente alla scoperta del nostro territorio attraverso una prospettiva di tipo immateriale. Il nostro Sindaco Roberto Ceraolo e l’ Assessore alla Cultura Carlo Spagnol  hanno davvero cooperato per dare una connotazione culturale alla nostra città. Interessante: cultura ed economia possono integrarsi e dare ottimi risultati!

 

Lei fa parte del gruppo culturale “Il battito”, in seno al quale svolge, insieme ad altre persone, una proficua  e lodevole attività volta alla divulgazione della cultura. In occasione del 40° Anniversario del tragico sisma in  Friuli avete dato alle stampe un’interessante opera editoriale dal titolo “Pietra su pietra” dalla distruzione alla rinascita (Publimedia), un contributo pregno di contenuti didattici ed educativi, volto a tenere alta la memoria di quanto accadde al popolo friulano. Come è stato accolto fra i più giovani?

 

Il gruppo culturale “il battito” è stato da me cofondato con la dott.ssa Fiorella Vazzoler nel 2011. Luogo di incontro la Biblioteca Civica Romano Della Valentina di Sacile, divenuta anno dopo anno un punto di riferimento non solo per la lettura, ma anche per iniziative culturali che coinvolgono le scuole e le associazioni, grazie alla professionalità della bibliotecaria Nadia Albano. Tra le più belle iniziative del nostro gruppo segnalo proprio la pubblicazione del testo in oggetto. Con alcune semplici ma sentite pagine di riflessione (racconti, poesie, interviste, articoli giornalistici, riflessioni, ricordi), il nostro gruppo ha voluto rendere omaggio alla memoria, ricordando, insieme al dolore immenso della distruzione, anche la determinazione e la volontà ferrea della ricostruzione e della rinascita.  Così scrive nella prefazione l’Assessore alla cultura Carlo Spagnol: “Quel terremoto del ‘76 va ricordato tra i più violenti che colpirono l’Europa dei nostri tempi. Una vicenda che segnò profondamente i territori, cambiando la nostra gente. La cambiò nel modo di comportarsi, di pensare e di stare con gli altri. È una storia di persone che hanno vissuto la paura, la distruzione, lo sconforto e che hanno perduto tutto. Allo stesso tempo è una storia che racconta la grande capacità di recupero, la generosità, la solidarietà e la voglia di ricostruire quanto prima tutto, come prima e dov’era prima. Tutto questo va ricordato perché oggi è più che mai necessario recuperare le testimonianze e gli esempi in particolare per le giovani generazioni così che sappiano reagire ai momenti di difficoltà che la vita pone loro di fronte.” 

Francamente i più coinvolti non sono i giovani, quasi spettatori più stupiti che coinvolti, ma quanti portano dentro la memoria di quei momenti terribili. Ma i giovani che ho incontrato in Fiera per l’evento “CUCINARE per mestiere per piacere” a Pordenone (11-14 febbraio 2017), che provenivano da Amatrice per promuovere con la cucina i loro prodotti e la loro storia, altro che se erano interessati! Sono venuti allo stand in cui mi trovavo ed hanno richiesto il testo pieni di commozione e gratitudine. Ne hanno portato una copia anche al Sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi.

In ogni caso il nostro testo “Pietra su Pietra” ha contribuito sicuramente a rinsaldare la memoria di tutti.

 

Leggendo il suo interessante profilo professionale ho saputo della lunga carriera di docente che ha svolto fino a poco tempo fa. Avrei voglia di chiederle cosa pensa della scuola del Terzo Millennio, che per tanti versi si è staccata dall’istruzione “tradizionale”?

 

Ci vorrebbe un libro intero per rispondere. Cercherò di farlo in modo pragmatico e sintetico, sottolineando solo alcuni aspetti che mi stanno a cuore. Gli elementi fondanti che sempre rimarranno invariati nel mondo della scuola sono: la centralità dello studente, buon livello di proposte educative, professionalità degli insegnanti, contesto scolastico e territoriale sano, famiglie collaborative. Una sinergia di forze in grado di risolvere ogni problematica.  Purtroppo però non è sempre così.

La professionalità dei docenti non è sempre appurata e neppure evidenziata, anche se la maggior parte di essi sono straordinari esempi di volontà e intuito; il contesto scolastico non è sempre gratificante preso tra i lacci della burocrazia imperante e dagli accorpamenti davvero esagerati di diversi ordini scolastici; i genitori, tranne alcuni casi, sono attenti al percorso scolastico dei figli, ma sono anche disorientati e pressati da un correre continuo e tendono a delegare in toto alla scuola il compito formativo; le proposte educative, attente allo sviluppo globale della persona e al territorio, ci sono, ma si muovono in un tessuto scolastico sempre più ristretto rispetto alla disponibilità economica.

Come premessa, essendo stata io una docente per 37 anni, vorrei sottolineare il grande ruolo degli insegnanti, come mediatori di conoscenze: la prima persona che deve esserci con la sua umanità, ricerca e passione per quel che fa è l’insegnante, senza lamentarsi eccessivamente perché i ragazzi sono poco interessati e studiano poco. Personalmente ritengo l’insegnamento una delle più belle avventure: stare con i giovani è una grande occasione per rimanere giovani, nel cuore e nello spirito, per ripartire dalle domande e dall’entusiasmo sempre vivo nella gioventù. Per motivare davvero un giovane allo studio, come a qualsiasi altra attività, si deve destare in lui una passione, motivandolo ad un «interesse» presente. Il ragazzo deve poter verificare come quanto sta affrontando riguarda la sua persona: tutti siamo consapevoli dell’efficacia del rapporto affettivo nel fenomeno conoscitivo! Quando sei colpito da qualcuno, allora scopri una parte di realtà fino ad allora sconosciuta e il rapporto diventa metodo, strada, chiave di accesso.

Ovviamente non può essere solo una riforma della Scuola a garantirne il miglioramento, ma devono essere i docenti ad impegnarsi personalmente, per cui diventa inevitabile una maggiore preparazione, sia nell’ambito specifico delle loro materie d’insegnamento che in quello tendente ad una preparazione generale necessaria per sapersi muovere fuori dalla scuola. 

 

E veniamo allo studente, perno dell’asse educativo, che si trova a vivere un’era nuova, apparentemente più facile, nella sostanza più disorientante e priva di punti di riferimento, un mondo in cui i diritti prolificano ma i doveri scarseggiano, in cui i valori tendono a scomparire.

Lo studente ormai digitale si trova il mondo a portata di un dito, rompendo confini e distanze. Negli ultimi anni prima di andare in pensione erano i ragazzi a costruire con me un percorso digitale, per tutti i lavori che facevamo, ma non è mai mancata ai loro occhi la figura professionale forte e autorevole del docente a cui affidarsi sempre. L’onestà lavorativa ed intellettiva del docente diventa essa stessa educazione. Gli studenti comprendono molto di più di quello che crediamo e sanno anche valutare l’operato.

 

Concludendo, l’istruzione tradizionale, troppo fissa, statica, che rispondeva a scelte di pensiero piuttosto indeformabili, ora risulta inadeguata, sia per contenuti, che per modalità, finalità e scelte educative.

L’istruzione era tesa a recuperare contenuti, la scuola di oggi si pone come obiettivo la formazione della persona nella sua complessità. Il conoscere si deve tradurre in fare, il fare in essere. Una progressione chiara.  So per esperienza che a scuola si deve stare bene e che stare bene vuol dire apprendere. E si apprendono contenuti che hanno una ricaduta sui comportamenti: perciò la scelta deve essere ponderata e insieme flessibile e adattabile alle esigenze che via via si manifestano.

 

L’atto educativo, sempre delicato ma sostanziale, richiede insieme ascolto e pazienza e ciò non vuol dire rinuncia, ma capacità di costruire e di aspettare.

Non ho paura di affermare che bisogna dar valori per coprire i vuoti esistenziali e per valori non intendo valori religiosi, ma valori etici che coinvolgono la sfera spirituale o simbolica. La salute di un ragazzo non riguarda solo il ben-essere fisico, psichico, sociale, ambientale, ma anche la personalità umana che in sé ingloba ogni aspetto della vita. L’uomo insomma è corporeità, ma anche pensiero. I nostri figli possono essere belli, intelligenti e sani, ma, se non credono in determinati valori sono destinati a perdersi, perché non saranno in grado di riconoscere prima la loro identità e poi il mondo in cui vivono. Ribadisco che la personalità umana si snoda su sei dimensioni (fisica, biologica, emozionale, affettiva e intellettuale, professionale sociale e spirituale  o simbolico, che si incrociano con i suoi 4 livelli (l’organismo, la persona, il cittadino, l’essere). Quello che definisco il “ben-essere dell’essere”, non è un gioco di parole, ma perno sostanziale dell’esistere. Perciò diventa fondamentale la scelta dei contenuti, in grado di educare i ragazzi all’elaborazione del senso critico ed esistenziale.

 

L’atto educativo deve essere integrato dal miglioramento economico del paese e dalle autonomie locali, che devono concretamente aiutare il miglioramento del sistema scolastico, con un maggior investimento nella ricerca e nell’aggiornamento, attraverso un incremento dei livelli culturali e una maggiore interazione con il mondo lavorativo.

La scuola del Terzo Millennio deve sapersi rinnovare, recuperando al contempo la misura dei classici e delle tradizioni, delle linee portanti la nostra cultura, ma deve anche aprirsi all’innovazione per recuperare i valori fondanti della società, come deve assolutamente perdere la prevaricazione burocratica che allontana il docente e il mondo della scuola dall’atto educativo: l’istruzione legata soprattutto ai contenuti deve lasciare il posto all’educazione globale: e-duco conduco verso se stessi, la società, il lavoro, il mondo, la vita!

 

Nell’antica Grecia l’istruzione apparteneva ai figli dei ricchi, i quali dall’età di sette anni  venivano seguiti da un insegnante privato, secondo un programma che comprendeva la scrittura, la lettura, l’aritmetica e i poemi omerici; infine, l’attività fisica. Le bambine, invece, imparavano a leggere e scrivere a casa. L’ordinamento scolastico fra Atene e Sparta si differenziava, poiché nella seconda si prediligeva la formazione e l’addestramento militare, previsto in questo caso anche per le donne fino al compimento del 18° anno, quando superate diverse prove, si univano in matrimonio e rientravano in casa. Solo molti secoli dopo alla donna è stato riconosciuto il diritto allo studio, un concetto universalmente valido, ma tuttora  non ben assimilato fra alcune culture. Cosa vorrebbe dire a riguardo, in quanto ex insegnante?

 

Facile affermare che il diritto allo studio è per tutti uguale, per uomini e donne, per i ragazzi provenienti da ogni dove: nella nostra società è ormai pensiero radicato che l'istruzione sia il mezzo migliore per promuovere l'uguaglianza fra i sessi e che l'educazione delle bambine sia la leva del cambiamento delle sorti di un paese. Ma bisogna vedere come tutto questo viene attuato nel mondo o com’è possibile attuarlo. I dati reali ci fanno riflettere: sono circa 58 milioni in tutto il mondo le bambine e le ragazze che non hanno accesso all'istruzione, persone che potrebbero cambiare i loro paesi e che non hanno la possibilità di farlo. L’esclusione delle bambine e delle ragazze dal sistema educativo non è soltanto la negazione di un diritto umano, ma rappresenta una grave ipoteca sul futuro di una società: le ragazze analfabete sono meno protetta dalla violenza, dalle malattie e dallo sfruttamento e non possono trasmettere ai figli un modello di vita ! Gli ostacoli alla scolarizzazione femminile nascono da discriminazioni di genere e pregiudizi assai radicati in numerose culture, specialmente nelle regioni del pianeta segnate da estrema povertà ed è lì che bisogna agire.

Per risolvere il problema i paesi cercano di superare gli ostacoli con vaste e radicali riforme dei sistemi scolastici, ma c’è bisogno anche del coinvolgimento di organizzazioni internazionali, soprattutto nelle aree rurali, fino alla promozione di un sistema scolastico alternativo per le ragazzine colpite da Aids, guerre e disastri naturali. Ritengo dovere dei paesi ricchi sostenere di più i programmi di educazione globale, ma  penso anche che esista una progressione non una risoluzione definitiva, insomma un percorso per tappe che renda tutto più attuabile, specialmente nei paesi sottosviluppati.

 

Secondo lei, oggigiorno qual è il senso dell’istruzione ai fini della formazione, e non mi riferisco solo a quella professionale, della persona attraverso la scuola?

 

Il ruolo della formazione della persona è fondamentale e viene prima di quella professionale. Faccio il paragone con i file del computer: tanti file sparsi sul desktop non arrivano all’unità e alla completezza se non vengono raccolti in una unica cartella. E la cartella è il nostro pensiero. La formazione deve tendere alla globalità della persona, valorizzando l’individuo e la sua autonomia, in una crescita che preveda i diritti e i doveri. La scuola, insieme alla famiglia, diviene quindi la principale agenzia di formazione e di socializzazione dell’individuo, uno dei perni su cui far leva per promuovere il benessere integrale dei ragazzi in età evolutiva. Non più concepita come semplice luogo in cui avviene una trasmissione di nozioni, al contrario, la scuola è un luogo di vita, dove si sperimentano molteplici incontri tra coetanei, dove si impara la convivenza civile e a relazionarsi con gli adulti.

In un’ottica che pone al centro dell’azione educativo-didattica il benessere psicofisico del discente, la scuola deve aprirsi alle problematiche odierne, per una crescita tanto cognitiva quanto emozionale e sociale. La scuola deve puntare l’attenzione sulla dignità della persona e sulla crescita individuale e sociale, quanto mai necessaria in un mondo in cui il concetto di diritto non sembra più associato a quello altrettanto essenziale e complementare di dovere, come se la persona umana fosse staccata da ogni contesto sociale e antropologico. Educare alla cittadinanza, secondo me, è una delle mete fondamentali della scuola: ha molteplici e trasversali finalità perché interviene non solo sulle discipline, ma anche sullo sviluppo globale della persona: modifica comportamenti, promuove consapevolezza e benessere personale, scolastico e sociale. Le attività curriculari, oltre che recuperare conoscenze, devono tendere allo sviluppo critico, al benessere personale, sociale e scolastico, tappe indispensabili per ulteriori argomentazioni e sviluppi, come il rinforzo della stima di sé, la consapevolezza del proprio ruolo, le malattie, le dipendenze, l`alimentazione e stili di vita sani e utili a mantenersi sani, il raffronto positivo con la famiglia, il gruppo, la scuola,  il concetto di autonomia, la partecipazione consapevole alla vita civica e sociale, le norme che regolano la vita del cittadino, i problemi d` oggi, l’organizzazione della nostra società etc.

 

Sempre restando in tema, mi viene in mente un famoso pensiero del Dalai Lama: Lo studio è come la luce che illumina la tenebra dell’ignoranza e la conoscenza che ne risulta è il supremo possesso, perché non potrà esserci tolto neanche dal più abile dei ladri. Lo studio è l’arma che elimina quel nemico che è l’ignoranza. È anche il miglior amico che ci guida attraverso tutti i nostri momenti difficili. Condivide questa affermazione?

 

Come non abbracciare in toto questa luminosa affermazione! Anzi più passa il tempo e più comprendo come lo studio sia indispensabile per tutti: non a caso oggi si parla di educazione permanente. È vero che al giorno d'oggi la televisione ha fatto perdere l'interesse della cultura ai ragazzi e i soldi sono diventati la cosa più importante, tanto che i ragazzi, quando si trovano di fronte alla letteratura, alla filosofia, alla storia si domandano: "a cosa serve?". L’ignoranza, che nasce anche dal non studiare, in fondo è piuttosto celebrata dalle nuove fonti della conoscenza: per la tv, il web, i social conta l’approssimazione dell’attimo, il presentismo, e conta una certa sottocultura dell’apparire che non riconosce valore all’essere.

Certamente non un computer o una televisione insegnano ai ragazzi a conoscere sentimenti quali l'amore, la gioia, il bene, il male, la noia, la speranza, il dolore: ciò si impara solo studiando, conoscendo i filosofi e i letterati del passato, le vicende della storia, toccando le pagine dei libri, leggendo e  riflettendo su forme elaborate dal pensiero della storia.

Un buon cittadino non necessita solo di competenze tecniche, ma ha assoluto bisogno di capacità critiche e di dibattito che gli permettano di far parte della società non solo in termini produttivi, ma anche critici e strategici. E lo studio per questo diventa fondamentale: metafora di un viaggio capace di aprire una finestra sulla realtà che ci riguarda, che è dentro di noi e intorno a noi.

L’etimo di ogni parola nasconde sempre una storia: “studio” (dal lat. studium) indica la passione, l’applicazione e la passione dovrebbe accompagnarsi all’interesse (dal lat.  intersum, ovvero «sono in mezzo», «partecipo»). Lo studio diventa interessante perché la nostra persona partecipa, interviene, con la sua umanità, le sue domande, la sua vita. 

Concludendo lo studio è un diritto di tutti (permette di avere una certa cultura per confrontarsi col mondo con elasticità mentale); lo studio è un dovere (per la formazione del sé, per proiettarsi nel mondo del lavoro e per conseguire gli obiettivi della vita; senza competenza, e quindi senza conoscenza, sarà sempre più difficile trovare lavoro); lo studio è anche un piacere che il tempo aiuta a scoprire e a valorizzare, come un tener per mano che introduce alla comprensione.

Lo studio insomma ci aiuta ad affrontare l’avventura affascinante della conoscenza. 

“I veri ribelli studiano”, così afferma la scrittrice-insegnate Paola Mastrocola in un suo libro: un tempo i contestatori respingevano lo studio, adesso che siamo nell’era dell’ignoranza di massa, il vero ribelle è il giovane che studia e si prepara con passione e con responsabilità. Il ribelle studia, opponendosi alla decadenza dell’ignoranza.

“Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo” dice Leo Buscaglia.  E non sono solo i ragazzi che devono dedicare tempo allo studio! Tutti siamo studenti, finché abbiamo ancora qualcosa da imparare: e questo processo può avvenire per tutta la vita.

 

Prima di salutare i nostri lettori, potrebbe fare un breve cenno al Giornalino di San Giovanni del Tempio “La penna dei Templari”?

 

Una domanda che mi rende felice. “LA PENNA DEI TEMPLARI”, il periodico della parrocchia di San Giovanni del Tempio (Sacile PN), con 3 numeri annuali (Natale, Pasqua e Festa  del Patrono San Giovanni ), di cui sono responsabile dal 2001, arriva a 700 famiglie, unendo in qualche modo le due metà del paese divise dalla Pontebbana, strada ad alta densità di circolazione sempre supertrafficata. Anche se le ore di lavoro sono tante, metto a disposizione della comunità parrocchiale quello che ho dentro, il mio pensiero e la mia penna, coadiuvata naturalmente da alcune valide figure e sempre sostenuta dal nostro parroco Don Antonio Muraro che tanto valorizza il nostro periodico.

Il periodico consta di quattro parti: Vita Parrocchiale, I ponti della Fede, Spazi aperti, L’angolo della serenità.  Dalla vita parrocchiale, ai grandi temi della Fede, alla condivisione di argomenti che interessano tutti, all’attenzione per i più piccoli. La direzione di questo periodico mi ha fatto un gran regalo: un “apparato radicale interiore” forte, legato alla terra in cui vivo dal 1975. Alla fine quello che si dà, ritorna sempre con forme più ricche.

Ho incontrato Francesco Gallina, docente, giornalista e saggista, per parlare della sua ultima opera editoriale SOTTO BELLA MENZOGNA Influenze eterodosse e catare nel Convivio e nella Commedia di Dante Alighieri (Helicon, 2017), con introduzione a cura di Carlo Varotti e Gualtiero Rota dell’Università di Parma e la copertina di Angela Malinconico. Egli è anche autore di opere di poesia e narrativa, con una certa propensione per il genere storico e giallo. Ha esordito qualche anno fa  nel mondo letterario con l’Opera Prima DE PERFECTIONE, ottenendo ottimi riscontri di pubblico e critica.

SOTTO BELLA MENZOGNA, un interessante volume, corredato da illustrazioni,  è la sua tesi magistrale, che nel 2016 ha vinto il prestigioso premio letterario fiorentino La Ginestra; il giovane e talentuoso scrittore affronta con disinvoltura la ricostruzione storica del catarismo, un fenomeno culturale del passato e si suddivide in tre capitoli: il primo è una breve storia del dualismo dallo Zoroastrismo fino al Catarismo, mentre il secondo e il terzo sono dedicati rispettivamente al Convivio e alla Commedia.

Un lavoro promettente nel quale Francesco, laureato il Filologia Moderna, non ambisce ad applicare etichette alla figura storica di Dante Alighieri, ma favorire la conoscenza di presenze e assenze che, in particolare nel Convivio e nella Divina Commedia, trasgrediscono più o meno palesemente l’ortodossia stabilita dalla Chiesta cristiana nel tempo in cui vive il Sommo Poeta fiorentino.

Egli svolge attività di docente, giornalista e critico letterario e teatrale. Relatore di conferenze e organizzatore di laboratori di scrittura nelle scuole, al momento è redattore presso alcuni giornali locali e curatore della rubrica Officina Parmigiana su Il Parmense, guida narrativa alla scoperta delle pievi romantiche del parmense. Inoltre, ha al suo attivo articoli e pubblicazioni su riviste specializzate.

Il saggio SOTTO BELLA MENZOGNA è uscito in questi giorni nelle librerie e il 5 giugno alle ore 18.00 presso la libreria Feltrinelli – Strada Farini, 17 Parma inizierà un booktour con una presentazione a cura di Giuseppe Marchetti ed  Isa Guastalla.

Nei prossimi mesi l’autore porterà nelle scuole e nelle università italiane un ciclo di conferenze dal titolo I vizi danteschi. Un viaggio illustrato lungo 700 anni sul rapporto fra Divina Commedia ed arte. Tale progetto è già stato presentato all’Associazione La Dante di Parma e presso diversi istituti scolastici, riscuotendo immediatamente un notevole interesse da parte del corpo docente. 

Nel tuo libro SOTTO BELLA MENZOGNA (Edizioni Helicon, 2017), che definisco assolutamente interessante, affronti un promettente lavoro di ricerca sul catarismo, fenomeno ereticale che si diffuse in Europa tra il XII e il XIV secolo e si sviluppò ampiamente nella Francia meridionale. Il catarismo professava un dualismo radicale, secondo il quale non esisteva un solo Dio, ma due principi contrapposti: il Bene e il Male. Quale fu la risposta della Chiesa?

Partiamo da un fatto: ai tempi di Dante, un terzo dei fiorentini aderisce al catarismo. Tra di essi, un tale Farinata degli Uberti è condannato post mortem per essere stato uno dei suoi massimi esponenti. Chi furono i catari? Buoni cristiani e amici di Dio, come erano soliti definirsi, i Catari furono cristiani sterminati dalla Chiesa di Roma. Come è possibile? Erano cristiani, è vero, ma del Cristianesimo offrivano una versione totalmente originale, che risentiva di una religione dualista di area balcanica, poco conosciuta, ma estremamente rilevante: il bogomilismo. Area balcanica che, ricordiamolo, fu attraversata più volte dai crociati cristiani diretti verso la Terra Santa. È così che si pensa vennero in contatto. Che cosa sostengono i Catari? Che l’uomo non deve aver alcuna pietà per la carne, in quanto frutto di corruzione satanica. In ogni uomo c’è una fiammella divina che giace dentro l’anima imprigionata nella materia. Solo pochi, grazie a un intervento divino esterno, possono averne coscienza e intraprendere un cammino verso la Verità, liberandosi dalle pastoie del corpo. L’anima si trova nel corpo, mentre lo spirito salvifico, che è custode dell’anima, è esterno al corpo; ciascuna anima creata dal Bene ha un proprio spirito a sua custodia, che il cataro desidera raggiungere. Questa è la purezza secondo i Catari: staccarsi dal Male della carne per fondersi con la perfezione del Bene divino. Ebbene, la Chiesa di Roma diede la caccia ai catari e intraprese una crociata contro gli albigesi (i catari provenzali), una carneficina che si protrasse per vent’anni, dal 1209 al 1229.

E quale è il ruolo ricoperto da Firenze? Possiamo definire Dante cataro?

Quelli furono anni che videro l’emigrazione di catari in tutta Europa, compresa l’Italia. Firenze fu una delle più importanti diocesi catare e, proprio a Firenze, nel 1939, il teologo Antoine Dondaine scoprì una delle fonti più preziose di matrice catara: il Liber de duobus principiis. Ora, il fine del mio lavoro non è quello di etichettare Dante o di fare rientrare la sua figura in schemi precostituiti. Quindi, no, non possiamo sostenere con certezza che Dante fosse cataro. Possiamo, invece, studiare quali influenze il catarismo e l’Islam abbiano eventualmente esercitato sul suo pensiero e comprendere quali sono le grandi innovazioni dantesche che esulano del tutto dalla teologia cristiana del tempo.

Papa Francesco, in occasione dell’apertura delle celebrazioni legate al settecentocinquantesimo anniversario dalla nascita di Dante Alighieri, ha speso per lui parole di elogio, unendosi al coro di chi riconosce in Dante un artista di aulico valore universale. Quindi, l’atteggiamento della Chiesa si è in qualche modo ridimensionato, da Paolo VI a Giovanni Paolo II, sino a Benedetto XVI, che riconosce all’interno della Comedìa, meglio conosciuta con il nome di Divina Commedia, messaggi simbolici in grado di descrivere la luce della fede, che con la sua forza illumina ed avvolge tutta l’esistenza umana. Vorresti parlarmi delle parole di Papa Bergoglio sul tema dantesco?

È sorprendente come la figura di Dante e la sua opera siano state immensamente rivalutate dalla Chiesa cristiana di Roma. Papa Francesco si colloca lungo questa linea interpretativa, che vede fra i massimi esponenti Papa Paolo VI, il quale disse: “Nostro è Dante! Nostro, vogliamo dire, della fede cattolica”. Non sta a noi valutare queste affermazioni, quanto semmai prenderne atto e metterle in relazione con quanto sostenuto dai rappresentanti della Chiesa di Roma nei secoli precedenti. Ne restiamo sorpresi. Fra i contemporanei di Dante, tra il 1327 e 1334, il domenicano riminese Guido Vernani rivolge una critica al vetriolo non solo contro il De Monarchia e la teoria dei due soli ivi espressa, ma anche contro la Commedia, definendo Dante un padre menzognero e un poeta infido, che può facilmente indurre il lettore in errore, come i vasi del diavolo. Più tardi sorprende altresì la sostituzione – decretata in età controriformistica – degli attributi mariani o dei sostantivi afferenti al divino associati da Dante a Beatrice nella Vita Nuova: il termine gloriosa divenne graziosa, beatitudine divenne felicità, salute si trasformò in quiete. Chi, ad esempio, coglie questo cambio nella ricezione della Commedia in ambito ecclesiastico è Foscolo, in pagine mirabili del suo Discorso sul testo della Divina Commedia.

La Divina Commedia, Poema Sacro, uno dei maggiori capolavori della letteratura internazionale, veicolo allegorico della salvezza umana, ha impresso un segno sulla cultura occidentale. Quali sono i passaggi all’interno del pensiero dantesco che hanno colpito maggiormente la tua attenzione?

Letti alla luce dell’eterodossia e, più in particolare, del dualismo gnostico e cataro, Convivio e Commedia serbano grandi sorprese, non solo in quanto testi letterari, ma in quanto testi impregnati di disciplina. Un esempio su tutti: Beatrice. Quando veniamo a sapere dal Boccaccio di Beatrice Portinari sono trascorsi ben cinquant’anni dalla morte di Dante. Ai tempi del Sommo non v’è alcuno che attesti l’esistenza di Beatrice: il cancelliere di Bologna Graziuolo de’Bambaglioli lascia una lacuna proprio laddove avrebbe dovuto dare informazioni sul padre di Beatrice, Jacopo della Lana (1328) non ne parla, e così anche l’autore dell’Ottimo Commento, che scrive di aver chiesto informazioni allo stesso Dante, senza mai aver ottenuto risposta. Ci interessa poi sapere se la Beatrice di Dante sia da identificarsi con Beatrice Portinari? Chi rappresenta veramente Beatrice? Di una cosa siamo sicuri: quello fra Dante e Beatrice è tutto fuorché un amore romantico.

Le accuse che Dante rivolge alla Chiesa simoniaca, corrotta e nicolaita – come affermi nel tuo libro – non sono certamente sufficienti per definire Dante un eretico, ma piuttosto un riformatore…

Certamente. Commetteremmo un errore se facessimo di Dante un eretico sulla base degli attacchi espliciti rivolti contro i pontefici romani. Sono altri gli aspetti potenzialmente eterodossi che rivestono passi della Commedia (e del Convivio) che passo in rassegna e analizzo uno ad uno lungo tutto il saggio.

Per concludere la nostra piacevole conversazione, vorresti parlarmi dei tuoi progetti futuri, con i quali sono certa tornerai di nuovo a sorprendere i tuoi lettori?

Il 5 giugno 2017 alle ore 18 inizia il booktour con la presentazione dell’opera SOTTO BELLA MENZOGNA alla Libreria Feltrinelli di Parma a cura di Giuseppe Marchetti e Isa Guastalla. Nei prossimi mesi porterò in giro per le scuole e le università italiane un ciclo di conferenze legate al rapporto fra Divina Commedia e arte. Si intitola I vizi danteschi. Un viaggio illustrato lungo 700 anni, progetto già presentato all’Associazione La Dante di Parma e ai ragazzi di diversi istituti scolastici, sia delle medie che delle superiori. Un’iniziativa didattica che è stata molto apprezzata dai docenti. La Commedia diventa fonte di ispirazione per illustratori e artisti che, lungo questi 700 anni, hanno onorato il capolavoro del Sommo Poeta attraverso espressioni e stili differenti: dalla miniatura al graphic novel, dall’affresco al fumetto, dall’acquerello all’incisione, dalla scultura alla litografia, dalla fotografia al cinema. Riavvicinare i giovani – e gli adulti – alla lettura della Divina Commedia si può, e porta grandi soddisfazioni.

 

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