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Mercoledì, 28 Giugno 2017

“Perché viva la memoria”. Era il titolo di un saggio di Alexandr Solzenicyn, pubblicato in italiano da La Casa di Matriona nel 1982, che riportava l’elenco delle chiese profanate e distrutte in URSS affinché non si dimenticasse la loro storia. A maggior ragione è utile ricordate le vittime del regime comunista sovietico perché non vadano dimenticati i nomi e il loro esempio. Questo enorme lavoro viene portato avanti da Memorial movimento che riunisce varie organizzazioni nei paesi ex comunisti e non solo e si adopera per la ricerca dei nomi dei condannati ingiustamente nei campi sovietici e per la loro riabilitazione. Molte sono le persone riabilitate le cui famiglie vengono indennizzate con una pensione, modesta, ma di alto valore simbolico.

Fiorenzo Emilio Reati, sacerdote francescano che vive e svolge il suo apostolato a Brescia, è stato 16 anni in missione in Russia e ha raccolto una documentazione sulla chiesa ortodossa (La chiesa ortodossa, l’altro sole, E.T.S., Pisa, 2009) e sui martiri cattolici (Martiri cattolici del XX secolo in URSS, 2011) facendo proprio l’invito di P. Georgij Friedmann: “Ci hanno spento il grido in gola con un colpo di pistola alla nuca. Ti prego: racconta di noi. Se tacerai, tu ci uccidi una seconda volta”. È membro attivo di Memorial-Italia e si dedica a mantenere vivo il ricordo delle persecuzioni in particolare dei religiosi e di quanti hanno sofferto per la loro fede. Purtroppo i dati e i documenti sono incompleti, ammesso che siano stati conservati negli archivi del SFB, l’erede del KGB, ma p. Reati ci propone, nel suo volume, le brevi biografie di 16 martiri di cui è in corso la causa di beatificazione e il ricordo di 238 vittime delle repressioni comuniste, per la gran parte sacerdoti, perseguitati proprio della loro fede. Di queste non è stato ancora istruito il processo di beatificazione per carenza di documentazione. Nel volume di p. Reati questi 238 cristiani sono stati disposti in ordine cronologico in base alla data della loro morte “quasi fosse una specie di ideale calendario liturgico dei santi”.

Il volume è suddiviso in due parti, la seconda dedicata alle biografie e la prima dedicata alla descrizione della storia dei cattolici nell’Unione Sovietica dopo la rivoluzione inquadrata in un più ampio capitolo dell’ «odio» nei confronti di “chi difende la libertà della persona e fonda la libertà sul valore trascendente della persona umana”. Odio che i poteri di questo mondo, dalla rivoluzione francese al comunismo al nazionalsocialismo, hanno sempre alimentato. Nella storia di questi uomini troviamo i martiri, ma anche i traditori, i collaborazionisti, sfruttati e anche loro condannati. Senza giudizi per nessuno, anzi, tenendo conto delle condizioni disumane della prigionia e dei metodi crudeli con cui venivano estorte le confessioni con ricatti e false promesse, prevale la comprensione. Cosa avremmo fatto noi, come ci saremmo comportati?

“Nella storia della Chiesa il martirio risplende grazie al coraggio di chi fu fedele, ma anche grazie alle debolezze di chi tradì: perché nel martirio – sottolinea Reati- si dà a vedere il Mistero di Cristo, che si fa visibile nei suoi testimoni, siano essi forti, siano essi deboli”.

Il sistema giudiziario sovietico prende corpo e si organizza abbastanza rapidamente, ma fin da subito: il 21 febbraio 1918 veniva introdotta la pena di morte e dal febbraio del 1919 si davano disposizioni, alla VCK, chiamata poi CK (Ceka) per le condanne alla reclusione nei campi. Nacque un doppio sistema giudiziario, parallelo, dove la Ceka emetteva condanne in maniera sommaria. Negli anni le sigle cambiarono fino ad arrivare al KGB, ma rimaneva la costante dell’assassinio di milioni di innocenti. Il lavoro di Reati si sofferma sulla parte cattolica, piccola, ma significativa e che da subito entrò nel mirino dei persecutori e Reati riporta alcune significative testimonianze specialmente del periodo della seconda guerra mondiale.

Prima della rivoluzione vivevano in URSS 2134 sacerdoti cattolici di essi la metà furono uccisi, gli altri, poiché stranieri, furono espulsi. Teniamo viva la loro memoria per non ucciderli una seconda volta.

I volumi possono essere richiesi direttamente a p. Reati: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

«Nel mar Bianco, dove le notti sono bianche per sei mesi l’anno, l’Isola Grande delle Solovki sorge dall’acqua con le sue candide chiese contornate dalle mura del cremlino, rugginose di licheni; i gabbiani grigio-bianchi delle Solovki le avvolgono continuamente di voli e di strida”. Questo poetica descrizione apre il secondo capitolo di Arcipelago Gulag di Alexandr Solzenicyn (vol. 2, pag. 27). “L’Arcipelago sorge dal mare” è il titolo di questo intenso capitolo che descrive la trasformazione di queste isole di silenzio e di preghiera in “un lager modello, di esemplare durezza, orgoglio della Repubblica operaia e contadina. E questo dal 1923. La letteratura sul Gulag è, oggi, fortunatamente ampia, ma anche sola la lettura di Arcipelago Gulag dava (agli inizi degli anni ’70) un quadro completo e drammatico. Quadro che il grande dissidente russo riuscì a comporre grazie alle testimonianze di 227 persone, che come lui erano entrate nell’Arcipelago.

A questo quadro, specialmente al quadro della storia delle isole Solovki, si aggiunge oggi un altro volume che raccoglie molto del materiale già tradotto in italiano e ne fa un’efficace sintesi antologica: si inizia con la storia del Gulag che inizia nel 1917 (dal dicembre del 1917 Lenin chiede l’internamento in campi di concentramento per gli oppositori). La storia è precisa e dettagliata e le fonti (pubblicazioni francesi e, ovviamente, Arcipelago Gulag principalmente) sono talmente numerose che il volume si presenta come un punto fermo a oggi della storia del sistema concentrazionario sovietico. Ma l’intento dell’autore, p. Emilio Fiorenzo Reati, sacerdote e religioso francescano che è vissuto 16 anni in Russia, è quello di descrivere la vita e la morte specialmente nel lager sulle isole Solovki e lo fa ricostruendone la storia, dal 1492 fino al 1932 quando gli ultimi monaci furono cacciati. Le lettere, le testimonianze dirette di chi ha vissuto in quel paradiso trasformatosi in inferno, rendono vivo il volume e danno voce a martiri per troppi anni dimenticati e sono il modo più esauriente per descrivere la tragedia del Gulag. Reati è membro della sezione italiana di Memorial che si batte per la riabilitazione delle vittime innocenti del regime comunista sovietico e, attraverso le loro testimonianze essere di esempio per la difesa delle libertà, in particolar modo per la libertà di coscienza.

Fiorenzo Reati O.F.M., La lunga ombra del gulag - Vita e morte del lager sulle isole Solovki , Arca edizioni, 2012

Si sta completando il ciclo di conferenze organizzate in occasione dell'Anno della Fede, dall'Associazione Alessandro Maggiolini e da Alleanza Cattolica. Gli incontri dovrebbero far comprendere meglio il grande evento del Concilio Vaticano II, apertosi cinquant'anni fa.

Venerdì scorso si è svolto il 7° incontro, l'ultimo si svolgerà il 17 maggio prossimo, con la relazione del cardinale Raymond Leo Burke, predetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Relatore della serata del 5 aprile, è stato padre Giovanni Cavalcoli OP, docente di Metafisica nello Studio domenicano di Bologna e di Teologia Sistematica nella facoltà Teologica dell'Emilia Romagna, Officiale della segreteria di Stato dal 1982 al 1990. Da oltre dieci anni svolge corsi per catechisti a Radio Maria.

Padre Cavalcoli conosce bene il tema del Concilio perché è autore di un ottimo volume dal titolo “Progresso nella continuità”, edito da Fede & Cultura (Verona, 2011).Tra l'altro, il testo, l'ho letto e recensito qualche mese fa, ho approfittato della presenza a Milano di padre Giovanni per farmi fare una dedica sul suo testo.

L'incontro è stato presentato da Marco Invernizzi che ha sottolineato il nodo principale del Concilio: “l'ermeneutica della Riforma nella Continuità”, così come la propose il 22 dicembre del 2005 Papa Benedetto XVI. E' proprio papa Ratzinger qualche giorno prima di concludere il suo mandato petrino ricordava, anzi esortava i vescovi, tutto il clero romano a superare quella lettura del Concilio di tipo mediatico e piuttosto a leggere e studiare i documenti, non fermarsi all'evento, come fanno i teologi della cosiddetta scuola di Bologna che hanno costruito una specie di “Concilio virtuale”. In pratica Benedetto XVI con questo discorso ha voluto consegnare con forza un mandato al suo successore, quello di affrontare sistematicamente la questione dei nodi irrisolti del Concilio Vaticano II.

Infatti secondo padre Cavalcoli, dopo cinquant'anni è ancora aperta la questione dell'interpretazione del Concilio Vaticano II. I motivi il domenicano li ha elencati nel suo libro. Effettivamente alcuni passi del Concilio si prestano ad un'interpretazione modernistica. Come la tendenza a valutare la Modernità come una serie di valori positivi, il criterio assoluto per valutare lo stesso Vangelo. In questo modo per padre Giovanni, il criterio interpretativo si pone al di fuori della dottrina tradizionale della Chiesa.

Padre Cavalcoli è consapevole che l'uso del termine modernismo, potrebbe scioccare, perchè chi lo sente lo confronta col termine condannato da S. Pio X, dove il Modernismo era la somma di tutte le eresie. Comunque sia gli studiosi che hanno dialettizzato il Concilio, fanno del mondo moderno una specie di idolatria che giudica addirittura il Vangelo. Certo il cattolico deve confrontarsi anche con il pensiero moderno, ma lo deve fare sempre con discernimento.

Padre Giovanni fa riferimento ai vari passi problematici del Concilio, in particolare, a quelli elencati da monsignor Brunero Gherardini, e precisa“definitivamente i contenuti vincolanti del Concilio, mostrando la loro continuità con la precedente Tradizione”. E di questo lavoro di chiarimento se ne dovrà fare carico l'attuale papa.

La confusione ad opera di una forte corrente teologica sulla vera interpretazione dei testi conciliari è nata a partire dall'immediato postconcilio, in particolare con Schillebeeckx e Rahner, per quanto riguarda i cosiddetti modernisti, dall'altra parte i lefebvriani che accusano il Concilio di aver falsificato la Tradizione. Pertanto secondo Cavalcoli la lettura sbagliata del Concilio Vaticano II ha ripetuto quello che era già successo con il Modernismo agli inizi del Novecento. I professori hanno insegnato le false interpretazioni del Concilio nei vari seminari, i seminaristi si sono formati con quelle teorie, divenuti nel frattempo sacerdoti, hanno rioetuto il “Concilio mediatico”, e poi magari sono diventati vescovi, fino a raggiungere la stessa segreteria di Stato. Padre Cavalcoli, stigmatizza l'episodio del caso Gabrieli. E' incredibile che un maggiordomo si sia impossessato di certi documenti segreti del papa; a chi potevano servire, non certo a Gabrieli. Padre Giovanni lancia qualche riserva personale e ci tiene a dirlo, sulle dimissioni di Papa Ratzinger, non è convinto sulla motivazione della rinuncia. A questo proposito, introduce il concetto del “Papa crocifisso”, che deve affrontare la Via Crucis, come un nuovo Gesù emarginato, tradito. Anzi sostiene che da Giovanni XXIII in poi abbiamo avuto dei “papi crocifissi e soli”.

Ritornando al Concilio padre Giovanni ha ribadito i criteri per una retta ermeneutica: 1 Il Concilio non ha solo un carattere pastorale ma anche dottrinale. 2 Le dottrine del Concilio ribadiscono dogmi già definiti e soprattutto una migliore conoscenza degli stessi.3 Le dottrine anche se nuove e non definite come atti di fede, sono immutabilmente vere. 4 Grande importanza del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Infine padre Cavalcoli ricorda i punti controversi, i soliti, quelli elencati nel suo pampflet,“Progresso nella Continuità”: si va da quelli sulla Liturgia, tra l'altro, forse più vistosi come ha ben esposto don Nicola Bux nel precedente incontro. Fino alla questione dell'ecumenismo.

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