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Sabato, 23 Giugno 2018

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Il 20 giugno 2018, il Tenente Colonnello Nicola Candido, Comandante del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, alla presenza dell’Architetto Luciano Garella, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Napoli, del Professore Riccardo Naldi, dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e della Dottoressa Luciana Festa, dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, ha restituito alla Chiesa di “San Giovanni a Carbonara” di Napoli, una preziosa scultura del XVI sec., dell’artista Girolamo Santacroce, raffigurante l’omonimo “Santo”, rubata nel 1977, dalla parete frontale della cappella, edificata da Galeazzo Caracciolo di Vico nel 1516, potente rappresentante del Sedil Capuano.

Le investigazioni dei militari della Sezione Antiquariato del Reparto Operativo TPC sono iniziate nel 2015, quando nel corso del consueto monitoraggio delle attività commerciali di settore, l’attenzione degli investigatori si era concentrata sulla notizia di un soggetto della provincia di Lucca che, pur non risultando essere ne un antiquario ne un collezionista, aveva proposto in vendita, presso il noto mercato antiquariale di Montpellier in Francia, un importantissima scultura proveniente dall’Italia.

La successiva comparazione della fotografia dell’opera messa in vendita, con quelle contenute nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita da questo Comando, ha permesso di individuare una possibile correlazione con quella realizzata da Girolamo Santacroce, trafugata nel 1977, dalla chiesa napoletana, anche se con misure difformi rispetto a quanto riportato in denuncia. I conseguenti approfondimenti finalizzati ad accertare l’esatta corrispondenza della statua, eseguiti sia attraverso rilievi tecnici nel sito di trafugamento, sia presso gli archivi storici hanno permesso di appurare, con assoluta certezza, che si trattava effettivamente della scultura rubata negli anni settanta.

Sulla base di questi riscontri, le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore di Roma dottoressa Tiziana Cugini, hanno consentito di localizzare, anche tramite la cooperazione INTERPOL, l’opera e di accertare la buona fede dell’ultimo detentore, un antiquario belga, il quale, appresa la provenienza illecita dell’opera, ha rinunciato alla proprietà, permettendone la restituzione, nel dicembre 2016, a Bruxelles, presso l’Ambasciata d’Italia, in favore dello Stato italiano.

Oggi al termine delle indagini e dopo una serie di interventi conservativi dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, per sanare almeno in parte i segni delle peripezie subite negli oltre 40 anni del suo trafugamento, la scultura viene finalmente dunque riposta nel luogo di originaria collocazione e restituita alla fruizione dei fedeli.

 

 

Migliaia di persone hanno partecipato, nel pomeriggio del 31 maggio 2018, ai riti della conclusione del mese dedicato alla Madonna.

Alle 17.30 i pellegrini sono stati accolti, nel Piazzale San Giovanni XIII, dal Complesso Bandistico “Bartolo Longo-Città di Pompei”. Alle 18 ha avuto inizio l’offerta dell’incenso e delle intenzioni di preghiera che, durante tutto l’anno, i fedeli hanno lasciato in Santuario e che erano inserite nella teca raffigurante il Cuore della Madonna che, ogni giorno, veniva posto sull’altare, durante il santo Rosario delle ore 18.00, per affidare le preghiere alla Vergine Maria. A queste si sono aggiunte quelle inviate attraverso i social network, quelle portate dai vari gruppi di fedeli in visita al Santuario e quelle scritte al momento dalle persone presenti.

In un grande braciere, davanti all’altare, assieme all’incenso venivano bruciati i foglietti, facendo salire al cielo le intenzioni di preghiera di migliaia e migliaia di persone. Le richieste personali di ognuno, le preoccupazioni per la salute, per il lavoro, per la famiglia sono diventate, così, richieste collettive presentate a Maria durante la preghiera del Rosario. In questo modo la Madonna stessa ha unito tutti i fedeli tra loro e con Dio, così come affermava il Fondatore di Pompei, il Beato Bartolo Longo, parlando del Rosario.

È proprio questa preghiera che i pellegrini raccolti nel piazzale hanno recitato con grande raccoglimento e intensità. A guidarli nella recita dei Misteri della Luce, il Rettore del Santuario mariano, Mons. Pasquale Mocerino.

È seguita, poi la Concelebrazione Eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo-Prelato di Pompei, S. E. Mons. Tommaso Caputo, che nell’omelia, ha ricordato ai fedeli che «la Visitazione di Maria a Sant’Elisabetta rappresenta l’amore sostenuto dalla fede, la carità: quel muoversi per andare incontro al fratello nel bisogno senza pensare alle difficoltà che incontreremo, senza farci fermare dai nostri limiti fisici o psicologici».

Il Presule ha, dunque, ricordato l’impegno di Bartolo Longo nell’accogliere il prossimo bisognoso, impegno che continua ancora oggi, dopo circa 150 anni, nelle opere sociali del Santuario, dove sono accolti bambini, anziani, poveri, diversamente abili, donne e madri in difficoltà, ex tossicodipendenti, migranti, ecc.

Mons. Caputo ha, quindi, esortato i presenti a guardare a Maria, a seguirla, ad imitarla per prendere forza dalla sua maternità, affinché sia Lei a guidare la vita di tutti i credenti.

La serata si è conclusa con la processione aux flambeaux verso il Santuario, tra la commozione dei fedeli e la gioia di aver vissuto un momento di fede e di unità ecclesiale.

Per l’occasione è stata realizzata una diretta Facebook che è stata visualizzata da migliaia di persone.

 

 

Domenica 3 giugno il Parco archeologico dei Campi Flegrei, d'intesa con la Diocesi di Pozzuoli, riapre la Chiesa della Madonna del Pilar, all'interno del Castello aragonese di Baia, risalente alla metà del '500.

La cerimonia di riapertura al culto è in programma domenica 3 giugno alle ore 12:30 con la celebrazione della S.Messa da parte del vescovo della Diocesi di Pozzuoli, S.Eccellenza Gennaro Pascarella.

Con l’inaugurazione viene restituito alla comunità un edificio di grande importanza storica oltre che religiosa. 

La Chiesa, costruita nel 1556, è inserita nel complesso del Castello di Baia, e si apre sulla piazza D'Armi. La Madonna del Pilar, a cui è intitolata, è raffigurata nel quadro tardo-cinquecentesco dell’altare maggiore, dove sullo sfondo può essere riconosciuta una veduta del Castello aragonese. Sopra gli altari laterali sono collocate due tele seicentesche: quella di destra, raffigurante la Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina; quella di sinistra, Santa Barbara con San Giovanni Battista e San Rocco. Un busto e due lapidi sono dedicate a don Diego Quintano de Rosales Marchese di Matonte, che nella prima metà del ‘600 fu comandante del Castello per venti anni. L’edificio fu interessato nei secoli da una serie di restauri, un’epigrafe ricorda gli interventi eseguiti da Ferdinando IV nel 1784. Parrocchia dal 1642, la chiesa fu in uso al contingente di truppe di stanza nel castello e ai loro familiari, e frequentata dai pochi abitanti dei dintorni. Documenti archivistici forniscono informazioni sull’attività svolta nel corso degli anni.

«La riapertura della Chiesa segna un momento importante di dialogo con il territorio – ha dichiarato il direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei, Paolo Giulierini -. Una sinergia tra enti e attenzione per la comunità locale, molto legata all'antico edificio di culto. Per il Parco la presenza dell'antica Chiesa rappresenta un valore aggiunto ed offre una possibilità in più per visitare anche il Castello e il museo archeologico dei Campi Flegrei. L'attenzione al recupero e all'integrazione dei beni presenti, con il coinvolgimento di tutte le realtà presenti in questo bacino, è una strada che intendiamo percorrere ancora in altri ambiti».

Sarà possibile partecipare alla Santa Messa ogni prima domenica del mese, con l'ingresso gratuito al sito mussale.

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