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Giovedì, 23 Marzo 2017

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Armi da guerra che, aggirando l'embargo, facevano arrivare direttamente in Libia e Iran senza le necessarie autorizzazioni ministeriali. Quattro persone sono state fermate a Napoli con l’accusa di traffico internazionale di armi e di materiale dual use di produzione straniera. 

Quattro fermi con l'accusa di "traffico internazionale di armi": tre italiani e un libico avrebbero introdotto, tra il 2011 e il 2015, in paesi soggetti ad embargo quali Iran e Libia, elicotteri, fucili di assalto e missili terra aria in mancanza delle necessarie autorizzazioni ministeriali. Fra i fermati ci sono due italiani convertiti all'Islam e 'radicalizzati', una coppia di coniugi di San Giorgio a Cremano (Napoli): Mario Di Leva, convertito all'Islam con il nome di Jaafar, e Annamaria Fontana. Anche un loro figlio risulta indagato. L'indagine, coordinata dai pm Catello Maresca e Luigi Giordano, riguarda fra l'altro un traffico di armi destinate ad un gruppo dell'Isis attivo in Libia. Agli atti dell'inchiesta vi sarebbe anche una foto in cui la coppia è in compagnia dell'ex premier iraniano Ahmadinejad.

Figura anche l'amministratore delegato della Società Italiana Elicotteri, Andrea Pardi, già coinvolto un un'altra inchiesta su traffico di armi e reclutamento di mercenari tra Italia e Somalia, tra i quattro destinatari dei provvedimenti di fermo. L'ultima misura cautelare riguarda un libico, attualmente irreperibile.

I quattro fermati avevano contatti frequenti con cittadini libici, somali e iraniani. E, stando all'indagine coordinata dai pm Catello maresca e Luigi Giordano, proprio in Libia e in Iran avrebbero spedito, tra il 2011 e il 2015, armi da guerra e eliambulanze, che venivano poi trasformati in potenti elicotteri da guerra. Il tutto aggirando tranquillamente l'embargo. Agli atti dell'inchiesta vi sarebbe anche una fotografia in cui la coppia, entrambi convertiti all'islam e poi radicalizzati, è in compagnia dell'ex premier iraniano Mahmud Ahmadinejad. "I due - si legge tra le carte dell'inchiesta - intrattenevano rapporti con alti funzionari di Iran e Libia". Il sistema ruotava attorno a una società con sede a Roma. "Per vendere i pezzi di ricambio degli elicotteri in quel paese, i due - spiegano gli inquirenti - avevano messo in piedi una triangolazione con una società della Repubblica di Panama, che non riconosce l'embargo". Le armi e gli elicotteri sono stati commercializzati nel mercato nero.

Il Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Venezia, su ordine della Dda di Napoli, sta eseguendo nelle province di Roma, Napoli, Salerno e L'Aquila il fermo di 4 persone indiziate di traffico internazionale di armi e di materiale 'dual use', di produzione straniera.

Sono state eseguite anche 10 perquisizioni nei confronti di altrettante persone. La prima fase dell'odierna operazione ha avuto avvio nel giugno 2011, su input del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, in relazione ad un precedente procedimento penale instaurato presso la Procura della Repubblica di Napoli dalla quale è emerso che una persona organica ad un clan camorristico dell'area casalese era stato contattato da un appartenente alla cosiddetta "mala del Brenta" con precedenti specifici per traffico di armi.

Quest'ultimo ricercava, infatti, persone esperte di armi ed armamenti da inviare alle Seychelles per l'addestramento di un battaglione di somali, che avrebbero dovuto svolgere attività espressamente qualificate come "mercenariato". Le attività di indagine al tempo svolte, sfociate in diversi procedimenti penali, consentirono di evidenziare come la richiesta di addestramento fosse stata originata da una persona di nazionalità somala, con cittadinanza italiana, parente del deposto dittatore del Puntland (Somalia).

Negli ultimi mesi gli abitanti del Vomero sono alle prese con un vero e proprio mistero, un giallo che riguarda il già precario arredo urbano del popoloso quartiere collinare. In particolare le panchine installate qualche anno addietro lungo le strade del quartiere, segnatamente, nei tratti pedonalizzati.

“La prima panchina a sparire fu quella all’altezza del civico 147 di via Scarlatti, dove un tempo vi era uno storico fioraio mentre più di recente ha aperto un negozio di golosità, ponendo dinanzi all’esercizio tavolini, sedie ed ombrelloni che coprono anche le tracce della panchina scomparsa – ricorda Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari -. Successivamente ne sono sparite, sempre nell’isola pedonale di via Scarlatti, altre tre, poste rispettivamente all’altezza dei civici 97, 130, e 181. Infine più di recente erano scomparse altre due panchine, una nell'isola pedonale di via Luca Giordano, dove sono ancora in corso gli eterni lavori di riqualificazione, che dovevano terminare il 2 novembre dell'anno scorso ma che invece a distanza di due anni sono ancora in corso e un'altra in via Morghen, all'altezza del civico 53, nei pressi di una fermata dell'ANM“.

“Ma evidentemente non è finita qui - puntualizza Capodanno -. Poco prima delle festività natalizie, un'altra panchina, posta in via Luca Giordano, all'altezza del civico 96, dalla sera alla mattina si è ritrovata con uno dei due sostegni in ghisa che supportano lo schienale, peraltro di consistente spessore, spezzato. Una rottura molto simile a quelle che avevano interessato anche alcune delle altre panchine, precedentemente sparite.  Nei giorni seguenti la panchina in questione, per ragioni di sicurezza, era stata transennata. Ma, adesso, è addirittura scomparsa, lasciando solo sulla pavimentazione le tracce dei ferri che l'ancoravano al suolo“.

“Perché stanno scomparendo le panchine del Vomero – domanda Capodanno -? A chi possono dare fastidio? Come si spiega che poi, una volta che sono scomparse,  non vengano più ripristinate e che, in alcuni casi, dove prima c'erano le panchine si osserva la presenza di arredi, sedie e tavolini, con relativo gazebo, a servizio di qualche esercizio pubblico privato? A che punto sono le indagini, avvalendosi anche delle telecamere per la videosorveglianza, per fare piena luce su quanto sta accadendo all'arredo urbano del Vomero?"

“Domande  - prosegue Capodanno - che, nell'occasione, reiteriamo, ma che attendono risposte immediate, che, ci si augura, non vengano ulteriormente differite, facendo calere il silenzio sull'emblematica vicenda. A questo punto, sono ben sette le panchine complessivamente scomparse negli ultimi tempi al Vomero e la cosa potrebbe non finire qui se non si adottano le misure del caso“.

“Chiedo – conclude Capodanno -, agli uffici competenti, effettuati gli opportuni accertamenti, per i provvedimenti consequenziali, di ripristinare immediatamente le panchine eliminate, aggiungendone anche altre, anche in risposta  alla forte richiesta di tale tipologia di arredo urbano, che si registra sia nei tratti destinati a isole pedonali sia alle fermate dei mezzi pubblici su gomma Così come ribadisco, ancora una volta la richiesta affinché vengano promosse tutte le opportune e necessarie indagini tese a fare piena luce sul giallo delle panchine scomparse al Vomero“.

 

Una bimba di 10 anni è stata ferita accidentalmente al piede da un colpo d'arma da fuoco sparato in via Annunziata, centro storico di Napoli. Non si escludono altri feriti. Ancora incertezza sulla dinamica dei fatti e su chi abbia sparato. La piccola è ricoverata all'ospedale Santobono. Indaga la polizia.

Sono di nazionalità senegalese i tre commercianti extracomunitari rimasti feriti nel raid punitivo al mercato della Duchesca di Napoli. I tre hanno 36, 38 e 32 anni. I primi due sono stati feriti lievemente da alcune schegge. Il terzo, che comunque non è in pericolo di vita, è stato ferito in maniera più seria da un colpo d'arma da fuoco.

Il fatto è accaduto nel mercato della Maddalena dove folta è la presenza di commercianti di colore. I tre sono stati portati all'ospedale Loreto mare mentre la bambina è ricoverata nell'ospedale Santobono per una ferita a un piede. Non si esclude - ma è un'ipotesi ancora al vaglio degli investigatori - che gli immigrati fossero l'obiettivo del raid nell'ambito di una ritorsione da parte della malavita locale, forse per ragioni di pizzo.

Intanto sono state concluse senza problemi le operazioni nel centro di accoglienza di Conetta, frazione di Cona, per il trasferimento di cento migranti in strutture analoghe in Emilia Romagna. Il secondo pullman, dopo quello partito verso le 12.30 con due furgoncini, si è allontanato, verso i nuovi punti di ospitalità per la cinquantina di persone che erano a bordo.

Sulle proteste sono in corso accertamenti da parte della Procura di Venezia, che ha aperto un fascicolo d'inchiesta senza al momento iscrivere specifiche ipotesi di reato. Accertamenti sono stati avviati anche per ricostruire nel dettaglio le fasi precedenti alla morte della giovane ivoriana, alla luce comunque del fatto che l'autopsia ha stabilito le cause naturali del decesso. Stamani, intanto, si è tenuto anche un incontro in Procura per fare il punto della situazione e i possibili sviluppi delle verifiche in corso da parte di polizia e carabinieri. In mattinata al centro di Cona è giunta anche una delegazione di parlamentari di Sinistra Italiana. Nicola Fratoinanni ha riferito poi di aver trovato una "situazione disastrosa" e di "condizioni disumane" legate alla presenza di un numero così elevato di migranti in una struttura di questo tipo.

Un trasferimento teso ad 'alleggerire' le presenze di ospiti nella struttura, attualmente oltre 1.300, deciso dal ministro dell'Interno Marco Minniti, dopo la protesta dell'altra sera da parte di un gruppo di migranti ivoriani, successiva alla morte per cause naturali di una loro connazionale di 25 anni, Sandrine Bakayoko, deceduta per trombosi polmonare. 

 

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