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Giovedì, 19 Aprile 2018

E’ stato il tempestivo intervento dei sanitari dell’Ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme a salvare la vita a un bambino di tre anni, giunto nel pomeriggio di Pasquetta al Pronto Soccorso del nosocomio lametino per uno stato di disidratazione e per una sospetta infezione delle vie respiratorie. Ne da notizia il dott. Antonio Gallucci direttore sanitario POU che ha espresso soddisfazione nei confronti di tutti gli operatori coinvolti per l’eccellente professionalità dimostrata.

Arrivato in Pronto Soccorso il bimbo ha trovato la dottoressa Maria Crisalli che ha disposto la radiografia del torace. Dall’esito dell’esame radiologico è stato riscontrato un versamento pleurico a sinistra ed una polmonite a destra.

Il PS di Lamezia, una volta accertato il grave quadro clinico del bambino, supportato anche dall’esame radiologico, ha richiesto subito la consulenza specialistica della Pediatria. Ad intervenire è stata la dottoressa Elisabetta Mercuri, la quale, dopo aver visitato il bambino, oltre a confermare quanto già riscontrato ha individuato anche un problema cardiaco che l’ha indotta a chiedere immediatamente la consulenza della Cardiologia. Ad affiancare i sanitari è stata questa volta la dottoressa Loredana A. Torchia che, una volta riscontrato un problema cardiaco serio, ha disposto un’ecocardiografia che è stata subito effettuata dal dottore Pasquale Pelaggi. Nel frattempo è stata allertata la struttura di Anestesia e Rianimazione perché il quadro clinico del bambino era molto grave, la pressione sistolica di 50 alla prima misurazione, 160 la frequenza cardiaca e 50/60 atti respiratori al minuto.

La situazione emodinamica era molto critica con parametri vitali alterati. Intanto, dall’esame ecocardiografico effettuato dal Dott. Pelaggi era risultata la presenza di un tamponamento cardiaco con versamento pericardico di entità tale da poter compromettere la funzionalità del cuore, vale a dire che la sua compressione era tale da impedirgli di battere regolarmente fino a provocarne l’arresto. Secondo la stima fatta dal dottore Pelaggi attraverso l’esame ecocardiografico, circa un litro di versamento comprimeva il cuore. Dunque, la vita del bambino era in grave pericolo e i tempi di intervento strettissimi. Per questo dal PS si è cercato di contattare una delle Cardiochirurgie più vicine per procedere al drenaggio il più rapidamente possibile e scongiurare la morte del bambino per arresto cardiaco, che sarebbe avvenuto da lì a poco.

Dopo aver contattato le due Aziende di riferimento, la situazione appariva disperata: nessuna delle due strutture aveva voluto prendere in carico il bambino asserendo entrambe di non essere idonee al trattamento cardiaco dei pazienti pediatrici. Né le due strutture si erano rese disponibili all’operazione di drenaggio per poi trasferire il piccolo paziente nella prima struttura utile di Cardiochirurgia pediatrica. Dai due centri la risposta è stata “noi non siamo attrezzati per trattare i bambini”.

A questo punto l’anestesista Marcello Mura ha chiamato il dottore Pelaggi e insieme, non avendo altra alternativa, hanno deciso di procedere al drenaggio nell’ospedale di Lamezia Terme, anche perché, pur con l’ausilio dell’elisoccorso, non ci sarebbe stato il tempo di trasferire altrove il piccolo paziente. I sanitari, coadiuvati anche dall’anestesista Gabriele Bilotta, hanno così proceduto all’intervento in anestesia attraverso guida ecografica fino ad arrivare con l’ago ad un centimetro dalla parete del cuore, riuscendo a drenare circa 500ml di liquido. Fase operativa che ha consentito al bambino di superare la fase di criticità, iniziare ad ossigenarsi e mettersi in salvo. Stabilizzate le condizioni e ormai fuori pericolo di vita il piccolo paziente, tramite il 118, è stato immediatamente accompagnato in aeroporto dal dottore Mura e dal dottore Enzo Siniscalchi del 118, da dove con l’elisoccorso è stato trasferito in Sicilia.

Ora si trova ricoverato nell’Ospedale di cardiochirurgia pediatrica San Vincenzo di Taormina, in quanto in Calabria non esistono delle strutture di cardiochirurgia dedicate ai pazienti pediatrici.

Il Direttore Generale ha manifestato l’apprezzamento per il Personale Medico e Infermieristico dell’Ospedale di Lamezia Terme che, con un corale lavoro di gruppo, ha salvato una vita umana in tenera età.

La Sezione Catanzaro della FIDAPA ha inserito un altro, importante, tassello, nel mosaico di cui è composta l’emancipazione femminile. Ieri, mercoledì 28 marzo, la realizzazione di un evento che ribadisce, ulteriormente, l’impegno costante della Federazione Italiana Donne Arti Professione Affari nella promozione della donna, verso una partecipazione più attiva e consapevole alla vita sociale e politica del nostro Paese: è questo lo scopo perseguito dalle cinquantotto sezioni sparse in Italia.

La sala convegni della Camera di Commercio di Catanzaro ha ospitato il convegno “Le professioniste e la rappresentanza nei ruoli istituzionali e negli organi societari”, al fine di creare aggregazione e dibattito tra le socie, nel buon nome della solidarietà femminile, trattando la tematica della discriminazione della donna nei diversi ambiti professionali, ancora oggi ostacolo alla partecipazione economica, politica e sociale nella nostra società. Un ostacolo che può essere aggirato soltanto facendo informazione, facendo rete, facendo “squadra”, obiettivo che da sempre si pone il Gruppo di Lavoro Teaming Up, commissione che spinge le donne ad entrare nel mondo politico e istituzionale in perfetta linea con l’inclinazione associativa della FIDAPA, la cui finalità è sempre quella della lotta contro qualsiasi forma di discriminazione. Introdotto e moderato dalla Presidente della Fondazione FIDAPA, Maria Candida Elia, l'incontro ha visto i saluti della Presidente del distretto Sud Ovest, Giusy Porchia; di Angela Procopio, Vice Presidente FIDAPA Catanzaro e di Franca Dora Mannarino, componente distrettuale Teaming Up.

Dopo l’accoglienza di Maria Candida Elia, che ha ringraziato i presenti, emblematica, la similitudine adoperata da Giusy Porchia che, per sintetizzare al meglio lo spirito dell’iniziativa, ha parlato dell’importanza del “gioco di squadra per vincere le partite e, infine, i campionati, indipendentemente dal gol di un singolo calciatore”: questa, in sostanza, la mission del Gruppo di Lavoro Teaming Up, in ambito nazionale e delle sezioni, da quando è stato istituito. Si fa un gran parlare di “progresso”, di “Pari Opportunità” – nel mentre, per la prima volta nella storia repubblicana, una donna viene eletta Presidente del Senato della Repubblica – ma occorre ammettere, purtroppo, quanto l’Italia sia in realtà trincerata dietro preconcetti retrogradi che limitano, di fatto, il pieno sviluppo della comunità, ancora in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei. Una lodevole iniziativa, voluta dalla Presidente Nazionale, Caterina Mazzella, che si colloca nel programma biennale stilato dalla federazione, inerente ad obiettivi fondamentali quali le Pari Opportunità, come la stessa Angela Procopio ha sottolineato, alle cui parole fanno eco quelle di Franca Dora Mannarino, secondo la quale il “fare squadra” indicato letteralmente dal gruppo Teaming Up, deve fungere da input per le donne, affinché si riescano ad affermare i propri diritti, portando avanti le politiche di genere. A tal proposito, osserva: <<Occorre capire che non può esistere futuro per  l’affermazione della donna in tutti i settori se non vi è una rottura di alcuni schemi e soprattutto uno sviluppo dell’empowerment, ovvero del potere economico delle donne. Per raggiungere questo obiettivo – osserva la componente distrettuale Teaming Up- serve abbattere gli ostacoli che sembrano insormontabili, come l’accesso all’istruzione ad alcune discipline specifiche, o il reintegro nel mercato del lavoro da parte di alcune fasce delle donne. Solo così le Pari Opportunità potrebbero diventare realtà>>.

Il pomeriggio, dunque, si è arricchito di figure d’eccezione, presenti a dare un contributo significativo, al netto delle loro competenze, ossia Rosalba Viscomi, componente Commissione Pari Opportunità C.N.F., Responsabile Gruppo Lavoro Teaming Up sezione di Catanzaro e Loredana Badolato, componente Commissione Pari Opportunità Consiglio Provinciale, Ordine Consulenti del Lavoro di Catanzaro. Le due relatrici hanno coinvolto il pubblico, passando in rassegna le forme di tutela contro le varie forme di discriminazione della donna nell’ambito delle professioni, soffermandosi in particolare su quanto sia stato arduo promuovere, nel tempo, la presenza della donna nei ruoli di comando e nei ruoli istituzionali: <<Il Consiglio Nazionale Forense, come altri consigli degli ordini, quelli dei Consulenti del Lavoro, Confprofessioni, l’Ordine degli Ingegneri, hanno stipulato dei Protocolli d’Intesa con il Dipartimento per promuovere, implementare e divulgare questa legge che impone la presenza femminile nei Cda delle società quotate in Borsa – dice Rosalba Viscomi- ed è anche una sorta di controllo che deve essere effettuato anche nel rispetto di questa normativa>>.

Un pomeriggio all’insegna della condivisione di idee “al femminile” e non “femministe”, mirate al miglioramento della comunità, dettate dallo spirito “fidapino”.

 

Si è svolta per la prima volta in Calabria una seduta operatoria per trattare tre casi di grave prolasso utero-vaginale di quarto grado, la seduta è durata 11 ore dalle 8:00 alle 19:00. Gli interventi protesici ben riusciti e risolutivi del problema, sono stati eseguiti nel presidio ospedaliero “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme da tre equipe operatorie composte dal dott. Domenico Perri, primario dell’unità operativa Ostetricia e Ginecologia con la collaborazione della dott.ssa Monardo, Primario di Anestesia e Rianimazione e con gli anestestiti dott. Antonio Andricciola e Francesco Bonavia, tutti affiancati dallo specialista dott. Alessandro D’Afiero Primario dell’Ospedale di Cerignola Foggia, che si è reso disponibile grazie al Dott. Perri che ha chiesto e ottenuto gratuitamente la sua collaborazione. Tutti i medici del reparto di Ostetricia e Ginecologia, distribuiti nelle tre equipe, hanno preso parte agli interventi.

Il prolasso genitale consiste nella discesa verso il basso e talvolta fuori dall’introito vaginale di una o più strutture pelviche a causa del cedimento parziale o totale dei sistemi di sospensione e di sostegno degli organi pelvici. La forma più diffusa è il prolasso vescicale (cistocele), seguito dal prolasso uterino ed in ultimo da quello rettale (rettocele). Inoltre, il contatto delle mucose con l’ambiente esterno predispongono a fenomeni infiammatori e distrofici cronici.

E’ sicuramente una condizione altamente invalidante che comporta importanti implicazioni psicologiche e sessuologiche. Talvolta si può accompagnare a deficit di continenza urinaria e fecale. I fattori di rischio sono molteplici: eredo-familiari, numero delle gravidanze e dei parti, menopausa, obesità, costipazione cronica, precedente intervento di isterectomia radicale, utero retroverso.

Le tecniche chirurgiche fino ad oggi adottate si basano principalmente sulla ricostruzione del pavimento pelvico usando le strutture fasciali preesistenti, ma proprio l’utilizzo di queste strutture naturali spesso deboli, può esporre la paziente a rischio di recidiva. E’ per questo motivo ed anche per rendere l’intervento più semplice e meno traumatico che si è pensato all’utilizzo di materiali protesici (reti) che possano garantire una lunga tenuta. Questi materiali consentono di riparare sia i prolassi della parete anteriore che di quella posteriore della vagina; il tempo dell’intervento è più breve rispetto alla chirurgia classica e consente da dimissione precoce e la ripresa delle normali attività in tempi abbastanza brevi.

Questa tipologia di intervento, con l’uso delle protesi nella chirurgia del prolasso uro-genitale, verrà ancora ripetuta nell’ospedale lametino e nel tempo verrà istituzionalizzata e potenziata con la creazione di un Centro di riferimento regionale. Chiunque ne abbia bisogno può rivolgersi al reparto di Ostetricia e Ginecologia del Presidio ospedaliero “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme.

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