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Venerdì, 10 Aprile 2020

Nonostante vivo a Milano abitualmente seguo le notizie della Riviera Jonica messinese, attraverso il tg di una nota tv locale, apprendo che la Scuola Primaria di Castelmola (Me) rischia di chiudere per mancanza di iscritti, il sindaco della cittadina invita le famiglie a non iscrivere i propri figli ad altre scuole, e giustamente dice che una comunità civile non può perdere la scuola:Perdere la scuola in una comunità, significa far morire la sua linfa vitale, togliere le radici di cultura, identità e storia locale”. Il sindaco va oltre, e afferma che anche l'esistenza del comune rischia di saltare. La scomparsa di una scuola suscita problemi seri all’intera organizzazione sociale e civile di un paese. Il problema non riguarda solo Castelmola, ma quasi tutti i comuni collinari del nostro Sud e forse di tutto il Paese.

E' chiaro che il problema principale non sono le famiglie che non iscrivono i propri figli nelle scuole di appartenenza, ma che non ci sono abbastanza bambini per mantenere aperto un edificio scolastico. Ricordo che proprio a Castelmola, tre anni fa, l'unica sezione di Scuola Materna, aveva ben sette bambini (dicasi 7), quasi come il personale scolastico. Simile situazione in altri centri collinari, dove per anni si sono fatti i salti mortali per mantenere aperte le scuole, ma prima o poi si è costretti a fare i conti con la dura realtà: manca la materia prima, i bambini.

Provo a fare qualche riflessione: i frutti amari della rivoluzione sessantottina,(amore libero, omosessualismo, divorzio, contraccezione, aborto, droga) sono i maggiori responsabili del disastro demografico del nostro Paese. A questo proposito scrive Ettore Gotti Tedeschi, “trent' anni fa - grazie alle tesi malthusiane, rapidamente divulgate e altrettanto rapidamente recepite in un sistema culturale ormai relativista e prenichilista - il mondo occidentale decise di interrompere la natalità per il bene comune, per stare meglio e per non consumare troppo le risorse del pianeta”.

I risultati cominciavano a delinearsi fin dagli anni 90. In questi anni si potevano vedere i primi segnali di un futuro senza bambini, la mia associazione Alleanza Cattolica, mediando i continui interventi del Magistero della Chiesa, attraverso convegni, incontri, lanciava forti segnali agli uomini politici, ai partiti perché iniziassero a prendere coscienza del grave problema e soprattutto iniziassero a sostenere realmente la famiglia, le giovani coppie, la maternità, ma i risultati sono stati abbastanza deboli. Molte colpe vanno indirizzate al mondo politico, culturale di sinistra che quando sente parlare di famiglia, maternità, figli, comincia a frenare, diventa sordo, ma per la verità, anche certa destra non scherza.

La Chiesa, il grande Giovanni Paolo II fin dal 1985 ha definito la crescente diminuzione della popolazione come “suicidio demografico”.  Il grande storico Arnold J. Toynbee diceva che sulla morte di una civiltà si scrivono pochi libri gialli, e per una buona ragione. Molto raramente c’è un assassino: di solito, si tratta di suicidio. Con gli attuali tassi di natalità Italia, Francia, Spagna, Olanda, Germania, dimezzeranno la popolazione nel corso di una generazione.

Il sociologo cattolico Massimo Introvigne, in un articolo pubblicato qualche anno fa, riferendosi al continente europeo, scriveva: “rimarrà sola tecnicamente, perché fra meno di un secolo gli europei non ci saranno più. La demografia li avrà spazzati via come spazzò via l’impero romano, il quale non cadde perché le sue quadrate legioni erano diventate quadrate, ma perché la pratica diffusa dell’aborto e dell’infanticidio aveva fatto sì che non ci fossero più legionari romani. Quando i barbari si accorsero di essere in maggioranza, presero il potere”. (Massimo Introvigne, Il suicidio demografico, 4 novembre 2006 Il Domenicale).

Non solo Introvigne ma, molti studiosi a cominciare da Samuel Huntington col suo celebre, Lo scontro delle civiltà, Rodney Stark, Mark Steyn, la stessa Oriana Fallaci, hanno lanciato l'allarme da tempo, sono convinti che  il vuoto creato in Occidente a causa del suicidio demografico venga colmato dall'immigrazionismo soprattutto di matrice islamica, e qualcuno ha parlato addirittura di “Eurabia”.

Steyn, attribuisce questo suicidio demografico alla “mancanza di fiducia nella propria civiltà”, ma forse è meglio l’espressione usata da Benedetto XVI: “mancanza di speranza”. Dopo aver perso la virtù della fortezza, l’Europa ha perso anche la speranza nel futuro. Le civiltà che non sperano non fanno figli, ma sono appunto le civiltà destinate a scomparire.

Dopo il crollo dell’impero romano, ci fu un San Benedetto a ricostruire sull’eredità greco-romana. Oggi, sembra che solo un altro uomo chiamato Benedetto si erga fra l’Europa e il suo suicidio annunciato da Steyn.

Di fronte a questo vero e proprio suicidio demografico quello che stupisce è che in Italia questo tema drammatico non sia ancora al centro del dibattito culturale e perfino delle campagne elettorali. Mi ricordo i miei sforzi (nel mio piccolo) negli anni 90, dopo il mio trasferimento proprio nella riviera jonica messinese, quando organizzavo insieme a pochi amici, incontri culturali, politici, a sostegno della famiglia, in favore della vita umana, contro l'aborto e cercavo di stimolare sul tema il mondo politico, culturale. Non era difficile incappare in qualche consigliere, assessore, sindaco, convinti che il problema non li riguardasse e magari col sorrisetto di sufficienza cercavano di snobbare il mio impegno, e le mie idee. Questi “politici” erano convinti che loro dovevano pensare ad altro. Ed io a ribadire che tutte le altre questioni cadono se poi manca la carne, e per carne intendevo i bambini.  Concludendo domandavo: a chi gli fai l'amministrazione senza nuove nascite? Solo agli anziani? Infatti ormai in questi centri collinari i bambini sono degli oggetti misteriosi, per strada troviamo soltanto anziani barcollanti e qualche giovane che non ha avuto il coraggio di trasferirsi.

Tre anni fa insegnando proprio a Castelmola, ho potuto verificare una certa desolazione tra le strette viuzze dell'incantevole centro collinare. Animato si da gruppetti di turisti peraltro quasi sempre anziani anche loro, ma mai da bambini o da giovani. A mia figlia che ama i gatti dicevo sempre che gli unici esseri viventi che dominano incontrastati erano dei grossi e pasciuti gattoni, probabilmente perché usufruivano dei rimasugli dei tanti ristoranti.

Certo il declino demografico ha tante cause, il problema è troppo grande rispetto alle questioni che devono affrontare ogni giorno gli amministratori locali di un piccolo comune. Forse pagano colpe non loro, tuttavia se oggi questi amministratori sono ridotti ad amministrare solo anziani, sarebbe opportuno ridurre il loro numero, incentivando magari strutture geriatriche.

Da tempo sono convinto che molti comuni appartenenti a questi centri collinari da tempo spopolati, si possono tranquillamente accorpare ad altri comuni più grossi, risparmiando ingenti risorse.

Comunque sia per uscire dalla crisi bisogna contrastare subito l'inverno demografico, scrivevo l'anno scorso, commentando un intervento del cardinale Angelo Bagnasco,  se si ritardano le decisioni vitali, se non si accoglie integralmente la vita, il nostro Paese rischia molto, il cardinale si riferiva alle riforme urgenti del nostro Paese, e tra queste non può mancare una seria politica familiare che aspetta da troppi anni, di partire.

Il lungo inverno demografico del vecchio continente e in particolare dell'Italia potrà finire solo se, finalmente, si attiveranno politiche familiari alternative alle attuali forme di welfare, obsolete e ideologiche.

In Italia da tempo ormai registriamo fenomeni di aumento dei single, delle famiglie senza figli, della monogenitorialità che si accompagna ad un calo dei matrimoni, sono dovuti proprio ad un deficit relazionale. La famiglia viene vista come un costo e non come una risorsa.

E' necessario un radicale cambiamento, bisogna sottolineare, l'aspetto generativo della famiglia. Occorre una politica ad hoc  che abbia come mission il 'fare famiglia' ovvero il creare le condizioni perché sia possibile generare e rigenerare i beni relazionali. secondo il sociologo Donati in Italia, le politiche familiari sono deboli e dove chi si prende la responsabilità di una famiglia rischia l’anticamera della povertà perché, ad esempio, paga più tasse dei single e di chi non ha figli.

Non ci sono alternative se vogliamo uscire dalla crisi economica, morale e spirituale, dobbiamo sposarci, formare famiglie e soprattutto fare figli.

Luci sull’Est, dopo un 2010 estremamente positivo e coronato dal buon esito delle proprie attività di promozione della fede, è artefice di un nuovo importantissimo risultato, con particolare riferimento alle comunità cattoliche dei Paesi dell’Europa orientale e dell’Asia, territori in cui l’associazione è particolarmente operosa e apprezzata e dai quali trae origine la propria originaria ispirazione.

 

 

Grazie ai generosi contributi da parte dei suoi numerosi sostenitori e ad apposite raccolte fondi, Luci sull’Est ha svolto un ruolo fondamentale nella costruzione della Cattedrale di Karaganda in Kazakistan, nell’omonima diocesi, tra i principali punti di riferimento di fede cattolica nelle sterminate distese dell’ex Unione Sovietica, per molti anni prostrate dal regime comunista e dalle sue alienanti e drammatiche conseguenze economiche, politiche e sociali.

 

In particolare la zona di Karaganda, posta nelle immense steppe tra la Russia e la Cina, un tempo parte del regno di Gengis Khan, ospitava Karlag, uno dei più grandi e terribili gulag, i campi di concentramento del regime sovietico, con una superficie di circa 250 chilometri quadrati. In questo luogo venivano imprigionate le vittime dell’oppressione religiosa e politica, tra cui numerosi fedeli e sacerdoti che persero la vita tra atroci sofferenze. Risulta dunque di particolare significato la scelta di queste terre per accogliere una cattedrale, baluardo della cristianità in un’epoca in cui è possibile la libertà religiosa ma non mancano importanti problemi da affrontare.

 

 

La Cattedrale di Karaganda sorge esattamente nel punto in cui, negli anni dell’oppressione stalinista, venivano sepolte in fosse comuni e in maniera anonima le vittime del totalitarismo comunista. Luci sull’Est ha provveduto ad un importante finanziamento, che ha consentito di portare a termine i lavori. L’edificio, costruito in stile gotico con interni ampi e luminosi, si pone tra i principali luoghi di culto del Paese e di tutti i territori dell’ex Unione Sovietica, in una regione dove attualmente convivono 100 popoli diversi tra loro.

 

 

 

 

Per il suo particolare valore simbolico e a suggello del profondo legame con l’associazione Luci sull’Est, la nuova cattedrale è stata dedicata alla Madonna di Fatima, figura che, fin dalle origini, rappresenta uno dei punti di riferimento dell’associazione e principio ispiratore per le sue attività di promozione e divulgazione della fede cristiana in Europa e nel mondo.

 

Luci sull’Est, insieme ai tanti sostenitori di ogni parte del mondo che hanno reso possibile questo traguardo, ha inoltre ricevuto il caloroso ringraziamento dei responsabili della diocesi di Karaganda, i vescovi monsignor Jan Pavel Lenga e monsignor Athanansius Schneider.

 

 

Il contributo alla costruzione della Cattedrale di Karaganda è una delle numerose opere intraprese da Luci sull’Est a sostegno della fede cattolica nell’Europa Orientale, tra cui ricordiamo il supporto alle attività della Biblioteca dello Spirito e della Diocesi di Mosca, in particolare per quanto riguarda la stesura dell’Enciclopedia Cattolica in lingua russa. In Ucraina Luci sull’Est ha fornito supporto al Centro Multimediale Cattolico, finanziando edizioni di libri religiosi e l’opera degli Oblati di Maria Immacolata a Kiev, a cui si unisce l’organizzazione di viaggi periodici di giovani volontari per diffondere la devozione mariana.

 

 

 

Promuovere e sostenere i valori fondanti della cristianità nella vita di tutti i giorni, in particolare nei confronti di realt‡ e popolazioni che per lunghi anni non hanno avuto la possibilità di professare liberamente il proprio credo. Con questo spirito opera Luci sull’Est, associazione di volontari di ispirazione cattolica giunta a diventare in pochi anni un prezioso punto di riferimento in Italia e all’estero, soprattutto in Russia e nei Paesi dell’Europa Orientale. Nata ufficialmente nel 1991 con sede a Roma, Luci sull’Est Ë impegnata in diversi progetti di apostolato, sostegno e comunicazione per diffondere il messaggio di fede in Italia e all’estero. Tra le principali attività, il lavoro nel settore editoriale con la promozione di libri, opuscoli, bollettini, le carovane della fede, l’organizzazione di incontri, pellegrinaggi, convegni, la collaborazione e il supporto finanziario a istituzioni culturali e centri di culto cattolico nei Paesi dell’Est europeo.

 

 

 

 

Solzenitsyn

Il comunismo è una ideologia criminale che ha causato cento di milioni di vittime nel mondo, ammantandosi immeritatamente di un'aura di giustizia e di progresso. Ovunque gli "ideali" del comunismo abbiano avuto una applicazione concreta la regola è diventata la negazione della libertà di espressione, la repressione brutale di qualunque dissenso, l'internamento in campi di sterminio e i gulag. Mentre in Unione Sovietica si internavano i dissidenti e nella Cina della rivoluzione culturale si "rieducava" chi la pensava diversamente, nei Paesi occidentali (quello italiano in primis) i partiti comunisti sfruttavano abilmente la libertà di parola e di pensiero caratteristiche delle democrazie per propagandare false promesse di liberazione del proletariato con la lotta, spesso tragicamente armata, e per imporre un pensiero unico, ufficialmente progressista e intellettualmente attraente. Già, gli intellettuali progressisti, che ieri storcevano il naso davanti agli scritti di Solzenicyn e ammiccavano alla Cambogia di Pol Pot, applaudivano i carri armati sovietici a Budapest nel 1956, si giravano dall'altra parte durante l'altro '68, quello della Praga di Dubcek e di Jan Palach, oggi vorrebbero stendere un velo di oblio su questa storia che gronda sangue e riciclarsi come ambientalisti, pacifisti o come falsi difensori dei poveri e del muticulturalismo. Nel contempo continuano ad avere un atteggiamento di benevolenza verso altri regimi criminali comunisti come Cuba, Korea del Nord e Cina. Non paghi della violenza e dell'ipocrisia insita nel loro Dna, i riciclati nipotini di Stalin, il 27 gennaio hanno commemorato la giornata della memoria in ricordo delle vittime del nazismo con grande sfoggio di mostre e dibattiti pubblici. L' intento (ovviamente non dichiarato) non era certo quello di rimpiangere i 6 milioni di ebrei sterminati da un'ideologia atea assassina non dissimile dalla loro (vedi il patto di amicizia nazi comunista Ribbentrop Molotov), ma di mostrare agli italiani quanto i "neri" (e pure i "bianchi", leggasi le accuse a Pio XII di collateralismo al nazismo) siano cattivi e i rossi buoni. Una menzogna colossale! Ciò che maggiormente sconcerta e rattrista nel vedere le chiassate propagandiste di chi ha milioni di scheletri nascosti negli armadi, non è tanto la strumentalizzazione della Shoah per fini propagandistici e politici (a chi è senza scrupoli, speculare sui morti altrui sovviene normale), ma il fatto che i discendenti dell'ideologia più sporca della storia, non hanno ancora chiesto scusa all'umanità per le nefandezze inferte all'umanità. Gianpaolo Pansa, l'unico ex compagno che con i suoi libri ha smascherato e sbugiardato le "conquiste" dei partigiani rossi, è stato messo alla gogna e al pubblico ludibrio dall'intera classe dirigente progressista italiana. Mai si è sentito in Italia, un solo politico di sinistra "massimalista" o moderata (Partito Democratico) rinnegare le sue origini. La Chiesa Cattolica ha umilmente chiesto scusa per errori che non aveva nemmeno compiuto (l'attuale papa Ratzinger, a differenza del papa polacco non era d'accordo sull'atto del mea culpa), mentre chi ha promesso paradisi artificiali e ha realizzato sangue, morte e povertà, siede impunemente sugli scranni degli organi istituzionali. Se il partito fascista è stato giustamente dichiarato fuorilegge, è normale e soprattutto morale, che chi ha usato la falce il martello per eliminare gli avversari possa rappresentare la volontà degli italiani e soprattutto impartire lezioni di moralità a chi ama le donne più dei sodomiti? La differenza tra criminali neri e rossi è una sola. I neri erano degli ottimi fotografi che amavano documentare i loro misfatti, mentre i rossi nonostante la superiorità dei "nemici del popolo" soppressi, scelsero di non lasciare alcuna traccia visiva compromissoria. La differenza, è tutta qui: tra criminali furbi e meno furbi.

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