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Martedì, 17 Settembre 2019

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Nel luglio scorso FAND e FISH furono le protagoniste di una riuscita mobilitazione in difesa dei diritti delle persone con disabilità.

In occasione della discussione del Decreto Legge 31 maggio 2010, n. 78 il Parlamento bocciò, anche grazie dall’azione delle due Federazioni, le proposte di restrizione dei criteri per la concessione dell’indennità di accompagnamento. Incidendo sulla definizione delle capacità deambulatorie e di svolgere gli atti quotidiani della vita, quelle modifiche avrebbero causato una grave riduzione degli aiuti a favore delle persone disabili gravi.

A distanza di tre mesi dalla conversione di quel decreto legge, l’INPS ha emanato le “Linee Guida operative per l’invalidità civile” a cui dovrebbero attenersi i medici dell’INPS nell’esame delle nuove domande di invalidità. Queste indicazioni di fatto riprendono – in via amministrativa – i tentativi, che si speravano scongiurati, di restringere i criteri di concessione dell’indennità di accompagnamento. Le Linee Guida intervengono limitando il concetto di autonomia nella deambulazione e la definizione di atti quotidiani della vita.

Contemporaneamente, con note interne, l’INPS caldeggia l’esecuzione di routine delle doppie visite di controllo, anche quando la Commissione ASL (all’interno della quale comunque c’è un medico nominato dall’INPS) si sia espressa in modo unanime. Oltre allo spreco di risorse pubbliche, questo creerà notevoli disagi a molti cittadini con disabilità.

FAND e FISH in queste settimane hanno promosso una sensibilizzazione presso i Parlamentari più attenti e questa azione ha provocato la presentazione – sia alla Camera che al Senato – di alcune interrogazioni ai Ministri competenti.

E ieri le due Federazioni hanno formalizzato la loro segnalazione, al Ministro Sacconi e al Ministro Tremonti, insistendo per un intervento a tutela dei diritti civili dei veri invalidi. Alla comunicazione è stato aggiunto quale destinatario il Ministro Brunetta, visti gli evidenti sprechi che le nuove procedure amministrative causano.

Si apriranno domani i lavori dell’Assemblea Nazionale delle Province d’Italia, evento che vedrà riunite al Centro Congressi La Ciminiere di Catania centinaia di amministratori da tutto il Paese. “Federalismo, territorio, sicurezza e sviluppo” saranno i temi attorno ai quali si snoderanno le due giornate di dibattito, cui interverranno ospiti e rappresentanti del Governo, del Parlamento, dei partiti politici, delle forze economiche e sociali. “L’assemblea – sottolinea il presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, presidente della Provincia di Catania, che domani aprirà i lavori - è per noi l’appuntamento più importante dell’anno, per fare il punto su ciò che abbiamo fatto e rilanciare le nostre proposte, le nostre idee, il nostro impegno, il contributo che diamo a costruire un futuro migliore per l’Italia. Oggi possiamo dire con orgoglio che le Province sono istituzioni riconosciute al centro dello sviluppo locale, istituzioni capaci di leggere le vocazioni dei territori e di portarle a sistema Province che investono sulla ricerca, sul mondo della conoscenza e sui giovani e si impegnano per favorirne l’occupazione. Che credono nella valorizzazione del demanio, nell’efficientamento della rete viaria, nella promozione del turismo e dei beni culturali, come una opportunità di crescita sociale ed economica. Che pongono alla base dello sviluppo la sostenibilità e investono in efficienza energetica, in nuove tecnologie, nelle nuove forme di comunicazione. Che agiscono per fare crescere le proprie comunità. Per confermare il nostro ruolo, abbiamo bisogno però che si completi il quadro di riforma istituzionale: per questo abbiamo valutato positivamente l’approvazione da parte del Governo del Disegno di legge sulle funzioni fondamentali e sulla nuova Carta delle autonomie locali. Ma riteniamo urgente che questo sia approvato rapidamente anche dal Senato della Repubblica e diventi finalmente legge della Repubblica. L’individuazione delle funzioni fondamentali è infatti un passaggio delicatissimo poiché comporta una scelta precisa: si tratta cioè di decidere a chi assegnare le funzioni amministrative che oggi sono ripartite, spesso in modo confuso e senza una giustificazione adeguata, su diversi livelli di governo e strutture amministrative. Noi crediamo, proprio nella prospettiva della semplificazione funzionale, che materie come la difesa del suolo, la gestione delle acque, la gestione dei rifiuti, le politiche della montagna, i trasporti, l’assistenza ai Comuni, debbano essere ricondotte in modo organico in capo alle Province con l’individuazione delle funzioni fondamentali di governo di area vasta. Per questo chiediamo che le funzioni degli ATO acque e degli ATO rifiuti debbano essere assegnate alle Province e che si debba procedere organicamente al trasferimento ai Comuni e alle Province di tutte le funzioni di natura territoriale che oggi sono svolte da enti o strutture (BIM, Consorzi di bonifica, Enti Parco, Comunità montane …) che non hanno una diretta legittimazione democratica, che non rispondono ai cittadini. Saremo sempre, invece, i primi a sederci ad un tavolo in cui le parole d’ordine siano la razionalizzazione degli enti, a partire dall’istituzione delle città metropolitane e al superamento delle Province che insistono nelle aree metropolitane.
Questo processo dovrà muoversi parallelamente con l’attuazione della legge delega n. 42 del 2009, che sta procedendo spedita, lungo un percorso che ha visto prevalere un clima di concreta ed effettiva collaborazione tra Governo e Associazioni degli enti locali. I primi schemi di decreti attuativi sono stati approvati dal Consiglio dei Ministri: quello sull’individuazione dei fabbisogni di Comuni e Province, che segnerà un passaggio decisivo, perché è da qui che si partirà per abbandonare il principio della spesa storica e degli sprechi che questo ha portato; quello approvato in Consiglio dei Ministri, nelle scorse settimane, sull’autonomia di entrata delle regioni delle Province. Un testo attraverso cui viene operata quella semplificazione del sistema tributario che noi avevamo sempre posto come priorità, e ricondotti in capo alle Province i tributi dal trasporto su gomma, proprio come indicato nella legge delega. Si trasforma l’imposta RcAuto in tributo provinciale e si assegna la compartecipazione all’accisa sulla benzina, unitamente alla compartecipazione alla tassa regionale di circolazione dei veicoli. Il quadro è dunque sostanzialmente coerente con il “cespite” individuato per la fiscalità provinciale. Ci sono però alcune perplessità: innanzitutto, l’UPI aveva individuato la necessità di garantire alle Province la compartecipazione ad un grande tributo erariale (IVA o IRPEF) direttamente correlato alla ricchezza dei territori. Questo tributo ad oggi non è previsto. In secondo luogo l’attribuzione alle Province della compartecipazione alla tassa di possesso automobilistica lascia aperta la questione relativa alla effettiva incapienza di questo gettito per la copertura dei trasferimenti regionali correnti che andranno soppressi contestualmente all’attribuzione della compartecipazione. Alle criticità e alle perplessità fin qui sottolineate in materia di federalismo fiscale, si aggiunge la difficile condizione in cui verte la finanza provinciale. Gli obiettivi del patto di stabilità hanno infatti sancito per le Province una manovra di miglioramento del saldo finanziario di 310 milioni per il 2009, 555 per il 2010 e 975 per il 2011. A questo si aggiunge il taglio dei trasferimenti erariali di 300 e 500 milioni rispettivamente per il 2011 e dal 2012. Gli enti interessati si troveranno a dover gestire risorse ridotte di circa il 23% nel 2011 e di oltre il 38% a partire dal 2012: su un complesso di trasferimenti pari a 1.300 milioni ne verranno tagliati prima 300 e poi 500. Restano dunque fondamentali tre richieste per le Province: aumentare fino al 4% la percentuale dei residui passivi spendibili per le Province, consentendo così di liberare immediatamente quasi 300 milioni di euro nel circuito economico del Paese. Rivedere l’impianto del patto di stabilità interno, modificando la base di calcolo e garantendo l’equilibrio finanziario per tutti gli enti; alleggerire la manovra a carico delle Province. I tagli ai trasferimenti regionali hanno infatti un impatto notevole per le Province, che sono le principali destinatarie di tali risorse per trasporto pubblico locale, sicurezza stradale e sicurezza dei territori: se ad essi aggiungiamo anche i tagli di 300 e 500 milioni, l’effetto sarà quello di paralizzare qualsivoglia attività degli enti. Per questo motivo l’UPI chiede con forza che vengano ridotti i tagli a carico delle Province”.

"Sono da anni nel mondo del calcio. Presidente di squadre come la Casertana e il Messina, due piazze difficili, dove gli ultras sono molto attivi e dove la realtà sociale, molto spesso fa nascere bambini già arrabbiati per il contesto socio-culturale ed economico in cui vedono la prima luce, e non ho mai visto nulla del genere". Ha dichiarato Arturo Di Mascio, che di calcio ne mastica abbastanza.

Di Mascio, ha ancor aggiunto: "Quello spettacolo vergognoso visto a Genova per la partita Italia-Serbia, non si tratta di calcio o di tifosi ultras, ma si tratta di "bestie criminali" travestite da ultras per compiere atti di guerriglia, di violenza inaudita, di tentata strage, e di imporre la loro attività eversiva anche nel mondo dello sport e in un Paese civile e pacifico come l'Italia. La grande professionalità delle nostre forze dell’ordine ha impedito la strage, come ha detto anche, Roberto Maroni, il nostro Ministro dell'Interno, forse il migliore del mondo nel suo ruolo che tanto ha fatto per fronteggiare e arrestare e prevenire il crimine, anche durante gli eventi sportivi".

Arturo Di Mascio, già impegnato, oltre che nel mondo del calcio in particolare al sud dove la tifoseria è calda, ma non criminale, è anche molto attivo nelle politiche di integrazione dell'immigrazione con il difficile ruolo di "Presidente della Commissione per il Mezzogiorno d'Italia" del Centro Studi Parlamentari, dove la presenza di immigrati, in particolare clandestini, è molto forte e molto spesso vanno ad alimentare il bacino criminale che impedisce lo sviluppo sociale, culturale e imprenditoriale del sud.

Di Mascio ha ribadito: "Il problema è serio e va affrontato con urgenza. Bisogna irrigidire le leggi contro gli stranieri che vengono nel nostro Paese e vogliono imporre i loro usi e costumi, e la loro inciviltà, come le "bestie serbe", anzichè rispettare i nostri usi e costumi, e le nostre leggi" - e ancora - "Le bestie serbe che sono venute a Genova sono l'esempio di stranieri che pensano che in Italia tutto è permesso. Ma il governo e in particolare il Ministro Maroni, stanno lavorando molto, e molto bene, per smentire questa diceria che trova colpevole la nostra sinistra che aprirebbe le porte anche ai cannibali".

Di Mascio ci tiene a precisare, onde evitare strumentalizzazioni che: "gli stranieri non vanno criminalizzati, gli immigrati non vanno criminalizzati. Ma i criminali si, di qualsiasi paese siano. Spero che vadano inflitte pene esemplari e dure, e che la Serbia provveda a reprimere queste bestie, altrimenti credo che l'ingresso in UE si allontani per questo paese, dove c'è anche tanta brava gente, tanto è vero che il Presidente serbo e quasi tutto il mondo politico e istituzionale serbo si è scusato con l'Italia. La Serbia deve risolvere il problema di questi terroristi, le famigerate "tigri di Arkan" fanatici ultranazionalisti ex militari che si sono macchiati di numerosi crimini, e non consentire che insozzino anche il mondo dello sport".

Gennaro Ruggiero

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