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Lunedì, 17 Febbraio 2020

Recenti dati che arrivano dal Nord America sfatano uno dei più diffusi luoghi comuni sulla legalizzazione della droga: eliminare il mercato nero in mano ai vari cartelli. Stati Uniti e Canada sono all’avanguardia tra le nazioni che hanno legalizzato l’uso della cannabis sia senza restrizione alcuna, vedi il  Canada o anche per il solo uso ricreativo o medico come molti stati: California, Washington, Oregon, Colorado, la capitale Washington D.C. e molti altri hanno legalizzato con alcune limitazioni anche se, a livello federale, negli Usa, l’uso della cannabis resta un reato. Il fallimento totale è proprio sulla lotta al racket della droga che resta più florido che mai come aveva ben previsto un grande esperto del settore: il magistrato Paolo Borsellino (1940-1992) che, per la sua esperienza di lotta alle mafie diceva: «Liberalizzare la droga per combattere il traffico clandestino è da dilettanti di criminologia. La legalizzazione del consumo di droga non elimina il mercato clandestino, anzi diventerebbe ancor più pericoloso perché destinato a coloro che per motivi di età non accederebbero al mercato legale, i più giovani e, quindi, i più fragili e bisognosi di protezione». Il discorso è del 1989, un secolo fa, molte cose sono cambiate da allora, la diffusione delle sostanze stupefacenti ha raggiunto livelli inimmaginabili trent’anni fa, ma, più che altro, molti Stati hanno legalizzato l’uso della cannabis. Questi Stati possono avere dei riscontri sull’uso, l’abuso, le conseguenze e quelle che allora erano le previsioni di un magistrato oggi sono provate dalla cronaca. In Canada e negli Stati Uniti i cartelli della droga continuano a fare enormi profitti con la cannabis. I motivi sono semplici: primo fra tutti il fatto che gli Stati, come fanno con alcool e tabacco, mantengono una tassazione elevata sulle attività «viziose» come l’uso delle sostanze stupefacenti o anche il gioco d’azzardo. I prezzi al consumatore restano più alti di quelli del mercato clandestino tax free. Altro punto è quello delle fasce d’età: in alcuni stati la vendita è vietata ai minori di anni 21 e quindi c’è un mercato molto vasto di fruitori del servizio. Ultimo aspetto, forse ancora più drammatico è che la decriminalizzazione ha abbassato notevolmente i rischi dei contrabbandieri che non hanno più l’accusa di spaccio di sostanze potenzialmente pericolose e addirittura spostano in Canada e Usa le loro centrali. Tutte queste informazioni che si possono leggere anche sul Corriere della Sera di domenica 24 novembre venivano già esposte anni fa da un altro magistrato, Alfredo Mantovano, che si spende molto per combattere questi luoghi comuni. E l’esperimento in vivo che stanno attuando nel Nord America sarà sicuramente molto utile anche per i nostri legislatori che così avranno informazioni importanti almeno su questo punto: il mercato illegale in mano alle mafie non si combatte con la legalizzazione.

Riapre questo weekend dopo cinque giorni di chiusura forzata per i danni subiti durante l'alta alta marea il complesso museale di Palazzo Zaguri in campo San Maurizio, sede di tre mostre storico-scientifiche allestite da Venice Exibition srl: “Venice Secrets”, “Real Bodies” e “Leonardo Da Vinci Human Art Exhibition”. Nella mareggiata con picco di 187 centimetri che ha colpito il centro storico di Venezia la dimora trecentesca a poche centinaia di metri da San Marco appartenuta a Pietro Zaguri, amico intimo e mecenate del libertino Giacomo Casanova, ha subito danni per circa 120.000 euro fra impianti interni all'edificio, materiali espositivi e pubblicazioni del bookshop. “Sarebbe stata una vera catastrofe” commenta Mauro Rigoni, titolare di Venice Exhibition srl “se la mareggiata del 30 ottobre 2018, bagnando due arazzi di Joan Mirò, quest'anno non ci avesse fatto agire per tempo per prevenire il peggio prima che fosse troppo tardi spostando ai piani superiori i reperti più preziosi custoditi al piano terra fra cui alcuni manoscritti inediti di Giacomo Casanova”.

I manoscritti sono di proprietà della Fondazione “Giacomo Casanova”, che ha sede proprio a Palazzo Zaguri. Recentemente costituita è l'unica fondazione al mondo dedicata al celeberrimo letterato veneziano con lo scopo di valorizzare, conservare e promuovere il patrimonio artistico e culturale a lui riconducibile e riconoscere così il suo contributo alla cultura italiana del XVIII secolo. Pietro I Antonio Zaguri (Venezia, 28 gennaio 1733 – Padova, 22 marzo 1806) fu l'antico proprietario da cui prende il nome il palazzo in campo San Maurizio ora adibito a sede di mostre internazionali. Colto poeta, oratore, aveva ospitato più volte nella sua dimora il letterato Giacomo Casanova, amico intimo di cui fu mecenate e col quale per tutta la vita mantenne una fitta corrispondenza. La sede della Fondazione “Giacomo Casanova” è posizionata al piano terra di Palazzo Zaguri, lato corte delle Muneghe, dove c'è la cassaforte con reperti di Casanova originali che sono stati tutti messi al riparo dall'alta marea appena in tempo.

“Abbiamo cercato di salvare il salvabile” aggiunge Rigoni “purtroppo invece gli impianti sono stati gravemente danneggiati, bloccando per 5 giorni l'apertura delle tre mostre allestite. Soprattutto gli impianti elettrici dell'ascensore, del monta scale e della cabina locale termica. Danni anche al mobilio, andate in corto circuito le attrezzature della reception come pc e stampanti, i frigoriferi con le bibite, le audioguide e a mollo i libri del bookshop. I danni superano i 120.000 euro: solo acquistare le nuove audioguide con i sistemi di caricamento ci costerà 47.000 euro. Danneggiate dalla mareggiata eccezionale della prima nottata anche due cinture di castità del Cinquecento provenienti da una collezione privata”. “I danni avrebbero potuto essere molto più gravi” puntualizza “se fossero state attaccate dall'acqua salsa le tre opere anatomiche trattate con la tecnica della plastinazione in fase di preparazione nei laboratori al piano terra. Fortunatamente il personale delle mostre con grande tempismo le ha trasportate al primo piano per proteggerle non appena è stato dato l'allarme sapendo che a contatto con l'umidità si sarebbero rovinate in modo irreversibile”. I restauri di Palazzo Zaguri completati nel 2017 lo hanno reso adatto a tollerare una quota di alta marea: nello studio del restauro conservativo del palazzo i progettisti avevano previsto al piano terra una tolleranza massima di 145 centimetri.

 

La storia di Sante Perticaro, deputato tra il 1994 e 1996, in un libro autobiografico inteso, una vera e propria rinascita. Un libro scritto dopo essere uscito dal coma, come descrive bene nella quarta di copertina “Rinascite” edito da Mazzanti libri, dove l’autore vezzeggia prendendo “a prestito” il proprio corpo fisico per farsi trasportare lunga una avventura attingendo pure ad accadimenti occorsi realmente al Veneto secoli fa, una area geografico-istituzionale che fu campione (con la Repubblica Serenissima di Venezia) di civiltà federalistica in Europa.

Il filo conduttore secondo Francesco Storace di tutto questo scritto viene ricompreso nel suo titolo che non manca di evocare tutte le mutazioni, di stato o di condizione, soprattutto quando attengano questioni vitali singole o comunitarie, non siano mai semplici o di agevole conquista. Perché la speranza non finisce mai, anche se in coma ti danno per spacciato. Eppure ce l’ha fatta e ha conosciuto più di ciascuno di noi quelli che chiamiamo valori.  

Fine anni novanta. Sante viaggiava con la moglie in autostrada, si schiantarono sull’autostrada all’altezza di Benevento. Lei, ferita e sfiorita, si occupò dei primi soccorsi. Sola, in mezzo alle auto che sfrecciavano trasportando indifferenza senza solidarietà. Poi il miracolo, la possibilità di telefonare ad uno dei pochi amici rimasti – era Clemente Mastella – il ricovero, il coma, il trasferimento a casa, la guarigione. Sì, un miracolo.

Eppure le radio avevano dato già nell’aldilà quel parlamentare da poco cessato dall’incarico. E maligna correva in testa l’idea del perché i freni non avessero funzionato, quella battaglia alla Camera contro i grandi monopoli. Sante si era imbattuto muso a muso con potenti e non....

Durante il coma, continua Storace lei nella Capitale, lui in quel lettino, col papà Vincenzo a raccontargli storie d’infanzia per far tornare la memoria perduta nel trenino della vita. Sembrava impossibile. Poi, il coraggio di Maria. Il viaggio – un nuovo viaggio… –  per riportarlo a casa. E ogni giorno medicine, storie, affetto, amore.  

I signori della vita e della morte che pretendono di decidere in Parlamento al posto di nostro Signore leggano la storia di Sante Perticaro. Deputato tra il 1994 e 1996, egli ha scritto un libro – significativamente inteso “Rinascite” edito da Mazzanti libri scrive Francesco Storace al Secolo d' Italia..

Perticaro è morto. No, è vivo. Perché, dice Storace la speranza, non finisce mai, anche se in coma ti danno per spacciato. Eppure ce l’ha fatta e ha conosciuto più di ciascuno di noi quelli che chiamiamo valori. L’amore (della moglie e della famiglia d’origine). L’amicizia (quando appare e scompare). L’identità (delle persone e della propria terra). La vita (che è sacra e nessuno si deve azzardare a togliercela)
Si può rinascere con un pezzo di scienza, con umanità e voglia di vivere.

Non si può campare così, diciamo spesso accanto ad un nostro congiunto, un amico, o anche uno sconosciuto continua Storace che sappiamo in che condizioni sia (mal)ridotto. Non mollare mai è l’insegnamento che ci affida nel suo libro Sante Perticaro. Oggi, incontri lui e la sua sempre bella Maria, ed è difficile immaginare il percorso che hanno saputo affrontare. Non si sono fermati alla soglia del “non c’è più nulla da fare”. Sante, demo e cristiano ancora più che democristiano. Maria, semplicemente innamorata dell’uomo con cui ha scelto di vivere. Rinascite perché sono rinata in due.

E lui che continua a ragionare di politica, di Italia e di Venezia. E di come era quella Dc. La lotta del Nordest “contro” il Nordovest anzichè “contro” il Sud (anche perché la moglie pugliese non l’avrebbe tollerata…).

Secondo quanto riportato dal Secolo D’Italia, oggi Perticaro è vivo. Se avessero comandato già allora i profeti dell’eutanasia per legge, ne racconteremmo la storia. Oggi, giorno dopo giorno, ne viviamo l’esistenza che rinasce.

Persona cordiale e simpatica Sante tra una battuta sul Governo e un altra sulla Politica Italiana attuale lui da Democristiano doc già consigliere regionale del Veneto con la Democrazia Cristiana dal 1985 al 1994 e assessore regionale all'Urbanistica, Politiche della casa, Viabilità e Trasporti dal 1993 al 1994, è stato parlamentare della Repubblica alla Camera dei deputati per una legislatura dal 1994 al 1996, eletto con il Centro Cristiano Democratico nel collegio di Mirano.

Parte con una battuta la nostra chiacchierata dopo la presentazione : Ha riconosciuto in Italia vi siano stati, a tutt'oggi, solamente due momenti storici: quello che - con Cavour - sostituì la Monarchia e quello - con De Gasperi - che sostituì il regime fascista. Tutto il resto è stato solo un normale alternarsi di momenti alti e bassi.

On. Perticaro, come hai pensato di scrivere il tuo libro Rinascite?

Ho cominciato (Rinascite ricorda i particolari) nel mondo della scuola. Dove organizzai uno sciopero per l'uccisione di uno studente ad opera di altri studenti ché avevano altre idee politiche. Ma ti diro di piu ero in Piazza di San Silvestro, inizio estate 2017. Seduti in un caffè. Sante (il protagonista del libro) e Carlo (l'editore). Sante: «Non sapevo che facessi l'editore». Carlo: «Se è per questo, ho fatto tante cose... Anche l'editore». Sante: «Da quanti anni ci conosciamo? Facciamo due conti, io sono del 1958 e tu del 1957...». Carlo: Quarant'anni circa e non ci vediamo da venticinque». Sante: «Ne sono successe di cose...». Carlo: «Ne sono successe di cose...». Sante: «Sii spietato, cosa pensi del libro?». Carlo: «Perché lo hai scritto in terza persona?». Sante: «Il fatto è che dall'incidente, dall'uscita dal coma, ho perso la memoria e ripenso a me come se mi rivedessi, come se mi osservassi. È come se fossi uno che rivede un altro con un'altra vita... che invece è la sua!».

Come vedi questo momento Politico o storico in Italia?

Ritengo che troppi si riempiano la bocca delle parole "momento storico".
In realtà anche quelli che viviamo oggi sono dei semplici passaggi politici, quelli che si vanno susseguendo in Italia sempre più tumultosamente.Un Paese - l'Italia--che di veramente storici ha avuto principalmente solamente due figure di riferimento per ciascuno di questi momenti. L'unificazione della sua più consistente parte geografica dopo la conquista di Roma (1861), perché il suo Nord-Est (Veneto, Friuli VG e Trentino AA) rimase austriaco fino al 1866.Quindi il 1861 fu, per me, il primo passaggio "storico.L'altro passaggio che si potrebbe definire significativo fu il primo voto democratico nel 1948, dopo l'abbattimento del regime dittatoriale di Benito Mussolini.Quindi Cavour per il primo e De Gasperi per il secondo emblematicamente incarnano quei momenti veramente" storici" per il Belpaese.

Il ricordo della mia povera mamma Teresa, che riposi in pace.Parla un po' di tutto, posto che è una sorta di zaino multitaskin della mia vita e del ricordo dei momenti storici e politici di questa nazione.In esso c'è pure una parte di fantasia immaginifica che non ti anticipo.

E continua l On. Sante Perticaro Primum vivere deinde philosophari", dicevano gli antichi romani.Una massima di vita che posso sottolineare di persona dopo il grave incidente che mi è capitato. La famiglia è l'elemento portante per ogni esistenza. L'ancora di salvezza ove ti puoi aggrappare, qualora ti capitasse qualsiasi naufragio. Quindi, mentre prima la politica stava in cima ai miei pensieri, ora essa è stata sopravanzata da almeno una decina di affetti e di attenzioni.Certo non posso assistere passivamente allo sfacelo di tutto quello che anch'io ho contribuito a costruire. Quindi..... il "soldato Ryan".. é sempre pronto a rispondere "presente" ove ci fosse un richiamo alle armi!

 

 

 

 

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