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Sabato, 28 Marzo 2020

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"La tragedia dell'aereo abbattuto in Iran e le scuse del Presidente Iraniano impongono una riflessione approfondita in tema di gestione della sicurezza aerea."
Salvatore Forte,  l'Auditor ed Istruttore Certificato Enac e Security Manager di compagnie aree e  fondatore di Forte Secur Group, società leader nel comparto dell'aviation security, commenta così le dichiarazioni del presidente iraniano.

"Le cause dell’evento, stando a quanto dichiarato dal Presidente Rohani,- dichiara Forte- sono prevalentemente due: procedure inadeguate, quando il Presidente dice "provvederemo ad adottare riforme essenziali nei processi operativi per evitare simili errori in futuro", ed errore umano "imperdonabile", che hanno spinto il presidente a dichiarare "La Repubblica islamica dell'Iran si rammarica profondamente per questo errore disastroso" e le "indagini proseguiranno per identificare e perseguire" gli autori di questa "grande tragedia" e "questo sbaglio imperdonabile".

L’errore più ricorrente, parlando di formazione per la sicurezza aeroportuale,- spiega Forte- è curare solo l’aspetto tecnico-operativo, trascurando la componente relativa al “comportamento umano” specialmente in situazioni di stress.

E' importante ricordare che la stessa ICAO, l'International Civil Aviation Organization, in uno dei più importanti documenti, il GASeP (“GASeP - Global Aviation Security Plan”) tra le “5 key priorities” per conseguire gli obiettivi su cui si dovrà basare e sviluppare la nuova Aviation Security, individua nello sviluppo del fattore umano (security culture and human capability) uno degli elementi su cui agire per innalzare in modo significativo il livello di sicurezza del trasporto aereo mondiale.
Ed è quello che facciamo da anni - continua Forte - ancor prima che l’ICAO emanasse il GASeP, con i nostri corsi che hanno introdotto un metodo innovativo di formazione, fondamentale per operatori di security che devono prendere decisioni "giuste in tempi brevi"."

Forte Secur Group è l'unica azienda italiana ad aver partecipato a settembre al #Dubai AVSEC Global, l'evento globale sulla sicurezza aeroportuale. L'azienda ha vinto l'Innovation Award, è tra i principali player in Italia ad occuparsi a 360 gradi della corporate security per le più importanti aziende italiane, alcune delle quali lavorano in settori strategici per l'interesse nazionale.
L'azienda da 15 anni, grazie all’expertise del fondatore Salvatore Forte ha una business unit Aviation che si occupa di consulenza, formazione e servizi di sicurezza aeroportuale.
Forte Secur Group, ha scelto di affiancare i principali player del mondo aeroportuale e del trasporto areo, ed oggi è la sola nel panorama della sicurezza in Italia per esperienza, struttura ed investimenti, tra le prime in ambito europeo a proporre soluzioni per il settore.

"Quando accadono tragici eventi - continua Forte - come quello dell'aereo ucraino abbattuto dall'Iran, si parla, giustamente, anche di "errore umano". Ma se quando un evento è conseguenza di un difetto di manutenzione, al fine di evitare e prevenire il ripetersi dell'evento, si rivedono le procedure di manutenzione; altrettanto deve essere fatto quando l'evento si verifica per errore umano.

Cambiare procedure e punire i colpevoli non è sufficiente ad evitare che tali eventi non accadano nuovamente.

Occorre cambiare le metodologie di training perché, come affermava Einstein “la follia sta nel fare le cose sempre nello stesso modo ed aspettarsi risultati diversi”.

I nostri corsi, ad esempio,- spiega Forte-  hanno come principale obiettivo la giusta sintesi tra preparazione tecnico-operativa e crescita personale degli operatori che, solo grazie ad un equilibrio interiore e ad una maggiore “centratura”, possono essere in grado di prendere decisioni corrette in real-time, gestendo lo stress e prevenendo il panico in situazioni di emergenza.

Considerato che l’efficacia di un sistema di sicurezza si basa - tra le altre - essenzialmente su due componenti: prestazioni degli apparati e prestazioni del personale di security, se vogliamo incrementare in modo significativo il livello di sicurezza, possiamo e dobbiamo agire prevalentemente su queste due componenti.
Però, poiché la tecnologia negli ultimi anni ha raggiunto un suo apice, dobbiamo necessariamente agire sul fattore umano che rappresenta, pertanto, la chiave di volta per conseguire in tempi brevi un più elevato livello di sicurezza. "

“Compagnie aeree e società di gestione aeroportuali - conclude Forte - si affidano a noi per la progettazione del sistema di sicurezza delle proprie realtà, ottimizzazione delle strutture di Security e definizione di procedure operative, esternalizzando la funzione ed instaurando una partnership che prevede continui aggiornamenti consulenziali."

Nei giorni scorsi nella baraccopoli di Accra, capitale della Repubblica del Ghana, un violento incendio ha distrutto circa duemila baracchette dove, in condizioni di estrema povertà, vivevano i nuclei familiari del luogo.
Nulla di più facile che possa svilupparsi un incendio in un luogo in cui il fuoco arde dappertutto; si cucina fuori delle  baracche, che per giunta sono tutte attaccate una all'altra.
La popolazione si è salvata, scappando con tutto quello che ha potuto, sostanzialmente poche cose, viste le condizioni di indigenza in cui versa.
Lo slum si trova nella zona in cui gli inglesi fondarono Accra, cioè nel centro antico, area  dell’immenso mercato alimentare di Agbogbloshie, che sorge a poca distanza dall’Atlantico. Il tessuto sociale è sostanzialmente omogeneo, al 90% musulmano, poverissimo e rasenta l’analfabetismo; le lingue parlate sono quelle tribali.
Le attività lavorative svolte, peraltro pesantissime, sono  miseramente retribuite (uno a due euro a giornata).
I più piccoli, per la stragrande maggioranza, non frequentano la scuola; le donne spesso sono senza marito, quindi devono cavarsela da sole.
La durata della vita media é molto bassa, a causa dei pochi mezzi di sussistenza, della scarsa nutrizione,  del lavoro pesante e, non ultima per importanza, dell'assenza, o quasi, di assistenza medica.
Le precarie condizioni igienico/sanitarie fanno il resto; nello slum non esiste l’acquedotto, ma nemmeno le fognature, la luce elettrica è abusiva e le baracchette non dispongono di servizi.
Questo posto, al limite della realtà,  possiamo immaginarlo come un deserto in corso di derelizione, un’enorme spianata ricoperta di rifiuti a mucchi, sparsi in ogni dove. Infatti, un’ulteriore aggravante è costituita dalle montagne di rifiuti tossici, che regolarmente vengono buttati lì. Le persone frugano fra essi per sopravvivere, alla ricerca di metalli pregiati, come rame, argento, oro da rivendere al mercato in cambio di qualcosa da mangiare.
Agli inizi del terzo millennio, esattamente il 15 luglio 2002 l'Associazione "Gocce d'amore universale" ha iniziato una missione nel cuore della baraccopoli di Accra, nella zona di Agbogbloshie, chiamata “Sodoma e Gomorra”,  portando avanti un importante progetto ecumenico ed umanitario, anche grazie alle donazioni.
L'Associazione è stata fondata dal missionario laico Claudio Turina, già missionario di Madre Teresa di Calcutta, (poi proclamata Santa), insieme a Padre Joel Makame ed altri amici, allo scopo di offrire un sostegno gli orfani della Tanzania e di altri parti del mondo, ma nel tempo l'attività ha trovato ulteriori declinazioni.
Claudio Turina, validissimo scrittore, è l’autore del libro “CITTA’ DI DIO”, lo stesso nome della baraccopoli di Accra, che definisce "il posto più tossico del mondo" e i proventi ottenuti dalla vendita dell'opera sono sempre devoluti alla missione.
All'esordio del nuovo anno l'incendio, ennesimo duro colpo per una popolazione già fortemente provata.
Gli indirizzi web ai quali è possibile rivolgersi per qualsiasi informazione sono i seguenti:

www.claudioturina.it - www.cityofgodaccra.com

Domenica 12 gennaio 2020 l'arcivescovo, John Bonaventurae Kwofie si è recato in visita nei luoghi del rogo.

Nel 2014 il piano di sicurezza «Sky Shield» stabilì che ogni velivolo dei vettori israeliani impiegato su destinazioni «sensibili» avrebbe dovuto installare un dispositivo anti-missile per prevenire eventuali attacchi ai voli durante le fasi di decollo e atterraggio. Il primo modello  scrive il Corriere della Sera — per effettuare i test e ottenere le certificazioni dell’ente nazionale dell’aviazione civile — è stato installato nel 2013 su un Boeing 707. Poi inserito nel primo velivolo commerciale, di El Al, un Boeing 737-800, lo stesso modello di quello ucraino abbattuto.

Dopo l’abbattimento del Boeing 737 ucraino in Iran molti guardano a Israele: El Al, Arkia e Israir hanno installato nelle loro flotte il dispositivo «C-Music»

Costa circa un milione di euro, pesa 160 chili ed è installato su la maggior parte degli aerei di tre compagnie israeliane il dispositivo in grado di «distrarre» i razzi allontanandoli dalla fusoliera ed evitando un’esplosione fatale. Nelle ore in cui l Iran ha ammesso di aver abbattuto con un missile terra-aria — ufficialmente per errore — il Boeing 737 della compagnia Ukraine Internazional Airlines (176 morti), più di qualcuno ha rivolto lo sguardo verso lo Stato ebraico cercando di capire come evitare un altro caso simile in contesti che all’improvviso diventano instabili.

La tecnologia, chiamata C-Music, viene venduta da Elbit Systems con sede alla periferia di Haifa. L’apparecchio — lungo 2,7 metri, largo 60 centimetri e alto mezzo metro — viene agganciato sotto alla fusoliera del velivolo e non passa inosservato. È dotato di una termocamera (in grado di osservare a 360 gradi) e di un puntatore laser. Quando da terra qualcuno lancia un missile — spiegano i documenti tecnici — la termocamera individua la traccia di calore dell’esplosivo e segnala al puntatore dove «sparare» il laser per disorientarlo, fargli deviare il tragitto e farlo esplodere a quella che viene giudicata una distanza di sicurezza. In contemporanea i piloti in cabina vengono avvertiti del pericolo.

Nel caso del volo PS752 Teheran-Kiev colpito tre minuti dopo il decollo un Boeing 737 dotato di questa tecnologia — secondo i produttori — scrive il corriere della sera avrebbe evitato il missile lanciato dall’esercito iraniano. In Israele, invece, C-Music non è da tempo una novità dopo quanto successo in particolare nel 2002. Il 28 novembre un gruppo terroristico lanciò due missili contro un Boeing 757 del vettore israeliano Arkia Airlines in partenza da Mombasa, Kenya. Il volo atterrò d’emergenza a Nairobi, poi proseguì regolarmente per Tel Aviv. Da quel momento il governo israeliano si convinse che l’aviazione civile stava diventando obiettivo sensibile

C-Music — sulla base del materiale fotografico aggiornato al dicembre 2019 disponibile sulle piattaforme specializzate — si trova su molti dei Boeing 737 e Boeing 777 di El Al, la compagnia di bandiera, ma non sui Boeing 787 Dreamliner. Lo stesso anche per il Boeing 757 e gli Embraer di Arkia Airlines (ma non sugli Airbus A321neo) e gli Airbus A320 di Israir (ma non sugli Atr 72). Il Corriere della Sera ha contattato Elbit Systems per avere ulteriori dettagli, ma senza ottenere una risposta al momento della pubblicazione dell’articolo. Un portavoce di El Al, invece, spiega che il vettore «non discute con la stampa di questo argomento».

 

 

 

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