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Giovedì, 19 Settembre 2019

l recente acutizzarsi delle violenze in alcune aree della Nigeria nordoccidentale ha costretto circa 20.000 persone a cercare rifugio e condizioni di vita più sicure in Niger a partire dal mese di aprile.

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime preoccupazione per il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza in Nigeria e sta lavorando a stretto contatto con le autorità del Niger per garantire assistenza di base e per registrare i nuovi arrivati. Ad oggi, più di 18.000 persone hanno completato la procedura di registrazione iniziale.

La recrudescenza delle violenze, in quest’occasione, non è legata a Boko Haram. Le persone starebbero fuggendo per svariate ragioni, fra le quali scontri tra agricoltori e mandriani appartenenti a gruppi etnici diversi, vigilantismo e sequestri a scopo d’estorsione negli Stati nigeriani di Sokoto e Zamfara.

Le persone in fuga dalla Nigeria e in arrivo nella Regione di Maradi, in Niger, raccontano di avere assistito a episodi di estrema violenza perpetrata nei confronti dei civili, fra cui attacchi con machete, sequestri e violenza sessuale. La maggior parte dei nuovi arrivati è costituita da donne e bambini.

L’insurrezione, ancora in atto, di Boko Haram si era già estesa al Niger nel 2015, dove ha interessato la regione di Diffa. Questa, attualmente, accoglie quasi 250.000 persone costrette alla fuga, fra le quali rifugiati nigeriani e sfollati interni.

Nella regione, il Niger continua a rappresentare un modello nel garantire sicurezza ai rifugiati in fuga da conflitti e persecuzioni in atto in diversi Paesi: ha mantenuto aperte le frontiere nonostante le violenze ininterrotte in molte regioni al confine con Nigeria, Mali e, di recente, Burkina Faso.

Molti dei nuovi arrivati si sono stanziati a ridosso del confine nigeriano, in cui persiste il rischio elevato di incursioni armate. L’UNHCR, in collaborazione con altre agenzie delle Nazioni Unite e con i partner, sta valutando insieme al governo la possibilità di ricollocarli nei villaggi della zona e in aree interne, più lontane dal confine.

Oltre a garantire aiuti ai nuovi arrivati nigeriani, l’UNHCR intende sostenere le famiglie che li accolgono, le quali, nonostante la mancanza di risorse adeguate e la difficoltà di accesso ai servizi di base, hanno sempre mostrato solidarietà nei confronti degli sfollati accogliendoli nelle proprie case.

Dall’inizio del 2018, le violenze perpetrate dai componenti di Boko Haram nella regione di Diffa sono aumentate in modo significativo facendo inoltre registrare un numero record di vittime civili e movimenti secondari senza precedenti a livello locale.

Il Niger attualmente accoglie più di 380.000 rifugiati e richiedenti asilo provenienti dal Mali e dalla Nigeria, oltre alla popolazione sfollata internamente. Il Paese, inoltre, ha assicurato rifugio a circa 2.782 richiedenti asilo trasferiti tramite ponte aereo a causa delle condizioni di instabilità in Libia, in attesa di soluzioni durevoli.

 

Considerato l’aggravarsi delle condizioni politiche, economiche, umanitarie e relative al rispetto dei diritti umani in Venezuela che, ad oggi, hanno spinto 3,7 milioni di persone a fuggire, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ritiene che la maggioranza di queste necessiti di protezione internazionale.

In una nota d’orientamento aggiornata pubblicata oggi, l’UNHCR rinnova l’appello agli Stati affinché consentano ai venezuelani l’accesso ai propri territori assicurando loro protezione e standard di accoglienza adeguati, sottolineando la necessità cruciale di garantire la sicurezza di quanti sono costretti a fuggire per salvare la propria vita e la propria libertà.

L’obiettivo della nota d’orientamento aggiornata è quello di assistere le figure preposte all’esame delle domande di protezione internazionale presentate dai richiedenti asilo venezuelani e i responsabili delle politiche governative in materia.

Alla fine del 2018, circa 460.000 venezuelani avevano presentano formalmente domanda di asilo, la maggior parte in Paesi vicini in America Latina. La nota riconosce che il numero di persone in fuga dal Venezuela pone sfide complesse e che esaminare le domande di asilo individualmente potrebbe rivelarsi non praticabile, motivo per cui in essa si raccomanda di procedere al riconoscimento per gruppi.

Per determinati profili di venezuelani a rischio, la nota di orientamento dell’UNHCR suggerisce di applicare la Convenzione relativa allo statuto dei Rifugiati del 1951. In ogni caso, sulla base dei criteri più generali previsti dalla Dichiarazione di Cartagena del 1984 in vigore in America Latina, la maggioranza dei venezuelani necessita di protezione internazionale. Tale riferimento normativo è giustificato dai rischi per la vita, la sicurezza e la libertà derivanti dalle circostanze che stanno turbando gravemente l’ordine pubblico in Venezuela.

L’UNHCR, insieme all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM/IOM), ha più volte accolto con favore la solidarietà mostrata dai governi latinoamericani e caraibici nell’accoglienza dei cittadini venezuelani attraverso una serie di accordi volti a permetterne il soggiorno regolare. Per garantire ai venezuelani maggiore protezione, ora più che mai necessaria, l’UNHCR continua a chiedere agli Stati di coordinare le proprie risposte.

L’UNHCR, inoltre, rivolge un appello agli Stati affinché garantiscano che i venezuelani, a prescindere dal proprio status giuridico, non siano espulsi o rimpatriati forzatamente in Venezuela.

L’UNHCR, insieme all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, sta lavorando coi governi, con altre agenzie delle Nazioni Unite e con i partner per assicurare protezione e soddisfare le esigenze di base di rifugiati e migranti venezuelani. Le due organizzazioni hanno nominato un Rappresentante Speciale congiunto, Eduardo Stein, e guidano insieme la Piattaforma regionale inter-agenzie per assicurare una risposta operativa coerente e uniforme.

Il 18 maggio a Roma si svolgerà la IX edizione del più grande appuntamento pro-life italiano ed europeo: la Marcia per la Vita. Migliaia di persone si riuniranno alle 14.30 a Piazza della Repubblica per sfilare tra le vie della capitale per dire a gran voce che la vita dei bambini, fin dal grembo materno, è inviolabile.

La Marcia per la Vita vuole combattere la cultura di morte del nostro Paese e far prevalere i diritti di chi non ha voce, affermando la sacralità della vita umana, senza alcuna eccezione e alcun compromesso. Una grande dimostrazione pubblica a favore di un cambio di prospettiva generale verso la maternità, verso la famiglia, ma soprattutto verso i bambini concepiti che meritano dignità incondizionata e inalienabile. Affinché si possa fermare questa strage di innocenti. Oltre 6 milioni negli ultimi 40 anni.

L'evento avrà come tutti gli anni portata internazionale. Saranno presenti delegazioni pro life provenienti da oltre 20 Paesi di tutto il mondo. Gli organizzatori hanno annunciato la presenza alla marcia di Eduardo Veràstegui, attore di fama internazionale, protagonista di film come Cristiada e Bella.

Il Presidente del Comitato Organizzatore, Virginia Coda Nunziante, ha dichiarato: “La nostra forza non sta tanto nel numero di persone che scendono in strada, ma nella coerenza e perseveranza di una battaglia che continuiamo a combattere anno dopo anno, senza retrocedere, ma guadagnando sempre più terreno. Il risultato più importante che si è raggiunto, a mio avviso, è quello di aver riportato il tema della vita, dal concepimento alla morte naturale, al centro del dibattito pubblico. Quest’anno, oltre all’aborto, ci concentreremo sull’eutanasia perché un disegno di legge è già in discussione al Parlamento italiano. La Marcia per la vita, come in altri Paesi, è espressione di cittadini che hanno a cuore la difesa della vita.”

 Un vescovo diocesano sarà presente, attraverso un videomessaggio, con un importante contributo.

Tra i protagonisti della Marcia anche madri pentite di aver abortito, madri felici di aver dato alla luce il proprio figlio seppur tra mille difficoltà, famiglie numerose e genitori con bambini malformati che hanno deciso nonostante tutto di accoglierli con amore.

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