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Venerdì, 17 Gennaio 2020

Si è svolto il 7 novembre, presso l’Accademia d’Ungheria a Roma, l’evento “Focus Ungheria”organizzato dalla Camera di Commercio Italiana per l’Ungheria, Corriere del Sud presente, l’Ambasciata d’Ungheria in Italia con Sua Eccellenza l’Ambasciatore Adam Zoltan Kovacs e la Camera di Commercio e dell’Industria della Contea di Pest. L’incontro – di rilievo nazionale ed internazionale – ha rappresentato un’opportunità concreta per gli operatori Italiani per conoscere il sistema giuridico, fiscale e finanziario dell’Ungheria che, secondo i principali indicatori macroeconomici, vanta il più alto tasso di crescita economica tra i Paesi Europei.

L’obiettivo del Focus è stato voler dare un contributo fattivo alle possibilità di internazionalizzazione dei business italiani in Ungheria, illustrandone, grazie alla presenza di prestigiosi relatori, i molteplici vantaggi che ne fanno ad oggi un Partner economico ideale. Nel 2018 il Pil Ungherese è cresciuto del 4,9%, secondo l’Ufficio di Statistica KSH, pari a circa 137 miliardi di euro, soprattutto grazie al contributo dei settori di servizi e industriale. 

Per quanto riguarda il settore industriale, emerge che il comparto manifatturiero ha registrato la maggiore crescita, ad eccezione del settore dei mezzi di trasporto. Il volume degli investimenti è cresciuto del 17% e sono stati creati oltre 17.000 nuovi posti di lavoro con un salario lordo medio più alto del 40%. Il volume delle esportazioni è aumentato del 4,3%, e quello delle importazioni del 6,9%. Per il 2019 si stima che l’economia del Paese continuerà a crescere ad una media superiore di quella europea.

Cosi presso la Camera di Commercio Italiana per l’Ungheria (CCIU)  giovedí 7 novembre  presso l'Accademia d'Ungheria si è svolto l’evento dal titolo “Focus Ungheria”, organizzato dalla CCIU in collaborazione con l’Ambasciata d’Ungheria in Italia, la Camera di Commercio ed Industria della Contea di Pest e Federmanager Roma.

Durante l’evento, grazie alla presenza di importanti relatori e interessanti testimonianze aziendali, si e parlato dei vantaggi delle opportunità di business in Ungheria: un paese ancora poco conosciuto dagli operatori economici italiani, che vanta la tassazione più favorevole d’Europa, una rilevante crescita economica e importanti contributi statali per attrarre investimenti.

L’Ungheria rappresenta un esempio molto interessante di crescita economica: da fanalino di coda dell’economia europea solo pochi anni orsono, oggi si attesta tra i primi paesi europei in termini di dati macroeconomici fondamentali.

Dopo l'introduzione da parte del Presidente della Camera di Commercio Italiana per l’Ungheria dott. Francesco Maria Mari, e intervenuto l'Ambasciatore d'Ungheria in Italia S.E. Adam Zoltan Kovacs, e seguito il saluto del Presidente di Federmanager Roma e Unione Regionale Dirigenti Industria Lazio, Ing. Giacomo Gargano, del Presidente di Lazio Innova, Dott. Paolo Orneli del Presidente SACE Dott. Beniamino Quintieri e dell’Assessore Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro Dott. Carlo Cafarotti, sono intervenuti  il Presidente della Camera di Commercio e dell’Industria di Pest, Dott. Zoltán Vereczkey, il Dott. Francesco Maria Mari, , l'Addetto Commerciale dell’Ambasciata d’Ungheria in Italia, Dott. Mátyás Jávor, l' Amministratore Delegato di Kométa, Dott. Giacomo Pedranzini, il Partner dello Studio Legale Lajos Law Firm, Avv. Levente Lajos, da parte di Karma Consulting Kft – Dottor Commercialista Giuseppe Caracciolo, il Consigliere Federmanager Roma & Lazio e Coordinatore GdL "Italia, Mitteleuropa & Balcani Dott. Claudio Andronico.

Vorremmo farvi notare come i precedenti "Focus Ungheria", eventi dedicati all'Ungheria svoltisi nel corso del 2018 e 2019 a Milano, Macerata e Bari abbiano suscitato grandissimo interesse da parte degli imprenditori italiani. 

 

 

 

Stiamo assistendo a un mese di Novembre abbastanza infuocato di polemiche e non solo per la finanziaria del governo Conte, o per la vergogna dell'ex Ilva di Taranto. Si comincia con il 30° anniversario della caduta del Muro di Berlino, poi con la polemica intorno alla senatrice a vita Liliana Segre, per la Commissione cosiddetta antiodio, che porta il suo nome, infine per la scorta che gli hanno dovuto mettere per le minacce antisemita alla sua persona. Poi se per caso si voleva aggiungere altri ricordi tipo quello del 4 novembre della vittoria mutilata del 15-18, la cosiddetta “inutile strage” e perchè no del 5 novembre anniversario della repressione della rivolta ungherese del 1956, il clima storico politico poteva diventare ancora più caldo. Un clima incandescente si è verificato l'altra sera a “Quarta Repubblica” su Rete 4 dove Nicola Porro rifletteva sull'emergenza antisemitismo con i suoi ospiti, in particolare dopo le dichiarazioni shock di Roberto Saviano.

Ma un'altra polemica sta facendo discutere, mi riferisco alla decisione del sindaco del Comune di Predappio in provincia di Forlì di non dare il contributo a due studenti per un viaggio ad Auschiwitz. Apriti cielo, tutti addosso al sindaco tra l'altro reo di essere stato eletto in una lista di centrodestra e per giunta capo del comune dove è nato Benito Mussolini. «Finchè quei treni non fermeranno anche vicino alle Foibe ai gulag o al Muro di Berlino la nostra posizione rimane questa […] noi non diamo soldi a chi ha una visione solo parziale della storia». Peraltro il sindaco non può essere additato come nemico della shoah, perchè ha dichiarato, «noi siamo i primi a reputare fondamentali i viaggi di istruzione ad Auschwitz, ma, ripeto, vogliamo che anche le altre disgrazie non vengano considerate da meno».

 Qualcuno ha fatto notare al sindaco che il «Treno della Memoria» che ogni anno trasporta migliaia di studenti nel campo di concentramento nazista per permettere loro di conoscere da vicino gli orrori della Shoah fa un altro percorso, e lui ha precisato che si trattava di una « una metafora. Volevo dire che non ci sono morti di serie A e di serie B». (Intervista di M. Bilancioni, “Predappio, il sindaco Canali insiste. "No al viaggio ad Auschwitz", in Il Resto del Carlino, 10.11.19)

Su questa faccenda, qualche giornalista si permette di ricamarci sopra con ironia come fa Massimo Gramellini nel“Caffè” de Il Corriere della Sera, riferendosi al sindaco ha scritto: «Nessuno ha avuto il coraggio di avvertirlo che il convoglio non si ferma neppure sui campi di battaglia di Attila e Gengis Khan. E che qualcuno, forse un macchinista amico della Boldrini, ha deciso di saltare la fermata di Canne per non irritare i nipotini scafisti di Annibale». (M. Gramellini, “Da che parte sta Auschiwitz”, 9.11.19)

Non conosco quali siano le vere finalità del sindaco, non credo che volesse risparmiare 370 euro, che è la quota del viaggio delle due studentesse che peraltro prontamente verrà finanziata dall’associazione «GenerAzioni in Comune». Quel che è certo il primo cittadino Roberto Canali, ha toccato un “nervo scoperto”del grande apparato del partito del “politicamente corretto”, che detiene da decenni il potere mediatico, culturale, sociale, politico e storico del nostro Paese. Certamente a Canali bisogna riconoscere che ha avuto coraggio di sfidare i tanti pasdaran della Storia ufficiale epurata dagli incidenti di percorso del comunismo in tutte le salse.

Non è una novità che ci si lamenta che non viene dato il  giusto risalto "agli altri morti", a quelli causati nel Novecento da tutti i comunismi. Non abbiamo nulla in contrario alle iniziative per ricordare l'olocausto degli ebrei e i crimini nazisti.

Ma una domanda sorge spontanea : perchè non parte mai nessun treno per visitare i Gulag sovietici? O perché non partono treni verso l'Istria dove furono decine di migliaia gli italiani infoibati da Tito? Anche questi luoghi, dove sono stati massacrati milioni di uomini e donne, meriterebbero visite di scolaresche.

Le vittime del comunismo non sono forse degne di essere riconosciute?

E' noto quante difficoltà ha avuto ed ha Giampaolo Pansa con i suoi libri sui massacri compiuti dai partigiani comunisti durante la cosiddetta Resistenza. Addirittura lo scrittore di Casale Monferrato, per evitare incidenti, ha deciso di non presentare più in pubblico i suoi libri per le minacce che regolarmente riceve dai vari "democratici" di turno. E poi dalle alte cariche dello Stato si viene a parlare di memoria condivisa...

Ma come si può condividere una memoria se ogni volta per poter esporre documenti e fatti riconosciuti, ci vogliono i carabinieri a tutelare la propria incolumità?

Benedetto XVI, che peraltro gli è stato impedito di parlare all'Università La Sapienza di Roma, parlando ai membri del Pontificio Comitato di Scienze Storiche diceva che oggi «il passato appare solo come uno sfondo buio, sul quale il presente e il futuro risplendono con ammiccanti promesse. A ciò è legata ancora l'utopia di un paradiso sulla terra, a dispetto del fatto che tale utopia si sia dimostrata fallace.

Tipico di questa mentalità è il disinteresse per la storia, che si traduce nell'emarginazione della storia. Dove sono attive queste forze ideologiche, la ricerca storica e l'insegnamento della storia all'università e nelle scuole di ogni livello e grado vengono trascurati. Ciò produce una società che, dimentica del proprio passato e quindi sprovvista di criteri acquisiti attraverso l'esperienza, non è più in grado di progettare un'armonica convivenza e un comune impegno nella realizzazione di obiettivi futuri. Tale società si presenta particolarmente vulnerabile alla manipolazione ideologica». (Benedetto XVI, discorso del 7.3.2008 Sala dei Papi).

Pertanto è nostro dovere raccontare la verità e soprattutto  non dovremmo perdere la memoria. Benedetto XVI faceva intendere che esiste tra i cosiddetti studiosi un'avanguardia che cerca di cancellare il passato. Del resto non è una novità, questo è già avvenuto sotto i regimi totalitari del Novecento.

Un ottimo strumento per non cancellare il passato è riproporre «Il costo umano del comunismo», lo ha fatto due anni fa la D'Ettoris Editori, si tratta della traduzione italiana di tre documenti statunitensi, usciti negli anni '70, (gli autori R. Conquest, R. L. Walker e J. O. Eastland) il testo è stato curato da Oscar Sanguinetti. Nell'introduzione Sanguinetti lamenta un grave disinteresse per i crimini del comunismo e scrive che «il repentino crollo del sistema comunista nei Paesi europei dell'Est e nella stessa Unione Sovietica, nonostante le crescenti conferme della natura criminogena dei 'cessati regimi' comunisti, nessuna istanza di diritto internazionale ha indagato, alla luce della coscienza umana e delle tavole di valori umani che tutt'ora vigono, anche se alquanto sbiaditi, nel mondo occidentale, sui pluridecennali abusi del movimento e dei regimi comunisti, né ha pronunciato una qualsiasi forma di condanna nei loro confronti, eventualmente comminando, come nei casi del nazionalsocialismo e dell'imperialismo giapponese, adeguate pene ai responsabili». Pertanto per Sanguinetti, mancando un tribunale internazionale, una condanna, una qualsiasi inchiesta, «i colpevoli di milioni di morti in Russia e altrove sono andati in pensione indisturbati e non di rado riveriti e temuti». Dunque rincara Sanguinetti: «Non solo non vi è stata alcuna Norimberga e nessun processo di Tokio, non solo nessun capestro è stato infilato al collo dei dirigenti comunisti per aver commesso crimini contro l'umanità su scala industriale, ma non vi è stato neppure il minimo riconoscimento di colpa o la più tenue ammenda collettivi».

Certo ci sono state delle lodevoli iniziative come “Il Libro nero del comunismo”, tra l'altro ad opera di privati, c'è stato il grande Vladimir Kostantinovic Bukovsij, che ha pubblicato in Occidente migliaia di documenti, trafugati dagli archivi del KGB. Ma sono stati pochi quelli che hanno voluto veramente denunciare le malefatte degli apparati repressivi dell'immenso impero sovietico.

Recentemente recensendo il libro «La vita in uno sguardo» di Marta dell'Asta e Lucetta Scaraffia, le scrittrici denunciavano una certa indifferenza per la storia sovietica, addebitandola alla globalizzazione, agli interessi economici, inoltre, anche loro lamentavano la mancanza di un’esplicita condanna ufficiale del comunismo. Amaramente la Dell’Asta ammette che forse «i temi delle repressioni, del totalitarismo, hanno incominciato ad annoiare, a sembrare scontati e infine quasi indecorosi; di fronte alla vita che preme sempre più intensa e complessa, molti giudicano assurdo tirar fuori dall’armadio lo spaventapasseri di Stalin e agitarlo per spaventare e irritare i nuovi borghesi russi».

Tuttavia studiare il passato, la Storia è importante, solo perchè chi sbaglia storia sbaglia politica. Infatti, diceva lo storico svizzero Johan von Muller, la storia, è un magazzino di esperienze per la politica. Del resto una società che ignora il proprio passato è priva di memoria storica. La perdita di memoria priva gli individui dell'identità. Una società senza identità è facilmente conquistabile.

 

Sei in viaggio di lavoro a chilometri di distanza da casa ed è il compleanno della tua fidanzata? Stai cercando dei fiori che possano rendere unica e speciale la tua casa per le feste di Natale e non riesci a trovare qualcosa di davvero originale? La tua migliore amica ha appena partorito e vuoi farle sapere quanto questo momento riempirà le vostre vite di bellezza? La soluzione, nuova e innovativa, è il fioraio online Colvin, che a un anno dal suo arrivo in Italia - e con ottimi risultati di crescita e apprezzamento - estende il servizio di consegna alla Calabria e alle due grandi isole italiane, la Sicilia e la Sardegna.

Colvin, nato in Spagna e presente anche in Portogallo e Germania, oltre che in Italia, sta rivoluzionando un settore ancora molto tradizionale grazie alla velocità e alla capillarità del web, che permette la raccolta dei fiori al momento dell’ordine e una consegna che avviene tra le 24 e le 48 ore. È così che Colvin garantisce un maggiore controllo sulla qualità, con un risparmio fino al 50% per i suoi clienti. Le spedizioni sono gratuite e i bouquet possono essere personalizzati con dei messaggi o dediche per regali o occasioni speciali. E, grazie al servizio di abbonamento, è possibile ricevere periodicamente il proprio bouquet di fiori. La startup dei fiori online, inoltre, è attenta all’ambiente: è in cartone riciclato il box usato per il trasporto e la consegna dei bouquet così come è riciclato il vetro dei vasi da abbinare ai fiori preferiti.

Design delle composizioni e stagionalità contraddistinguono i bouquet di Colvin. La scelta è ampia e varia: sono ancora in vendita online i bouquet dedicati ad Halloween, un trionfo delle tonalità calde dell’autunno, dei suoi rossi, degli arancioni e delle tante sfumature del marrone. Ed ancora, sempre dedicato all’autunno, Touch the Autumn, in cui si fa notare il coloratissimo bouquet Chili Pepper. Oppure, passando dai fiori freschi alle composizioni di fiori secchi della nuova collezione Eternally Fresh che come suggerisce il nome conservano la loro bellezza per moltissimo tempo.

Con l’estensione del servizio alla Calabria, alla Sicilia e alla Sardegna, l’e-commerce di fiori diventa nazionale e risponde alla domanda di digitalizzazione del mercato di tre grandi regioni, geograficamente e logisticamente più difficili da raggiungere. La scelta è supportata anche dai risultati di una recente Indagine realizzata da Colvin e dalla app dei sondaggi GimmeLike, da cui è emersa la passione degli italiani per i fiori (il 70% li acquista più volte l’anno) e una domanda latente e ancora non soddisfatta per un’offerta digitale in questo settore: il 39% sceglie i fiori sul web, in un mercato che solo in Italia vale 2,7 miliardi di euro l’anno. In aggiunta, il maggior numero di fiori in Italia viene acquistato proprio al Sud con il 29% circa delle vendite – Sicilia in testa –, con a seguire il Nord-ovest, il Nord-est e il Centro (fonte agenzia Agi, febbraio 2019).

Colvin

Colvin è la startup dei fiori che vuole rivoluzionare il settore grazie alla nuova piattaforma per l’acquisto online, un servizio di consegna entro 24 ore dalla raccolta e un nuovo modello di business direct to consumer che accorcia la filiera consentendo un maggiore controllo sulla qualità e prezzi molto più vantaggiosi e competitivi rispetto agli standard di mercato. Colvin è stata fondata nel novembre del 2016 da Andrés Cester, Marc Olmedillo e Sergi Bastardas - tre ex studenti ESADE - dopo la loro esperienza in multinazionali come Amazon, Citigroup e GSK. A due anni dalla sua costituzione la startup ha già raccolto investimenti per 11 milioni di Euro ed è presente, oltre che in Spagna e in Italia, anche in Portogallo, Germania.

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