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Mercoledì, 16 Ottobre 2019

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Dal 18 novembre 2017 al 27 gennaio 2018, la Galleria Open Art di Prato ospita la mostraMADE IN AMERICA. Le mille luci di New York.

La rassegna presenta una selezione di 30 opere di artisti che hanno esposto alla Martha Jackson Gallery di New York, da Paul Jenkins a Sam Francis, da James Brooks a Norman Bluhm, da Michael Goldberg a Fritz Bultman, oltre a quelle di altri importanti esponenti dell’Espressionismo Astratto americano quali John Ferren, John Grillo e Conrad Marca-Relli, e alle sculture di Beverly Pepper.

L’esposizione, curata da Mauro Stefanini, ruota attorno alla personalità di Martha Jackson che, con la sua galleria di New York ha scritto un importante capitolo della storia dell’arte contemporanea statunitense, in particolare quella dell’Espressionismo Astratto.

La rassegna propone infatti 30 opere di autori quali Paul Jenkins, Sam Francis, James Brooks,Norman Bluhm, Fritz Bultman e Michael Goldberg, di altri esponenti dell’Espressionismo Astratto americano, quali John Ferren, John Grillo e Conrad Marca-Relli e di Beverly Pepper, una delle più riconosciute protagoniste, insieme a Louise Nevelson, della scultura contemporanea americana al femminile.

Made in America condurrà il visitatore nel clima elettrizzante di New York, nella metà del secolo scorso. È qui che giungono gli artisti, da Moholy-Nagy a Gropius, da Josef Albers a Piet Mondrian, in fuga dai totalitarismi che si svilupparono in Europa a partire dagli anni trenta. La Nuova Frontiera indicata dall’epocale mostra dell’Armory Show nel 1913, già attraversata da Marcel Duchamp e da Salvador Dalì, ora si presenta come il grande teatro nel quale le esperienze del modernismo artistico possono trovare attenzione e risonanza mondiale.

Nel 1942 Peggy Guggenheim apre la galleria-museo Art of This Century; Leo Krausz (Leo Castelli), dopo le collaborazioni parigine a fianco di René Drouin, è impegnato nella ricerca dei giovani talenti che si affollano nella “Grande mela” e, nel 1957, apre la sua galleria.

La “scuola di New York” sta sbocciando tumultuosa sul finire degli anni quaranta, accomunando i cultori del segno e del gesto pittorico – gli action painters – e coloro che invece prediligono le larghe campiture di colore – i color field painters. Nel 1950, gli irascibili – come spregiativamente li chiama l’Herald Tribune– contestano vivacemente il progetto di mostra presentato dal Metropolitan Museum. Tra di essi, assieme a Barnett Newman, ci sono Jackson Pollock, Willem De Kooning, Mark Rothko, James Brooks, Robert Motherwell, Franz Kline, Conrad Marca-Relli, Clifford Still, Arshile Gorky: il cuore di quell’Espressionismo Astratto che sta ricercando un equilibrio originale tra vigore del segno e “sublime”, tra astrazione e visione interiore.

E nel 1953 Martha Jackson, originaria di Buffalo, apre a New York la sua galleria che, in un decennio, raccoglierà attorno a sé artisti di prim’ordine: da Jim Dine a Sam Francis, da Adolph Gottlieb a Willem De Kooning, da Claes Oldenburg a Christo, da Paul Jenkins a Norman Bluhm, da James Brooks a Hans Hofmann.

Se, come lei stessa afferma, “il ruolo di un gallerista è quello di fare da mediatore tra l’artista e la società”, non sorprende la sua attenzione nei confronti di una delle esperienze artistiche più radicali e irriverenti come quella nei confronti del gruppo giapponese Gutai.

Sta suscitando grandi emozioni la mostra dedicata a Sandro Chia, inauguarata lo  scorso 21 ottobre presso la Pinacoteca Metropolitana di Bari. Di particolare impatto visivo si annunciano le dieci grandi sculture, copie 1/1 in terracotta tratte da altrettanti elementi del celebre esercito di guerrieri dell’imperatore Qin Shi Huang ritrovate in Cina, nei pressi di Xi’an, nel lontano 1974, rielaborate dal grande artista toscano con la sua personale, vivacissima cromia, che costituisce una vera e propria “riappropriazione artistica”, capace di conferire nuova vita e nuovi significati a questi pezzi straordinari “archeologici”. L’effetto spiazzante prodotto dai guerrieri di Chia sarà ulteriormente accresciuto dal loro posizionamento nelle sale della collezione permanente della Pinacoteca di Bari, dove dialogheranno con icone, affreschi e sculture d’epoca medievale, col grande presepe in pietra di Paolo da Cassano, risalente ai primi decenni del Cinquecento e con la imperdibile sequenza di tavole e polittici di Antonio, Bartolomeo e Alvise Vivarini, tutti di provenienza pugliese. La mostra sarà arricchita inoltre dalle copie di sette bellissime teste di guerrieri di Xi’an, anch’esse “rivisitate” dalla audacissima policromia del Chia, da sedici grandi, coloratissimi monotipi, opere assolutamente uniche, non replicabili, i cui elementi caratterizzanti sono il segno e il colore intenso e vivace, e da dieci tecniche miste ispirate anch’esse al formidabile esercito cinese.

Il catalogo, edito da Papiro Art di Torino, e curato da Clara Gelao ed Enzo Di Martino, contiene i saggi introduttivi dei curatori e le foto a colori di tutte le opere esposte, riprese anche nel loro originalissimo allestimento nella Pinacoteca di Bari.

In occasione delle celebrazioni per i 100 anni dalla Rivoluzione d'Ottobre del 1917, dodici artisti italiani espongono le loro opere alla mostra intitolata Diritto al Futuro presso il Museo d'Arte del XX e XXI secolo di San Pietroburgo (Музей искусства Санкт-Петербурга XX-XXI веков).

La partecipazione italiana è promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ed organizzata dall’Istituto Garuzzo per le Arti Visive - IGAV, con la collaborazione del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura a San Pietroburgo.

La delegazione artistica italiana, a cura di Afrodite Oikonomidou, è composta da: Claire Gavronsky, Filippo Leonardi,  Paolo Leonardo, Francesco Lopomo,  Tito Marci, Nino Migliori,  Renzogallo, Sonia Ros,  Rose Shakinovsky,  Cosimo Veneziano,       Ciro Vitale & Pier Paolo Patti.

La mostra si sviluppa intorno al tema della "Rivoluzione", non soltanto la specifica rivoluzione sovietica ma il concetto di rivoluzione in generale come complesso evento socio-culturale, che non si limita alla rivolta o al conflitto militare. Più di 60 artisti contemporanei europei, maestri, artisti famosi e giovani talenti emergenti esprimono le loro opinioni sull’dea della rivoluzione, sui processi innovativi, sull'ordine mondiale delle cose e sulle prospettive per il futuro.

In ogni epoca l'ideale della rivoluzione ha appassionato ed ha ispirato la creatività umana in tutte le sue espressioni (musica, danza, poesia, arti visive, etc.), poiché la cancellazione degli schemi consolidati apre, anche solo illusoriamente, nuove prospettive e orizzonti liberi. Dall'immagine entusiasmante dell'utopia fino alla dura realtà della distruzione, sono molteplici le sfaccettature concettuali del termine. L'idea della rivolta di massa è sempre stata collegata al sogno del genere umano per la riorganizzazione del mondo, per lo sviluppo e il progresso, per il miglioramento della qualità della vita di tutti. Ma la fede rivoluzionaria e la lotta per il trionfo finale della libertà e della giustizia, spesso si trasformano in catastrofi, in guerre, in situazioni drammatiche. Da un processo del genere la sensibilità artistica può attingere ottimismo e messaggi di speranza per il futuro o, al contrario, può registrare lo scontro, la strage, la tragedia. Ogni artista, quindi, attraverso il proprio sguardo personale, i propri credo e le esperienze di vita, utilizzando i mezzi e i linguaggi espressivi che meglio lo rappresentano, ci dà la sua immagine della rivoluzione, approfondendo i vari aspetti e le implicazioni impreviste che possono sorgere da questo specifico concetto.

Il progetto Diritto al Futuro nasce da un’idea del Museo d'Arte del XX e XXI secolo di San Pietroburgo (www.mispxx-xxi.ru/eng/) realizzato in collaborazione con il Centro Nazionale per l'Arte Contemporanea (Mosca), l'Istituto Garuzzo per le Arti Visive – IGAV (Italia), il Museo Statale di Arte Contemporanea (Salonicco), il New Museum di Aslan Chekhoev (San Pietroburgo) e le Gallerie Anna Nova ArtGallery, Marina Gisich (San Pietroburgo) e la Galleria Pechersky Gallery (Mosca).

La mostra inaugura il 25 ottobre 2017 (ore 18) negli spazi recentemente rinnovati del Museo MISP, in via Griboedova 103 ed è accompagnata da un catalogo di tutti gli artisti partecipanti al progetto.

 

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