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Domenica, 20 Ottobre 2019

E' stata promossa con il sostegno della Camera dei deputati, l’esposizione organizzata dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, e verrà inaugurata martedì 23 gennaio alle 16 la mostra Testimoni di Civiltà.

La mostra, che si terrà nella prestigiosa ‘Sala della Lupa’ di Palazzo Montecitorio ove è conservata la copia originale della nostra Costituzione, costituisce una delle iniziative che saranno svolte per ricordare il settantesimo anniversario dell’entrata in vigore della legge fondamentale italiana. Permetterà, infatti, di valorizzare il contenuto dell’articolo 9, uno dei suoi dodici principi fondamentali, che raccomanda a tutti i cittadini di tutelare il patrimonio storico e artistico della Nazione. 

Nella mostra sarà esposta una simbolica selezione di beni che il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha recuperato non solo attraverso attività investigative o grazie all’azione svolta nell’ambito della cosiddetta “diplomazia culturale”, ma anche “salvati” e messi in sicurezza nelle zone dell’Italia centrale colpite dal sisma del 2016. L’iniziativa permetterà così di illustrare la poliedricità dell’azione di tutela e di salvaguardia che l’Arma dei Carabinieri svolge in sinergia con le articolazioni centrali e periferiche del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Saranno esposte 14 importanti opere, tra le quali spicca il carro di Eretum, per la prima volta esposto in Italia dopo il recente rimpatrio dalla Danimarca. 

Scavato clandestinamente in Sabina nei primi anni ’70, è stato recuperato a seguito di riscontri investigativi e scientifici nell’ambito delle attività di diplomazia culturale. Potranno anche essere ammirati il noto gruppo scultoreo “Triade Capitolina”, rinvenuto negli anni ’90 nel corso di scavi clandestini nonché la grande tela d’altare di Giovan Battista Tiepolo della chiesa di San Filippo Neri di Camerino, messo in sicurezza a seguito dei drammatici eventi sismici che si sono verificati in Italia nel 2016. La mostra sarà aperta al pubblico con ingresso libero dal 24 gennaio al 28 febbraio dalle ore 10 alle ore 18 (apertura dal lunedì al venerdì) con entrata da piazza Montecitorio.

La mostra collettiva Il paradigma di Kuhn riunisce le opere di 19 artisti, dilatandosi in due sedie in due momenti diversi: la galleria FuoriCampo di Siena ospiterà infatti dal 20 gennaio al 31 marzo una serie di piccoli lavori - uno per ogni artista - che anticipano, senza svelare, l’allestimento delle opere nello spazio di Studio O2 a Cremona dal 27 gennaio al 28 febbraio, un ex edificio industriale gestito da un gruppo di giovani ingegneri specializzati nella diagnosi energetica degli edifici.

Fu l’epistemologo Thomas S. Kuhn nel suo libro più famoso La struttura delle rivoluzioni scientifiche a indicare che la scoperta comincia con la presa di coscienza di un’anomalia rispetto alle aspettative, che viene esplorata finché la teoria paradigmatica non viene riadattata, e ciò che era anomalo si trasforma in normalità. Esiste dunque un legame di continuità fra scienza e rivoluzione, nel senso che lo scienziato opera sempre all’interno di una cornice di riferimento riconosciuta e apparentemente solida, fino ad individuare il limite e a superarlo con un adattamento teorico, alimentando dunque il seme del cambiamento verso una nuova rivoluzione.

Seguendo il pensiero di Kuhn, anche il mondo dell’arte può dirsi scandito da brevi momenti di rivoluzione, Manifesti o Secessioni, a cui si alternano lunghi periodi di “accademismo”, che, riproducendo certi principi compositivi o teorici, stimolano a loro volta un cosiddetto “punto di svolta” sul piano culturale.

Le opere presenti in mostra sono accumulate perciò da un pensiero anti-passatista, inteso non tanto come rifiuto del passato quanto piuttosto come rilettura obiettiva della storia, lontano da riferimenti ideologici pretestuosi, per proiettare la prassi artistica su tematiche più universalistiche attinenti il mutamento e la trasformazione, componenti ultimi e soluzione del reale.

Molti degli artisti invitati lavorano proprio sull'idea di costruzione e adattamento, su equilibri formali e rapporti di forze, in un’incessante analisi del proprio presente e di un’eventuale soluzione per il futuro. Un atteggiamento che forse deriva da un sistema dell'arte nazionale sempre più chiuso su se stesso che offre poche possibilità agli artisti italiani, ancora schiacciati da due paradigmi tanto ingombranti e resilienti - l’Arte Povera e la Transavanguardia - da apparire perfino dogmatici e inibire lo sviluppo di un nuovo corso per l’arte.

La mostra di trasforma dunque in una sorta di “spazio critico” sulle attuali “capacità” dell’arte contemporanea, sottoponendo alla verifica sperimentale alcuni principi artistici ed espositivi, grazie alle opere di artisti considerati come marcatori, sensibili indicatori di un’anomalia riconducibile all’esaurirsi della capacità esplicativa del paradigma.

Gli artisti sono Marco Basta, Thomas Berra, Alessandro Biggio, Andrea Bocca, Pamela Diamante, Tony Fiorentino, Mafalda Galessi, Corinna Gosmaro, Helena Hladilovà, Vincenzo Napolitano, Dario Pecoraro, Alessandro Polo, Gianni Politi, Agne Raceviciute, Stefano Serretta, Namsal Siedlecki, Luca Trevisani, Serena Vestrucci, Mauro Vignando.

Una sala gremita, presso il Salone del Palazzo Vescovile di Caltagirone, ha accolto la presentazione della mostra "Armonia dell’infinito" di Piero Guccione, artista ragusano di fama internazionale. 

Realizzata con il patrocinio della Regione Siciliana Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo e del Comune di Caltagirone, sarà visitabile presso il Museo Diocesano di Caltagirone fino al 6 maggio 2018. 

Alla presenza del Vescovo di Caltagirone Calogero Peri, del Sindaco Gino Ioppolo, dell’Avvocato Giuseppe Iannaccone e di Santino Carta, Presidente della Fondazione Pio Alferano Virginia Ippolito, il direttore del Museo diocesano Don Fabio Raimondi ha illustrato il percorso espositivo fatto di 30 opere, con qualche inedito, del Maestro dal 1962 al 2014.

Dai primi dipinti come Omaggio a F. Bacon, Giardino su muro giallo e A Lenin, alle rondini e alle bimbe bionde, fino ai dipinti maturi che quasi tolgono il fiato come Paesaggio di punta corvo prima del tramonto o Dopo il tramonto dove “Più che il mare nella sua naturalità è l’idea del mare che credo di proseguire con tutta la carica emozionale che promuove nelle sue infinite variazioni”. Per poi arrivare al 2014, anno in cui ha realizzato il suo ultimo capolavoro, un’opera dolce dove è impossibile non perdersi con lo sguardo in un gioco di luci e di sublimi colori.

"Parlare di armonia e di infintio è come parlare del silenzio - ha dichiarato il Vescovo Peri - E' impossibile. Solo gli artisti hanno questo privilegio, questa capacità. E nei quadri di Guccione, tra armonia e infinito ci sono delle ferite, degli squarci. Con la sua arte, una ferita diventa una feritoia. Gli artisti come lui parlano poco con le parole e molto con la vista". 

Le opere esposte hanno una grande essenza “isolana”, tra il mare azzurro, la sabbia dorata, i caldi tramonti. Un'armonia siciliana che incontra l’infinito delle acque, le linee d’orizzonte sfumate, la staticità delle immagini. Il risultato è un'emozione contrastante che supera qualsiasi confine e va oltre “i limiti” della sua terra.

La mostra, con opere provenienti da tutto il territorio nazionale, ha la direzione artistica di Don Fabio Raimondi ed è a cura dell’Avvocato e Collezionista Giuseppe Iannaccone, uomo illuminato e di grande supporto che tra l’altro ha favorito, insieme al Presidente della Fondazione Pio Alferano Virginia Ippolito, il trasferimento della mostra di Castellabate presso il museo.

"Sono un collezionista innamorato dell'arte e degli artisti che parlano di umanità - dichiara  Iannaccone in conferenza stampa - Primo fra tutti Guccione. Un artista umile che parla solo attarverso i suoi straordinari lavori. Apparetemente trattano del mare, della natura, di una Sicilia sofferta, ma parlano anche di sentimenti umani. Della necessità dell'uomo di raccogliere i suoi pensieri per approfondire tutto quello che veramente conta nella vita. Per lasciare in piedi solo i valori veri. E' il più grande artista siciliano vivente. In un paese dove si fa poco o niente per l'arte contemporanea, in questo museo si sta facendo tanto". 

A chiudere la presentazione, l'intervento del sindaco di Caltagirone Gino Ioppolo soddisfatto per il percorso artistico ospitato dal Museo diocesano che, negli ultimi anni, è diventato "un punto di riferimento anche culturale. Siamo grati ed interessati a questo processo che sta portando la nostra città lì dove merita di stare. Caltagirone è uno scrigno che per un verso deve essere custodito, e per altro verso aperto. Anche ad una importante fruizione artistica come questa".  

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