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Martedì, 17 Settembre 2019

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Giovedì 22 marzo 2018 alle ore 18.30, Villa Finaly – Universités de Paris Sorbonne – si associa all’iniziativa italiana per la presentazione del film evento "Restaurare il Cielo" che illustra e analizza il fantastico lavoro di restauro della Basilica della Natività di Betlemme effettuato da “équipe” di restauro italiane...
In presenza di Giammarco Piacenti, CEO della Piacenti S.p.A., e del regista Tommaso Santi.

Promosso nel 2013 dall’Autorità palestinese, il restauro della Basilica della Natività, inserita nel 2012 dall’Unesco nella lista dei monumenti patrimonio dell’umanità, ha coinvolto le tre confessioni che custodiscono il luogo della nascita di Cristo (ortodossi, cattolici e armeni), finanziatori da tutto il mondo e oltre 60 ditte specializzate a cominciare dall’italiana Piacenti, che si è aggiudicata il bando per l’esecuzione dei lavori sotto la supervisione universitaria.

Fondata in epoca costantiniana e poi ricostruita nel VI secolo dall’imperatore Giustiniano, la Basilica ha attraversato tutta la storia della Palestina resistendo a invasioni, guerre, dominazioni; ma l’incuria, il tempo e le infiltrazioni hanno compromesso gravemente l’edificio rendendo necessario un grande restauro che ha dato vita, in questi anni, a un vero cantiere medievale, una “fabbrica del duomo”, in cui le maggiori competenze e specializzazioni hanno ridato luce ai tesori perduti. Prima fra tutte la magnifica decorazione a mosaico del XII secolo, che comprende la processione angelica, di cui sono oggi sopravvissuti circa 130 mq di tessere musive originali, oggetto di un pensiero da parte di Papa Francesco. “Mi è stato riferito – ha detto in udienza nel giugno scorso – che nel corso dei restauri è venuto alla luce un settimo angelo in mosaico che, insieme agli altri sei, forma una specie di processione verso il luogo che commemora il mistero della nascita del Verbo. Questo fatto ci fa pensare che anche il volto delle nostre comunità ecclesiali può essere coperto da ‘incrostazioni’... ma tutti voi, con i vostri progetti e le vostre azioni potete cooperare a questo ‘restauro’ perché il volto della Chiesa rifletta la luce di Cristo”.

Il ritrovamento del settimo angelo è però solo l’inizio di un’enorme quantità di scoperte e di studi ancora in corso. Questo lavoro è reso possibile grazie alla collaborazione fra persone provenienti da imprese diverse, con conoscenze e competenze differenti, ma tutte necessarie per completare il lavoro. Si è trattato, inoltre, di persone di religione, nazionalità e culture anch’esse differenti. La collaborazione stessa è diventata così l’occasione di una condivisione che supera i confini delle diffidenze e differenze, mettendo insieme anche chi difficilmente si sarebbe accostato all’altro.

Il cantiere della Basilica della Natività ha avuto anche visitatori d’eccezione come Papa Francesco ed il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il film di Tommaso Santi "RESTAURARE IL CIELO" racconta passo dopo passo questa incredibile avventura e svela la meraviglia di un luogo simbolico che racchiude tra l’altro la grotta del Bambino Gesù. Il toscano Tommaso Santi, sceneggiatore e regista, è stato scelto dal Gruppo Piacenti per le sue qualità e affinità con il grande cantiere toscano a Betlemme: vincitore al “Premio Solinas” del concorso “Storie per il cinema”, autore di numerosi lavori documentari tra cui “I bambini della miniera”, ha presentato “Restaurare il cielo” sia al Consolato italiano di Gerusalemme (alla presenza del consigliere per gli affari religiosi del governo palestinese, Ziad Albandak e di tutte le diverse comunità cristiane, a cominciare dall’Amministratore Apostolico Pizzaballa) che alla Cineteca di Tel Aviv, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura alla presenza del Ambasciatore Italiano in Israele. Nel novembre 2016 il film è stato poi selezionato al prestigioso “Idfa – Doc for Sale” di Amsterdam. Gran Premio della Stampa Estera, Globo d'Oro 2017! 

“Restaurare Il Cielo” è anche il titolo di una mostra itinerante sul Restauro Della Basilica Della Natività promossa dal Meeting di Rimini e da Compagnia Delle Opere a cura di Mariella Carlotti e Giammarco Piacenti. “Restaurare Il Cielo” ha girato l’Italia riscuotendo grande successo di pubblico e scuole.

“Restaurare Il Cielo” è stato tradotto in arabo, ebraico, russo, spagnolo, inglese e francese.
La traduzione francese è a cura di Villa Finaly – Universités de Paris Sorbonne.

Venerdì 9 marzo 2018 alle ore 18.00 la Galleria Civica di Modena inaugura Ad Reinhardt. Arte + Satira, la prima mostra organizzata sotto l’egida della nuova FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, di cui fa parte, a partire dallo scorso ottobre, la storica istituzione modenese.

La mostra, dedicata al celebre artista americano Ad Reinhardt (New York, 1913-1967), presenta per la prima volta in un’istituzione italiana un aspetto ancora poco studiato del suo lavoro. Benché l’artista americano sia noto principalmente come pittore astratto, questa esposizione raccoglie più di 250 opere tra fumetti a sfondo politico e vignette satiriche selezionati dagli archivi dell’Estate of Ad Reinhardt di New York. I lavori su carta sono accompagnati da una proiezione di diapositive scattate dall'artista in 35mm e ora digitalizzate, nonché da un considerevole numero di diari di viaggio, schizzi e pamphlet.

Conosciuto dal grande pubblico per i suoi black paintings, tele minimaliste, nere, realizzate negli anni Sessanta e venerate da un nutrito gruppo di artisti più giovani noti a livello internazionale – tra cui Sol LeWitt, Frank Stella, Robert Irwin, e Joseph Kosuth – l’eccezionale percorso di Reinhardt continua ancora oggi ad avere ampia risonanza. La pittrice sudafricana Marlene Dumas ha recentemente affermato: “Tutti coloro a cui interessa la differenza tra dipinti e immagini devono entrare in relazione con Ad Reinhardt. […] Chiunque trovi piacere nella critica d’arte e apprezzi l’ironia e lo humor […] non può che amare Ad Reinhardt”.

Reinhardt sviluppò il proprio interesse verso la pittura e il fumetto da bambino, mettendo a frutto questi talenti in numerose pubblicazioni scolastiche e durante i lavori estivi dalle scuole superiori al college. Nel corso degli anni Trenta e Quaranta, durante e dopo i quattro anni passati a lavorare in qualità di pittore astratto per la Easel Division del Federal Art Project degli Stati Uniti, Reinhardt creò più di 3.000 vignette satiriche e illustrazioni per copertine che apparvero su numerose pubblicazioni americane. Si ricordano i periodici New Masses, The Student Advocate e The Fight Against War and Fascism; svariate riviste tra cui Glamour, Listen e Ice Cream Field; nonché annuari di baseball e The Races of Mankind, pamphlet anti-razzista che vendette più di un milione di copie. Più notoriamente, Reinhardt lavorò nello staff artistico della redazione del quotidiano PM a partire dal 1943, realizzando le caratteristiche vignette-collage che uniscono elementi disegnati a mano a ritagli da libri di seconda mano, una tecnica inusuale mai apparsa prima sui quotidiani.

Dopo aver studiato e insegnato Storia dell’Arte per gran parte della sua vita, nel 1958 l’artista dichiarò: “Non credo nell’originalità. Io credo nella Storia dell’Arte”. Tale dichiarazione è comprovata nella sua serie di vignette sull’arte ampiamente omaggiata e riproposta, intitolata How to Look. La celebre serie apparve a pagina intera nell’edizione domenicale di PM nel corso del 1946 e fu utilizzata dall’artista come piattaforma per difendere in modo adamantino lo sviluppo e la comprensione dell’arte astratta in America. Il fumetto presenta un approccio didattico nel quale Reinhardt ironizza sul ruolo

dell’intrattenitore pronto a spiegare tutto e che non era diretto unicamente ai lettori ma anche ai colleghi artisti. Dopo essersi assicurato una cattedra al Brooklyn College nel 1947, Reinhardt pubblicò occasionalmente altre vignette sull’arte nei periodici ARTnews, trans/formation e Art d’aujourd’hui, dove espresse le sue taglienti osservazioni satiriche sul mondo dell’arte contemporanea del tempo.

Nel 1952 Reinhardt cominciò a girare il mondo in lungo e in largo. Nei suoi numerosi viaggi in Europa, Medio Oriente, Giappone e Asia Sudorientale scattò più di 12.000 fotografie a colori che furono presentate in occasione dei suoi leggendari “Non-Happenings”. Queste conferenze visive, presentazioni di diapositive simili a maratone, riordinavano geografie e periodi storici in stupefacenti e imprevedibili sequenze, trasformando la lezione di storia dell’arte in una parodia umoristica del diario di viaggio dell’artista. Numerose immagini provenienti da culture lontane trovano così corrispettivi e giocosi accostamenti: le natiche delle statue fanno il verso alle geometrie di un idrante urbano. Le loro composizioni formali richiedono allo spettatore grande attenzione, come i dipinti e gli scritti di Reinhardt incoraggiano una consapevolezza attiva mentre li si guarda e se ne fa esperienza. Lungo tutto il lavoro di Reinhardt, incluse le opere presentate in questa occasione, risulta evidente un’incredibile capacità di allargare la nozione corrente di quale sia il dominio estetico dell’arte, e di quale possa essere.

Ad Reinhardt. Arte + Satira è realizzata in collaborazione con Ad Reinhardt Foundation, New York, e Mudam Luxembourg, e con un ringraziamento particolare a David Zwirner, New York/London/Hong Kong. La mostra curata da Diana Baldon è stata originariamente presentata dal 12 giugno al 6 settembre 2015 con il titolo Art vs. History alla Malmö Konsthall, Svezia.

Ad Reinhardt (1913-1967) è stato uno dei più importanti artisti americani del XX secolo. I suoi dipinti incoraggiano la partecipazione attiva dello spettatore nell’atto di guardare ed esperire l’“arte per l’arte”. Come disse l’artista: “L’arte è arte. Tutto il resto è il resto”. Nel corso della sua vita con le sue opere ha preso parte a importanti esposizioni museali, tra cui Abstract Painting and Sculpture in America (1951-1952), Americans 1963 (1963-1964) e The Responsive Eye (1965-1966), The Museum of Modern Art, New York; The New Decade: 35 American Painters and Sculptors, Whitney Museum of American Art, New York (1955-1956); Abstract Expressionists Imagists, Solomon R. Guggenheim Museum, New York (1961); Painting and Sculpture of a Decade: 1954–64, Tate Gallery, Londra (1964); Black, White and Grey, Wadsworth Atheneum, Hartford, Connecticut (1964). Nel 1966 il Jewish Museum di New York organizzò la sua prima grande retrospettiva. Nel 1991 il Museum of Modern Art di New York inaugurò una retrospettiva del suo lavoro che in seguito fu esposta anche al Museum of Contemporary Art di Los Angeles. L’opera di Reinhardt è stata inclusa in mostre recenti presso il Whitney Museum of American Art, New York (2017), Haus der Kunst, Monaco di Baviera (2016-2017), National Gallery of Art, Washington, D.C. (2016-2017), Royal Academy of Arts, Londra (2016-2017) e Fondation Beyeler, Basilea (2016). Una serie di mostre dedicate all’artista, curate da Diana Baldon, sono state ospitate dalla Malmö Konsthall in Svezia (2015), EMMA – Espoo Museum of Modern Art in Finlandia (2016), e dal Museum Mudam Luxembourg in Lussemburgo (2017). Nel 2017 David Zwirner, New York, ha presentato una mostra dei blue paintings dell’artista in collaborazione con la Ad Reinhardt Foundation, la più vasta esposizione dedicata questo corpus di lavori di Reinhardt dal 1965.

 

 

Venerdi 2 marzo al Museo della Figurina di Modena inaugura World Masterpiece Theater. Dalla letteratura occidentale all'animazione giapponese, a cura di Francesca FontanaSi tratta dell’ultimo episodio della serie di mostre 80-90. Televisione, musica e sport in figurina, percorso espositivo ideato da Thelma Gramolelli, iniziato nel 2014 per indagare un periodo cruciale della storia della figurina caratterizzato dall'irrompere della televisione commerciale nei diversi ambiti della vita sociale. Negli anni Ottanta e Novanta, infatti, i cartoni animati giapponesi compirono una vera e propria rivoluzione estetica e narrativa che ha influenzato generazioni di bambini, oggi trentenni e quarantenni, anche mediante il merchandising delle figurine.

Il World Masterpiece Theater ovvero il Teatro dei capolavori del mondo (dal giapponese Sekai meisaku gekijō) è stato un fortunatissimo ciclo di cartoni animati prodotto dalla Nippon Animation dal 1975 fino al 1997. Lo stile Meisaku era caratterizzato da cura minuziosa dei dettagli e qualità grafica superiore rispetto agli anime coevi, ma soprattutto dal fatto che fosse basato sulla letteratura occidentale per ragazzi. L’intenzione era dichiaratamente educativa: oltre ad istruire gli spettatori nipponici su paesaggi, architetture, usi e costumi occidentali, offriva loro una profonda analisi psicologica dei protagonisti che, come nei romanzi, erano spesso orfani e affrontavano prove difficilissime che consentivano loro di acquisire le competenze necessarie per diventare adulti rispettabili, capaci e altruisti.

Precursore del progetto è il celeberrimo Heidi, creato da Isao Takahata e Hayao Miyazaki nel 1974, che, a causa degli alti costi, porta al fallimento della casa di produzione Zuiyo Eizo, costretta a scindersi in due distinte società, una delle quali sarà la Nippon Animation. Tra i cartoni più amati di fine anni Settanta e inizio anni Ottanta si possono ricordare Marco. Dagli Appennini alle Ande (1976), tratto dal libro Cuore, Anna dai capelli rossi (1979), Tom story (1980) tratto da Le avventure di Tom Sawyer, Flo, la piccola Robinson (1981), Lucy-May (1982), Là sui monti con Annette (1983). Dal 1986 al 1993 la veste grafica degli anime subisce una trasformazione e i colori si fanno più vivaci e intensi, come si può notare in Pollyanna (1986), in Una per tutte, tutte per una (1987), trasposizione animata del romanzo Piccole Donne e in Peter Pan (1989).

Soprattutto nel corso degli anni Ottanta e prima metà degli anni Novanta, l’Italia contribuisce al successo dei cartoni animati del WMT, testimoniato dalla popolarità crescente degli album di figurine a essi dedicati. Il progetto si conclude ufficialmente il 23 marzo 1997 per essere poi solo temporaneamente recuperato negli anni Duemila con alcuni anime tra cui Sorridi, piccola Anna (2009), basato sul romanzo prequel che descrive i primi undici anni di vita di Anna Shirley.

Nonostante non facciano parte ufficialmente del ciclo denominato World Masterpiece Theater, molti altri cartoni animati condividevano le tematiche tratte da romanzi per ragazzi occidentali e l'intento educativo. Tra questi, alcuni prodotti della Nippon Animation non esplicitamente inseriti nel progetto WMT, come L'ape Maia (1975), Jacky, l'orso del monte Tallac (1977), D'Artacan e i tre moschettieri (1981), Il giro del mondo di Willy Fog (1983), Il libro della giungla (1989), e cartoni animati di stile Meisaku di altre case produttrici quali Remi - Le sue avventure (1977), Capitan Futuro (1978), Nils Holgersson (1980), Don Chisciotte (1980), Il Mago di Oz (1987), Robin Hood (1990). Non è giapponese, infine, ma spagnolo il cartone animato David Gnomo amico mio (1985), tratto da un libro illustrato per bambini. 

In occasione dell’inaugurazione di venerdì 2 marzo alle 18.00 si terrà una visita guidata per grandi e piccoli con la curatrice Francesca Fontana tra le immagini e le colonne sonore dell’infanzia.

Il Museo della Figurina fa parte – insieme a Galleria Civica di Modena e Fondazione Fotografia Modena – di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, istituzione diretta da Diana Baldon e dedicata alla presentazione e alla promozione dell'arte e delle culture visive contemporanee.

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