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Mercoledì, 20 Novembre 2019

Vince Palermo, o meglio una donna di spalle e due uomini che ammirano altrettante fontane monumentali incastonate nei palazzi del noto incrocio del centro storico del capoluogo siciliano "I Quattro Canti": lo scatto, intitolato appunto "Due dei quattro" e firmato da Martina Polito, è una celebrazione in bianco e nero della bellezza, della storia, dell'architettura, un simbolo della nostra terra impreziosito da un'inquadratura dal basso che dà importanza alla protagonista, seppure non vista in viso, quanto all'essenza della Sicilia in grado di venire fuori con forte impatto motivo sullo spettatore. Si è concluso nei giorni scorsi il lavoro della giuria di qualità del contest dedicato all'indimenticato fotoreporter, il maestro Michelangelo Vizzini, che ha visto trionfare il bianco e nero sul colore, nonostante il tema "Donne e Sicilia" fosse utile anche per un tripudio di tonalità che caratterizzano la nostra isola: unico scatto a colori che ha ottenuto un riconoscimento, "Beata Gioventù" di Domenico Piccione, con il premio speciale "Discover Messina Sicily". Seconda classificata invece "A fimmina" di Teresa Letizia Bontà, fotografa che ha vinto anche il premio speciale dell’ambulatorio odontoiatrico Dott. Santo Trovato, main sponsor dell'iniziativa, per lo scatto “Scandalo fu”. Nel primo sono due i soggetti, probabilmente una figlia e un papà anziano, nella cucina di una baracca-grotta dove, tra cassetti sconquassati di un vecchio armadio e varie suppellettili, la più giovane "fimmina", dallo sguardo e bellezza mediterranea, si gira richiamata dalla faccende domestiche mentre sistema un piatto: è il ritratto di una Sicilia povera, che ricorda quando i siciliani scappavano dall'isola tra '800 e '900 per le condizioni di miseria, di una Sicilia legata alla famiglia come alla cucina come alle origini, di una Sicilia che vorremmo non esistesse più e al contrario, in molti paesi e borghi queste fotografie sono realtà odierne.

Terzo posto per “Candore siculo” di Pietro Varacalli: una ragazzina candida, dolce, labbra carnose, lunghi capelli, tunica chiara, sguardo preoccupato o incuriosito chissà da cosa, emerge da un primo piano chiaro-scuro che lascia alle spalle alcuni uomini molto eleganti e di diverse età: un tripudio di contrasto tra bianco e nero, tra donna e uomini, tra giovinezza e persone di altre età, che distratte, non guardano la ragazza, fino al quarto uomo sulla destra addirittura voltato dal lato opposto, quasi un messaggio sociale per dire che spesso la bellezza "sicula", ricca di semplicità, ce l'abbiamo accanto, però non sappiamo apprezzarla.

Il premio Social TempoStretto è stato assegnato a Martina Lisitano con “All’ombra del sole” mentre a “Essenza sicula” di Davide Schillaci il Premio Foto Verticale. Infine il Premio Morgana va a Matteo Smillo con “Momenti del Passato”.

La commissione, composta dai fotografi Mimmo Irrera, Francesco Mento, Alessandro Mancuso, Nanda Vizzini, dal dott. Santo Trovato e dai rappresentanti dell’associazione Morgana Francesca Musarra e Simone Totaro, si è basata su specifici parametri quali attinenza al tema, tecnica fotografica e taglio giornalistico.

La premiazione si svolgerà mercoledì 8 maggio alle ore 18.30 (ingresso libero) nell’Aula Cannizzaro dell’Università di Messina, si aprirà coi saluti del rettore Salvatore Cuzzocrea e sarà presentata dal giornalista Massimiliano Cavaleri; tra gli ospiti il vincitore del Premio Vizzini 2018, Carmelo Isgrò e i fondatori della Scuola di fotografia Messina, Anna Venuto e Pietro Cardile. L’evento, coordinato da Mirko e Gaia Vizzini, quest’anno ricorre nel 10° anniversario della scomparsa di Vizzini, e si terrà nell’ambito della “Piazza dell’arte”, promossa dall’associazione Morgana. Al Rettorato inoltre sarà allestita la mostra "Messina com'era" con foto inedite di Vizzini.

 

Valorizzare il patrimonio di creatività che i rifugiati portano con sé nella fuga, un contributo che, se libero di esprimersi, arricchisce enormemente le comunità che li accolgono: è questo l’obiettivo di Rothko in Lampedusa, il progetto espositivo organizzato dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e curato da Luca Berta e Francesca Giubilei in occasione della 58. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, che aprirà al pubblico il prossimo 11 maggio.

Il progetto nasce dalla volontà di proporre una narrazione alternativa rispetto a quella prevalente, in cui i rifugiati siano considerati non come una massa, o un onere spersonalizzato, ma nel loro pieno potenziale di individui unici, portatori di arricchimento per la società nel suo insieme.

Rothko in Lampedusa nasce anche grazie al sostegno del Gruppo UniCredit, fiero di essere main sponsor di questa iniziativa che è un grande esempio di come usare l’arte per fini più alti e come stimolo per un dialogo innovativo su una tematica sociale di grande rilievo. La cultura è senza dubbio un potente motore per lo sviluppo sostenibile delle nostre comunità e UniCredit ha una lunga tradizione di sostegno ad essa attraverso partnership di rilievo e iniziative specifiche che promuovano la crescita sociale ed economica e stimolino un dialogo sull'innovazione per favorire l'inclusione sociale, una maggiore coesione e il comune benessere sociale.
Il titolo Rothko in Lampedusa allude al legame ideale tra uno dei più grandi artisti del XX secolo e la massa mediaticamente anonima che, in fuga da conflitti e persecuzioni, raggiunge le nostre coste a Lampedusa.

Fuggito insieme alla famiglia d’origine dalla Lettonia per approdare in America, nel nuovo paese Rothko ha potuto esprimere il proprio talento e donare all’intera umanità la sua opera. Chi saremmo noi oggi senza Rothko? Se quel rifugiato non avesse trovato, nel paese di accoglienza, delle condizioni idonee all’espressione della sua potenzialità, oggi non avremmo le sue opere. Ecco cosa avremmo perso. E forse questo sta accadendo proprio in questo momento. Forse tra quanti arrivano a Lampedusa - e, per estensione, tra tutti i rifugiati nel mondo - potrebbe esserci il Rothko del XXI secolo.

Sono molti gli ingredienti che fanno parte del progetto, a partire dalla mostra ospitata a Palazzo Querini, palazzo settecentesco messo a disposizione dalla Fondazione Ugo e Olga Levi, che presenterà le opere di otto artisti contemporanei, che hanno vissuto l’esperienza dell’esilio o affrontato il tema della fuga nella loro ricerca artistica. In primis Ai Weiwei – artista tra i più grandi comunicatori della nostra epoca e che come Rothko ha un passato di esilio e fuga – il quale presenta un’opera provocatoria: un “fake Rothko”, ovvero una riproduzione del lavoro del maestro realizzata usando blocchetti di LEGO donati da migliaia di volontari. E poi Adel Abdessemed, Christian Boltanski, Nalini Malani, Abu Bakarr Mansaray, Richard Mosse, Dinh Q. Lê e Artur Żmijewski. Le loro opere dialogheranno con quelle dicinque artisti rifugiati emergenti.

Oltre a presentare le loro opere, Majid Adin (animatore, Iran, rifugiato in Inghilterra), Rasha Deeb (scultrice, Siria, rifugiata in Germania), Hassan Yare (fumettista, Somalia, rifugiato in Kenya), Mohamed Keita (fotografo, Costa d’Avorio, rifugiato in Italia) e Bnar Sardar Sidiq (fotografa, Iraq, rifugiata in Inghilterra) saranno a Venezia dal 28 aprile al 23 maggio per partecipare ad una residenza artistica, organizzata in collaborazione con il progetto Waterlines, promosso dal Collegio Internazionale dell’Università Ca’ Foscari, dalla Fondazione di Venezia e da San Servolo srl,  che offrirà loro l’opportunità di entrare in contatto con la scena artistica internazione e di avviare una rete di relazioni utili alle loro carriere.

Per la prima settimana a Venezia gli artisti emergenti saranno ospitati da famiglie appartenenti alla rete locale di Refugees Welcome Italia, la onlus partner di UNHCR che promuove l’accoglienza in famiglia dei titolari di protezione internazionale. Nelle settimane successive si mescoleranno con gli studenti ospiti del Collegio Internazionale sull’Isola di San Servolo. Il programma per la residenza è costellato da momenti formativi, tra cui visite guidate, seminari, laboratori, organizzati con la collaborazione di Refugees Welcome Italia, Palazzo Grassi – Punta della Dogana, IED Istituto Europeo di Design Spa e l’Università Iuav di Venezia.
“Attraverso l’arte le persone in fuga mantengono viva la propria umanità, la propria dignità e riaccendono la speranza di ricostruzione del proprio paese. Allo stesso tempo contribuiscono, nelle comunità che li ospitano, a gettare le basi per un futuro migliore, fatto di convivenza e di arricchimento nella diversità,” ha dichiarato Carlotta Sami, Portavoce UNHCR per il Sud Europa.

Fino al 24 novembre, il Padiglione dell’UNHCR ospiterà eventi, iniziative, esperienze, incontri. Tra questi, la performance-installazione Dress For Our Time organizzata in collaborazione con il London College of Fashion della University of the Arts di Londra, con la modella Bianca Balti il 9 maggio; la presentazione del documentario Torn con l’Ambasciatore di Buona Volontà UNHCR Alessandro Gassmann in occasione di Art Night Venezia il 22 giugno – evento, questo, che si inserisce nel programma ufficiale per la Giornata mondiale del rifugiato; il workshop formativo AtWorkorganizzato dalla Moleskine Foundation e condotto da Simon Njami dal 9 al 13 settembre per 25 rifugiati e richiedenti asilo provenienti dalla rete dei progetti di integrazione nazionale (SIPROIMI), a cui seguirà l’allestimento in mostra dei taccuini elaborati dai partecipanti a Palazzo Querini; e il talk con la Prof.ssa Helen Storeydel London College of Fashion, ideatrice del progetto Dress For Our Time, il 22  novembre.

Moleskine Foundation sostiene il progetto Rothko a Lampedusa anche attraverso la partecipazione alla Barcolana con l’imbarcazione Kleronia e i suoi armatori, e invita la gente di mare ad alzare simbolicamente la bandiera dell’UNHCR tra i guidoni che sventoleranno durante la regata.

Infine, il Padiglione ospiterà un’installazione interattiva dedicata all’UNHCR e al suo lavoro di protezione dei rifugiati, realizzata dall’agenzia TIWI. All’installazione è legata un’applicazione che consentirà ai visitatori di aiutare concretamente migliaia di famiglie rifugiate in Niger, Iraq e Tanzania attraverso la distribuzione di Refugee Housing Units, innovativi moduli abitativi sviluppati dall’UNHCR in collaborazione con la Fondazione Ikea e con la Fondazione di Disegno Industriale svedese.

 

“Non finirà a Parigi ma rimarrà in Italia il realistico Vitruviano plastinato in partenza da Milano ispirato al disegno di Leonardo Da Vinci. Un polo espositivo lo esporrà aVenezia assieme a 40 installazioni artistiche ispirate ai bozzetti anatomici del Maestro toscano esposte a Lambrate fino al 5 maggio”. Parola dell'amministratore unico di Venice Exhibition srl, Mauro Rigoni, che, a meno di una settimana dalla chiusura, il 5 maggio, della mostra “Real Bodies, oltre il corpo umano” allestita negli spazi espositivi di Spazio Ventura 15, annuncia il trasferimento da Milano nel capoluogo veneto della delicata installazione realizzata con un vero corpo umano conservato con la plastinazione riproducendo il famoso disegno del “Vitruviano”, che ridurrà così la sua distanza rispetto al capolavoro originale di Leonardo Da Vinci a cui è ispirata, conservato a Venezia, alle Gallerie dell'Accademia. 

Dal 18 maggio al 30 settembre, infatti, il Vitruviano plastinato e la collezione di 40 installazioni realizzate con veri reperti autoptici umani, che per il loro valore storico-artistico di unicità sono state patrocinate a Milano dall'Accademia di Brera (vedi foto in allegato), saranno i “pezzi forti” della mostra “Authentic Human Bodies, Leonardo Da Vinci”,  allestita nel polo espositivo del trecentesco Palazzo Zaguri, a poca distanza da piazza San Marco. Il trasferimento delle opere dalla Lombardia al Veneto arriva proprio quando è ancora caldo il dibattito sull'opportunità del prestito museale oltralpe del Vitruviano originale del genio fiorentino che Parigi vorrebbe al centro della grande mostra che aprirà in autunno al Museo del Louvre per il Cinquecentenario della morte del maestro italiano del Rinascimento avvenuta in Francia nel 1519, tra l'altro celebrata fra poco, il 2 maggio, nel maniero francese di Clos-Lucé.

“Non mi stupisce che a 529 anni dalla sua realizzazione” commenta Rigoni, “la perfezione di proporzioni dell'Uomo Vitruviano lo renda ancora ancora oggi un'opera così corteggiata dalle strutture museali del mondo, tanto che perfino la sua riproduzione anatomica nei giorni scorsi abbia suscitato le attenzioni degli espositori parigini di Rive Gauche. Mentre altre sezioni di Real Bodies finiranno in musei di capitali estere abbiamo scelto di tenere in Italia tutta la sezione vinciana di Real Bodies accettando di metterla al centro di una mostra che per i turisti di Venezia sarà come un viaggio straordinario ed inedito alla scoperta del corpo umano attraverso gli occhi del genio del Rinascimento. 

L'attrazione irresistibile delle proporzioni che il Vitruviano di Leonardo Da Vinci esercita sui visitatori nella nostra esperienza è ampiamente documentata dalla loro meraviglia ammirando l'installazione che lo riproduce posizionata all'ingresso della mostra Real Bodies di Milano. Proprio quell'opera anatomica sarà la punta di diamante della nuova mostra che porteremo a Venezia”. La mostra “Authentic Human Bodies, Leonardo Da Vinci” a Venezia dal 18 maggio metterà a confronto quaranta disegni del Maestro con altrettanti reperti anatomici ottenuti attraverso la plastinazione, un sistema di conservazione di elementi organici messo a punto alla fine degli anni Novanta in Germania e oggi utilizzato nelle Università per le lezioni di anatomia e per perfezionare le pratiche di endoscopia. Alcuni dei reperti in mostra – l’Uomo Vitruviano, Studio Embriologico e Figura in Orgasmo in sezione longitudinale – sono già stati esposti, mentre molti fra gli altri saranno visibili per la prima volta a Venezia.

“Nel Cinquecentenario della sua morte molti valorizzano il Leonardo artista e ingegnere, meno attenzione va al suo valore di pioniere anatomista e studioso del corpo umano” aggiunge Rigoni “per questo omaggeremo i bozzetti anatomici che ci ha lasciato, la maggior parte conservati alla Royal Library del Castello di Windsor, che affascinano da secoli per la meticolosità del tratto e la fedeltà dei dettagli autoptici che oggi possiamo scoprire anche con esami diagnostici ai raggi X, ma che al tempo Leonardo poteva conoscere solo sezionando cadaveri”. 

“I visitatori spesso non sanno che un polmone è più grande dell’altro”, rileva ancora Rigoni, “non sanno dove sono posizionati i reni o quanto è grande il fegato”. In tutti i casi l’esattezza dei disegni di Leonardo Da Vinci dimostra invece come essi si basassero sullo studio di veri cadaveri e non soltanto sulla riproduzione di studi contemporanei e precedenti. “La loro ricchezza espressiva esaltata dai veri corpi plastinati” anticipa “sarà esposta a Venezia assieme a una collezione di attrezzi chirurgici originali e la ricostruzione di una sala didissezione dell’epoca”. Leonardo fu infatti un vero e proprio pioniere delle moderne tecniche di indagine autoptica, arrivando ad assistere personalmente nella sua vita ad almeno 10 autopsie di cadaveri testimoniate nei suoi scritti, anche se gli studiosi ritengono che siano state molte di più. “Guardare l’uomo da dentro come lo vedeva Leonardo nei suoi studi di anatomia e fisiognomica”, conclude Mauro Rigoni, “sarà anche un modo per capire che siamo tutti fatti allo stesso modo, senza distinzioni di pelle, di provenienza e religione. È anche questo che vorrei fosse percepito dal pubblico internazionale di Venezia”.

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