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Lunedì, 30 Novembre 2020

Ipnotica Produzioni: la concreta utopia di Alberto De Venezia

Il produttore Alberto De Venezia

C'è una casa di produzione romana che in soli otto anni ha saputo diventare un punto di riferimento consolidato nel panorama del cinema indipendente. Il suo nome è Ipnotica; l'ha aperta Alberto De Venezia nel 2013, incurante della crisi e fiducioso nel suo buon fiuto che gli ha consentito di puntare su nomi emergenti del settore e progetti ancora mai tentati, soddisfacendo così il gusto del nuovo degli spettatori. Un bell'esempio di imprenditoria coraggiosa e lungimirante che sta portando a risultati di rilievo: tredici titoli già pubblicati, altri cinque di imminente uscita, e due da realizzare e distribuire di qui a un anno.

Per parlarne raggiungo il produttore nel suo studio di viale Bruno Buozzi, ai Parioli, al quarto piano di un suggestivo palazzo caratterizzato dalle monumentali scalinate del cortile esterno. Capelli decolorati fino all'oro, ma semplice nel vestire e nei modi, mi accoglie con uno sguardo attento e ricettivo.

«Caffè?»

Inizio promettente. Mi metto comoda.

Ipnotica è un nome bello e inquietante. Come le è venuto in mente?

«Da una riflessione che feci anni fa, quando ero solo un giovane spettatore appassionato di cinema. Indagai le ragioni di quella passione così intensa e diffusa, e capii: gli esseri umani hanno una necessità assoluta di racconti. È una nostra caratteristica naturale: amiamo che ci vengano narrate storie, e se ciò avviene attraverso uno strumento magico come il cinema lo apprezziamo ancora di più. Sappiamo perfettamente che in pratica si tratta solo di un gioco di luci colorate, ma ben volentieri ci sottoponiamo a quell'incantesimo – ecco spiegato il perché di Ipnotica – che ci regala sogni e, a volte, anche qualcosa di valido da portare poi nella vita di tutti i giorni.»

Crede in una funzione sociale del cinema?

«Assolutamente sì. Voglio essere molto franco su questo, a costo di sembrare arrogante: la mia grande motivazione come produttore è quella di dare un contributo all'evoluzione collettiva. Il cinema... ma anche la televisione... sono mezzi comunicativi di enorme efficacia. Il loro messaggio – buono o cattivo che sia – passa con grande facilità, e con facilità incide nelle coscienze. Il mio obiettivo è quello di trasmettere positività, portare bellezza, elevare i gusti, dare allo spettatore la possibilità di identificarsi in personaggi di valore.»

Un obiettivo forse un po' utopistico.

«È molto concreto, invece. I progetti che seleziono rispondono tutti a questi requisiti, le persone con cui li realizzo condividono la mia visione. Il film che ho in programma per il 2021, per esempio, ha come tema la riscoperta in sé di quelle cose preziose e uniche con cui abbiamo perso contatto... per stress, fretta, condizionamenti vari... Un messaggio importante, atteso, da condividere. E sono convinto che i numeri mi daranno ragione.»

Tesori – questo il titolo del nuovo film affidato alla regista e scrittrice Maria Pia Cerulo, anche autrice del soggetto originale – ci racconterà l'evoluzione della donna in carriera Margherita, giornalista trentenne del periodico Alternativ che, lanciata verso l'obiettivo di diventare il nuovo direttore della testata, ne coglierà un altro del tutto sorprendente e – lo capirà strada facendo – ben più importante. Tra monasteri buddhisti, messaggi dalle stelle, maestri tibetani e qualche dura lezione d'amore, Margherita risorgerà dalle ceneri del suo vecchio mondo infranto quale non sapeva d'essere, finalmente sintonizzata con le sue più profonde potenzialità.

Conquistata dalla bellezza della trama, Anna Galiena ha detto sì; con lei, nel cast, anche Sebastiano Somma, Lucio Allocca, Desireé Giorgetti, Gianluca Potenziani, Costantino Comito, Francesco De Francesco.

De Venezia non trattiene il suo entusiasmo. «In questo film ci credo fino in fondo: tra l'altro nasce già internazionale, dato il tema del buddhismo molto attuale. E poi mi ha profondamente colpito la visione narrativa della regista. Con Maria Pia Cerulo ho in preparazione anche un documentario sul pianista di origine crotonese Vincenzo Scaramuzza, in collaborazione con la Fondazione D’Ettoris, che avrà come interprete principale Roberto Herlitzka. Contiamo di averlo pronto per fine anno.»

Dal film "Dillo al mare", l'attrice Daniela Poggi

Cos'altro orienta le sue scelte?

«Nel nostro settore troppo spesso si cerca di copiare qualcosa che ha già avuto successo. La mia scommessa è quella di fare esattamente il contrario: punto sull’originalità delle storie e del modo di raccontarle dei registi. Nuove narrazioni con linguaggi nuovi, in grado di fare da specchio alle tante persone che hanno scordato quanto sono belle.»

Intanto è già pronto La Scelta Giusta di Andrea D’Emilio, prodotto nel 2019, con Francesco De Francesco, Costantino Comito, Giulio Neglia, Delia Germi, Augusto Zucchi, Luis Molteni, Tiziano Mariani e Francesca Barletta. Qui ci immergeremo nelle vicissitudini, tra avventura e fantascienza, di Luca, giovane titolare della AlterEgo, azienda di punta nel settore protezione reti e realtà aumentata. La multinazionale RealTech vuole comprarla e, al rifiuto dell'imprenditore, passa alle minacce. Luca, in grave difficoltà, incontra il suo doppelgänger Flavio, più abile, più coraggioso e più determinato di lui, che lo trascina però verso un abisso di alcool e droga. Finale a sorpresa.

Che diffusione avrà La Scelta Giusta?

«Andrà su Amazon Prime, come del resto tutti i film che produco. Fermo restando la mia collaborazione con Uci Cinemas per le uscite in sala.» Sorride, i suoi occhi brillanti mi dicono che non è un ripiego. «La sala avrà sempre un fascino particolare per noi che amiamo il cinema. Oggi però una larga parte di pubblico preferisce guardare i film a casa, sulle piattaforme. È un mutamento di costumi preesistente al Covid. E il nostro lavoro è anche accontentare il pubblico.»

Il mercato si sta facendo sempre più complesso. Deve essere una bella lotta.

«L'ha detto. Le difficoltà delle produzioni indipendenti, poi, sono anche di più, e in momenti storici come quello che stiamo vivendo il tutto si amplifica. Ma coerenza e perseveranza portano sempre risultati. E noi continueremo la nostra ascesa nonostante tutto, e faremo ancora sognare, piangere e ridere i nostri spettatori.»

I progetti di Ipnotica realizzati o di prossima realizzazione sono davvero tanti. Tra le varie uscite già in calendario c'è anche Dillo al Mare del regista Riccardo Sesani, con Daniela Poggi, il talento emergente Gianluca Potenziani e la giovane Giulia Todaro.

Sesani ci racconta una storia complessa di destini drammaticamente intrecciati: quelli di Delfo e Salina – due giovani amanti che prendono in affitto da una pianista, Emma, una casa affacciata sul mare dove cercheranno di rimettere in ordine le loro tormentate esistenze – e quello della stessa Emma, donna matura dalla vita molto travagliata. Il rapporto con i due ragazzi nasconde in realtà un terribile segreto, destinato ad emergere in modo tragico ed inaspettato.

Attori affermati insieme a giovani emergenti: un'alchimia che funziona?

«Eccome. Durante le riprese di Dillo al mare si è instaurata un'intesa davvero bella, quasi magica, tra i tre protagonisti, che in qualche modo si è riverberata sulla pellicola. Mi sento di dire che si sia trattato di un'esperienza professionale e umana significativa tanto per i due ragazzi che per la signora Poggi.»

La conferma mi viene dalla stessa Daniela Poggi, a cui prima dell'intervista avevo chiesto una dichiarazione: Giulia Todaro e Gianluca Potenziani mi hanno regalato infinite emozioni. Giulia, nonostante la giovane età, è un’attrice già esperta, bravissima: è entrata nel suo personaggio con verità e sensibilità, pronta al confronto e a nuove ricerche di interpretazione. Mi sono trovata benissimo con lei. Con Gianluca avevo meno scene, ma ho trovato in lui una grande voglia di apprendere e un profondo entusiasmo; e poi umiltà, gentilezza, pazienza, il sorriso sempre sulle labbra, una bella voglia di imparare e crescere artisticamente. È stata una bellissima esperienza per me.

Passo il cellulare a De Venezia perché legga. Arrivato alla fine non muove lo sguardo.

«Ecco, questi sono i successi che mi fanno più felice... Quando vedo che con la mia opera il mio mondo cambia, e per il meglio, allora...»

Si alza per autointerrompersi, mi offre un altro caffè. «Ne prendo tanti», mormora.

In uscita c'è anche Bronx 80146 - Nuova squadra catturandi, opera prima di Riccardo Avitabile, con Christian Maglione, Antonia Romano e Rico Torino. La vicenda si svolge a Napoli, nella zona di San Giovanni a Teduccio denominata Bronx, dove la camorra si muove indisturbata. In un comando di Polizia un gruppo di agenti lavora con l'intento di demolire definitivamente l'intera organizzazione criminale. La banda, messa alle strette, perderà il controllo e farà l'errore di fidarsi di un ragazzino cresciuto nel quartiere, che trascinerà tutti in una trappola. «Una rivisitazione di Davide e Golia in chiave contemporanea» spiega il produttore. «O, se preferisce, un'esemplificazione del celebre sutra induista che dice più o meno: “Chi è prigioniero dell'ego, anche se molto potente, può essere sconfitto perfino da un bambino”.»

Uscita prevista in autunno per Italian Blood Stories, un progetto cinematografico italiano di genere che racchiude nei suoi sei episodi storie di fantasmi, orrore e mistero. La supervisione generale è del regista Claudio Fragasso, supervisione di soggetti e sceneggiature a cura di Rossella Drudi. I registi degli episodi sono Daniele Malavolta, Andrea D’Emilio, Antonio Losito, Francesco Giorgi, Gianluca Bonucci, Vincenzo Della Corte. Tra gli interpreti, Miky Russi, Augusto Zucchi, Giulio Neglia, Vincenzo Della Corte, Giovanna Rei, Francesco De Francesco, Massimo Bonetti, Daniele Sirotti, Michelle Morell, Laura Nasoni.

Ancora Claudio Fragasso firma la regia di Karate Man, con Claudio Del Falco, Stefano Maniscalco, Gianluca Poteziani, Tony Scarf, Stefano Calvagna, Niccolò Calvagna, Anne Garcia, Michele Verginelli e Marco Aceti, in sala a inizio 2021. Lo spettatore sarà guidato lungo l'appassionante percorso delle vicende esistenziali e professionali di un campione di arti marziali che sin dall'infanzia si dedica con indomita passione alla sua disciplina. La sua più grande battaglia, però, è quella con la malattia cronica che da sempre lo affligge (il diabete mellito di primo grado) che metterà realmente alla prova le sue doti di lottatore. «Un altro personaggio esemplare – commenta De Venezia – che ci suggerisce che in noi sono sempre presenti le risorse necessarie a farcela e che ci sprona a non arrenderci mai. Perché siamo tutti, a modo nostro, dei combattenti; tutti un po' eroi».

Dal film "Karate man"

 

 

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