Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Sabato, 20 Luglio 2019

Massimiliano Buzzanca interpreta Marforio ne “Il congresso degli arguti” al teatro Quirino di Roma

Buzzanca_2

La commedia musicale “Il Congresso degli Arguti…ovvero sei sommi protagonisti nell’arte dei libelli”, che andrà in scena in data unica al “Teatro Quirino” di Roma il 30 novembre 2015 alle ore 21.00, è stata ideata, scritta e diretta da Anna Rita Cammerata e vedrà la partecipazione straordinaria in voce di Elio Pandolfi nelle vesti di Romolo, il papà di Roma.

Fra i protagonisti il bravissimo Massimiliano Buzzanca nel ruolo di Marforio, all’interno di un cast d’eccezione, costituito da Giorgia Trasselli (Madama Lucrezia), Pier Maria Cecchini (Pasquino), Maurizio Matteo Merli (l’Abate Luigi), Simone Sabani (il Facchino), Roberto Bagagli (il Babbuino)…notasi la doppia b!

Oltre alle statue parlanti, troveremo personaggi moderni, come la giovane Claudia interpretata da Giulia Montanarini, che si innamora del senzatetto straniero Paco, interpretato da Daniele Antonini e una strepitosa Marina Ripa di Meana nel fantastico ruolo di Tramontana: la figura del vento, che si rivelerà fondamentale nella risoluzione dei vari problemi.

Un’opera dedicata alle sei statue parlanti di Roma, dette anche “Congrega degli Arguti” che fin dal 1500 venivano utilizzate dai romani per affiggere anonimi ed irriverenti messaggi o componimenti satirici di protesta contro la classe dirigente dell’epoca. Questi messaggi, comunemente chiamati “pasquinate”, dal nome di Pasquino, la statua parlante più conosciuta, rappresentavano per i romani dell’epoca papalina un efficace e liberatorio mezzo per protestare contro angherie, soprusi, ingiustizie sociali, tassazioni elevate. Attraverso le statue essi esprimevano tutto il loro disappunto con dissacrante ironia, a volte con cinismo.

Un modo popolare per esternare i malumori verso il potere e il dissenso nei confronti della corruzione e dell’arroganza dei personaggi pubblici. Oggigiorno i costumi e le modalità di protesta sono mutati; forse si scrive troppo nei social, la gente tende a reprimere, fin anche a soccombere. I frenetici ritmi di vita, in questo caso fuorvianti, distolgono la nostra attenzione rispetto a ciò che accade nella quotidianità.

Pertanto, le statue parlanti, entrate nella leggenda della “Roma sparita”, non sono più un utile mezzo per esternare le proprie opinioni, con la particolare ironia che sin dai tempi di Orazio, Catullo ed Ovidio caratterizzava il popolo romano, al quale va tuttavia riconosciuta ancora oggi l’innata capacità di lasciarsi scorrere addosso ciò che capita attorno.

Questa interessante e singolare commedia, che rappresenta una novità di genere, si articolerà fra equivoci e dilemmi, che terranno alta l’attenzione del pubblico fino al termine della rappresentazione in scena, anche grazie all’ottimo livello di recitazione di questo affiatato gruppo di attori. Annarita Cammerata, oltre ad aver abilmente lavorato su testi e regia, si è prodigata anche nella realizzazione dei testi musicali, affidando la direzione d’orchestra al M° Riccardo Gnerucci; le coreografie sono di Stefano Sellati, che con il suo corpo di ballo arricchirà la commedia di ritmo e colore. Aiuto regia e luci di Francesco Piotti, scenografie curate da Ivano Ferrari, scenografia “virtuale” di Digital Grafics, costumi di Iuri Lieggi.

Nell’ambito di questa commedia musicale è previsto anche un generoso appuntamento con la solidarietà; infatti, il 5% del ricavato dagli incassi sarà devoluto a sostegno dei progetti di “Beautiful After Breast Cancer Italia Onlus”, associazione guidata rispettivamente dal presidente Marzia Salgarello, primario di chirurgia plastica e ricostruttiva del Policlinico Gemelli di Roma e dal vice-presidente Donatella Gimigliano, stimatissima ed apprezzata giornalista.

In occasione della Conferenza Stampa tenutasi giovedì 26 novembre presso la “Sala di Rienzo del Conference Center Roma”, nel corso della quale si è svolta la presentazione della commedia musicale “Il Congresso degli Arguti”, ho avuto il piacere di intervistare l’attore Massimiliano Buzzanca.

Vorrei iniziare la mia intervista con un argomento di grande attualità: la crisi che investe il teatro già da diversi anni. Posso sapere la tua opinione?

La crisi del cinema e del teatro dura da 15/20 anni e sembra inarrestabile. A mio avviso, la responsabilità principale è di noi attori ed ora ti spiego il perché… Innanzitutto, il nostro sindacato non ci protegge abbastanza, poiché non vengono rispettati i minimi sindacali. Molti attori, pur di lavorare, sono disposti a ricevere compensi inferiori e il sindacato non interviene, affinchè vengano rispettate le tabelle minime. Un tempo essi, in situazioni particolarmente eclatanti, prendevano posizione, ma solo quando si giravano film all’estero, poiché generalmente venivano imposti attori e generici del posto.

In secondo luogo, gli attori hanno sbagliato a far entrare troppo la politica nel nostro lavoro. Di frequente si chiede aiuto alla politica, presente anche nelle commissioni, per lavorare è questo ha determinato la loro interferenza. Gli attori che dissentono, prendendo le distanze da questo strano meccanismo, alla fine non lavorano; vengono tagliati fuori, anche se il mestiere dell’attore non ha nulla a che fare con la politica; l’artista non dovrebbe schieransi a prescindere.

Noi attori non ci ribelliamo a questo tipo di strapotere e siamo costretti a lavorare con gli indipendenti, che non hanno grandi risorse a disposizione. La figura del produttore si è persa; oggi esistono solo produttori esecutivi, poiché nessuno se la sente più di investire il proprio danaro, visto che si riesce a rientrare solo in parte alla copertura delle spese effettive. Quindi, per fare un film ci si affida al “tax credit” e per rispettare un budget molto ristretto tutti vengono sottopagati. Nel frattempo, lo Stato continua a togliere fondi al cinema e al teatro, senza porsi il problema di trovare un modo per far vivere le persone che lavorano nell’ambito dello spettacolo.

Un’idea potrebbe essere quella di defiscalizzare, almeno in parte, il prezzo dei biglietti di cinema, teatro, concerti. Abbassando la percentuale di tassazione, ci potrebbe essere un margine di guadagno da reinvestire in altre iniziative; magari, si potrebbe inserire una clausola di obbligo a reinvestire nel settore.

Insomma, con un po’ di buona volontà, le soluzioni si potrebbero ragionevolmente trovare.

Quale prospettiva si presenta ai più giovani, che vorrebbero esprimersi attraverso la recitazione?

Finchè qui in Italia si permette di far fare l’attore a persone che non sono attori, allora credo sia meglio che i giovani di talento vadano all’estero. Se oggi avessi vent’anni, anch’io non esiterei a propormi al di fuori del mio Paese. Negli Stati Uniti, per esempio, il rapporto con l’attore è estremamente professionale, come dovrebbe essere. Ricordo sempre con piacere la prima volta che lavorai con una produzione americana;rimasi quasi imbarazzato nel constatare il rigore nella divisione dei ruoli. Io attore non dovevo occuparmi di fare nulla al di fuori del mio ambito; se c’è da spostare una sedia, si chiama l’attrezzista e così via. Nel nostro Paese è tutto più approssimativo e questo aspetto non mi piace affatto. Finora, ho lavorato in tre film in lingua inglese ed uno in lingua spagnola, in tutti i casi senza ricorrere al doppiaggio. Nel film spagnolo firmai il contratto per quattro pose, che poi diventarono dodici ed uscii nei titoli di testa. Il regista che diresse il film apprezzò immediatamente la mia recitazione e sul set si creò subito un clima assolutamente favorevole, sinergico; mi piace lavorare con queste modalità! Nella recitazione la tecnica conta fino ad un certo punto; il cosiddetto “fuoco sacro” fa parte della creatività dell’individuo; averla è un dono e come tale non si può inventare.

Nell’immaginario collettivo, spesso, si pensa erroneamente che i figli di artisti noti abbiano un percorso facilitato. Nel tuo percorso artistico hai mai avuto l’opportunità di condividere il palcoscenico oppure il set con il tuo grande papà?

Io personalmente ritengo di essere un “figlio d’arte” assolutamente privilegiato, molto raccomandato… Scusami per l’ironia, ma mio padre non ha mai fatto una telefonata a nessuno per aiutarmi e lo dico con fierezza. Quando mi incontrò sul set della fiction televisiva “Il restauratore”, che lo vede protagonista, si limitò a dirmi: “…e tu cosa fai qui?” Fra i miei colleghi, sicuramente qualcuno sarà stato aiutato ma, in genere, per avere i meritati riscontri, bisogna attendere la morte del genitore. Spesso, io e mio padre ci ridiamo su e lui, con la sua proverbiale ironia, dice: “Dovrai aspettare che io non ci sia più per diventare famoso!” A questo punto all’uopo gli scongiuri.

Cinema o teatro: dove trovi maggiore ispirazione nell’esprimer il tuo “essere” attore?

C’è da dire che il Teatro ti dà il mestiere… e i debiti…il Cinema e la Televisione di danno la fama, ti fanno riconoscere per la strada e i soldi con i quali ripaghi i debiti. A parte le battute, senz’altro mi diverto di più in teatro; il cinema, secondo me, è più facile. Un ciak buono lo trovi! In teatro è tutto immediato, diretto; quando si apre il palcoscenico entri in scena e ti metti in gioco; pertanto, si vede subito quello che vali. In effetti, in teatro i poco talentuosi si smascherano facilmente. Ecco perché molti attori, consapevoli dei propri limiti, non si avvicinano al teatro. Qualcuno impone il proprio stile, ma è una scusa per farsi accettare; spesso ci sono persone che provengono da altri percorsi formativi, ben lontani dal fare davvero l’attore. Aggiungo che qualche attore uscito dai reality Grande Fratello è anche sopravvalutato.

Il personaggio da te interpretato al quale ti senti più legato?

Mi sento molto legato al mio personaggio nella commedia musicale “Sotto il cielo di Roma”, soprattutto per ciò che lo circonda. In teatro spesso mi danno ruoli brillanti; questo non è ancora avvenuto in cinema, dove finora ho sempre fatto parti serie, talvolta drammatiche. Nella fictionPuccini”, per esempio, ero il Maestro Leoncavallo, che era sempre pensieroso, corrucciato, insomma “incavolato”.

Vorresti parlarmi del tuo attuale impegno teatrale?

Attualmente sto ancora provando con la compagnia la commedia musicale Il Congresso degli Arguti”, che stamane abbiamo presentato alla Stampa e vedrà il suo debutto fra pochi giorni. Interpreto il personaggio di Marforio, una delle sei statue parlanti di Roma, insieme a Pasquino, Madama Lucrezia, il Facchino, il Babuino, l’Abate Luigi. Marforio è una scultura marmorea di epoca romana (I° secolo), raffigurante forse il dio Nettuno, l’Oceano oppure il fiume Tevere. Dopo Pasquino, è la statua parlante più nota ed è attualmente conservata presso i Musei Capitolini di Roma. A parte qualche doveroso riferimento storico, posso affermare che il mio personaggio mi piace, mi convince; è sarcastico ed ironico, come tutte le statue parlanti. Entro in scena vestito poco e resto così per tutto il tempo; del resto Marforio è così!

Riesci a spiegarmi cosa hai provato nel vedere tuo padre interpretare il beffardo ed ironico “Don Giovanni” di Moliere?

In realtà, non sono rimasto molto sorpreso, poiché il personaggio Don Giovanni non è molto lontano dalla sua vera natura. Il suo modo di vedere il sesso, che esula dai sentimenti, è molto simile a quello del protagonista. Quindi, considerando la sua indole, credo non sia stato molto difficile per lui ricoprire questo ruolo. Osservando mio padre, ho sempre qualcosa da imparare, ma questo generalmente lo faccio sempre. Guardo da addetto ai lavori e raramente mi trovo a fare lo spettatore. Fatta eccezione quando guardo i film di George Lucas, che fa un genere di film dove si è inventato una modalità che si ricollega a motivi filosofici, uniti ad effetti speciali, con storie surreali, favole e sogni. Egli ha la capacità di miscelare le filosofie orientali al concetto medioevale di cavalierato. Mi piacerebbe molto fare questo genere di film, creando personaggi ai quali prima o poi tutti si ispirano. Questo regista e produttore statunitense è un grande studioso di storia e discipline religiose. Io, fin dall’adolescenza, ho sempre preferito questo genere di letture; quindi, conoscevo “La ricerca del Santo Graal”, gli Hobbit e il loro universo immaginario, “il Santo Anello” e tutto questo mi affascinava in modo particolare.

Nella tua vita quale posto ricopro la famiglia?

La famiglia è dove batte il cuore ed è la propria compagna che fa la famiglia. Quando la mia attuale compagna Raffaella chiese ad una comune amica qualche notizia sul mio conto, lei rispose che ero un signore, una persona dai modi gentili, ma uno “sciupafemmine”. Quando poi, qualche tempo dopo, lei rivolse a me la stessa domande, le risposi: “Si, questo è vero, ma succede quando non sono innamorato!” Questa è la sintesi di tutto.

Buzzanca_1

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI