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Domenica, 07 Marzo 2021

L'amore inatteso: il film francese dell'anno

Locandina-L'amore inatteso

 

Non ha avuto molta eco sui grandi giornali, e ancora meno nella distribuzione presso le nostre più importanti sale cinematografiche, ma la pellicola francese L'amore inatteso (traduzione libera dell'originale 'Qui a envie d'être aimé?' [Chi desidera essere amato?], regista Anne Giafferi, 89 minuti) a parere nostro merita in pieno la palma di film dell'anno. Il lavoro nasce come trasposizione cinematografica del romanzo autobiografico (e best-seller in Francia) Catholique anonyme (Editions du Seuil) dello scrittore e produttore televisivo Thierry Bizot, marito della regista del film. Bizot, dopo aver condotto una vita all'insegna della leggerezza e del successo professionale, all'età di 44 anni si è infatti convertito alla fede cattolica in seguito ad una serie di catechesi per adulti a cui era stato invitato dall'insegnante di scuola dei suoi figli. Si tratta quindi di una conversione adulta confessata pubblicamente e manifestata senza paure nei confronti di quello stesso star-system in cui Bizot lavora e che – per gran parte – fonda molte delle sue idee di fondo all'estremo opposto di quella scala di comandamenti, e valori, professata invece dai cristiani. Il tutto, poi, è avvenuto a Parigi nella Francia dei nostri giorni, il Paese europeo forse più laicista e anticlericale che esista. Ce n'è abbastanza insomma per innescare un caso pubblico e un dibattito esplosivo. Ed è proprio quello che è avvenuto Oltralpe dove l'uscita a breve distanza del libro prima e del film poi ha portato l'esperienza di Bizot sulle prime pagine dei grandi quotidiani rilanciando l'attualità del tema-religioso. Il che, peraltro, non ha fatto che confermare, se ancora ce ne fosse bisogno, come nella società cosiddetta postmoderna che si vuole libera e illuminata e ha eliminato apparentemente ogni tabù, certe cose (parlare di Dio, ad esempio) restano comunque emarginate o, nel migliore dei casi, a malapena tollerate.

Il film stesso, che assume alcune licenze poetiche rispetto all'autobiografia di Bizot ma resta sostanzialmente fedele alla storia reale nel suo complesso, mostra in modo molto incisivo questo aspetto indugiando sulle reazioni all'interno della famiglia e nel circoli di amici del protagonista quando questi vengono a sapere della sua conversione a Cristo. Emergono così i consueti luoghi-comuni che vedono associare il mondo religioso in quanto tale (e quello cristiano-cattolico in particolare) a divieti, proibizioni e chiusura mentale, qualcosa di semplicemente insostenibile per una qualsiasi mentalità moderna. Il protagonista, però, non recede dalla sua scelta (“una grazia”, ammetterà lui stesso, usando un'altra parola-tabù dei nostri giorni) e scopre anzi, dapprima per mera curiosità personale, poi con sempre maggiore passione e convinzione un mondo di cui non sospettava nemmeno l'esistenza: il mondo di Dio. In questo mondo c'è una Chiesa, ci sono dei sacerdoti e c'è soprattutto una comunità fatta di persone normali – con i loro problemi normali – che va avanti nonostante tutto. Il protagonista del film arriva così a comprare di sua iniziativa una Bibbia, per scoprire che non l'aveva mai letta in vita sua. Proprio lui che passava per un tipo acculturato, al di sopra della media. Ruba tempo al lavoro e persino serate intere agli amici pur di conoscere meglio quel Dio che si è incarnato nella storia. Alla fine dell'inaspettato cammino (“l'amore inatteso” del titolo nella versione italiana), sarà il mondo di prima ad essergli stretto. Quando si conosce il senso della vita – non solo in modo intellettuale, ma perchè se ne fa esperienza anzitutto nell'intimo di se stessi, col cuore, per usare un altro termine spesso citatissimo a sproposito – le cose di prima assumono un altro significato, molto più relativo. Questo cambiamento è entusiasmante e di per sè contagioso per chi lo vive in prima persona, ovviamente, ma non è indolore. Nel film la moglie di Bizot (da non credente) sulle prime non accetta affatto la conversione e per un attimo sembra volere andare per la sua strada, orientata a rompere quel matrimonio che pure gli ha dato due figli. Cambierà posizione soltanto alla fine, quando lei stessa scoprirà – dall'interno del gruppo di catechesi – che cosa ha provocato realmente la conversione nel cuore del suo uomo. L'ultima scena del film, nella sua semplicità, è forse una delle più provocanti in assoluto per uno spettatore dei nostri tempi: quando la moglie chiede a Bizot che cosa farà ora, dal momento che le catechesi che gli hanno cambiato la vita sono finalmente terminate, il protagonista risponde semplicemente: “credo che andrò a Messa la Domenica”, mentre avanzano i titoli di coda. Cosicchè alla fine quella strana domanda resta in sospeso anche per gli spettatori presenti in sala, che in qualche modo si vedono interpellati e spinti a prendere posizione, ciascuno per proprio conto. Dalla critica il film è stato accusato di essere lento e poco approfondito nel tratteggiare alcuni temi, mentre da altri è stato accusato persino di essere velatamente apologetico. In ogni caso, poco o troppo francese che sia per i palati più fini ed esigenti, una bella sorpresa della nuova stagione cinematografica, decisamente inaspettata (la regista peraltro è al debutto cinematografico), oltre che tematicamente controcorrente. Se si considera il modestissimo budget a disposizione, poi, quasi un piccolo gioiello. Da vedere.

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