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Martedì, 17 Luglio 2018

Sergio Basile e Nicolas Zappa sono i protagonisti di Fratelli, il nuovo spettacolo di Claudio Collovà ispirato all’omonimo romanzo di Carmelo Samonà, che debutta in prima nazionale nella Sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo il 14 febbraio alle ore 21.00. Le scene e i costumi sono di Enzo Venezia, le musiche di Giuseppe Rizzo.

Repliche fino al 25 febbraio.

Claudio Collovà ripropone Fratelli, che aveva messo in scena diversi anni fa per il “Festival di Palermo sul Novecento”, in una nuova edizione che non definisce “una ripresa”: «Sarà una nuova regia – afferma il regista – con molta più esperienza da parte mia e molti attraversamenti. L’immaginario resterà lo stesso, ispirato alla pittura di Francis Bacon. Fratelli è un romanzo scarno di parole, ricchissimo di silenzi, ma anche di azioni che rendono possibile un percorso di drammaturgia teatrale».

Ispirato al romanzo omonimo di Carmelo Samonà (pubblicato nel 1978 da Einaudi e oggi da Sellerio), lo spettacolo affronta il tema della malattia attraverso un congegno narrativo di grande impatto. Samonà è stato un intellettuale di grande levatura e i suoi romanzi vennero accolti con «vasto e unanime riconoscimento». Fratelli costituì un caso editoriale per diversi motivi: malgrado la “difficoltà” dell’argomento e della scrittura, esaurì nel giro di sei mesi le trentamila copie previste per il lancio e, arrivato in cinquina, insidiò la vittoria di Ferdinando Camon al premio Strega. Recensori eccellenti, da Giorgio Manganelli a Natalia Ginzburg, da Walter Pedullà ad Alfredo Giuliani (che lo definì «un libro di conoscenza e di rara eleganza intellettuale»), fecero accostamenti lusinghieri, da Kafka a Conrad a Canetti, soffermandosi in particolar modo su due temi principali della scrittura di Samonà: quello della malattia mentale e quello del linguaggio.

Fratelli nasce dal silenzio, dal vuoto dell’uomo, la sua malattia congenita è la solitudine. I due fratelli del racconto vivono isolati in un vecchio appartamento, dove soltanto a sprazzi arriva il flebile impasto sonoro della città. Non esiste nulla di stabile, di preciso, di definito: sembrerebbe un aleggiare di corpi e voci che si battono contro ostacoli invisibili. La regia spezza l’io narrante per farlo convivere tra i due personaggi, in un rimbalzo di emozioni che segue l’andamento tortuoso del testo.

«Fratelli – spiega Claudio Collovà – è un racconto di una grande bellezza e silenzioso a tal punto che, al di là della storia realistica e biografica, occupa una dimensione metaforica utile per una ricerca teatrale non vincolata, che mi ha spinto a considerare i due fratelli come un io diviso, come due aspetti diversi e contrastanti della stessa persona. L’uno nel suo maniacale tentativo di mettere sistematicamente ordine al mondo e ai comportamenti dell’altro attraverso una scia di indizi che fedelmente registra, e l’altro, consciamente e involontariamente, teso alla distruzione delle infinite e contraddittorie riflessioni del fratello, e materialmente impegnato a disordinarne le tracce per distruggere ogni indagine su di sé. Irrealtà e realtà si intrecciano e si mescolano, e i due fratelli, per ragioni diverse, sembrano afflitti entrambi dalla malattia. Una lotta incessante, violenta ma anche carica di amore, che li accomuna e li rende simili».

Iconograficamente, Collovà si è ispirato alla pittura di Francis Bacon, affidando al make-up artist Gae Pusanti il trucco degli attori e ad Enzo Venezia i costumi e la scena, delimitata da strutture geometriche che sembrano uscite da un dipinto dell’artista inglese.

Spiega il regista: «Considero Bacon un riferimento fondamentale proprio per certi disequilibri che riguardano innanzitutto l’anima, con figure che sono grumi di dolore e di agonia e tuttavia cocciutamente vivi. Del resto la solitudine, la provvisorietà, la crisi, l’incomunicabilità sono i tratti distintivi che avvicinano l’opera di Bacon al mondo raccontato da Samonà nel suo meraviglioso romanzo».

Fratelli

dal romanzo di Carmelo Samonà

con Sergio Basile e Nicolas Zappa

regia e drammaturgia Claudio Collovà

scene e costumi Enzo Venezia

musiche Giuseppe Rizzo

assistente alla regia Valentina Enea

assistente alle scene e ai costumi Ottavio Anania

make-up artista Gae Pusanti

produzione Teatro Biondo Palermo

 

durata 1 h e 25 min.

 

calendario delle rappresentazioni:

mercoledì 14 febbraio ore 21.00

giovedì 15 febbraio ore 21.00

venerdì 16 febbraio ore 17.30

sabato 17 febbraio ore 17.30

domenica 18 febbraio ore 21.00

martedì 20 febbraio ore 17.30

mercoledì 21 febbraio ore 21.00

giovedì 22 febbraio ore 21.00

venerdì 23 febbraio ore 17.30

sabato 24 febbraio ore 17.30

domenica 25 febbraio ore 21.00

 

biglietti

intero euro 16

ridotto euro 14

studenti e under 25 euro 8

Una giornata particolare”: il film capolavoro di Ettore Scola, magistralmente interpretato nel 1977 da Marcello Mastroianni e Sofia Loren, rivive quarant’anni dopo in teatro nelle performance di due attori di grande talento, Giulio Scarpati e Valeria Solarino, per la regia di Nora Venturini. Lo spettacolo, prodotto dalla compagnia “Gli Ipocriti” e applaudito nelle maggiori piazze italiane in tournée nazionale, sarà ospite del Teatro Stabile di Catania, dal 23 al 28 gennaio, alla sala Verga.

Gigliola Fantoni ha curato l’adattamento teatrale dell’opera originaria firmata a quattro mani da Ettore Scola e Ruggero Maccari. La scena è di Luigi Ferrigno, i costumi sono di Marianna Carbone, le luci di Raffaele Perin, video e suoni di Marco Schiavoni. Protagonisti assoluti, come si è anticipato, sono due beniamini del pubblico Valeria Solarino (Antonietta) e Giulio Scarpati (Gabriele), mentre nelle parti di fianco agiscono Matteo Cirillo (il figlio Umberto), Paolo Giovannucci (Emanuele), Anna Ferraioli (nei due ruoli della figlia Romana e della portiera), Paolo Minnielli (il figlio Arnaldo e un poliziotto), Federica Zacchia (la figlia Maria Luisa).

Scarpati torna così al teatro, luogo e mondo in cui si è formato e affermato prima ancora degli straordinari successi cinematografici (David di Donatello nel 1994 quale migliore attore per il film “Il giudice ragazzino”) e televisivi (con fortunatissime fiction televisive da “Un medico in famiglia” a “Fuoriclasse”). Anche Valeria Solarino, attrice cinematografica di indubbio carisma (migliore attrice al Festival di Cannes per "Viola di mare"), continua a cimentarsi sulle assi del palcoscenico, dove ha avuto inizio la sua formazione.

«Abbiamo deciso di mettere in scena "Una giornata particolare" – sottolinea la regista Nora Venturini - superando timori e scrupoli verso il capolavoro cinematografico originale, perché a ben guardarla la sceneggiatura di Scola e Maccari nasconde una commedia perfetta. Un ambiente chiuso, due grandi protagonisti, due storie umane che si incontrano in uno spazio comune in cui un uomo e una donna sono “obbligati” a restare, prigionieri. Fuori il mondo, la Storia, di cui ci arriva l’eco dalla radio. Un grande evento che fa da sfondo a due piccole storie personali, in una giornata che sarà particolare per tutti: per Gabriele, per Antonietta, per la sua famiglia che si reca alla parata, per gli Italiani che festeggiano l’incontro tra Mussolini e Hitler, senza sapere quanto fatale sarà per i destini del Paese».

L’azione si svolge proprio il 6 maggio del 1938, giorno della visita del Führer a Roma. In un comprensorio popolare, Antonietta, moglie di un usciere e madre di sei figli, prepara la colazione, sveglia la famiglia, aiuta nei preparativi per la parata. Una volta sola, inavvertitamente, apre la gabbietta del merlo che va a posarsi sul davanzale di un appartamento di fronte al suo. Bussa alla porta, ad aprirle è Gabriele, ex annunciatore dell’EIAR che sta preparando la valigia in attesa di andare al confino perché omosessuale. Antonietta, donna ignorante e plagiata dall’affascinante figura di Mussolini, rispecchia in pieno il ruolo di donna del “regime” dedita alla famiglia, succube del marito e “mezzo di produzione” per la macchina bellica. È rapita dal fascino discreto di Gabriele e, inconsapevolmente, tenta di conquistarlo mentre lui è costretto a confessare la sua omosessualità causa anche del suo licenziamento. Mentre la radio continua a trasmettere la radiocronaca dell’incontro tra Hitler e Mussolini, Antonietta e Gabriele si rispecchieranno l’una nell’altro condividendo la solitudine delle loro anime. Gabriele regala ad Antonietta un libro ("I tre moschettieri") che rappresenta il simbolo di una speranza, ovvero che le donne possano affrancarsi dalla loro condizione di “schiave” in cui erano state relegate dal regime fascista, attraverso la conoscenza e la cultura.

Nora Venturini ribadisce l’essenza teatrale della sceneggiatura: «Unità di tempo, unità di luogo. E due personaggi che, grazie al loro incontro, cambiano, si trasformano sotto i nostri occhi, scoprono una parte nuova di se stessi, modificano il loro sguardo sulla realtà che li circonda. Antonietta, asservita ai figli e al marito, grazie a Gabriele mette in discussione le sue certezze sul regime, inizia a dubitare sulle verità propagandate dal fascismo, acquista maggiore rispetto di se stessa, assapora un modo diverso di stare con un uomo. Gabriele, omosessuale licenziato dalla Radio e in procinto di essere spedito al confino, costretto tutta la vita a fingere e a nascondersi, con Antonietta finalmente si sente libero, esce allo scoperto, per la prima volta si sente accettato, apprezzato e amato per quello che è. Ignorante e sottomessa lei, colto e raffinato lui, apparentemente diversissimi, si sentono, si annusano, si riconoscono. Sono due umiliati, due calpestati, sono due ultimi. Nel giorno del ballo, sono le due Cenerentole rimaste a casa. E la loro storia è la storia, purtroppo sempre attuale, di coloro che non hanno voce, spazio, rispetto, e sui destini dei quali cammina con passo marziale la Storia con la S maiuscola».

Per info e costi consultare il sito teatrostabilecatania.it. Ricordiamo che sono previste riduzioni per giovani, studenti e over 65. Inoltre, grazie all’intesa tra l’Università e il Teatro Stabile di Catania per la promozione della cultura teatrale, gli studenti universitari e il personale docente e tecnico amministrativo dell’Ateneo potranno assistere alle rappresentazioni del 23 e 24 gennaio (entrambe serali, con inizio ore 20.45), usufruendo di condizioni agevolate per l’acquisto dei biglietti di ingresso, previa prenotazione telematica. In particolare, per la recita di martedì 23 saranno destinati agli studenti 50 biglietti gratuiti (in ordine di prenotazione) e 70 biglietti al costo di 5 €; per la recita di giovedì 25 sono a loro disposizione 120 biglietti al costo di 5 €. Per entrambe le date, al personale docente e tecnico-amministrativo saranno riservati 120 biglietti al costo di 10 euro; potranno essere acquistati fino a 2 biglietti contemporaneamente, il secondo avrà però un costo di 12 euro.

 

Inizia fra pochi giorni a Roma al teatro Petrolini la commedia teatrale Punto Gin con la regia di Roberto Belli e le scene e i costumi di Federica Sollazzo

Parlando con i protagonisti il Corriere del Sud, scopre che nel trama non bisognerebbe mai esagerare con l'alcool!

Il giorno dopo, oltre al consueto mal di testa post sbronza, si rischia di ritrovarsi uno sconosciuto alla porta desideroso di dare seguito ad una love story occasionale nata all'ombra di un gin tonic di troppo!

Da qui prende il via la più classica ed esilarante commedia degli equivoci, dove l'effetto comico è garantito dall'improbabile e serissimo tentativo di nascondere al proprio partner un ipotetico tradimento di cui, per motivi alcolici, non c'è traccia nella memoria.

In un crescendo di situazioni esilaranti dove tutti vengono, loro malgrado, coinvolti in una girandola di sotterfugi e doppi sensi, i nostri protagonisti si destreggeranno alla ricerca dell'agognato happy end, che però in questa occasione non è così scontato.

Il Corriere del Sud ha fatto una chiacchierata con qualcuno dei protagonisti tutti bravissimi, ma alle prove si è riuscita a trovare solo Nadia Clivio, attrice laureata in Architettura e l’amico di una vita l’attore Antonio Messina ex funzionario delle Nazioni Unite e Manuela Di Salvia

Lo sai Giorgio - mi dice Antonio - fare l’Attore e il mio modo di esternare parti di me nascoste, dare ogni volta corpo e anima a diversi personaggi mi arricchisce a livello personale, attraverso la storia, il vissuto, le esperienze e situazioni del personaggio stesso. In ultimo, fare teatro è una stimolante esperienza umana. Ti mette a contatto con persone diverse con cui fai esperienze di condivisione emotiva. In poche parole il teatro è VITA, difficile staccarsi una volta saliti su quelle tavole polverose di legno.

Ma vediamo chi sono gli attori con cui abbiamo chiacchierato della commedia teatrale Punto Gin:

Nadia Clivio

Nata a Sarnico (Bergamo) il 13 gennaio 1975, ha vissuto nella provincia di Brescia fino all’età di 11 anni, per poi trasferirsi stabilmente a Roma.

Affascinata dal mondo del teatro sin da bambina, si iscrive al primo corso di teatro solo dopo la maturità classica, nel 1995, presso l’Associazione Culturale Controchiave.

Mentre prosegue negli studi universitari in architettura, continua ad approfondire la sua formazione artistica, facendo esperienze con diversi registi tra cui Stefania De Sanctise Claudio Boccaccini, con i quali sperimenta e approfondisce le proprie capacità interpretative nell’ambito della recitazione drammatica, esibendosi negli spettacoli ‘Il normale dolore dei matti’, ‘Arrivederci, forse, mai’, ‘Nostos’, ‘Il cielo è sempre più blu’. Con Giancarlo Fares apprende le tecniche preliminari del teatro di narrazione.

Sperimenta la sua vis comica per la prima volta nel 2011, su richiesta di due amiche che si cimentano nella loro prima regia, con lo spettacolo ‘I costruttori di Imperi’ di Boris Vian, in cui interpreta un personaggio minore ma di gran temperamento.

Seguono spettacoli dove alterna personaggi comici e drammatici sempre con grande curiosità e passione, collaborando anche alla parte grafica e scenografica.

Nel 2015 lavora in due spettacoli dell’autore Gianni Clementi, che riscuotono gran successo di pubblico ‘Una volta nella vita’ con la regia di Giancarlo Fares e ‘I suoceri albanesi’ con la regia di Massimo Cardinali. Con quest’ultimo spettacolo ha l’occasione di esibirsi in diversi teatri in Italia, Fabrica di Roma (Viterbo), Ponte nelle Alpi (Belluno) e Gorizia dove nel 2016 vince il premio come miglior attrice protagonista.

Con un piede in cantiere e un piede sul palco, si diverte a definirsi un’archi-attrice!  

Antonio Messina

Nato il 22 dicembre 1957 ed e sempre stato attratto dal mondo dello spettacolo scopre già nei primi anni vita la dedizione al canto ed imitazioni , che lo porta ad improvvisare primi spettacolini per i vicini di casa nascosto nella carcassa di una radiolona ANNI 50 Nella maggiore età entra nel mondo lavorativo come impiegato nelle Nazioni Unite presso la FAO di Roma.A 40 anni scopre il fuoco sacro del teatro prendendo parte a svariati spettacoli nel territorio romano.Prende parte nel laboratorio teatrale nel 1999 di Max Amato in preparazione del lavoro teatrale "Quello che facciamo, quello che sentiamo ". Nel 2000 frequenta la scuola di teatro popolare di Fiorenzo Fiorentini.

Sperimenta e mette in pratica le proprie capacità attoriali in varie commedie nel corso degli anni,ruol comici e drammatici  Molte, sono le commedie messe in scena nel corso di questi anni ai vari testi di G. Clementi: Alcazar, Nemici come prima, Grisu' Giuseppe e Maria e I suoceri Albanesi.in diversi teatri in Italia, Fabrica di Roma (VT), Ponte nelle Alpi (BL), Pasiano (PN) e Gorizia dove nel 2016 viene premiato in tutti i teatri come miglior attore non protagonista e vari premi di riconoscimento come miglior attore. Con I suoceri Albanesi ha l'occasione di esibirsi in diversi teatri in Italia, Fabrica di Roma (VT), Ponte nelle Alpi (BL), Pasiano (PN) e Gorizia Altri spettacoli fanno parte del suo lungo Iter teatrale: Nell'Anno del Signore (regia di A.Avallone), 1994,Tre sull'altalena, Iugula, La cena dei cretini , Il mistero dell'assassino misterioso, Arsenico e vecchi merletti,La tela del ragno e Black comedy.

Manuela Di Salvia 

 nata a Roma il 15/12/1973

Formazione cominciata presso la Permis de Conduire  con  Massimiliano Milesi.

Seguono stage con Marco Solari (teatro di ricerca anni 70)

Vari ruoli interpretati sia nella commedia che nella tragedia da La contessina Julie di strindberg  (nel ruolo della protagonista)

A ruoli coperti in un trio cabaretistico con Le  Basta Guardarle  arrivando in finale a Riso in Italy.

 

Il Cinema italiano ed internazionale è in lutto. Il 23 dicembre il noto produttore Manolo Bolognini si è spento per un arresto cardiaco all'età di 92 anni nella sua abitazione romana di via Cassia. La triste notizie attraverso un'Ansa della figlia Carlotta, la quale ha spiegato che suo padre ha mantenuto fino all'ultimo vivo l'entusiasmo e la progettualità verso il suo amatissimo lavoro.
Nato a Pistoia il 26 ottobre 1925, fratello di Mauro, che segue da giovanissimo, inizia a muovere i suoi primi passi nella "fabbrica dei sogni" degli anni '50  in veste di Segretario di produzione in pellicole come "La Romana" di L. Zampa, "Le notti di Cabiria" di F. Fellini, grandi successi degli anni '50 e successivamente come Direttore di produzione, quindi, in qualità di Organizzatore generale di una ventina di pellicole. Fra queste ultime figurano i nomi maggiormente significativi del nostro Cinema e a tal riferimento è importante ricordare film come "Il Generale della Rovere" di R. Rossellini, "Il Bell'Antonio" e "Senilità" di M. Bolognini, "Il Vangelo secondo Matteo" di P. P. Pasolini.
Nell'esercizio della sua attività cinematografica ha lavorato spesso al fianco del fratello Mauro, maggiore di due anni.
Tutti lo ricorderanno come il creatore del successo di "Django", il fortunatissimo western del 1966 con protagonista Franco Nero, per la regia di S. Corbucci, che ispirò il regista Quentin Tarantino in  un remake rimasto nella storia del cinema.
Ha ricoperto il ruolo di Produttore esecutivo, alternandolo a quello di Produttore in proprio, nella realizzazione di un'ampia pagina di rilievo del nostro cinema, dove figurano film come "La cicala" di A. Lattuada, "Casa Ricordi" di M. Bolognini e "Il grande Fausto" di A. Sironi, solo per citarne alcuni.
Le sue pellicole hanno visto interpreti del calibro di Kirk Douglas, Roger Moore e Ben Gazzara e George Hilton.
Manolo Bolognini negli anni ha partecipato ai principali Festival cinematogratici, ottenendo lusinghieri riconoscimenti di critica e pubblico, in quanto ha rappresentato a pieno titolo un produttore perfezionista, illuminato ed antesignano,  poichè ha saputo apportare sostanziali cambiamenti nel modo di concepire il cinema.
Egli, dotato di straordinaria fantasia, in tante occasioni è riuscito ad ingegnarsi per ottimizzare l’italianissima "arte di arrangiarsi" anche nei periodi in cui i mezzi a disposizione per la realizzazione di un film erano limitati e ciò denota l'autentica passione che ha caratterizzato il suo percorso professionale.
Nel 1999 il suo film "L’ombra del gigante" di R. Petrocchi viene selezionato al "Berlinale", il famoso Festival di Berlino e nel 2005 ha  prodotto il film drammatico-poliziesco "Raul", coraggiosa trasposizione di "Delitto e castigo", Opera prima del figlio Andrea, all'esordio come regista, con protagonisti Giancarlo Giannini e Alessandro Haber.
Fra le tante onorificenze, la Presidenza onoraria nel 2014 del "Centro Mauro Bolognini" all'interno del quale ha profuso tante energie per mantenere viva la memoria di suo fratello e il suo straordinario apporto al Cinema e in questo è sempre stato affiancato dalla figlia Carlotta.
L'attività di Manolo Bolognini, portata avanti con convinzione, competenza ed intelligenza e  contrassegnata da successi di respiro internazionale, costituisce motivo di orgoglio per il nostro Cinema.
La redazione del Corriere del Sud si unisce al cordoglio dei figli Carlotta ed Andrea e dei familiari ed amici.

Dal 12 al 17 dicembre Roma ospita la XVI edizione del Premio Europa per il Teatro e la XIV edizione del Premio Europa Realtà Teatrali. Un’occasione, non comune, per incontrare e conoscere da vicino gli artisti premiati, vedere i loro spettacoli o performance e frequentare spazi di approfondimento sul loro approccio al teatro. Il Premio Europa per il Teatro rientra quest’anno in Italia, come progetto speciale del Ministro dei Beni Culturali, a Roma, città in cui chiude idealmente l’anniversario dei 60 anni dai Trattati di Roma ed apre, in qualità di prima iniziativa, l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018. 

Queste celebrazioni coincidono con il 30° anniversario del Premio Europa, la prima iniziativa culturale nel campo dello spettacolo lanciata dalla Comunità Europea. Il Teatro di Roma partecipa all’evento in qualità di partner organizzativo; inoltre collaborano all’iniziativa il Polo Museale del Lazio con il Palazzo Venezia e il Teatro Palladium. Il Premio Europa per il Teatro e il Consiglio consultivo che vi collabora, hanno assegnato il XVI Premio Europa per il Teatro a un’attrice e un attore la cui formazione teatrale gioca un ruolo importante riguardo la scelta dei candidati. Sono anche due figure emblematiche della scena internazionale: Isabelle Huppert e Jeremy Irons, artisti capaci entrambi di ‘migrare’ dalla dimensione del teatro verso quella del cinema e viceversa. 

Così per la seconda volta, dopo lungo tempo, dopo Michel Piccoli, ritorna il premio a degli attori. I due artisti condivideranno assieme lo spazio scenico prendendo parte a una performance ideata appositamente per il Premio Europa: Ashes to Ashes di Harold Pinter. Inoltre Isabelle Huppert leggerà dei brani di Guy de Maupassant Quest’anno, nell’ambito del Premio Europa per il Teatro, si è ritenuto di particolare importanza assegnare altri due premi: un Premio Speciale a Wole Soyinka, scrittore, drammaturgo e poeta, premio Nobel per la letteratura nel 1986, che con la sua opera ha saputo creare un ponte ideale tra l’Europa e l’Africa: un impegno da riconsiderare viste le attuali, problematiche relazioni del vecchio Continente con l’Africa. Attraverso una scelta non dissimile, si è voluto riconoscere con una Menzione Speciale il tipo di lavoro e l’impegno di Fadhel Jaibi, uomo di teatro tunisino che non ha smarrito lucidità e senso critico in un periodo di fermenti, ripiegamenti, illusioni e disillusioni che da alcuni anni contrassegnano la vita di intere popolazioni del Maghreb e del mondo arabo. Sin dalla terza edizione il Premio Europa per il Teatro, istituendo il Premio Europa Realtà Teatrali, si è impegnato a dare spazio ed attenzione alle produzioni e ai fermenti teatrali più creativi, significativi e innovativi di ogni parte d’Europa, prodotti con stili di lavoro diversi ed espressi in ogni forma, senza limitazioni di genere. Si guarda inoltre a quelle ‘emergenze teatrali’, anche extraeuropee, che per ragioni artistiche, ma anche geografiche, sociali e politiche, richiedono attenzione, visibilità e persino forme di aiuto ed appoggio. 

La Giuria del Premio Realtà Teatrali, per questa XIV edizione, ha deciso di non basarsi sui candidati segnalati da più tempo, i quali anche se ancora giovani adesso hanno raggiunto una consacrazione a livello internazionale. La Giuria quindi ha scelto: Susanne Kennedy, ‹crudele› ed ironica regista olandese ma anche tedesca, potrà essere apprezzata in The Virgin Suicides. Kennedy esplora nelle sue creazioni i legami tra teatro ed altre forme d’arte facendo spesso muovere in modo circolare attori, parole e concetti, il tutto integrato in spazi performativi che sono anche installazioni di arti visive. Jernej Lorenci, candidato dal 2011, proporrà UbuRoi da Alfred Jarry. 

Regista sapiente, si misura con un repertorio vastissimo, la sua ambizione fondamentale è quella di ricercare e stabilire un flusso speciale di interrelazioni ed emozioni tra scena e pubblico. Yael Ronen, candidata dal 2009, drammaturga, regista e cosmopolita, sarà presente alla guida di una Roma Armee pronta a rivendicare la varietà e diversità di popolazioni europee ‘altre’ e la lettura The Situation. Encomiabile la sua sensibilità rivolta al tema dell’integrazione. Impegnata con attori israeliani e palestinesi nel suo paese d’origine, e altresì in Germania con attori siriani; sa portare sulla scena situazioni politiche e sociali drammatiche con umorismo e solo apparente leggerezza, avvicinando così un pubblico vasto alla consapevolezza di questioni sociali urgenti e politicamente scandalose. Alessandro Sciarroni, artista visivo e performer, con la sua ricerca teatrale oltrepassa le tradizionali definizioni di genere, l’artista proporrà la sua creazione Untitled_I will be there when you die e una dimostrazioni di lavoro: Cowboys. Kirill Serebrennikov, autore, regista teatrale e cinematografico, scenografo e inventore di nuovi spazi scenici, direttore di prestigiosi teatri e didatta il cui profilo è quello di un artista geniale, ‘totale’ ed innovatore. 

Theatre NO99, candidato dal 2010, compagnia teatrale che unisce l’impegno politico a un metodo di lavoro fondato su una costante e attiva cooperazione e interazione creativa tra attori e regista. Saranno presenti con NO 43 - Filth. Restando nell’ambito del Premio Realtà Teatrali, il Presidente di Giuria e il Premio Europa per il Teatro, in linea con la Consulta, hanno deciso di conferire un Premio Speciale a Dimitris Papaioannou. Non da adesso, si impone un Premio Speciale a questo regista e artista visivo, candidato dal 2007, la cui fama e prestigio hanno raggiunto in questi anni i più alti vertici del teatro europeo. Degli apporti così rilevanti da farci considerare questo Premio Speciale urgente, meritato e dovuto. Il Premio ha scelto anche di non proporsi come un mero momento celebrativo. Infatti gli artisti premiati partecipano alla manifestazione con spettacoli, anteprime, letture e dimostrazioni di lavoro; di volta in volta partecipano anche a conversazioni, convegni e incontri, così da offrire al pubblico, alla critica e a chi studia e pratica il teatro, la possibilità di entrare nel loro modo di fare teatro. Normalmente gli incontri raccolgono testimonianze di quanti, in diversi modi, partecipano al percorso creativo e alle produzioni di una donna o di un uomo di teatro, come di un gruppo o di una compagnia; a queste testimonianze si aggiungono interventi e relazioni di critici, studiosi e giornalisti della stampa internazionale. 

La sezione ‘Ritorni’ del Premio Europa per il Teatro ospita produzioni di artisti premiati in edizioni precedenti. Quest’anno si prevedono i ritorni di Giorgio Barberio Corsetti il 12 dicembre con Re Lear; Robert Wilson insieme agli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico riesplora e ripropone Hamletmachine di Heiner Müller, mentre Peter Stein propone un Riccardo II di Shakespeare. Il Premio Europa per il Teatro, note. Il Premio Europa per il Teatro, la cui prima edizione si è tenuta nel 1987, è stato presentato nel 1986 come progetto pilota in campo teatrale della Commissione Europea presieduta da Jacques Delors ed il cui primo Commissario alla Cultura fu Carlo Ripa di Meana. In quegli anni un impulso alla sua creazione viene anche da Melina Mercouri, che fu madrina del Premio, e da Jack Lang, allora Ministro francese della Cultura ed attuale Presidente del Premio. Il Premio, per il suo ruolo e le sue attività, è riconosciuto dal 2002 dal Parlamento e dal Consiglio Europeo Organizzazione di interesse culturale europeo. Il Premio Europa per il Teatro promuove, nell’ambito dello spettacolo dal vivo, l’interdisciplinarietà, l’integrazione e la cooperazione tra il teatro e le altre arti. Esso ha lo scopo di promuovere la conoscenza e la diffusione dell’arte teatrale in Europa, contribuendo allo sviluppo dei rapporti culturali e al consolidamento della coscienza europea. 

Il Premio Europa per il Teatro assegna, tra gli altri, due riconoscimenti: il Premio Europa per il Teatro ed il Premio Europa Realtà Teatrali. Il Premio Europa per il Teatro, premio alla carriera, è conferito a quella personalità o istituzione teatrale (teatri o compagnie) che maggiormente abbia contribuito alla realizzazione di eventi culturali determinanti per la comprensione e la conoscenza tra i popoli. Il premio viene assegnato alla carriera e il vincitore viene scelto per l’insieme del suo percorso artistico, tra esponenti di grande rilievo del teatro internazionale, inteso nelle sue diverse forme, articolazioni ed espressioni. Il Premio Europa alla carriera è stato assegnato negli anni a: (I) Ariane Mnouchkine e il suo Théâtre du Soleil (Francia), Premio Speciale conferito a Melina Mercouri dal Presidente del Premio Europa per il Teatro primo Commissario Europeo alla Cultura, Carlo Ripa di Meana,(II) Peter Brook (Gran Bretagna), (III) Giorgio Strehler (Italia), (IV) Heiner Müller (Germaia),(V) Robert Wilson (USA), (VI) Luca Ronconi (Italia), Premio Speciale conferito a Vaclav Havel dal Presidente del Premio Europa per il Teatro Jack Lang, (VII) Pina Bausch (Germania), (VIII) Lev Dodin (Russia), Premio Speciale al BITEF (Serbia) e Menzione Speciale a Ibrahim Spahić (Sarajevo/Bosnia Herzegovina) conferiti dalla Giuria, (IX) Michel Piccoli (Francia), (X) Harold Pinter (Gran Bretagna), (XI) ex aequo Robert Lepage (Canada), Peter Zadek (Germania), (XII) Patrice Chéreau (Francia), (XIII) Krystian Lupa (Polonia) (XIV) Peter Stein (Germania), Premio Speciale conferito a Yuri Lyubimov dalla Giuria, (XV) Mats Ek (Svezia) Premio Speciale conferito a Silvio Purcarete dal Presidente della Giuria Dalla terza edizione del Premio Europa viene assegnato anche il Premio Europa Realtà Teatrali, ispirato dalla volontà di incoraggiare tendenze ed iniziative del teatro europeo inteso nelle sue diverse forme, con attenzione anche alla danza e alla musica nelle loro espressioni teatrali. 

La Giuria è assistita e aiutata, per la selezione dei candidati del Premio Europa Realtà Teatrali, da una Consulta (400 partecipanti) della quale fanno parte gli Organismi Associati al Premio, i premiati delle passate edizioni del Premio critici, giornalisti, direttori di teatro e di festival e rappresentanti di istituzioni culturali. Dopo nove edizioni a Taormina, il Premio Europa per il Teatro è diventato itinerante in Europa. La decima edizione si è svolta a Torino, le due seguenti a Salonicco, poi Wroclaw, San Pietroburgo e lo scorso anno a Craiova in Romania per rientrare quest’anno nuovamente in Italia, a Roma.

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