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Lunedì, 26 Ottobre 2020

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Domenica 25 ottobre 2020 alle ore 18.00 nella  storica Casina di Macchia Madama, Via di Macchia Madama, 94, suggestiva dimora  immersa nel verde al centro di Roma, si terrà un evento dedicato alla memoria ed alla  promozione del patrimonio cinematografico nazionale: il Premio Cinema Anni d'Oro e Premio George Hilton,  ideato dalla regista e produttrice Carlotta Bolognini, che ne cura anche la direzione artistica.
Un appuntamento molto atteso che  aprirà le porte ad un ciclo annuale di premi e riconoscimenti rivolti alla storia del Cinema italiano e non solo e che costituirà anche l'occasione per riflettere e modulare canoni e principi di distribuzione e produzione cinematografica.
La prima edizione del Premio Cinema Anni d'Oro sarà dedicata ai film girati nelle strade e nei quartieri di Roma tra il 1945 e il 1986 e vedrà la presentazione di grandi opere cinematografiche,  come "ROMA CITTA’ APERTA" di Roberto Rossellini (1945), "GUARDIA, GUARDIA SCELTA, BRIGADIERE E MARESCIALLO" (1956) e "ARRANGIATEVI" (1959) entrambi di Mauro Bolognini, "LA DOLCE VITA" di Federico Fellini (1960), solo per citarne alcuni.
I registi premiati, oltre a quelli appena menzionati, saranno tra i migliori del Cinema italiano come Mario Monicelli, Antonio Pietrangeli, Dino Risi, Luigi Magni e Luca Verdone.
Per ogni film candidato saranno premiati gli attori protagonisti, come Antonella Lualdi per "LA NOTTE BRAVA" di Mauro Bolognini, e i figli dei registi, quali Tommaso e Vera Rossellini. Presentatori della serata saranno l'attrice italo-persiana Yassmin Pucci e il docente dell'Università di Perugia, critico e giornalista Fabio Melelli, mentre la madrina della Manifestazione sarà Rossella Izzo.
Il Premio alla Carriera George Hilton, in omaggio al grande attore recentemente scomparso, sarà consegnato a Gianni Garko, Nino Benvenuti e Ottaviano dell'Acqua.
Tra gli ospiti della serata,  grandi nomi come Antonellina Interlenghi, il  Colonnello Orazio Anania, Adriana Russo, Stefano Jurgens, Antonella Ponziani, Saverio Vallone, Pippo Franco, Elena De Curtis, Evelina Nazzari, Rino Barillari, Lando e Massimiliano Buzzanca, Olga Bisera, Vassili Karis e molti altri.
Un evento, grandioso per contenuti, protagonisti ed ospiti, finalizzato alla promozione del patrimonio culturale e del  materiale cinematografico, che rappresentano la nostra
identità nazionale; un bagagio che sotto il  profilo professionale costituisce un aulico esempio da seguire e, al contempo, una fonte di ispirazione a livello metodologico e contenutistico per lo sviluppo innovativo del cinema contemporaneo.
L'evento è stato curato nei piccoli dettagli, che fanno la differenza, come l'allestimento delle sale e dei giardini; tutto è stato attentamente studiato e in linea con lo spirito cinematografico e storico-culturale della serata.
La partecipazione  all'evento è su invito.

Dopo il successo alla scorsa edizione alla Mostra del Cinema di Venezia, lo scorso 18 ottobre approda  alla Festa del Cinema di Roma  WiCA | Women in Cinema Award, riconoscimento ideato e condotto dall’attrice Claudia Conte.

La cerimonia di premiazione si è svolta presso l’Auditorium di Roma a Casa Alice | Alice nella Città dove a ritirare i riconoscimenti ci sono stati Liliana Cavani, Paola Cortellesi e Riccardo Milani, Daniela Ciancio, Donatella Palermo e Claudio Masenza.

“Sono molto felice di accompagnare l’evento WiCA anche a Roma, in un momento di grande incertezza dovuta alla pandemia - sottolinea Claudia Conte che ha sfilato sul red carpet con un abito di Luigi Bruno Haute Couture - L’ESSERE QUA OGGI ASSUME UN VALORE SIMBOLICO PERCHé SUGGERISCE CHE ANCHE SE STIAMO LONTANI, RISPETTANDO LE GIUSTE DISTANZE, CONTINUIAMO TUTTI A CREDERE CHE IL CINEMA E L’ARTE SIANO FONDAMENTALI PER DARE SENSO ALLE COSE”.

I premi sono conferiti da un’Academy tutta al femminile composta da autorevoli giornaliste di cinema.

Partner culturale l’Accademia Italiana di Arte Moda e Design fondata dall'Architetto Vincenzo Giubba.
Tra i partner di Women in Cinema Award Area Stile di Marco Lanfranchi, Luciano Pannone della Pannone Group, Marcellini Fragrances, il maestro orafo Michele Affidato, Angelo Paradiso, Giuseppe Cacace alias Rueto, Polini Group, Me Events di Emanuela Sansone.

WiCa è realizzato e organizzato da Claudia Conte e Cristina Scognamillo, che ne cura anche la comunicazione. 

 

Ne avevamo tutti il bisogno di vedere gente spensierata che balla e si abbraccia come nei nostri ricordi di un tempo, in attesa che passi questo triste periodo, nel frattempo ci immergiamo volentieri in questo bellissimo sogno.

Tre storie d'amore, tre generazioni, “Alessandra” è una commedia romantica ambientata su un’isola fantastica, ricca di spunti musicali.  Tra i protagonisti Sergio Muniz, Sara Zanier, Eleonora Facchini, Antonio Apadula, Giacomo Rizzo, Pietro De Silva, Rosaria De Cicco, Alessandra Tumolillo, Fabio Massa, Sergio Sivori, Sabrina Marciano e lo stesso Peppino Di Capri. Special guest i maestri pizzaioli Gino Sorbillo, Salvatore Lionello, Vincenzo Capuano, i food blogger Vincenzo Falcone Delicious, Egidio Cerrone alias Puok&Med, e Marco Infante che interpretano se stessi in una scena del film.

La scena è ambientata, ed era scontato, in un ristorante dove si intratterranno a parlare di pizza con Sergio Muniz, Giacomo Rizzo e Pietro De Silva, nei panni di uno chef sui generis. Durante la cena partiranno le note del brano “Napoli Food Song” che farà alzare tutti dai tavoli per un ballo in stile musical.  Insieme a Salvatore Lionello, Vincenzo Capuano e i food blogger Vincenzo Falcone, Gianandrea Squadrilli, Egidio Cerrone e Marco Infante sono protagonisti interpretando  se stessi nella scena “Napoli Food Song”. 

Il film racconta l’amore tramite tre storie che attraversano tre generazioni. Completano il cast Sara Zanier, Eleonora Facchini, Antonio Apadula, Rosaria De Cicco, Alessandra Tumolillo, Fabio Massa, Sergio Sivori, Sabrina Marciano e la partecipazione speciale di Peppino Di Capri che esegue nel film una versione arrangiata di “Un grande amore e niente più”, brano col quale vinse il festival di Sanremo nel 1973. La prima nazionale con il cast in sala sarà il 15 ottobre alle ore 21 al cinema Metropol di Cava de' Tirreni.   Questa la trama: Francesca e Roberto sono poco più̀ che diciassettenni, vivono la loro vita spensierata, si amano. Un giorno Francesca si accorge di essere in dolce attesa. Con pudore e paura lo comunica a Roberto che rimane sconvolto dalla notizia, ha paura, e si allontana così da lei. Francesca porta avanti, con l’aiuto della mamma, la sua gravidanza accetta quel dono d’amore che le è stato offerto dalla vita. Dopo nove mesi da alla luce una bellissima bimba che chiama Alessandra. All’età̀ di 25 anni Alessandra incontra un ragazzo, Valerio, del quale si innamora. Scopre però che è figlio del suo padre naturale, in pratica sono fratelli , ma... il resto lo scoprirete vedendo il film !

Prodotto da Pragma, la pellicola  è stata girata tra Cilento, Costa D'Amalfi e Cava de’ Tirreni.

Il 17 settembre uscirà nei cinema “Sulle mie spalle”, film scritto, diretto e prodotto da Antonello Belluco. Accanto a Paolo De Vita che interpreta padre Leopoldo Mandić, reciteranno Giancarlo Previati, Fabrizio Romagnoli, Diego De Francesco, Beatrice Sabaini e Taryn Power scomparsa nel giugno scorso e qui alla sua ultima interpretazione come madre del coprotagonista maschile Diego De Francesco

Dopo il successo internazionale di “Antonio, guerriero di Dio”, suo esordio cinematografico nel 2006, il regista e sceneggiatore padovano Antonello Belluco riprende il tema della santità, dedicando questa nuova opera a padre Leopoldo Mandić. Una figura meno nota se paragonata a Sant’Antonio, ma non per questo meno amata dalle persone che lo hanno conosciuto e che a lui si sono rivolte nel momento del bisogno. Uomini e donne di fronte a cui San Leopoldo non ha mai lesinato parole e azioni di conforto. Lo stesso titolo del film, “On my shoulder”, riprende una frase che il santo ripeteva spesso a chi si rivolgeva a lui, spesso in situazioni di difficoltà: «Butta tutto sulle mie spalle».

«Padre Leopoldo lo conoscevo per nome già da piccolissimo perché abitavo molto vicino al convento», racconta il regista Antonello Belluco. «Mia nonna, slovena, gli era molto devota.  A differenza di Antonio, Leopoldo ha trascorso gran parte della sua vita in un confessionale. Una situazione oggettivamente poco cinematografica. Tuttavia, leggendo tra le righe della sua vita, ho individuato nelle testimonianze di chi gli è stato accanto l’elemento che mi avrebbe aiutato raccontarla. Non quindi un film biografico, ma una storia vera narrata attraverso le storie degli altri».

Il film abbraccia gli anni dal 1915 al 1945 e racconta la vicenda delle famiglie Brandi e Filangeri e di alcuni personaggi di spicco della città di Padova che attraversano la tragedia del primo conflitto mondiale e dei difficili anni del dopoguerra.

«Molto spesso una piccola storia, nascosta tra le mura di una piccola casa, può diventare il messaggio più dirompente del secolo –- facendo riferimento al tempo della storia del Film è un tempo che è cambiato solo nel numero degli anni. Tutto il resto è una storia che si ripete. «A volte», conclude Antonello Belluco, «vien da pensare che cambia il numero degli anni sul calendario, ma in realtà la storia dell’uomo, con le sue fragilità e il suo bisogno di salvezza, non cambiano. Di fronte alla guerra e alla crisi economica di allora, così come oggi davanti a un’epidemia che non sappiamo fronteggiare, c’è chi rischia di rassegnarsi all’impotenza, magari immaginando che un gesto estremo possa essere la soluzione. La storia di padre Leopoldo, pur vissuto umilmente in un piccolo convento, ci mostra che esiste un’altra possibilità».
CAST
 
TARYN POWER (Elena Brandi) - “Sinbad e l’occhio della tigre” (1977) di Sam Wanamaker, “Il Conte di Montecristo” (1975) di David Greene.

PAOLO DE VITA (Padre Leopoldo) - “La meglio gioventù” (2003) di Marco Tullio Giordana, “Antonio guerriero di Dio” (2006) di Antonello Belluco,  “Anonymous” (2011) di Roland Emmerich.

DIEGO DE FRANCESCO (Andrea Brandi) - Esordiente, al suo primo ruolo come attore protagonista in una produzione cinematografica

BEATRICE SABAINI (Diletta Filangeri) - “The broken key” (2017) di Louis Nero, “Trilogia della follia” (2016) di Beatrice Sabaini, Narrator “Dante’s Project” (2015) “Un ragazzo d’oro” (2014) di Pupi Avati.

GIANCARLO PREVIATI (Leonida Brandi) - “Questo piccolo grande amore” (2009) di Riccardo Donna “The Tourist” (2010) di Florian Henckel von Donnersmarck

FABRIZIO ROMAGNOLI (Tommaso) “Ma tu di che segno sei?” (2014) di Neri Parenti, “Il generale Dalla Chiesa” di Giorgio Capitani, “Il Giorgione” (2010) e “Il segreto di Italia” (2014) di Antonello Belluco

ALESSANDRA FACCIOLO FROIO (Adele De Santis) Esordiente, al suo primo ruolo come attrice non protagonista

IL REGISTA ANTONELLO BELLUCO

Antonello Belluco è laureato in Scienze politiche. Dopo un periodo nelle radio e tv private, lavora alla Rai come programmista-regista per cinque anni. Dopo i primi videoclip musicali approda alla regia pubblicitaria firmando campagne nazionali. Impara l’uso e lo stile di ripresa proprio sui set del commercial televisivo, linguaggio che non ha lasciato. Autore e regista di tre musical, inizia la regia di numerose fiction per homevideo e docufilms fino alla sua opera prima: “Antonio Guerriero di Dio” con Jordi Mollà, Arnoldo Foà, Mattia Sbragia. Il film viene venduto in Asia e in America. Dirige un altro film per la televisione: “Il Giorgione” per poi realizzare “Il Segreto di Italia” che segna il ritorno al cinema di Romina Power. Ha scritto la sceneggiatura di “Rosso Istria” e “Sulle mie spalle” di cui è produttore e regista. La sua bibliografia: “Il mio Segreto di Italia - Testimonianza di un cinema non voluto” (2015); Taccuino di pensieri oltre la materia - Riflessioni e motivi per un Cinema pensando a Cristo Uomo Sociale (2020).


SINOSSI BREVE

Una storia vera. Le confessioni di un uomo pronto a terminare la sua vita di fronte alle difficoltà economiche, la cui anima è salvata da padre Leopoldo Mandic, un “piccolo” frate cappuccino capace di toccare le vite di un’intera città.

SINOSSI LUNGA

Andrea Brandi è un giovane di talento, laureato in ingegneria che, preso dal desiderio di vedere libere le città Trento e Trieste, sceglie di arruolarsi nell’esercito durante la Prima guerra mondiale. Pur contrastato dal padre nella sua decisione, prima di partire per il fronte incontra Diletta Filangeri, giovane medico che diventerà la donna della sua vita. Durante una pericolosa azione di guerra, viene salvato da Tommaso, prete partito militare con la benedizione di Leopoldo che si rivelerà amico anche in altre occasioni.

All’ospedale militare Andrea ritroverà Diletta che aveva incontrato prima di partire per il fronte. Entrambi scoprono l’amore, ma sarà padre Leopoldo ad aiutarli ad aprirsi al sentimento e ad ascoltare il cuore. Una volta sposati, Andrea e Diletta diventano genitori, ma il loro bambino perderà la vita ucciso dall’auto di una giovane donna, protofemminista che, perso il marito negli scontri tra interventisti e non, decide di prendere le sue veci. Anche lei entrerà in contatto con la figura di Leopoldo.

Nel frattempo, l’azienda di macchine per scrivere che Andrea ha fondato con l’aiuto riluttante del padre, a sua volta convinto dalla madre, deve fronteggiare la crisi che nel 1929 investe l’economia mondiale. Andrea comincia a perdere clienti fino a non riuscire più a pagare le maestranze.

La povertà incalza e coinvolge anche il bilancio di famiglia dei genitori che cercano ancora una volta di sostenere Andrea, sprofondato in una forte depressione causata anche dalla morte del bambino. È a questo punto che si rivede Tommaso, il prete che l’aveva sottratto già una volta alla morte in trincea. Nella prima notte di Natale dopo la Seconda guerra mondiale, Andrea sta scrivendo la sua drammatica storia, intrecciata come quella di tutti gli altri personaggi, a quella del fraticello che ripeteva: «Butta tutto sulle mie spalle».

NOTE DI REGIA

Dopo aver realizzato un film sulla vita di sant’Antonio (Antonio Guerriero di Dio - 2006), oggi scopro la vita di un altro uomo, proclamato poi santo, che ha vissuto una parte della sua vita nella città di Padova.

Fare un film sui santi più conosciuti, che Dio e la storia ci hanno regalato, è sicuramente più facile. Mettere il loro nome sul titolo, come mi è accaduto con Antonio, permette di attirare l'attenzione e far conoscere immediatamente il tema storico-biografico, nella sua drammaturgia.

Padre Leopoldo Mandić, cappuccino, non è un santo “famoso” ma la gente che lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo meraviglioso. L’idea non è Il progetto non è narrare didascalicamente la sua vita di uomo di Dio, ma raccontare chi era Leopoldo Mandić attraverso le persone che lo hanno conosciuto. Il suo non essere “famoso” tra i santi vuol dire poco. A volte una piccola storia, nascosta tra le mura di una casa, può diventare un messaggio dirompente. Pensavo di trovare pochi scritti personali del santo. Invece ne esistono molti, come sono molte le testimonianze che attestano chi era quest'uomo, fragile nel corpo, ma potente nell’anima. La storia racconta il periodo che va dal 1915 al 1945.

Facendo riferimento a quel tempo sono solo cambiati i numeri degli anni. Ciò che suscita interesse è proprio l’attualità del messaggio, le storie di ieri come quelle di oggi, la povertà di allora e quella nascosta oggi dentro le case. Quanto era grande questo problema ieri e quanto mai è odierno. Uomini che perdono ogni speranza possono lasciarsi tentare dal gesto estremo del suicidio. C’è un comune denominatore sottile, continuo, decifrabile che percorre i protagonisti di questo film. Leopoldo trasmette a tutti il “senso” della certezza di Dio.

Padre Leopoldo parla anche attraverso le parole di Nicolò Cusano (tratte da “Il Dio nascosto”) soprattutto rispondendo a chi vede la vita solo come una casualità chimica. Con la sua simpatia, spesso balbettante, riverbera la presenza di Dio e quella grande misericordia che lui stesso, Leopoldo, ha saputo regalare alla città della sua epoca. Sono storie accadute un secolo fa, che si intrecciano tra loro e che, incredibilmente, si ripetono nella nostra attualità sconcertante e drammatica.

 

 

Il produttore Alberto De Venezia

C'è una casa di produzione romana che in soli otto anni ha saputo diventare un punto di riferimento consolidato nel panorama del cinema indipendente. Il suo nome è Ipnotica; l'ha aperta Alberto De Venezia nel 2013, incurante della crisi e fiducioso nel suo buon fiuto che gli ha consentito di puntare su nomi emergenti del settore e progetti ancora mai tentati, soddisfacendo così il gusto del nuovo degli spettatori. Un bell'esempio di imprenditoria coraggiosa e lungimirante che sta portando a risultati di rilievo: tredici titoli già pubblicati, altri cinque di imminente uscita, e due da realizzare e distribuire di qui a un anno.

Per parlarne raggiungo il produttore nel suo studio di viale Bruno Buozzi, ai Parioli, al quarto piano di un suggestivo palazzo caratterizzato dalle monumentali scalinate del cortile esterno. Capelli decolorati fino all'oro, ma semplice nel vestire e nei modi, mi accoglie con uno sguardo attento e ricettivo.

«Caffè?»

Inizio promettente. Mi metto comoda.

Ipnotica è un nome bello e inquietante. Come le è venuto in mente?

«Da una riflessione che feci anni fa, quando ero solo un giovane spettatore appassionato di cinema. Indagai le ragioni di quella passione così intensa e diffusa, e capii: gli esseri umani hanno una necessità assoluta di racconti. È una nostra caratteristica naturale: amiamo che ci vengano narrate storie, e se ciò avviene attraverso uno strumento magico come il cinema lo apprezziamo ancora di più. Sappiamo perfettamente che in pratica si tratta solo di un gioco di luci colorate, ma ben volentieri ci sottoponiamo a quell'incantesimo – ecco spiegato il perché di Ipnotica – che ci regala sogni e, a volte, anche qualcosa di valido da portare poi nella vita di tutti i giorni.»

Crede in una funzione sociale del cinema?

«Assolutamente sì. Voglio essere molto franco su questo, a costo di sembrare arrogante: la mia grande motivazione come produttore è quella di dare un contributo all'evoluzione collettiva. Il cinema... ma anche la televisione... sono mezzi comunicativi di enorme efficacia. Il loro messaggio – buono o cattivo che sia – passa con grande facilità, e con facilità incide nelle coscienze. Il mio obiettivo è quello di trasmettere positività, portare bellezza, elevare i gusti, dare allo spettatore la possibilità di identificarsi in personaggi di valore.»

Un obiettivo forse un po' utopistico.

«È molto concreto, invece. I progetti che seleziono rispondono tutti a questi requisiti, le persone con cui li realizzo condividono la mia visione. Il film che ho in programma per il 2021, per esempio, ha come tema la riscoperta in sé di quelle cose preziose e uniche con cui abbiamo perso contatto... per stress, fretta, condizionamenti vari... Un messaggio importante, atteso, da condividere. E sono convinto che i numeri mi daranno ragione.»

Tesori – questo il titolo del nuovo film affidato alla regista e scrittrice Maria Pia Cerulo, anche autrice del soggetto originale – ci racconterà l'evoluzione della donna in carriera Margherita, giornalista trentenne del periodico Alternativ che, lanciata verso l'obiettivo di diventare il nuovo direttore della testata, ne coglierà un altro del tutto sorprendente e – lo capirà strada facendo – ben più importante. Tra monasteri buddhisti, messaggi dalle stelle, maestri tibetani e qualche dura lezione d'amore, Margherita risorgerà dalle ceneri del suo vecchio mondo infranto quale non sapeva d'essere, finalmente sintonizzata con le sue più profonde potenzialità.

Conquistata dalla bellezza della trama, Anna Galiena ha detto sì; con lei, nel cast, anche Sebastiano Somma, Lucio Allocca, Desireé Giorgetti, Gianluca Potenziani, Costantino Comito, Francesco De Francesco.

De Venezia non trattiene il suo entusiasmo. «In questo film ci credo fino in fondo: tra l'altro nasce già internazionale, dato il tema del buddhismo molto attuale. E poi mi ha profondamente colpito la visione narrativa della regista. Con Maria Pia Cerulo ho in preparazione anche un documentario sul pianista di origine crotonese Vincenzo Scaramuzza, in collaborazione con la Fondazione D’Ettoris, che avrà come interprete principale Roberto Herlitzka. Contiamo di averlo pronto per fine anno.»

Dal film "Dillo al mare", l'attrice Daniela Poggi

Cos'altro orienta le sue scelte?

«Nel nostro settore troppo spesso si cerca di copiare qualcosa che ha già avuto successo. La mia scommessa è quella di fare esattamente il contrario: punto sull’originalità delle storie e del modo di raccontarle dei registi. Nuove narrazioni con linguaggi nuovi, in grado di fare da specchio alle tante persone che hanno scordato quanto sono belle.»

Intanto è già pronto La Scelta Giusta di Andrea D’Emilio, prodotto nel 2019, con Francesco De Francesco, Costantino Comito, Giulio Neglia, Delia Germi, Augusto Zucchi, Luis Molteni, Tiziano Mariani e Francesca Barletta. Qui ci immergeremo nelle vicissitudini, tra avventura e fantascienza, di Luca, giovane titolare della AlterEgo, azienda di punta nel settore protezione reti e realtà aumentata. La multinazionale RealTech vuole comprarla e, al rifiuto dell'imprenditore, passa alle minacce. Luca, in grave difficoltà, incontra il suo doppelgänger Flavio, più abile, più coraggioso e più determinato di lui, che lo trascina però verso un abisso di alcool e droga. Finale a sorpresa.

Che diffusione avrà La Scelta Giusta?

«Andrà su Amazon Prime, come del resto tutti i film che produco. Fermo restando la mia collaborazione con Uci Cinemas per le uscite in sala.» Sorride, i suoi occhi brillanti mi dicono che non è un ripiego. «La sala avrà sempre un fascino particolare per noi che amiamo il cinema. Oggi però una larga parte di pubblico preferisce guardare i film a casa, sulle piattaforme. È un mutamento di costumi preesistente al Covid. E il nostro lavoro è anche accontentare il pubblico.»

Il mercato si sta facendo sempre più complesso. Deve essere una bella lotta.

«L'ha detto. Le difficoltà delle produzioni indipendenti, poi, sono anche di più, e in momenti storici come quello che stiamo vivendo il tutto si amplifica. Ma coerenza e perseveranza portano sempre risultati. E noi continueremo la nostra ascesa nonostante tutto, e faremo ancora sognare, piangere e ridere i nostri spettatori.»

I progetti di Ipnotica realizzati o di prossima realizzazione sono davvero tanti. Tra le varie uscite già in calendario c'è anche Dillo al Mare del regista Riccardo Sesani, con Daniela Poggi, il talento emergente Gianluca Potenziani e la giovane Giulia Todaro.

Sesani ci racconta una storia complessa di destini drammaticamente intrecciati: quelli di Delfo e Salina – due giovani amanti che prendono in affitto da una pianista, Emma, una casa affacciata sul mare dove cercheranno di rimettere in ordine le loro tormentate esistenze – e quello della stessa Emma, donna matura dalla vita molto travagliata. Il rapporto con i due ragazzi nasconde in realtà un terribile segreto, destinato ad emergere in modo tragico ed inaspettato.

Attori affermati insieme a giovani emergenti: un'alchimia che funziona?

«Eccome. Durante le riprese di Dillo al mare si è instaurata un'intesa davvero bella, quasi magica, tra i tre protagonisti, che in qualche modo si è riverberata sulla pellicola. Mi sento di dire che si sia trattato di un'esperienza professionale e umana significativa tanto per i due ragazzi che per la signora Poggi.»

La conferma mi viene dalla stessa Daniela Poggi, a cui prima dell'intervista avevo chiesto una dichiarazione: Giulia Todaro e Gianluca Potenziani mi hanno regalato infinite emozioni. Giulia, nonostante la giovane età, è un’attrice già esperta, bravissima: è entrata nel suo personaggio con verità e sensibilità, pronta al confronto e a nuove ricerche di interpretazione. Mi sono trovata benissimo con lei. Con Gianluca avevo meno scene, ma ho trovato in lui una grande voglia di apprendere e un profondo entusiasmo; e poi umiltà, gentilezza, pazienza, il sorriso sempre sulle labbra, una bella voglia di imparare e crescere artisticamente. È stata una bellissima esperienza per me.

Passo il cellulare a De Venezia perché legga. Arrivato alla fine non muove lo sguardo.

«Ecco, questi sono i successi che mi fanno più felice... Quando vedo che con la mia opera il mio mondo cambia, e per il meglio, allora...»

Si alza per autointerrompersi, mi offre un altro caffè. «Ne prendo tanti», mormora.

In uscita c'è anche Bronx 80146 - Nuova squadra catturandi, opera prima di Riccardo Avitabile, con Christian Maglione, Antonia Romano e Rico Torino. La vicenda si svolge a Napoli, nella zona di San Giovanni a Teduccio denominata Bronx, dove la camorra si muove indisturbata. In un comando di Polizia un gruppo di agenti lavora con l'intento di demolire definitivamente l'intera organizzazione criminale. La banda, messa alle strette, perderà il controllo e farà l'errore di fidarsi di un ragazzino cresciuto nel quartiere, che trascinerà tutti in una trappola. «Una rivisitazione di Davide e Golia in chiave contemporanea» spiega il produttore. «O, se preferisce, un'esemplificazione del celebre sutra induista che dice più o meno: “Chi è prigioniero dell'ego, anche se molto potente, può essere sconfitto perfino da un bambino”.»

Uscita prevista in autunno per Italian Blood Stories, un progetto cinematografico italiano di genere che racchiude nei suoi sei episodi storie di fantasmi, orrore e mistero. La supervisione generale è del regista Claudio Fragasso, supervisione di soggetti e sceneggiature a cura di Rossella Drudi. I registi degli episodi sono Daniele Malavolta, Andrea D’Emilio, Antonio Losito, Francesco Giorgi, Gianluca Bonucci, Vincenzo Della Corte. Tra gli interpreti, Miky Russi, Augusto Zucchi, Giulio Neglia, Vincenzo Della Corte, Giovanna Rei, Francesco De Francesco, Massimo Bonetti, Daniele Sirotti, Michelle Morell, Laura Nasoni.

Ancora Claudio Fragasso firma la regia di Karate Man, con Claudio Del Falco, Stefano Maniscalco, Gianluca Poteziani, Tony Scarf, Stefano Calvagna, Niccolò Calvagna, Anne Garcia, Michele Verginelli e Marco Aceti, in sala a inizio 2021. Lo spettatore sarà guidato lungo l'appassionante percorso delle vicende esistenziali e professionali di un campione di arti marziali che sin dall'infanzia si dedica con indomita passione alla sua disciplina. La sua più grande battaglia, però, è quella con la malattia cronica che da sempre lo affligge (il diabete mellito di primo grado) che metterà realmente alla prova le sue doti di lottatore. «Un altro personaggio esemplare – commenta De Venezia – che ci suggerisce che in noi sono sempre presenti le risorse necessarie a farcela e che ci sprona a non arrenderci mai. Perché siamo tutti, a modo nostro, dei combattenti; tutti un po' eroi».

Dal film "Karate man"

 

 

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